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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Religione</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Hávamál, la voce di Odino</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 17:35:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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		<description><![CDATA[Antonio Costanzo ha curato per Diana Edizioni un'edizione crtica dell'Hávamál, utilizzando la cosiddetta Edda Poetica (dal manoscritto islandese Codex Regius del 1270).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/havamal-la-voce-di-odino.html' addthis:title='Hávamál, la voce di Odino '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><div id="attachment_9261" class="wp-caption alignright" style="width: 206px"><img class="size-medium wp-image-9261" title="Johannes Gehrts, Odhin (1901)" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/odin-196x300.jpg" alt="Johannes Gehrts, Odhin (1901)" width="196" height="300" /><p class="wp-caption-text">Johannes Gehrts, Odhin (1901)</p></div>
<p style="text-align: justify;">L’opera che andremo a recensire può essere definita, senza timore di smentita alcuna, il vero poema sacro della Tradizione Nordica, nelle sue varianti sia scandinave che germaniche. Antonio Costanzo, attento studioso napoletano della cultura nord-europea, animatore del Centro Studi Nostra Romanitas e direttore responsabile della collana studi nordici, Sunna, per Diana Edizioni, per cui lo stesso <em>Hávamál</em> è stato pubblicato, ha elaborato la propria analisi ermeneutica, utilizzando la cosiddetta <em>Edda Poetica</em> (dal manoscritto islandese <em>Codex Regius</em> del 1270), forse il principale filone epico delle genti del Nord, in cui Dei, Eroi e mitiche gesta si intrecciano in mitologhemi che sapientemente, da secoli, hanno saputo valorosamente rappresentare tutta l’identità di una stirpe e tutta la visione guerriera di genti così comuni tra di loro.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò si evidenzia, appunto, nel significato e nel riferimento, di <em>Hávamál</em>, alla Divinità Suprema, ad Odino, al Verbo che da egli stesso promana. L’opera in riferimento può essere considerata nelle due sezioni che la caratterizzano: nella prima parte l’interpretazione scrupolosa quanto inedita del testo, strofa dopo strofa, mette in perfetta sintonia il lettore con la <em>Weltanschauung</em> del poema, anche quello non allenato a certi approfondimenti, alieno rispetto a certi contenuti etnici e culturali. L’analisi di Antonio Costanzo, infatti, permette, con ammirevole lucidità, di accedere a prospettive mitiche, filosofiche, ma anche di vita vissuta e quotidiana, che possono non esser comuni all’uomo contemporaneo, proiettando lo stesso, in una dimensione arcaica, per un certo verso quasi maieutica, che potrebbe – perché no? – servire da processo di anamnesi verso la propria civiltà…romana! I riferimenti sono – a dimostrazione del nostro assunto &#8211; legati a tutta una precisa <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbologia</a> tradizionale, che il curatore usa con efficacia, partendo dal contingente, dal testo, conducendo il lettore a visioni che spaziano al di là della peculiarità del testo, per assumere una portata universale. In tale ottica, per esempio, si approfondisce con vera padronanza dei contenuti e della <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbologia</a> il rapporto tra il Centro, l’Albero e la Montagna (p. 79ss), l’Yggdrasill e le proprie radici essendo interpretate come le tappe iniziali e sapienziali lungo quello che, iniziaticamente, in tutte le tradizioni viene inteso essere l’Axis Mundi, cioè l’Asse Verticale, che rappresenta l’ascensione al Cielo, l’avvicinamento sacrale dell’Uomo alla Dimora degli Dei. Altri esempi possono evidenziarsi, come il commento alla strofa CLII, in cui Antonio Costanzo correla magistralmente il divampare della fiamma al significato esoterico del Fuoco Sacro, quindi al fuoco inestinguibile di Vesta, nella tradizione romana, ed al calore trasmutativo del <em>tapas</em>, che separa e sublima, ma anche alla pericolosità di una forza che può anche eccedere e quindi ardere e nuocere, invece che liberare.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dianaedizioni.com/havamal.html" target="_blank"><img class="alignleft" style="margin: 10px;" title="Havamal" src="http://www.centrostudilaruna.it/huginnemuninn/wp-content/uploads/2011/10/havamal-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a>La seconda parte del testo, invece, è uno studio altamente specialistico, sotto il profilo filologico e linguistico, in cui l’intero testo viene scientificamente e comparativamente analizzato, anche alla luce di riferimenti d’analisi di altri studiosi. Il testo, insomma, si presenta alquanto completo, soddisfacendo le attese sia specialistiche, sia mitiche, sia simbolico-tradizionali del variegato pubblico di lettori che possono avvicinarsi a questa importante opera, a cui noi consigliamo vivamente di accostarsi, come ad uno scrigno prezioso da cui poter attingere pensieri e visioni, che vanno ben oltre il limite d’argomento che il titolo potrebbe prefigurare. Noi siamo, pertanto, pienamente d’accordo con le conclusioni di Gìgli Siguròsson, autore di una pregevole prefazione, che sottolinea come “Gli <em>Hávamál</em> sono un misto di tutte quelle idee dottrinarie che erano presenti anticamente ed affondano le proprie radici prima di tutto nella comune esperienza del paganesimo nordico, e nel pensiero delle origini – come tutta la buona <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">letteratura</a>” (p. IX).</p>
<p style="text-align: justify;">Non possiamo, infine, non rivolgere un vero e sentito plauso sia alle Edizioni Diana per la lungimiranza dimostrata nel aver sostenuto tale pubblicazione, sia al curatore, Antonio Costanzo, che ha reso vivente, tramite lo studio, la passione e l’intima vicinanza alla dimensione mitica, il suo impegno nel solco sempre fecondo della Tradizione: “Conosce solamente colui che ovunque va e molto ha viaggiato quale animo possiede ogni uomo, colui che è consapevole di sé”(XVIII, p. 16).</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Hàvamàl, la voce di Odino</em>. Traduzione e note a cura di Antonio Costanzo, Diana Edizioni, Napoli 2010, pagg. 259, € 18,50.</p>
<p style="text-align: justify;">(Originariamente pubblicata sul n. 158 della rivista <em>Vie della Tradizione</em> anno 2011).</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/havamal-la-voce-di-odino.html' addthis:title='Hávamál, la voce di Odino ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Essere Cristiani senza Trinità: gli Unitariani.  I &#8211; Tra Medioriente ed est europeo</title>
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		<pubDate>Thu, 19 Jan 2012 18:34:31 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence Sudbury</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristianesimo e monoteismi]]></category>
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		<description><![CDATA[Una storia del movimento cristiano unitariano, dalle origini nel '500 ai mille rivoli in cui si è disperso al giorno d'oggi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/essere-cristiani-senza-trinita-gli-unitariani-i-tra-medioriente-ed-est-europeo.html' addthis:title='Essere Cristiani senza Trinità: gli Unitariani.  I &#8211; Tra Medioriente ed est europeo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;">Che cosa accomuna Charles Dickens a Florence Nightingale e Albert Schweitzer? La risposta sembra ovvia: un intenso senso di giustizia sociale e di compassione fattiva verso il prossimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma se alla lista aggiungessimo il grande compositore Béla Bartòk, il presidente americano Thomas Jefferson, il vincitore del Premio Nobel per la fisica Robert Millikan, il poeta romantico Samuel Coleridge, il matematico George Boole (quello della logica booleana alla base dello sviluppo dell&#8217;informatica), l&#8217;architetto Frank Lloyd Wright o il filosofo John Locke, quanti di noi saprebbero trovare una corrispondenza tra tanti illustri personaggi?</p>
<p style="text-align: justify;">Non si tratta della domanda finale di un quiz milionario ed è inutile sforzarsi per cercare una risposta che, il un Paese al 97% cattolico come l&#8217;Italia (ma forse la situazione non sarebbe così diversa in aree luterane o calviniste) non verrebbe mai in mente a nessuno.</p>
<p style="text-align: justify;">Semplicemente, tutti questi geni nei loro rispettivi campi (ma con loro almeno altri 10 &#8220;Nobel&#8221; e innumerevoli altri personaggi di spicco di economia, politica e filantropia) sono uniti dall&#8217;aver compiuto una scelta religiosa radicale: quella di essere Cristiani senza credere nella trinità, senza, cioè, ritenere che Gesù fosse Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">Per molti, educati nelle grandi Denominazioni (siano esse cattoliche, ortodosse o protestanti) già questo assunto può apparire contraddittorio: come ci si può dire cristiani senza credere in Cristo?</p>
<p style="text-align: justify;">Indubbiamente, posta in questo modo, la questione ha un senso ma se riusciamo a lasciarci alle spalle anni di catechismo e di &#8220;ortodossia dogmatica&#8221; tutto l&#8217;assunto può essere compreso molto più facilmente.</p>
<p style="text-align: justify;">Prendiamo la questione da un altro punto di vista. Poniamo che io sia convinto che la migliore ideologia politico-sociale sia quella elaborata sulla base del pensiero di Marx: ci sarebbe qualcuno che potrebbe obiettare se mi definissi marxista? Oppure, immaginiamo di essere degli psicologi che adottano per la loro professione metodi clinici basati sugli studi di Jüng: sarebbe strano se qualcuno affermasse che siamo psicologi junghiani?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-cristiani-hanno-un-solo-dio-o-tre-la-trinita-nascita-e-senso-di-una-dottrina-cristiana/10183" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-9240" style="margin: 10px;" title="i-cristiani-hanno-un-solo-dio-o-tre" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/i-cristiani-hanno-un-solo-dio-o-tre-180x300.jpg" alt="" width="180" height="300" /></a>Eppure non per questo, fatte salve patologie piuttosto gravi, nessun marxista o nessun psicologo junghiano ha mai ritenuto che Marx o Jüng fossero divinità o elementi consustanziali di Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché, allora, obiettare se una persona, ritenendo di conformare la sua vita agli insegnamenti di Cristo ma non credendo che l&#8217;uomo Gesù, pur illuminato da Dio, pur &#8220;unto&#8221; (nel senso religioso del termine) da Dio e quindi, etimologicamente, &#8220;Cristo&#8221;, sia egli stesso una divinità o parte della divinità quanto piuttosto un maestro di vita e di morale, un profeta, un messia, un tramite di Dio, si definisce cristiano?</p>
<p style="text-align: justify;">Se vogliamo rimanere nel campo della stretta logica (lo stesso campo che ci porterebbe a pensare che chi non crede a Cristo come parte della trinità non può dirsi cristiano), appare abbastanza sorprendente, piuttosto, che una <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> che si definisce &#8220;monoteista&#8221; come il Cristianesimo adori &#8220;tre Persone&#8221;, per quanto consustanziali esse possano essere considerate: per conferme, provate a chiedere ad un israelita o a un musulmano di inserire un concetto di questo genere nella <em>Shemà</em> o nella <em>Shahada</em> (le rispettive dichiarazioni di fede monoteista<a title="" href="#_ftn1">[1]</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Sofisticherie? Fantasie di una piccola setta eretica?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/eretici-ed-eresie-medievali-2/10185" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-9242" style="margin: 10px;" title="eretici-ed-eresie-medievali" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/eretici-ed-eresie-medievali-181x300.jpg" alt="" width="181" height="300" /></a>Forse. Ma, stranamente, una &#8220;sofisticheria&#8221; di questo genere deve essere stata ben presente nelle menti dei primi seguaci di Cristo, in particolare di quel gruppo di discepoli che, dopo aver ascoltato, in alcuni casi in prima persona, gli insegnamenti del loro Maestro, decisero di non accettare la versione di Saulo/Paolo di Tarso del nascente &#8220;Cristianesimo&#8221; (una versione che non pochi storiografi della Cristianità tendono oggi a contestare, definendola frutto più di un tentativo di penetrazione di <em>marketing</em> della nuova <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> nel mondo pagano che degli insegnamenti di Gesù<a title="" href="#_ftn2">[2]</a>) e di rimanere fedeli alla tradizione ebraica non solo in termini di &#8220;leggi di purezza&#8221; ma anche e soprattutto nella convinzione radicata che &#8220;Dio è Uno&#8221;. Vennero chiamati &#8220;Ebioniti&#8221; e, dal Concilio di Gerusalemme<a title="" href="#_ftn3">[3]</a> in poi, la loro linea, certamente meno &#8220;popolare&#8221; di quella paolina, risultò perdente a tal punto da provocare una loro progressiva ghettizzazione, tanto che chi non si conformava alla linea ufficiale fu costretto, a poco a poco, ad allontanarsi verso altre aree mediorientali<a title="" href="#_ftn4">[4]</a>, chi in Mesopotamia (ed è indubbia la loro influenza sul Nestorianesimo e probabile la loro stentata sopravvivenza nel misterioso popolo mandeo<a title="" href="#_ftn5">[5]</a>), chi in Arabia (dove certamente furono determinanti nello sviluppo successivo dell&#8217;Islam<a title="" href="#_ftn6">[6]</a>), fino a che l&#8217;&#8221;eresia ebionità&#8221; non scomparve praticamente del tutto, presumibilmente attorno al XIII secolo.</p>
<p style="text-align: justify;">Storie di minoranze.</p>
<p style="text-align: justify;">Sì, certo! Ma minoranze non solo con una radice profonda, ma anche con una vitalità sorprendente: sarebbe ben difficile non vedere continue risorgenze, almeno embrionali, dell&#8217;antitrinitarismo nel Marcionismo del II secolo, nelle varie forme di Subordinazionismo del III secolo (da Origene ad Ario), nell&#8217;Aezianismo del IV secolo e lungo tutta la complessa storia dell&#8217;Adozionismo (che vedeva Gesù come figlio adottivo del Padre) e del Monarchianesimo (che affermava l&#8217;unicità di Dio, vedendo in  Cristo un uomo legato a Dio per ospitare in sé la forza divina)<a title="" href="#_ftn7">[7]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo quando il Cattolicesimo si fa &#8220;<a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> di Stato&#8221;, con tutta la forza dirompente e censoria che l&#8217;accostamento tra le due entità (<a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> e stato) contiene in sé, la visione antitrinitaria  si fa sotterranea, ma non per questo perisce.</p>
<p style="text-align: justify;">Anzi, è proprio nel momento di massimo apogeo della repressività cattolica che quest&#8217;istanza, evidentemente ben presente, quantomeno a livello di dubbio razionale, all&#8217;interno della spiritualità cristiana, trova la forza di risalire in superficie per chiedere una propria legittimità denominazionale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/eretici-e-libertini-nel-cinquecento-italiano/10181" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-9237" style="margin: 10px;" title="eretici-e-libertini" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/eretici-e-libertini-198x300.jpg" alt="" width="198" height="300" /></a>Lo scenario è quello controriformista ben noto. Siamo nel pieno della reazione cattolica alla Riforma: il Concilio di Trento, con le sue decisioni di reagire al &#8220;Luteranesimo&#8221; schiacciando violentemente, a colpi di moniti, processi inquisitori, abiure forzate e censure di libri posti nell&#8217;<em>Index Librorum Prohibitorum</em>, ha instaurato un clima di terrore repressivo, imponendo una &#8220;normalizzazione&#8221; forzata di una situazione fortemente fluida<a title="" href="#_ftn8">[8]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal canto suo, anche la Riforma classica non agisce con minor pugno di ferro contro le sue frange più radicali: Lutero aveva condannato l&#8217;Anabattismo spingendo i suoi nobili padrini al massacro di Frankenhausen<a title="" href="#_ftn9">[9]</a> e Calvino, non più tardi del 1553, aveva fatto ardere sul rogo Michele Serveto, reo di aver negato la divinità di Gesù, facendone il primo martire unitariano dell&#8217;età moderna<a title="" href="#_ftn10">[10]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Insomma, per chi professasse idee contrarie alla divinità di Cristo gli spazi di manovra erano ridottissimi ed erano dati, perlopiù, da zone marginali dell&#8217;Europa centro-settentrionale, nelle quali la &#8220;longa manus&#8221; dell&#8217;Inquisizione fosse meno presente e le istanze riformistiche non si presentassero come dogmaticamente monolitiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu per questo che quando, sulla spinta di esperienze di rottura precedenti, come quelle legate alla predicazione dell&#8217;umanesimo cristiano-erasmiano (e &#8220;alumbrado&#8221;) di Juan de Valdés a Napoli negli anni &#8217;30 del XVI secolo o a quella anabattista proto-unitariana di Girolamo Busale a Padova negli anni &#8217;40 dello stesso secolo<a title="" href="#_ftn11">[11]</a>, nel 1550 il cosiddetto &#8220;Consiglio anabattista di Venezia&#8221; segnò l&#8217;inizio di un movimento antitrinitario formalizzato come tale in Italia, sotto la guida di teologi come Matteo Gribaldi, gli esponenti dell&#8217;ideologia unitariana furono immediatamente costretti all&#8217;esilio, disperdendosi tra Svizzera, Germania, Polonia, Transilvania e Olanda<a title="" href="#_ftn12">[12]</a> e quando Bernardino Ochino, paradossalmente un difensore della concezione trinitaria, nei suoi <em>Dialoghi</em> del 1563<a title="" href="#_ftn13">[13]</a>, indicò l&#8217;Ungheria come terra di libertà religiosa, gli esuli puntarono decisamente verso oriente, eleggendo Polonia e Transilvania come loro terre di adozione dove potessero essere almeno &#8220;tollerati&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/eretici-italiani-del-cinquecento-prospettive-di-storia-ereticale-italiana-del-cinquecento/10182" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-9236" style="margin: 10px;" title="eretici-italiani-del-cinquecento" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/eretici-italiani-del-cinquecento-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" /></a>In Polonia, in particolare, espressioni sparse di antitrinitarismo erano già state precedentemente registrate: le cronache del tempo registrano, ad esempio, ancora sul finire degli anni &#8217;30, l&#8217;episodio di tale Katarina Weygel, bruciata a Cracovia all&#8217;età di 80 anni per aver dichiarato opinioni unitariane o, più probabilmente, per averle apertamente propagandate presso gruppi di fedeli disposti ad accoglierle e non è sicuramente un caso che il secondo Sinodo Calvinista polacco del 1556 (il primo si era tenuto l&#8217;anno precedente) ponesse tra i primi punti del suo ordine del giorno la confutazione delle tesi unitariane e delle sfide teologiche lanciate da Pawel Grzegorz e Piotr Goniądza (seguaci di Serveto) e da Matteo Gribaldi, rifugiatosi a Cracovia per sfuggire alla persecuzione inquisitoriale<a title="" href="#_ftn14">[14]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Due anni dopo, l&#8217;arrivo del piemontese Giorgio Biandrata, già medico di Giovanni I Jagellone, re d&#8217;Ungheria e voivoda di Transilvania e, in seguito, di sua figlia Isabella, regina di Transilvania, costretto a lasciare Alba Iulia nel momento del suo sostanziale inglobamento da parte dei cattolicissimi Asburgo a causa delle sue notorie opinioni unitariane (che lo avevano già portato alla fuga a Ginevra e, dopo un durissimo monito di Calvino, ad abbandonare anche la capitale della Riforma evangelica<a title="" href="#_ftn15">[15]</a>), diede il via ad un movimento antitrinitario polacco più fortemente strutturato e formalizzato.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/de-statu-primi-hominis-ante-lapsum-disputatio/10186" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-9241" style="margin: 10px;" title="de-statu-primi-hominis" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/de-statu-primi-hominis.jpg" alt="" width="200" height="288" /></a>I &#8220;Fratelli polacchi&#8221; erano, allora, un raggruppamento di Ariani e Unitari che, proprio sotto la guida di Biandrata, si divise ufficialmente dalla Chiesa calvinista (&#8220;Ecclesia major&#8221;) nel 1565 per formare una &#8220;Ecclesia minor&#8221;. A partire dal 1579 vi si unì un altro esule italiano, il senese Fausto Sozzini, fautore di un Cristianesimo razionale e tollerante caratterizzato da un ritorno alla semplicità evangelica, il quale, ben presto, prese le redini del movimento, riuscendo ad unificarlo definitivamente nel 1588 e a portarlo nell&#8217;alveo della sua ideologia legata alla negazione della pre-esistenza di Cristo pur nell&#8217;accettazione della sua nascita virginale (dal suo fondatore tale impostazione teologica prese il nome di Socinianesimo)<a title="" href="#_ftn16">[16]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1602 una svolta importante ebbe luogo allorché il nobile Jakub Sienieński si offrì di ospitare la comunità, a cui aveva in precedenza aderito suo padre, nella città di Rakow, dotandola anche di una macchina da stampa: è da questo momento che nasce a cosiddetta &#8220;Accademia Racoviana&#8221; e che si iniziano i lavori di preparazione del &#8220;Catechismo  Racoviano&#8221;, pubblicato nel 1605.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;Accademia ha, comunque, vita breve: nel 1610 iniziò la reazione cattolica, guidata dai Gesuiti e nel 1638, forse in risposta all&#8217;atto di sfida di due ragazzi che avevano gettato un crocifisso fuori dalle mura della città, l&#8217;istituzione venne soppressa. L&#8217;Unitarianesimo polacco riuscì a sopravvivere stentatamente ancora per una ventina d&#8217;anni ma, nel 1659, la Dieta polacca accusò ufficialmente gli antitrinitari di posizioni filo-svedesi e ordinò che tutti i suoi membri o si conformassero al Cattolicesimo o venissero espulsi. Pur contando tra le proprie fila numerosi magnati locali, l&#8217;Unitarianesimo non aveva la forza politica per resistere all&#8217;urto e, conseguentemente, il 1660 vide un esodo in massa di suoi aderenti verso i Paesi Bassi governati da &#8220;Rimostranti arminiani&#8221; (è ad Amsterdam che, tra 1665 e 1669, viene pubblicata la &#8221; Bibliotheca Fratrum Polonorum&#8221;, in cui per la prima volta appare il termine &#8220;unitariani&#8221;) e verso la Transilvania, in cui la teologia antitrinitaria aveva ottenuto un notevole successo, soprattutto grazie alla predicazione di Ferenc David (sebbene qui i Sociniani si mantennero sempre separati dalla Chiesa transilvana di matrice davidiana).</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio la Transilvania si era, d&#8217;altra parte, da tempo rivelata la patria d&#8217;elezione dell&#8217;Unitarianesimo (una tendenza conservata fino ad oggi). In realtà, nonostante numerose teorie legate alla presenza atavica dell&#8217;antitrinitarismo in terra transilvana o ad influenze esercitate in tal senso dalla vicinanza islamica, resta ad oggi di difficile comprova il reperimento di tracce unitariane in quella remota regione orientale prima della comparsa di Biandrata alla corte di Transilvania nel 1563.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; indubbio, comunque, che il medico piemontese, prima di trasferirsi come visto in Polonia, esercitò una notevole influenza sul cappellano di corte, il già citato Ferenc David, che si rivelerà una delle figure più importanti della storia dell&#8217;Unitarianesimo europeo.</p>
<p style="text-align: justify;">David<a title="" href="#_ftn17">[17]</a>, nativo di Kolozsvár (l&#8217;attuale Cluj-Napoca) e di famiglia ungherese, dopo aver studiato a Wittenberg e Francoforte era stato eletto vescovo calvinista della Chiesa ungherese in Transilvania l&#8217;anno seguente all&#8217;arrivo di Biandrata e, poco dopo, era stato nominato predicatore di corte di János Zsigmond Zapolya, principe di Transilvania. La sua messa in discussione della Trinità inizia nel 1565 con dubbi sulla personalità dello Spirito Santo ma si era ben presto estesa all&#8217;intero concetto di trinità, riguardo al quale non gli era stato possibile trovare alcun fondamento scritturale.</p>
<p style="text-align: justify;">Da qui erano nate numerose dispute pubbliche con il leader calvinista Peter Melius, vescovo di Debrecen tra il 1558 e il 1572, dispute nella quali David era sempre stato affiancato da Biandrata.</p>
<p style="text-align: justify;">Dall&#8217;adozione da parte di Giovanni Sigismondo del punto di vista del suo predicatore di corte emerse, nel 1568, uno dei documenti più importanti della storia della libertà religiosa europea si epoca controriformista: l&#8217;Editto di Torda (o &#8220;Patente di Tolleranza&#8221;).</p>
<p style="text-align: justify;">La concatenazione degli eventi è di facile ricostruzione. Le dispute tra Calvinisti e Unitariani si susseguono a ritmo incalzante e minacciano di minare la coesione sociale del già traballante regno di Transilvania; su suggerimento di David il re indice una Dieta per dirimere la questione e David, incaricato di sostenere le tesi unitariane, ha la meglio sui suoi avversari calvinisti; il re, persuaso dell&#8217;assunto davidiano, promulga un editto che è, per quel tempo, un capolavoro di apertura mentale e in cui si legge:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;<em>Sua Maestà, nostro Signore, così come aveva &#8211; in unione al suo regno &#8211; legiferato in materia di <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> nelle Diete precedenti, su quella stessa materia ora, in questa dieta, ribadisce che in ogni luogo i predicatori devono predicare e spiegare il Vangelo ciascuno secondo la propria comprensione di esso, e se ciò alla congregazione piace, bene. Se no, nessuno li obbliga perché le loro anime non sarebbero soddisfatti, ma essi devono essere autorizzati ad avere un predicatore il cui insegnamento approvano. Pertanto nessuno dei sovrintendenti o altri sia autorizzato a compiere abusi contro i predicatori, nessuno possa venire insultato per la sua religione da chiunque, secondo gli statuti precedenti, e non sia permesso a nessuno minacciare chiunque altro con la reclusione o con la rimozione dal suo incarico per il suo insegnamento. La fede è dono di Dio e deriva dall&#8217;ascolto, che è ricezione dalla parola di Dio</em>&#8220;<a title="" href="#_ftn18">[18]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">A seguito di tale editto, David ebbe la possibilità di trasferire il suo episcopato dalla Denominazione calvinista a quella unitariana e, ben presto, a Kolozsvár i Calvinisti evaquarono facendo posto agli anti-trinitari.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa sorta di situazione edenica per gli Unitariani durò, però, piuttosto poco.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 1571 Giovanni Sigismondo fu sostituito dal re cattolico Stephen Báthory. L&#8217;anno seguente David, influenzato dal rettore del Ginnasio di Kolozsvár, Johann Sommer, abbandonò pubblicamente ogni culto di Cristo, entrando in aperto contrasto con il ramo socciniano (i cosiddetti &#8220;adoranti&#8221;) di cui Biandrata faceva parte. Fu proprio Biandrata, adirato per quello che riteneva essere un &#8220;tradimento della fede&#8221; da parte di David, a denunciare il suo ex confratello come &#8220;innovatore religioso&#8221; (secondo una disposizione di Báthory ogni innovazione religiosa successiva all&#8217;inizio del suo regno era proibita): processato e condannato, David morì in carcere nella Rocca di Deva (1579), mentre la Chiesa da lui fondata di frammentava tra Unitariani in senso stretto, Socciniani e Sabbatari (un gruppo fondato da Simon Péchi e con tendenze giudaico che ha continuato ad esistere fino al 1840, allorché molti dei suoi aderenti si convertirono all&#8217;Israelitismo)<a title="" href="#_ftn19">[19]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">In un primo tempo le forze degli &#8220;Unitariani puri&#8221; e degli &#8220;Adoranti&#8221; parvero bilanciarsi ma, dopo che nel 1638 l&#8217;&#8221;Accordo di Des&#8221; segnò la soppressione ufficiale del movimento unitariano da parte dello stato e la sua entrata in clandestinità, la parte filo-socciniana risultò avere la meglio. Non è certamente casuale, in questo senso, che Mihály Lombard de Szentábrahám (1737-1758), il più importante vescovo unitariano dei &#8220;tempi bui&#8221;, l&#8217;uomo che riuscì a radunare dopo decenni di dispersione le forze della sua Chiesa, provate da continue persecuzioni e privazioni della proprietà, nel dare al suo gregge una nuova dichiarazione di fede con la sua &#8220;Summa Theologiae Christianae Universae Secundum Unitarios&#8221; (pubblicata nel 1787), impostasse la sua teologia secondo una visione socciniana con modificazioni di natura arminiana e così il documento venisse accettato dall&#8217;imperatore Giuseppe II come il manifesto ufficiale della dottrina<a title="" href="#_ftn20">[20]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">La situazione rimase più o meno inalterata fino al XIX secolo, quando si decise di non richiedere più ai fedeli della Chiesa transilvana di aderire a posizioni &#8220;adoranti&#8221; e gran parte delle chiese si mosse verso una teologia davidiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi la Chiesa Unitariana transilvana, dopo una ulteriore persecuzione durata quarant&#8217;anni, questa volta da parte delle autorità comuniste di Ceausescu, sta riprendendo sempre più piede sia nelle sue zone d&#8217;origine (si calcola che essa possa contare su circa 65.000 membri in Romania, soprattutto all&#8217;interno della popolazione  Székely  di origine ungherese e di altri 25.000 membri in Ungheria, dove esiste una Chiesa autonoma, per qualche tempo titolare anche di un seggio parlamentare) che all&#8217;estero: in Francia, Svizzera, Danimarca, Germania, Norvegia e Olanda sono nate Chiese Cristiano Unitariane che accolgono chiunque desideri assumere come fondamento della propria vita il messaggio del Maestro Gesù senza per questo divinizzare una figura che viene vista come pienamente (quanto &#8220;perfettamente&#8221;) umana e storica.</p>
<p style="text-align: justify;">In Italia l&#8217;Unitarianesimo è &#8220;tornato a casa&#8221; (si ricordi che i vari Busale, Biandrata, Gribaldi e Sozzini venivano da qui!) a partire dal 1870, grazie all&#8217;opera del patriota garibaldino Ferdinando Bracciforti il quale, dopo essere stato un ministro evangelico, fondò a Milano una Chiesa Unitariana che ebbe come proprio organo istituzionale il giornale &#8220;La Riforma del XIX secolo&#8221;, pubblicato fino al 1872.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/eretici-dimenticati-dal-medioevo-alla-modernita/10184" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-9238" style="margin: 10px;" title="eretici-dimenticati" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/eretici-dimenticati-184x300.jpg" alt="" width="184" height="300" /></a>E&#8217; il caso di ricordare come molti &#8220;padri della patria&#8221; fossero notevolmente vicini alle posizioni unitariane: lasciando da parte Mazzini, che nel suo &#8220;Dell&#8217;Ungheria&#8221; palesa aperte simpatie per la Denominazione<a title="" href="#_ftn21">[21]</a>, appare quasi sorprendente (soprattutto per la &#8220;damnatio memoriae&#8221; di cui questo dato è stato vittima) trovare tra i corrispondenti della &#8220;Riforma&#8221; di Bracciforti nomi quali quelli di Giuseppe Garibaldi, Aurelio Saffi o Terenzio Mamiani.</p>
<p style="text-align: justify;">Purtroppo, dopo questa esperienza e nonostante l&#8217;aperta professione di fede unitariana di alcuni importanti personaggi del panorama italiano di inizio &#8217;900 (basti per tutti il nome di Camillo Olivetti, fondatore dell&#8217;azienda omonima, che arrivò addirittura ad impiantare, negli anni &#8217;30, una sede unitariana ancora una volta a Milano), l&#8217;Unitarianesimo, apertamente osteggiato, per ovvie ragioni, dai governi della I Repubblica con leggi sul riconoscimento delle Confessioni religiose a dir poco parziali (e che, d&#8217;altro canto, hanno colpito duramente, quantomeno dal punto di vista economico e legale, numerose Denominazioni minori operanti sul territorio), è andato disperdendosi in numerosi rivoli legati a singole personalità di predicatori<a title="" href="#_ftn22">[22]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Fortunatamente, però, ad opera del Rev. Roberto Rosso di Torino, un brillante laureato in filosofia che ha compiuto i suoi studi teologici in Transilvania, dal 2005 è risorta una comunità unitariana italiana che ha preso il nome di Congregazione Italiana Cristiano Unitariana (C.I.C.U.)<a title="" href="#_ftn23">[23]</a> e che sta conoscendo negli ultimi anni una notevolissima espansione in tutta la Penisola, segno evidente che essa risponde a bisogni ben evidenti anche all&#8217;interno della &#8220;cattolicissima&#8221; e &#8220;trinitarianissima&#8221; Italia.</p>
<div>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref1">[1]</a>Che iniziano rispettivamente con: &#8220;<em>Ascolta, Israele, il Signore è il nostro Dio, il Signore è Uno</em>&#8221; e &#8221; <em>Testimonio che non c&#8217;è divinità se non Dio</em>&#8220;.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref2">[2]</a> A tale proposito potrebbe essere istruttiva la lettura di alcuni testi di &#8220;fonte non dubbia&#8221; quali N. T. Wright, <em>What Saint Paul Really Said: Was Paul of Tarsus the Real Founder of Christianity?</em>, Wm. B. Eerdmans Publishing Company 1997 o W. Barclay, <em>The Mind of St. Paul</em>, Harpercollins 1975.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref3">[3]</a> Si vedano <em>Atti</em>, XV.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref4">[4]</a> Cfr. M. Jackson-McCabe, <em>Jewish Christianity Reconsidered: Rethinking Ancient Groups and Texts</em>, Augsburg Fortress Publishers 2007, pp. 108 ss. e passim.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref5">[5]</a> <em>Ivi.</em></p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref6">[6]</a> K. Hanson, <em>Blood Kin of Jesus: James and the Lost Jewish Church</em>, Council Oak Books 2009, pp. 203 ss.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref7">[7]</a> J. O&#8217;Grady, <em>Early Christian Heresies</em>, Barnes &amp; Noble Inc. 1995, passim.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref8">[8]</a> Per un&#8217;analisi più approfondita del clima instaurato dal Concilio di Trento si veda: R. Bireley, <em>The Refashioning of Catholicism, 1450-1700: A Reassessment of the Counter Reformation</em>, C.U.A. Pub. 199, passim.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref9">[9]</a> Sul dogmatismo luterano resta ancora attualissimo J. Stanley, <em>Lutheran reformers against the Anabaptists;: Luther, Melanchthon and Menius, and the Anabaptists of Central Germany</em>, M. Nijhoff  1964.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref10">[10]</a> Sulla vicenda si consiglia: R.H. Bainton, <em>Michael Servetus, Heretic Or Saint?</em>, Blackstone Editions 1960-2005.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref11">[11]</a> Per una panoramica delle esperienze anti-trinitarie italiane di inizio &#8217;500 cfr.: L. Addante, <a title="Eretici e libertini" href="http://www.libriefilm.com/eretici-e-libertini-nel-cinquecento-italiano/10181" target="_blank"><em>Eretici e Libertini nel Cinquecento Italiano</em></a>, Laterza 2010, passim.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref12">[12]</a> D. Cantimori, <a title="Eretici italiani del Cinquecento" href="http://www.libriefilm.com/eretici-italiani-del-cinquecento-prospettive-di-storia-ereticale-italiana-del-cinquecento/10182" target="_blank"><em>Eretici italiani del Cinquecento. Ricerche storiche</em></a>, Sansoni 1939, passim</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref13">[13]</a> B. Ochino, <em> Sette Dialoghi</em>, Dovehouse Edition 1998, pp. 74-75</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref14">[14]</a> Qui e in seguito cfr.: AA.VV., <em>The Polish Brethren. </em><em>Documentation of the history and thought of Unitarianism in the Polish-Lithuanian Commonwealth and in the Diaspora 1601-1685</em>, Harvard Theological Press, 1980, pp. 18 ss. e passim.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref15">[15]</a> Sull&#8217;epopea di Giorgio Biandrata si consigli la lettura di S. Carletto, G. Lingua, <em>La Trinità e l&#8217;Anticristo. Giorgio Biandrata tra Eresia e Diplomazia</em>, L&#8217;Arciere 2001.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref16">[16]</a> Riguardo a Sozzini e alla teologia socciniana si consiglia la lettura di: R. Lorenzetti, <em>L&#8217;Antropologia Filosofica di Fausto Sozzini</em>, CUSL-Milano 1995.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref17">[17]</a> La bibliografia su David è piuttosto scarsa, ma tra le poche opere specifiche non in ungherese vale la pena di ricordare: B. Varga, <em>Francis David: What has endured of his life and work?</em>, M. Unitarius Egyhaz 1981.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref18">[18]</a> Sulla Dieta di Torda e il suo editto finale cfr. L. Smith, <em>The Unitarians: A Short History</em>, Blackstone Editions 2008, pp. 46 ss.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref19">[19]</a> <em>Ivi, passim.</em></p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref20">[20]</a> <em>Ivi.</em></p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref21">[21]</a> G. Mazzini, <em>Dell&#8217;Ungheria</em>, vol. III, pp. 111-112.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref22">[22]</a> C.Mornese e G.Buratti (a cura di), <a title="Eretici dimenticati" href="http://www.libriefilm.com/eretici-dimenticati-dal-medioevo-alla-modernita/10184" target="_blank"><em>Eretici Dimenticati: dal Medioevo alla Modernità</em></a>, DeriveApprodi 2004, passim.</p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;"><a title="" href="#_ftnref23">[23]</a> Per una conoscenza più approfondita della realtà unitariana italiana si rimanda al sito internet della Congregazione Italiana Cristiano Unitariana, all&#8217;indirizzo http://www.cicu.altervista.org.</p>
</div>
</div>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/essere-cristiani-senza-trinita-gli-unitariani-i-tra-medioriente-ed-est-europeo.html' addthis:title='Essere Cristiani senza Trinità: gli Unitariani.  I &#8211; Tra Medioriente ed est europeo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Tempo e illusione nelle dottrine indù</title>
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		<pubDate>Tue, 17 Jan 2012 17:09:43 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Lodi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La pretesa “realtà” a cui l’uomo dà tanta importanza, agitandosi per ottenere ciò che irrazionalmente “vuole”, non è che un nulla nell’immensità dell’universo, al cui confronto anche un filo d’erba è colossale ed imperituro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/tempo-e-illusione-nelle-dottrine-indu.html' addthis:title='Tempo e illusione nelle dottrine indù '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;">Pirrone, poi fondatore dello scetticismo, arrivò in India al seguito della spedizione di Alessandro: là fu fortemente impressionato dall’impassibilità con cui il brahmano Calano si diede la morte immolandosi su una pira.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ una testimonianza di quanto l’India, almeno nei suoi aspetti “esoterici”, fosse protesa verso la negazione del mondo fenomenico e l’annientamento della propria personalità (illusoria e contingente) nell’Assoluto. E’ infatti noto che secondo la dottrina delle <em>Upanishad</em>, l’io individuale fosse da estinguere in favore della realizzazione dell’<em>Atman</em>, parola sanscrita che significa sia “Sé” che “respiro”, “soffio vitale”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8845909948/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845909948" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-9226" title="miti-e-simboli-dell-india" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/miti-e-simboli-dell-india.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Per il grande orientalista Giuseppe Tucci “la scienza parte dal presupposto che il mondo sia reale, ma per l’India il mondo è un sogno, anche per quei sistemi, come quelli tantrici, che lo consideravano come la veste o il velo o il gioco di Dio; perché è sempre un miraggio che bisogna raggiungere”, mentre Heinrich Zimmer, nel suo libro <a title="Miti e simboli dell'India" href="http://www.amazon.it/gp/product/8845909948/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845909948" target="_blank"><em>Miti e simboli dell’India </em></a>scrisse che “ogni gioia, anche quella celestiale, è fragile come come un sogno e non fa che interferire con la concentrazione della nostra fede in Lui, il Supremo”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Kali Yuga, l’epoca che ci troviamo a vivere, secondo i testi indù avrebbe una durata di 432.000 anni. Corrisponde all’età del ferro esiodea, un’epoca oscura, in cui il <em>dharma</em> si nasconde sempre più e il mondo si fa illusorio e sprofonda nell’ignoranza, l’<em>avidya</em>; ed in virtù di quest’assenza di <em>dharma</em> la sua durata è breve.</p>
<p style="text-align: justify;">L’epoca precedente, lo Dvapara Yuga o età del bronzo, doppiamente illuminata dal <em>dharma</em>, ha una durata anch’essa doppia rispetto alla prima: 864.000 anni. L’età dell’argento, Treta Yuga, copre invece un periodo di 1.296.000 anni; infine l’età dell’oro, o Satya Yuga, dura 1.728.000 anni. Il totale consta di 4.320.000 anni, dieci volte il Kali Yuga. L’intero ciclo è detto “Mahayuga”, il Grande Yuga.</p>
<p style="text-align: justify;">Mille Mahayuga, corrispondenti a 4.320.000.000 anni degli esseri umani, costituiscono un singolo giorno di Brahma, detto “kalpa”. Una vita di Brahma dura cento anni di Brahma, e secondo quanto scrisse Zimmer: “Ogni battito di ciglia di Vishnu segna l’estinzione di un Brahma”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/hinduismo-antico-vol-1-dalle-origini-vediche-ai-purana/7549" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-9227" style="margin: 10px;" title="hinduismo-antico" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/hinduismo-antico1-188x300.jpg" alt="" width="188" height="300" /></a>Si tratta ovviamente di una distanza temporale incalcolabile, che suscita inevitabile impressione in una mente umana: fornisce un’idea di cosa siano questo mondo, questa società e i suoi torbidi affari.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>, ne <em>La Repubblica</em>, esponeva un punto di vista del tutto simile: “Ma a quella mente che possieda magnanimità e capacità di contemplare l’intero ambito del tempo e della realtà essenziale, pensi forse possa apparire cosa assai importante la vita umana?”. E ancora: “La cosa migliore è conservare il più possibile la calma nelle disgrazie e non venirne eccessivamente eccitati, perché non è chiaro quanto vi sia di bene e di male in simili circostanze, né alcun vantaggio attende chi le sopporta male, e inoltre nessuna delle cose umane è degna di venir presa molto sul serio”.</p>
<p style="text-align: justify;">La pretesa “realtà” a cui l’uomo dà tanta importanza, agitandosi per ottenere ciò che irrazionalmente “vuole” non è che un nulla nell’immensità dell’universo, al cui confronto anche un filo d’erba è colossale ed imperituro.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dio Vishnu sbatte le ciglia, e non solo l’umanità con le sue gioie, le sue sofferenze, i suoi amori, rancori e problemi, ma persino tutto l’universo scompaiono. Essi non sono più niente; ci sarà un nuovo ciclo.</p>
<p style="text-align: justify;">D’altra parte l’India considera il mondo fenomenico illusorio a un livello tale che ha potuto produrre un testo come la celebre <em>Bhagavadgita</em>, ossia la parte centrale del poema epico sanscrito <em>Mahabharata</em>: essa racconta della battaglia di Kurukshetra, che dovette combattere, suo malgrado, il guerriero Arjuna, il quale si trovò a fronteggiare i suoi parenti ed amici. Preso dallo sconforto, egli rifiutò di combattere, allorché l’auriga Krishna – che nel testo rappresenta l’<em>Atman</em>, il Sé universale, laddove Arjuna è l’illusorio <em>jivatman</em>, l’io individuale – gli ingiunse di adempiere al suo dovere e gettarsi in battaglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Krishna, il “Signore Beato”, così si rivolse ad Arjuna:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;">“Hai pianto per coloro che non sono degni del tuo dolore! Tuttavia hai pronunciato parole d’amore. I veri saggi però non s’affliggono né per i vivi né per i morti.</p>
<p style="text-align: justify;">[…]</p>
<p style="text-align: justify;">Figlio di Kunti, le idee di caldo e freddo, di dolore e piacere, sono prodotte dal contatto dei sensi con i loro oggetti. Queste idee sono limitate da un inizio e da una fine, e sono di natura transitoria. Sopportale con pazienza, o Discendente di Bharata.</p>
<p style="text-align: justify;">Fiore tra gli Uomini, colui che non può essere turbato da queste cose, chi rimane calmo ed equanime nel dolore e nel piacere, lui solo è degno di ottenere l’immortalità.</p>
<p style="text-align: justify;">[...]</p>
<p style="text-align: justify;">L’Uno che pervade tutte le cose è imperituro. Nessuno ha potere di distruggere lo Spirito Immutabile.</p>
<p style="text-align: justify;">[…]</p>
<p style="text-align: justify;">Chi considera il Sé come l’uccisore, e chi pensa che Esso possa venire ucciso, nessuno di questi conosce la verità. Perché il Sé non uccide né può essere ucciso.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo Sé non è mai nato né perisce. Né essendo venuto in esistenza cesserà mai di essere. Esso è senza nascita, eterno, immutabile, sempre sé stesso. E non viene ucciso con l’uccisione del corpo.</p>
<p style="text-align: justify;">[…]</p>
<p style="text-align: justify;">L’anima non può essere ferita dalle armi; non può essere bruciata dal fuoco; non può essere bagnata dall’acqua; non può essere seccata dal vento.</p>
<p style="text-align: justify;">L’anima non può essere tagliata né bruciata, né bagnata né seccata. L’anima è immortale, onnipervadente, sempre la stessa.</p>
<p style="text-align: justify;">L’anima è inconcepibile, non manifesta e immutabile. Perciò, conoscendola come tale, non devi affliggerti”.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il testo, utilizzando come espediente metaforico l’etica della guerra, cioè un ambito precisamente “kshatriya” (il nome della casta guerriera indù), spiega come non ci si debba affliggere né per il proprio dolore né per quello altrui, e come in ultima istanza sia lecito compiere qualsiasi azione, purché dentro di sé sia totalmente assente il turbamento, e l’anima resti limpida e chiara, salda come la roccia, padrona di sé stessa. Solo in questo modo potrà conseguire l’immortalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Non esistono dunque azioni “immorali”, come non esiste una morale in termini generali. Esiste solo la differenza tra un’anima limpida ed una torbida, una protesa verso la liberazione (<em>moksha</em>) e la distruzione dei vincoli che rendono schiavi di questo mondo e l’altra condannata ad un ulteriore e più grave ottundimento, ad una forma ancora più dura di schiavitù e di ignoranza; il doloroso destino dei <em>pashu</em> (esseri costretti dai vincoli) è di tornare ad essere inseriti nel ciclo delle rinascite, nuovamente soggiogati dal samsara, illusi da <em>maya</em>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/tempo-e-illusione-nelle-dottrine-indu.html' addthis:title='Tempo e illusione nelle dottrine indù ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Mithra-Phanes: il dio splendente. Alcune osservazioni sui rapporti fra mithraismo romano e orfismo greco</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 16:11:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Arcella</dc:creator>
				<category><![CDATA[Mitologia e religione greca]]></category>
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		<description><![CDATA[L'archetipo orfico del “dio splendente” contribuiva a fecondare - insieme con altri elementi - una nuova e originale creazione di religiosità misterica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/mithra-phanes-il-dio-splendente.html' addthis:title='Mithra-Phanes: il dio splendente. Alcune osservazioni sui rapporti fra mithraismo romano e orfismo greco '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;"><strong><em>Le iscrizioni mitriache in lingua greca</em></strong></p>
<div id="attachment_9190" class="wp-caption alignright" style="width: 218px"><img class="size-medium wp-image-9190" title="Rilievo con Phanes, II sec. ca. Modena, Museo Civico Archeologico, inv. 2676." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/phanes-208x300.jpg" alt="Rilievo con Phanes, II sec. ca. Modena, Museo Civico Archeologico, inv. 2676." width="208" height="300" /><p class="wp-caption-text">Rilievo con Phanes, II sec. ca. Modena, Museo Civico Archeologico, inv. 2676.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Nel 1931, alle falde dell&#8217;Aventino, in via della Marmorata, presso l&#8217;arco di S. Lazzaro, fu scoperto un gruppo d’iscrizioni in lingua greca, forse appartenenti a un mitreo da porsi in relazione col vicino Emporio che, in età imperiale romana, era frequentato da mercanti stranieri e da schiavi di lingua greca (1). Fra queste iscrizioni, ve n’è una<em> </em>che richiama la mia attenzione per i significati di <a title="religiosità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religiosità</a> misterica che ne emergono sulla connessione fra mithraismo romano di età imperiale e orfismo.</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;" align="center">Dìi Elìo Mitra</p>
<p style="text-align: justify;" align="center">Phàneti</p>
<p style="text-align: justify;" align="center">ierèus kài patèr</p>
<p style="text-align: justify;" align="center">benoùstos sùn tois</p>
<p style="text-align: justify;" align="center">uperètais teoù anèteke</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Da questa epigrafe si evince che il dio Mithra, in questo centro di culto in Roma, nella prima metà del II secolo d.C., è assimilato a Zeus e ad Helios, ma anche a Phanes, divinità greca legata alla <a title="religiosità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religiosità</a> orfica (2).</p>
<p style="text-align: justify;">Tale testimonianza di un sincretismo orfico-mitriaco non è isolata; essa si colloca in un complesso di evidenze archeologiche, di rilievo storico-religioso, che vanno esaminate per l&#8217;universo di significati simbolici e mitici cui rimandano.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Il rilievo di Modena</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Nel rilievo mitriaco conservato nel museo di Modena il giovane Mithra nasce da un uovo in fiamme (3). Il suo corpo è avvolto da un serpente – figura costantemente presente nella tauromachìa – mentre sul suo petto si notano, da sinistra a destra: una testa di leone, l&#8217;ariete e il capro, figure dense di significati simbolici ed anche astrologici. L&#8217;ariete è stato letto dal Merkelbach come una variante del lupo mentre il capro come una variante del cane, <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> che questo studioso collega rispettivamente al passato e del futuro.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo quindi alla presenza di un’assimilazione di Mithra a Chronos, quale si evince dal rilievo di Emerita (4) e dalle figure leontocefale che compaiono in altri sculture mitriache (5).</p>
<p style="text-align: justify;">La divinità del rilievo di Modena è alata, dal suo capo si dipartono raggi solari, dietro la sua gola si osserva la falce lunare; in una mano regge la folgore e nell&#8217;altra uno scettro, <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> universali di sovranità e regalità, ampiamente documentati nella <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">letteratura</a> storico-religiosa.</p>
<p style="text-align: justify;">La divinità alata è racchiusa nello zodiaco, mentre ai quattro angoli si osservano i busti delle divinità eoliche. Lo scettro ha nel rilievo una funzione portante dello zodiaco rappresentato in forma ovale, a indicare che Mithra ha creato e sorregge il mondo, lo scettro avendo una funzione di <em>Axis mundi</em>, di asse portante, a rilevare la funzione cosmica e assiale del dio.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/storia-delle-credenze-e-delle-idee-religiose/179" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-5197 alignleft" style="margin: 10px;" title="storia-delle-credenze-e-delle-idee-religiose" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/storia-delle-credenze-e-delle-idee-religiose-185x300.jpg" alt="" width="185" height="300" /></a>Le zampe di Mithra sono di montone per cui è chiara l&#8217;assimilazione di Mithra a Pan. Occorre qui ricordare che in greco antico, oltre al nome del dio Pan, esiste l&#8217;aggettivo <em>pan</em>, dalla pronuncia uguale, che significa “tutto”. I due vocaboli non hanno la stessa radice etimologica, ma la medesima sonorità indica che il nome del dio è connesso al senso dell&#8217;aggettivo. I piedi di montone stanno a indicare il carattere universale della divinità, la sua valenza di totalità cosmica.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;aspetto simbolico più interessante, ai fini del rapporto con l&#8217;orfismo, è l&#8217;uovo in fiamme da cui il dio emerge e che ha originato e messo in moto la volta celeste rappresentata dallo zodiaco. Questo <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> di Mithra originato dall&#8217;uovo si ritrova anche nel rilievo di Vercovicium (6), presso il Vallo di Adriano in Gran Bretagna, dove il dio emerge dall&#8217;uovo, dalla sua metà inferiore, mentre la parte superiore dell&#8217;uovo cosmico è al di sopra e intorno al dio. Anche in questo caso, dall&#8217;uovo cosmico ha origine la volta celeste, come testimonia lo zodiaco raffigurato nella parte superiore dell&#8217;uovo. I due solstizi sono raffigurati in alto e in basso, mentre i due equinozi sono ai lati, rappresentando i punti mediani in cui l&#8217;equatore celeste incrocia l&#8217;eclittica solare, secondo la visione geocentrica di quel tempo e sono i punti astronomici ed astrologici legati e consacrati a Mithra &#8211; secondo la testimonianza di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/porfirio" target="_blank">Porfirio</a></span> &#8211;  quale dio mediano (<em>teòs mesìtes</em>), secondo quanto ci riferisce Plutarco  (7).</p>
<p style="text-align: justify;">Questo <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> ci conduce a quel dio greco che si è originato dall&#8217;uovo: Phanes-Eros, la divinità primordiale orfica, della quale ora vogliamo considerare le caratteristiche.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong style="text-align: justify;"><em>Il simbolo dell&#8217;Uovo Cosmico</em></strong>.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutta una serie di fonti greche (da Damascio a Proclo, da Ermia ad Achille commentatore di Arato fino all&#8217;<em>Inno</em> VI) e le raffigurazioni vascolari, menzionano l&#8217;uovo quale <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> fondamentale dell&#8217;orfismo, un simbolo che concerne le origini della nascita del cosmo e che quindi allude ad un mito cosmogonico (8), un simbolo peraltro presente in numerose altre culture tradizionali occidentali e orientali, ma anche delle civiltà pre-colombiane, sì da poter dire che si è alla presenza di un simbolo universale. Tali fonti sono integrabili con le risultanze archeologiche relative all&#8217;antica Grecia, con particolare riferimento ai corredi funerari.</p>
<p style="text-align: justify;">In alcune tombe della Beozia è raffigurato Dioniso che reca in mano un uovo a significare non solo l&#8217;immortalità, ma anche il valore di resurrezione che assume questo <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> (9). In alcuni corredi funerari sono stati ritrovati oggetti che riproducono uova col probabile intento di richiamare il significato sacrale di questo simbolo. Pur non avendosi la certezza che tali corredi funerari appartengano a iniziati orfici, tuttavia questo simbolo ha un fondamento rituale connesso al <em>post-mortem</em>, nel senso della rinascita a una nuova vita (10).</p>
<p style="text-align: justify;">Le fonti greche (Plutarco, Damascio, Proclo, Ieronimo, Ellanico, Atenagora, etc.) ci riferiscono che dallo scomporsi dell&#8217;uovo si originano il cielo e la terra, che sono le due diverse manifestazioni che simboleggiano, su un piano mitico, i due princìpi ontologici approfonditi dai filosofi neoplatonici nelle loro speculazioni sulle dottrine orfiche; tali princìpi sono le “forme formanti”, gli archetipi creativi del mondo e quindi, in una dimensione primordiale, l&#8217;uovo rappresenta il “germe” costitutivo dell&#8217;intera manifestazione universale ed è quindi il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> della totalità.</p>
<p style="text-align: justify;">Achille, tardo commentatore di Arato (Isagoge ad Arato, Phen.4; fr.70 Kern) riferisce: “<em>la forma che noi diamo allo sfero gli orfici dicono che è simile a quella dell&#8217;uovo. Lo stesso modo di essere che ha il guscio nell&#8217;uovo, il cielo lo ha nell&#8217;universo, e come l&#8217;ètere sta attaccato al cielo tutto intorno, così la membrana sta attaccata all&#8217;uovo</em>”. L&#8217;uovo è visto, pertanto, come una rappresentazione in miniatura del cosmo, che nasce dal “sacrificio” dell&#8217;uovo cosmico la cui apertura in due parti, origina il cosmo inteso come ordine universale, con i movimenti dei pianeti, del sole della luna, e delle stelle nel quadro della visione geocentrica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tema del sacrificio primordiale &#8211; cioè di un atto di rottura che è, al tempo stesso,  un atto trasformativo, vivificante e salvifico – quale evento cosmogonico,  presenta un carattere universale, comparendo in molteplici  tradizioni religiose orientali e occidentali. Dal “sacrificio” di un caos pre-cosmico, nasce l&#8217;ordine cosmico, i suoi movimenti regolari, le orbite dei pianeti, il passaggio del sole attraverso le costellazioni dello zodiaco, che sono, in realtà, rappresentazioni figurate che l&#8217;uomo si è formato dei vari gruppi stellari, secondo analogie e somiglianze che l&#8217;uomo proietta su di essi. La tauromachìa mitriaca rientra nello stesso ordine d’idee, dal sacrificio del toro primordiale scaturendo la vita cosmica e il suo ordine, come si può osservare dal mantello di Mithra sul quale è raffigurato il cielo stellato e i pianeti, a significare che il dio solare, nell&#8217;atto del sacrificio, dà vita e ordine all&#8217;universo.</p>
<p style="text-align: justify;">Proclo (in Tim. 30 C-D) nel coniugare aspetti mitologici e aspetti dottrinali, tende quasi a personificare il germe da cui trae vita l&#8217;intero cosmo e ci dice che “ come l&#8217;essere vivente contiene già distinte tutte quelle caratteristiche che nell&#8217;uovo erano in germe” “&#8230;..proviene dall&#8217;uovo primigenio nel quale è in germe l&#8217;essere vivente”. L&#8217;uovo è la potenzialità germinale che contiene in nuce tutte le caratteristiche  che si svilupperanno ben distinte nell&#8217;essere in crescita, sul piano della manifestazione cosmica.</p>
<p style="text-align: justify;">Damascio a sua volta ci dice: “<em>Poiché Orfeo affermò poi mégas Chronos, il Gran Tempo per mezzo dell&#8217;Etere divino formò l&#8217;uovo splendente di luce </em>”(fr.70 Kern).</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo quindi in presenza di una formulazione mitica che pone all&#8217;origine della vita universale una potenza autocreatrice, un Essere Primordiale dalla cui forza generante si origina il mondo. Il Grande Tempo, Mégas Chronos, forma l&#8217;uovo splendente di luce, dalla cui separazione nascono il cielo e la terra.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://clkuk.tradedoubler.com/click?p=49068&amp;a=1352543&amp;g=16629964&amp;url=http://www.webster.it/libri-orfeo_pitagora_estasi_arcaiche_armonia-9788887615661.htm" rel="nofollow" target="_blank"><img class="size-full wp-image-8968 alignright" style="margin: 10px;" title="da-orfeo-a-pitagora" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/da-orfeo-a-pitagora.jpeg" alt="" width="188" height="267" /></a><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristofane" target="_blank">Aristofane</a></span> adopera l&#8217;espressione “uovo del vento”, espressione conosciuta anche da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristotele">Aristotele</a></span> (Hist. Anim.6,2, 559b, 20) e da Luciano (De sacrif. 6) per indicare un principio di vita costituito dalla stessa sostanza aerea che compone il vento quale “soffio di vita”. Tale locuzione serve a indicare la completezza e l&#8217;autonomia di un uovo- cioé di un’entità primordiale – che non richiede  apporti esterni per diventare feconda, ma ha già in sé tutta la potenzialità vitale. Nell&#8217;uovo, nel germe primordiale sono racchiuse tutte le possibilità di sviluppo che andranno poi a fluire nella manifestazione universale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella scena della tauromachia mitriaca, il mantello di Mithra si gonfia e su di esso compaiono le stelle e i pianeti; quest’aspetto iconografico si spiega ipotizzando che il mito narrava di un “vento cosmico” che si solleva all’atto del sacrificio primordiale. Il sacrificio contiene in sé tutte le potenzialità della manifestazione universale, dalle stelle del mantello divino alla spiga di grano che sorge dalla coda taurina, anche in questo caso il cielo e la terra sono le “forme formanti” della vita universale.</p>
<p style="text-align: justify;">Questa autonoma vitalità dell’Entità primordiale è una potenza generatrice, senza bisogno di alcun apporto esterno, che ha il suo principio vitale nello stesso “soffio” cosmico che lo permea, quel vento di cui parla <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristotele">Aristotele</a></span> come un carattere essenziale dell&#8217;uovo orfico. Siamo quindi in presenza di un evento primordiale e pre-cosmico, nel senso di anteriore all’ordine del kosmos, aspetto questo particolarmente interessante e significativo, su cui avrò modo di ritornare fra poco, a proposito del significato dei miti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella prima filosofia greca, Anassimandro ha presente, nel suo sistema speculativo, un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> pressoché identico. Lo ps.Plutarco (A 10 DK, r.11) ci dice che, in conseguenza di un movimento interno che ne determina il dinamismo e la stessa vitalità, dall&#8217;inespresso <em>àpeiron </em>(il “senza limite”, il “principio” secondo la lettura di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristotele">Aristotele</a></span>) per separazione si origina il <em>gnòmon</em>, il “seme” o “germe”,  generatore del caldo e del freddo, dell&#8217;umido e del secco, princìpi costitutivi del reale.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; stato giustamente evidenziato che “la somiglianza straordinaria del gnòmon con l&#8217;uovo germinato dal Chronos o dalla Nyx della cosmogonia orfica è evidente persino nella strutturazione espressiva che intende esprimere un&#8217;autogenerazione e conclude verso una dualità iniziale e creativa” (11).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8889015314/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8889015314" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-9191" style="margin: 10px;" title="i-misteri-del-sole" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/i-misteri-del-sole-213x300.jpg" alt="" width="213" height="300" /></a>Secondo la teo-cosmogonia orfica l&#8217;uovo è scaturito da un inespresso Chronos principiale, la cui potenza creativa gli Hieròi lògoi ordinano intorno ad Adrastea “colei che fissa le leggi divine”, i <em>tesmòi</em>, i “regolamenti” anteriori all&#8217;ordine cosmico, ossia l&#8217;elemento pre-formale da cui per oggettivazione scaturiscono i <em>nòmoi</em>, le leggi fissate dalla celeste Adrastea per ordinare il corso della manifestazione universale. Altri frammenti orfici ci dicono che in principio non c&#8217;era <em>Chronos</em> ma la <em>Nyx Hieré</em>, la Notte Sacra, la potenza universale inespressa che è chiamata la “Nutrice degli dèi”, “Colei che dà vita agli oracoli” poiché contiene in sé tutto l&#8217;essere del mondo. E&#8217; la madre primordiale che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristofane" target="_blank">Aristofane</a></span> considera come la generatrice dell&#8217; “Uovo pieno di vento” (fr.1 Kern), quel vento primordiale e pre-cosmico di cui ho parlato poc&#8217;anzi. Questa cosmogonia orfica è ampiamente utilizzata da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/esiodo" target="_blank">Esiodo</a></span> e risale probabilmente alle “narrazioni degli antichi mitografi” pre-omerici cui accennano <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristotele">Aristotele</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Chronos : il Tempo primordiale.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il Chronos orfico è una figura mitico-divina “<em>che non invecchia, la cui sapienza non perisce</em>” (Proclo, fr.72 Kern). Questa concezione, che trova puntuale riscontro nelle altre fonti greche, esprime il senso di un “Tempo senza tempo”, un “tempo primordiale”, un “tempo a-cronico” simile allo <em>Zervan akarana</em> della tradizione zervanita dell&#8217;Iran, raffigurato come un dio androgino che l&#8217;ermeneutica filosofica successiva spiegherà come il principio generativo di ogni cosa (12).</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;avere in sé tutte le potenzialità germinative rende questa figura di Chronos un essere androginico che un Atenagora configura come un “Dragone”, sposo di Adrastea-Ananke, al tempo stesso sua “figlia” e sua “moglie”, generatrice dei prototipi da cui scaturiranno i germi costitutivi del cosmo. Non a caso nelle sculture mitriache è presente anche la figura di questo Chronos, raffigurato come un dio dalla testa di leone, un Tempo infinito, origine pre-formale dell&#8217;Uovo da cui scaturisce  Phanes, lo Splendente, che dà vita al mondo e ne regge l&#8217;ordine.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Phanes, il dio Splendente.</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Come abbiamo visto, da questo Chronos che non invecchia, quindi fuori del tempo, vivente in una perenne condizione a-cronica, scaturisce l&#8217;Uovo cosmico da cui sorge Phanes, un essere di luce, l&#8217;<em>Ekfainò</em>, “colui che porta la luce”, che è sostanziato di luce, un sostantivo che deriva dal verbo <em>fainò,</em> manifestare, far brillare. Pertanto <em>Phanes </em>(o <em>Eros </em>come è chiamato in altre fonti, a indicarne la natura androginica) è non solo colui che splende, lo splendore senza misura (<em>phaos askopon</em>), la “luce improvvisa, tanto splendente dal corpo di Phanes immortale” (fr. 86 Kern) ma anche il “Primo che appare” (fr. 75 Kern), quindi il “Primo vivente” colui che è celebrato come “femmina e padre” (frr. 81 e 98 Kern), essere androginico che da se stesso trae i primigeni elementi creativi del cosmo (13).</p>
<p style="text-align: justify;">La sua natura androginica rivela una capacità autogenerante per cui è posto al centro di un processo cosmogonico in cui si passa dal tempo “fuori del tempo” (<em>Chronos o Nyx</em>) ad una luce splendente da cui scaturisce la vita del cosmo e si originano le numerose articolazioni e differenziazioni della manifestazione universale. Per questo egli è detto anche <em>Protogonos</em>, il “Primo generato”, il Primigenio, il Principio vivente che trae da se stesso l&#8217;ordine universale (<em>kosmos</em>) su cui il mondo fonda la propria esistenza (14).</p>
<p style="text-align: justify;">Egli è anzitutto l&#8217;archetipo di ogni cosa esistente, che sviluppa da sé tutto il mondo che la sua natura androginica contiene sul piano della potenzialità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il <em>Protogonos</em> è sorgente di vitalità e fecondità – e torniamo al <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> dell&#8217;Uovo da cui egli nasce, simbolo che ha anche una valenza di fecondità e di generazione – ed è pure l&#8217;artefice, il demiurgo dell&#8217;ordine cosmico che ha generato, colui che ha creato la distinzione fra cielo e terra (le due metà dell&#8217;Uovo nelle sculture mitriache). Egli è anche il datore di vita, colui che ha creato lo <em>sképtron</em>, il sacro bastone simbolo di autorità spirituale, ma anche asse della manifestazione cosmica, come i rilievi mitriaci chiaramente illustrano (15).</p>
<p style="text-align: justify;">La tensione trasfigurante evocata da questa raffigurazione può essere compresa adeguatamente solo se la si colloca nella prospettiva della misteriosofia orfica volta alla reintegrazione dell&#8217;adepto verso l&#8217;unità primordiale che, essendo una unità androginica, postula, evidentemente, anche una interiorizzazione dei Misteri di Afrodite, come il <a title="Simposio" href="http://www.libriefilm.com/simposio/5315" target="_blank"><em>Simposio</em></a> platonico chiaramente dimostra (16), risentendo anche dell&#8217;influenza della misteriosofia eleusina.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Mithra-Phanes</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em></em></strong>Si tratta ora di comprendere su quali basi, per il tramite di quali assonanze il dio Mithra viene assimilato a Phanes e quali implicazioni abbia tale assimilazione sotto il profilo delle mitologia e della cosmogonia mitriaca.</p>
<p style="text-align: justify;">Sappiamo che nell&#8217;<em>Avesta</em> Mithra é qualificato come “la prima <em>luce che indora le cime dei monti</em>” (17) e che nel tempio ellenistico di Nemrut-Dagh, in Commagene (Turchia orientale) egli venga assimilato ad Apollo (18). Pur non essendo il sole, egli è una divinità solare nel senso che rappresenta la luce quale manifestazione del sole.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel mitraismo romano e nella scena della tauromachìa egli, pur distinto dal sole, ne è un alleato, che compie il sacrificio primordiale per ordine del dio Sole. Nei dipinti e nei rilievi mitriaci che rappresentano il rituale del pasto sacro, Mithra banchetta col sole dopo il compimento del sacrificio e ciò conferma la distinzione e la complementarietà delle due figure divine (19).</p>
<p style="text-align: justify;">La sua natura di divinità solare, <em>luminosa</em> e l&#8217;essere protagonista di un sacrificio primordiale dalle valenze cosmogoniche e salvifiche, sono gli elementi che consentono di accomunarlo a Phanes, il dio splendente  che, sorgendo dall&#8217;uovo cosmico <em>in fiamme </em>(quindi un uovo in combustione, “sacrificato”) e separando le due metà dell&#8217;uovo, crea il cielo e la terra e regge il “mondo” in senso cosmico, così come Mithra, uccidendo il toro primordiale, dà vita e ordine all&#8217;universo.</p>
<p style="text-align: justify;">In entrambi i fenomeni religiosi, abbiamo l&#8217;affermazione trionfale di una divinità luminosa vivificante, cosmogonica e salvifica, com&#8217;è dimostrato sia dall’iscrizione del mitreo di S. Prisca (“<em>et tu servasti eternali sanguine fuso” </em>“<em>e tu salvasti anche noi con l&#8217;effusione del  sangue eterno” </em>con riferimento alla tauromachìa) sia dall’iconografia di Phanes il cui scettro è l&#8217;Axis mundi (20).</p>
<p style="text-align: justify;">In entrambe le spiritualità misteriche abbiamo l&#8217;idea – per la verità comune a molte altre tradizioni – di un sacrificio, di un processo di dolorosa trasformazione, di “morte” da cui scaturiscono la vita cosmica e l&#8217;ordine cosmico.</p>
<p style="text-align: justify;">Peraltro nei rilievi mitriaci, come già si è visto, compare la figura di Chronos leontocefalo, raffigurazione che rimanda alla cosmogonia orfica, in cui dal Chronos che non invecchia e la cui sapienza non si spegne, da questo “Tempo eterno” scaturisce il germe, l&#8217;uovo, che contiene in sé tutte le potenzialità della manifestazione universale e nel quale avviene la combustione (l&#8217;uovo in  fiamme) da cui sorge il dio splendente.</p>
<p style="text-align: justify;">Comune al mithraismo e all&#8217;orfismo è, in definitiva, l&#8217;impronta apollinea, non solo sotto l&#8217;aspetto mitologico ed iconografico della luminosità che sostanzia la divinità ma anche sotto l&#8217;aspetto sostanziale di una spiritualità nel segno della misura, dell&#8217;equilibrio e della compostezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Sotto il primo aspetto Mithra è assimilato esplicitamente ad Apollo il cui culto è celebrato da Orfeo sul monte Pangaios secondo un frammento della Bassaridi di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/eschilo">Eschilo</a></span> (21).</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto al secondo profilo, Mithra è <em>mesìtes</em>, dio mediano sia nel senso di dio intermediario fra divino e umano (con una funzione analoga, per certi aspetti, a quella di Hermes nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> greca ufficiale quindi anche psicopompo, guida delle anime nel <em>post-mortem</em>) sia in quello di archetipo della Via Mediana, la via del “giusto mezzo” che riconduce al contatto col proprio centro interiore (non a caso gli sono sacri gli Equinozi in cui il giorno e la notte sono uguali come durata, evocando l&#8217;idea di ciò che è equilibrato, misurato), una tipologia spirituale che lo accosta, in parte, alle caratteristiche dell&#8217;orfismo, tutto centrato sulla catarsi, sulle discipline di purificazione e non sull&#8217;estasi dionisiaca.</p>
<p style="text-align: justify;">Permangono, tuttavia, anche alcune caratteristiche nettamente distinte fra i due fenomeni spirituali; il mitriaco sacrificio del toro non si concilia col rifiuto dei sacrifici cruenti tipico dell&#8217;orfismo, così come il consumo della carne nel pasto rituale fra l&#8217;Heliodromos e il Pater (rispettivamente 6° e 7° grado mitriaco) quale si evince dai rilievi mitriaci, non si concilia con il vegetarianesimo orfico.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui si coglie tutta la peculiarità del mithraismo romano; siamo alla presenza di una formazione religiosa nuova – rispetto al Mithra indoiranico – in cui la teologia e la cosmogonia persiana sono reinterpretate alla luce della <a title="religiosità" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religiosità</a> misterica greca e, in particolare, di quella orfica, ben distinta dalla <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> olimpica ufficiale. Su questo complesso sincretistico s’innesta il processo di romanizzazione, quale si desume da molteplici elementi (il vino quale bevanda rituale, l’uva, la mela e il pane quali cibi del pasto sacro, il titolo di Pater del massimo grado d’iniziazione); questa religiosità misterica, a differenza dell&#8217;orfismo, si struttura in una ben definita organizzazione a sé stante, che si può individuare in molteplici aspetti (i gradi iniziatici, i templi ipogei, i <em>collegia cultorum</em>, le cariche sacerdotali).</p>
<p style="text-align: justify;">Essa ha, sul piano storico-religioso, una sua fisionomia differenziata, nella quale confluiscono elementi vari di altre correnti misteriche (quella orfica, ma anche quella pitagorico-platonica con la dottrina della metempsicosi che sembra fosse insegnata nei sodalizi mitriaci e sulla quale avrò modo di soffermarmi in un successivo intervento), elementi inseriti in una nuova trama di rapporti, in cui ciascuna componente del materiale religioso preesistente si colloca in una nuova trama di rapporti ove assume nuovi significati e nuove funzioni.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;archetipo orfico del “dio splendente” contribuiva a fecondare &#8211; insieme con altri elementi &#8211; una nuova e originale creazione di religiosità misterica.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>NOTE</strong><br />
1) L. Moretti, <em>IGUR</em>, 108; <em>CIMRM</em>, I, 479. Cfr. , inoltre, i numerosi contributi sul tema in <em>Mysteria Mithrae</em> (Atti del Seminario Internazionale di Studi Mitriaci,Roma-Ostia 28-31 marzo 1978, Ed. J.Brill, Leiden, 1979, a cura di U.Bianchi).<br />
2) Per le fonti sull’orfismo v. O.Kern, <em>Orphicorum fragmenta</em>, Berolini, 1922; P.Scarpi (a cura di), <em>Le religioni dei Misteri</em>, I, Fondazione Lorenzo Valla-Mondadori, Milano, 2002, pp.349-437 e commento ivi, pp. 627 ss. Sull’orfismo esiste una vasta <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">letteratura</a>. Cfr., in particolare, M. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Eliade</a></span>, <a title="Storia delle credenze e delle idee religiose" href="http://www.libriefilm.com/storia-delle-credenze-e-delle-idee-religiose/179" target="_blank"><em>Storia delle credenze e delle idee religiose</em></a>, II, Sansoni, Firenze, 1979, pp.189-210 e bibl. critica ivi, pp.465-466; D. Sabbatucci, <em>Saggi sul misticismo greco</em>, Edizioni dell’Ateeno, Roma, 2^ ed., 1991, pp.85-126, caratterizzato da una prospettiva storicistica volta a cogliere la specificità religiosa dell’orfismo greco. Di particolare interesse – e con una prospettiva ermeneutica molto diversa da quella del Sabbatucci nel senso di una valorizzazione del contenuto “tradizionale” dell’orfismo e quindi della sua comunanza mitologica e cosmogonica con altre tradizioni spirituali orientali e occidentali – è l’ultimo studio di <a title="Nuccio D'Anna" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/nuccio-d-anna/" target="_blank">Nuccio D’Anna</a>, <a title="Da Orfeo a Pitagora" href="http://www.centrostudilaruna.it/da-orfeo-a-pitagora.html" target="_blank"><em>Da Orfeo a Pitagora. Dalle estasi arcaiche alle armonie cosmiche</em></a>, Simmetrìa, Roma, 2011, pp.17-76, ove coglie il rapporto di alterità/complementarietà dell’orfismo con la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/" target="_blank">religione</a> olimpica ufficiale (comparabile col fenomeno dei numerosi yoghi itineranti che circolavano nell’India al tempo della religione vedica ufficiale) nonché i nessi dell’orfismo col pitagorismo. D’Anna definisce l’orfismo come la confluenza e il coronamento delle molteplici correnti della religiosità dell’Ellade dell’età arcaica, richiamandosi all’analisi di Martin Personn Nilsson su cui v., in particolare, pp.17-19, ove l’orfismo si configura come un fenomeno religioso ben definito nei suoi elementi mitologici e rituali, pur non essendo un organismo strutturato su basi rigidamente gerarchiche ma presentandosi come una sorta di organismo fluido. Sui rapporti fra orfismo e pitagorismo e le comuni ascendenze apollinee, cfr. ID., op.cit., pp.148-166.<br />
3) Sul rilievo mitriaco di Modena v. R. Merkelbach, <em>Mitra</em>, Ecig, Genova, 1988, pp.267-368; 391-392.<br />
4) I rilievi mitriaci di Chronos leontocefalo sono numerosi. Cfr. R. Merkelbach, op.cit., pp.264-267; S. Arcella, <em>I Misteri del Sole. Il culto di Mithra nell’Italia antica</em>, Controcorrente, Napoli, 2002, pp.155-158.<br />
5) Sul rilievo di Emerita cfr. R. Merkelbach, op.cit., Fig.77, p. 395, con relativa e analitica didascalia.<br />
6) Sul rilievo di Vercovicium, cfr. ID., op.cit., p.406.<br />
7) Plut., <em>De Iside et Osiride</em>, 46,47; Porph., <em>De antro nymph.</em>, 18.<br />
8) Sul significato e le valenze di questo <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> cfr.N. D’Anna, op.cit., p.57 ss. La <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">letteratura</a> su questo simbolo è limitata. Cfr. fra gli altri, R.Turcan, <em>L’oeuf orphique et les quatre éléments</em>, in <em>Revue de l’Histoire des Religions</em>, 1961, pp.11-23; M.L. West, <em>The Orphic Poems</em>, p.103, ss. che, oltre all’uovo, analizza il significato cosmogonico dei simboli dell’acqua e del tempo di cui si parla nel papiro di Derveni; P.G.Guzzo, <em>Il corvo e l’uovo. Un’ipotesi sciamanica</em>, in Bollettino d’Arte, 67, 1997, pp.123-128.<br />
9) Su queste risultanze archeologiche cfr. A. Bottini, <em>Archeologia della salvezza. L’escatologia greca nelle testimonianze archeologiche</em>, Milano, Longanesi, 1992, pp.64-85.<br />
10) Cfr. N. D’Anna, op.cit., p.58.<br />
11) ID., op. cit., p.60; sulla Nyx ed il suo rapporto “dialettico” con Gea, cfr. D.Sababtucci, op. cit., pp. 95-101.<br />
12) ID., op.cit., p.62 ove analizza l’aspetto dell’androgino. Per le fonti greche sul Chronos orfico, v. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>, <em>Timeo</em>, 37-d (ove Chronos è considerato come una riproduzione di Aion, il tempo Eterno); Damascio (fr. 54 e fr. 60 Kern); Proclo (fr.72 Kern); Atenagora, Legat. pro Christ. 294 C.<br />
13) Cfr. W.K.C. Guthrie, <em>Orphéé et la religion grecque</em>, Paris, Payot, 1956, 113-120; R. Turcan, <em>Phanes.</em> Lexicon Iconographicum Mythologiae Classicae, Zurich, 1981-98, VII, 1, 1994, pp.363-364.<br />
14) Cfr. N.D’Anna, op.cit., p.64.<br />
15) Sul rilievo di Phanes conservato nel museo di Modena cfr. R. Merkelbach, op. cit., p. 392. Su Phanes Protogonos cfr. U. Bianchi, <em>Aspetti dell’idea di Dio nelle religioni esoteriche dell’antichità</em>, in SMSR, 28, 1957, pp. 115-133; G.Scalera-McClintock, <em>La teogonia di Protogonos nel papiro di Derveni. Un’interpretazione dell’orfismo</em>, in <em>Teologia e Filosofia</em>, II, 1988, pp.139-149.<br />
16) <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>, <em>Simposio</em>, 189d- 192d (Adelphi, Milano, 1992).<br />
17) <em>Avesta</em>, Mithra-Yasht, X, 3-16. Su Mithra quale dio della luce nascente (“natus prima luce”) cfr. S. Arcella, op.cit., 140-143.<br />
18) Sui rilievi e il complesso iconografico di Nemrut-Dagh, cfr. R. Merkelbach, op.cit., pp.69-90.<br />
19) Sul pasto sacro cfr. i rilievi mitriaci e le relative analisi in R. Merkelbach, op.cit., pp. 157-159; S. Arcella, op.cit., pp. 100-103.<br />
20) Sui rinvenimenti epigrafici nel mitreo di S. Prisca in Roma, cfr. A. Epigr., 1941, nn.73-77; 1946, nn. 83-84, 1960, n. 211.<br />
21) Sugli stretti rapporti fra orfismo e apollinismo cfr. N. D’Anna, op.cit. pp.31-56; 148-166 e bibl.<em>ivi</em>.</p>
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		<title>Julius Evola e la metafisica del sesso. Alcune osservazioni per una lettura attualizzata del pensiero del filosofo romano</title>
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		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 16:00:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Stefano Arcella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La lezione evoliana apre orizzonti profondi sulla sessualità nel mondo della Tradizione e consente di prendere coscienza delle regressioni e dei limiti che, anche in questo campo, si sono verificati nel mondo moderno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/julius-evola-e-la-metafisica-del-sesso.html' addthis:title='Julius Evola e la metafisica del sesso. Alcune osservazioni per una lettura attualizzata del pensiero del filosofo romano '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><div id="attachment_9178" class="wp-caption alignright" style="width: 239px"><img class="size-full wp-image-9178" title="Gian Lorenzo Bernini, Estasi di santa Teresa d'Avila (1647 – 1652), Chiesa di Santa Maria della Vittoria, Roma." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/estasi-santa-teresa.jpeg" alt="Gian Lorenzo Bernini, Estasi di santa Teresa d'Avila (1647 – 1652), Chiesa di Santa Maria della Vittoria, Roma." width="229" height="220" /><p class="wp-caption-text">Gian Lorenzo Bernini, Estasi di santa Teresa d&#39;Avila (1647 – 1652), Chiesa di Santa Maria della Vittoria, Roma.</p></div>
<p style="text-align: justify;">La mia intenzione non è quella di scrivere una recensione della <a title="Metafisica del sesso" href="http://www.amazon.it/gp/product/8827204350/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8827204350"><em>Metafisica del Sesso</em></a> di <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola/">Julius Evola</a> (peraltro ampiamente commentato e recensito nel susseguirsi delle varie edizioni), quanto piuttosto di mettere a fuoco alcuni aspetti salienti del suo pensiero in tema di sessualità e confrontarli con le esigenze ed i problemi dell&#8217;uomo del XXI secolo. Tale approccio si inserisce in un disegno più ampio, volto a confrontare il pensiero evoliano con la contemporaneità, per verificarne l&#8217;attualità.</p>
<p style="text-align: justify;">Un primo aspetto da analizzare riguarda quella che il pensatore chiama la “Pandemìa del sesso” nell&#8217;epoca moderna. <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola/">Evola</a> evidenzia come – anche attraverso la pubblicità, l&#8217;influenza dei media e della televisione – il sesso sia divenuto una vera manìa, un&#8217;ossessione pervasiva, nel mentre se ne è perduto il significato profondo, realizzativo nel senso dell&#8217;“uomo integrale” nel quadro di quello che egli chiama il “mondo della Tradizione”. Tale fenomeno può leggersi come una reazione smodata al clima moralistico di estrazione cattolico-borghese, alla sessuofobia tipica di una certa educazione di matrice cattolica ma anche in opposizione al puritanesimo tipico di una certa cultura protestante. Dallo squilibrio di una educazione sessuofoba si passa all&#8217;eccesso di una manìa, entrambi i fenomeni avendo però in comune lo smarrimento del senso profondo del sesso e dell&#8217;amore, come superamento del senso dell&#8217;ego, integrazione delle complementarietà e riaccostamento a quel senso dell&#8217;unità primordiale adombrata nel mito dell&#8217;androgine riportato da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> nel <a title="Simposio" href="http://www.libriefilm.com/simposio/5315"><em>Simposio</em></a> ed ampiamente citato da <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola/">Evola</a> nella sua opera. Peraltro tale ossessione banalizza il sesso ed attenua l&#8217;attrazione, poiché la fisicità femminile ed il nudo femminile divengono qualcosa di così ordinario ed abituale da perdere quella carica sottile di magnetismo, di fascinazione che sono fondamentali nell&#8217;attrazione fra i sessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Orbene, se confrontiamo questa analisi evoliana con la realtà contemporanea (ricordiamo che <a title="Metafisica del sesso" href="http://www.amazon.it/gp/product/8827204350/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8827204350" target="_blank"><em>Metafisica del Sesso</em></a> fu pubblicato, per la prima volta, nel 1957), notiamo che il fenomeno dell&#8217;ossessione del sesso si sia accentuato, anche per effetto della diffusione della telematica, della estrema libertà di pubblicazione che esiste su Internet e quindi della possibilità agevole per gli utenti di accedervi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8827204350/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8827204350" rel="nofollow" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-9172 alignleft" style="margin: 10px;" title="metafisica-del-sesso" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/metafisica-del-sesso-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Peraltro si osserva nei rapporti fra i sessi una superficialità diffusa, una incapacità di comunicare su temi di fondo, una banalizzazione dei rapporti che coinvolge lo stesso momento sessuale, visto come una pratica scissa da qualsiasi aspetto profondo, di autentica comunione animica fra i sessi.</p>
<p style="text-align: justify;">In ciò può cogliersi una vera e propria paura di fondo, la paura dell&#8217;uomo di entrare in contatto reale con se stesso e con gli altri, di doversi guardare dentro, di doversi magari mettere in discussione. L&#8217;uomo contemporaneo – come tendenza prevalente – rifugge dall&#8217;autoosservazione ed ha sempre più bisogno di “droghe” in senso lato, di evasioni, dal caos della metropoli a certe forme di musica che abbiano un effetto di stordimento, dal “rito”degli esodi di massa nei periodi di vacanza e nei fine-settimana alla dimensione di massa che hanno anche le villeggiature balneari, in una trasposizione automatica della dimensione della metropoli che risponde ad un bisogno di stordirsi e di perdersi comunque.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;analisi evoliana, sotto questo aspetto, è pienamente attuale, presentandosi dunque come lungimirante nel momento in cui, oltre 50 anni orsono, veniva elaborata. La crisi dei rapporti fra i sessi e del senso stesso del sesso si inquadra così nel contesto generale della crisi del mondo moderno, del suo essere, rispetto ai significati ed ai valori della Tradizione, un processo involutivo, una vera e propria anomalìa. E qui veniamo ad un ulteriore aspetto fondamentale da considerare.</p>
<p style="text-align: justify;">La metafisica del sesso evoliana può essere adeguatamente compresa solo nel quadro della morfologia delle civiltà e della filosofia complessiva della storia che il pensatore romano elaborò e sistematizzò nella sua opera principale, <a title="Rivolta contro il mondo moderno" href="http://www.amazon.it/gp/product/8827212248/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8827212248" target="_blank"><em>Rivolta contro il mondo moderno</em></a>, peraltro preceduta e preparata con vari saggi di morfologia delle civiltà pubblicati, in età giovanile, su varie riviste, come, ad esempio, il famoso saggio <em>Americanismo e bolscevismo</em>, pubblicato sulla rivista <em>Nuova Antologia</em> nel 1929. Senza questo riferimento generale e complessivo, senza questa visione d&#8217;insieme, non si comprende il punto di vista evoliano nell&#8217;approccio alla tematica della sessualità, approccio lontano sia da impostazioni di tipo moralistico-borghese, sia da forme esasperate di “pandemìa del sesso”.</p>
<p style="text-align: justify;">Centrale è quindi il significato che <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola/">Evola</a> conferisce a quello che chiama “mondo della Tradizione”, intendendo con questo termine un insieme di civiltà orientate “dall&#8217;alto e verso l&#8217;alto”, per citare una tipica espressione evoliana; si tratta di tutte quelle civiltà che, pur nella varietà delle loro forme non solo religiose ma soprattutto misteriche (cioé iniziatiche), hanno in comune una orientazione sacrale, nel senso che esse sono ispirate dal sacro e tendono verso il sacro, inteso e vissuto come dimensione trascendente e, al tempo stesso, immanente, ossia una sacralità che entra nella storia e nell&#8217;umano, che permea di sé i vari aspetti della vita individuale e sociale di una determinata civiltà. Ogni aspetto della vita, dall&#8217;amore al sesso alle arti ed ai mestieri, diviene, in questo particolare “tono” una occasione, una possibilità di aprire la comunicazione con il Divino, quindi una opportunità di elevazione e miglioramento personale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8845907643/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845907643" rel="nofollow" target="_blank"><img class="size-full wp-image-9174 alignright" style="margin: 10px;" title="simboli-della-scienza-sacraa" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/simboli-della-scienza-sacraa.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>In questo senso il mondo moderno, come mondo desacralizzato e materialistico, rappresenta un&#8217;anomalìa, peraltro denunciata da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">René Guénon</a></span> ancor prima di Evola (illuminanti sono, al riguardo, le pagine di apertura del libro <a title="Simboli della scienza sacra" href="http://www.amazon.it/gp/product/8845907643/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845907643" target="_blank"><em>Simboli della Scienza Sacra</em></a>, ripubblicato da Adelphi) , come anche da altri Maestri della Tradizione, come Arturo Reghini in Italia e da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/rudolf-steiner" target="_blank">Rudolf Steiner</a></span> nella Mitteleuropa del primo Novecento.</p>
<p style="text-align: justify;">Il concetto di un tipo di società orientata dal terreno e verso il terreno, relegante alla fede privata individuale tutto ciò che possa avere il vago sentore di un anelito spirituale, è qualcosa che appartiene esclusivamente all&#8217;epoca moderna più recente, pressappoco da Cartesio in poi e soprattutto dall&#8217;illuminismo e dalla rivoluzione francese in avanti. Fino al <a title="Medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo/">Medio Evo</a> l&#8217;orientazione sacrale della vita e della società era un dato centrale e normale, mentre ora prevale la secolarizzazione, l&#8217;essere immersi in modo esclusivo nel terreno e nella storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Sotto questo aspetto il conflitto fra mondo islamico e mondo occidentale, al di là di certe forme esasperate e terroristiche di antagonismo culminate con l&#8217;attacco dell&#8217;11 settembre 2001– che sono soltanto un aspetto del mondo islamico – è emblematico di un diverso modo di concepire la vita e il mondo e rappresenta la piena conferma del carattere anomalo del mondo moderno laico e secolarizzato.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo contesto “tradizionale” si colloca la concezione evoliana del sesso e dell&#8217;amore. Centrale è il riferimento al <a title="Simposio" href="http://www.libriefilm.com/simposio/5315"><em>Simposio</em></a> di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>, quindi alla visione della polarità fra i sessi – maschile e femminile – come anelito, spesso inconsapevole, alla reintegrazione dell&#8217;unità primordiale dell&#8217;androgino, poi scissa nella dualità dei sessi. In origine, secondo il mito, esisteva una specie di essere che riassumeva in sé i due sessi, che poi si scinde nelle due sessualità che noi conosciamo come distinte e separate. L&#8217;amore e l&#8217;incontro sessuale è visto quindi come superamento dei limiti individuali, come completamento e superamento del senso dell&#8217;ego, come capacità di dono di sé, di apertura all&#8217;altro, di integrazione con l&#8217;altro e nell&#8217;altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Fondamentale è anche il riferimento all&#8217;archetipo di Afrodite, vista nei suoi vari aspetti e nei suoi vari gradi; L&#8217;Afrodite Celeste e l&#8217;Afrodite Pandémia simboleggiano due stati e gradi dell&#8217;amore, quello spirituale e quello sensuale, quest&#8217;ultimo essendo visto come un primo grado di approssimazione esperienziale all&#8217;amore in senso alto, come Amore per il divino, come slancio fervido e raccolto verso la nostra origine spirituale. E&#8217; importante notare come, nella visione evoliana, non vi sia scissione fra i due piani, ma come essi rappresentino, in realtà, due fasi di un unico <em>iter</em> ascensionale, poiché il divino non è un <em>quid</em> lontano dal mondo, ma si manifesta nel mondo, pur non riducendosi ad esso. A tale riguardo, si può ricordare la concezione indiana della Shakti, ossia l&#8217;aspetto “potenza” e manifestazione del divino, cioé il suo aspetto femminile, dinamico che, non a caso, è definito nei test tantrici la “splendente veste di potenza del divino” su cui l&#8217;orientalista Filippani-Ronconi ha scritto pagine illuminanti nella sua opera <em>Le Vie del Buddhismo</em>. Non è marginale osservare che nello shivaismo del Kashmir, ossia nelle forme del culto di Shiva tipiche di quella regione dell&#8217;India nord-occidentale, la considerazione dell&#8217;aspetto shaktico del divino si riflette nella valorizzazione sociale della donna concepita come l&#8217;incarnazione terrena di quest&#8217;aspetto shaktico e, come tale, degna di rispetto e dotata di una sua dignità spirituale secondo le vedute delle scuole shivaite kashmire. Su questo punto si rinvia il lettore alle pagine molto illuminanti di Filippani Ronconi nel suo libro <em>VAK. La parola primordiale</em> dove l&#8217;Autore illustra un aspetto poco noto di alcune civiltà tradizionali, che <a title="Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola/">Evola</a> descrive sempre in chiave virile-solare e patriarcale.</p>
<p style="text-align: justify;">Altro mito platonico cui il filosofo romano si richiama è quello di Poros e Penia, che spiega l&#8217;amore come perenne insufficienza, come continua privazione. E&#8217; l&#8217;amore inteso come “sete inesausta”, come desiderio mai del tutto soddisfatto, come continuo anelito verso un completamento di sé mai del tutto realizzato e quindi fonte di perenne e nuovo desiderio. Qui si può cogliere il nesso fra lo stato esistenziale cui questo mito allude e l&#8217;amore sensuale, come tale sempre bramoso e sempre insoddisfatto.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;insegnamento che la sacerdotessa Diotima (iniziata ai <a title="Misteri di Eleusi" href="http://www.centrostudilaruna.it/misteridieleusi.html">Misteri di Eleusi</a>) tramanda a Socrate nel <a title="Simposio" href="http://www.libriefilm.com/simposio/5315" target="_blank"><em>Simposio</em></a>, in alcune pagine che sono fra le più belle del testo – l&#8217;essere cioé l&#8217;amore sensuale solo un primo grado per poi ascendere a forme più alte di amore secondo una scala ascensionale che ha una sua continuità di gradi di perfezionamento – ci offre la cognizione di un mondo che non demonizza il sesso ma lo valorizza nel quadro di una visione ascendente della vita umana in cui la sensualità ha una sua funzione ed un suo valore, perché è il primo momento di accostamento al bello, colto nelle sue manifestazioni fisiche più agevolmente percepibili per poi ascendere, gradualmente, al bello ideale e spirituale, all&#8217;idea del bello in sé secondo la filosofia platonica che, in realtà, riprende e sistematizza, sul piano speculativo, più antichi insegnamenti misterici, com&#8217;è dimostrato dalla connotazione sacerdotale e misterica di Diotima, non a caso introdotta ai Misteri di Demetra e Persefone-Kore, che sono i misteri della femminilità e della terra, della fecondità fisica e spirituale insieme.</p>
<p style="text-align: justify;">Possono allora comprendersi certe forme cultuali del mondo antico inconcepibili secondo la visuale cristiana, quali, ad esempio, la prostituzione sacra, presente nel culto di Venus Erycina ed in quello di Venere Cupria. La sacerdotessa, quale incarnazione di una potenza sacra, si univa sessualmente con l&#8217;uomo devoto a quel culto, perché così il fedele entrava in contatto con la sacralità della dea Venus. L&#8217;atto sessuale era quindi un veicolo di comunicazione con il divino, un sentiero di contatto e di unione con la trascendenza. Si comprende allora anche la sacralizzazione del fallo, testimoniato dall&#8217;iconografia e dal culto del dio Priapo e dalle processioni in onore di Dioniso (le falloforie), dove si portavano in mostra le rappresentazioni falliche quali epifanie del dio, presenti del resto nella <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> egizia, quali ierofanie di Osiride, nel quadro dei Misteri egizi isiaci ed osiridei. Ancora oggi, in Giappone, si celebra annualmente una ricorrenza religiosa in cui le rappresentazioni falliche come oggetti sacri sono portate in processione.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/sopra-lo-amore-ovvero-convito-di-platone-2/7593" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-9177" style="margin: 10px;" title="sopra-lo-amore" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/sopra-lo-amore-172x300.jpg" alt="" width="172" height="300" /></a>La sessualità era quindi vista come una manifestazione della potenza del divino, una irruzione della trascendenza nell&#8217;immanenza della vita terrena, un segno delle possibilità più alte presenti nell&#8217;uomo. Non è certo un caso che il neoplatonismo rinascimentale e, in particolare, Marsilio Ficino (nel suo <a title="Sopra lo amore" href="http://www.libriefilm.com/sopra-lo-amore-ovvero-convito-di-platone-2/7593" target="_blank"><em>Commento</em></a> al <a title="Simposio" href="http://www.libriefilm.com/simposio/5315" target="_blank"><em>Simposio</em></a> di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>), si sia richiamato a questa visione sacrale dell&#8217;amore, sebbene rimarcando un più netto iato fra materia e spirito, per effetto dell&#8217;influenza cristiana, ma comunque accogliendo l&#8217;idea generale di un accostamento per gradi al Bello, da quello fisico a quello spirituale.</p>
<p style="text-align: justify;">Particolare attenzione è data dal pensatore romano alla sessualità nei Misteri antichi e, in particolare, in quelli di Eleusi, alle forme rituali di ierogamìa, di unione sessuale sacra fra un uomo e una donna nel quadro sacerdotale misterico così come molta attenzione è data alle forme ed alle procedure della magia sesssuale, soprattutto con riferimento alle scuole tantriche induiste e buddhiste, nelle quali la sessualità viene utilizzata, con diversità di metodiche fra una scuola e l&#8217;altra, per attivare una superiore integrazione della coscienza e quindi uno stato di illuminazione interiore che si desta nel momento in cui si ha il contatto reale con il Sacro. Evola avverte anche sui pericoli insiti in alcune metodiche tantriche e mette in guardia il lettore da certi atteggiamenti superficiali di imitazione di pratiche che si collocavano in un contesto ambientale e culturale molto diverso, anche sotto il profilo della carica energetica presente in certe confraternite antiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema di fondo che si pone è se e come tale visione sacrale del sesso possa essere praticata e realizzata nel quadro del mondo moderno e post-moderno, nell&#8217;era della rivoluzione tecnologica, informatica e telematica, in un ambiente desacralizzato e laicizzato. Certe forme cultuali e rituali (ierogamie, procedure tantriche) presupponevano l&#8217;esistenza dei Misteri, dei collegi misterici, dei sacerdoti e dei maestri spirituali, che sono del tutto assenti nell&#8217;età oscura, nel <em>kali-yuga</em> dei testi indù.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-regno-della-quantita-e-i-segni-dei-tempi/4841" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-7523" style="margin: 10px;" title="il-regno-della-quantita-e-i-segni-dei-tempi" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-regno-della-quantita-e-i-segni-dei-tempi.jpg" alt="" width="200" height="297" /></a>Si ripropone quindi, in tema di sessualità, lo stesso problema che si presenta in linea generale per le possibilità di realizzazione spirituale che sono offerte nel mondo moderno ed in quello contemporaneo (distinguiamo i due termini perché il post-moderno si presenta come un&#8217;epoca con caratteri già diversi da quelli della modernità industriale dell&#8217;800 e del &#8217;900), alla luce del processo di solidificazione materialistica che si è svolto , con ritmi sempre più accelerati, nell&#8217;uomo e nel mondo e di cui <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> ci ha parlato nella sua opera <a title="Il regno della quantità e i segni dei tempi" href="http://www.libriefilm.com/il-regno-della-quantita-e-i-segni-dei-tempi/4841" target="_blank"><em>Il regno della quantità ed i segni dei tempi</em></a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Credo che occorra partire da un dato: venuti meno i supporti rituali e misterici delle civiltà antiche, con l&#8217;affermazione del cristianesimo in una chiave di esclusivismo fideistico, e con lo sviluppo scientifico e tecnico che parte da una visione materialistica del mondo, si sono avute tre conseguenze che così possiamo brevemente schematizzare:</p>
<ol>
<li style="text-align: justify;">l&#8217;uomo è rimesso a sé stesso perché non ha più supporti per la sua realizzazione in senso esoterico;</li>
<li style="text-align: justify;">l&#8217;uomo percepisce se stesso come coscienza individuale e non più come parte di un tutto. L&#8217;uomo di una <em>gens</em> antica, per intenderci, o il giurista del diritto romano ancora in età imperiale, percepiva se stesso come parte integrante di una <em>gens</em> o di una tradizione religiosa e culturale; la sua percezione di sé era allargata ad un insieme sovraindividuale. Oggi prevale invece una autopercezione atomistica dell&#8217;uomo;</li>
<li style="text-align: justify;">il “mentale” dell&#8217;uomo moderno è molto più forte rispetto a quello dell&#8217;uomo delle civiltà tradizionali, in cui prevaleva uno stile di pensiero sintetico-intuitivo che si rifletteva anche nella maggiore concisione linguistica, come è il caso del latino, lingua celebre per la sua efficace capacità di sintesi. Ciò vuol dire che l&#8217;uomo tradizionale, col suo “astrale”, cioé col mondo delle emozioni, entrava in contatto col dominio spirituale senza la mediazione del mentale, o almeno tale mediazione era molto più attenuata, essendo la mente una mente immaginativa, cioé sintetico-intutiva.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">In questo contesto e con tali condizioni, l&#8217;iniziazione, oggi, può essere solo una iniziazione moderna, ossia praticabile in forme adatte alle condizioni dell&#8217;epoca.</p>
<p style="text-align: justify;">Una realizzazione spirituale può essere attualmente solo un percorso di consapevolezza, una via dell&#8217;anima cosciente, imperniata sulla disciplina e la semplificazione della mente e sull&#8217;armonia mente-cuore.</p>
<p style="text-align: justify;">Un approccio di tipo ritualistico non sembra adatto alle condizioni del nostro tempo, o quantomeno quell&#8217;approccio può avere un senso solo se preceduto e seguito da un <em>continuum</em> di operatività interiore consapevole, di azione modificatrice su se stessi e in se stessi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il campo della sessualità si colloca nel medesimo ordine di idee. Al sesso banalizzato e brutalizzato o alla sessuofobia di certe tendenze religiose va posta come alternativa la sessualità vissuta come consapevolezza del suo senso pieno e profondo, quindi preparata, propiziata e integrata da determinate pratiche meditative di cui ci parla ampiamente l&#8217;esoterista <a title="Massimo Scaligero" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/massimo-scaligero/">Massimo Scaligero</a> nella sua opera <em>Manuale pratico di meditazione</em> e che risentono chiaramente dell&#8217;influenza di certe forme meditative indiane e yogiche adattate alla mentalità occidentale, sulla base degli insegnamenti della “scienza dello spirito” tramandata e rielaborata da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/rudolf-steiner" target="_blank">Rudolf Steiner</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;">La lezione evoliana apre orizzonti profondi sulla sessualità nel mondo della Tradizione e consente di prendere coscienza delle regressioni e dei limiti che, anche in questo campo, si sono verificati nel mondo moderno. Crediamo, però, che tale lezione vada affiancata e integrata dagli interventi di altri Maestri, per maturare in sé la prospettiva pragmatica e concreta di una via dell&#8217;anima cosciente.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto, col gentile consenso dell&#8217;Autore, dal mensile <em>Fenix</em>, n°38, dicembre 2011, pagg. 86-90.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/julius-evola-e-la-metafisica-del-sesso.html' addthis:title='Julius Evola e la metafisica del sesso. Alcune osservazioni per una lettura attualizzata del pensiero del filosofo romano ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Breve nota sull’«Anno dell’Elefante»*</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 18:18:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandra Zuin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Cristianesimo e monoteismi]]></category>
		<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[Abraha]]></category>
		<category><![CDATA[Arabia]]></category>
		<category><![CDATA[elefante]]></category>
		<category><![CDATA[Mecca]]></category>
		<category><![CDATA[Muhammad]]></category>

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		<description><![CDATA[Il cosidetto “anno dell’elefante” (‘am al-fil) è un anno non ancora identificato della seconda metà del VI secolo d.C. durante il quale probabilmente nacque Muhammad, il Profeta dell’Islam. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/breve-nota-sull%e2%80%99%c2%abanno-dell%e2%80%99elefante%c2%bb.html' addthis:title='Breve nota sull’«Anno dell’Elefante»* '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/maometto/9482" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-9073 alignright" style="margin: 10px;" title="maometto" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/maometto-182x300.jpg" alt="" width="182" height="300" /></a>Nel 524 d.C. il sovrano ebreo del regno sudarabico di Himyar, Dhu Nuwas<a title="" href="#_ftn1">[1]</a> ordì il massacro degli abitanti cristiani delle oasi di Najran, Zufar e Mokha.<a title="" href="#_ftn2">[2]</a> L’imperatore bizantino Giustiniano I (482-565) esercitò forti pressioni sul Negus etiope, Alla Asbiha, affinché intervenisse in aiuto ai cristiani che si trovavano di fronte al suo Paese e, dopo alcune trattative, convinse l’abissino Abraha al-Ashram, condottiero del Regno di Aksum<a title="" href="#_ftn3">[3]</a> a sbarcare in Yemen con un esercito di circa settantamila uomini.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel 525 Dhu Nuwas capitolò ed Abraha si proclamò Vicerè della regione e comandante in capo delle truppe. Lo stato sudarabico divenne vassallo del regno di Aksum. Abraha fece edificare molte chiese, perseguitò ebrei e pagani, distrusse sinagoghe e vietò agli arabi pagani il pellegrinaggio al santuario della Ka’ba nella città di Mecca. Quest’ultimo fu il motivo per cui in una chiesa della capitale yemenita Sanà si verificò un episodio davvero spiacevole. Un uomo, pare un arabo della tribù dei Kinana proveniente dal Nordarabia, si fece chiudere di notte all’interno dell’edificio sacro unicamente per imbrattarlo coi suoi bisogni e poi fuggire. Abraha approffittò di questo incidente per armare i suoi uomini e dirigersi verso Mecca lanciando così un’offensiva alla tribù dei Banu Quraysh<a title="" href="#_ftn4">[4]</a> che, secondo lui, era riuscita a trasformare la città higiàzena in una repubblica mercantile talmente potente da danneggiare gli interessi degli arabi del Sud.</p>
<p style="text-align: justify;">Abraha arrivò alle porte di Mecca circondato dal suo esercito quasi come un trionfatore e, come vuole la tradizione, accompagnato da un enorme animale esotico – l’elefante (<em>al-fil</em>)<a title="" href="#_ftn5">[5]</a> – la cui imponenza e i cui suoni dovevano aver destato tanta meraviglia nei volti dei meccani!</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il suo sogno svanì presto. L’esercito fu decimato: forse da un’epidemia o – come narra un capitolo del <em>Corano</em> (<em>Sura</em> 105, 1-5) – da folti stormi di uccelli di una sconosciuta razza <em>ababil</em> che per intervento di Dio cominciarono a lanciare dai loro becchi “pietre indurite” contro i soldati abissini, uccidendoli:</p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;" align="center">Nel nome di Dio, clemente misericordioso!</p>
<p style="text-align: justify;" align="center"><sup>1</sup>Non hai visto come oprò il tuo Signore con Quelli dell’Elefante? – <sup>2</sup>Non mandò forse in malora la loro astuzia? – <sup>3</sup>Inviò contro a loro uccelli <em>ababil</em> – <sup>4</sup>che li colpirono con pietre indurite, <sup>5</sup>facendo di loro come pula di grano svuotata. -</p>
</blockquote>
<p>La sconfitta di Abraha ebbe luogo in un periodo non ancora precisato, forse il 570.<a title="" href="#_ftn6">[6]</a> Secondo i tradizionalisti musulmani correva l’«anno dell’Elefante» (<em>‘am al-fil</em>), anno in cui a Mecca veniva al mondo Abu-l-Qasim Muhammad ibn ‘Abd Allah ibn ‘Abd-l-Muttalib al-Hashimi, il futuro Profeta dell’Islam.<a title="" href="#_ftn7">[7]</a></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Bibliografia</strong></p>
<table border="0" cellspacing="0" cellpadding="0">
<tbody>
<tr>
<td valign="top" width="326">al-Tabari, a cura di S. Noja 2002</td>
<td valign="top" width="326">Muhammad Ibn Jarir al-Tabari, <em><a title="Vita di Maometto" href="http://www.libriefilm.com/vita-di-maometto/10133" target="_blank">Vita di Maometto</a>,</em>a cura di S. Noja, II ed. Milano 2002.&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="326">Bobzin 2002</td>
<td valign="top" width="326">H. Bobzin, <a title="Maometto" href="http://www.libriefilm.com/maometto/9482" target="_blank"><em>Maometto</em></a>, Torino 2002.&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="326">Bausani 1978&nbsp;</td>
<td valign="top" width="326">A. Bausani, <em>Il Corano,</em> Firenze 1978.</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="326">Bausani 2005</td>
<td valign="top" width="326">A. Bausani, <em>L’Islam. Una religione, un’etica, una prassi politica,</em>III ed. Milano 2005.&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="326">Cagni-Graziani-Giovinazzo 1990 iii&nbsp;</td>
<td valign="top" width="326">L. Cagni-S. Graziani-G.Giovinazzo, <em>Storia del Vicino Oriente preislamico III: Il Vicino Oriente dalla fine del II millennio a.C. all’avvento dell’Islam,</em>Sussidio didattico a circolazione interna, Napoli 1990.&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="326">Guzzetti 2004&nbsp;</td>
<td valign="top" width="326">Cherubino M. Guzzetti, <em><a title="Muhammad. La vita di Maometto" href="http://www.libriefilm.com/muhammad-la-vita-di-maometto-profeta-di-allah/10134" target="_blank">Muhammad. La vita di Maometto</a>, profeta di Allah,</em>Alba (Cuneo) 2004.&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="326">Lo Jacono 1995&nbsp;</td>
<td valign="top" width="326">C. Lo Jacono, <em>Maometto. L’Inviato di Dio, Roma</em>1995.&nbsp;</td>
</tr>
<tr>
<td valign="top" width="326">Noja 2006&nbsp;</td>
<td valign="top" width="326">S. Noja, <em>Maometto profeta dell’Islam,</em> Cles (TN) 2006.</td>
</tr>
</tbody>
</table>
<div><br clear="all" /></p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div style="text-align: justify;">
<p>* Il cosidetto “anno dell’elefante” (<em>‘am al-fil</em>) è un anno non ancora identificato della seconda metà del VI secolo d.C. durante il quale probabilmente nacque Muhammad, il Profeta dell’Islam. Finora nessuno conosce con esattezza il giorno, il mese e l’anno della sua nascita. Il calcolo fatto dagli studiosi si basa su due date certe della vita di Muhammad: il 622, anno dell’emigrazione (<em>hijra</em>) dalla città di Mecca all’oasi di Medina e il 632, anno della sua morte. Attualmente i paesi musulmani celebrano la festa della “nascita del Profeta” (<em>mawlid an-nabi</em>) il 12 del mese di rabi‘ I, ma si tratta di una celebrazione non riconosciuta ufficialmente dalla Legge, cfr. Bausani 2005, p. 54.</p>
<p><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-admin/post-new.php#_ftnref1">[1]</a> Il nome significa «Quello dai penduli ricci» ed è l’epiteto del re dell’Arabia meridionale, Yusuf Ash‘ar convertitosi al Giudaismo nei primi anni del VI secolo d.C., v. Lo Jacono 1995, nota 25, p. 23.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a href="http://www.centrostudilaruna.it/wp-admin/post-new.php#_ftnref2">[2]</a> Le oasi si trovavano all’interno del regno. Il regno di Himyar occupava il territorio al centro della parte sud-occidentale dell’antica Penisola Araba, cfr. Cagni 1990, iii, p. 428.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref3">[3]</a> In principio Aksum era una colonia fondata dai sudarabici Sabei nel VI-V secolo a.C., situata sull’altopiano etiopico del Tigré. Più tardi diventò un vero e proprio regno che comprendeva anche l’odierna Eritrea, cfr. Cagni 1990, iii, p. 431.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref4">[4]</a> La tribù più potente di Mecca.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref5">[5]</a> A proposito del vocabolo <em>al-fil</em>, Noja 2006, pp. 86-87 scrive che Carlo Conti Rossini «…il nostro grande etiopista, avanzò l’ipotesi che si trattasse d’una cattiva ricezione in arabo del nome del re abissino Afilas che due secoli prima aveva conquistato un po’ d’Arabia facendo fiorire un ciclo di leggende intorno alle sue gesta allora considerate eccezionali. E’ molto verosimile che i cantastorie della seconda generazione abbiano fatto dell’etiopico ‘Afilas’ l’arabo al-Fil (ovvero l’elefante), più rispondente a qualcosa di reale che non il nome del re straniero; così che la ‘spedizione di Afilas’ divenne per essi e per gli ascoltatori la ‘spedizione dell’elefante’. L’antica spedizione di Afilas fu probabilmente un’incursione diretta dall’Etiopia verso la Mecca e partita dalla costa del Mar Rosso; le storie si confusero forse, in seguito, con la tradizione che vedeva Abraha alla testa della spedizione verso la Mecca».</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref6">[6]</a> Alcuni sostengono fosse il 568 o il 569, altri il 571 o il 572, cfr. Bausani 1978, p. XXII e Lo Jacono 1995, p. 25. Anche il brano coranico sopra citato non fornisce alcuna indicazione né sulla nascita del Profeta, né sul periodo esatto in cui avvenne la spedizione di Abraha.</p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;"><a title="" href="#_ftnref7">[7]</a> Secondo lo storico musulmano al-Tabari (839-923), Muhammad in persona raccontava di essere nato nell’anno della fallita spedizione contro la Mecca dell’armata di Abraha avvenuta durante il Regno del re della dinastia Sasanide di Persia, Cosroe I, che regnò dal 531 al 579, cfr. al-Tabari, a cura di S. Noja 2002, p. 3. Un’altra tradizione vuole che nel 570 Muhammad fosse già adulto e che suo nonno, ‘Abd al-Muttalib lo avesse addirittura inviato alla Mecca a portare la notizia della sconfitta degli Abissini, cfr. Guzzetti 2004, p. 37. Infine, secondo lo storico iracheno Ibn al-Kalbi (719-819), il Profeta nacque addirittura ventitrè anni dopo l’«anno dell’Elefante», v. Bobzin 2002, p. 34. La mancanza di precisione e le contraddizioni sulla data di nascita di Muhammad non dovrebbero stupire più di tanto, perché come scriveva un grande orientalista italiano, il Bausani « … rientrano in quelle abitudini di cui è ben conscio chi abbia viaggiato in Oriente o conosciuto orientali: la scarsa precisione nel computo della propria ed altrui età», v. Bausani 1978, p. XXII.</p>
</div>
</div>
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		<title>Der sakrale Charakter des Königtums</title>
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		<pubDate>Mon, 19 Dec 2011 11:31:13 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Julius Evola</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli di Julius Evola]]></category>
		<category><![CDATA[Julius Evola]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[Studi religiosi]]></category>
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		<category><![CDATA[Autorität]]></category>
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		<description><![CDATA[Jede große "traditionelle" Kulturform war durch das Vorhandensein von Wesen charakterisiert, die durch ihre "Göttlichkeit", d.h. durch eine angeborene oder erworbene Überlegenheit über die menschlichen und natürlichen Bedingungen, fähig erschienen, die lebendige und wirksame Gegenwart des metaphysischen Prinzips im Schoße der zeitlichen Ordnung zu vertreten. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/der-sakrale-charakter-des-konigtums.html' addthis:title='Der sakrale Charakter des Königtums '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/evola48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Julius Evola" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-9070" style="margin: 10px;" title="regalita" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/regalita-300x199.jpg" alt="" width="300" height="199" />Jede große &#8220;traditionelle&#8221; Kulturform war durch das Vorhandensein von Wesen charakterisiert, die durch ihre &#8220;Göttlichkeit&#8221;, d.h. durch eine angeborene oder erworbene Überlegenheit über die menschlichen und natürlichen Bedingungen, fähig erschienen, die lebendige und wirksame Gegenwart des metaphysischen Prinzips im Schoße der zeitlichen Ordnung zu vertreten. Von solcher Art war, dem tieferen Sinn seiner Etymologie und dem ursprünglichen Wert seiner Funktion nach, der <em>Pontifex</em>, der &#8220;Brücken-&#8221; oder &#8220;Wege-Bauer&#8221; zwischen dem Natürlichen und dem Übernatürlichen. Weiter identifizierte sich der Pontifex überlieferungsgemäß mit dem <em>Rex</em>, entsprechend dem herrschenden Begriff einer königlichen Göttlichkeit und eines priesterlichen Königtums [Vgl. Servius, <em>Ad Aened</em>., III 268: "<em>Majorum haec consuetudo at rex esset etiam sacerdos et pontifex</em>". Dasselbe läßt sich – wie bekannt – für die urnordischen Stämme sagen.]. Die &#8220;göttlichen&#8221; Könige verkörperten also im Dauerzustand jenes Leben, welches &#8220;jenseits des Lebens&#8221; ist. Durch ihr Vorhandensein, vermöge ihrer &#8220;pontifikalen&#8221; Vermittlung, durch die Kraft der ihrer Macht anvertrauten Riten und der Institutionen, deren Urheber oder Stützen sie waren, strahlten geistige Einflüsse auf die Welt der Menschen aus, die deren Gedanken, Absichten und Handlungen durchdrangen, die einen Schutzwall bildeten gegen die dunklen Kräfte der inferioren Natur; die dem gesamten Leben eine Ordnung gaben, welche es geeignet machte, als fruchtbare Basis für die Verwirklichungen von Höherem zu dienen; die infolgedessen die allgemeinen Voraussetzungen schufen für &#8220;Gedeihen&#8221;, für &#8220;Wohlfahrt&#8221;, für &#8220;Glück&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Die Grundlagen der Autorität von Königen und Herrschern, das, wofür sie verehrt, gefürchtet und verherrlicht wurden, war im antiken Weltbild im Wesentlichen diese ihre heilige und übermenschliche Eigenschaft, nicht als leere Redensart verstanden, sondern als Wirklichkeit. Wie man das Unsichtbare als vorausgehendes und höheres Prinzip gegenüber dem Sichtbaren und Zeitlichen empfand, dementsprechend erkannte man solchen Naturen unmittelbar den Vorrang über alle und das natürliche und absolute Herrscherrecht zu. Was allen traditionellen Kulturen fehlt und erst Sache eines darauffolgenden und schon absteigenden Zeitabschnittes wird, ist die laienhafte, weltliche, lediglich politische Idee des Königtums und deshalb auch die eines Vorrangs, der gegründet ist, sei es auf Gewalt und Ehrgeiz, sei es auf natürliche und weltliche Eigenschaften, wie Intelligenz, Stärke, Geschicklichkeit, Mut, Weisheit, Sorge für das materielle Allgemeinwohl und so weiter. Noch fremder ist der Überlieferung die Idee, daß die Macht dem König von denen übertragen werde, die er regiert; daß seine Gesetze und seine Autorität Ausdruck des Volksbewußtseins seien und dessen Billigung unterstellt. An der Wurzel jeder zeitlichen Macht fand sich vielmehr die geistige Autorität eines gleichsam &#8220;göttlichen Wesens in Menschengestalt&#8221; [Im <em>Mânavadharmçastra</em> (VII, 8) wird der König als "große Gottheit in Menschengestalt" bezeichnet. Der ägyptische König galt als Manifestation von Râ und von Horus. Die Könige von Alba und von Rom personifizierten Jupiter, die urnordischen Odin und Tiuz, die assyrischen Baal, die iranischen den Gott des Lichtes, und so fort. Die Idee einer göttlichen oder himmlischen – wie wir sehen werden, vor allem einer solaren – Abstammung ist allen vormodernen Königstraditionen gemein.]. <em>Bâsileis ieroí</em>: der König – mehr als ein Mensch, ein heiliges kosmisches Wesen – verfügt über die transzendente Kraft, die ihn von jedem Sterblichen distanziert, indem sie ihn befähigt, seinen Untertanen Gaben zu spenden, die außerhalb der menschlichen Reichweite liegen, und ihn imstande setzt, den überlieferungsgemäßen rituellen Handlungen zur Wirksamkeit zu verhelfen, auf die er, wie wir sagten, das Vorrecht besitzt und in denen man die Glieder des wahren &#8220;Regierens&#8221; und die übernatürlichen Stützen des gesamten traditionsgebundenen Lebens erkannte [Umgekehrt konnte der König in Griechenland und Rom nicht mehr König sein, wenn er sich des Priesteramtes als unwürdig erwies, um dessenwillen er <em>rex sacrorum</em> war. Erster und höchster Vollzieher der Riten für diejenige Wesenheit, deren gleichzeitiger Temporalfall er war.]. Deshalb herrschte das Königtum und wurde für natürlich gehalten. Materielle Macht hatte es nicht nötig. Es zwang sich zuerst und unwiderstehlich durch den Geist auf. &#8220;Herrlich ist die Würde eines Gottes auf Erden&#8221;, steht in einem arischen Text, &#8220;aber für die Unzulänglichen schwer zu erlangen: würdig, König zu sein, ist lediglich der, dessen Sinn sich zu solcher Höhe erhebt&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.de/gp/product/377877042X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=centrostudi0e-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1638&amp;creative=19454&amp;creativeASIN=377877042X" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-9066" style="margin: 10px;" title="hermetische-tradition" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/hermetische-tradition1-185x300.jpg" alt="" width="185" height="300" /></a>In der Überlieferung entsprach der königlichen Göttlichkeit wesentlich das Sonnen-<a title="Symbol" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">Symbol</a>. Man erkannte dem König denselben &#8220;Ruhm&#8221; zu, der der Sonne und dem Lichte gehört – <a title="Symbolen" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">Symbolen</a> der höheren Natur –, wenn sie allmorgendlich über die Finsternis triumphieren. &#8220;Als König steigt er des Horus (der Sonne) Thron der Lebenden empor, gleich seinem Vater Râ, jeglichen Tag&#8221;; &#8220;Ich habe bestimmt, daß du dich als König des Südens und des Nordens auf dem Throne des Horus erhebst, gleich der Sonne, ewiglich&#8221; – das sind Wendungen, die sich auf das altägyptische Königtum beziehen. Sie stimmen übrigens genau mit den iranischen überein, wo vom König gesagt wird, er sei &#8220;vom selben Geschlecht wie die Götter&#8221;, er &#8220;hat denselben Thron wie Mithra, er steigt mit der Sonne empor&#8221;, und wo er particeps siderum genannt wird, &#8220;Herr des Friedens, Heil der Menschen, ewiger Mensch, Sieger, der mit der Sonne emporsteigt&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Dieser solare &#8220;Ruhm&#8221; oder &#8220;Sieg&#8221;, der also die Königsnatur und ihr Recht von oben bestimmte, beschränkte sich übrigens nicht auf ein bloßes <a title="Symbol" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">Symbol</a>, sondern identifizierte sich mit einer realen und schaffenden Kraft, als deren Träger der König als solcher angesehen wurde. Im alten Ägypten wurde der König auch &#8220;kämpfender Horus&#8221; – <em>hor âhâ</em> – genannt, um diesen Charakter des Siegs oder Ruhms des im König verkörperten solaren Prinzips zu bezeichnen: der König war in Ägypten nicht nur &#8220;göttlicher Herkunft&#8221;, sondern wurde auch als solcher &#8220;eingesetzt&#8221; und dann periodisch durch Riten beglaubigt, die eben den Sieg des Sonnengottes Horus über Typhon-Seth, den Dämon des inferioren Bereiches, darstellten. Solchen Riten schrieb man übrigens die Macht zu, eine &#8220;Kraft&#8221; und ein &#8220;Leben&#8221; an sich zu ziehen, die auf übernatürlichem Wege die Fähigkeiten des Königs &#8220;umschlangen&#8221;. Aber das Ideogramm <em>uas</em>, &#8220;Kraft&#8221;, ist das Zepter, das die Götter und die Könige tragen, ein Ideogramm, das in den älteren Texten für ein anderes Zepter in Zackenform steht, in welchem man den Zickzack des Blitzes erkennt. Die königliche &#8220;Kraft&#8221; erscheint so als eine Manifestation der himmlischen Blitzeskraft; und die Vereinigung der Zeichen &#8220;Leben-Kraft&#8221;, <em>ânshûs</em>, bildet ein Wort, das auch die &#8220;Flammenmilch&#8221; bezeichnet, von der sich die Unsterblichen nähren, seinerseits nicht ohne Beziehung zum uraeus, der göttlichen Flamme, die bald lebenserweckend, bald zerstörerisch wirkt und deren <a title="Symbol" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">Symbol</a> das Haupt des ägyptischen Königs umgibt. Die verschiedenen Elemente konvergieren also ausschließlich in der Idee einer &#8220;nicht irdischen&#8221; Macht (oder Fluidums) – <em>sa</em> – , die die sieghafte Sonnenatur des Königs weiht und beglaubigt und die von einem König zum anderen &#8220;schnellt&#8221; – sotpu – , die ununterbrochene &#8220;goldene&#8221; Kette des &#8220;Königsgeschlechts&#8221; bildend, das zum Regieren bestimmt ist [Einer der Namen der ägyptischen Könige ist "Horus aus Gold gemacht", wo das Gold das "solare" Fluidum bezeichnet, aus dem der "unverwesliche Leib" der Unsterblichen entsteht: gleichzusetzen der obengenannten "Flammenmilch" und der "Blitzeskraft", die beide sich ebenfalls an der Sonnenflamme stärken und sich auf den König beziehen. Nicht uninteressant ist der Hinweis, daß der Ruhm in der christlichen Überlieferung als Attribut Gottes figuriert – <em>gloria in excelsis deo</em> – und daß nach der mystischen Theologie in der "Glorie" sich die Vision der "Seligpreisung" erfüllt. Die christliche Ikonographie pflegt sie als Aureole um das Haupt der Heiligen zu breiten, die den Sinn den königlichen ägyptischen uraeus und der Strahlenkrone des iranisch-römischen Königtums wiedergibt.].</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.de/gp/product/3934291228/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=centrostudi0e-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1638&amp;creative=19454&amp;creativeASIN=3934291228" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-9067" style="margin: 10px;" title="den-tiger-reiten" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/den-tiger-reiten.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Nach der Überlieferung des Fernen Ostens hat der König, der &#8220;Sohn des Himmels&#8221; – <em>t&#8217;ien – tze</em> – , d.h., der nicht nach den Gesetzen der Sterblichen Geborene, den &#8220;himmlischen Auftrag&#8221; – t&#8217;ien – ming – , der gleichfalls die Idee einer übernatürlichen realen Kraft mit einbegreift. Die Art dieser Kraft &#8220;vom Himmel&#8221; ist nach der Bezeichnung des Lao-tze Tun – ohne – Tun (<em>wei – wu – wei</em>) oder immaterielle Tat durch Gegenwart. Sie ist unsichtbar wie der Wind und hat gleichwohl das Unwiderstehliche einer Naturgewalt: die Kräfte des gewöhnlichen Menschen – sagt Meng-tze – biegen sich darunter wie sich die Halme unter dem Wind biegen [Über die Art der "Tugend", deren Inhaber der König ist, vgl. <em>Dschung-yung</em>, XXXIII, 6, wo es heißt, daß die geheimen Aktionen des "Himmels" den äußersten Grad des Immateriellen erreichen – "sie haben weder Klang noch Geruch", sie sind zart "wie die leichteste Feder". Zum Tun – ohne – Tun vgl. ebd. XXVI, 5 – 6: "Es gleichen sich die im höchsten Grade vollkommenen Menschen durch die Weite und die Tiefe ihrer Tugend der Erde an; durch die Höhe und den Glanz derselben gleichen sie sich dem Himmel an; durch die Ausdehnung und die Dauer gleichen sie sich dem Raum und der Zeit an, die ohne Grenzen sind. Der, welcher in dieser herrlichen Vollkommenheit lebt, er zeigt sich nicht und dennoch offenbart er sich, wie die Erde, durch seine Wohltätigkeit; er bewegt sich nicht und dennoch bewirkt er, wie der Himmel, vielfachen Wandel; er handelt nicht und dennoch bringt er, wie Raum und Zeit, seine Werke zur letzten Vollendung". Weiter unten – XXXI, 1 – wird gesagt, daß nur ein solcher Mensch "würdig ist, die höchste Autorität zu besitzen und den Menschen zu befehlen."]. In dieser Kraft oder &#8220;Tugend&#8221; verankert, bildete der Herrscher im alten China tatsächlich das Zentrum einer jeden anderen Sache oder Energie. Man war überzeugt, daß von seinem Verhalten insgeheim nicht nur Glanz oder Elend seines Reiches abhing (es ist die &#8220;Tugend&#8221; – <em>te&#8217;</em> – des Herrschers, weniger sein Beispiel, wodurch das Betragen seines Volkes gut oder böse wird), sondern auch der geregelte und günstige Verlauf der Naturereignisse selbst. Seine Funktion als Mittelpunkt implizierte sein Verharren in jener innerlichen, &#8220;sieghaften&#8221; Seinsart, von der die Rede war und der hier der Sinn des bekannten Ausdrucks &#8220;Unveränderlichkeit in der Mitte&#8221; entsprechen mag. Aber wenn dem so ist, kann keine Macht gegen seine &#8220;Tugend&#8221; aufkommen, um den überlieferungsgemäß geordneten Verlauf der menschlichen und selbst der natürlichen Dinge zu stören. Bei jedem normalen Ereignis mußte also der Herrscher die letzte Ursache und die geheime Verantwortung dafür in sich selbst suchen.</p>
<p style="text-align: justify;">Allgemeiner gesagt, die Idee von heiligen Eingriffen, durch die der Mensch mit seinen verborgenen Kräften die natürliche Ordnung aufrecht erhält und sozusagen das Leben der Natur erneuert, gehört einer frühesten Überlieferung an und interferiert sehr häufig mit der Königsidee selbst. Daß die erste und wesentlichste Funktion des Königs im Vollzug jener rituellen und sakrifikalen Handlungen besteht, die den Schwerpunkt des Lebens in der traditionsgebundenen Welt darstellten, ist jedenfalls eine Idee, die in allen regulären Formen der Überlieferung fortdauert, bis zu den griechischen Städten und bis auf Rom [Aristoteles (<em>Pol</em>. VI, 5, 11; vgl. III, 9) sagt: "Die Könige haben diese ihre Würde dadurch, daß sie Priester eines gemeinschaftlichen Kultes sind." Die wichtigste Handlung, die dem König von Sparta zukam, war die Darbringung von Opfern; und dasselbe ließe sich von den ersten römischen Königen sagen und dann auch von den Herrschern der Kaiserzeit.], indem sie die schon erwähnte Untrennbarkeit der königlichen Würde von den sakrifikalen und pontifikalen erzeugt. Der König, mit nichtirdischen Kräften versehen, ein göttliches Wesen, erschien auf natürlichem Wege als der, welcher unmittelbar fähig ist, die Macht der Riten zur Entfaltung zu bringen und die Wege zur höheren Welt zu erschließen. In jenen Formen der Überlieferung, in denen eine besondere Priesterkaste erscheint, gehört deshalb der König, wenn er seiner ursprünglichen Würde und Funktion entspricht, ihr an, und zwar als ihr Oberhaupt, <em>pontifex maximus</em>. Wenn wir, umgekehrt, bei gewissen Völkern den Brauch vorfinden, beim Eintritt eines Versagens das Oberhaupt abzusetzen oder zu beseitigen – denn dieses Versagen galt ihnen als ein Verfallszeichen der mystischen Kraft des &#8220;Glücks&#8221;, derentwegen man das Recht hatte, Oberhaupt zu sein – , so haben wir hier den Widerhall von etwas, das, wenn auch in Formen materialistischer Entartung, uns auf dieselbe Ideenfolge zurückführt. Und bei den nordischen Völkern, bis zur Zeit der Goten, wo das Prinzip der königlichen Göttlichkeit zwar unangetastet blieb (der König wurde hier Ases genannt, der Eigenname einer bestimmten skandinavischen Götterkategorie), galt als ein unglückliches Ereignis, wie z.B. eine Hungersnot, eine Seuche oder eine Mißernte, wenn auch nicht gerade als das Fehlen der an den König gebundenen mystischen Macht des &#8220;Glücks&#8221;, so doch als der Effekt von etwas, das der König begangen haben mußte, und das die objektive Wirksamkeit seiner Macht unterband.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.de/gp/product/3926370343/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=centrostudi0e-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1638&amp;creative=19454&amp;creativeASIN=3926370343"><img class="alignleft size-full wp-image-9068" title="tradition-und-herrschaft" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/tradition-und-herrschaft.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Man verlangte deshalb vom König, daß er die symbolische und solare Eigenschaft des <em>invictus</em> – <em>sol invictus</em>, <em>élios aníketos</em> – bewahre und damit den Zustand einer unerschütterlichen und übermenschlichen Zentralität aufrecht erhalte, die genau der Idee des Fernen Ostens von der &#8220;Unerschütterlichkeit in der Mitte&#8221; entspricht. Andernfalls ging die Kraft, und mit ihr die Funktion, auf denjenigen über, der bewies, daß er sie besser an sich zu ziehen verstand. Schon hier kann man auf einen der Fälle hinweisen, in denen die Vorstellung vom &#8220;Sieg&#8221; zum Knotenpunkt verschiedener Bedeutungen wird. Wer sie richtig versteht, für den ist in dieser Beziehung höchst bedeutungsvoll die Legende vom König der Wälder von Nemi, dessen Würde in einer Zeit des König – und Priestertums auf den überging, dem es gelungen wäre, ihn zu überraschen und zu &#8220;töten&#8221; – und bekannt ist auch Frazers Versuch, mannigfache Überlieferungen gleichen Typs, die es so ziemlich überall auf der Welt gibt, auf eben diese Legende zurückzuführen. Natürlich ist hier die &#8220;Probe&#8221; als körperlicher Kampf – sollte er auch in Wirklichkeit nie stattgefunden haben – nur die materialistische Reduktion von etwas, dem eine höhere Bedeutung innewohnt. Um den tieferen Sinn erfassen zu können, der sich in der Legende des Priester-Königs von Nemi verbirgt, muß man sich erinnern, daß nach der Überlieferung den Rex Nemorensis zu stellen nur ein &#8220;entflohener Sklave&#8221; berechtigt war (d.h. esoterisch verstanden, ein den Fesseln der inferioren Natur entflohenes Wesen), nachdem er zuvor in den Besitz eines Zweiges der heiligen Eiche gelangt ist. Aber die Eiche ist gleichwertig mit dem &#8220;Baum der Welt&#8221; vieler anderer Überlieferungen und ein ziemlich gebräuchliches <a title="Symbol" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">Symbol</a>, um die Urkraft des Lebens zu bezeichnen; womit ausgedrückt wird, daß nur ein Wesen, das an dieser Kraft teilhaben will, danach trachten kann, dem Rex Nemorensis die Würde zu entreißen. Was diese Würde anbelangt, ist daran zu erinnern, daß die Eiche und auch das Gehölz, dessen &#8220;rex&#8221; der Priester – König von Nemi war, in Beziehung zu Diana stand und daß Diana sogar die &#8220;Buhlerin&#8221; des Königs der Wälder war. Die großen asiatischen Göttinnen der Natur wurden in den alten Überlieferungen des orientalischen Mittelstandes oftmals durch heilige Bäume symbolisiert: worin wir, unter den <a title="Symbolen" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">Symbolen</a>, die Idee von einem Königtum entdecken, das sich herleitet von der Vermählung oder Paarung mit dieser mystischen &#8220;Lebens&#8221;-Kraft – die auch die der transzendenten Weisheit und der Unsterblichkeit ist – , verkörpert sowohl in der Göttin als auch im Baum. So bekommt die Sage von Nemi die allgemeine Bedeutung, die wir in vielen anderen Mythen und Legenden der Überlieferung finden, nämlich die eines &#8220;Siegers&#8221; oder &#8220;Helden&#8221;, der als solcher an Stelle des rex in den Besitz einer Frau oder Göttin gelangt, die in anderen Überlieferungen in der indirekten Bedeutung einer Hüterin von Früchten der Unsterblichkeit auftritt (die Frauengestalten in Beziehung zum symbolischen Baum in den Mythen von Herakles, Jason, Gilgamesch usw.) oder in der direkten Bedeutung einer Personifikation der geheimen Kräfte der Welt und des Lebens oder des übermenschlichen Wissens [Vgl. J. Evola, <em>La tradizione ermetica</em>, Bari 1931, S. 13 – 25. Einige alte Überlieferungen, in Bezug auf einen "weiblichen" Ursprung der Königsmacht, lassen sich zuweilen nach dieser Maßgabe auslegen. Ihre Bedeutung ist dann genau die entgegengesetzte von jener, die der "gynäkokratischen" Anschauung eignet, auf die wir vielleicht bei anderer Gelegenheit zurückkommen werden. – Über den Zusammenhang zwischen göttlichem Weib, Baum und sakralem Königtum vgl. auch die Wendungen im <em>Zohar</em> (III, 50b., III, 51a – auch II, 144b, 145a, mit Bezugnahme auf Moses als Gemahl der "Matrone"), wo es heißt, daß "der Weg, der zum großen Lebensbaum führt, die große Matrone ist" und daß "alle Macht des Königs in der Matrone wohnt", da die "Matrone" die "weibliche" und der Gottheit immanente Form ist; jene, der später bei den Gnostikern, als "heiligem Geist", oftmals wieder ein weibliches Sinnbild entspricht (die Jungfrau Sophia). In der japanischen Überlieferung , die bis heute unverändert fortbesteht, wird der Ursprung der Kaisermacht auf eine Sonnengöttin zurückgeführt – Amaterasu Omikami –, und der Kernpunkt der Zeremonie für den Aufstieg zur Macht – dajo sai – ist durch die Beziehung gegeben, die der König mit ihr durch die "Darreichung der neuen Speise" anknüpft. – Was den "Baum" anbelangt, ist der Hinweis nicht uninteressant, daß er auch in den mittelalterlichen Sagen in Beziehung zur Kaiseridee bleibt: der letzte Kaiser wird vor seinem Tode Zepter, Krone und Schwert am "dürren Baume" aufhängen, der sich gewöhnlich in der symbolischen Region des Presbyters Johannes befindet, genau wie der sterbende Roland sein unzerbrechliches Schwert am "Baume" aufhängt. Weitere Übereinstimmung: Frazer hat auf die Beziehung hingewiesen zwischen dem Zweig, den der entflohene Sklave von der heiligen Eiche der Nemi brechen muß, um mit dem König der Wälder kämpfen zu können, und dem Goldenen Zweig, der Aeneas erlaubt, als Lebender in die Unterwelt hinunterzusteigen, d.h. als Lebender in das Unsichtbare eingeweiht zu werden zu können. Nun wird aber eines der Geschenke, die Kaiser Friedrich II. von dem Presbyter empfängt, gerade ein Ring sein, der "unsichtbar" macht (d.h. in der Unsterblichkeit und ins Unsichtbare versetzt: in den griechischen Überlieferungen ist die Unsterblichkeit des Helden oft ein Synonym für ihren Übergang zum unsterblichen Leben) und der den "Sieg" verschafft: genau wie Siegfried in den Nibelungen durch die symbolische Tugend des Sich-unsichtbar-machens die "göttliche" Brunhild bezwingt und zum königlichen Hochzeitslager führt. ].</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.de/gp/product/B0000BHW23/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=centrostudi0e-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1638&amp;creative=19454&amp;creativeASIN=B0000BHW23" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-9069" style="margin: 10px;" title="das-mysterium-des-grals" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/das-mysterium-des-grals.jpg" alt="" width="300" height="300" /></a>Reste von Überlieferungen, in denen die in der archaischen Sage vom König der Wälder enthaltenen Themen wiederkehren, bleiben übrigens bis zum Ende des <a title="Mittelalter" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo/">Mittelalters</a>, wenn nicht noch länger, erhalten und sind stets mit dem antiken Gedanken verknüpft, daß das rechtmäßige Königtum die Neigung hat, auch in spezifischer und konkreter, wir möchten sagen &#8220;experimenteller&#8221; Weise untrügliche Zeichen seiner übernatürlichen Natur zu bekunden. Ein einziges Beispiel: vor Ausbruch des Dreißigjährigen Krieges verlangte Venedig von Philipp von Valois, daß er sein tatsächliches Recht, die Königskrone zu tragen, durch eines der folgenden Mittel beweise. Das erste, das der Sieg über seinen Widersacher ist, mit dem er auf dem Turnierplatz hätte kämpfen müssen, bringt uns in der Tat auf den Rex Nemorensis und auf die mystische Beglaubigung eines jeden &#8220;Sieges&#8221; zurück [Bei anderer Gelegenheit werden wir die Auffassung noch besser erhellen, die uns hier – wie, allgemeiner, in der "Waffenprobe" bestimmten mittelalterlichen Rittertums – eigentlich nur in grob materialistischer Form entgegentritt. Der Überlieferung nach war der Sieger nur insofern ein solcher, als sich in ihm eine übermenschliche Energie verkörperte; und eine übermenschliche Energie verkörperte sich in ihm, insofern er Sieger wurde: zwei Momente in einem einzigen Akte, das Zusammentreffen eines "Abstieges" mit einem "Aufstieg".]. Über die beiden anderen Mittel liest man in einem Texte der Zeit: &#8220;Wenn Philipp von Valois, wie er behauptet, wahrer König von Frankreich ist, soll er es dadurch zeigen, daß er sich hungrigen Löwen aussetzt, denn die Löwen verwunden nie einen wirklichen König; oder aber er vollbringe das Wunder der Heilung von Kranken, wie es die anderen wahren Könige zu vollbringen pflegen&#8230; Im Falle des Mißerfolges würde man ihn seiner Krone als unwürdig erachten.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Die übernatürliche Macht, die sich im Sieg oder in der thaumaturgischen Tugend offenbart, läßt sich also auch in Zeiten, welche wie die Philipp von Valois schon in die &#8220;moderne&#8221; Ära fallen, nicht trennen von der Idee, die man traditionsgemäß vom wahren und rechtmäßigen Königtum hatte [Die thaumaturgische Tugend wird von der Überlieferung auch den römischen Kaisern Hadrian und Vespasian bestätigt (Tacitus, <em>Hist</em>., IV, 81; Sueton, <em>Vespas</em>., VII). Bei den Karolingern finden wir Spuren einer Idee, derzufolge sich die soterische Kraft gleichsam materiell bis in die Königsgewänder auswirkt. Angefangen von Robert dem Frommen, über die Könige von Frankreich, und von Eduard dem Bekenner über jene von England, bis zum Zeitalter der Revolutionen, überträgt sich sodann auf dynastischem Wege die thaumaturgische Macht, die sich zunächst auf die Heilung aller Krankheiten erstreckt, sich später auf einige von ihnen beschränkt und sich in tausenden von Fällen erprobt hat, so sehr, daß sie nach einem Wort von Pierre Mathieu "als einziges Wunder von Dauer in der <a title="religion" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">Religion</a> der Christen" erscheint. Zu den geistigen Einflüssen, die sich in den Helden auswirkten, deren Kult man in Griechenland feierte, zählte man außer den prophetischen oft auch die soterische Tugend.]. Und sieht man auch ab von der tatsächlichen Angleichung der einzelnen Personen an sie, so bleibt doch die Idee bestehen, daß &#8220;das, was die Könige in solche Verehrung gebracht hat, hauptsächlich die göttlichen Tugenden und Kräfte gewesen sind, die nur in ihnen vorhanden waren und nicht auch in anderen Menschen&#8221;. Joseph de Maistre schreibt: &#8220;Gott setzt die Könige buchstäblich ein. Er bereitet die Königsgeschlechter vor; er läßt sie in einer Wolke gedeihen, die ihren Ursprung verhüllt. Endlich treten sie hervor, mit Ruhm und Ehre gekrönt; sie setzen sich ein, und das ist das größte Zeichen ihrer Rechtmäßigkeit. Sie steigen von selbst empor, ohne Gewalt von der einen Seite und ohne ausdrückliche Verhandlung von der anderen. Hier herrscht eine gewisse großartige Ruhe, die nicht leicht zu beschreiben ist. Rechtmäßige Usurpation – das schiene mir der treffendste Ausdruck (wäre er nicht zu kühn), um diese Art von Ursprung zu bezeichnen, dem die Zeit dann bald ihre Weihe erteilt.&#8221; [Auch in der iranischen Überlieferung herrschte die Ansicht, daß die Natur eines königlichen Wesens sich früher oder später unweigerlich durchsetzen müsse. Der Stelle von De Maistre entnimmt man den Brauch des symbolischen Verhüllens mit einer Wolke, den man traditionsgemäß, in Griechenland vor allem, auf die geraubten und unsterblich gemachten "Helden" anwandte; außerdem wird hier die alte mystische Idee des Sieges ersichtlich, insofern das "Sich-Einsetzen" nach De Maistre das "größte Zeichen für die Rechtmäßigkeit" der Könige ist.]</p>
<p style="text-align: justify;">(Veröffentlichung in: <em>Deutsches Adelsblatt</em>, 04.03.1933)</p>
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		<title>Il femminino sacro e la ricerca dell&#8217;unita perduta</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Dec 2011 17:00:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Lawrence Sudbury</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Forse alle origini della storia dell'umanità la concezione religiosa primaria è stata quella del "femminino sacro"?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-femminino-sacro-e-la-ricerca-dellunita-perduta.html' addthis:title='Il femminino sacro e la ricerca dell&#8217;unita perduta '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;">Poniamoci una domanda per assurdo: Dio è uomo o donna? Certo razionalmente la maggior parte di noi riterrà il quesito stupido, da momento che, ovviamente, per definizione (almeno nelle società occidentali) Dio è asessuato.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure, se pensiamo a Dio, la prima immagine che ci viene alla mente è quella di un personaggio maschile e in tutte le lingue ci riferiamo a Lui con pronomi maschili: è questo il frutto di secoli di &#8220;maschilizzazione&#8221; del divino, una maschilizzazione di origine sociologico-culturale che ha avuto il suo apice nelle tre <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religioni</a> monoteiste.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/B003E8AIMK/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=B003E8AIMK" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-9010" style="margin: 10px;" title="the-feminine-face-of-god" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/the-feminine-face-of-god.jpg" alt="" width="280" height="280" /></a>Ma non è sempre stato così: alle origini della storia dell&#8217;umanità la concezione religiosa primaria è stata quella del &#8220;femminino sacro&#8221; e la cosa appare del tutto spiegabile: un genere umano formato da cacciatori-raccoglitori ha unito inconsciamente i ritmi della natura, l&#8217;abbondanza dei doni della terra e la magia della nascita e della vita con le donne e il loro potere riproduttivo, dal quale i leader tribali, maschi per logica naturale (chi ha più forza fisica difende la comunità e chi difende la comunità ne ottiene il dominio), si sentivano ovviamente esclusi<a title="" href="#_ftn1">[1]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Era, d’altra parte, assolutamente ovvio che la percezione intuitiva di uomini completamente immersi nella natura e soggetti ai suoi cicli li portasse a prendere coscienza delle energie alla radice della vita e del mondo fisico. In quest’ottica, la terra stessa doveva sembrare loro un grande, unico essere vivente che li ospitava, li nutriva e determinava la loro vita e morte, con una potenza certamente al di là della loro comprensione e proprio questo vivere concretamente la loro fusione con i ritmi della natura doveva rimandarli all’estasi magistica vissuta nell’accoppiamento con le loro compagne, che portava ad una capacità generativa paragonabile a quella della natura stessa<a title="" href="#_ftn2">[2]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ altamente probabile che questi “uomini naturali”, non avendo alcuna consapevolezza della propria funzione riproduttiva, vedessero tutta la magia procreatrice come prerogativa unicamente femminile e che, conseguentemente, il fascino e il mistero della vita prendessero, nella mente degli umani, una forma femminile sacralizzata: gli elementi sacrali e gli attributi femminili della natura come delle donne appartenevano allo stesso mondo magico delle forze della vita, un mondo che era oltre la comprensione del maschio umano. E’ questa presa di coscienza che deve aver portato allo sviluppo di un mito della creazione relativo ad un antenato singolo e femminile per tutta l&#8217;umanità e per il mondo: la Grande Madre Cosmica, su cui si è imperniato tutto un culto primario, con i suoi riti magici e sciamanici<a title="" href="#_ftn3">[3]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/0500282498/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0500282498" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-9011" style="margin: 10px;" title="the-language-of-the-goddess" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/the-language-of-the-goddess.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Non è, dunque, un caso che dall&#8217;età della pietra emergano rappresentazioni stilizzate, perlopiù statuette in creta o avorio, rappresentanti donne in tutto il loro splendore fertile, a riflettere un culto crescente della fertilità incarnata nel femminino sacro, così come non è un caso che le più recenti scoperte archeologiche ci parlino di società primitive governate da donne e in cui i maschi cacciatori erano sottoposti a un sistema matriarcale<a title="" href="#_ftn4">[4]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">E’, altresì, altamente probabile che, nella visione comune, il sacro femminile fosse identificato con il sole, fonte di vita, è non è senza senso che nelle lingue celtiche e in tedesco la parola “sole” sia femminile, mentre la parola “luna” maschile. Al contrario, la divinità maschile babilonese Sin era raffigurata come luna, così come Osiride in Egitto o Shiva, la divinità più antica dell&#8217;India, che viene ancora oggi dipinto con una falce di luna tra i capelli<a title="" href="#_ftn5">[5]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Talvolta la Grande Dea era anche associata all&#8217;albero della vita, perché presiedeva all&#8217;abbondanza della natura e alla procreazione e al piacere ad essa associato, ma, in combinazione con le correnti e le forze telluriche, in altre occasioni poteva anche assumere le forme simboliche del serpente o del drago ctonio, considerati come entità positive associate con la vita stessa<a title="" href="#_ftn6">[6]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/015696158X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=015696158X" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-9012" style="margin: 10px;" title="when-god-was-a-woman" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/when-god-was-a-woman.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Ogni donna era considerata, per certi versi, incarnazione della grande dea, venendone a rappresentare il potere creativo di dea madre e, conseguentemente, qualificandosi come strumento del suo potere nel mondo. In questo senso, solo una donna avrebbe potuto comunicare con l&#8217;invisibile, il sacro, fosse essa un’anziana sapiente, una sciamana, una guaritrice, una maga o una sacerdotessa. Per certi versi, possiamo definire questa come l&#8217;epoca del trionfo delle donne, viste come incarnazione del sacro, dominatrici della società umana e ispiratrici della nascita della coscienza religiosa: erano in realtà le donne a rappresentare l&#8217;unico collegamento tra i maschi di un clan, il vero elemento coesivo sociale e, per il loro ruolo, esse erano trattate con rispetto e timore reverenziale da tutti<a title="" href="#_ftn7">[7]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Venne, però, il giorno in cui gli uomini si resero conto di non essere non correlati alla procreazione. Probabilmente la nascita delle città e l&#8217;organizzazione militare della loro società li avevano resi consapevoli del proprio potere creativo e della loro forza: i re, come primi tra i guerrieri in una società bellicosa, si erano assunti il compito di guida politica delle comunità e avevano bisogno di creare dei a loro immagine per giustificare la loro presa di potere come diritto divino, necessitando di divinità da temere così come essi basavano il loro dominio sul timore che potevano incutere negli altri<a title="" href="#_ftn8">[8]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco allora che il ruolo femminile doveva proporzionalmente decrescere: le donne divennero, dunque, garanti della procreazione di molti guerrieri, strumenti di un piacere non essenziale, fino a tramutarsi, in alcune culture, semplicemente in beni preziosi, servitrici dell’elemento maschile.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/0140196013/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0140196013" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-9013" style="margin: 10px;" title="the-alphabet-versus-the-goddess" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/the-alphabet-versus-the-goddess.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Verosimilmente è possibile ipotizzare che questi cambiamenti di prospettiva culturale abbiano avuto luogo primariamente in Mesopotamia 6.000 anni fa: è più o meno a quest’epoca, infatti, che si situa la leggenda del dio Marduk che uccide la madre Tiamat (non casualmente un serpente gigante&#8230;) e prende il potere e il ruolo sacrale che essa deteneva prima<a title="" href="#_ftn9">[9]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la tradizione sumera, è il libro della Genesi nella Bibbia che chiede all&#8217;uomo di dominare e sottomettere la natura (quindi utilizzando la sua forza fisica), mentre donna e sua rappresentazione simbolica (il serpente) vengono presentate come “il nemico”, il corruttore, immagine che continua con il racconto di Lilith<a title="" href="#_ftn10">[10]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Così la grande dea solare diventa &#8220;lunare&#8221;, pallido riflesso della sua connotazione originale, diviene &#8220;accessoria&#8221; al dio maschile, suo amante e/o suo figlio, il quale detiene da solo il potere di trasmettere la sua energia solare: la dea è solo la madre alle origini del dio, o la sua consorte, relegata ad un ruolo di secondo piano, di contraltare e riflesso della divinità centrale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/0826468306/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0826468306" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-9014" style="margin: 10px;" title="yahweh-goddesses" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/yahweh-goddesses.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Così, la dea perde il suo trono e il femminino sacro, espressione dello sconosciuto, del mistero della natura selvaggia e detentore dei segreti della vita, se non scompare completamente, lascia progressivamente, nel corso dei millenni, il suo alone sacrale, venendo a risultare in qualche modo emarginato all&#8217;interno del panorama religioso di pari passo alla perdita di prestigio e importanza sociale della donna in seno alle diverse comunità.</p>
<p style="text-align: justify;">E&#8217; proprio questo parallelismo tra ottica religiosa e sviluppo sociale a risultare particolarmente interessante: l&#8217;uomo crea dei a sua immagine, certamente per giustificare il suo potere ma anche come rispecchiamento simbolico del controllo vieppiù esercitato sul lato dell&#8217;umanità visto come irrazionale, sulla donna che è <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> e riflesso della natura fuori controllo. Conseguentemente, l&#8217;uomo organizzatore della nuova società strutturata non può che vedere il femminile naturale come caotico, ostile, elemento pericoloso da evitare e dominare (e, più tardi, nelle religioni giudaico cristiane, la porta dell&#8217;inferno): il &#8220;femmineo&#8221;, avendo perso la sua corona sacrale, non diventa altro che un susseguirsi di provocazioni, di disturbi dell&#8217;ordine sociale, incarnando l&#8217;energia libera, la magia e i poteri occulti che sfuggono al controllo maschile<a title="" href="#_ftn11">[11]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il processo prosegue e, a poco a poco, le dee antiche del <em>pantheon</em> finiscono per essere cacciate e, così, arrivano a scomparire la consorte di Dio giudaico-cristiana così come le figure femminili che ruotavano intorno all&#8217;Allah pre-islamico: il mondo giudaico-cristiano è sospettoso nei confronti della natura libera che viene ad incarnare, nel Cristianesimo, il male, la distruzione del caos, l&#8217;antico paganesimo (e non a caso, iconograficamente, si collegheranno i piedi caprini del satiro &#8220;naturale&#8221; a Satana), le dee saranno nascoste, le loro sacerdotesse combattute, perseguitate, bruciate (fino alla caccia alle &#8220;streghe&#8221;) e la femminilità e le donne verranno associate con le opere del diavolo<a title="" href="#_ftn12">[12]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/080187985X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=080187985X" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-9015" style="margin: 10px;" title="mother-of-the-gods" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/mother-of-the-gods.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>In questo senso Lilith, prima moglie di Adamo (e, culturalmente, evidente memoria della dea madre), viene associata con l&#8217;aspetto negativo del serpente e, in tempi biblici, demonizzata dal potere maschile come incarnazione dell&#8217;era matriarcale e di quella femminilità libera e dominante troppo pericolosa per il potere degli uomini.</p>
<p style="text-align: justify;">Rifiutata da Adamo, espulsa dal Paradiso, il Signore nega alla sfortunata Lilith il mondo celeste e la relega nelle profondità sottomarine dell&#8217;inconscio collettivo, dove sarà compagna di Lucifero o di Samael. Questo mito, combinato con la &#8220;colpa&#8221; di Eva che seguirà, aiuterà a svalutare la femminilità, togliendole tutto l&#8217;alone sacrale e giustificando il dominio e lo stretto controllo degli uomini sulle donne nelle <a title="religioni" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religioni</a> del Libro: addirittura la donna perde anche la sua anima, la prima donna diventa il primo demone solare tentatore e pericoloso, dominatore della oscurità della notte (non casualmente, come Kali, Lilith è scura ed è associata astrologicamente alla luna nera)<a title="" href="#_ftn13">[13]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il Cristianesimo si diffonde e porta con sé questa concezione ovunque, oscurando tradizioni già presenti in varie culture e nelle quali il culto del femminino era ancora fortemente sentito. Forse il caso più emblematico è quello celtico. All&#8217;interno del mondo celtico la dea madre era conosciuta come Dana (o Anna) ed era la personificazione della fertilità, della potenza e della ricchezza della natura: come Gaia in Grecia o Lakshmi in India era lei a nutrire ogni essere vivente. Così diffuso era il suo culto che la dea stessa si era, nel tempo, moltiplicata in una dozzina di divinità femminile (Birgit, Morgan, Epona, Rihannon, etc) presenti nelle leggende e nei riti di tutta l&#8217;Irlanda e la Gran Bretagna e proiezioni del ruolo alto e rispettato della donna (almeno in ambito druidico) nella società celtica. La Chiesa cristiana e i suoi missionari dovettero a lungo lottare contro la grande dea celtica e le sue rappresentanti, sacerdotesse e streghe e, certamente, il combattimento fu feroce. Dal momento che la posta in gioco non appariva sufficiente ad estirpare la vecchia <a title="religioen" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a>, fu necessario utilizzare l&#8217;inganno: così Anna divenne la madre della Vergine, S. Anna, particolarmente venerata in Gran Bretagna, Birgit fu &#8220;travestita&#8221; da Santa Brigida, pur mantenendo i suoi poteri di fertilità e patrocinio sulle nascite, gli antichi luoghi di culto furono recuperati dalla Chiesa con un gran numero di cappelle e cattedrali costruite su antichi santuari della dea, in presenza di fonti incontaminate miracolose o mehir neri<a title="" href="#_ftn14">[14]</a>. Insomma, pur celata sotto diverse sembianze la dea rimase presente nelle terre celtiche e la partita non sembra ancora totalmente finita<a title="" href="#_ftn15">[15]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima dell&#8217;avvento dei monoteismi, comunque, come dicevamo, il processo di depotenziamento del femminino sacro era già ampiamente in atto. La dea diventa, dunque, la consorte del dio, o sua madre, spogliata dei suoi caratteri solari, ma, comunque, mantiene una funzione sacra essenziale: diventa la garante del potere di Dio nel momento in cui la sua morte (conseguenza della simbolizzazione dei cicli naturali) sembra distruggerlo. E&#8217;, infatti, la dea che, come principio della vita, si fa carico del compito di resuscitarlo, in un atto che ritroviamo in numerose culture antiche:</p>
<ul>
<li style="text-align: justify;">in Mesopotamia è Ishtar (una delle varianti della dea madre primaria Astarte) che scende agli inferi per riportare suo marito Tammuz, dio del raccolto, alla vita (o, in una variante, è Inana che fa lo stesso con il dio Damuzi) e, significativamente, deve passare attraverso sette porte, abbandonando ogni volta, la sua corona, i suoi gioielli, il vestito e così via (cosa che simboleggia il passaggio dei sette <em>chakra</em>, ma che è anche chiara <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbologia</a> del depotenziamento della dea inversamente proporzionale al potenziamento del divino maschile);</li>
<li style="text-align: justify;">in Egitto, la Dea in varie forme è onnipresente, anche se perde il suo carattere dominante a favore del dio solare Atum, Ptah e Ra o Aton (ma, comunque, il faraone non può regnare senza la sorella-moglie e la donna mantiene sempre uno status invidiabile e la possibilità di alte cariche) ed è, in ogni caso lei (come Iside) che, con mille peripezie, riassembla il corpo di Osiride sparso dal malvagio Seth;</li>
<li style="text-align: justify;">in Scandinavia è Freya che si sacrifica per salvare Baldur, il prototipo del dio-uomo perfetto<a title="" href="#_ftn16">[16]</a>.</li>
</ul>
<p style="text-align: justify;">Gli esempi potrebbero continuare ma, forse, l&#8217;esempio più chiaro del ruolo assunto dalla dea lo troviamo nella mistica induista. Quando Shiva era immerso in meditazione sul monte Kailash, è la Dei Parvati che gli dà mandato perché entri in azione e senza tale mandato egli sarebbe rimasto immobile per l&#8217;eternità: la dea è l&#8217;energia di Dio e la coscienza maschile ancora non può fare nulla senza l&#8217;energia sacra e attiva della femminilità cosmica perché nessun potere maschile divino è attivo se non è guidato dalla forza sacra della generatività femminilità<a title="" href="#_ftn17">[17]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo dato atavico, per altro, riemerge anche in miti posteriori, in cui, stante la dominante cultura maschile cristiana, tutto deve essere velato simbolicamente.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/0875420907/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0875420907" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-9016" style="margin: 10px;" title="ancient-ways" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/ancient-ways.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Pensiamo, ad esempio al ciclo arturiano: la spada del potere, Excalibur, è il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> del potere del femminino sacro nelle mani del re, a cui è data dalla signora del lago (e ad essa la spada ritorna alla morte dell&#8217;eroe) e, dunque, Artù stesso regna su mandato del femminino sacro o, almeno, con il suo benestare, tanto che, nel ciclo, Artù ha forza solo quando Ginevra (rappresentante in terra del femminino) è presente nella sua vita come forza solare femminile di chiara origine celtica che il Cristianesimo non ha potuto completamente estirpare<a title="" href="#_ftn18">[18]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">In realtà, se ci riflettiamo, questo aspetto evolutivo della figura del femminino sacro di riscontra, a vari livelli, in pressoché qualunque &#8220;quest&#8221; come momento di riscoperta da parte dell&#8217;eroe solare maschile della femminilità lunare nascosta (che rappresenta junghianamente la sua anima o, secondo il tantra indù, la sua Shakti interiore): quando l&#8217;eroe libera, come tipico delle <em>quest</em>, la ragazza prigioniera, si riappropria simbolicamente della sua femminilità segreta, tornando all&#8217;unità dell&#8217;essere dell&#8217; originale androgino<a title="" href="#_ftn19">[19]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/0062503545/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0062503545" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-9017" style="margin: 10px;" title="the-once-and-future-goddess" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/the-once-and-future-goddess.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Non a caso secondo il <em>Vangelo di Tommaso</em>, Gesù dice il regno di Dio si aprirà solo a coloro nei quali si sono uniti il maschile e il femminile: solo tramite tale unione l&#8217;eroe diventa un uomo compiuto, un &#8220;uomo Luna&#8221;. Si tratta, sostanzialmente, di un processo non dissimile al simbolico matrimonio alchemico tra opposti e, d&#8217;altra parte &#8220;Sophia&#8221;, la sapienza ellenistica è donna, così come donne sono le Muse, a dirci che l&#8217;energia creativa di un uomo ha un principio femminile laddove il suo lavoro è in realtà quello generativo del femminino sacro<a title="" href="#_ftn20">[20]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo stesso modo, è curioso che il ritorno del femminile sacro violato dalla Chiesa risulti evidente, in pieno <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo/">medioevo</a> cristiano, nella corrente dell&#8217;amor cortese, nella quale la donna è sublimata, solarizzata dal cavaliere o trovatore: &#8220;Dio è la donna che hai incontrato&#8221;, scrisse il trovatore Uc San Circ e Dante, appartenente ai &#8220;Fedeli d&#8217;Amore&#8221; fa di Beatrice una entità spirituale in grado di guidarlo verso le sfere celesti, vera incarnazione del sacro femminile che è diventato &#8220;tramite&#8221; per il Dio solare<a title="" href="#_ftn21">[21]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcosa di molto simile accade nel Sufismo persiano del XII secolo che vede nel femminino una teofania: Dio si rivela nella bellezza della donna amata, la donna è la femminilità pura, sacro testimone e specchio per l&#8217;uomo della sua qualità spirituale, che gli fa riscoprire, nella contemplazione del femminile, l&#8217;influenza di Dio nel mondo manifestato<a title="" href="#_ftn22">[22]</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono queste pulsioni profonde, ataviche a permettere , nonostante secoli di persecuzioni e di oscurantismo maschilista, una sopravvivenza del femminino sacro, una sopravvivenza provvidenziale perché solo la presa di coscienza di una visione antropo-religiosa non macchiata di misogenia ci può permettere, oggi come nel passato, una riappropriazione completa della nostra coscienza trascendentale e una piena armonia dell&#8217;essere umano finalmente ricomposto in unità.</p>
<div><strong>Note</strong></p>
<hr align="left" size="1" width="33%" />
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref1">[1]</a> S.R. Anderson, P. Hopkins, <a title="The feminine face of God" href="http://www.amazon.it/gp/product/B003E8AIMK/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=B003E8AIMK" target="_blank"><em>The Feminine Face of God: The Unfolding of the Sacred in Women</em></a>, Bantam 1992, pp.28 ss.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref2">[2]</a> J. McLaughlin, <em>Sacred Feminine</em>, Rio Grande Books 2009, pp. 36-41</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref3">[3]</a> J. Markale, <em>The Great Goddess: Reverence of the Divine Feminine from the Paleolithic to the Present</em>, Inner Traditions 1999, pp. 18 ss.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref4">[4]</a> M. Gimbutas, J. Campbell, <a title="The language of the Goddess" href="http://www.amazon.it/gp/product/0500282498/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0500282498" target="_blank"><em>The Language of the Goddess</em></a>,Thames &amp; Hudson 2001, passim</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref5">[5]</a> <em>Ivi,</em> pp. 68-84</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref6">[6]</a> M. Stone, <a title="When God was a Woman" href="http://www.amazon.it/gp/product/015696158X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=015696158X" target="_blank"><em>When God Was a Woman</em></a>, Mariner Books 1978, p. 11 ss</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref7">[7]</a> <em>Ivi</em>, pp.23 ss.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref8">[8]</a> J. McLaughlin, <em>Citato</em>, pp.67 ss.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref9">[9]</a> L. Shalain, <a title="The Alphabet Versus The Goddess" href="http://www.amazon.it/gp/product/0140196013/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0140196013" target="_blank"><em>The Alphabet Versus the Goddess: The Conflict Between Word and Image</em></a>, Penguin 1999, pp. 37-56</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref10">[10]</a> J. Day, <a title="Yahwhe and the Gods and Goddesses of Canaan" href="http://www.amazon.it/gp/product/0826468306/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0826468306" target="_blank"><em>Yahweh and the Gods and Goddesses of Canaan</em></a>, Sheffield Academic Press 2002, passim</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref11">[11]</a> J. Markale, <em>Citato</em>, pp. 93-96</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref12">[12]</a> P. Borgeaud, L. Hochroth, <a title="Mother of the Gods" href="http://www.amazon.it/gp/product/080187985X/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=080187985X" target="_blank"><em>Mother of the Gods: From Cybele to the Virgin Mary</em></a>, The Johns Hopkins University Press 2008, passim</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref13">[13]</a> <em>Ivi</em></p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref14">[14]</a> St. Ann la Palud, Locronan, Chartres, ecc.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref15">[15]</a> M.J. Aldhouse-Green, <em>Celtic Goddesses: Warriors, Virgins and Mothers</em>, George Braziller 1996, passim</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref16">[16]</a> J. Markale, <em>Citato</em>, passim</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref17">[17]</a> <em>Ivi, </em>pp. 47 ss.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref18">[18]</a> P. e D. Campanelli, <a title="Ancient Ways" href="http://www.amazon.it/gp/product/0875420907/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0875420907" target="_blank"><em>Ancient Ways: Reclaiming Pagan Traditions</em></a>, Llewellyn Publications 1991, pp. 106 ss.</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref19">[19]</a> <em>Ivi</em>, passim</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref20">[20]</a> T. Browsing, <em>The Alchemic Marriage</em>, B.U.P. 1995, passim</p>
</div>
<div style="text-align: justify;">
<p><a title="" href="#_ftnref21">[21]</a> E. Gadon, <a title="The Once and Future Goddess" href="http://www.amazon.it/gp/product/0062503545/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=0062503545" target="_blank"><em>The Once and Future Goddess: A Sweeping Visual Chronicle of the Sacred Female and Her Reemergence in the Cult</em></a>, HarperOne 1989, passim</p>
</div>
<div>
<p style="text-align: justify;"><a title="" href="#_ftnref22">[22]</a> <em>Ivi</em></p>
</div>
</div>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-femminino-sacro-e-la-ricerca-dellunita-perduta.html' addthis:title='Il femminino sacro e la ricerca dell&#8217;unita perduta ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Spiritualità cosmica nell’Ellade arcaica</title>
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		<pubDate>Thu, 08 Dec 2011 16:44:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Nuccio D'Anna</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La religione ellenica si presenta come un insieme di culti e di riti che intendono trasmettere nella storia e nella vita quotidiana lo stesso impulso spirituale personificato dalla complessa varietà delle figurazioni divine.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/spiritualita-cosmica-nell%e2%80%99ellade-arcaica.html' addthis:title='Spiritualità cosmica nell’Ellade arcaica '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-8969" style="margin: 10px;" title="sounion" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/sounion-300x186.jpg" alt="" width="300" height="186" />La <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> ellenica si presenta come un insieme di culti e di riti che intendono trasmettere nella storia e nella vita quotidiana lo stesso <em>impulso spirituale</em> personificato dalla complessa varietà delle figurazioni divine. La sua rappresentazione religiosa è usualmente costituita dalla mitologia, ossia da un complesso di narrazioni di vicende divine che intendono “spiegare” in una prospettiva mito-poetica il significato del mondo o di singoli momenti di esso. I vari cicli mitologici non sono altro che proiezioni drammatizzate di quegli impulsi spirituali, una loro formulazione plastica che tende a restituire una visione “teologica” all’esperienza che i vari aedi, cantori, indovini o estatici hanno contemplato contemporaneamente come vita cosmica e ritmo divino.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo particolare carattere mitico-rituale ha comportato l’inesistenza di un qualsiasi Fondatore divino dal quale possa essersi originata la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> ellenica o che abbia in qualche modo “riformato” alcuni suoi caratteri fondamenti. Da ciò anche il fatto che la vasta rappresentazione mitologica e il complesso dei rituali non si trovano codificati in un insieme di testi sacri da cui poter sviluppare una dottrina religiosa o presso i quali tale dottrina potesse essere custodita e trasmessa senza alterazione. Tale assenza di libri rivelati ha poi permesso che si sviluppasse nell’Ellade la particolare funzione dei poeti i quali nelle loro opere hanno sostituito ciò che altrove veniva esplicato dagli scribi, esaltando particolarmente ciò che si potrebbe chiamare la “visione mitica” a detrimento di una qualsiasi rivelazione divina che potesse essere codificata e, appunto, “scritta”. Questo carattere fa sì che la <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> ellenica si presenti non come un <em>corpus </em>dottrinale al quale aderire o al limite convertirsi, ma come una <em>forma spirituale</em> connaturata naturalmente a quel popolo, una “forma formante” che si invera nelle varie  espressioni di vita e dalla quale si può evadere non con un rifiuto, ma cambiando la stessa identità nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">Come ulteriore conseguenza tutto ciò ha comportato il tipico atteggiamento di perpetuazione di usi, costumi e rituali ancestrali, di conservazione di un patrimonio religioso che viene trasmesso come elemento di identità e di custodia di un ordine la cui origine si confonde con quella stessa del popolo ellenico. Da ciò anche il carattere fondamentalmente conservatore di questa <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a>, presso cui l’aderenza alla tradizione esprimeva l’unico criterio di ortodossia e che rendeva “attuale” e “storica” la lotta per l’ordine tradizionale contro ogni forma di disordine. Questa storicità è una delle peculiarità della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione/">religione</a> ellenica ed è determinata dallo stesso scenario mitologico tradizionale. Qui, infatti, la nascita del popolo ellenico va a confondersi con la stessa religione. Le origini nazionali non sono altro che un momento dello svolgimento della genealogia divina, una sua modalità di determinazione storica che ad un certo punto, come sembra indicare in modo specifico il mitologema di <em>Hellenos </em>sul quale torneremo, ha visto il “trapasso” del divino nell’umano di una particolare essenza divina, per di più tesa ad esplicitare la funzione di un ordine cosmico che il nuovo ciclo aperto da <em>Deucalione</em> dovrà realizzare.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-gioco-cosmico/705" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-8966" style="margin: 10px;" title="il-gioco-cosmico" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-gioco-cosmico1.jpg" alt="" width="200" height="281" /></a>La funzione del mito all’interno della spiritualità ellenica appare fondamentale. Il termine <em>mythos</em> si ritrova con significati vari all’interno della storia religiosa ellenica con utilizzazioni diverse e spesso persino opposte. Secondo molti esegeti diventa meno evidente rispetto a quanto ritenevano i classicisti dell’Ottocento una derivazione semantica di <em>mythos</em> da <em>my</em><em>ē</em><em>o,</em> anche se ovviamente tale derivazione continua ad avere una sua forza dimostrativa di non poco rilievo e di forte persuasione. Ultimamente, però, alcuni studiosi appoggiandosi a diverse giustificazioni linguistico-formali, hanno pensato che si possa risalire ad un radicale indoeuropeo *<em>m</em><em>ē</em><em>udh-, *mudh- </em>col significato speciale di “ricordarsi”, “aspirare a”, “riflettere”. Si avrebbe perciò il <em>mythos </em>quale “pensiero”, ma non riferito al pensare meramente cerebrale che si determina in un discorso logico-esplicativo, quanto piuttosto ad un “pensiero che si rivela”, che viene comunicato da una dimensione superiore a quella del tempo nella quale si consuma la vita umana. In particolare, sarà Omero che in entrambi i suoi poemi ci darà un “pensiero” (= <em>mythos</em>) che viene elaborato, un’idea, un “principio” che deve essere svelato.  Si entra così in un’area sacrale che vede il mito in rapporto strettissimo con il rito, con la dimensione “narrativo-esplicativa” di una condizione spirituale che è possibile esperire nell’atto rituale o nell’ispirazione estatica. E’ l’esperienza del veggente omerico che svela ciò che “ha visto con meraviglia”, quando lo spettatore, la cosa contemplata e l’atto del vedere diventano una <em>th</em><em>ē</em><em>oria,</em> una “visione” la cui condizione l’aedo omerico esprime sì con la parola (è uno dei significato di <em>mythos</em>), ma con una parola che recita e “rappresenta” l’essere del mondo, tesa più ad incantare l’ascoltatore trasportandolo nel pieno dell’età eroica che a “raccontare” fatti, cosa che dà significato non transeunte all’uso ellenico di recitare brani di Omero durante alcune rappresentazioni rituali.</p>
<p style="text-align: justify;">Fra i tanti mitologhemi più antichi dell’Ellade un interesse particolare può avere la constatazione che assieme ad <em>Helios</em>, quali figlie di <em>Iperion</em> e di <em>Tia</em> (“la divina”) troviamo anche <em>Selene </em>ed <em>Eos</em>, l’Aurora celeste. Va detto subito che i miti relativi ad <em>Helios</em> sono giunti in modo frammentario a tal punto che si è autorizzati a pensare che ci si trovi di fronte a cicli diversi intersecantisi e confusi l’un l’altro. Tale per es. la curiosa storia riportata da Ateneo che raccontava del viaggio di <em>Helios</em> fatto al tramonto in una coppa d’oro fino a raggiungere la mitica Etiopia. Quello che può interessare è che etimologicamente “etiopia” deriva dalla radice *<em>aith- </em>col significato di “bruciare” e di ”risplendere”, dato che qui tale radice include il senso di “fuoco che brucia” e perciò “risplende”. Si allude perciò ad una terra dove sì la luce risplende, ma di uno splendore di tipo vespertino, occidentale, evidenziato dal fatto che il viaggio di <em>Helios</em> si svolge al tramonto e che il popolo etiope era ritenuto essere non di razza nera, ma rossa, posta dal <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolismo</a> tradizionale sempre ad occidente, al crepuscolo del percorso del sole.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora più ricco di significati è il mito riportato da Omero nell’<em>Odissea</em>, là dove si fa menzione delle due figlie di <em>Helios</em>: <em>Lampetia</em>, “colei che illumina” e <em>Faetusa</em>, “colei che risplende”, le due divinità che custodiscono i 350 buoi del sole nell’isola di Trinacria. Secondo Bâl G. Tilak qui si ha una precisa allusione ad un antico anno di 350 giorni che verosimilmente doveva essere seguito da una notte cosmica di 10 giorni, ossia la durata dell’anno propria ad alcune regioni circumpolari, “<em>là dove si compiono le rivoluzioni del sole</em>”, ricorda ancora Omero (<em>Od</em>. XV, 403 e sgg.). E l’ipotesi acquista maggiore luce ove si consideri che queste due figlie di <em>Helios</em> presentate da Omero come le custodi dell’anno artico, personificano rispettivamente la luce che ne “illumina” l’inizio e la luce che “risplende” al suo compimento, ossia la luce dei due solstizi, quello estivo e quello invernale. Nel mitologhema le due sorelle si trovano ad esplicare la loro funzione di custodia nell’isola di Trinacria che è stata sempre concepita come la proiezione della mitica “terra del sole”. Persino lo stesso <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> del <em>triskel</em> che graficamente la definisce, secondo le pittografie studiate da Dechélette, non esprime altro che lo stesso movimento del sole considerato nella prospettiva del suo rivelarsi secondo modalità cicliche che si srotolano attorno ad una divisione triadrica dell’anno che ha sostituito quella binaria risalente ad epoche molto più antiche, e ancora non si è stabilizzato nella divisione quaternaria, quella propria all’anno del periodo “classico” dell’Ellade. In un suo aspetto la Trinacria appare come il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> della potenza cosmica creativa che si dispiega nel tempo, la sua forza di manifestazione, perciò come uno dei <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> stessi che rivelano come tale potenza si sia inverata in una “terra primordiale”, una “terra originaria”, “solare”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-divino-nellellade/706" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-8967" style="margin: 10px;" title="il-divino-nell-ellade" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-divino-nell-ellade1-196x300.jpg" alt="" width="196" height="300" /></a>I miti relativi ad <em>Eos, </em>l”’Aurora” o la “luce aurorale”, sono molto più poveri e già risentono dell’influsso della leggenda eroica. Un altro nome della dèa dell’aurora fu <em>Emera,</em> “il Giorno”, che forse vuole esprimere l’idea di un’intera epoca umana. E sono note le storie di questa dèa della luce aurorale in connessione alla <em>Syria</em>, “la terra del sole” di Omero, oppure quelle relative ai suoi rapporti con <em>Kephalonia</em>, “la terra del centro” dove <em>Kephalos</em>, il <em>Caput </em>celeste, il “punto” cosmico di orientamento di una carta stellare molto antica (e comunque precedente  i rivolgimenti celesti cui accennava <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristotele">Aristotele</a></span> per spiegare il passaggio del sole dal suo primordiale percorso sulla Via Lattea a quello attuale), si era “sposato” con l’Orsa celeste. Secondo questi miti alle origini gli sposi <em>Kephalos</em> e la Grande Orsa (con i suoi <em>septem triones</em> che trascinano il Grande Carro e lo fanno girare perpetuamente attorno al “perno” del cielo, il polo) si trovavano congiunti nello stesso quadrante cosmico secondo una direttrice che doveva risultare perpendicolare all’asse dell’osservatore allocato nella <em>Kephalonia</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Dalle confraternite degli aedi itineranti, dei t<em>h</em><em>ē</em><em>ologoi</em> e dei cosmologi arcaici, quelli che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/aristotele">Aristotele</a></span> radunava sotto la dizione di <em>pr</em><em>ō</em><em>toi th</em><em>ē</em><em>ologesantes</em> (“i primordiali <em>th</em><em>ē</em><em>ologoi</em>”), probabilmente sono emerse tutti quei veggenti che si esprimevano attraverso il canto e la poesia sacra e, dunque, anche i due massimi cantori dell’antica Ellade, Omero ed <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/esiodo" target="_blank">Esiodo</a></span>. Il caso di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/esiodo" target="_blank">Esiodo</a></span> è molto particolare. Non solo trasmette tutta una serie di elementi mitologici di un passato che rimanda ad epoche difficili da determinare, ma il personaggio appare pienamente consapevole del proprio ruolo di Aedo sacro, un cantore ispirato al quale era stato concesso il dono della poesia (= sapienza) che lo scettro d’oro donatogli dalle Muse sembra aver sanzionato in modo definitivo, dato che è detto che sono proprio loro che gli hanno insegnato “<em>uno splendido canto, mentre pascolava gli agnelli ai piedi del sacro Elicona</em>”, e addirittura in una gara poetica vince l’insegna dell’ispirazione apollinea, il sacro tripode che egli poi dedicherà alle Muse. E’ tutto un mondo che può essere ricondotto a forme di conoscenza ispirate che permettono di risalire oltre il transeunte, al “principio”, là dove le varie figurazioni divine hanno preso forma.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8887615667/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8887615667" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-8968" style="margin: 10px;" title="da-orfeo-a-pitagora" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/da-orfeo-a-pitagora.jpeg" alt="" width="188" height="267" /></a>Lo stesso Omero può darci indicazioni importanti in questa direzione. Il suo nome, infatti, nel dialetto eolico cumano fu spesso interpretato come “il cieco” e rimanda più che ad un epiteto individuale, ad una attività più generale legata alle ispirazioni divine e alle estasi arcaiche. “Omero” personifica la funzione sacra dell’archegeta delle confraternite degli Aedi, colui che ha ricevuto la capacità di “vedere” oltre i limiti delle apparenze e, come gli indovini guardano al futuro, egli sotto l’ispirazione del dio canta il tempo passato, l’età eroica, “creandone” le espressioni, le gesta, lo scenario. La sua attività rimanda ad una funzione demiurgica tesa ad ordinare la visione ricevuta in uno stato di ispirazione divina e la rivela agli uomini, esattamente come hanno fatto gli Omeridi dell’isola di Chio, quella straordinaria confraternita di cantori la cui fisionomia rimanda agli aedi ispirati che hanno percorso la Grecia in ogni tempo e la cui qualificazione più importante era quella di essere “discendenti” di Omero, più esattamente gli eredi della tradizione dei veggenti omerici.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/esiodo" target="_blank">Esiodo</a></span> ha conservato anche altri mitologhemi che possono essere fuorusciti da una cosmologia arcaica. Nell’enunciazione delle ère che descrivono il processo di impoverimento che dalla pienezza della spiritualità primordiale conclude nell’età del ferro, egli ci dà il senso di un loro rapporto non meramente cronologico, di successione temporale, ma quale espressione di “qualità” storiche, quali cicli che per la loro completezza, per il loro riflettere un determinato tipo di spiritualità rivelatasi in un tempo preciso, “storico”, in sé non sono legati ai cicli successivi. Questo fondamentale disegno unitario delle ère esiodee è rilevabile anche da un altro punto di vista che riconduce il mito riportato da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/esiodo" target="_blank">Esiodo</a></span> alle più arcaiche speculazioni <a title="indoeuropei" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/indoeuropei/">indoeuropee</a> sulle origini del cosmo. Se, infatti, si considera la successione delle età e delle varie razze che incarnano via via i valori spirituali delle singole ère, avremo il seguente quadro. Prima di tutto si avrà la razza aurea caratterizzata da una pienezza biologica propria al tipo di spiritualità di quel “tempo-fuori-del-tempo”, a-cronico, che in sé delinea la condizione di perfezione originaria cui devono tendere tutte le altre razze da lui individuate come specifiche dei diversi cicli temporali che si svilupperanno dopo la scomparsa della razza aurea. Questa razza primordiale appare perciò come una “totalità” all’interno della quale si realizza l’armonia e la giustizia, mentre la sua perfezione  in modo eminente consente l’espressione piena delle tre attribuzioni classificate da Georges Dumézil come funzioni cosmico-sociali [sacerdozio, forza guerriera e fecondità] che nella prospettiva esiodea sintetizzano ogni gerarchia sociale: gli uomini dell’età aurea saranno “buoni”, “guardiani giusti” e “dispensatori di ricchezza” (<em>Erga,</em> vv. 123-126).</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo la fine dell’età aurea e della razza che ne aveva incarnato l’essenza di luce, si succedono altre ère in una progressione che scivola sempre più verso il disordine e una onnipervadente empietà. Dall’età argentea a quella ferrea si ha perciò la delineazione di uno svolgimento progressivo che inizia da uno stato <strong><em>fanciullesco</em></strong><em> </em><strong>e <em>puerile</em></strong><em>, </em>poi diventa una dura e spietata <strong><em>giovinezza</em></strong><em> </em>(gli uomini dell’età del bronzo nascevano “<em>con una grande forza e mani invincibili spuntavano dagli omeri al loro corpo gagliardo</em>”; <em>Erga, </em>vv.<em> </em>143-149), si stabilizza per un po’ come l’equilibrata <strong><em>maturità</em> </strong>degli Eroi e si conclude infine con l’età del ferro, l’èra della <strong><em>vecchiaia</em></strong> (“<em>quando verranno al mondo gli uomini con le tempie candide fin dalla nascita</em>”; v. 181), il crepuscolo del tempo cosmico ed umano. Dall’alba al tramonto dell’essere cosmico. La figura delineata appare quella di un <strong><em>Macrantropo</em></strong><em>,</em> il prototipo mitico dell’esistenza che in sé contiene <em>in principio</em> le varie possibilità che si svilupperanno nel corso del tempo. Dal suo sacrificio rituale, ossia dalla sua “scomposizione” in ère cosmiche, si determina l’essere del mondo e degli uomini, mentre le razze che secondo <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/esiodo" target="_blank">Esiodo</a></span> si susseguono l’una all’altra appaiono come le modalità diversificate di un tutto unitario, le “membra” dell’essere cosmico che si distende nel tempo e i suoi quattro stadi di esistenza.</p>
<p style="text-align: justify;">La concezione di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/esiodo" target="_blank">Esiodo</a></span> non deve essere considerata una sua creazione originale ed individuale, ma va collocata all’interno di teorie cicliche di grande importanza e variamente articolate. La tradizione ellenica, infatti, ci parla di tre successivi cataclismi relativi alla sparizione di <em>Ogygia</em>, al diluvio di <em>Deucalione</em> e a quello di <em>Dardano</em> che avrebbero via via distrutto terre o continenti sui quali regnava l’empietà più profonda. Prescindendo da quelli di <em>Ogygia</em> e di <em>Dardano</em> sui quali ci siamo intrattenuti altrove, qui interessa soffermarci sul diluvio di <em>Deucalione </em>per gli accostamenti e gli sviluppi cui può dar luogo. Esso, infatti, ci riporta al ciclo dei titani per il semplice fatto che <em>Deucalione</em> risulta essere il figlio di <em>Prometeo</em> il quale, a sua volta, era stato concepito dal titano <em>Giapeto </em>e dall’oceanina <em>Climene</em>. Da questa unione era nato anche un secondo figlio di <em>Giapeto, </em>un<em> </em>fratello<em> </em>di <em>Prometeo, </em> il famoso <em>Atlante</em> considerato il padre delle Esperidi, di Maia e della Plèiadi, ossia tutto un gruppo di esseri divini che si appoggiavano a precise costellazioni celesti poste sempre ad Occidente, mentre la tradizione ci dice che Zeus, a chiusura del ciclo spirituale precedente, pose entrambi i fratelli a presiedere i due poli opposti del mondo. <em>Atlante</em> presidiava l’Occidente e <em>Prometeo </em>l’Oriente, secondo un asse equinoziale che sostituisce il più antico asse solstiziale nord-sud e costituisce una precisa indicazione sull’esistenza nell’Ellade arcaica di dottrine sui cicli cosmici formulate secondo una narrazione che interpretava in termini mito-poetici un’antica tradizione sacra sulla strutturazione dei movimenti celesti.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine dell’età del bronzo, a causa della tracotanza ed empietà di quella razza Zeus volle un diluvio che ne cancellasse ogni traccia. Su consiglio del padre <em>Deucalione</em> e sua moglie <em>Pirrha</em> costruirono un’arca nella quale posero ciò che doveva essere salvato dal diluvio. Dopo nove giorni e nove notti durante i quali il diluvio distrusse la civiltà della razza bronzea, approdarono finalmente sul Parnaso dove finalmente sacrificarono a Zeus e così diedero inizio ad un nuovo ciclo. La titanessa <em>Themis</em>, la stessa che sarà soppiantata da Apollo a Delfi, enuncia in forma di enigma un oracolo che, avveratosi, costituirà l’origine stessa del genere umano. Gli elementi fondamentali del mito si possono considerare:</p>
<ol style="text-align: justify;">
<li>L’arca che custodisce i germi della sapienza dei cicli spirituali precedenti;</li>
<li><em>Deucalione</em> e <em>Pirrha</em> che per la loro genealogia perpetuano in qualche modo anche aspetti importanti dell’età primordiale e perciò impediscono che ci sia una vera e propria rottura col mondo precedente;</li>
<li>Il sacrificio a Zeus sul monte, l’<em>axis mundi</em> che diventa il luogo originario della nuova civiltà;</li>
<li>L’oracolo di <em>Themis</em>, che permetterà la nascita del genere umano;</li>
<li>La forma di enigma dell’oracolo.</li>
</ol>
<p style="text-align: justify;">Secondo la forma più conosciuta del mito, il figlio della coppia <em>Deucalione-Pirrha</em> (= il “Bianco” e la “Rossa”) scampata al diluvio sarà <em>Hellenos</em> il cui nome etimologicamente può essere ricondotto a “splendere”, “luce”, che secondo <a title="Jean Haudry" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/jean-haudry/">Jean Haudry</a> darà come significato “colui che ha il viso solare” e perciò la sua discendenza, quella che formerà il nucleo essenziale delle diverse tribù greche, sarà propriamente il “popolo del sole”. Se ora poniamo mente al fatto che <em>Helios</em> è spesso rappresentato con sette raggi e che in India il settimo <em>Aditya</em> è <em>Surya</em>, il sole, ci si accorgerà che il parallelismo India-Ellade arcaica ha più di un punto di contatto e trova la sua ragione d’essere probabilmente nelle condizioni spirituali originarie dalle quale ha preso forma l’Ellade come noi la conosciamo in piena epoca del ferro.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’ambito di questi cicli mitologici antichissimi può porsi anche l’orfismo la cui struttura misteriosofica ricalca forme di spiritualità cosmica del tipo che è possibile rinvenire per es. anche nell’India vedica o in certi aspetti della soteriologia tantrica. Le dottrine orfiche appaiono strutturate già a partire dal VII-VI sec., quando il <em>bìos orphikòs</em> costituirà un riferimento costante nel patrimonio speculativo dei filosofi e persino dei molti ciarlatani, ed è facile trovare quei <em>th</em><em>ē</em><em>ologoi</em> e quegli <em>orfeotelesti</em> accennati da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> che ci documentano una massiccia presenza orfica nel mondo religioso e nella società dell’Ellade storica.</p>
<p style="text-align: justify;">Una versione delle tante cosmogonie orfiche ci presenta quale entità primordiale la <em>Notte</em> dalla quale scaturiscono gli esseri divini, perciò in qualche modo una sorta di originaria scaturigine del tutto. E’ da questo principio che procede l’Uovo cosmico che, simile al <em>Brahmanda</em> indù, col suo scomporsi rende manifesti il cielo e la terra e, soprattutto, <em>Phanes</em>, l’Essere Primordiale “luminoso”, lo “splendente”, l’archetipo universale da cui promana ogni esistente, il <em>Protogonos</em> colui che contiene in sé la stesso i germi della manifestazione universale. Lo straordinario di questa struttura teo-cosmogonica estremamente arcaica è il fatto che tali concezioni furono concepite come supporti di una elaborata misteriosofia che affascinò personaggi come <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span> e che appare piuttosto distante dalle usuali convinzioni elleniche sugli dèi olimpici e sulla relativa loro vita rituale. Ma c’è di più. Un’antica testimonianza riportata da Otto Kern (fr. 21a) e sviluppata nelle sue implicazioni escatologiche da Richard Reitzenstein, ci dice che secondo gli orfici l’universo era ritenuto il “corpo visibile” di Zeus, il quale perciò era ritenuto l’inizio, il mezzo e il fine del cosmo. Tale figurazione orfica di Zeus (che evidentemente non ha nulla dello Zeus olimpico) è contemporaneamente “uomo e donna”, un principio androginico dal quale si origina autonomamente per autogenesi il cielo, la terra e gli elementi fondamentali della vita cosmica, il vento, l’acqua, il fuoco, il sole, la luna. Come ha fatto notare Ugo Bianchi, questa concezione deve riflettere idee molto antiche se ancora nel VII sec. Terpandro testimonia la loro vitalità, forse come idee scaturite da forme rituali da riferirsi addirittura al passato indoeuropeo ove si accetti l’ipotesi di Anders Olerud, poi sviluppata da Geo Widengren nel capitolo sul panteismo del suo poderoso manuale di fenomenologia religiosa, sull’arcaicità dell’idea di microcosmo e di macrocosmo e sulla corrispondenza simbolica di queste due sfere in una struttura formale che abbia ben chiari i diversi stati molteplici dell’essere.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ la dottrina del Macrantropo dal cui sacrificio rituale si origina il cosmo, la stessa che abbiamo visto serpeggiare anche nella visione esiodea dei cicli cosmici e che, formulata in vario modo, si ritrova nelle cosmogonie e nelle dottrine sacrificali di molti popoli indoeuropei. Ma questo è un altro discorso che si intende riprendere in un apposito studio.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Per approfondire:</strong></p>
<p style="text-align: justify;">F. Vian, <em>La guèrre des Geants. </em><em>Le mythe avant l’èpoque hellènistique</em>, Paris 1952.</p>
<p style="text-align: justify;">N. D’Anna, <em><a title="Da Orfeo a Pitagora" href="http://www.amazon.it/gp/product/8887615667/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8887615667" target="_blank">Da Orfeo a Pitagora. Dalle estasi arcaiche all’armonia cosmica</a>,</em> Simmetria, Roma 2011.</p>
<p style="text-align: justify;">N. D’Anna, <a title="Il gioco cosmico" href="http://www.libriefilm.com/il-gioco-cosmico/705"><em>Il Gioco cosmico. Tempo ed eternità nell’antica Grecia</em></a>, Mediterranee, Roma 2006.</p>
<p>[Tratto, col gentile consenso dell’Autore, da “Atrium” 2/2011].</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/spiritualita-cosmica-nell%e2%80%99ellade-arcaica.html' addthis:title='Spiritualità cosmica nell’Ellade arcaica ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>La sapienza dei faraoni</title>
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		<pubDate>Thu, 24 Nov 2011 16:59:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Elemire Zolla</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Schwaller de Lubicz tentò di riesumare la sapienza faraonica, alla quale avevano attinto Pitagora e Platone. ]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-sapienza-dei-faraoni.html' addthis:title='La sapienza dei faraoni '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-tempio-delluomo/10052" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8885" style="margin: 10px;" title="il-tempio-dell-uomo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-tempio-dell-uomo.jpg" alt="" width="200" height="262" /></a>La conoscenza pitagorica mai non si estinse, troppi vantaggi infatti prodiga a chi ci si impegni. Basta calcolare le proporzioni e commentarle come hanno insegnato i tanti maestri. In Italia poi era la sapienza italica, che dettò al Vico il giovanile <em>Antiquissima Italorum sapientia</em>, prezioso esame etimologico della parola chiave per intendere la realtà alla maniera tradizionale. Meno ci seduce nel romanzetto del Cuoco dove sfilano i maestri della Magna Grecia. In Germania spicca il trattato di von Thimus, ammirevole, dove erano riunite al sistema pitagorico le filosofie dei geroglifici egizi; ma in Italia non poteva fiorire qualcosa del genere, dopo che un avo del Croce aveva raccomandato di cacciare dall&#8217;attenzione il ricordo del pitagorismo, raccomandando di sostituirlo con Hegel. Ci sarebbero voluti alcuni decenni perché rinascesse l&#8217;impegno pitagorico, col Reghini, che negava Euclide, ricostruendo con perizia mirabile tutto l&#8217;antico sistema, calcolando e disegnando con perizia sovrana. Ebbe una sua parte notevole nel fornire <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a> antichi a Mussolini, finché costui cominciò a lavorare per stabilire un&#8217;intesa col Vaticano: sdegnato, tradito, Reghini si ritirò a fare il professore di matematica in una scuola media emiliana. Morì dimenticato attorno alla fine della Seconda guerra mondiale. C&#8217;era stato in precedenza soltanto un fedele del pitagorismo antico, il Rossetti, emigrato dal Regno delle sue Sicilie a Londra, autore dello stupendo e lunghissimo <em>Il mistero dell&#8217;amor platonico nel Medioevo</em>. Suo figlio, Dante Gabriele, doveva imporre le sue idee, con un&#8217;opera poetica e pittorica che sconvolse l&#8217;Inghilterra; ma ormai apparteneva alla <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">letteratura</a> inglese! C&#8217;era stata altresì, una <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">letteratura</a> pitagorica francese, che arricchì un giovane alsaziano nato nel 1880, René Adolphe, adottato quindi dal nobile lituano Schwaller de Lubicz. Sposò una donna devotissima e fertile scrittrice di romanzi d&#8217;ambiente egizio, Isha. Ebbero una bambina, Lucie Lamy, e vissero a spese del governo egiziano a Luxor, misurando accuratamente il tempio sulle rive del Nilo, a partire dal 1936 fino al 1952, quando la rivoluzione dei colonnelli repubblicani e socialisti fece crollare l&#8217;ambiente politico, loro ospite generoso. Di ritorno in Francia, morì nel 1961. La sua opera principale, l&#8217;esame pitagorico del tempio di Luxor, è stata ora tradotta da Paolo Lucarelli presso le Edizioni Mediterranee.</p>
<p style="text-align: justify;">Schwaller de Lubicz tentò di riesumare la sapienza faraonica, alla quale avevano attinto Pitagora e <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/platone">Platone</a></span>. Commenta Lucarelli: mancano informazioni precise su conoscenze scientifiche egizie &#8220;anche se piramidi, tempi, gestione del territorio, oggetti d&#8217;uso, calendari e altro ancora stanno a testimoniare l&#8217;esistenza certa di tale valore da stupire i contemporanei e ancora le civiltà più tarde&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/le-potenze-dellanima/4129" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8883" style="margin: 10px;" title="le-potenze-dell-anima" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/le-potenze-dell-anima-197x300.jpg" alt="" width="197" height="300" /></a>Esistette un&#8217;egittologia anteriore a Champollion, che interpretava i geroglifici filosoficamente e aveva avuto un maestro nella Roma secentesca col gesuita Athanasius Kircher; purtroppo dopo le dimostrazioni ineccepibili di Champollion, ci si illude di saper leggere documenti che non presentano un senso chiaro. Ci si ostina a tradurre <em>neter</em> con &#8220;divinità&#8221;, mentre denota il &#8220;fuoco segreto&#8221;, che agevola la corporificazione particolare dello spirito. Così <em>ba</em> si traduce per lo più con &#8220;anima&#8221; mentre è il secondo elemento accanto al <em>ka</em>, di natura più mobile. Schwaller de Lubicz rifiuta quasi tutto il ciarpame vario intorno all&#8217;antico Egitto. Capitò anche a me negli anni settanta di andare a Luxor e di accanirmi sulle rovine del tempio, ma la conclusione fu che al suo interno c&#8217;era una cappellina islamica, sede di un gruppo sufico. Ebbi preziosi contatti con il capo del gruppetto, che allora già stava la massima parte del tempo in Svezia. Ma all&#8217;anniversario della morte del capo della setta, si ripresentava in città e, avvolto in un velo candido, a cavallo guidava la processione festosa. Bastava ascoltare la confessione sua delle idee che l&#8217;ispiravano per disporre di una traduzione fedele delle strutture ideali che avevano dettato l&#8217;erezione dell&#8217;antico tempio.</p>
<p style="text-align: justify;">Se debbo giudicare questa opera immensa di Schwaller de Lubicz, debbo partire da una censura preliminare: è uno schema gnostico arbitrario che egli tira in campo. È un abuso partire dall&#8217;idea d&#8217;una trinità incorporata all&#8217;Uno, idea cristiana che Israele o l&#8217;Islam respingono. Ancor di più accettare di esaminare come modello fondamentale il corpo dell&#8217;uomo immaginato, come detta l&#8217;evoluzione darwiniana, come suprema meta dei corpi di tutti gli animali, di mare, cielo e terra. Le civiltà sciamaniche credono che l&#8217;uomo debba imparare dagli animali, le scienze più recenti ritengono che molti pesci e uccelli siano dominati da una sensibilità minuziosa, che percepisce le correnti magnetiche di terra e mare. Per il resto l&#8217;occhio di Schwaller de Lubicz è pronto e raffinato: sa che tra passato e futuro c&#8217;è un momento presente che evidenzia l&#8217;essenza del tempo sia pure sul piano esoterico o subconscio. È anche veridico che l&#8217;annullamento di più e meno, lo zero, designa un carattere esoterico positivo: esiste. Il fondamento che Schwaller accetta è l&#8217;antropocosmo, definendolo con la dichiarazione che non abbiamo nulla da conoscere che si situi fuori di noi. Ma indagare sulle operazioni matematiche complesse di Schwaller sarebbe esasperante e superfluo, molto più prezioso è attenersi all&#8217;idea che il sonno è il modo di affondare nella realtà ignorandone i sistemi percettibili di ordinamento generale, restaurando così l&#8217;energia per aver eliminato la conoscenza cerebrale sì da conoscere i misteri della vita, sapendo ormai guardare a ciò che &#8220;a forza di vedere non si constata più&#8221;. Ogni istante di ogni giorno si applicano conoscenze segrete che, se le riconoscessimo, mostrerebbero senza velo tutte le potenze che racchiude l&#8217;uomo dell&#8217;antropocosmo. Le fronde degli alberi ne spiegano le radici.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/verita-segrete-esposte-in-evidenza/681" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-8884" style="margin: 10px;" title="verita-segrete" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/archetipi1-191x300.jpg" alt="" width="191" height="300" /></a>L&#8217;assenza di mobilità e creatività simboleggia la preghiera come vittoria della personalità mortale, Nicodemo è colui che si dipartì dal Sinedrio per interrogare Gesù sulla rinascita e perciò secondo Schwaller è raffigurato nelle cattedrali con nelle mani la calotta cranica, come nell&#8217;arte bizantina i santi sono effigiati, rimossa la calotta, a testa piatta. Questa amputazione indica la pura intuizione che fa parlare la conoscenza innata del neter ossia della funzione cosmica. Fuor del Tempio l&#8217;uomo è simboleggiato da quello specchio d&#8217;inganni che inverte alto e basso, sinistra e destra: San Paolo, in partenza per combattere la cristianità, fu gettato faccia a terra e si sollevò nella visione della verità. Nell&#8217;Egitto faraonico la calotta cranica è sempre denotata da una corona o benda o fessura, essendo la chiave del pensiero faraonico. In genere presso i popoli antichi il sempliciotto, al quale fa difetto la calotta cranica, era venerato sempre. Il sempliciotto è privo della cima cranica, somigliante allo scarabeo stercorario.</p>
<p style="text-align: justify;">Ciò che consente di discernere è in primo luogo l&#8217;odorato: polarizza il fuoco che separa (<em>Seth</em>), contiene il fuoco che unifica (<em>Horo</em>): come Satana e Lucifero. L&#8217;essere umano è l&#8217;atlante sul quale si leggono le zone del cosmo e le loro influenze dettate dal cielo astronomico, laboratorio di tutti i miracoli del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">René Adolphe Schwaller de Lubicz, <a title="Il tempio dell'uomo" href="http://www.libriefilm.com/il-tempio-delluomo/10052" target="_blank"><em>Il tempio dell&#8217;uomo</em></a>, introduzione e note di Paolo Lucarelli (2 volumi), Edizioni Mediterranee, Roma 2000, pagg. 1.022 (complessive), s.i.p.</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Sole 24 Ore</em> del 26 novembre 2000.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/la-sapienza-dei-faraoni.html' addthis:title='La sapienza dei faraoni ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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