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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Letteratura</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Il Trobar clus di Michele Fabbri</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Feb 2012 18:38:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandro Giuli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Lungo il misterioso cammino nelle cui segrete il piombo, silenziosamente, va trasmutandosi in oro, è possibile inciampare in esperimenti indecifrabili e suadenti: è questo il caso del Trobar clus di Michele Fabbri.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-trobar-clus-di-michele-fabbri.html' addthis:title='Il Trobar clus di Michele Fabbri '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-9303" style="margin: 10px;" title="trobar-clus" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/trobar-clus-214x300.jpg" alt="" width="214" height="300" />Piaccia o no, ogni poeta, ogni vero poeta è, in qualche modo, un “figlio di Ermete”. Come tale, egli ha a che fare con infiniti spettri di sonorità e colori, con ritmi segreti che covano assopiti nell’animo del demiurgo. Da questa pietra nera, da sgrossare pazientemente, e poi da lavorare e lavorare ancora, si effonde infine una materia plastica, animata d’etere e luminosità: la poesia. “Poetare è creare”, sussurrava Novalis. E non v’è poeta che non sia autore di nuove costellazioni e d’infiniti mondi e modi d’essere.</p>
<p style="text-align: justify;">Lungo il misterioso cammino nelle cui segrete il piombo, silenziosamente, va trasmutandosi in oro, è possibile inciampare in esperimenti indecifrabili e suadenti. In figure e momenti in cui la pietra è ancora grezza, ma già s’affaccia la promessa della trasfigurazione degli elementi. È questo il caso del <em>Trobar clus</em> di <a title="Michele Fabbri" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/michele-fabbri/">Michele Fabbri</a>. Poeta (?) esordiente e demiurgo <em>in pectore</em>, Fabbri mescola audacemente cortei di suggestioni esoteriche tinte di <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo/">medioevo</a> (L’organo della cattedrale di Chartres, tra tutte) ad una spigolosa ironia che rende il canto, già faticoso, distonico e frammentato. C’è un deserto da attraversare (<em>Atto meditativo</em>), e l’autore si incammina con rassegnato coraggio lungo strade di “luce astratta/di soli freddi” (<em>Kali-yuga</em>); strade appena punteggiate di cespugli di storia e di vita (<em>Domande degli sconfitti</em>, <em>In lode della donna mia</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">Le sole oasi raggiungibili, isole di verde nel deserto aggredito dal viandante, sono rappresentate dai lampeggiamenti dell’aspirante trovatore, del cataro che oscilla tra <em>convenensa</em> e <em>consolamentum</em> (<em>Confine</em>, <em>Anima symphonialis</em>, <em>Nostra Signora</em>). E se la musica risulta sacrificata sull’altare dell’immagine e dell’ansia del dire (tutto), non per questo la rottura di livello &#8211; che, ci si augura, dovrebbe tener dietro al <em>Kyrie eleison</em> che si libra sulle tracce della Profezia di un “eterno delirio evemeristico” – è di là da venire. Allora, con essa, verrà anche la melodia.</p>
<p style="text-align: justify;">Michele Fabbri, <em>Trobar clus</em>, Fermenti Editrice, pp.32.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p>Tratto da <em>Area</em>, n.51 ottobre 2000.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-trobar-clus-di-michele-fabbri.html' addthis:title='Il Trobar clus di Michele Fabbri ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>I suoi capelli d’oro</title>
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		<pubDate>Mon, 30 Jan 2012 19:31:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emilio Michele Fairendelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Racconti]]></category>
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		<category><![CDATA[Dolano]]></category>

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		<description><![CDATA[Un racconto giallo vertente su un caso risolto dopo settanta anni tramite intuizioni sovrasensibili.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/i-suoi-capelli-doro.html' addthis:title='I suoi capelli d’oro '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;">Da anni il Commissario Bruno Dolano veniva invitato alle cene che la vicina &#8211; una vedova pallida, raffinata e cortese che abitava l’appartamento sotto il suo &#8211; organizzava con regolarità.</p>
<p style="text-align: justify;">Gente interessante. Vite brillanti, pensava ogni volta.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui era da tempo in pensione ma gli era sempre piaciuto raccontare le sue storie.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne aveva viste così tante e gli altri non si stancavano mai di chiedere.</p>
<p style="text-align: justify;">Terminata la cena, davanti a un brandy, nel salone così scuro, la Verità sul racconto che esponeva, sull’uomo o la donna che gli aveva dato vita in un tempo lontano  sembravano apparirgli per la prima volta con chiarezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Non la verità dei fatti e dei conti della giustizia umana &#8211; cadaveri questi oramai da tempo come gli assassini e  i colpiti -  ma la Verità essenziale, quella eternamente vivente.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo perché Lei avesse potuto mostrarsi, apparire sulla Terra, accadevano l’orrendo e l’innominabile.</p>
<p style="text-align: justify;">Così credeva il Commissario.</p>
<p style="text-align: justify;">Al mattino parenti ed amici avevano partecipato al funerale della padrona di casa.</p>
<p style="text-align: justify;">Era morta nel sonno due giorni prima.</p>
<p style="text-align: justify;">Eugenia, la sorella che viveva in Francia e che lui conosceva bene aveva insistito perché restasse con loro a cena.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fratello Alberto, il più giovane, alcuni cugini, gli amici più cari.</p>
<p style="text-align: justify;">Nelle stanze l’ombra della morta si aggirava senza requie, come avrebbe fatto ancora per qualche giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Sfiorava soffitti e pareti.</p>
<p style="text-align: justify;">Toccava gli oggetti e gli specchi, forse convinta che attraverso di loro avrebbe di nuovo potuto raggiungere la realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">Chi poteva sapere cosa avrebbe visto Luisa nel suo Bardo?</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine si rimase tutti intorno al grande tavolo ellittico, che fu liberato.</p>
<p style="text-align: justify;">Eugenia stava mostrando un sottile libro nero.</p>
<p style="text-align: justify;">“Pensa, l’ho terminato solo venerdì scorso, il giorno prima che mi telefonassero per Luisa. L’abbiamo fatto noi. Un sito dove crei il tuo libro. Mi ha aiutato Irène. Vero Irène?”</p>
<p style="text-align: justify;">Il Commissario guardò la ragazza. Alta e magrissima, vestita di nero. Venticinque anni, forse meno. Occhiaie. Una dark. Nel profondo, qualcosa che nessuno saprà mai, le mangia il cuore. Odia.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, in uno sguardo, anche se non avrebbe mai svolto nessuna indagine, aveva compreso qualcosa ed era pronto a sapere altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Si alzò per andare alle spalle di Eugenia e guardare nel libro.</p>
<p style="text-align: justify;">“Questo è il nonno, Mario. Guarda la grande motocicletta dietro di lui”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Qui siamo al Touquet. Dio come eravamo giovani. Ecco Irène nella culla, ha due mesi. Nel giardino”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Io e Luisa piccole davanti al cancello della casa. Alberto non era ancora nato”.</p>
<p style="text-align: justify;">Era un libro di foto di famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni tanto Eugenia ne chiudeva la copertina  dove si vedeva uno stemma con un rosso toro rampante.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla fine il Commissario rimase solo con lei e la figlia.</p>
<p style="text-align: justify;">Tendeva ad andarsene sempre per ultimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Deformazione professionale: qualcosa avrebbe potuto sempre accadere, anche all’ultimo istante.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli  sarebbe poi  bastato salire le scale e avrebbe trovato subito i suoi libri, il suo luogo.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiese se in qualche modo avrebbe potuto rendersi utile.</p>
<p style="text-align: justify;">Le questioni pratiche.</p>
<p>Eugenia scosse la testa.</p>
<p>“Bruno quanto le voleva bene Luisa. Venga, si sieda ancora un poco”.</p>
<p>Irène se ne era andata in una delle camere, senza salutare.</p>
<p style="text-align: justify;">Sedettero. Lei teneva in grembo il libro.</p>
<p style="text-align: justify;"> “Così.” &#8211; disse piano il Commissario.</p>
<p style="text-align: justify;"> “Così.” &#8211; rispose Eugenia.</p>
<p style="text-align: justify;"> Aveva aperto il libro.</p>
<p style="text-align: justify;"> “Lei Bruno sapeva di Anna?”</p>
<p style="text-align: justify;"> Disse di no.</p>
<p style="text-align: justify;"> Gli mostrò allora una pagina del libro e lui la vide.</p>
<p style="text-align: justify;"> Una bambina di cinque o sei anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche dalla foto grigia e così rovinata la sua bellezza appariva sovrannaturale: lunghi capelli che cadevano in giri d’oro, una fronte luminosa, gli occhi due piccoli punti di stampa più chiara che sapevi essere stati laghi di colore celeste.</p>
<p style="text-align: justify;">Una veste candida fermata da una cintura.</p>
<p style="text-align: justify;"> “La mia sorellina.”</p>
<p>“Un giorno è scomparsa. Mai più ritrovata. Sua madre morì di crepacuore dopo nemmeno un anno. Dicevano fossero spariti alcuni bambini in quegli anni, nei paesi lungo quella riva del Lago. Un maniaco, forse. Papà ci ha raccontato la storia, poi. Ninni, la chiamavano. Aveva una valigia con le sue cose e io e Luisa a volte l’aprivamo: vestiti, piccoli giochi, disegni. Dopo qualche anno lui si risposò e siamo nate io, Luisa ed Alberto.”</p>
<p style="text-align: justify;">“Non sapevo.” &#8211; disse il Commissario.</p>
<p style="text-align: justify;"> “Più di settant’anni fa. Lei crede Bruno si potrebbe sapere qualcosa, dopo così  tanti anni di una storia come questa? Pensi che sfida affascinante per lei. Ricordo bene qualcuna delle sue indagini. Luisa me ne parlava spesso”.</p>
<p style="text-align: justify;"> “Non fossi così stanco, Eugenia. La cosa più orrenda del Male è il suo ripetersi, sempre uguale, nei secoli dei secoli. Non che rimpianga qualcosa circa il mio lavoro ma forse non credo più nel suo senso. E’ in me, ma come un aculeo intellettuale, un gioco di enigmi di cui si compiace la mente e solo in parte il cuore, l’Anima. Non pensi ad Anna. Tutto è davvero impossibile e dopo tanto tempo saranno morti non solo l’assassino ma anche i suoi figli. Lasci ogni cosa in pace, nel silenzio.”</p>
<p style="text-align: justify;">Tacque e poi riprese:</p>
<p style="text-align: justify;">“Mi piacerebbe avere quel libro, lei crede che&#8230;”</p>
<p style="text-align: justify;">“Ma certamente Bruno, scriverò più tardi a mio marito e quando lo farò aggiungo il suo nome sul sito dove da domani potrà scaricarlo con questa password”.</p>
<p style="text-align: justify;">Si alzò per scrivere qualcosa su un foglietto che diede al Commissario.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui era già in piedi e si congedò:</p>
<p style="text-align: justify;">“Grazie Eugenia, buonanotte. Domani pomeriggio passerò a salutarla.”</p>
<p style="text-align: justify;">Lei ci sarebbe stata, partiva solo il giorno successivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Toccando il primo gradino della scala lui sapeva già ogni passo che avrebbe compiuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Si coricò volentieri, pensando, e si addormentò.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mattino successivo, con il caffè caldo ancora davanti, scaricò il libro.</p>
<p style="text-align: justify;">Stampò su un foglio la foto di Anna e la pose davanti a sé sul tavolo.</p>
<p style="text-align: justify;">La guardò a lungo, poi si risolse e scrisse:</p>
<p style="text-align: justify;">“Anima mia, devo vederti. Dimmi se posso essere da te domani nel pomeriggio. En sof or. Io.”</p>
<p style="text-align: justify;">La donna rispose a sera.</p>
<p style="text-align: justify;">Era sola, nessuno dei ragazzi, sì, poteva venire a casa.</p>
<p style="text-align: justify;">L’indomani prese il primo treno per Trieste dove arrivò all’ora di pranzo: il ristorante, poi lungo il Molo Audace, il mare, il vento che allontanava ogni peso.</p>
<p style="text-align: justify;">Si incamminò verso casa di lei.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse sei anni, dall’ultimo incontro, pensò il Commissario.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’elevatore guardò il suo volto nello specchio: così vecchio, carico di peccati e di cose sbagliate.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma mai per lei, Cristina.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando aprì la porta e lo fissò con quello sguardo carico di dolcezza e di vertigine lui provò come ogni volta il desiderio di inchinarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nulla tra di loro aveva mai parlato solo il linguaggio della carne, dell’amore che vibra senza consistere: una Luce, una presenza bagnava anche ora di Sé le pareti della stretta anticamera e ogni cosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Lei disse calma: “Anima mia”.</p>
<p style="text-align: justify;">Sedettero. Il Commissario le chiese dei ragazzi, della loro vita.</p>
<p style="text-align: justify;">E di lei: andava tutto bene?</p>
<p style="text-align: justify;">La guardava: il viso chiaro e affilato, le mani dalle dita sottili e nervose oramai macchiate dagli anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Con quelle  e non con gli occhi,  pensava il Commissario, lei <em>vedeva</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Un giorno tanto lontano l’aveva conosciuta: un banale furto in appartamento.</p>
<p style="text-align: justify;">Aveva un marito e tre figli.</p>
<p style="text-align: justify;">Lei iniziò a <em>vederlo</em>, nelle notti.</p>
<p style="text-align: justify;">Stavano, insieme, sotto un albero, un mandorlo, in una Luce assoluta.</p>
<p style="text-align: justify;">Una voce le diceva parole che lei ripeteva.</p>
<p style="text-align: justify;">En sof or, nella Luce senza fine.</p>
<p style="text-align: justify;">Le’olam va’ed, per l’Eternità.</p>
<p style="text-align: justify;">Jadà, Amore.</p>
<p style="text-align: justify;">Ben Gilgul, il figlio del tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Tehom, l’abisso.</p>
<p style="text-align: justify;">In quell’altro mondo lei baciava la sua gola e gli occhi, il Commissario incideva con una lama lettere sul suo polso e poco sotto il cuore.</p>
<p style="text-align: justify;">Contavano gemme su pettorali a terra in attesa di essere indossati, nominavano le Sefiroth come stelle, venivano sfiorati da Angeli delle schiere più alte.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto sarebbe per sempre rimasto un mistero per Cristina, donna di cultura modesta, salvo la consapevolezza di essere una sola cosa con lui.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui non la raggiunse cosciente, in quell’altrove, che poche e confuse volte.</p>
<p style="text-align: justify;">Per il resto conosceva le sue notti, ciò che lui stesso agiva, ciò che lui stesso era, solo dai resoconti di lei.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa sapeva vedere?:  la loro unità essenziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cristallo  attraverso il quale la Luce del Supremo riusciva ad apparirle era quello di Israele: <a title="simboli" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simboli</a>, lettere e linguaggio.</p>
<p style="text-align: justify;">In questo modo Cristina diceva all’ebreo Bruno Dolano: io ti appartengo,  qui e sempre,  come ti sono appartenuta in mille altre vite.</p>
<p style="text-align: justify;">Così tutto trovava un senso profondo che non doveva produrre nulla: era sufficiente ricevere, contemplare, pronunciare.</p>
<p style="text-align: justify;">Al meraviglioso basta mostrarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">Lei non lasciò mai la famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Oltre che in quelle notti luminose, non si videro che qualche volta.</p>
<p style="text-align: justify;">Era una veggente dal potere assoluto: un nome, una foto, un’allusione le rendevano possibile conoscere la storia, il destino, la cifra di un uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Commissario tentò diversi esperimenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Cercava di capire, di dominare il potere di lei, di usarlo per il suo lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Un giorno le chiese di pronunciare per sette volte &#8211; lui lo aveva immaginato al momento e divenne un dei loro metodi &#8211; un nome: Alexei Sultanov.</p>
<p style="text-align: justify;">Si trattava di un giovane pianista russo che il Commissario amava e che era morto giovane dopo un ictus.</p>
<p style="text-align: justify;">Per anni, il lato sinistro paralizzato, aveva suonato con una sola mano.</p>
<p style="text-align: justify;">Lei stette malissimo: un forte formicolio al braccio sinistro le durò per giorni, tanto che il marito dovette portarla in Ospedale.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo aiutò nelle indagini due volte.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui riuscì a fare passare per colpo di fortuna, per intuizione bizzarra, ciò che gli aveva permesso di risolvere il caso.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza le sue visioni non sarebbe  mai riuscito.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando <em>vedeva </em>Cristina provava freddo, si indeboliva, a volte sveniva.</p>
<p style="text-align: justify;">I giorni successivi non mangiava, accusava assenze e paure.</p>
<p style="text-align: justify;">Era pericoloso, soprattutto quando le visioni avvenivano durante il giorno, con i figli piccoli  in casa.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando lei si spostò in un’altra città continuarono una corrispondenza rara e accorata, mentre Cristina continuava a vederlo, nei mondi sottili, ogni notte.</p>
<p style="text-align: justify;">Là nulla sarebbe mai cambiato.</p>
<p style="text-align: justify;">“E’ per qualcuno, vero?”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Sì.” &#8211; rispose il Commissario.</p>
<p style="text-align: justify;">“Giustizia, Luce sui dimenticati. E’ un momento giusto, ora. Sono tua. Non ho paura. No.”</p>
<p style="text-align: justify;">Lui aprì la busta che aveva lasciato sul tavolo e ne tolse la foto.</p>
<p style="text-align: justify;">“Anna. Sette volte il nome, sette volte. Un piccolo paese sul lago”.</p>
<p style="text-align: justify;">Lei &#8211; non aveva ancora guardato l’immagine &#8211; disse: “Non voglio che resti, prendi una camera o tornatene a casa. Io ti scriverò. Domani”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Anima mia”.</p>
<p style="text-align: justify;">Prese una camera in una piccola pensione all’isolato successivo e l’indomani il treno per Milano.</p>
<p style="text-align: justify;">Passò il pomeriggio ai giardini di Villa Reale.</p>
<p style="text-align: justify;">Camminando,  guardando i calmi specchi d’acqua, i cigni che vi si muovevano lentamente come incantati.</p>
<p style="text-align: justify;">Attendeva, come chi attenda una telefonata che dall’Ospedale gli annunci la nascita di un figlio.</p>
<p style="text-align: justify;">A sera, dopo cena, giunse sul suo computer la risposta di lei:</p>
<p style="text-align: justify;">“Una donna. Ha una stella sulla fronte, è rovesciata, non è come la nostra. Algol. Cerca Algol. Non è lei che l’ha uccisa ma ha governato tutto. Tante volte. Algol. La allatta con il sangue ma lei non è più una neonata. E’ orrendo. La costringe. Una grandissima stanza scura, c’è un rumore insopportabile, battono metalli contro metalli. L’aria è piena di dardi di fuoco. E’ l’Inferno? Un ragazzo guarda tutto questo, non lo sopporta. E’ la sua casa, lui abita lì. Stringe le mani sul collo di lei, gli occhi si gettano fuori, le cartilagini del collo che cedono. La lingua fuori dalla bocca, lui la bacia. C’è una scatola dentro un’altra scatola. Di ferro. Lei è là dentro e guarda il cielo. Di nuovo scintille di fuoco, tutte intorno a lei. Poi silenzio. L’acqua è fredda e sempre uguale giorno dopo giorno. Silenzio”.</p>
<p style="text-align: justify;">Quindici minuti dopo il primo giunse un altro messaggio:</p>
<p style="text-align: justify;">“Quattro grandi lettere, che stanno sopra tutto: R O T A. Ora ho freddo e devo stendermi. Credo di dover vomitare. Spero basti. E’ difficile. Tua.”</p>
<p>Il Commissario iniziò subito a lavorare.</p>
<p style="text-align: justify;">Prima dell’alba aveva tracciato il suo disegno.</p>
<p style="text-align: justify;">Avrebbe dedicato quel giorno alla riflessione sulle sue note e il giorno successivo sarebbe partito.</p>
<p style="text-align: justify;">In missione, come una voltà, pensò.</p>
<p style="text-align: justify;">Aveva già inviato una richiesta di prenotazione ad un albergo in quel piccolo paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Il paese di Anna. E di Eugenia, Luisa e Alberto.</p>
<p style="text-align: justify;">Riprese le sue considerazioni. Algol era la stella fissa più nefasta del Cielo, stella di violenza e di morte. Il suo nome significava Satana.  Ogni dodici ore la sua luce aumentava e qualcuno sulla Terra uccideva. Nessuno recupererà mai l’ora di quell’assassinio ma avvenne nell’ora di Algol. Cristina aveva visto la Stella presiedere l’uccisione della bambina. Era difficile distinguere nelle visioni tra momenti simbolici e visioni della realtà come questa era accaduta, semplicemente per il fatto che per lei, la veggente, non esisteva alcuna differenza. La grande stanza scura piena di dardi di fuoco era una visione metafisica? Rappresentava il paesaggio interiore dell’uccisore? Un ragazzo. La parola Rota. Molte altre volte Cristina aveva visto lettere e parole di lingue antiche e perdute muoversi nel cielo, scriversi sul proprio corpo o sulla fronte degli uomini nelle sue visioni. Forse la parola muoveva alta, lenta e perfetta nel cielo così come è del destino di tutto, tempo, vittime, assassini, Universo. <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">Simbolo</a> del Cerchio dell’Uno, che tutto include.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando arrivò alla pensione era sera.</p>
<p style="text-align: justify;">Disfece la sua piccola valigia considerandone l’ordine.</p>
<p style="text-align: justify;">Ordine e semplicità erano importanti, lo avrebbero aiutato.</p>
<p style="text-align: justify;">Cenò in una trattoria dove si trattenne a lungo, lavorando sul portatile per un po’ di tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Al mattino ottenne dalla municipalità, compilando una semplice richiesta, il certificato di nascita e morte di Anna.</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco i due giorni, la luce e il buio.</p>
<p style="text-align: justify;">Meno di sei anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Identificò la casa della  famiglia dalle indicazioni e dalle immagini del libro di Eugenia, che aveva con sé.</p>
<p style="text-align: justify;">La grande casa era stata divisa in alcuni appartamenti, forse negli anni settanta.</p>
<p style="text-align: justify;">Percorse la costa del lago lungo il paese, si spinse sino alle località vicine.</p>
<p style="text-align: justify;">Era una magnifica giornata di Maggio.</p>
<p style="text-align: justify;">Respirava, cercava l’attimo dell’intuizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Al tramonto, stanco, tornò vicino alla casa della famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Vide un grande spazio aperto poco distante e vi entrò.</p>
<p style="text-align: justify;">Era un centro commerciale, di quelli che oramai fanno dappertutto, anche nei paesi più piccoli: una larga via centrale con tavolini all’aperto, ai lati porticati con locali e negozi.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli edifici in mattoni erano vecchi, forse dei primi del novecento.</p>
<p style="text-align: justify;">Erano restaurati con un gusto che il Commissario apprezzò.</p>
<p style="text-align: justify;">Si sedette ad un tavolo ed ordinò un calice di vino.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensava a come avrebbe proceduto.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardò l’edificio davanti a lui, alte e strette finestre che ora servivano due piani e un tempo un’officina o un magazzino.</p>
<p style="text-align: justify;">Appena alzò gli occhi vide in alto, enorme, nera sui mattoni rovinati, mantenuta dai restauratori, la scritta: “M. ROTA &amp; figli.”</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco il velo alzarsi.</p>
<p style="text-align: justify;">L’antro scuro, i dardi di fuoco di Cristina.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ragazzo l’aveva uccisa nell’officina. Un giorno di festa, forse.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui vi andava spesso e ciò che vi accadeva  &#8211; i forti rumori, le scintille di fuoco, i fiumi d’oro dei metalli in fusione  &#8211; ne accendeva la nascente follia.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo, il corpo di lei in una scatola di ferro  nera, di quelle  per le barre metalliche.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiudila, saldane gli angoli, lo sa fare.</p>
<p style="text-align: justify;">Basta una carriola su ruote, la sera buia e le rive frastagliate del lago.</p>
<p style="text-align: justify;">Lascia cadere, lascia tutto.</p>
<p style="text-align: justify;">Al mattino successivo trovò nella Biblioteca comunale alcuni dati.</p>
<p style="text-align: justify;">Fonderia e Fabbri “M. Rota &amp; figli”, una delle grandi aziende storiche del paese, fondata nel 1876 dal capostipite Michele, guidata poi dal figlio di lui, dal 1930 dai figli Giovanni e Mario. Nel 1975 la fonderia chiuse l’attività e i grandi edifici del complesso rimasero così per decenni. Vennero poi acquistati dal Comune e ristrutturati alle fine degli anni ottanta. Su un libro, la foto di un gruppo di uomini davanti all’edificio principale.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla bibliotecaria, una signora cortese e in età, chiese della famiglia Rota.</p>
<p style="text-align: justify;">Possedeva mezzo paese.</p>
<p style="text-align: justify;">Mario, l’ultimo a mandare avanti l’azienda, era morto da diversi anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’immobiliare, i suoi figli.</p>
<p style="text-align: justify;">Una sorella, non so quanti figli.</p>
<p style="text-align: justify;">Giovanni, l’altro fratello non c’era mai stato molto con la testa.</p>
<p style="text-align: justify;">Una debolezza di nervi. Ricorrente, nella famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Mai lavorato nella fonderia.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui, lo seppe immediatamente, aveva ucciso.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo conoscevano tutti: quasi novantenne viveva nella Casa di Riposo del paese, la S. Giuseppe.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Commissario chiese dove si trovava.</p>
<p style="text-align: justify;">Salita Cappelletta.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui avrebbe atteso l’indomani.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni eventi potevano accadere solo nella luce del mattino.</p>
<p style="text-align: justify;">Non c’erano orari di visita fissati e vide molti parenti.</p>
<p style="text-align: justify;">All’infermiera disse se poteva salutare Giovanni Rota.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui era Bruno Dolano, un amico del fratello. Doveva lasciare un documento?</p>
<p style="text-align: justify;">Lei rispose che non era necessario e lo guidò.</p>
<p style="text-align: justify;">Il reparto azzurro, sul retro dell’edificio, la vetrata del soggiorno dava su un giardino chiuso da un basso muro di pietra.</p>
<p style="text-align: justify;">Le indicò l’uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">Stava, solo e come acceso dal sole, sulla sedia a ruote accanto a un tavolino rotondo, il viso torto sulla spalla destra, una coperta sulle gambe.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui si avvicinò e si sedette.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla sua destra in modo che lui avesse potuto vederlo senza muovere la testa.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo guardò, gli occhi  dall’iride opaco erano ancora vivi, inquieti, una grande massa di capelli bianchi.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul volto, chiarissimi, i tratti dell’antica follia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il labbro inferiore gli tremava leggermente.</p>
<p style="text-align: justify;">Sembrava che una mano invisibile gli premesse il viso contro la spalla, da un lato.</p>
<p style="text-align: justify;">Rispose al suo saluto.</p>
<p style="text-align: justify;">“Venti minuti al pranzo” &#8211; disse una voce di donna.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Commissario aprì allora la sua cartella e ne tolse la foto della bambina.</p>
<p style="text-align: justify;">La tenne tra le mani e la mostrò all’uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">Disse due volte: “Anna.”</p>
<p style="text-align: justify;">Lui serrò gli occhi, come  se qualcosa lo avesse abbagliato.</p>
<p style="text-align: justify;">Li tenne chiusi a lungo, poi iniziò a biascicare debolmente una frase.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli accenti cambiavano ogni volta, sulle parole.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Commissario non riusciva a comprenderla.</p>
<p style="text-align: justify;">Accostò l’orecchio, vicinissimo alla guancia di lui.</p>
<p style="text-align: justify;">Allora udì: “I suoi capelli d’oro, i suoi capelli d’oro, i suoi capelli d’oro…”</p>
<p style="text-align: justify;">Dichiarava così &#8211; ancora adorando la bambina &#8211; il Male per ciò che era, qualcosa che non era al suo posto e che la Luce più alta avrebbe un giorno redento.</p>
<p style="text-align: justify;">Rimise la foto nella cartella  e se  ne andò.</p>
<p style="text-align: justify;">La Verità. Settant’anni dopo.</p>
<p style="text-align: justify;">Eugenia avrebbe scritto prima o poi ma lui non le avrebbe detto nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Così giusto nel segreto dissolvere il nero, riguadagnare quel luogo alla luce.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo per questo lontano nello spazio e nel tempo qualcosa, forse il destino dei nuovi nati, un gesto, un agire dell’Anima, sarebbe avanzato nel chiarore con più forza.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse Irène,  nel cui cuore bruciava qualcosa del destino di Anna, avrebbe trovato un poco di pace.</p>
<p style="text-align: justify;">L’indomani pomeriggio fu di nuovo a casa.</p>
<p style="text-align: justify;">Attese l’ora più scura e calma della sera per scrivere  a Cristina: “E’stato fatto. Luce sui dimenticati. Le’olam va’ed”.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/MfMRbr0LviU?rel=0" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/i-suoi-capelli-doro.html' addthis:title='I suoi capelli d’oro ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Hávamál, la voce di Odino</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Jan 2012 17:35:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Luca Valentini</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura medievale]]></category>
		<category><![CDATA[Religione]]></category>
		<category><![CDATA[Religione germanica]]></category>
		<category><![CDATA[Antonio Costanzo]]></category>
		<category><![CDATA[Hávamál]]></category>
		<category><![CDATA[Odino]]></category>
		<category><![CDATA[Yggdrasil]]></category>

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		<description><![CDATA[Antonio Costanzo ha curato per Diana Edizioni un'edizione crtica dell'Hávamál, utilizzando la cosiddetta Edda Poetica (dal manoscritto islandese Codex Regius del 1270).]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/havamal-la-voce-di-odino.html' addthis:title='Hávamál, la voce di Odino '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><div id="attachment_9261" class="wp-caption alignright" style="width: 206px"><img class="size-medium wp-image-9261" title="Johannes Gehrts, Odhin (1901)" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/odin-196x300.jpg" alt="Johannes Gehrts, Odhin (1901)" width="196" height="300" /><p class="wp-caption-text">Johannes Gehrts, Odhin (1901)</p></div>
<p style="text-align: justify;">L’opera che andremo a recensire può essere definita, senza timore di smentita alcuna, il vero poema sacro della Tradizione Nordica, nelle sue varianti sia scandinave che germaniche. Antonio Costanzo, attento studioso napoletano della cultura nord-europea, animatore del Centro Studi Nostra Romanitas e direttore responsabile della collana studi nordici, Sunna, per Diana Edizioni, per cui lo stesso <em>Hávamál</em> è stato pubblicato, ha elaborato la propria analisi ermeneutica, utilizzando la cosiddetta <em>Edda Poetica</em> (dal manoscritto islandese <em>Codex Regius</em> del 1270), forse il principale filone epico delle genti del Nord, in cui Dei, Eroi e mitiche gesta si intrecciano in mitologhemi che sapientemente, da secoli, hanno saputo valorosamente rappresentare tutta l’identità di una stirpe e tutta la visione guerriera di genti così comuni tra di loro.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto ciò si evidenzia, appunto, nel significato e nel riferimento, di <em>Hávamál</em>, alla Divinità Suprema, ad Odino, al Verbo che da egli stesso promana. L’opera in riferimento può essere considerata nelle due sezioni che la caratterizzano: nella prima parte l’interpretazione scrupolosa quanto inedita del testo, strofa dopo strofa, mette in perfetta sintonia il lettore con la <em>Weltanschauung</em> del poema, anche quello non allenato a certi approfondimenti, alieno rispetto a certi contenuti etnici e culturali. L’analisi di Antonio Costanzo, infatti, permette, con ammirevole lucidità, di accedere a prospettive mitiche, filosofiche, ma anche di vita vissuta e quotidiana, che possono non esser comuni all’uomo contemporaneo, proiettando lo stesso, in una dimensione arcaica, per un certo verso quasi maieutica, che potrebbe – perché no? – servire da processo di anamnesi verso la propria civiltà…romana! I riferimenti sono – a dimostrazione del nostro assunto &#8211; legati a tutta una precisa <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbologia</a> tradizionale, che il curatore usa con efficacia, partendo dal contingente, dal testo, conducendo il lettore a visioni che spaziano al di là della peculiarità del testo, per assumere una portata universale. In tale ottica, per esempio, si approfondisce con vera padronanza dei contenuti e della <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli">simbologia</a> il rapporto tra il Centro, l’Albero e la Montagna (p. 79ss), l’Yggdrasill e le proprie radici essendo interpretate come le tappe iniziali e sapienziali lungo quello che, iniziaticamente, in tutte le tradizioni viene inteso essere l’Axis Mundi, cioè l’Asse Verticale, che rappresenta l’ascensione al Cielo, l’avvicinamento sacrale dell’Uomo alla Dimora degli Dei. Altri esempi possono evidenziarsi, come il commento alla strofa CLII, in cui Antonio Costanzo correla magistralmente il divampare della fiamma al significato esoterico del Fuoco Sacro, quindi al fuoco inestinguibile di Vesta, nella tradizione romana, ed al calore trasmutativo del <em>tapas</em>, che separa e sublima, ma anche alla pericolosità di una forza che può anche eccedere e quindi ardere e nuocere, invece che liberare.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.dianaedizioni.com/havamal.html" target="_blank"><img class="alignleft" style="margin: 10px;" title="Havamal" src="http://www.centrostudilaruna.it/huginnemuninn/wp-content/uploads/2011/10/havamal-212x300.jpg" alt="" width="212" height="300" /></a>La seconda parte del testo, invece, è uno studio altamente specialistico, sotto il profilo filologico e linguistico, in cui l’intero testo viene scientificamente e comparativamente analizzato, anche alla luce di riferimenti d’analisi di altri studiosi. Il testo, insomma, si presenta alquanto completo, soddisfacendo le attese sia specialistiche, sia mitiche, sia simbolico-tradizionali del variegato pubblico di lettori che possono avvicinarsi a questa importante opera, a cui noi consigliamo vivamente di accostarsi, come ad uno scrigno prezioso da cui poter attingere pensieri e visioni, che vanno ben oltre il limite d’argomento che il titolo potrebbe prefigurare. Noi siamo, pertanto, pienamente d’accordo con le conclusioni di Gìgli Siguròsson, autore di una pregevole prefazione, che sottolinea come “Gli <em>Hávamál</em> sono un misto di tutte quelle idee dottrinarie che erano presenti anticamente ed affondano le proprie radici prima di tutto nella comune esperienza del paganesimo nordico, e nel pensiero delle origini – come tutta la buona <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">letteratura</a>” (p. IX).</p>
<p style="text-align: justify;">Non possiamo, infine, non rivolgere un vero e sentito plauso sia alle Edizioni Diana per la lungimiranza dimostrata nel aver sostenuto tale pubblicazione, sia al curatore, Antonio Costanzo, che ha reso vivente, tramite lo studio, la passione e l’intima vicinanza alla dimensione mitica, il suo impegno nel solco sempre fecondo della Tradizione: “Conosce solamente colui che ovunque va e molto ha viaggiato quale animo possiede ogni uomo, colui che è consapevole di sé”(XVIII, p. 16).</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Hàvamàl, la voce di Odino</em>. Traduzione e note a cura di Antonio Costanzo, Diana Edizioni, Napoli 2010, pagg. 259, € 18,50.</p>
<p style="text-align: justify;">(Originariamente pubblicata sul n. 158 della rivista <em>Vie della Tradizione</em> anno 2011).</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/havamal-la-voce-di-odino.html' addthis:title='Hávamál, la voce di Odino ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Perceval, Re e Sacerdote</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 16:21:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Vito Foschi</dc:creator>
				<category><![CDATA[Ciclo del Graal]]></category>
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		<description><![CDATA[In Perceval è ravvisabile l’eterna figura del Re Pontefice, guida politica e spirituale dalla cui salute dipende il benessere del regno.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/perceval-re-e-sacerdote.html' addthis:title='Perceval, Re e Sacerdote '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/carlomagno48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Medioevo" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/yggdrasil.thumbnail.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Simboli e simbologia" /><br/><p style="text-align: justify;"><strong><em>Introduzione</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-9253" style="margin: 10px;" title="perceval" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/perceval-298x300.jpg" alt="" width="298" height="300" />Nel <em>Perceval</em>, il romanzo di Chétien de Troyes, si racconta di come il giovane Perceval da selvaggio ed incolto si trasformi in un perfetto cavaliere affrontando varie avventure, tra cui alcune di natura fantastica. Ma dietro questo percorso è possibile scorgere una vera e propria iniziazione. Ad esempio l’avventura nel castello del Graal non trova facilmente spiegazione come semplice favola e molti autori hanno rilevato i riferimenti mitici sia celtici sia alla tradizione dei Re Taumaturghi. Come abbiamo scritto in altri lavori Perceval riceve due iniziazioni, la prima alla cavalleria profana o terrena ricevuta dal gentiluomo Gorneman di Gorhaut, e la seconda alla cavalleria spirituale o celeste dallo Zio Eremita che gli trasmette una preghiera segreta. Questo particolare non è facilmente riconducibile a un contesto cristiano o semplicemente favolistico. Rappresenta la trasmissione di un sapere iniziatico, segreto, che si trasmette da maestro ad allievo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’opera di Chrétien manca della fine, non si capisce se per volontà dell’artista o meno ed il suo successo è in parte dovuto alle diverse continuazioni scritte da altri autori. Il romanzo ha, inoltre, la particolarità si essere quasi diviso in due parti di cui una dedicata ad un altro protagonista: Galvano. Si può ben dire che si tratti di una opera molto particolare e nonostante o forse proprio per questo di ampia diffusione.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>Il Castello del Graal</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Perceval raggiunge il castello del Graal ma non ponendo la domanda su cosa sia ciò che vede fallisce la prova e si allontana non riuscendo a capire cosa sia successo. Il tutto gli viene spiegato da una sua cugina con una specie di interrogatorio. Anche qui le tracce di un rituale con delle domande prefissate e le risposte dell’adepto che non sa. E d’altronde cosa potrebbe sapere Perceval se è ancora un semplice cavaliere? Quando raggiunge il castello del Graal è stato appena iniziato cavaliere da Gorneman ed ha liberato Biancofiore dai suoi nemici. Quindi ha fatto solo esperienza di guerra e di cortesia e questa non è sufficiente a conquistare il Graal.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/i-cavalieri-della-tavola-rotonda/10188" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-9252" style="margin: 10px;" title="i-cavalieri-della-tavolta-rotonda" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/i-cavalieri-della-tavolta-rotonda.jpg" alt="" width="200" height="286" /></a>Nel racconto di Chrétien bisogna rivelare la presenza di uno schema: tentativo, fallimento, nuovo tentativo, successo. La prima volta che Perceval incontra una donna, la dama dell’Orgoglioso della Landa, segue i consigli della madre e combina un guaio. Non era ancora pronto. Incontra Gorneman che oltre ad insegnargli le regole della cavalleria gli insegna le regole della cortesia. E così la seconda volta con Biancofiore, essendo ormai un uomo e un gentiluomo riesce a conquistarla. Si noti lo schema: tentativo e fallimento con la dama dell’Orgoglioso, nuovo tentativo e successo con Biancofiore. Così succede con le donne, ma così appare lo schema della ricerca del Graal, solo che lo schema non si completa, perché il romanzo si interrompe. Il primo tentativo col Graal fallisce, perché l&#8217;eroe ha avuto solo l&#8217;iniziazione alla cavalleria terrestre e ciò non è sufficiente per recuperare il Graal. Sono i primi due passi dello schema. Verso la fine del romanzo, come accennato prima, riceve l&#8217;iniziazione Spirituale ed è pronto per ritentare l&#8217;impresa. Purtroppo il racconto si interrompe, ma si può ipotizzare con una certa sicurezza una conclusione positiva.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong><a href="http://www.libriefilm.com/il-graal-i-testi-che-hanno-fondato-la-leggenda/9780" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-8196" style="margin: 10px;" title="il-graal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-graal-178x300.jpg" alt="" width="178" height="300" /></a>Un romanzo di formazione?</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni autori hanno considerato l’opera solo come un romanzo di formazione con intenti didascalici senza vederne gli aspetti mitologici, ma anche questa interpretazione non fa che rafforzare l’ipotesi della conquista del Graal da parte di Perceval. Se il protagonista deve imparare certe cose per poter superare le prove della vita, si intuisce che alla fine del racconto dopo aver imparato ciò che serve ritroverà il castello del Graal e porrà la domanda e libererà il Re Magagnato dal suo dolore.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando Perceval raggiunge il castello del Graal la prima volta, è cavaliere ed ha appena lasciato il castello di Biancofiore, ha ricevuto l’iniziazione alla cavalleria terrena ed è ancora un semplice guerriero. È anche maturato da adolescente a uomo conoscendo l’amore terreno. Qui finirebbe il romanzo se si trattasse solo di un romanzo di formazione, come se in una società tradizionale possa aver senso parlare di formazione, o di passaggio dall’adolescenza all’età adulta senza un cerimonia iniziatica. Gli insegnamenti terreni non sono sufficienti a conquistare il Graal.</p>
<p style="text-align: justify;"><em><strong>L’investitura del re sacerdote</strong></em></p>
<p style="text-align: justify;">Nella visita al castello del Graal, il Re Pescatore dona a Perceval una spada dicendogli che è fatta per lui. Ora il <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> della spada è molto chiaro, oltre a simboleggiare le virtù guerriere rappresenta la Giustizia e la Regalità. In <em>Matteo 10, 34</em> “Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; non sono venuto a portare pace, ma una spada”. La spada è <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/">simbolo</a> della giustizia e Gesù vuole intendere di essere venuto a portare la Giustizia, tra gli altri significati. Nel momento in cui riceve la spada viene riconosciuta a Perceval la sua qualità di guerriero e riceve l’investitura di re. Naturalmente il Graal è un dono spirituale e non può essere posseduto da un semplice re guerriero. Dopo questo episodio Perceval affronta varie avventure, ma si tiene lontano dalla chiesa: è un cavaliere in cerca di avventure. Un venerdì santo incontra una processione e viene rimproverato da uno degli astanti di andare in giro armato in tale giorno. Perceval non sa di che giorni si tratti, lo chiede e quando lo apprende sente la necessità di fare penitenza e saputo della presenza lì vicino di un eremita ci si avvia. Qui apprende che l’eremita è suo zio da parte di madre e i misteri del Graal. Il Graal serve l’ostia al padre del Re Pescatore che da 12 anni si nutre solo di quella. Infine l’Eremita gli insegna una preghiera segreta che «conteneva molti nomi del signore Iddio, i più potenti, che nessuna bocca umana deve pronunciare se non per paura della morte»; preghiera segreta, che rappresenta il filo ininterrotto della tradizione che lega i rappresentati nelle varie generazioni: riceve una definitiva iniziazione. In quest’ultima si può scorgere una iniziazione sacerdotale, e non a caso a impartire l’insegnamento è lo zio materno di Perceval. Ci piace ricordare la tradizione ebraica per cui la discendenza è da parte di madre ed erano i membri della tribù dei leviti a poter accedere alle cariche sacerdotali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Il costruttore di ponti</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Perceval è re sacerdote o per meglio dire re pontefice. Il Pontifex è letteralmente un «costruttore di ponti», qui inteso simbolicamente quale mediatore fra il nostro mondo e i mondi superiori. In effetti quando Perceval incontra la prima volta il Re Pescatore è alla ricerca di un guado dove attraversare un fiume; il Re è in barca intento a pescare e gli indica la strada, funzione di pontefice, per raggiungere il Castello del Graal dove avrebbe alloggiato quella notte per poi ripartire. Il Castello è un regno non terreno ed il Re Pescatore funge da intermediario fra il mondo terreno e il mondo superiore. Infatti il Castello appare a Perceval ad un tratto, quando disperava di trovarlo pensando di essere stato burlato dal pescatore, e nonostante lo abbia visitato, non sarà più in grado di ritornarvi a dimostrazione che la sua ubicazione non è di questo mondo.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8827205020/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8827205020"><img class="alignleft size-full wp-image-9250" title="il-mistero-del-graal" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-mistero-del-graal.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Ricevuta l’iniziazione spirituale o sacerdotale, Perceval è in grado di liberare il Re Magagnato dal suo male o meglio di succedergli al trono e di essere lui il nuovo Re Pescatore che farà rifiorire la terra. Qui si intravede l’ombra di antichi rituali legati ai culti di fertilità e alla successione di un sovrano o di un capo che svolge funzioni sia guerriere che religiose.</p>
<p style="text-align: justify;">La funzione di Perceval è restauratrice, ovvero di riportare ordine in una situazione degenerata. In Perceval riconosciamo la figura dell’eroe nel senso tradizionale del termine come spiegato da <a title="Julius Evola" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/julius-evola/">Julius Evola</a> nel suo <a title="Il mistero del Graal" href="http://www.amazon.it/gp/product/8827205020/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8827205020" target="_blank"><em>Il mistero del Graal</em></a>. L’eroe a differenza dell’uomo primordiale completo in sé, deve riconquistare la sua pienezza perché non è per “natura” completo. Da <em><a title="Il mistero del Graal" href="http://www.amazon.it/gp/product/8827205020/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8827205020" target="_blank">Il Mistero del Graal</a>: “Secondo <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/esiodo" target="_blank">Esiodo</a></span> la «generazione degli eroi» fu creata da Zeus, cioè dal principio olimpico, con la possibilità di riconquistare lo stato primordiale e dar quindi vita a un nuovo ciclo «aureo»”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Compito dell’«eroe» è quindi quella di far rinascere una nuova età dell’oro. In effetti nell’avventura di Perceval, osserviamo una situazione di disordine in cui è caduta la società umana a causa dell’infermità del Re Pescatore. Possiamo pensare che la malattia del Re Pescatore si ripercuota sul mondo perché come è raccontato da altri testi del ciclo arturiano, sia Merlino che Artù sono traditi da una donna, da intendersi anche qui in senso simbolico, generando il caos nel regno.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8845903257/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845903257" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-9251" style="margin: 10px;" title="il-re-del-mondo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-re-del-mondo.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>Accenniamo al fatto che nelle tre figure del re Pescatore, di Merlino e d’Artù possiamo vedere le “tre funzioni supreme” indicate da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/rene-guenon/">Guénon</a></span> nel <a title="Il Re del Mondo" href="http://www.amazon.it/gp/product/8845903257/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8845903257" target="_blank"><em>Re del mondo</em></a>: <em>“…il capo supremo dell’Agarttha porta il titolo Brahâtmâ (sarebbe più corretto scrivere Brahmâtmâ), «supporto delle anime nello spirito di Dio»; i suoi coadiutori sono il Mahâtmâ, «rappresentante dell’Anima universale» e il Mahângâ, «simbolo di tutta l’organizzazione materiale del Cosmo»: questa è la divisione gerarchica che le dottrine occidentali rappresentato mediante il ternario «spirito, anima e corpo»”</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, Perceval secondo lo schema da noi individuato, guarisce il Re Pescatore e gli succede instaurando un nuovo regno e quindi una nuova era di pace e prosperità che potrebbe essere considerata come il ritorno all’età dell’oro primordiale.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Re Pescatore</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’aggettivo pescatore associato a re non è casuale e non riguarda semplicemente il passatempo del re malato ma ha un chiaro significato simbolico. Il Re Pescatore per eccellenza è Gesù, re perché discendente dalla stirpe davidica e pescatore perché pescatore d’anime. Nel Vangelo sono ben noti i passi in cui dice a Pietro di gettare le reti (<em>Luca 5, 4</em>) e quando gli dice di lasciare le reti che lo avrebbe fatto pescatore di uomini (<em>Luca 5, 10</em>). Qui, è da citare il cosiddetto anello piscatorio indossato dal Papa che ha l’effige di Pietro che pesca con la rete. In questo oggetto è racchiusa una doppia <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/" target="_blank">simbologia</a> regale e sacerdotale. L’anello sta spesso a denotare la nobiltà di chi lo indossa, mentre l’effige di S. Pietro che getta le reti è un esplicito <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/" target="_blank">simbolo</a> della funzione sacerdotale della Chiesa. Dobbiamo qui citare la diffusione nel <a title="medioevo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/medioevo/" target="_blank">medioevo</a> di una leggenda di origine araba che racconta di come Re Salomone possedesse un anello magico capace di scacciare i demoni e perdendolo lo ritrovi dentro un pesce che aveva appena pescato e da cui l’appellativo re pescatore. Sottolineiamo l’esistenza di una leggenda simile che ha come protagonista Alessandro Magno, anch’egli simbolo di quella regalità sacerdotale, perché in un certo qual modo ne ha incarnato i principi nella storia.</p>
<p style="text-align: justify;">A completamento dell’esame della <a title="simbologia" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/" target="_blank">simbologia</a>, ricordiamo che il simbolo dei primi cristiani era il pesce dall’acronimo greco che indicava il nome di Gesù ed a volte erano chiamati loro stessi pesciolini perché, come i pesci erano scampati alla punizione divina del diluvio universale, così, essi grazie alla loro fede in Cristo avrebbero superati indenni il Giudizio Universale. Inoltre il pesce era un simbolo frequente dell’iconografia cristiana a ricordare il miracolo dei pani e dei pesci e da qui, spesso associato al banchetto dell’Ultima Cena.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Conclusioni</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">In questo <a title="simbolismo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/" target="_blank">simbolismo</a> sembrano convergere tradizioni precristiane e cristiane, anche se è più corretto dire che ambedue si riferiscono ad un simbolismo tradizionale, esplicitandone ognuna, quella parte che in un dato momento e in un dato luogo, è più congeniale. La presenza di ambedue permette di chiarire meglio i principi sottesi depurandoli dalle incrostazioni delle contingenze storiche.</p>
<p style="text-align: justify;">Non possiamo sapere se l’utilizzo di tale simbolismo da parte di Chrétien sia stato consapevole o meno, anche perché vivendo in un’epoca fortemente intrisa di sacro non poteva non riversare nella sua opera la simbologia cristiana. Sicuramente i riferimenti cristiani hanno permesso a Robert de Boron nelle sua successiva rielaborazione della leggenda del Graal, di rivestirla, con estrema facilità, di abiti cristiani. È da ribadire, però, che una lettura eminentemente cristiana del racconto del Graal non è possibile, stando un sostrato di miti non riconducibile a un alveo cristiano.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/perceval-re-e-sacerdote.html' addthis:title='Perceval, Re e Sacerdote ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Nel Bardo</title>
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		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 10:31:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emilio Michele Fairendelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un racconto-resoconto del morire, nella stessa chiave del Libro tibetano dei morti.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/nel-bardo.html' addthis:title='Nel Bardo '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: right;"><em>a Maria Cristina e al suo potere</em></p>
<blockquote>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-9186" style="margin: 10px;" title="nel-bardo" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/nel-bardo-238x300.jpg" alt="" width="238" height="300" />“Ohimè, in questo momento, quando entro nello stato dell’esistenza intermedia, io debbo far dileguare le immagini terribili e spaventose che mi dovessero comparire davanti. Debbo riconoscere che sono immagini del mio pensiero, immagini proprie dello stato dell’esistenza intermedia. Non devo provare alcuna paura, perché questa può ostacolare il mio supremo Bene”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Ohimè, privo di amici io sto vagando, solo. Non sorgano terrore e spavento dalle mie proprie immagini, riflesso del vuoto. Provo dolore per le mie azioni. Possa il Divino togliere questo dolore. Odo come rombo di tuono il rumore del piano esistenziale. Possa il Divino renderlo il suono di sillabe sacre. Perseguitato dal mio <em>karma</em> non trovo rifugio. Venga il Divino in mio aiuto e annulli ogni propensione, ogni peso, consentendomi di poter riconoscere e meditare la Luce suprema. Possa il Divino accettarmi nella Sua Luce azzurra, la Luce prima, o rifiutarmi se il mio tempo non è venuto concedendomi una degna rinascita”.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Bar do t’os sgrol</em> (<em>Il Libro Tibetano dei morti</em>) a cura e con traduzione di Giuseppe Tucci, Bocca, Milano 1949.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">E’ così diverso dagli altri il giorno in cui si muore.</p>
<p style="text-align: justify;">In quell’alba avevo considerato, come non facevo mai, il cielo sopra Los Angeles: su veli di chiare nubi il sole aveva aperto un graffio, una corta ferita diagonale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne usciva una fredda luce d’oro.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensai che il cielo, così inciso, potesse provare dolore.</p>
<p style="text-align: justify;">Si era trattato &#8211; avrei poi compreso &#8211; di un segno, un segno per me.</p>
<p style="text-align: justify;">Mossi la macchina e guardai la mia casa di Dalehurst Avenue: il piccolo e curatissimo prato, i due alberi, il cane che mi fissava immobile forse presentendo il mio destino.</p>
<p style="text-align: justify;">Eva, mia moglie, e i miei due figli dormivano.</p>
<p style="text-align: justify;">Per loro sarebbe stata una giornata identica alle altre.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo intorno a mezzogiorno lei avrebbe ricevuto una telefonata dall’Ospedale.</p>
<p style="text-align: justify;">Entrai nell’Interstate 5 come facevo sempre.</p>
<p style="text-align: justify;">Accesi la radio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il notiziario, che ascoltai distrattamente, parlava di tensioni con gli iraniani nello Stretto di Hormuz.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi accadde.</p>
<p style="text-align: justify;">Non saprò mai se qualcosa mi si ruppe in petto o nella fronte facendomi perdere il controllo della macchina o se fu l’altro, l’uomo che guidava quell’articolato, a farlo deviare dal suo percorso.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordo l’enorme cabina venirmi incontro come un animale feroce, ruotata di novanta gradi rispetto al resto dell’autotreno.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi mi trovai in uno spazio buio ed angusto.</p>
<p style="text-align: justify;">Stavo sotto la mia Cherokee rovesciata.</p>
<p style="text-align: justify;">Le rotonde sagome dei sedili che rassomigliavano uno scuro paesaggio, una, due luci impazzite sul cruscotto, lamiere curvate e poi tese in alcuni squarci, il cristallo segnato da una crepa in forma di runa strana e segreta, una lettera che forse ero chiamato a pronunciare: inspiegabilmente, la visione mi parve meravigliosa.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcosa &#8211; quello che mi avrebbe ucciso, forse una lama d’acciaio &#8211; mi era entrato nel fianco sinistro dove sentivo un grande calore.</p>
<p style="text-align: justify;">Non soffrivo.</p>
<p style="text-align: justify;">Una goccia regolare, di olio o di carburante, cadeva da qualche parte come a segnare il tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensai che non avrei mai più rivisto Eva e i ragazzi.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto era perduto e la memoria, povera cosa d’uomo, iniziò a vibrare cercando di esistere ancora come già stavano facendo il cuore, le vene, ogni cellula &#8211; ricordai un temperino rosso che papà mi aveva regalato da ragazzo incidendovi le mie iniziali, Lucienne, una bambina di cui mi ero perdutamente innamorato nei primi anni di scuola, un pesce preso all’amo in quella giornata sul fiume a Yosemite, la sua grande testa d’argento nel sole.</p>
<p style="text-align: justify;">Morii.</p>
<p style="text-align: justify;">La mia schiena si inarcò in un raggio infinito e salii al cielo.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza peso, per la prima volta libero da quando mia madre mi aveva fatto nascere al mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Dall’alto vidi il ventre nero e rovinato della macchina che mi copriva.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensai subito ad Eva e immediatamente fui davanti a lei.</p>
<p style="text-align: justify;">Intenta nel suo lavoro di edizione i suoi occhi si fissavano in me come in uno specchio.</p>
<p style="text-align: justify;">Senza parole le dissi: “Eva, sono io. Sono morto”.</p>
<p style="text-align: justify;">Non udiva, abitavamo oramai due mondi diversi.</p>
<p style="text-align: justify;">Oh ascoltami, ascoltami.</p>
<p style="text-align: justify;">Cominciai a roteare in spirali larghissime, sempre più in alto.</p>
<p style="text-align: justify;">Lontano, inziai a vedere un arco luminoso e volli raggiungerlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo oltrepassai.</p>
<p style="text-align: justify;">File di uomini e donne mi guardavano.</p>
<p style="text-align: justify;">Erano i miei maggiori, coloro che mi avevano preceduto nella linea del sangue sulla Terra.</p>
<p style="text-align: justify;">Uno di loro si avvicinò tanto che i suoi occhi parvero entrare nei miei.</p>
<p style="text-align: justify;">“Sette giorni e sette luci” &#8211; sentii dire in me.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto divenne di una luce azzurra.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessun tempo trascorreva, non ero io ad avanzare ma la luce turchina a scorrere ai miei lati e come in una sfera, Suo velo infinito che mi lambiva.</p>
<p style="text-align: justify;">Era la Luce suprema.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulla Terra avevo avuto un Maestro che mi aveva trasmesso alcuni insegnamenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Conoscevo il Bardo e i suoi giorni.</p>
<p style="text-align: justify;">La Luce suprema mi atterriva: per me, Anima ancora segnata dall’io e gravata da ogni suo peso, il tempo della trasferenza non era venuto.</p>
<p style="text-align: justify;">Scomparve la Luce azzurra, così come un Sole nel suo tramonto.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu il secondo giorno, luce bianca ed abbagliante di grande dolcezza colma di esseri alti e benevoli, il rifugio creato nel Bardo dall’aspirazione spirituale e dal potere che si possedeva in vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Caddi in ginocchio.</p>
<p style="text-align: justify;">Una Creatura superiore, Michael, avanzò in quel biancore, in quelle onde mosse da Angeli e tese verso di me il palmo aperto della mano dove stava una foglia sottile di una pianta che non riconobbi.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi guardò e, ancora una volta senza parole, udii in me: “Nishmoth Haim. Gilgal Nishmoth.”</p>
<p style="text-align: justify;">La Vita, la Ruota delle Anime.</p>
<p style="text-align: justify;">Quella luce tuttavia, per propria sostanza di luce originata dal Supremo e dalla Sua Unità impensabile, non poteva ritornare nella Luce azzurra ma solo decadere.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi abbandonò volando altrove, sopra i milioni che abitavano il Bardo con me, per il loro giorno dello Spirito.</p>
<p style="text-align: justify;">Compresi che i mondi creati, ogni forma ed ogni tempo in loro non erano che modulazioni della luce.</p>
<p style="text-align: justify;">Vennero il terzo giorno e gli altri.</p>
<p style="text-align: justify;">I due modi della luce rossa, quella del sangue d’uomo e quella dei Demoni, i due modi della luce verde, quella dei Lemuri nemici del corpo glorioso dell’uomo e quella, infetta e fosforescente, della carne morta delle coscienze inferiori sulla quale il soffio dell’Origine Suprema non restava che come un debole vapore che avrebbe dormito per milioni di anni prima di poter iniziare la sua Redenzione.</p>
<p style="text-align: justify;">In quei mondi mi apparvero cose tremende, che erano in me, proiezioni delle mie deformità mentali e vitali, dei segni che Satana aveva avuto il diritto di scrivere sulla mia fronte lottando con l’Angelo della mia nascita.</p>
<p style="text-align: justify;">Vidi una donna nuda e feroce sospesa come un uccello in quella luce color rubino, dal suo sesso usciva sangue che colava lungo l’interno delle cosce, un anello d’oro pieno di punte acuminate le mordeva il seno.</p>
<p style="text-align: justify;">Vidi non darmi requie un essere senza lineamenti, gonfio e liquido.</p>
<p style="text-align: justify;">Vidi migliaia di deità terrifiche in migliaia di forme, gli esseri a cui io stesso davo sostanza nel Bardo per le colpe commesse in vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordai le parole del mio Maestro: “…allora non dovrai temere, non saranno che proiezioni che quasi non sono più di un te stesso che quasi non è più. E come possono immagini vuote prodotte dal vuoto spaventare? Tu ripeterai allora pensando al Supremo: solo Tu, solo Tu, solo Tu. E quando la rinascita sarà inevitabile chiedi che la matrice sia degna. Che la matrice sia degna”.</p>
<p style="text-align: justify;">Quale strazio e dolore, uncini delle proprie colpe a straziare le carni, nei giorni delle luci inferiori. Quale terrore.<br />
Come piangere? Dove rifugiarsi?</p>
<p style="text-align: justify;">Come riuscire a non cadere nel tempo come forma inferiore?</p>
<p style="text-align: justify;">Solo Tu, solo Tu, solo Tu.</p>
<p style="text-align: justify;">Venne, infine, il settimo giorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Una luce cremisi mi circondò e placò ogni cosa: la Maestà eternamente risonante &#8211; anche negli inferni più bui degli altri giorni &#8211; della Luce azzurra, i fulmini e i tuoni delle luci inferiori.</p>
<p style="text-align: justify;">Potevo riposare.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora la luce non scorreva intorno a me, ero io ad avanzare in lei.</p>
<p style="text-align: justify;">Tutto era familiare, la coscienza era di nuovo presente, limpida.</p>
<p style="text-align: justify;">La Terra. Ricadere nella ruota del tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">La vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Ancora una volta uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">Oh, essere Tuo servo migliore.</p>
<p style="text-align: justify;">Che la matrice sia degna.</p>
<p style="text-align: justify;">Davanti a me il velo di luce cremisi si aprì come il ventre di una madre.</p>
<p style="text-align: justify;">Caddi a braccia aperte da un’altezza inimmaginabile verso la Terra, piccola perla d’opale tra infinite nubi di stelle.</p>
<p style="text-align: justify;">Nuvole in cui ruoto, oceani, spuma sulle buone terre, verde e cielo.</p>
<p style="text-align: justify;">Una casa sulla collina, la grande vetrata sulla città sterminata, le sue luci.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel letto, la spasimante raggiera di un uomo e di una donna.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi avvicino: la nuca dell’uomo, la guancia e il delicato orecchio di lei, un piccolo gioiello d’ametista.</p>
<p style="text-align: justify;">Non vedo i loro volti.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è senso e così pesante materia nei loro gesti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma anche altro: aspirazione, altezza d’animo, chiarità.</p>
<p style="text-align: justify;">Le dita di lei sulla sua spalla.</p>
<p style="text-align: justify;">Padre. Madre.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi, il buio.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>NdA le frasi tratte dal Libro curato da Tucci sono fedeli ad eccezione di qualche termine modificato a vantaggio di chiarezza in questo contesto; la successione dei giorni e delle luci nel Bardo, le caratteristiche stesse delle luci sono liberamente interpretate nella costruzione narrativa; spero e credo senza perdere in senso e in verità sostanziale.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><iframe src="http://www.youtube.com/embed/yCaaPaQx5zg?rel=0" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/nel-bardo.html' addthis:title='Nel Bardo ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>2011, fuga nell&#8217;immaginario</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Dec 2011 17:38:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Gianfranco de Turris</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli sul fantastico in generale]]></category>
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		<description><![CDATA[Quasi tutti i libri più venduti nel corso del 2011 hanno un soggetto spiccatamente fantastico: quali sono le ragioni di questo inatteso successo?]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/2011-fuga-nellimmaginario.html' addthis:title='2011, fuga nell&#8217;immaginario '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/drago48x48.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Fantastico" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/221163/10145" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-9129" style="margin: 10px;" title="22-11-63" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/22-11-63.jpg" alt="" width="157" height="240" /></a>Il secondo dei cinque migliori romanzi apparsi negli Stati Uniti nel 2011 secondo la classifica del <em>New York Times</em> è <a title="23-11-63" href="http://www.libriefilm.com/221163/10145" target="_blank"><em>22/11/63</em></a> (che è quarto fra la narrativa straniera più venduta in Italia) in cui Stephen King racconta i viaggio nel tempo di un oscuro professore per cercare di evitare l&#8217;assassinio di Kennedy da parte di Lee Oswald.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il più venduto romanzo in questo momento negli Stati Uniti, in Germania e in Italia è il quarto titolo del «Ciclo dell&#8217;Eredità» dell&#8217;ex ragazzino (ha esordito a 19 anni, ma oggi ne ha 27) Christopher Paolini, <a title="Inheritance" href="http://www.libriefilm.com/inheritance-leredita-vol4/10106" target="_blank"><em>Inheritance</em></a> (come i precedenti, pubblicato da Rizzoli): un mondo medievaleggiante pieno di eroi, draghi ed elfi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/1q84-libro-1-e-2-aprile-settembre/10146" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-9128" style="margin: 10px;" title="1Q84" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/1Q84-175x300.jpg" alt="" width="175" height="300" /></a>Se si osserva però con attenzione la classifica dei libri più venduti in assoluto nel nostro Paese si noterà che al quarto posto c&#8217;è <a title="1Q84" href="http://www.libriefilm.com/1q84-libro-1-e-2-aprile-settembre/10146" target="_blank"><em>1Q84</em></a>, un romanzo di oltre 700 pagine del giapponese Haruki Murakami (secondo dopo Paolini fra i romanzi stranieri più venduti): un aggiornamento-<em>monstre</em> di un classico della antiutopia: <a title="1984" href="http://www.libriefilm.com/1984/8861" target="_blank"><em>1984</em></a> di Orwell. Sempre tra la narrativa straniera più venduta c&#8217;è <a title="I guerrieri del ghiaccio" href="http://www.libriefilm.com/i-guerrieri-del-ghiaccio-le-cronache-del-ghiaccio-e-del-fuoco/10147" target="_blank"><em>I guerrieri del ghiaccio</em></a> di George R. R. Martin, quinto volume (decimo per l&#8217;Italia) delle omonime Cronache di un Medioevo immaginario immerso in un perenne inverno. Fra i primi venti c&#8217;è anche <a title="Il principe della nebbia" href="http://www.libriefilm.com/il-principe-della-nebbia-2/10148" target="_blank"><em>Il principe della nebbia</em></a> dello spagnolo Carlos Luis Zafòn, una storia arcana (la prima da lui scritta in questa vena) di malefici e di statue viventi. E, a poca distanza, c&#8217;è <a title="Breaking Dawn" href="http://www.libriefilm.com/breaking-dawn/3657" target="_blank"><em>Breaking Dawn</em></a>, l&#8217;ultimo della serie dei vampiri adolescenti dell&#8217;americana Stephenie Meyer. Insomma, il trionfo dell&#8217;Immaginario.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-principe-della-nebbia-2/10148" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-9130" style="margin: 10px;" title="il-principe-della-nebbia" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-principe-della-nebbia-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" /></a>Beh, una inaspettata e pre-natalizia infornata di opere di fantascienza, <a title="fantastico" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/fantastico/" target="_blank">fantastico</a>, orrore che primeggiano sulle altre e un tempo avrebbe fatto gridare allarmati i critici superimpegnati e superciliosi alla «fuga dalla realtà» da un mondo che mal si sopporta invece di impegnarsi a cambiarlo. Oggi poi, con la crisi economica incombente e con l&#8217;incertezza che c&#8217;è nel futuro, non solo in Italia ma in tutto il mondo occidentale, una simile critica sembrerebbe più che scontata. Ma così non è affatto. Bisogna andare più a fondo e chiedersi qual è il motivo inconscio e inavvertito che spinge i lettori a simili scelte e a decretare un successo che in altri tempi sarebbe stato impossibile o inaccettabile. Ci si deve chiedere qual è il vero motivo per cui non solo i ragazzi ma soprattutto gli adulti scelgono di sprofondare in trame dove si descrivono regni immaginari alla Tolkien e alla McCaffrey, dove si combatte con spade e lance, dove gli incantesimi sono all&#8217;ordine del giorno; oppure prediligono i giovani ed esangui vampiri o le vicende di occulte maledizioni; o ancora si compiacciono della distopica versione giapponese di <a title="1984" href="http://www.libriefilm.com/1984/8861" target="_blank"><em>1984</em></a>, oppure ancora si appassionano al tentativo di modificare la storia impedendo la morte del presidente americano?</p>
<p style="text-align: justify;">Ma perché &#8211; ovviamente del tutto scontento del presente &#8211; il nostro lettore occidentale (e italiano) vuole abbattere le sbarre della prigione del reale che lo circonda, però non per fuggire vilmente dal luogo della battaglia quotidiana, bensì per evadere e rifugiarsi in un mondo diverso, migliore e più avvincente, o anche peggiore ma che lo affascina col terrore (cosa che i romanzi realistici non fanno), oppure anche per illudersi di poter di modificare un presente che non sopporta più. In questo modo, una volta girata l&#8217;ultima pagina, riesce a guardare la quotidianità con occhi diversi: o ritemprato per aver vissuto insieme ai personaggi del romanzo in un mondo più affascinante; o tirando un sospiro di sollievo perché si è reso conto che esistono (o potrebbero esistere) mondi peggiori di quello in cui si trova suo malgrado a vivere.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Giornale</em> del 6 dicembre 2011.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/2011-fuga-nellimmaginario.html' addthis:title='2011, fuga nell&#8217;immaginario ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Musée Dupuytren o del corpo di Luce</title>
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		<pubDate>Wed, 28 Dec 2011 15:40:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emilio Michele Fairendelli</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un racconto ambientato nel futuro su una sorta di discesa agli inferi e resurrezione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/musee-dupuytren-o-del-corpo-di-luce.html' addthis:title='Musée Dupuytren o del corpo di Luce '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><blockquote>
<p style="text-align: justify;"><em>“…sì il mondo è orrendo (silenzio, il Maestro trae una lunga boccata di sigaro). La pluralità, la stranezza di ogni cosa, di ogni essere. Ma come puoi guardare come bizzarro il serpente, il pesce degli abissi o il ragno quando tu stesso hai un corpo con cinque dita mobili per ogni mano, occhi liquidi e viscere piene di linfa e di sangue? Senza mettere nel conto anomalie e deformità, prezzo che la Natura paga per il suo sforzo di perfezionamento, per il suo yoga. O perché possa esistere Purna (ndr: una discepola dell’Ashram di sovrannaturale bellezza fisica, i discepoli sorridono). Quello che dovete comprendere è che questa Manifestazione caduta non è Opera del Divino che nel Suo primo istante, quello in cui decise che la Luce sarebbe stata lanciata là dove Lui si era ritratto perché l’Universo potesse essere. Poi se ne sono occupati i Formatori, Demiurghi perduti che hanno fatto quello che potevano. Non erano del resto molto abituati a uscire dall’Unità primigenia nella libertà infinita. Così hanno fatto disastri notevoli (risate). Ma il Decreto più alto, immodificabile, è contenuto nel Suo primo e impensabile raggio di Misericordia, nell’Opera di Restituzione che si va compiendo dal primo istante del tempo. Il Mondo verrà trasformato, il corpo di Luce verrà”.</em></p>
<p style="text-align: justify;">B. Subram, <em>Autumn talks with the Master</em>, Spencer &amp; White, New York 1952, pag. 122, traduzione dall’inglese di <a title="Emilio Michele Fairendelli" href="http://www.centrostudilaruna.it/autore/emilio-michele-fairendelli/">Emilio Michele Fairendelli</a>.</p>
</blockquote>
<p style="text-align: justify;">Il regalo di mia madre per la licenza liceale era stato, come desideravo, una macchina, una piccola Mercedes elettrica.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono passati così tanti anni ma ancora la ricordo in ogni dettaglio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo celeste chiaro si accordava ai miei vent’anni, a capelli color del miele che portavo lunghi e liberi, alle camicie aperte e sgargianti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ero arrivato nel Perche dopo quasi un mese lungo le strade di Francia: parchi, chiese e conventi, castelli.</p>
<p style="text-align: justify;">Così bella e luminosa, la terra, e così anche la mia migliore gioventù.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo, adolescente addolorato e in cerca di un destino, viaggiavo in quella piccola e lucida scatola di latta dai silenziosi meccanismi elettronici che mi ricordava &#8211; contrapposta a fiumi dalle gore limpide e sensuali, a cattedrali gotiche di pietra eppure come di tessuto finemente ricamato, a orizzonti di onde verdi, a profumi di menta e verbene, a cieli striati e come feriti ai quali inchinarsi durante i lunghissimi tramonti delle campagne &#8211; quanto tutto nel mondo e nell’esperienza umana di questo fosse bizzarro.</p>
<p style="text-align: justify;">Credo il 26 Luglio &#8211; l’anno era il 2021 &#8211; raggiunsi l’Hotel Coudray au Perche.</p>
<p style="text-align: justify;">Il luogo mi era stato indicato dalla guida.</p>
<p style="text-align: justify;">Un Museo, lessi distrattamente, era ospitato nelle grandi cantine.</p>
<p style="text-align: justify;">Lasciai la macchina nel grande prato davanti all’Hotel, un edificio del ‘600 dalle facciate di bianca pietra locale, semplicissime e come decantate in poche linee.</p>
<p style="text-align: justify;">Lei, la vidi subito, al banco di accoglienza.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi accolse e mi assegnò la camera.</p>
<p style="text-align: justify;">Da diversi anni, seppi poi, gestiva l’Hotel per conto dei proprietari parigini, la famiglia Dupuytren.</p>
<p style="text-align: justify;">Il nome del Museo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo, l’indimenticabile nome di lei, era Beatriz Elena Vicario.</p>
<p style="text-align: justify;">Veniva dalla Galizia e qualche circostanza, forse un uomo che amava, l’aveva portata in Francia e nel Perche.<br />
Non aveva mai voluto andarsene.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Hotel non ospitava quella settimana che un piccolo gruppo di tedeschi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nei tre giorni che rimasi conversai a lungo con Beatriz.</p>
<p style="text-align: justify;">Aveva una grazia unica, che non ho mai più incontrato in una donna.</p>
<p style="text-align: justify;">Portava capelli neri e corti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ne consideravo, incantato, il profilo: qualcosa che non sapevo dire accadeva lungo quelle linee procurandomi una vertigine.</p>
<p style="text-align: justify;">Le sue dita sottili scorrevano, mentre me le mostrava, lungo le pagine del grande quaderno dove gli ospiti dell’Hotel lasciavano le loro impressioni, come raggi di luce che ritrovavano e per un istante illuminavano quelle persone.</p>
<p style="text-align: justify;">Sorrideva.</p>
<p style="text-align: justify;">La desideravo, ma aveva alcuni anni più di me e in quel genere di cose ero ancora acerbo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordo di averla amata nella notte, toccando il mio sesso, forse di averla sognata.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi chiese se avevo già visitato il Museo.</p>
<p style="text-align: justify;">Risposi che non lo avevo ancora fatto.</p>
<p style="text-align: justify;">Avevo visto la targa di ottone, la grande freccia che indicava la scala di pietra che scendeva alle cantine.</p>
<p style="text-align: justify;">Beatriz mi spiegò che si trattava di un museo di anatomia patologica fondato dal Barone Guillaume Dupuytren, un avo della famiglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Per molto tempo il Museo era stato ospitato nel Refettorio del Convento dei Cordeliers a Parigi.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli anni si era trovato senza più visitatori e la famiglia aveva deciso di unirlo all’Hotel di Coudray.</p>
<p style="text-align: justify;">Convenni con Beatriz che un Museo delle deformità, delle mostruosità umane e animali, aveva oggi la vita dura.</p>
<p style="text-align: justify;">Chiunque avrebbe potuto partorire atrocità ancora peggiori con il proprio computer e un buon software.</p>
<p style="text-align: justify;">Altrettanto vive e reali quanto bastava: non si guardavano allo stesso modo nelle teche i mostri che la formalina aveva reso come di liquida cera?</p>
<p style="text-align: justify;">Le diagnosi prenatale facevano strage di ogni orrore, che così non poteva più apparire nella realtà dove avrebbe potuto dire in verità del sacro e del glorioso che un corpo compiuto d’uomo rappresentava.</p>
<p style="text-align: justify;">L’ultima sera &#8211; il gruppo di tedeschi se ne era andato nel primo pomeriggio e il tramonto aveva incendiato il prato davanti all’Hotel Coudray come se stesse combattendo una battaglia &#8211; lei mi disse : “Devi vedere il Museo, ora.”</p>
<p style="text-align: justify;">Scendemmo insieme la stretta e curva scala di pietra.</p>
<p style="text-align: justify;">Eravamo soli, non ricordavo nessun visitatore per il Museo da quando ero arrivato.</p>
<p style="text-align: justify;">Giunti all’ingresso delle sale &#8211; enormi cantine voltate a mattoni, la vista era impressionante, il Museo doveva avere raccolto il proprio materiale in molti decenni &#8211; Beatriz mi prese la mano.</p>
<p style="text-align: justify;">“Guarda”.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcosa, che non udii, sembrò richiamarla al piano superiore.</p>
<p style="text-align: justify;">Se ne andò, credo senza una parola.</p>
<p style="text-align: justify;">Rimasi nel Museo forse per due ore.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright  wp-image-9106" style="margin: 10px;" title="dupuytren" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/dupuytren-300x222.jpg" alt="" width="210" height="155" />Su tavoli metallici, dentro armadiature di vetro stavano, come fossero saliti da qualche profondità della terra, cilindri alti un metro e del diametro di una ventina di centimetri.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla base, un luogo e una data.</p>
<p style="text-align: justify;">All’interno, nel loro bagni di formalina, i mostri.</p>
<p style="text-align: justify;">Come dire tutto quello che vidi?</p>
<p style="text-align: justify;">Nella testa enorme di un feto lo sguardo, dolcezza dell’umano, lago dell’Anima, il miracolo di Beatriz Elena, era abortito in un foro da ciclope nero e slabbrato.</p>
<p style="text-align: justify;">Deformità dalle dimensioni incredibili violentavano volti ed addomi.</p>
<p style="text-align: justify;">Sulle labbra di quel ragazzo la parola era fiorita in uno spaventoso tumore lobato.</p>
<p style="text-align: justify;">Genitali ritorti, crani aperti, gemelli uniti da arti che appartevano a un’altra, mai formata creatura.</p>
<p style="text-align: justify;">Un bambino di forse pochi mesi che l’ittiosi aveva reso simile a un animale dalla pelle lucida, gli occhi due noduli rossi.</p>
<p style="text-align: justify;">Ferite e mostruosità sul corpo di adulti, là dove erano durate tutta la vita: viscere aperte da crateri o lunghi tagli, mani tarate, gigantismi.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright  wp-image-9107" style="margin: 10px;" title="dupuytren2" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/dupuytren2-300x300.jpg" alt="" width="210" height="210" />Ecco l’esercito dell’orrore: erano i caduti sul campo di battaglia della trasformazione, la parte di Natura che prendeva su di sè il disordine e l’errore, il niente, perchè altrove coscienza e bellezza potessero fiorire.</p>
<p style="text-align: justify;">Dietro di loro vedevo apparire il viso altero e bellissimo di Beatriz, il suo corpo, le sue mani benedette.</p>
<p style="text-align: justify;">Di quella Gloria, ed ogni altra dell’umano che è stata e che sarebbe venuta essi erano parte.</p>
<p style="text-align: justify;">Preparavano il corpo di Luce.</p>
<p style="text-align: justify;">Risalii.</p>
<p style="text-align: justify;">Beatriz stava sistemando un vaso a lato dell’ingresso.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardai lei, i fiori dai grandi petali colorati che aveva arrangiato.</p>
<p style="text-align: justify;">Le passai accanto per uscire, attraverso il grande arco di pietra, al giardino.</p>
<p style="text-align: justify;">Respirai.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel cielo cominciavano ad apparire piccoli punti di diamante, le stelle.</p>
<p style="text-align: justify;">Nascevano come tentando di accordarsi, le vive e quelle morte la cui luce ci raggiungeva ora dopo milioni di anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Scrittura dell’Opera che presto, oh sì presto, avremmo saputo leggere.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/j1C-GXQ1LdY?rel=0" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></p>
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		<title>L&#8217;indistruttibile realtà del sogno</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/lindistruttibile-realta-del-sogno.html</link>
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		<pubDate>Mon, 12 Dec 2011 10:41:21 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Lodi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Tutto ciò che è normale è volgare: e in qualche modo bisognerà trovare una via d'uscita, che sia nel cavalcare la tigre o nel decifrare finalmente il linguaggio segreto dell'Essere.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/lindistruttibile-realta-del-sogno.html' addthis:title='L&#8217;indistruttibile realtà del sogno '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/teiwaz.JPG" width="48" height="48" alt="" title="Teiwaz" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-full wp-image-8989" style="margin: 10px;" title="chateau" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/chateau.jpeg" alt="" width="189" height="266" />&#8220;&#8230;E di tutto il sogno tu sei la sola cosa concreta che mi resta&#8221; dice Corto Maltese a un merlo, al termine di una sua avventura onirica. &#8220;La vita è un sogno, o i sogni aiutano a vivere meglio?&#8221; chiedeva invece il leggendario Marzullo. E la domanda è meno stupida di quanto si pensi: la vita è un sogno? Lo credevano gli uomini di altre civiltà e di altri tempi, non ancora legati in maniera esasperata alla materia, che questo mondo con le sue intricate vicende fosse solo l&#8217;immenso sogno di un sognatore eterno. I sogni aiutano a vivere meglio? Probabilmente, tanto che a questi sogni alcuni uomini si sono dedicati così tanto da sacrificare tutta la propria vita per farli propri. È dunque questa vita terrena l&#8217;illusione da cui è necessario affrancarsi attraverso una disciplina durissima o forse ciò che è oltre l&#8217;immediato dei sensi non è altro che cibo per menti febbrili e portate ad estraniarsi dalla realtà, per sfuggire a una vita non abbastanza appagante (foss&#8217;anche la vita di un principe di razza guerriera, come quella di colui che diventò il Buddha)?</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.amazon.it/gp/product/8877468378/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8877468378" target="_blank"><img class="alignright size-full wp-image-8986" style="margin: 10px;" title="ludi-africani" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/ludi-africani.jpg" alt="" width="240" height="240" /></a>L&#8217;incipit di <a title="Ludi africani" href="http://www.amazon.it/gp/product/8877468378/ref=as_li_ss_tl?ie=UTF8&amp;tag=cestlaru-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=3370&amp;creative=24114&amp;creativeASIN=8877468378" target="_blank"><em>Ludi africani</em></a> di <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger/">Ernst Jünger</a> è significativo, a riguardo: &#8220;Alla fine, soltanto l&#8217;immaginazione ci pare l&#8217;unica realtà e la vita di tutti i giorni un sogno, nel quale ci muoviamo svogliati, come un attore turbato dal suo ruolo. È allora il momento in cui il crescente disgusto fa appello alla ragione e le pone il compito di cercare una via d&#8217;uscita&#8221;; e la via d&#8217;uscita può trovarsi nella fuga giovanile di uno spirito irrequieto verso l&#8217;Africa, passando attraverso l&#8217;arruolamento nella Legione straniera per puro gusto di avventura e scoperta, come, per coloro che momentaneamente si rassegnano alla normale vita borghese, alla lettura di un libro come quello.</p>
<p style="text-align: justify;">O forse il sogno lo si può cercare nella solitudine, e un periglioso viaggio lo si può affrontare su un piano diverso da quello materiale: così fece il creatore della teosofia orientale (una sintesi di Islam sciita, platonismo e mazdeismo) Sohrawardi, il quale descrisse accuratamente le sue peregrinazioni che, dal riportare coordinate precise dei luoghi che stava attraversando, cominciarono a confondersi come in una tempesta di sabbia e sconfinare nel regno metafisico che l&#8217;orientalista francese Henry Corbin chiamò <em>mundus imaginalis</em>: un mondo concreto, ma fatto di spirito, al quale si sarebbe potuti (o si potrebbe) accedere risvegliando le facoltà &#8220;immaginali&#8221; dell&#8217;essere umano; non l&#8217;immaginazione come fantasia, così come concepita dall&#8217;uomo moderno, ma una capacità di &#8220;immaginare&#8221; infinitamente più potente e concreta. Immaginare ciò che esiste realmente su un altro piano dell&#8217;Essere.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/il-vagabondo-delle-stelle/4522" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8987" style="margin: 10px;" title="il-vagabondo-delle-stelle" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/il-vagabondo-delle-stelle-191x300.jpg" alt="" width="191" height="300" /></a>E così anche l&#8217;asceta buddhista Milarepa, che pur di realizzare la sua vera essenza spezzando i vincoli che lo tenevano legato a questo mondo si isolò in una grotta tra le montagne dell&#8217;Himalaya, in solitudine e astinenza da qualsiasi forma di piacere o turbamento. Davvero Milarepa fu solo un pazzo? Davvero distrusse la sua stessa vita quando avrebbe potuto darsi alla baldoria, o forse la baldoria è effimera e volgare e la vita vera l&#8217;ha invece conquistata?</p>
<p style="text-align: justify;">Un caso moderno (e letterario) è infine quello di Darrell Standing, il protagonista del bellissimo romanzo <a title="Il vagabondo delle stelle" href="http://www.libriefilm.com/il-vagabondo-delle-stelle/4522" target="_blank"><em>Il vagabondo delle stelle</em></a>&#8221; di Jack London: un uomo che, rinchiuso in un carcere, finito in un isolamento durissimo e sottoposto per innumerevoli volte alla tortura della camicia di forza che avrebbe condotto chiunque altro alla pazzia, trova una via per sfuggire a quella terribile condizione di prigionia, dolore e sudiciume. Assumendo il totale controllo del suo corpo fino a farlo temporaneamente morire riesce e a rivivere le sue vite passate, e quelle lunghissime ore nella camicia di forza saranno per lui secoli di incredibili avventure riportate alla luce, nell&#8217;oscurità, anche morale, di un carcere. Un po&#8217; come la casa dorata di Samarcanda, la prigione in cui fu rinchiuso Rasputin, il compagno di avventure di Corto Maltese: il nome deriva dal fatto che &#8220;l&#8217;unica maniera di evadere da quella sono i sogni dorati provocati dall&#8217;hashish&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/avvicinamenti-droghe-ed-ebbrezza/293" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-8988" style="margin: 10px;" title="avvicinamenti" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/avvicinamenti-191x300.jpg" alt="" width="191" height="300" /></a>Voglia di una vita (fisica o metafisica che sia) più intensa? malsana alienazione? fantasie per gente poco &#8220;pratica&#8221;? dovremmo pensare solo al nostro interesse &#8220;qui e ora&#8221;? Forse, azzardando una citazione, viene in nostro aiuto Mussolini: &#8220;E&#8217; la fede che muove le montagne, perché dà l&#8217;illusione che le montagne si muovano: l&#8217;illusione, questa è forse l&#8217;unica realtà della vita&#8221;. Già, l&#8217;illusione è l&#8217;unica realtà della vita. Difficile catturare il senso di quest&#8217;espressione profonda ma sfuggente; tuttavia lascia intravedere qualcosa, come un oscuro senso di verità. Ma per entrare in una visione più tradizionalistica, riprendiamo una frase di Baader (citata da <a title="Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger/" target="_blank">Jünger</a> in <a title="Avvicinamenti" href="http://www.libriefilm.com/avvicinamenti-droghe-ed-ebbrezza/293" target="_blank"><em>Avvicinamenti</em></a>): &#8220;Nessuno tra i grandi naturalisti ha negato che sia vero che ogni tratto spirituale abbia il suo <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/" target="_blank">simbolo</a> quaggiù e che quindi l&#8217;intera natura stia davanti ai nostri occhi come un geroglifico&#8221;. Come dire che qualcosa sta dietro il tutto, e che squarciato il velo quel mistero si mostra nudo alla nostra vista; ma ai nostri occhi ancora troppo umani tutto è un <a title="simbolo" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/simboli/" target="_blank">simbolo</a>, o un simbolo di un simbolo, ed è un dono raro saperlo mostrare come tale: è la storia degli spiriti più profondi, da Dante a Blake a Pound. Da parte nostra possiamo dire che tutto ciò che è &#8220;normale&#8221; è volgare, e in qualche modo, come il giovane <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger/" target="_blank">Jünger</a>, bisognerà trovare una via d&#8217;uscita. Che sia nel cavalcare la tigre della libertà e nell&#8217;asprezza sotto un torrido sole dei tropici o nel decifrare finalmente il linguaggio segreto dell&#8217;Essere.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto, con il gentile consenso dell&#8217;Autore, da <em>Rinascita</em> del 6 dicembre 2011.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/lindistruttibile-realta-del-sogno.html' addthis:title='L&#8217;indistruttibile realtà del sogno ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>L’uomo nel coro</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Dec 2011 16:08:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Emilio Michele Fairendelli</dc:creator>
				<category><![CDATA[Italiano]]></category>
		<category><![CDATA[Letteratura]]></category>
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		<description><![CDATA[Il racconto della vita di un corista attravero le parole del gemello, incontrato in un hotel alpino, e un finale a sorpresa.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/l%e2%80%99uomo-nel-coro.html' addthis:title='L’uomo nel coro '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-8955" style="margin: 10px;" title="adler" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/adler-300x300.jpg" alt="" width="300" height="300" />Occorreva salire un poco per raggiungere l’ingresso dell’Hotel Adler.</p>
<p style="text-align: justify;">Un percorso breve, rettilineo, lastricato, così largo da avere un che di solenne.</p>
<p style="text-align: justify;">Si faticava con il proprio bagaglio, le macchine potevano raggiungere solo il piazzale più sotto.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando fui davanti alla vetrata guardai come facevo ogni volta la scura aquila di metallo appesa alla facciata.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi pareva una scultura di alta qualità, mi colpiva soprattutto l’atteggiamento, protettivo ed aggressivo ad un tempo, che l’animale aveva nei confronti di chi sotto di lui oltrepassava quella soglia.</p>
<p style="text-align: justify;">Sul retro dell’edificio, in un prato bianco di neve si vedeva la grande piscina esterna a forma d’arco.</p>
<p style="text-align: justify;">Vi si accedeva direttamente dalla vasca principale delle terme interne, dal primo seminterrato.</p>
<p style="text-align: justify;">Era un giorno di fine gennaio, il freddo era assoluto.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni ospiti dell’Hotel si muovevano nell’acqua calda, in quel vapore capace di sciogliere la neve sino ad un metro oltre il bordo della piscina.</p>
<p style="text-align: justify;">Di alcuni, immobili mentre guardavano la lunga linea di corona di quei monti dei Grigioni, non si scorgevano che la testa e le spalle.</p>
<p style="text-align: justify;">Altri nuotavano &#8211; le braccia e le gambe si muovevano lentamente come volassero al di sopra della superficie liquida -  o galleggiavano accarezzando l’acqua con le mani, il viso leggermente inarcato all’indietro, gli occhi al cielo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tutto pareva un limbo, uno spazio temporaneo e sospeso in cui qualcosa sarebbe potuto accadere.</p>
<p style="text-align: justify;">Da anni, e sempre in quel periodo di gennaio dove le tariffe erano migliori, venivo all’ Hotel Adler di Vals: acque sulfuree e fanghi.</p>
<p style="text-align: justify;">Piacevole e, alla mia età, consigliato dal medico.</p>
<p style="text-align: justify;">Quell’anno la mia compagna, Maria Cristina, non aveva potuto raggiungermi e mi preparavo a trascorrere dieci giorni di riposo, di lettura, di cure vaghe e di indolenza serale &#8211; i notiziari, un giro di carte con qualche gruppo &#8211; da solo.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui, lo vidi quella sera stessa, prima di cena, nella vasca delle rose, al termine del mio consueto giro del primo giorno alla ricerca delle novità di quell’anno.</p>
<p style="text-align: justify;">Era una piccola vasca ipogea &#8211; non vi si poteva stare che  in una decina &#8211; cui si accedeva da una scala di pietra.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’acqua limpida e tiepida galleggiavano petali di rosa di diversi colori: all’incirca ogni ora venivano aspirati e sostituiti.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal fondo della vasca alcune luci rotonde proiettavano, tanto più grande e vibrante, l’ ombra dei petali sulla curva volta di pietra.</p>
<p style="text-align: justify;">L’aria era carica di un profumo indimenticabile.</p>
<p style="text-align: justify;">L’uomo, che stava seduto sulla panca perimetrale semisommersa, mi rivolse un silenzioso cenno di saluto.</p>
<p style="text-align: justify;">Rimasi per una ventina di minuti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad occhi chiusi lo sentii sussurrare a se stesso qualcosa: una frase in una lingua dura e scabra che in  quel momento non riconobbi.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando riaprii gli occhi se ne era già andato.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo rividi a cena occupare un tavolo singolo non lontano dal mio.</p>
<p style="text-align: justify;">Ero orfano di Maria Cristina, di un  calice alzato con lei davanti ai suoi grandi occhi verdi e allo sguardo che mi riservava chissà da quale giorno del tempo, da quale altra vita; in questa, pensavo a volte malinconicamente, non me lo sarei mai potuto meritare.</p>
<p style="text-align: justify;">Al termine del pranzo dell’indomani, senza averlo deciso prima, avvicinai l’uomo e gli chiesi se voleva condividere il tavolo.</p>
<p style="text-align: justify;">In quel momento eravamo gli unici ad essere soli nell’Hotel e in fondo sarebbe stato piacevole, qualche parola, un commento sui piatti della cuoca.</p>
<p style="text-align: justify;">Accettò.</p>
<p style="text-align: justify;">A cena trovammo pronto un tavolo per due, i numeri delle nostre camere davanti al piatto di ognuno in un piccolo vaso basso con un fiore.</p>
<p style="text-align: justify;">Era un uomo piacevole, i capelli bianchi e ordinati, elegante, sempre con una giacca e un girocollo scuri.</p>
<p style="text-align: justify;">Dissi che venivo all’Adler da molto tempo, di solito con la mia compagna, ma un problema con la madre l’aveva quest’anno trattenuta.</p>
<p style="text-align: justify;">Qualche fango, e i massaggi.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi tanto ozio, i libri che rimanevano non letti durante l’anno.</p>
<p style="text-align: justify;">A Zurigo, abitavo a Zurigo.</p>
<p style="text-align: justify;">“Anche io e mio fratello  abbiamo abitato per molti anni a Zurigo.”</p>
<p style="text-align: justify;">“Voltastrasse 15.” &#8211; disse come se quel nome e quel numero avessero un potere magico.</p>
<p style="text-align: justify;">“E’ solo da qualche anno, da quando lui  non c’è più, che mi sono trasferito in un piccolo villaggio, una ventina di chilometri a sud”.</p>
<p style="text-align: justify;">Pensai che non eravamo più noi due soli.</p>
<p style="text-align: justify;">Aveva voluto da subito, che suo fratello fosse con noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Erano gemelli, aveva detto.</p>
<p style="text-align: justify;">Pronunciammo i nostri nomi.</p>
<p style="text-align: justify;">Il suo era Richard Schwarz: un ebreo, quasi certamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Capii immediatamente cosa gli avevo sentito dire nella vasca delle rose: una berakhà, la benedizione degli aromi.</p>
<p style="text-align: justify;">Doveva averla imparata tanti anni prima, forse da bambino e quella vasca era certamente un buon luogo per pronunciarla.</p>
<p style="text-align: justify;">Era il primo anno per lui a Vals.</p>
<p style="text-align: justify;">Glielo aveva quasi ordinato il suo medico: schiena  e nervi.</p>
<p style="text-align: justify;">La mattina gli era oramai impossibile alzarsi dal letto, occorreva una buona mezz’ora prima che potesse muovere una gamba o un braccio.</p>
<p style="text-align: justify;">E una volta in piedi i primi passi erano quelli di un infermo.</p>
<p style="text-align: justify;">“Forse tutto simbolico, forse no. Meglio, sempre, provare a guarire.” -  aveva detto sorridendo.</p>
<p style="text-align: justify;">Ci vedevamo a metà mattina per un caffè, dopo l’ora dei fanghi.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella giornata ci incontravamo e ci lasciavamo diverse volte, tra le vasche delle terme, la sauna e i bagni a vapore, la grande hall.</p>
<p style="text-align: justify;">Ai pasti &#8211; due uomini che si conoscevano da poco eppure in qualche modo uniti da un legame &#8211; parlavamo di così tante cose.</p>
<p style="text-align: justify;">Da lui emanava una energia calma, che sentivo e che mi confortava.</p>
<p style="text-align: justify;">Ad entrambi piaceva uscire nel pomeriggio, poco prima che scurisse, nella piscina esterna.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardavamo allora quelle montagne che non davano requie, tutt’intorno.</p>
<p style="text-align: justify;">Il confronto che &#8211; silenziose &#8211; chiedevano, qualunque altro accadimento sarebbe stato rimandato all’indomani.</p>
<p style="text-align: justify;">Il buio scendeva.</p>
<p style="text-align: justify;">Fu due giorni prima della sua partenza, noi due soli nella hall deserta intorno alla mezzanotte, un brandy, una candela accesa sul piccolo tavolo rotondo, che tornò a parlarmi del fratello.</p>
<p style="text-align: justify;">“Sa come sono i gemelli.”</p>
<p style="text-align: justify;">“Quando la carne è stata un tempo, nel ventre di nostra madre, una, lo è anche l’Anima”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Ci separammo dopo gli studi universitari, pur abitando nella stessa città. Ci vedevamo ogni fine settimana, non potevamo farne a meno, ma iniziammo a vivere due vite diverse. Sapevo che insegnava matematica all’ETH, sapevo di una sua compagna per qualche tempo, di quanto amava e cercava”.</p>
<p style="text-align: justify;">“A settembre di quell’anno, io e Daniel avremmo compiuto quarant’anni, fui chiamato dalla ragazza che abitava sotto di lui. Mi conosceva”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Veli di acqua sporca avevano iniziato a filtrare dalle fenditure del vecchio solaio di legno. Aveva suonato senza ricevere risposta e mi aveva chiamato credendo mio fratello fosse via per lavoro. Sapeva che avevo le chiavi della casa”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Quando arrivai trovai Daniel disteso nella vasca dalla quale usciva un’acqua rossa. I polsi recisi da un coltello che vidi a terra, gettavano fiotti di sangue color rubino ad ogni battito del suo cuore. Aveva già perso conoscenza, il viso, pallido e bellissimo come mai lo avevo visto, stava di un lato, appoggiato sulla spalla sinistra”.</p>
<p style="text-align: justify;">“L’ambulanza arrivò in pochi minuti. Ci vollero due giorni per salvarlo, per farlo ritornare nel mondo. Pochi minuti ancora e sarebbe morto”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Fu quando tornai nell’appartamento una mattina, per preparare il suo rientro e sistemare le cose, che vidi quel quaderno. Stava, chiuso, sul tavolo. Lo avevo già notato ma non avevo immaginato contenesse le parole di mio fratello, il senso del suo gesto, il messaggio per me”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Lessi tutto. Tutto. Daniel si era macchiato di una colpa innominabile, tra le più orrende che un uomo possa compiere. Una colpa che non nominerò. Morire gli sembrò un nulla, ma un giusto contrappasso, il primo passo verso un tempo nuovo: per sé e per la propria Anima che nello Sheol avrebbe vagato per mille e mille anni prima di trovare un’altra possibilità di redenzione nella realtà materiale, per la memoria del mondo e per quella di chi era stato colpito e forse ancora esisteva ma solo come un curvo fantasma legato alla ragnatela di quel Male”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Quando fu tempo, tornammo insieme nella sua casa. Abitai con lui per un mese. Avevo riposto il quaderno nella libreria, a lato di un libro che lui amava. Quando lo avesse aperto, per rileggere le lunghe note che aveva lasciato in una grafia sempre più agitata, avrebbe trovato al fondo una scritta con il mio nome: tuo fratello, Richard Schwarz. Non ne parlammo mai”.</p>
<p style="text-align: justify;">“La convalescenza di Daniel fu rapida e sicura: il supporto psicologico che l’Ospedale gli aveva indicato fu efficace e continuò poi i colloqui negli anni. Tornò al lavoro e l’anno successivo la pubblicazione di due articoli su una rivista di studi matematici gli valse la Cattedra di ordinario”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Con il tempo la nostra frequentazione tornò quella di un tempo: una visita settimanale alla casa di uno di noi, l’intera giornata  passata insieme parlando di tutto, del passato e non del futuro ma come se ancora condividessimo quella stanza di Voltastrasse”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Oltre che ai suoi studi di dedicava a quelli religiosi ed esoterici. Non ho ancora terminato di decifrare i torrenziali appunti che riempiono i margini dei testi della biblioteca che ho ereditato”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Daniel era stato da ragazzo, con grande soddisfazione di nostro padre, un ottimo cantore di Sinagoga. Entrò nel coro della Predigerkirche, la chiesa domenicana a pochi isolati da lui”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Le Cantate, la Grande Messa in si minore. Non mancavo mai, alle rappresentazioni più importanti. Gli archi, la gioia delle trombe, la musica che ti  colpiva come un’onda. Il “Dona nobis pacem” alla fine di tutto. Guardavo con il mio binocolo da teatro i volti dei coristi, labbra ed occhi aperti in quel volo del respiro e di tutto il loro sé come il Direttore sembrava chiedere, donne giovani e meno giovani, i loro lunghi capelli, uomini dallo sguardo limpido e aperto, altri che parevano compresi in un dolore, in uno smarrimento, poi lui, Daniel, mio fratello. Nel suo canto, che sapevo attento e preciso, fissava un punto oltre di noi, in alto, tra le scure volte della chiesa. Pensai che da lì sperasse venire, crollati quei muri larghi metri, una Luce, una Luce che nulla dimentica ma tutto include nell’Eterno. Non saprò mai se già la vedeva, se mai ne avesse scorto almeno qualche segno”.</p>
<p style="text-align: justify;">“E’ morto anni fa. Io ero all’estero e arrivai solo dopo qualche giorno”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Ecco, è tutto. Mi perdoni, ho parlato per più di un’ora e di una sola cosa. Quale interesse per lei, poi. Ma era il mio gemello. Non me ne voglia. Domani, a pranzo e cena, ascolterò io”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il giorno successivo era l’ultimo che avremmo trascorso insieme.</p>
<p style="text-align: justify;">Sarebbe partito molto presto la mattina del lunedì.</p>
<p style="text-align: justify;">A pranzo discorremmo di cose inessenziali e vaghe, del profilo e delle gambe di Monika, una delle cameriere più giovani.</p>
<p style="text-align: justify;">Non lo incontrai che verso sera, nella sauna.</p>
<p style="text-align: justify;">Era seduto, immobile, nudo, gli occhi chiusi.</p>
<p style="text-align: justify;">Rivoli di sudore scendevano lungo ogni parte del corpo.</p>
<p style="text-align: justify;">Le braccia erano rilasciate sulle cosce, i palmi leggermente ruotati perché il corpo potesse respirare appieno.</p>
<p style="text-align: justify;">Vidi solo allora le due cicatrici ai polsi, larghe e rettilinee, irrimediabili.</p>
<p style="text-align: justify;">Le portava come medaglie, pensai.</p>
<p style="text-align: justify;">Dopo pochi minuti, silenziosamente, uscii.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui era Daniel.</p>
<p style="text-align: justify;">L’altro, il gemello, forse non era mai esistito.</p>
<p style="text-align: justify;">Solo in quel modo aveva potuto raccontarmi la storia, sperare di condividerne il senso.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui aveva compiuto quel delitto inimmaginabile, lui era guarito nel tempo &#8211; forse togliendo da sé e dal mondo quel Male agendolo, così come il corpo rigetta in modo orrendo il cibo corrotto dopo ore di sofferenza &#8211; lui era il professore di matematica, l’esoterista.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui era l’uomo nel coro.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi sembra di rivederlo con gli altri nella Predigerkirche.</p>
<p style="text-align: justify;">Così diversi, non erano che uno: chi avrebbe mai potuto mancare in ognuna delle file?</p>
<p style="text-align: justify;">Mentre la musica si alzava visi e labbra, ogni intenzione della voce, ogni sguardo, mostravano la propria imperfezione, la propria distanza dalla purezza assoluta.</p>
<p style="text-align: justify;">E tuttavia qualcosa, precursore di quella Luce che Daniel chiamava, accadeva.</p>
<p style="text-align: justify;">La notte sognai spalti infiniti, un coro di milioni dove eravamo io e Maria Cristina e Daniel e Richard ed ogni altro.</p>
<p style="text-align: justify;">Gli avevo promesso che mi sarei alzato per salutarlo e così feci.</p>
<p style="text-align: justify;">Lo vidi nella hall, una grande valigia al fianco.</p>
<p style="text-align: justify;">“All’anno prossimo, allora!”</p>
<p style="text-align: justify;">L’anno prossimo, l’anno prossimo a Vals.</p>
<p><iframe src="http://www.youtube.com/embed/izVzruuk1lc?rel=0" frameborder="0" width="420" height="315"></iframe></p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/l%e2%80%99uomo-nel-coro.html' addthis:title='L’uomo nel coro ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Virgilio e le Georgiche, capolavoro ispirato alle api</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Nov 2011 15:26:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Lamendola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Virgilio scrive le Georgiche con animo religioso e commosso, e vede ovunque presente, sulla scorta delle dottrine orfico-pitagoriche, una vera e propria Anima universale o Anima mundi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/virgilio-e-le-georgiche-capolavoro-ispirato-alle-api.html' addthis:title='Virgilio e le Georgiche, capolavoro ispirato alle api '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><br/><div id="attachment_8910" class="wp-caption alignright" style="width: 310px"><img class="size-medium wp-image-8910" title="Virgilio illustra a Mecenate l'apicoltura. Da Verg., Opera, Lugduni 1529 (in Typographaria Officina Ioannis Crespini); da Fondazione Istituto Internazionale di Storia Economica &quot;F. Datini&quot;." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/virgilio-mecenate-300x248.jpg" alt="Virgilio illustra a Mecenate l'apicoltura. Da Verg., Opera, Lugduni 1529 (in Typographaria Officina Ioannis Crespini); da Fondazione Istituto Internazionale di Storia Economica &quot;F. Datini&quot;." width="300" height="248" /><p class="wp-caption-text">Virgilio illustra a Mecenate l&#39;apicoltura. Da Verg., Opera, Lugduni 1529 (in Typographaria Officina Ioannis Crespini); da Fondazione Istituto Internazionale di Storia Economica &quot;F. Datini&quot;.</p></div>
<p style="text-align: justify;">Ha circa trenta anni, Publio Virgilio Marone, quando si accinge, verso il 37 a. C., alla composizione delle <a title="Georgiche" href="http://www.libriefilm.com/georgiche/7194" target="_blank"><em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/georgiche/7194" target="_blank">Georgiche</a></span></em></a>, essendo nato ad Andes presso Mantova nel 70. Figlio di contadini (la notizia è di Macrobio Teodosio), non è affatto il cantore dei destini fatali di Roma, non pensa ancora all&#8217;<a title="Eneide" href="http://www.libriefilm.com/eneide-2/7195" target="_blank"><em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/eneide-2/7195" target="_blank">Eneide</a></span></em></a> né al mondo della storia, anzi ne rifugge, convinto com&#8217;è (in quanto seguace della scuola epicurea) che storia e politica sono i luoghi sventurati dell&#8217;umana ambizione, della violenza cieca e insensata.</p>
<p style="text-align: justify;">E la sua vicenda personale e familiare ha confermato tale concezione pessimistica, in modo tanto più duro quanto più mite e sensibile è il suo animo di poeta: tre anni prima, nel 40 a.C., una nuova distribuzione di terre, nella Gallia Cisalpina, ai veterani di Ottaviano, ha espropriato da un giorno all&#8217;altro il suo podere avito. Si dice, ma forse è solo una leggenda, che dopo aver perso ogni cosa, a stento ha salvato la vita, gettandosi a nuoto nel Mincio, per sfuggire alla furia di un soldato presentatosi per scacciarlo a mano armata dalla sua casa e dai suoi campi. Se n&#8217;è perciò tornato a Napoli, dove aveva studiato alla scuola del filosofo Sirone, ed è poi entrato nella cerchia esclusiva di Mecenate e dello stesso Ottaviano Augusto, che lo hanno &#8220;risarcito&#8221; con una villa a Roma, sull&#8217;Esquilino, e con un&#8217;altra a Napoli, ch&#8217;egli predilige poiché non ama il chiasso della capitale.</p>
<p style="text-align: justify;">Animo semplice, contemplativo, solitario, ripensa colmo di nostalgia alla sua campagna mantovana, ove il Mincio scorre pigro in mezzo al verde delle tenere canne, ove ha lasciato i ricordi più cari dell&#8217;infanzia e della prima giovinezza: ma non vi ritornerà mai più.</p>
<p style="text-align: justify;">Al suo attivo, oltre un certo numero di composizioni minori (che saranno raccolte poi nell&#8217;<a title="Appendix Vergiliana" href="http://www.libriefilm.com/appendix-vergiliana/7206" target="_blank"><em>Appendix Vergiliana</em></a>: ma è una dura fatica filologica sceverare i carmi autentici da quelli spuri), un autentico gioiello di poesia pastorale, sul modello del greco Teocrito: le dieci ecloghe delle <a title="Bucoliche" href="http://www.libriefilm.com/bucoliche/7193" target="_blank"><em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/bucoliche/7193" target="_blank">Bucoliche</a></span></em></a> (da <em>boukoloi</em>, i pastori di buoi), composte in circa tre anni, fra il 42 e il 39, ancora palpitanti per il drammatico addio alla terra natale.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/georgiche/7194" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-8912" style="margin: 10px;" title="georgiche" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/georgiche1-183x300.jpg" alt="" width="183" height="300" /></a>Le <a title="Georgiche" href="http://www.libriefilm.com/georgiche/7194" target="_blank"><em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/georgiche/7194" target="_blank">Georgiche</a></span></em></a> sono, per usare l&#8217;espressione del grande latinista Concetto Marchesi, &#8220;il capolavoro della <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/" target="_blank">letteratura</a> latina per la solida unità di concezione e di espressione e per l&#8217;indissolubile bellezza di suono, di parola e d&#8217;immagini.&#8221; Concetto ribadito dal filologo classico Paolo Frassinetti che afferma: &#8220;dove Virgilio ha nettamente superato ogni modello, creando anzi un <em>unicum</em> di perfezione nella <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/" target="_blank">letteratura</a> latina tutta, è nel linguaggio modernamente lirico. In quella perfetta similazione (e cioè fusione di immagine suono e significato) che traduce ed evidenzia miracolosamente nel verso il mondo lirico dell&#8217;autore&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel volo di un airone teso oltre le nuvole; nel folle galoppo delle cavalle fecondate dal vento; nel lamento disperato dell&#8217;usignolo cui sono stati rapiti i nidiacei; nella descrizione di una nevicata sulle lontane pianure della Scizia: sempre la musicalità impareggiabile del verso traduce suoni, immagini, azioni, paesaggi in una dimensione atemporale che è, al tempo stesso, realistica e affettuosamente partecipativa. Sì, perché Virgilio come nessun altro, prima e dopo di lui, ha &#8220;sentito&#8221; con profonda empatia le vicende degli animali e perfino delle piante: come quell&#8217;albero che, dopo l&#8217;innesto, pare meravigliato esso stesso dei rami fioriti che spuntano dal suo tronco.</p>
<p style="text-align: justify;">Dal punto di vista strutturale, le <a title="Georgiche" href="http://www.libriefilm.com/georgiche/7194" target="_blank"><em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/georgiche/7194" target="_blank">Georgiche</a></span></em></a> appartengono (secondo il grande modello del <em>De rerum natura</em> di Lucrezio) al genere didascalico: vogliono, cioè, trasmettere degli insegnamenti; ma la perfetta padronanza della tecnica neoterica e, soprattutto, l&#8217;autenticità e la freschezza sublime del <em>pathos</em> virgiliano permettono di evitare i rischi di una precettistica arida e, magari, un tantino petulante.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/virgilio/3397" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-8913" style="margin: 10px;" title="holzberg-virgilio" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/holzberg-virgilio-192x300.jpg" alt="" width="192" height="300" /></a>No: tutto è vita, tutto è movimento, tutto è immedesimazione affettiva nei quattro libri delle <a title="Georgiche" href="http://www.libriefilm.com/georgiche/7194" target="_blank"><em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/georgiche/7194" target="_blank">Georgiche</a></span></em></a>: il primo dedicato propriamente all&#8217;agricoltura; il secondo alla viticoltura e, in genere, agli alberi da frutto; il terzo all&#8217;allevamento del bestiame e il quarto all&#8217;apicoltura. E se pagine squisite vi sono nei primi tre, specialmente dove Virgilio descrive, umanizzandolo, il mondo dei miti animali della campagna ed esalta la santità del lavoro (<em>labor omnia vincit</em>), visto non come lotta contro la Natura ma, anzi, come forma di devozione agli <em>dei agrestes</em>, è nel quarto libro che la poesia di Virgilio tocca le vette più alte. Anche qui la materia è didascalica: quale è il luogo adatto all&#8217;allevamento delle api; come si costruiscono gli alveari; come si trattano i fuchi; perché è opportuno collocare l&#8217;alveare in un giardino ricco d&#8217;ombra; come riconoscere e curare le malattie degli sciami. Poi descrive l&#8217;istinto sociale degli insetti, il loro coraggio in guerra, la loro obbedienza al re (regina).</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Se uno scienziato &#8211; ha scritto Teresa Cupaiuolo &#8211; cercasse nel libro di Virgilio un preciso studio sulle api e sulla loro vita rimarrebbe disorientato e turbato, subito, sin dai primi versi: il miele piove dal cielo e la cera è nel cuore dei fiori; sono dei re, quelle che invece sono delle regine, le madri delle api; affilano i rostri le api battagliere, quando attendono, invece, alle più elementari cure della loro toletta personale. E c&#8217; è stato, invero, chi ha studiato e quasi cercato… gli errori di Virgilio , in un libro che è la negazione di quella poesia, di cui vuole essere quasi la spiegazione e il commento&#8221; (introduzione al <em>Liber Quartus</em> del <em>Georgicon</em>, Milano, 1951; il riferimento polemico è a Thomas Fletcher Royds, <em>The beasts, birds and becs of Virgil</em>, Oxford, 1930).</p>
<p style="text-align: justify;">No, non scrive con animo di scienziato, Virgilio, il suo libro ( e del resto, quella era la scienza del tempo suo, e non altra); bensì con animo religioso e commosso, e vede ovunque presente, sulla scorta delle dottrine orfico-pitagoriche che saranno, poi, evidentissime nel libro VI dell&#8217;<a title="Eneide" href="http://www.libriefilm.com/eneide-2/7195" target="_blank"><em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/eneide-2/7195" target="_blank">Eneide</a></span></em></a> (quello della discesa nell&#8217;Averno), nell&#8217;umile fiore di campo come nel piccolo, laborioso insetto, una vera e propria Anima universale o <em>Anima mundi</em>. Un&#8217;anima è dappertutto, nelle cose e negli esseri, perché Dio è dappertutto, &#8220;per le terre, pei mari, e pel cielo profondo: <em>His quidam signis atque haec exempla secuti esse apibus partem divinae mentis et haustus aetherius dixere…</em> (Georg., IV, 219-221).</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/virgilio-2/5436" target="_blank"><img class="alignleft size-full wp-image-8911" style="margin: 10px;" title="kerenyi-virgilio" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/kerenyi-virgilio.jpg" alt="" width="200" height="289" /></a>Anche le api, dunque, sono parte della mente divina: e non è soltanto trasporto affettivo quello che spinge Virgilio a chiamarle &#8220;piccoli Quiriti&#8221;, quasi minuscoli uomini che lottano e soffrono e lavorano eroicamente, ma profonda consapevolezza che esse incarnano, nella santa natura, un mistero non del tutto svelato, e che proprio per questo lo attira e lo commuove. Il mistero della loro concordia, il mistero della loro intelligenza, il mistero del loro coraggio spinto fino all&#8217;eroismo e al sacrificio di sé.</p>
<p style="text-align: justify;">Il quarto libro delle <a title="Georgiche" href="http://www.libriefilm.com/georgiche/7194" target="_blank"><em><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/georgiche/7194" target="_blank">Georgiche</a></span></em></a>, che si chiude con la grandiosa favola di Aristeo (il figlio della ninfa Cirene, che si rivolge al dio Proteo per sapere perché muoiono le sue api: episodio che permette a Virgilio di cantare con arte insuperata il dramma di Orfeo ed Euridice) ci presenta pure, nel vecchio di Corico, una figura indimenticabile di saggezza e di serenità campestre, che riassume tutto il valore morale del ritorno alla campagna dopo il dramma delle guerre civili. &#8220;Il vecchio Coricio sembra quasi l&#8217;immortale custode di quella felicità, la più pura e la più facile &#8211; scrive ancora la Cupaiuolo &#8211; che ci viene dalla tacita mollezza di un giorno di primavera, dalla bellezza delicata e fragile di una rosa purpurea…. Non è solo un giardino quello che ci si apre dinanzi nella pompa armoniosa dei suoi toni e dei suoi colori, ma è quel giardino che il vecchio operoso si è visto crescere intorno, a poco a poco, per l&#8217;opera dura e infaticata delle sue mani callose: ogni albero, ogni cespo, ogni fiore è una vittoria, e dalla vittoria piove sul vecchio una felicità nuova che lo rende orgoglioso e pago&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Proprio così: ritorno alla terra, gioia semplice e pura del contatto con la natura, condivisione della fatica e della soddisfazione con i miti amici e compagni del lavoro umano: gli animali; e, prime fra tutti, le mellifere piccole api.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto, con il gentile consenso dell&#8217;Autore, da <em>Apitalia. Apicoltura, agricoltura, ambiente</em>, n.548, settembre 2005; poi nel sito <a title="Arianna Editrice" href="http://www.ariannaeditrice.it" target="_blank">Arianna Editrice</a>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/virgilio-e-le-georgiche-capolavoro-ispirato-alle-api.html' addthis:title='Virgilio e le Georgiche, capolavoro ispirato alle api ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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