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	<title>Centro Studi La Runa &#187; Knut Hamsun</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
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		<title>Discorso per il Nobel</title>
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		<pubDate>Mon, 14 Nov 2011 15:39:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Knut Hamsun</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli su Knut Hamsun]]></category>
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		<description><![CDATA[Il discorso di ringraziamento pronunciato da Knut Hamsun al banchetto in occasione del conferimento del premio Nobel, tenuto al Grand Hôtel di Stoccolma il 10 dicembre 1920.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/discorso-per-il-nobel.html' addthis:title='Discorso per il Nobel '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/hamsun48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Knut Hamsun" /><br/><p style="text-align: justify;"><em>Discorso di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span> al banchetto in occasione del conferimento del premio Nobel tenuto al Grand Hôtel di Stoccolma il 10 dicembre 1920.</em></p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_8616" class="wp-caption alignright" style="width: 310px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-full wp-image-8616" title="Moneta commemorativa di Knut Hamsun coniata da Norges Bank il 19 febbraio 2009 in occasione del 150° anniversario della nascita del Nobel norvegese." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/moneta-hamsun.jpg" alt="Moneta commemorativa di Knut Hamsun coniata da Norges Bank il 19 febbraio 2009 in occasione del 150° anniversario della nascita del Nobel norvegese." width="300" height="150" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Moneta commemorativa di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span> coniata da Norges Bank il 19 febbraio 2009 in occasione del 150° anniversario della nascita del Nobel norvegese.</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Cosa ci faccio alla presenza di una tanto graziosa e tanto sopraffacente generosità? Non ho più i piedi piantati a terra, cammino per aria, mi gira la testa. In questo momento non mi è facile essere me stesso. Ho ricevuto onori e accumulato ricchezze in questo giorno. Io son quello che sono, ma sono travolto dal tributo che è stato pagato al mio paese, dalla forza del suo inno nazionale che ha risuonato in questa stanza un minuto fa.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse è pur vero che questa non è la prima volta che sono stato travolto. Nei giorni della mia benedetta giovinezza ci furono queste occasioni; in quale giovane vita non accade? No, gli unici giovani ai quali questo sentimento è straniero sono quei giovani conservatori che sono nati vecchi, che non conosco il significato di essere trasportati via. Nessun destino avverso può far cadere un giovane uomo o donna, se non una prematura tendenza alla prudenza ed alla negazione. Il paradiso sa che ci sono centinaia di opportunità anche nella vita avanzata, da essere colte. Rimaniamo quello che siamo, ché, senza dubbio, questa è un&#8217;ottima cosa per noi.</p>
<p style="text-align: justify;">Comunque, non devo indulgere alla saggezza casereccia di fronte a un&#8217;assemblea tanto distinta, specialmente perché sarò seguito da un rappresentante della scienza. Presto mi siederò di nuovo, ma questo è il mio grande giorno. Sono stato prescelto dalla vostra benevolenza, tra migliaia di altri, e coronato d&#8217;alloro! In rappresentanza della mia patria ringrazio l&#8217;Accademia di Svezia e tutta la Svezia per l&#8217;onore che mi hanno concesso. Per quanto mi riguarda piego il capo sotto il peso di una tale onorificenza, ma sono anche orgoglioso che la vostra Accademia abbia potuto giudicare le mie spalle abbastanza robuste per portarla.</p>
<div class="mceTemp" style="text-align: justify;">
<dl id="attachment_8617" class="wp-caption alignleft" style="width: 276px;">
<dt class="wp-caption-dt"><img class="size-full wp-image-8617" title="Francobollo commemorativo di Knut Hamsun stampato dalle poste norvegesi in occasione del 150° anniversario della nascita.poste norvegesi in occasione del 150° anniversario della nascita." src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/francobollo-hamsun.jpg" alt="Francobollo commemorativo di Knut Hamsun stampato dalle poste norvegesi in occasione del 150° anniversario della nascita." width="266" height="251" /></dt>
<dd class="wp-caption-dd">Francobollo commemorativo di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span> stampato dalle poste norvegesi in occasione del 150° anniversario della nascita.</dd>
</dl>
</div>
<p style="text-align: justify;">Stasera un autorevole oratore ha detto che ho la mia maniera di scrivere, e forse questa è l&#8217;unica cosa che io possa rivendicare, e null&#8217;altro. Comunque ho imparato qualcosa da ciascuno e qual è l&#8217;uomo che non abbia imparato un pochino da tutti? Ho avuto molto da imparare dalla poesia svedese, e, più in particolare, dalla lirica dell&#8217;ultima generazione. Se io fossi più a mio agio con la <a title="letteratura" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/letteratura/">letteratura</a> e i suoi grandi nomi, potrei continuare a citarli <em>ad infinitum</em> e riconoscere il mio debito per il valore che avete avuto la bontà di riconoscere nella mia opera. Ma, provenendo da una persona come me, sarebbe una mera caduta di stile, l&#8217;effetto di un suono sordo senza un&#8217;unica nota bassa ad accompagnarlo. Non sono abbastanza giovane per questo; non ne ho la forza.</p>
<p style="text-align: justify;">No, ciò che davvero desidererei fare adesso, nel pieno splendore delle luci, davanti a questa illustre assemblea, è omaggiarvi con doni, con fiori, con offerte di poesia &#8211; essere giovane ancora una volta, ritrovarmi sulla cresta dell&#8217;onda. Questo è quel che vorrei fare in questa grande occasione, quest&#8217;ultima opportunità per me. Ma non oso farlo, perché non saprei sottrarmi al ridicolo. Oggi sono stato coperto di ricchezze e onori, ma un unico dono mi manca, il più importante di tutti, l&#8217;unico che abbia davvero importanza, il dono della giovinezza. Nessuno di noi è così vecchio da non ricordarsene. Sarebbe bello se noi che siamo invecchiati potessimo fare un passo indietro, e farlo con dignità e con grazia.</p>
<p style="text-align: justify;">Non so che cosa dovrei fare &#8211; non so quale sia la cosa giusta, ma sollevo il mio bicchiere alla gioventù di Svezia, ai giovani di ogni luogo, a tutto ciò che, nella vita, è giovane.</p>
<hr />
<p style="text-align: justify;">Prima del discorso, il professor Oscar Montelius disse ad <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>: «So che preferirebbe che si parlasse di lei il meno possibile; ma non posso non dirle che tutti noi che abbiamo ammirato il suo <em style="text-align: justify;">Il risveglio della terra</em><em> </em>siamo lieti di aver fatto la sua personale conoscenza».</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Da </em><em><a href="http://www.nobelprize.org/nobel_organizations/nobelfoundation/publications/lectures/index.html">Nobel Lectures</a>, Literature 1901-1967</em>, Editor Horst Frenz, Elsevier Publishing Company, Amsterdam, 1969.</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto dal <a title="Knut Hamsun's Nobel speech" href="http://www.nobelprize.org/nobel_prizes/literature/laureates/1920/hamsun-speech.html">sito ufficiale del Premio Nobel</a>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/discorso-per-il-nobel.html' addthis:title='Discorso per il Nobel ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Di ritorno a Lom</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Aug 2011 15:40:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Sergio Calabri</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Traduzione in italiano dell'intervento di Sergio Calabri alla riunione dell'Hamsun-laget di Lom, tenutosi il 9 maggio 2009 alla Kvilastova di Garmo.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/di-ritorno-a-lom.html' addthis:title='Di ritorno a Lom '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/hamsun48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Knut Hamsun" /><br/><p style="text-align: justify;"><em>Pubblichiamo qui di seguito la traduzione in italiano dell&#8217;intervento di Sergio Calabri alla riunione dell&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>-laget di Lom, tenutosi il 9 maggio 2009 <em>alla Kvilastova di Garmo, </em>alla presenza di T. Kjoek, direttrice, Leif <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>, vice-direttore, T.K.Garmo, economo, ed altri membri del sodalizio.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-7968" style="margin: 10px;" title="hamsun" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/hamsun-gammel-184x300.jpg" alt="" width="184" height="300" />Di ritorno a Lom.<br />
8 maggio 2009</p>
<p style="text-align: justify;">Io sono a Lom.</p>
<p>Sono venuto dall’aeroporto di Venezia a quello di Oslo, poi col treno su due rotaie a Otta e da lì in auto per la statale fino a Lom.<br />
Ora sono a Lom.<br />
Per la quarta volta in vita mia posso ammirare il Monte Eggen.<br />
La prima volta non avevo ancora 18 anni.<br />
Io guardo il Monte Eggen che si staglia nel cielo.<br />
Io penso al cielo ed alla terra.<br />
Alla giovinezza ed alla vecchiaia.<br />
A ciò che è grande e a ciò che è piccolo.<br />
A grandi lontane terre ed al minuscolo fazzoletto di terra sul quale sto in piedi.<br />
Io penso alla vita ed alla morte.<br />
Io penso a <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun/">Hamsun</a>. Alla Sua vita ed alla Sua poesia, al Suo destino, ed alle Sue personali posizioni assunte a fronte delle ideologie, dei fermenti sociali e dei movimenti che caratterizzarono quell’epoca e la storia dell’umanità a cavallo di due secoli che Egli <em>visse</em>.<br />
Io penso ad <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>, radicale e reazionario.<br />
Io penso a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>, ovvero alla Cultura: ed ai suoi <strong>sentieri ricoperti dall’erba</strong>.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="aligncenter size-medium wp-image-7965" title="hamsun" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/hamsun1-300x117.jpg" alt="" width="300" height="117" />Un giorno anche l’aeroporto di Venezia, quello di Oslo, le due rotaie per Otta, e la statale di Lom saranno ricoperti dall’erba.</p>
<p style="text-align: justify;">Tanti amici norvegesi, come tutti gli amici che mi visitano gentilmente a Concordia, paese dove ho scelto di vivere, hanno passeggiato con me ed io ho loro mostrato gli scavi romani e paleocristiani. Là sulla piazza principale vedemmo così ad una profondità di 4 metri e mezzo la antica strada carrozzabile massicciata dell’epoca romana costruita oltre 2000 anni or sono.</p>
<p style="text-align: justify;">Da quei dì, il vento dai monti portò terra, il vento del mare sabbia e le alluvioni detriti fango e melma.<br />
Fu necessario scavare quattro metri e mezzo per scoprire questa meraviglia storica: due strade consolari.<br />
Queste, iniziando da Sagunto (oggi Valencia) dal SudOvest e l’altra da Lutetia (oggi Paris) dal NordOvest, proprio a Concordia si incontravano e proseguivano congiunte oltre alle Alpi per Vindobona (Wien).<br />
Quindi : un meraviglioso capolavoro di oltre 2000 anni addietro.<br />
Maestria, ergo Cultura.</p>
<p style="text-align: justify;">Cultura che ci tramandò la poesia di Virgilio, Ovidio, Orazio, gli scritti di Giulio Cesare, di Tito Livio, di Marco Aurelio, di Seneca, di Petronio e le opere di architetti, filosofi, storici, scultori, artigiani…..: Cultura!<br />
Cultura latina, che come quella etrusca, azteca, greca, egizia, e tutte le altre innumerevoli Culture del mondo si studiano oggi, e per sempre nel futuro, nelle scuole e nelle università.</p>
<p style="text-align: justify;">Cultura: in eterno.</p>
<p style="text-align: justify;">Guardiamo l’antica massicciata romana e la ammiriamo. Pochi pensano che quei macigni pesano parecchi quintali e che vennero tagliati e posti in opera con lavoro manuale. Lavoro manuale di schiavi, che venivano fatti prigionieri in giro per il mondo e che forzatamente, a frustate, lavorarono per il resto della loro vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Cristiani fedeli ed osservanti visitano Roma e ammirano il Colosseo. Poi mangiano alla Pizzeria Nerone in via Domiziano e magari dormono all’Albergo Caligola. Al fatto che questi imperatori gozzovigliassero e si rimpinguassero assieme a migliaia di loro sudditi sugli spalti, per due secoli e più, mentre giù nell’arena poveri cristiani venivano dati in pasto a famelici leoni tenuti apposta in cattività, sono in pochi a pensarlo.<br />
<strong></strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Fra cento anni tutto è dimenticato</strong>. Ancor più in duemila anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Di questo parlai una volta con un signore svizzero col quale divisi il tavolo nel vagone ristorante di un Intercity dalla Fiera di Düsseldorf a Francoforte.<br />
Il discorso cadde sul Colosseo sui Cristiani, sui leoni ed i turisti, così si divagò immaginando un U.S.President Johnson Hotel a Ho-Chi-Min City fra duemila anni.<br />
Io azzardai un MacArthur Hamburger Restaurant a Hiroshima, e magari un Viale Stalin a Katyn.<br />
Egli aggiunse una Osama-Bin-Laden Street downtown Manhattan.</p>
<p style="text-align: justify;">Poi si fece buio e silenzioso.<br />
Vidi che mi fissava. Sommessamente disse :<br />
- Mi è venuta la pelle d’oca… io sono ebreo… Lei pensa che ad Auschwitz un giorno ci possa essere una Birreria Doktor Göbbels?<br />
- Probabile. – risposi io.<br />
- Ma che cosa va mai dicendo? &#8211; sbottò un po’ agitato.<br />
- Solo ciò che ha pensato Lei – conclusi io.<br />
Ed intanto eravamo così arrivati all’aeroporto di Francoforte.</p>
<p style="text-align: justify;">Avrei terminato, ma ho un PostScriptum:<br />
Un giorno anche un certo teatro, in una certa grande città qui in Norvegia, cadrà in rovina e quattro metri e mezzo di terra, sabbia, detriti, fango e melma lo ricopriranno.<br />
Nessuno spenderà un soldo per riportarlo alla luce, nessuno si ricorderà del suo direttore.<br />
Quel giorno nei teatri di tutto il mondo si reciteranno ancora i drammi di <a title="Knut Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun/">Knut Hamsun</a> e le Sue opere saranno ancora studiate nelle scuole e nelle università.<br />
Oggi i <strong>sentieri dove l’erba ricresce di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span></strong> sono soltanto ricoperti da qualche centimetro di verde. E’ troppo presto per poter giudicare e sentenziare. Crescano abeti e betulle!</p>
<p style="text-align: justify;">Qualcuno di noi , qui presente stasera, dovrà ben ricordare <em>tutto</em> c i ò ad un certo signor direttore di teatro qui in Norvegia, che ha dichiarato il suo teatro “per sempre immune” da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>: e non solo a lui ma anche a numerosi giornalisti che tanto parlano di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>, tanto scrivono su <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>, ma <strong>mai</strong> hanno letto <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;">Grazie per l’attenzione.</p>
<p style="text-align: justify;">Sergio Calabri<br />
da Concordia, Venezia, Italia.<br />
Dal 1999 assieme alla Moglie e Compagna Giovanna onorario membro del Vostro <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> laget.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/di-ritorno-a-lom.html' addthis:title='Di ritorno a Lom ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;utopie conservatrice de Knut Hamsun</title>
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		<pubDate>Fri, 04 Dec 2009 17:09:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Robert Steuckers</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli su Knut Hamsun]]></category>
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		<description><![CDATA[Horst Bien, un chercheur de l'ex-RDA, s'est penché objectivement sur la figure de Knut Hamsun et a dégagé les linéaments de son utopie conservatrice]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/lutopie-conservatrice-de-knut-hamsun.html' addthis:title='L&#8217;utopie conservatrice de Knut Hamsun '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/hamsun48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Knut Hamsun" /><br/><p style="text-align: justify;">Horst Bien est un chercheur de l&#8217;ex-RDA, lié à l&#8217;université de Greifswald. En dépit de l&#8217;obédience marxiste-léniniste obligatoire de ce pays aujourd&#8217;hui disparu, il s&#8217;est penché objectivement et sans nul a priori sur la figure de <a title="Knut Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a> et a dégagé les linéaments de son &#8220;utopie conservatrice&#8221;. Les lecteurs de <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> savent que cette &#8220;utopie&#8221; (terme certes inapproprié!) s&#8217;exprime sans le moindre détour dans <em>L&#8217;Éveil de la glèbe</em> (1917) et dans la figure du personnage central de ce livre: Isak Sellanraa, le paysan libre, &#8220;dont la laine des vêtements vient de ses propres moutons et le cuir de ses bottes de ses propres veaux et vaches&#8221;.</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/gp/product/2253933120?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=6746&amp;creativeASIN=2253933120"><img class="alignleft" title="hamsun-eveil-de-la-glebe" src="../wp-content/hamsun-eveil-de-la-glebe.jpg" alt="Knut Hamsun, L'éveil de la glèbe" width="240" height="240" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Horst Bien déclare: l&#8217;espace existentiel d&#8217;Isak est épuré de tous les conditionnements de l&#8217;histoire; passé, présent et avenir ne sont pas ici les critères de l&#8217;évolution historique et du changement: ils ne sont que les maillons d&#8217;une vie qui s&#8217;écoule éternellement, toujours sous la même forme. Mais cet idéal n&#8217;est pas un pur vœu de l&#8217;esprit, une pétition de poète: cette autarcie symbolisée par Isak est, pour la Norvège, une nécessité politique: la guerre sous-marine a fragilisé dangereusement l&#8217;approvisionnement en vivres du pays, si bien que l&#8217;idéal de la colonisation des terres du Nord devenait un impératif vital ainsi qu&#8217;une politique pour empêcher l&#8217;hémorragie migratoire vers l&#8217;Amérique.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;est aujourd&#8217;hui seulement que l&#8217;on lit <em>L&#8217;Éveil de la glèbe</em> comme un manifeste écologique. En 1917, rappelle Bien, les Norvégiens ont lu cet appel de leur poète comme une volonté de survivre dans la simplicité et le travail, en dehors du tumulte de la guerre que se livraient des peuples lointains, plus urbanisés et plus décadents. En Suède, Selma Lagerlöf, en Allemagne, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/thomas-mann" target="_blank">Thomas Mann</a></span> et en Russie, Maxime Gorki déclarent avec enthousiasme que <em>L&#8217;Éveil de la glèbe</em> les a fascinés et envoûtés. Cet ouvrage apparaissait comme l&#8217;expression d&#8217;une ruralité raisonnable face à une urbanité qui venait de déclencher les sinistres horreurs de la Grande Guerre, mais, en même temps, il est l&#8217;affirmation d&#8217;un possible, d&#8217;une alternative à l&#8217;émigration norvégienne vers les usines de Chicago (ou vers les horizons plus libres du Montana, où bon nombre de Norvégiens se sont forgés un destin à la façon d&#8217;Isak!).</p>
<p style="text-align: justify;">Deux autres romans, moins célèbres, <em>Les femmes à la fontaine </em>(1920) et <em>Le dernier chapitre </em>(1923) dénoncent avec davantage de pessimisme les séductions offertes par les petites villes de province étriquées : la vie urbaine est pareille à celle de ce pauvre marin Oliver, estropié, qui rampe et se traîne sur un petit espace, comme un oiseau aux ailes coupées. Ou bien, la vie de la ville est celle d&#8217;un sanatorium de montagne: pas d&#8217;issue si ce n&#8217;est la mort, ou une vie sans relief. Dans <em>Auguste </em>(1930), l&#8217;apprenti-capitaliste maladroit, l&#8217;homme aux idées et aux projets foireux, <a title="Knut Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> fait le procès direct du capitalisme, sur fond de crise de 1929. Bien décèle bien le côté tout à la fois génial et illusoire de la propagande capitaliste et moderniste: le bien-être matériel viendra, par un jour de chance, comme la fortune, comme le gros lot. Pour cette figure moderne, à la fois <em>clown</em>, prometteur de beaux jours, bienfaiteur des pauvres qu&#8217;il a lui-même appauvri, héraut de l&#8217;âge mécanique, rien n&#8217;a profondeur ni durée, mais tout est spectacle, mise en scène, camouflage du réel: <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> annonce bel et bien Debord et son situationnisme. Tout est manipulable, interchangeable, comme les pièces d&#8217;une machine.</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/gp/product/2867144027?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=6746&amp;creativeASIN=2867144027" target="_blank"><img class="alignright" title="hamsun-durance" src="../wp-content/hamsun-durance.jpg" alt="Michel d'Urance, Hamsun" width="240" height="240" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">La haine de <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> pour l&#8217;urbanité, la ville, l&#8217;industrie, le système bancaire, l&#8217;argent et le commerce n&#8217;a cessé de croître. Le plaidoyer pour le paysan isolé des marches du Nord, assurant l&#8217;autarcie de la Norvège assiégée et isolée du monde, débouche, chez lui, sur un refus presque sans nuance de la ville, renforcé encore par le <em>krach </em>de 29, où le capitalisme apparaît comme une sinistre farce précipitant d&#8217;honnêtes gens, paysans et pécheurs, dans les affres de la misère économique et surtout de la dépendance. Cette option conduira <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a>, comme on le sait, à collaborer avec le Nasjonal Samling de Vidkun Quisling, parti inspiré par le national-socialisme allemand. Du moins par ses facettes ruralistes. Toutefois, la grande idée de <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> n&#8217;était certes par une collectivité soudée par la discipline militaire et l&#8217;obéissance à un chef, mais l&#8217;autonomie absolue de l&#8217;homme libre face à tout le fatras de la <em>Zivilisation</em>. En témoigne cette citation, mise en exergue par Bien, tirée des mémoires de <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a>, qui déclarait que les jugements de ses contemporains l&#8217;importaient peu et qu&#8217;il s&#8217;en référait &#8220;à sa propre conscience de ce qui est bien et mal, juste et injuste&#8221;. Le procureur &#8211; sans doute un stupide juriste besogneux et médiocre comme la plupart de ses piètres semblables &#8211; qui a jugé <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> est oublié ou son nom n&#8217;est plus mentionné qu&#8217;en marge des biographies de son illustre condamné. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> est immortel. Comme les rares Isaks survivants sur cette planète livrés aux fous sans relief ni fantaisie: marchands, procureurs, banquiers, fonctionnaires, comptables, etc.</p>
<p style="text-align: justify;">Analyse: Horst Bien, <em>Werke und Wirkung Knut Hamsuns. Eine Bestandsaufnahme</em>, Literaturverlag Norden/Mark Reinhardt, Leverkusen, 1990, 80 p.</p>
<p style="text-align: justify;">[<em>Vouloir</em> n°142/145, 1998].</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/lutopie-conservatrice-de-knut-hamsun.html' addthis:title='L&#8217;utopie conservatrice de Knut Hamsun ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Knut Hamsun, l&#8217;ultimo pagano</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Sep 2009 09:24:11 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Marino Freschi</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Un profilo sulla vita e l'opera di Knut Hamsun in occasione del cinquantesimo anniversario della morte dello scrittore norvegese]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/knut-hamsun-lultimo-pagano.html' addthis:title='Knut Hamsun, l&#8217;ultimo pagano '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/hamsun48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Knut Hamsun" /><br/><p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun"><img class="alignright size-medium wp-image-2669" style="margin: 10px;" title="hamsun_norholm" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/hamsun_norholm-179x300.jpg" alt="hamsun_norholm" width="179" height="300" /></a>E’ escluso che i giovani no global lo celebreranno, eppure se si dovessero rintracciare i precursori del nuovo movimento, tanto corteggiato dai vari leader della sinistra, da Cofferati a Bertinotti, affiorirebbero nomi impresentabili e tra questi vengono in mente subito Nietzsche, Hesse e <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a>. Stranamente quest’anno ricorrono due anniversari: 40 anni della morte di Hesse, ricordati assai in sordina dai vari <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-wolfgang-goethe" target="_blank">Goethe</a></span>-Institute (rammento, invece, i due grandi convegni del 1992 promossi dai &#8220;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/johann-wolfgang-goethe" target="_blank">Goethe</a></span>&#8221; a Roma e a Milano, ma allora la politica culturale tedesca era in altre mani). Ma se qualche mostra e concerto per Hesse ci sarà, su <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a>, di cui ricorre il 50° anniversario della scomparsa, cala ancora un ostinato, anacronistico silenzio, interrotto solo dal consueto coraggio culturale della casa editrice Adelphi, che ha appena ristampato <em>Pan </em>(pagine 190, € 13,43), il capolavoro dello scrittore norvegese, nato  nel 1859 e morto il 19 febbrario 1952 nel completo isolamento a Nørholm, dopo tre anni d’internamento, dal ’45 al ’48, in un manicomio per la sua adesione al nazismo e il suo appoggio al governo collaborazionista di Quisling, e dopo un continuato ostracismo, che lo scrittore seppe squarciare con uno dei più amari e tremendi libri <em>Per i sentieri dove cresce l’erba</em>.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/fame/108" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-2667" style="margin: 10px;" title="fame" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/fame-190x300.jpg" alt="fame" width="190" height="300" /></a>Tutti sanno del suo attaccamento caparbio alla terra, a quel suo piccolo universo tra il <em>fjord </em>e il <em>marken</em>, la terra arabile, ma questo radicamento proviene, paradossalmente, da una conoscenza per quel tempo approfondita e vasta del mondo. <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a>, ovvero Knut Pedersen come ancora si chiamava, era di umili origini, aveva fatto tutti i mestieri e per anni, in due riprese, era emigrato in America, insieme a tanti altri suoi ‘paesani’ alla ricerca di una improbabile fortuna, che invece incontrò in patria per la sua ostinata volontà di scrivere. Da giovane conobbe la vita randagia e se ne tornò in Norvegia, tra i boschi, con un risoluto piglio di rivolta e di anarchico rifiuto di quella modernità, sostanziata dallo sfruttamento e dalla bruttezza. Si ribellava, come Nietzsche e come Jack London (cui assomiglia anche per analoghi percorsi esistenziali) al mondo moderno, alla società capitalista, ma anche alla democrazia che omologava tutti, al socialismo massificante. E condannava e denunciava la minaccia che pesava sulla natura insidiata dai selvaggi processi dell’industrializzazione, allora (come in gran parte ancora oggi) incontrollati e distruttivi. Imbevuto di filosofia nietzschiana, affascinato dalla scrittura demonica di Dostoieewskij, nordicamente pessimista e insieme realista, senza illusioni sulle ideologie progressiste, <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> trova rapidamente, con <em><a title="Fame" href="http://www.libriefilm.com/fame/108">Fame</a> </em>nel 1890, la sua originalità narrativa, incontra la sua lingua, il suo universo, cui rimase fedele, cocciutamente, nella raffigurazione epica dei suoi racconti, pervasi da brezze suggestive di animosità (più che di intellettualità) anarchica, antiborghese, reazionaria e insieme romantica, poeticissima.</p>
<p style="text-align: justify;">Lavorava racconto dopo racconto, dramma dopo dramma, alla grande figura del vagabondo, libero e maledetto, senza meta, senza dimora, senza amore eppure col cuore gonfio di un caldo, estatico sentimento della natura. I successi si susseguono gli anni Novanta sono prodigiosamente creativi; <em>Pan </em>è del 1892-94; mette in cantiere due trilogie, lavora con un impeto straordinario anche a drammi, seguendo la grande lezione di Ibsen. In breve viene riconosciuto come il principale scrittore del Nord; <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/thomas-mann" target="_blank">Thomas Mann</a></span> ne parla come del &#8220;più grande vivente&#8221;<br />
e nel 1920  gli viene conferito il Premio Nobel. Ma l’orizzonte comincerà ad oscurarsi rapidamente con la sua inclinazione per il movimento hitleriano, che gli alienò numerose simpatie nel campo intellettuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma lui procede tenace nella sua ricerca con le sue scomode convinzioni.  In <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> affiora un cosmo complesso, fosco persino tetro, disperato, ma anche robusto, tenace e irrefutabile nella sua coerenza e nella sua intima, seducente durezza. E’, il suo, un universo privo di orpelli, di facili lusinghe, di scorciatoie false, di accomodamenti e compromessi. Più che nazista, la sua fede è radicata in una sorta di mistica unione con la natura, vissuta paganamente, misteriosamente e insieme con l’ansia di chi sa, di chi prevede la prossima fine di un’epoca. Il suo credo è quello neopagano, destinato a frantumarsi non perché contraddetto o superato, ma perché è stato semplicemente ‘dimenticato’, derubricato; i vincitori non si sono nemmeno presa la briga di contrastare quel pensiero, di confutare quelle bizzarre tesi. Con lui avviene ciò che era successo con gli ultimi fedeli della <a title="religione" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religione</a> pagana: gli dei sono morti, Pan è morto e ciò è ancora più atroce e definitivo di una contestazione, di una polemica. La divina, immensa natura madre del nord viene cancellata con le risate e le chiacchiere intorno al televisore, il nuovo idolo, il grande comunicatore. Non sembra possibile che sia esistita – ed era ancora ieri – un’epoca in cui l’uomo sapeva tacere, sapeva ascoltare la crescita dei fili d’erba.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi in Italia <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> viene ricordato da un solitario foglio indipendente, &#8220;Margini&#8221; delle Edizioni Ar. Anche all’interno della comunità letteraria la sua lezione sembra esaurita, affondata da tutti i minimalisti globali. Ma forse non è proprio così: Peter Handke continua, come prova il suo recentissimo romanzo, la sua rivisitazione in un universo sempre più desolato e sempre meno cittadino e globale. E torna in mente uno strano giudizio di Benjamin sui personaggi di <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a>. Nel 1929 il critico berlinese affermava che lo scrittore norvegese era &#8220;un maestro nell’arte di creare il personaggio dell’eroe sventato, buono a nulla, perdigiorno e malandato&#8221;. Ma questa strana resurrezione dell’eroe nella letteratura così antieroica del <a title="Novecento" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/storia/storia-contemporanea">Novecento</a> costituisce un fiume carsico che non si è mai interrotto che esplode in superficie improvvisamente con <a title="Ernst Jünger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Ernst Jünger</a>, con André Malraux  o con Manes Sperber, avventurieri e scrittori di destra e di sinistra, in realtà sovranamente anarchici. Le nostre patrie lettere hanno D’Annunzio e non è poco, forse persino troppo per una letteratura che vive sempre più marginale e marginalizzata ai confini dell’impero, anche se talvolta &#8211; e lo dimostra proprio <a title="Knut Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> all’estremità del mondo abitato – è proprio nelle lande più remote, in quelle meno protagoniste del <em>grande</em> show mediatico, che si avvertono gli scricchiolii e le nuove tendenze: penso al recente <em>Il terzo ufficiale</em> ( pagine 316,€15), il romanzo ‘eroico’ di Giuseppe Conte, appena uscito da Longanesi.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.libriefilm.com/un-vagabondo-suona-in-sordina/107" target="_blank"><img class="alignright size-medium wp-image-2668" style="margin: 10px;" title="un-vagabondo-suona-in-sordina" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/un-vagabondo-suona-in-sordina-148x300.jpg" alt="un-vagabondo-suona-in-sordina" width="148" height="300" /></a> Neopaganesimo, contatto con la natura, eroe, sono i temi dell’epica di <a title="Knut Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> e questi racconti tramano l’eterna vicenda degli archetipi. Si può leggere la narrativa di <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun </a>come una grandiosa rappresentazione sacra e insieme nudamente priva di dei, intesi quali comode speranze e arrendevoli comandamenti. Nella sua pagina affiorano, silenziosi, ostinatamente  muti, gli antichi dei del Nord, i numi norreni delle saghe arcaiche, quando l’uomo vichingo si lanciava, incosciente del pericolo, su tutti i mari del mondo e la sua civiltà brillava da costa a costa, dalla Sicilia alla Normandia, dal Volga alle sponde ignote del Nuovo Mondo. E’ quel DNA che viene trasmesso dalle trilogie di <a title="Knut Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a>, come quella potente, intramontabile dei &#8220;Vagabondi&#8221;, intagliati nel legno duro degli <em>outsider </em>anarchici e dei ribelli.</p>
<p style="text-align: justify;">L’autore intuisce nella natura la nostalgia segreta dell’anima moderna. L’uomo contemporaneo, gettato nelle metropoli di asfalto e cemento, nasconde un sogno struggente: il bosco e il mare. In tanti libri, da <em><a title="Fame" href="http://www.libriefilm.com/fame/108">Fame</a> </em>a <em>Pan</em>, da <em>La nuova terra </em>del 1893 a <em>Victoria </em>del 1898 a <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> rincorre questo tema come il <em>leitmotiv</em>, che pervade la sua opera, continuamente diversa e costantemente fedele fino a una straordinaria monotonia, monomania, che ossessivamente cattura il lettore, riplasmandone l’immaginazione e la sua capacità di ricezione sia letteraria che esistenziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma il suo libro più stupefacente è <em>Per i sentieri dove cresce l’erba</em> del 1948, la sua ultima fatica letteraria, pubblicata a novant’anni. E’ uno scritto autobiografico, un diario stupendo e atroce, dettato dalla disperazione e da un’umiliazione tremenda. Come Ezra Pound e <a title="Louis Ferdinand Céline" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/louis-ferdinand-celine">Céline</a>, <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> fu uno dei rari intellettuali di fama mondiale ad aderire al fascismo, ad oltrepassare la frontiera, a volgere le spalle al proprio paese. Non si accorse, il grande vecchio, che il nazismo era l’estrema propaggine di quella degenerazione globalizzante che era il totalitarismo,  e insieme una impotente e straziante negazione della modernità, da cui era pure completamente compenetrato. Per tutta la vita legato ai suoi dei segreti, come ricorda un altro suo libro bellissimo <em>Misteri</em> del 1892, ostinato e caparbio, aperto al richiamo della foresta simile a <a title="Jack London" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jack-london">London</a>, a D.H. Lawrence e a Hesse, anche <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> comprese con la sua narrativa, potentemente allucinata, visionaria, che l’uomo non può rinunciare alla natura se vuole sopravvivere. Solo che i sentieri dove cresce l’erba l’avrebbero dovuto condurre a una diversa coscienza, lontana dalla politica. Tuttavia il suo messaggio, ruvido e lirico, è ancora nella memoria antica dell’Occidente, in quel mondo senza età in cui Odino ascolta ancora gli incantesimi delle valchirie. Ecco la magia evocatoria di <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto da <em>Il Giornale</em> del 18 febbraio 2002.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/knut-hamsun-lultimo-pagano.html' addthis:title='Knut Hamsun, l&#8217;ultimo pagano ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>«Io, traditore»: il testamento spirituale di Knut Hamsun</title>
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		<pubDate>Tue, 14 Apr 2009 17:07:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Lamendola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[L'ultimo grande romanzo dello scrittore norvegese che narra gli anni di internamento per collaborazionismo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/io-traditore-il-testamento-spirituale-di-knut-hamsu.html' addthis:title='«Io, traditore»: il testamento spirituale di Knut Hamsun '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/hamsun48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Knut Hamsun" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignright size-medium wp-image-4716" style="margin: 10px;" title="hamsun-1930" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/uploads/hamsun-1930-202x300.jpg" alt="" width="202" height="300" />Ci siamo già occupati, nel precedente saggio <a title="Patriota o traditore? Il processo a Knut Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/patriota-o-traditore-il-processo-a-knut-hamsun.html"><em>Patriota o traditore? Il processo a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span></em></a>, della cornice generale in cui ebbe luogo il processo al grande scrittore norvegese, accusato di collaborazionismo al termine della seconda guerra mondiale. In quella sede abbiamo tracciato il quadro storico entro cui collocare l&#8217;intera vicenda, con tutti i suoi risvolti politici, culturali, umani; e, al tempo stesso, abbiamo cercato di presentarla come una vicenda esemplare, paradigmatica di tutta una generazione di intellettuali &#8211; e non solo di intellettuali &#8211; che, fra il 1939 e il 1945, fecero la scelta sbagliata &#8211; la scelta che li avrebbe condotti, a guerra finita, davanti ai tribunali dei vincitori, fossero le democrazie occidentali, l&#8217;Unione Sovietica di Stalin, la Jugoslavia di Tito o i piccoli Paesi d&#8217;Europa che avevano subito l&#8217;occupazione nazista. Si tratta di nomi eccellenti, da Ezra Pound a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/louis-ferdinand-celine" target="_blank">Céline</a></span>, da Ungaretti a Drieu la Rochelle, da Gentile a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span>, da Carl Schmitt al generale Krasnov, autore di fortunatissimi romanzi storici negli anni Venti e Trenta.</p>
<p style="text-align: justify;">Ora, pertanto, dando per acquisite le precise circostanze storiche in cui si svolse il processo, vogliamo riportare la testimonianza diretta del vecchio scrittore norvegese, quasi novantenne, pressoché sordo e vicino alla cecità, così come si può leggere nel suo bellissimo libro <em>Io, traditore</em> (titolo originale: <em>Paa Gjengrodde stier</em>, ossia <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788881120079" target="_blank"><em>Per i sentieri dove cresce l&#8217;erba</em></a>, o anche <em>Per i sentieri rinselvatichiti</em>; traduzione italiana di Alfhild Motzfeldt, Roma, Ciarrapico editore, s. d. [ma 1962], pp. 225-237).</p>
<p style="text-align: justify;">Ricordiamo soltanto che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>, accusato di alto tradimento per aver appoggiato il governo filotedesco di Vidkun Quisling, dal 1945 al 1948 era stato rinchiuso forzatamente in casa di cura (tipico esempio dell&#8217;uso politico della psichiatria non solo nei regimi totalitari, come l&#8217;URSS, ma anche in quelli liberal-democratici); e che aveva rifiutato con sdegno di essere dichiarato infermo di mente. Al termine del processo, nel corso del quale si era comportato con estrema dignità e non aveva abiurato le sue idee, era stato condannato e privato dei suoi beni, a nome del popolo norvegese.</p>
<p style="text-align: justify;">Nato nel 1859 nell&#8217;estremo nord della Norvegia, e vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 1920, egli aveva ottantanove anni all&#8217;epoca del processo; sarebbe vissuto ancora quattro anni, spegnendosi a Nörholm il 19 febbraio 1952.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Spuntò il gran giorno. Il tribunale sedette.<br />
&#8220;Venni ammesso in una buia sala d&#8217;udienza. E poiché nell&#8217;ultimo anno la mia vista s&#8217;era indebolita, senza contare ch&#8217;ero sordo, dovettero condurmi per mano. Ero stordito e appena distinguevo un oggetto dall&#8217;altro. Prima prese la parola il presidente, quindi parlò il mio difensore d&#8217;ufficio e quindi seguì una pausa.<br />
&#8220;E io non avevo né udito, né veduto tutto ciò ch&#8217;era passato. Tuttavia mi tenni calmo. Intanto cominciai a vedere un po&#8217; meglio tutte le cose e le persone che mi stavano attorno.<br />
&#8220;Dopo la pausa, mi venne data la parola per esporre i fatti. Era un po&#8217; difficile per me poter leggere con quella cattiva luce, e pertanto mi venne dato un lume. Non vedevo molto meglio, con esso, per leggere alcuni appunti che tenevo nelle mani, e allora non insistetti nel cercar di capire ciò che vi avevo scritto. Ma forse non aveva alcuna importanza. Ciò che dissi sii trova riprodotto qui di seguiti in base al resoconto stenografico. (…)<br />
<a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788881120079" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2037 alignright" style="margin: 10px;" title="per-i-sentieri-dove-cresce-lerba" src="../wp-content/per-i-sentieri-dove-cresce-lerba.jpg" alt="" width="95" height="160" /></a>&#8220;«Non intendo parlare a lungo davanti a questo onorevole tribunale.<br />
&#8220;«Non sono certo stato io ad aver annunziato alla stampa, molto, molto tempo fa, che oggi si sarebbe squadernato sotto i vostri occhi tutto il registro delle mie malefatte. Dev&#8217;essere stato qualcuno della cancelleria del tribunale, o qualcuno della pubblica accusa in combutta con qualche giornalista. Ciò, del resto, è molto coerente nella mia vicenda. Due anni or sono, in una lettera al Procuratore generale, io scrissi che intendevo rendere conto di tutto ciò che riguardava me, i miei e le mie cose, e quindi, ora che mi si presenta l&#8217;occasione, intendo concorrere all&#8217;enumerazione dei miei peccati, anche di quelli puramente spirituali.<br />
&#8220;«Negli anni passati, ho ben veduto che lor signori del tribunale si son destreggiati nei miei confronti con molto zelo e bravura: cancellieri, avvocati e procuratori vi si sono applicati a gara. Tuttavia la sentenza della sezione istruttoria non risulta notevolmente influenzata da codeste singolari capacità. In generale si son seguite le direttive di sua eccellenza il Procuratore generale. Il quale, evidentemente, perseguiva un suo concetto mistico ch&#8217;io non intesi e non intendo neanche adesso; sì che debbo rinunziare ad intenderlo.<br />
&#8220;«Del resto debbo pregare le signorie vostre di volermi scusare della mia, diciamo così, afasia, che serve ad evitare che parole ed espressioni che per caso mi venissero alle labbra, vadano al di là delle mie intenzioni.<br />
&#8220;«D&#8217;altronde, da quel che ho potuto capire, debbo aver abbondantemente risposto a tutte le questioni postemi. Nei primi tempi, di quando in quando, veniva da Grimstad un agente di polizia e mi mostrava delle carte ch&#8217;io non mi davo la pena di leggere. Dopo di che si venne all&#8217;istruttoria, il che accadde… due, tre, cinque anni fa. Dato il gran tempo trascorso, non m&#8217;è possibile rammentarmi di nulla; tutto ciò che posso dire è che risposi sempre e ad ogni domanda.<br />
&#8220;«Non mi comportai egualmente in quel lungo periodo di clausura nell&#8217;istituto psichiatrico di Oslo, dove si trattò di vedere se per caso io fossi pazzo; o, per dir meglio, si trattò di constatare che decisamente ero pazzo. In quel periodo mi furono rivolte delle domande così idiote, che non mi si può chieder conto di ciò che dissi o non dissi al professore interrogante.<br />
&#8220;«Ciò che mi dovrebbe abbattere, e addirittura sino a terra, consiste unicamente negli articoli da me scritti nei giornali. All&#8217;infuori di ciò non esiste altra cosa che mi possa essere imputata. Ma quanto a ciò la mia contabilità è semplice e chiara, perché tutti i miei articoli si trovano sotto i vostri occhi, e quanto al resto non mi si può dire né ch&#8217;io abbia denunziato qualcuno, né che abbia partecipato a raduni, né che abbia fatto affari di borsa nera. Non ho militato in nessun partito, di nessun colore, e neppure in quello nazionalsocialista di cui si pretende che io sia stato membro. E come potrei essere stato membro del nazionalsocialismo, se per quanto io abbia cercato di capire che cosa mai fosse io non ci sono mai riuscito? Potrebbe darsi, tuttavia, ch’io abbia scritto qualche cosa nello spirito del nazionalsocialismo; questo non potrei assicurarlo con certezza perché non ho mai saputo quale fosse tale spirito. Se veramente l’avessi fatto, vorrebbe dire che quello spirito fu assorbito da me attraverso la lettura dei giornali. Comunque, come ho già detto, gli articoli sono sotto gli occhi delle signorie vostre ed io non intendo ridurne il numero né attenuarne l’importanza. Può essere che non siano del tutto ortodossi, quegli articoli, ma io intendo risponderne in pieno, adesso come prima e come sempre.<br />
“«Prego tuttavia di voler tener conto che andavo scrivendo in un paese occupato, in un paese invaso e, a tal proposito, vorrei dare alcune brevi informazioni su me stesso.<br />
“«Mi era stato detto che la Norvegia avrebbe occupato un posto eminente nella grande società mondiale germanica in gestazione; chi più, chi meno, allora tutti vi credevano. E anch’io vi avevo creduto. Quindi è chiaro che, scrivendo, dicevo ciò che credevo. E se dicevo che la Norvegia avrebbe occupato un posto assai eminente fra i paesi germanici d’Europa, e se parlavo in modo adeguato alla mia credenza, del paese occupante, ciò doveva, e ancora dovrebbe, essere inteso in modo onesto e sincero. Pertanto non avrei dovuto rischiare di cadere io stesso in sospetto, …e invece, per quanto paradossale potesse essere, vi caddi in pieno. Inoltre si sarebbe dovuto considerare ch’io mi trovavo, in permanenza, letteralmente circondato da ufficiali tedeschi, e nella mia stessa casa, e persino durante la notte. Spesse volte sino all’albeggiar del mattino. Talvolta avevo l’impressione d’essere circondato da osservatori; ossia da persone deputate a sorvegliar me e la mia casa. Quei tedeschi, che d’altronde erano d’ una classe relativamente elevata, per ben due volte (se ben rammento) mi dissero chiaramente ch’io non mi comportavo come alcuni svedesi (e me ne fecero il nome) che pure erano d’un paese neutrale, mentre invece la Norvegia non lo era.<br />
“«No, non si era davvero contenti di me. Ben altro si sarebbero aspettati da me, assai più ch’io non avessi dato. E quando io, in siffatte circostanze, mi mettevo a scrivere, dovrebbe comprendersi che io dovevo tenermi, per così dire, in equilibrio fra gl’interessi del paese e l’altra parte. E questo non dico certo per scusarmi, per difendermi, ma soltanto come una spiegazione a questo onorevole tribunale.<br />
“«Nessuno in tutto il paese mi diceva che fosse male ciò che andavo scrivendo. Ero relegato nella mia stanza, tutto solo con me stesso, e non sentivo nulla. Ero tanto solo che nessuno avrebbe potuto aver commercio spirituale con me; si doveva persino picchiare sulla canna fumaria della stufa per farmi discendere a prendere i miei pasti. Quel rumore lo potevo sentire. Una volta mangiato, me ne risalivo nella mia stanza e lì restavo. Per mesi e per anni in simile maniera. Né alcuno mi fece mai il più piccolo rilievo circa la mia maniera di comportarmi: non me ne ero fuggito e pensavo di aver amici nei due campi norvegesi in lotta. Sì, fra i cosiddetti quislinghi ed i jossinghi. Ma non mi pervenne mai il più piccolo cenno di dissenso, il più piccolo suggerimento di cambiar rotta, dal mondo esterno. No, il mondo esterno si teneva diligentemente e prudentemente da parte. E accadeva raramente, o mai, che dalla mia casa o dalla mia famiglia potessi avere qualche notizia o qualche aiuto. Tutto lo si doveva far in iscritto, il che era una faccenda assai fastidiosa. In siffatte condizioni di cose, non poteva attenermi che a due soli giornali: l’<em>Aften Post </em>e il <em>Fritt Volk</em>; gli unici che mi pervenissero. E in essi non si diceva affatto che ciò che io scrivevo fosse male. Tutt’altro!<br />
“«Ciò ch’io scrivevo non era sbagliato nella sua essenza, e nemmeno era sbagliato nel momento che lo scrivevo. Era giusto ciò che scrivevo e quando lo scrivevo.<br />
“«Cercherò di spiegarmi meglio. Perché scrivevo? Scrivevo per impedire che la Norvegia, ossia i giovani e gli uomini adulti, si comportassero stoltamente verso la potenza occupante, che la provocassero inutilmente col solo risultato di portar se stessi alla perdizione e alla morte. Questo era ciò che scrivevo, questo era il tema che svolgevo in vari modi.<br />
“«E quanto a coloro che oggi trionfano essendo usciti dalla mischia apparentemente vittoriosi, essi non hanno certo ricevuto, come me, la visita d’intere famiglie, e di bambini, e di uomini fatti, e di vecchi che venivano a raccomandarmi o i loro padri, o i loro figli, o i loro fratelli rinchiusi nei campi di concentramento dietro una siepe di ferro spinato e condannati a morte. Sì, signori del tribunale, erano condannati a morte. Io non possedevo certo alcun potere, tuttavia era da me che venivano. No, non possedevo alcun potere, ma potevo scrivere, potevo telegrafare, però. E allora scrivevo e telegrafavo. Scrivevo a Hitler e a Terboven. Né sdegnai di seguir vie traverse. Mi rivolsi infatti persino a un tale, il cui nome credo che fosse Müller, che aveva fama di saper influire sul potere costituito. Ho motivo di credere che debba esistere in qualche luogo una specie di archivio dove si trovan raccolte tutte quelle lettere e i telegrammi. E furono veramente tanti!<br />
“«Tutto il giorno telegrafavo e, in caso d&#8217;urgenza, telegrafavo anche la notte. Si trattava della vita e della morte per i miei compatrioti. Mi riuscì d&#8217;ottenere che la moglie del mio fattore trasmettesse, per telefono, all&#8217;ufficio postale i miei telegrammi, visto che, a cagion dell&#8217;udito, io non avrei potuto farlo. Ma furon per l&#8217;appunto codesti telegrammi a render sospettosi i tedeschi nei miei riguardi, mi consideravano una specie di mediatore; un mediatore piuttosto infido, un mediatore che doveva esser tenuto d&#8217;occhio. E andò a finire che lo stesso Hitler rigettava le mie istanze. Mi si spiegò che ne era affatto stufo e mi si rimandò a Terboven. Ma Terboven non si dette la pena di rispondermi nemmeno una volta. Sino a che punto i miei telegrammi fossero di qualche aiuto non lo so; come pure non so fino a che punto impressionassero i miei concittadini gli articoletti che inviavo ai giornali. Penso però che in luogo di svolgere la mia attività, forse del tutto vana, inviando lettere, articoli e telegrammi, avrei meglio provveduto ai casi miei mettendo al riparo la mia stessa persona. Avrei ben potuto fuggirmene in Svezia, come si fece da tanti altri. Non mi sarei certo smarrito, colà: vi avevo molti amici, vi si trovavano i miei grandi e potenti editori. Senza poi contare che avrei anche potuto trovare il verso di sgattaiolarmela in Inghilterra, come si faceva da molti altri. I quali si son poi visti tornare, in aria d&#8217;eroi, pel fatto che avevano abbandonato il loro paese, pel fatto che se ne erano scappati. Io non feci nulla di tutto ciò; io non mi mossi. Una simile fuga non mi sarebbe mai venuta in mente. Credetti di poter servire assai meglio il mio paese restando dov&#8217;ero. Avrei, per esempio, potuto occuparmi della mia terra nei limiti delle mie capacità. Eran tempi di penuria e la nazione mancava di tutto. Avrei inoltre potuto impiegare la mia penna per quella Norvegia che doveva avere un posto tanto eminente fra i paesi germanici europei. Codesto pensiero, nei primi tempi, mi aveva affascinato, mi aveva entusiasmato, mi possedeva del tutto. Non saprei dire se, in tutto quel tempo del mio sequestro in casa, codesto pensiero mi avesse abbandonato; comunque mi pareva un pensiero grande per la mia Norvegia; e, a dir vero, anche oggi mi pare tale. E mi pareva che, per quell&#8217;idea, valesse la pena di faticare, di lottare. Pensate: la Norvegia del tutto indipendente, rilucente di luce propria nell&#8217;estremo nord dell&#8217;Europa! E quanto al popolo tedesco, come pure al popolo russo, io li vedevo come astri rilucenti. Codeste due potenti nazioni mi possedevano, e pensavo che esse non avrebbero deluso le mie speranze!<br />
&#8220;«Sennonché, ciò che feci non mi andò bene; proprio non mi andò bene. Presto mi trovai del tutto disorientato; e il momento del mio maggior disorientamento fu quando il re, con tutto il governo, di loro spontanea iniziativa, abbandonarono il paese. In quel modo misero se stessi fuori causa. Quando ebbi notizia di un tal fatto, mi parve che la terra mi si aprisse sotto i piedi. Mi trovavo come sospeso tra cielo e terra; non vedevo nulla di saldo su cui appoggiarmi, e me rimasi lì a scrivere, a telegrafare, a meditare. Il mio stato spirituale, in quel tempo, non fu che meditazione. E su tutto meditavo. Così facendo potevo ricordare a me stesso che l&#8217;orgogliosa rinomanza, già posseduta dalla Norvegia, aveva attraversato tutta la Germania germanica, diventando grande in tutto il mondo. E non credo affatto di aver avuto torto a pensar queste cose; ma fu ritenuto un errore. Sì, anche questo fu ritenuto un errore. Eppure era una verità palmare nella nostra nuova storia. Tuttavia la mia azione non raggiunse la meta che s&#8217;era prefissa, anzi, fu dato a credere al cuore di tutti che io me ne stessi lì a tradir la Norvegia, quella stessa Norvegia che, viceversa, mi studiavo d&#8217;innalzare. Sì, ch&#8217;io stessi a tradirla. Ebbene, la vada pure così; ricada pure su di me tutto ciò che il cuore di tutto il mondo mi vuole imputare. È questa la mia perdita, e debbo subirla. Tanto, fra cento anni, tutto sarà dimenticato. Fra cento anni anche quest&#8217;onorevole tribunale sarà caduto nel nulla. Tutti i nomi di tutte le persone qui presenti saranno cassati dalla terra, fra cento anni! Nessuno sarà più ricordato, nessuno sarà più nominato, fra cento anni! E tutto il nostro destino sarà cancellato dalla terra!<br />
&#8220;«Quando passavo i miei giorni a scrivere, facendo del mio meglio per salvar dalla morte i miei concittadini, non facevo dunque nient&#8217;altro che tradire il mio paese? Già, questo è quel che si dice. Si dice ch&#8217;ero un traditore della patria. Va bene. Vada pure così. Ma io non la sentivo così, non la concepivo così. E non la sento e non la concepisco così nemmeno adesso. Nell&#8217;anima mia regna la pace; la mia coscienza è tranquilla.<br />
&#8220;«Tengo in alta considerazione il parere della generalità; anche più in alto tengo il rispetto per l&#8217;autorità giudiziaria del mio paese: ma non più in alto della mia coscienza del bene e del male, di ciò ch&#8217;è giusto e di ciò ch&#8217;è ingiusto. Credo d&#8217;essere abbastanza vecchio per aver diritto di possedere una linea di condotta. Questa è la mia.<br />
&#8220;«Nella mia ormai troppo lunga vita, in tutti i paesi dove ho viaggiato, fra tutte le razze con cui mi son mescolato, ho sempre ed eternamente portato nel cuore il mio paese natale e l&#8217;ho affermato. La mia patria intendo conservarla là dove si trova e nell&#8217;anima mia. E non mi resta che attendere la vostra definitiva sentenza.<br />
&#8220;«Dopo di che, tengo a ringraziare quest&#8217;onorevole tribunale per avermi pazientemente ascoltato.<br />
&#8220;«Non eran che queste poche e semplici cose che desideravo rappresentare a questo onorevole tribunale, in sede di dichiarazione, affinché non sembri, nel corso del dibattimento, ch&#8217;io sembri altrettanto muto quanto sordo. Non ho minimamente voluto pronunziare un&#8217;arringa in mia difesa; se, viceversa, il mio discorso può esser apparso tale, ciò è dipeso dal fatto che ho dovuto rappresentare alcune circostanze da tutti ignorate. No, non ho inteso far la mia difesa, tanto è vero che avrei potuto convalidare il mio assunto mediante le deposizioni di alcuni testimoni e me ne sono astenuto. E nemmeno ho accennato a tutta la documentazione che potrei mettere a disposizione dell&#8217;onorevole tribunale.<br />
&#8220;«Tutto ciò può aspettare; può essere rinviato ad altra volta, forse a una migliore occasione, forse a un altro tribunale. Il suo giorno verrà. E potrebb&#8217;essere anche domani. Io posso attendere: ho tanto tempo davanti a me. Che sia morto o che sia vivo, questo non può avere alcuna importanza. È assolutamente indifferente per l&#8217;intero mondo come vada a finire un singolo individuo. Il quale, in questo caso sono io. Ed io, come ho detto, posso aspettare. Troverò bene qualche cosa da fare.<br />
&#8220;Dopo il mio discorso, fu la volta del pubblico ministero. Dopo di lui toccò al mio difensore d&#8217;ufficio. E intanto io, ancora per ore e ore, dovetti starmene là senza affatto capire ciò che andava accadendo. Alla fine l&#8217;onorevole tribunale mi pose delle domande scritte a cui risposi verbalmente.<br />
&#8220;E così se ne passò quella memoranda giornata; poi fu sera e venne il buio. Era finita.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788870910582" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2036 alignright" style="margin: 10px;" title="processo-a-hamsun" src="../wp-content/processo-a-hamsun-143x300.jpg" alt="" width="143" height="300" /></a>Abbiamo sostenuto, nel nostro precedente articolo, di non voler cadere nell&#8217;atteggiamento dello scrittore svedese Per Olov Enquist (nato nel 1934), nel suo libro <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788870910582" target="_blank"><em>Processo a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span></em></a> (traduzione italiana Milano, Iperborea, 1996), il quale finisce per impancarsi a giudice di un autoproclamato tribunale della cultura e per trattare <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> &#8211; artista tanto più grande di lui &#8211; come l&#8217;imputato di un secondo e definitivo processo, quello ideale. Peggio, Enquist ha finito per indossare i panni dello psichiatra (proprio il tipo di giudice che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> aveva sdegnosamente rifiutato), sentenziando che il peccato capitale del grande scrittore era stato l&#8217;orgoglio e che, per aver voluto guardare troppo lontano, egli non aveva voluto abbassare lo sguardo sulla realtà più vicina e immediata. Secondo lo scrittore svedese, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> non vide &#8211; o, per dir meglio, non volle vedere &#8211; le camere a gas e tutto il resto, perché aveva lo sguardo puntato troppo in alto. Una sorta di presbiopia ideologica e spirituale, insomma. Peccato che una tale sentenza, o meglio, che una tale diagnosi clinica, pecchi terribilmente di anacronismo, in quanto si riduce a un misero senno del poi.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanti Norvegesi, quanti Europei, nel 1939-45, non videro o non vollero vedere le fosse di Katyn, ove i carnefici di Stalin gettarono migliaia e migliaia di ufficiali polacchi, fucilati dopo l&#8217;invasione russo-tedesca del 1939 e dopo la resa dell&#8217;esercito polacco; come non vollero vedere lo sterminio dei kulaki, i gulag della Siberia e dell&#8217;Estremo Oriente, l&#8217;assassinio di Trotzkij nel Messico neutrale? Quanti Inglesi non vollero vedere le bombe incendiarie che distrussero Dresda, quanti Americani non vollero vedere le atomiche di Hiroshima e Nagasaki; o, peggio, le giustificarono a cuor leggero, credendo alla storiella della necessità militare &#8220;per risparmiare vite umane&#8221;? Quanti Iugoslavi non vollero sapere delle stragi in massa dei cetnici e degli ustascia; quanti Italiani non vollero nemmeno sentir parlare delle foibe e del dramma dei profughi giuliani? C&#8217;è bisogno di ricordare che questi ultimi, costretti a fuggire, da un giorno all&#8217;altro, da Pola, da Fiume, da Zara, senza nulla poter portare con sé, furono accolti con indifferenza o con fastidio dai loro compatrioti, presso i quali avevano cercato accoglienza; e che si videro lungamente relegati nei campi profughi, come dei lebbrosi? Che alcuni oratori del Partito Comunista Italiano, nel corso di pubblici comizi, li paragonarono &#8211; con irridente gioco di parole &#8211; ai membri della banda del delinquente Giuliano, che in quegli anni insanguinava le contrade della Sicilia?</p>
<p style="text-align: justify;">Da parte nostra, non cercheremo né di accusare <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span>, né di difenderlo; piuttosto di capirlo, <em>sine ira et studio</em>, e di trarre una morale alla sua emblematica vicenda.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916367" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/knuthamsunpan.bmp" border="0" alt="Knut Hamsun, Pan" width="95" height="150" /></a>Ci pare che nemmeno Anton Reininger, nella sua Introduzione alla edizione italiana del capolavoro di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916367" target="_blank"><em>Pan</em></a> ( Milano, Mondadori, 1981, pp. 11-12), sia riuscito a sottrarsi alla logica del giudice, là dove ha scritto:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Quasi novantenne scrive il suo ultimo libro, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788881120079" target="_blank"><em>Per i sentieri dove cresce l’erba</em></a>, la commovente testimonianza di una vecchiaia umiliata dalla storia. Ma anche adesso, parimenti ai suoi eroi, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> rifiuta di assumersi la propria responsabilità. Chi si sa al servizio della vita non può riconoscere le categorie politiche e storiche, sentite quali sovrastrutture di importanza secondaria.<br />
“Combattendo le proprie inclinazioni anarchiche e desiderando superare le proprie lacerazioni di intellettuale fluttuante fra le classi sociali, ma in ogni caso antiborghese, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> si era infine rifugiato nelle semplificazioni di una <em>Weltanschauung</em> che con gli anni si allontanava sempre di più dalla realtà sociale e ai suoi sviluppi effettivi, per sostituirle la fantasmagoria di un’utopia regressiva”.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma come si può dire, onestamente, che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> rifiutò la propria responsabilità? È vero piuttosto il contrario. Non cercò scusanti; non chiamò testimoni a discarico (anche se avrebbe potuto); non volle neanche nominare un avvocato difensore, tanto che gli venne assegnato un avvocato d&#8217;ufficio. Disse che non pensava di aver agito da traditore verso il proprio Paese e che, se si fosse trovato nuovamente nella stessa situazione, avrebbe agito nello stesso modo. Dunque si assunse la sua responsabilità, tutta intera. Oppure l&#8217;espressione &#8220;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> rifiuta di assumersi la propria responsabilità&#8221; significa che egli rifiutò di riconoscere che aveva avuto torto, che si era completamente sbagliato? Forse sbagliò a rimanere in Norvegia sotto l&#8217;occupazione tedesca; forse sbagliò a non fuggire nella vicina Svezia neutrale o, addirittura, in Gran Bretagna, come avevano fatto il re e il governo (ma anche questo è dubbio; e noi Italiani ne sappiamo qualche cosa, di simili fughe delle teste coronate, mentre il Paese viene invaso e l&#8217;esercito abbandonato a se stesso). Forse sbagliò a credere in Quisling e in Hitler; a illudersi che la sua Patria, nel nuovo ordine europeo instaurato dal nazismo, avrebbe ottenuto di svolgere &#8220;un ruolo eminente&#8221;. A lui, che odiava la Gran Bretagna e che odiava lo spirito borghese, pareva che solo dalla Germania sarebbe venuta alla Norvegia una indipendenza vera, degna del suo grande passato; una indipendenza fiera, per gli eredi dei Vichinghi; non una semi-indipendenza, in un mondo materialista e venale, dominato dalle plutocrazie di Londra e Washington.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fatto è che furono in molti a sbagliare, in quegli anni oscuri; anche fra coloro che, nel 1945, si vennero a trovare dalla parte &#8220;giusta&#8221;, ossia da quella dei vincitori. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> rivendicò, con orgoglio, di essersi appellato al tribunale della propria coscienza, e di ritenerlo superiore sia alla patria, sia alla corte che lo stava giudicando.</p>
<p style="text-align: justify;">Decine di Norvegesi, durante e dopo il processo, si recarono alla casa di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> e gli gettarono in giardino le copie dei suoi libri, come supremo gesto di ripulsa. Non sappiamo se andarono a trovarlo anche i parenti delle persone arrestate dai Tedeschi al tempo dell&#8217;occupazione e che lo avevano scongiurato di adoperarsi per la salvezza dei loro cari; cosa che egli sempre aveva fatto.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma così va il mondo. Quando cade un regime sgradito, ciascuno vorrebbe lavarsi la coscienza proiettando ogni male, ogni responsabilità sull&#8217;altro, in modo da far maggiormente risaltare la propria limpidezza morale. È un gioco vecchio come il mondo: il <em>vae victis!</em>, «guai ai vinti!», degli antichi Romani. I vinti devono sopportare anche il peso del disprezzo che i vincitori nutrono inconsciamente per una parte di sé stessi: perché in una guerra non vi sono innocenti, e meno che mai in una guerra civile. Come scrisse <a title="Cesare Pavese" href="http://www.libriefilm.com/category/autori/cesare-pavese">Cesare Pavese</a>, il sangue del fratello ucciso pone sempre una domanda ineludibile, una muta domanda che attende un perché. Prova ne sia che, fino a pochissimi anni fa (e, in certi ambienti, ancora oggi), era assolutamente proibito definire gli eventi italiani del 1943-1945 come una guerra civile. No, si diceva, era stata una guerra di liberazione contro lo straniero occupante e contro pochi suoi prezzolati vassalli; una guerra in cui la stragrande maggioranza del popolo italiano aveva scelto nettamente da che parte stare: da quella della libertà e della giustizia. Ora, finalmente, si ammette &#8211; senza con questo rimuovere le nobili motivazioni di quanti combatterono realmente per ragioni ideali &#8211; che fu proprio una guerra civile, una guerra di Italiani contro altri Italiani, di fratelli contro fratelli. Ed è ancora oggi difficile parlare di alcune pagine oscure di essa &#8211; le stragi di fascisti o presunti fascisti dopo il 25 aprile del 1945; la tragedia degli infoibati della Venezia Giulia -, perché ancora oggi, a oltre sessant&#8217;anni di distanza, c&#8217;è qualcuno che vorrebbe seppellirle nell&#8217;oblio. E c&#8217;è ancora chi vorrebbe mettere tutti coloro che combatterono dalla parte che, poi, è stata perdente, in un unico fascio di riprovazione morale, come se fossero stati, tutti indistintamente, dei criminali e dei miserabili. E per convincersi che non è stato così, basta leggere le lettere di alcuni condannati a morte dai plotoni d&#8217;esecuzione partigiani, dopo la fine delle ostilità. Vi sono, ad esempio, alcune lettere di ausiliarie della Repubblica Sociale Italiana, ragazze giovanissime che furono uccise (contro le leggi di guerra) solo per la divisa che indossavano, che rivelano un alto sentire etico e un vivissimo amor di Patria. Alcune sono contenute nei libri di Gianpaolo Pansa che, a loro volta, sono stati accolti da un coro di insulti e di critiche, non tutte in buona fede, per il semplice fatto che alcuni vorrebbero che la memoria funzioni a senso unico: che preservi, cioè, solo il ricordo di alcune cose, ma non di altre.</p>
<p style="text-align: justify;">Allo stesso modo, solo da pochi anni a questa parte si comincia a parlare apertamente, e a fare delle serie ricerche storiche, intorno ai bombardamenti anglo-americani che sconvolsero le città italiane (per non parlare di quelle tedesche!) durante la seconda guerra mondiale. Prima, non si poteva. Gli Anglo-Americani erano i buoni, i liberatori: quelli che gettavano pane e sigarette dall&#8217;alto dei loro carri armati, mano a mano che avanzavano lungo le strade della Penisola. Sarebbe stata una bella ingratitudine, quella di permettersi di criticarli. Perciò si è taciuto, troppo a lungo, anche davanti all&#8217;evidenza: e cioè che quei bombardamenti furono diretti, intenzionalmente, non contro l&#8217;industria di guerra o contro il sistema dei trasporti, ma principalmente contro la popolazione civile, allo scopo di terrorizzarla e demoralizzarla il più possibile, per spingerla a chiedere la resa e risparmiare agli Alleati preziose vite umane. E allora tanto peggio per quelle città, piene zeppe di vecchi, donne e bambini; di profughi dalle zone invase o minacciate; di sfollati, senza più beni e mezzi di sostentamento. E chi parla più di Zara, rasa al suolo dall&#8217;aviazione anglo-americana fin dal 1943, per nessun&#8217;altra ragione strategica se non quella di prepararne la cessione alla Jugoslavia comunista del maresciallo Tito?</p>
<p style="text-align: justify;">Ma torniamo ad <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>. Egli non era un politico, perciò sarebbe sbagliato collocare il suo dramma finale su di un piano squisitamente politico. È probabile che di politica ci capisse poco o niente. Era un poeta che amava la terra, la natura, l&#8217;anima delle cose; e, fra gli tutti i generi di coloro che siamo soliti riunire nella generica categoria degli intellettuali, il poeta è quello che meno di tutti può essere accusato d&#8217;incomprensione della politica. Sì, è vero: lo sguardo di un poeta &#8211; di qualsiasi vero poeta &#8211; è rivolto verso l&#8217;alto; e, per questo, può succedere che egli non sappia vedere bene le cose che gli stanno più vicino &#8211; non dal punto di vista pratico e immediato, quantomeno. È giusto incolparlo di ciò?</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, si dirà, anche il poeta è un uomo; e, come uomo, anche il poeta deve rispondere delle sue scelte, dei suoi atti. Dei suoi atti, come si è visto, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> non ebbe motivo di vergognarsi; e non ci fu nessuno che poté incolparlo di qualcosa. Delle sue scelte, forse sbagliate, si assunse la piena ed intera responsabilità. Cercò di fare il bene del proprio Paese, in un&#8217;Europa ove i piccoli Stati dovevano fare buon viso al gioco spietato delle grandi potenze. Si ricordi quel che accadde alla Finlandia, che avrebbe chiesto solo di rimanersene in pace e in disparte, ma venne ugualmente attaccata ed invasa, nel 1939, dall&#8217;Unione Sovietica di Stalin. E che poi, per cercar di riprendersi le province perdute e per tutelare la propria indipendenza, si schierò con la <em>Wehrmacht</em> all&#8217;epoca dell&#8217;Operazione Barbarossa, nel 1941. Erano dunque dei nazisti, i Finlandesi? Niente affatto; erano semplicemente dei patrioti, costretti a lottare contro la prepotenza degli stati più forti.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuno, poi, ricorda l&#8217;invasione dell&#8217;Islanda da parte dei Britannici; anzi, si vorrebbe adoperare un termine diverso da quello di &#8220;invasione&#8221;: si trattava di prevenire uno sbarco dei Tedeschi che, a loro volta, avevano invaso la Danimarca nel 1940. I Britannici, si sa, sono i &#8220;buoni&#8221;; quando invadono un Paese, lo fanno sempre per il suo bene e non nel loro interesse. Basti pensare al simpatico termine di &#8220;Alleati&#8221; che essi e gli Americani si sono attribuiti, e con il quale gli storici di tutto il mondo continuano a indicarli, parlando della seconda guerra mondiale. Già, &#8220;Alleati&#8221;: ma alleati di chi, e perché? Alleati fra di loro? Ma allora perché non designare con il termine di &#8220;Alleati&#8221;, così amichevole e rassicurante, anche gli Italo-Tedeschi, che combatterono fianco a fianco, dall&#8217;Africa alla Russia, fra il 1940 e il 1943? Oppure gli Anglo-Americani sono denominati &#8220;Alleati&#8221; per il fatto che erano alleati del mondo libero, contro le forze del male rappresentate dal Tripartito? Se è così, bisognerebbe spiegare cosa ci faceva uno come Stalin al loro fianco, nel ruolo, appunto, di alleato numero uno; a meno che si voglia sostenere che Stalin era un campione del mondo libero.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo, e non altro, è il contesto in cui <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span>, come i suoi connazionali, si trovò a dover fare delle scelte. Il mondo della politica così com&#8217;era (e com&#8217;è), e non come qualcuno vorrebbe che fosse stato (o che fosse), per dirla con Machiavelli. Egli, perciò, decise di scegliere quello che, allora, gli parve il male minore. Non il bene: il male minore. Nessuna guerra porta il bene, in nessuna guerra trionfa il bene; ogni guerra è il male, per definizione. C&#8217;è soltanto il presidente americano Bush che si ostina ad affermare, ancor oggi, che le guerre portano libertà, democrazia e progresso Ma è molto probabile che lui sia il primo a non crederci affatto. Gli esseri umani vivono nel mondo del possibile; e il raggio di ciò che è possibile è determinato dalla misura della loro imperfezione. È giusto che essi aspirino alla giustizia e alla felicità; ma al mondo ci saranno sempre i poveri, ci saranno sempre le ingiustizie: perché la natura umana è quella che è, ossia imperfetta. Anche per questo, i poeti sono preziosi e necessari. Perché, al di là e al di sopra delle miserie umane, sanno rivolgere lo sguardo sempre in alto.</p>
<p style="text-align: justify;">Perfino durante il suo lungo internamento, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span> continuava a guardare con amore la natura fuori dalla sua finestra; e si commuoveva alla semplice bellezza di un pioppo e di un abete nano, che crescevano nel giardino sottostante. Sì: hanno lo sguardo rivolto in alto, i poeti. Dobbiamo esser loro grati perché, con quello sguardo, essi colgono una scintilla di luce divina anche per noi, che restiamo immersi nelle dense tenebre del contingente e del relativo; e ci spalancano davanti, come un dono ineffabile, uno squarcio fuggevole dell&#8217;assoluto e dell&#8217;eterno.</p>
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		<title>Patriota o traditore? Il processo a Knut Hamsun</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Apr 2009 15:55:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Francesco Lamendola</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La svolta decisiva nella vita dello scrittore norvegese: l'appoggio al regime nazionalsocialista di Vidkun Quisling]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/patriota-o-traditore-il-processo-a-knut-hamsun.html' addthis:title='Patriota o traditore? Il processo a Knut Hamsun '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/hamsun48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Knut Hamsun" /><br/><p><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun"><img class="size-medium wp-image-1993 alignleft" style="margin: 10px;" title="hamsun" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/hamsun-238x300.jpg" alt="Knut Hamsun" width="238" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span> era, nel 1940, una specie di monumento nazionale della sua patria, la Norvegia. Era il suo scrittore vivente più illustre, conosciuto in tutto il mondo; dopo il drammaturgo Ibsen e dopo il pittore Munch, nessun altro artista norvegese aveva raggiunto la sua fama, la sua popolarità. Per di più era &#8211; o passava per essere &#8211; un ardente nazionalista; di conseguenza si era compiaciuto di posare a poeta-vate, ad araldo dei valori patriottici: un po&#8217; come <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/gabriele-dannunzio" target="_blank">d&#8217;Annunzio</a></span> in Italia, al quale lo lega la comune appartenenza al clima letterario del Decadentismo.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> (il cui vero nome era Knud Pedersen) era nato a Lom, presso  Gudbransdal, il 4 agosto del 1859; all&#8217;inizio della seconda guerra mondiale aveva, quindi, la bella età di ottant&#8217;anni compiuti. Era diventato quasi sordo e con la moglie Marie Andersen, una ex attrice che per lui aveva detto addio alla carriera, e che gli aveva dato tre figli, esisteva un clima da “danza macabra”, un po’ come in <em>Scene da un matrimonio</em> di Bergman: odio-amore, ma più odio che amore. Semplicemente, erano troppo vecchi per pensare a dividersi (anche se lei era assai più giovane di lui) e, ormai, la frustrazione e il rancore repressi li tenevano insieme al posto dell&#8217;amore, che se n&#8217;era quasi tutto andato fin dai primi anni di vita in comune. Marie, inoltre, era una simpatizzante nazista sfegatata: nel loro paese era stata l&#8217;unica elettrice (in Norvegia esisteva già il suffragio universale, maschile e femminile) a votare per il <em>Nasjonal Samling</em>, il partito filo-nazista di Vidkun Quisling, che vedeva in Hitler una sorta di Wotan della riscossa germanica.</p>
<p style="text-align: justify;">Figlio di contadini (dai quali ereditò un profondo, viscerale amore per la terra), <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> aveva esercitato i mestieri più disparati ed era emigrato per due volte negli Stati Uniti d&#8217;America  &#8211; nel 1882-84 e nel 1886-88 -, come tanti europei alla fine dell&#8217;Ottocento: in cerca, se non di fortuna, almeno di pane. Ma entrambe le volte, dopo averli girati in lungo e in largo, ne era rimasto totalmente deluso: la società americana gli era sembrata la negazione di tutto ciò in cui credeva, la negazione di ogni valore spirituale, il trionfo delle due cose peggiori che &#8211; secondo lui &#8211; avesse prodotto la modernità: l&#8217;urbanesimo selvaggio e la democrazia come paravento della plutocrazia capitalista. C&#8217;era un solo paese al mondo che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> detestasse più ancora degli Stati Uniti, ed era l&#8217;Inghilterra: quest&#8217;isola di scaltri mercanti e di finanzieri senza scrupoli che avevano mobilitato mezzo mondo contro la Germania per spezzarne la rapida ascesa economica e politica, per tenere l&#8217;Europa debole e prona all&#8217;invadenza della sterlina. Allo scoppio della prima guerra mondiale, infatti, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> non fece alcun mistero della sua aperta simpatia per la causa della Germania.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916987" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/knuthamsunfame.bmp" border="0" alt="Knut Hamsun, Fame" width="95" height="146" /></a>Dopo vari tentativi infruttuosi di farsi strada nel mondo delle lettere, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> aveva raggiunto  prepotentemente il successo con il romanzo autobiografico <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916987" target="_blank"><em>Fame</em></a>, nel 1890, in cui &#8211; contro l&#8217;ottimismo positivista e il realismo naturalista &#8211; aveva rivelato la sua vena decadentistica di scrittore attratto dalla vita dell&#8217;inconscio, dal sogno, dal mistero. Nel 1895 aveva consolidato il successo con quello che da molti è considerato il suo romanzo migliore, certo uno dei più suggestivi e poetici: <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916367" target="_blank"><em>Pan</em></a>, in cui esalta la mistica unione dell&#8217;uomo con la natura e l&#8217;incanto quasi paganeggiante di un ritorno alla vita dei boschi, dei monti, del mare, del libero cielo: un po&#8217; il corrispettivo nordico (continuando il paragone con <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/gabriele-dannunzio" target="_blank">d&#8217;Annunzio</a></span>) de <em>La pioggia nel pineto</em> e, in genere, del fresco e primigenio panismo di <em>Alcyone</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Altri libri avevano ulteriormente diffuso il suo nome, in patria e fuori: il romanzo <em>Misteri</em>, del 1892, in cui si adombra il super-uomo nietzschiano; la raccolta di poesie <em>Il coro selvaggio</em>, del 1904, i cui temi dominanti sono la natura e l&#8217;eros; e soprattutto il romanzo <em>Il risveglio della terra</em>, elegia al mondo contadino che va scomparendo, del 1917. Con quest’opera, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> supera la fase del ribellismo anarchico, dell’esaltazione dell’eroe vagabondo e sembra trovare un punto di equilibrio nell’epos del contadino colonizzatore, legato alla terra da un rapporto di amore viscerale in cui – con il senno di poi &#8211; alcuni critici hanno voluto vedere le premesse ideologiche di quella mitologia <em>völkisch </em>del “sangue e della terra” che ha costituito una delle componenti dell’utopia regressiva del nazionalsocialismo. Ma la realtà è che nel “panismo” di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> si esalta bensì la terra, ma non la nazione e tanto meno il sangue; dunque, tutta la sua fama di “scrittore nazionalista” è in gran parte frutto di un equivoco. Troppo forte restava in lui la componente anarcoide e antiborghese, perché lo si possa classificare puramente e semplicemente come uno scrittore reazionario; e, se è vero che altri intellettuale di matrice anarchica hanno del pari aderito al fascismo – pensiamo, nel caso dell’Italia, a figure come Lorenzo Viani e Berto Ricci -, è altrettanto vero che ogni caso andrebbe valutato a sé, e il caso di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> è paradigmatico quanto al contesto culturale nel senso più ampio, ma va anche considerato nella sua specifica particolarità.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916367" target="_blank"><img class="alignleft" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/knuthamsunpan.bmp" border="0" alt="Knut Hamsun, Pan" width="95" height="150" /></a>Ad ogni modo, quando egli pubblica <em>Il risveglio della terra</em> siamo ancora in piena prima guerra mondiale; e la giuria che deve assegnare il Premio Nobel, imbarazzata dalla divisione dell&#8217;Europa e del mondo in due blocchi contrapposti in una lotta all&#8217;ultimo sangue, anche di tipo ideologico, cerca i suoi candidati soprattutto fra i letterati scandinavi, per non compromettersi con nessuno dei due blocchi belligeranti (sia la Danimarca che la Norvegia e la Svezia rimangono neutrali per tutta la durata del conflitto). Così, nel 1920, la scelta cade proprio su <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span>, che viene investito dell&#8217;altissima onorificenza. Ha ormai più di sessant’anni e quindi, anche per lui, vale la regola secondo la quale il Nobel, in teoria destinato a incoraggiare, anche finanziariamente, dei giovani autori non ancora del tutto affermati, è divenuto in realtà fin dall’inizio una sorta di riconoscimento tardivo agli scrittori ormai molto avanti nella loro carriera letteraria, se non addirittura avviati sul viale del tramonto.</p>
<p style="text-align: justify;">Negli anni fra le due guerre egli scrive ancora, ma sempre di meno. L&#8217;ultima opera significativa è la trilogia formata dai romanzi <em>Vagabondi</em> del 1927, <em>Augusto</em> del 1930 e <em>Ma la vita continua</em> del 1933. Divenuto una sorta di monumento vivente, l&#8217;anziano scrittore è ormai la controfigura di se stesso: impersona la gloria letteraria della sua giovane patria e si gode l&#8217;ammirazione e il rispetto dei suoi concittadini, dei quali si considera un po&#8217; la guida spirituale.</p>
<p style="text-align: justify;">Ed ecco che scoppia la seconda guerra mondiale e, nell&#8217;aprile del 1940, l&#8217;esercito e la marina germanici invadono la Norvegia neutrale (insieme alla Danimarca), sia per assicurarsi delle basi navali che le permettano di contrastare l&#8217;inevitabile blocco marittimo inglese, sia per garantirsi i rifornimenti di minerali ferrosi che affluiscono, per ferrovia, dalla vicina Svezia, e dei quali l&#8217;industria tedesca ha un disperato bisogno per cercar di vincere la guerra. L&#8217;esercito norvegese, supportato da un effimero sbarco di truppe anglo-francesi, tenta di resistere; battuto, deve deporre le armi, mentre il sovrano e il governo riparano a Londra. La maggioranza del popolo norvegese subisce l&#8217;occupazione come un dramma nazionale e molti giovani fanno la scelta di passare alla lotta di resistenza. Quisling, invece, costituisce un governo collaborazionista che fornisce ogni aiuto possibile ai Tedeschi, come e più di quello di Pétain nella Francia di Vichy.</p>
<p style="text-align: justify;">È allora che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span> fa la scelta più grave della sua vita: quella di affiancare il governo di Quisling e, quindi, anche gli occupanti tedeschi. Una scelta drammatica, cui lo spingono sia il suo viscerale odio anti-inglese, sia la sua entusiastica ammirazione per la Germania, dalla quale spera che il suo Paese riceva, a guerra finita, un posto d&#8217;onore fra le nazioni &#8220;teutoniche&#8221;. Ha perfino un colloquio privato con Hitler di più di un&#8217;ora, cosa che lo compromette definitivamente agli occhi dei suoi compatrioti. Dei suoi figli, il più grande compie una scelta ancor più radicale e si arruola nelle SS tedesche. Eppure, per tutta la durata della guerra, le famiglie dei giovani partigiani catturati dai nazisti verranno a bussare alla sua porta, per chiedere il suo intervento affinché i loro cari vengano liberati o, almeno, perché sia loro risparmiata la temutissima deportazione in Germania. E lui, vecchio e sordo, già investito da una marea di accuse scandalizzate, d&#8217;insulti e maledizioni, fa quello che può, si adopera meglio che gli riesce per quei disgraziati.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;occupazione tedesca della Norvegia è lunghissima (ne ha dato una versione, a suo modo, lo scrittore americano John Steinbeck nel romanzo <em>La luna è tramontata</em>: non una delle sue cose migliori) e si conclude solo al termine del conflitto, nel maggio del 1945: è l&#8217;ultimo angolo d&#8217;Europa che vede ammainare la svastica, dopo ben cinque anni dal primo sbarco ad Oslo e nei fiordi di Trondheim e Narvik.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788881120079" target="_blank"><img class="alignleft size-medium wp-image-2037" style="margin: 10px;" title="per-i-sentieri-dove-cresce-lerba" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/per-i-sentieri-dove-cresce-lerba.jpg" alt="" width="95" height="160" /></a>E arriva, puntuale, inevitabile, il momento della resa dei conti. Quisling è processato e fucilato per alto tradimento, e anche <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> viene arrestato e processato. Vecchio di ottantasei anni, quasi completamente sordo (e il suo orecchio aperto sul mondo è proprio quello della moglie Marie, la fervida nazista), egli deve rispondere, alla sbarra, dell&#8217;imputazione più grave per un cittadino-patriota: collaborazione col nemico invasore. L&#8217;ammirazione dei suoi connazionali è svanita, al suo posto è subentrato un disprezzo implacabile, un ostracismo totale: moralmente, egli è già stato condannato ancor prima che gli avvocati, della difesa e dell&#8217;accusa, aprano bocca. Il pubblico ministero gli fa capire chiaramente che egli potrà ridurre i danni al minimo se accetterà, dopo una perizia psichiatrica, la formula dell&#8217;incapacità di intendere e di volere: una soluzione &#8220;pulita&#8221; e abbastanza elegante, anche se terribilmente ipocrita; quella, per intenderci, che viene collaudato con l&#8217;altro insigne poeta compromesso col fascismo, l&#8217;americano Ezra Pound. Ma <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> rifiuta con sdegno: orgoglioso com&#8217;è, e come è sempre stato, respinge un simile, umiliante ripiego. Se dovrà essere condannato, almeno avrà affrontato il suo destino a viso aperto: egli non è pentito, non intende chiedere scusa o perdono; non vede di che cosa debba vergognarsi. Ai suoi giudici domanda, imperterrito: “Volete fucilare il vostro vecchio poeta?”.   Ed è questo atteggiamento, fiero e intransigente &#8211; che in altri tempi era molto piaciuto ai suoi tanti ammiratori, e specialmente ai giovani &#8211; che ora gioca contro di lui. Sbagliare è umano, pensano i bravi Norvegesi nel 1945, ma perseverare è diabolico. Visto che non si pente, non merita alcuna indulgenza, alcuna attenuante: anzi, proprio perché era un prestigioso intellettuale, proprio perché era il poeta-vate del suo popolo, la sua colpa è tanto più grave. È una colpa imperdonabile: c&#8217;è voglia di durezza, dopo gli anni cupi dell&#8217;occupazione.</p>
<p style="text-align: justify;">A rendere ancora più grave la posizione dello scrittore c&#8217;è il fatto che egli non ha mai dubitato di Hitler; fino all&#8217;ultimo ha visto in lui il generoso artefice di un&#8217;Europa profondamente rinnovata nel segno del germanesimo. Ancora il 7 maggio 1945, dopo la caduta di Berlino in mano ai Sovietici e il doppio suicidio di Hitler e di Eva Braun, egli aveva scritto per il defunto dittatore un commosso necrologio (cfr. l&#8217;introduzione a K. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916367" target="_blank"><em>Pan</em></a>, Milano, Mondadori, 1981, p. 16), in cui  lo definiva:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;campione di giustizia… figura di riformatore fra le più grandi, il cui destino storico è stato quello di battersi in un&#8217;età di inaudite barbarie, che ha finito per travolgerlo&#8221;.</em></p>
<p style="text-align: justify;">A ben guardare e col distacco che è possibile solo oggi, a oltre sessant&#8217;anni di distanza &#8211; e che non è un vantaggio da poco &#8211; il processo a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span> è stato il processo emblematico a tutta una cultura, a tutto un mondo, a tutta un&#8217;Europa. Abbiamo accennato al caso di Ezra Pound, che dalla radio italiana auspicava la vittoria di Mussolini e di Hitler e la sconfitta della sua madrepatria. Ma si potrebbero fare parecchi altri nomi illustri: da Giuseppe Ungaretti a Giovanni Gentile, da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/louis-ferdinand-celine" target="_blank">Céline</a></span> a Drieu la Rochelle, da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> a Carl Schmitt, da <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Mircea Eliade</a></span> a Petr Nikolaevic Krasnov. La verità è che furono molti gli intellettuali che si schierarono dalla parte dell&#8217;Asse, e che non furono pochi gli Europei che considerarono preferibile la vittoria di Berlino, Roma e Tokyo a quella di Londra, Mosca e Washington. Oggi questa verità non piace, e nel 1945 piaceva ancora meno. Perciò non si parlava dei milioni di Russi, di Croati, di Slovacchi, di Ungheresi, di Romeni, di Finlandesi che si erano battuti, fin quasi all&#8217;ultimo, per la vittoria di Hitler e Mussolini; e non si parlò affatto delle tremende rappresaglie che Stalin, Tito ed altri governi dell&#8217;Europa post-bellica si presero su quei &#8220;traditori&#8221;. Erano diventati traditori perché l&#8217;Asse aveva perduto la guerra, ma sarebbero stati ricordati come eroi se l&#8217;avesse vinta.</p>
<p style="text-align: justify;">E non si trattava solamente di fervidi nazisti. Croati e Slovacchi, ad esempio, lottavano puramente e semplicemente per l&#8217;indipendenza della loro patria; e così i Finlandesi. I Russi &#8220;bianchi&#8221; avevano combattuto per poter tornare  nella loro patria, lasciata con infinita tristezza dopo l&#8217;avvento del potere bolscevico. Gli Italiani che avevano seguito Mussolini nella tragica avventura di Salò, poi, in molti casi avevano creduto di rappresentare l&#8217;onore della patria, compromesso dall&#8217;armistizio di Badoglio e dal cambiamento di fronte, nel settembre del 1943. Ed è certo che molti fascisti del periodo repubblichino non furono né i peggiori del regime, né degli opportunisti. I Cianetti, i Pavolini, i Bombacci sapevano che la loro era una battaglia perduta. Molti erano personaggi di secondo piano o ex pezzi grossi che il regime aveva relegato nell&#8217;ombra, dopo essersi trasformato in una dittatura conservatrice di vecchio stampo. Ma alcuni ex fascisti di sinistra, alcuni nostalgici di Piazza San Sepolcro, del fascismo rivoluzionario delle origini, c&#8217;erano ancora, e furono quelli che scelsero di andare a morire con il Duce. Si erano illusi fino all&#8217;ultimo di poter far rivivere il fascismo della prima ora, anticapitalista e antiborghese, e avevano cercato di spingere Mussolini ad affrettare le nazionalizzazioni della grande industria. Gli altri, i fascisti in doppio petto, i cinici parassiti del ventennio, erano spariti come nebbia al sole dopo il 25 luglio del 1943. In gran parte si salvarono, ma senza onore; e più di qualcuno riuscì a riciclarsi nell&#8217;Italia repubblicana e democratica del dopoguerra, senza alcuno scrupolo di coscienza. È altrettanto vero che nella Repubblica di Salò non mancarono le figure dei violenti, dei sadici, dei criminali: quando mai un regime arrivato al crepuscolo ha potuto esprimere le sue qualità migliori? Ad ogni modo, noi oggi siamo in grado di apprezzare delle sfumature, di operare delle distinzioni, che nell&#8217;immediato dopoguerra passarono del tutto inosservate: si voleva fare giustizia sommaria, purificare nel sangue il ricordo terribile degli anni della guerra.</p>
<p style="text-align: justify;">Né va dimenticato che molti, in Europa, anche fra gli intellettuali, avevano espresso giudizi lusinghieri su Mussolini e anche su Hitler, quando ancora le loro stelle brillavano alte e la tragedia del secondo conflitto mondiale non ne aveva offuscato la fama. Nella maggior parte dei casi, essi cercarono poi di far dimenticare tali apprezzamenti (compreso quel Winston Churchill che, a suo tempo, aveva parlato in termini così calorosi ed elogiativi del fascismo e del suo Duce). Era in atto una grande rimozione della memoria storica; e le folle che avevano applaudito il Duce affacciato al balcone di Palazzo Venezia, il 10 giugno 1940 (e che ancora lo avevano applaudito al Teatro Lirico di Milano, solo pochi mesi prima della fine della guerra), ora non ricordavano più, non volevano ricordare. Preferivano saziare lo sguardo con altri spettacoli, come quello di Piazzale Loreto, con i corpi di Mussolini, della Petacci e dei gerarchi appesi a testa in giù al palo di un distributore di benzina.</p>
<p style="text-align: justify;">Altri intellettuali europei, più onesti con se stessi, non ritrattarono e confermarono quei giudizi anche in anni successivi, quando la cosa era assai più malagevole. Per citarne uno solo fra tutti, possiamo ricordare il caso dello scrittore spagnolo Manuel Iribarren, che nel suo libro <em>Los grandes hombres ante la muerte</em> (traduzione italiana <em>I grandi davanti alla morte</em>, Alba, Edizioni Paoline, 1957, p. 430-432) scrive:</p>
<p style="text-align: justify;">“Nella morte di Hitler, concorrono circostanze terribili, che la convertono in una paurosa tragedia moderna, di fronte alla quale impallidisce il fantasma di Macbeth. Hitler, volontariamente chiuso nei sotterranei della Cancelleria, ultimo baluardo della resistenza tedesca, non può sfuggire al suo crudele destino. L’esercito russo sta chiudendo Berlino in una morsa inesorabile; e le sue bombe, messaggere di distruzione e di morte, piovono da ogni lato. Due idee lo sostengono fino al’ultimo istante: l’idea che «ogni sconfitta può essere madre d’una futura vittoria», e quella di morire in difesa della civiltà occidentale.(…)</p>
<p style="text-align: justify;">“Hitler manifestò il proposito d’uccidersi, e giunse in effetti a uccidersi, non per paura della morte, ma per rispetto a quello che rappresentava la sua persona. Egli era il capo d’un popolo grande ed eroico, e doveva impedire che i nemici della Germania profanassero la sua dignità. Questo nobile atteggiamento richiama alla memoria quello del re Saul che, morti i figli e a punto di cadere egli stesso nelle mani dei suoi nemici, dice allo scudiero: «Sfodera la spada e uccidimi, affinché non vengano questi incirconcisi a uccidermi e a schernirmi».</p>
<p style="text-align: justify;">Ma nel 1945 nessuno aveva voglia di fare troppe distinzioni, di andar tanto per il sottile. La vittoria era andata alla parte giusta, i malvagi avevano perduto e ora dovevano render conto dei loro atti. Il genocidio degli Ebrei e degli Zingari, le atrocità delle SS, le rovine in cui era piombata l&#8217;Europa chiedevano vendetta; ed era giusto. Ma nessuno parlava dei massacri di Katyn, dei 10 milioni di Russi periti nella collettivizzazione delle campagne voluta da Stalin; nessuno parlava della pianificazione della distruzione delle città tedesche voluta da Churchill; nessuno delle atomiche sganciate su due indifese città giapponesi piene di vecchi, donne e bambini. Nessuno parlava delle decine di migliaia di ustascia e di cetnici che le forze di Tito fucilavano e facevano sparire; nessuno parlava delle foibe, nemmeno in Italia. Si voleva che i buoni fossero tutti da una parte, e i cattivi tutti dall&#8217;altra. Solo a prezzo di una tale semplificazione si pensava di poter girare pagina, dimenticare l&#8217;orrore di quei sei anni di guerra, tentar di ricostruire un&#8217;Europa migliore, un mondo nuovo.</p>
<p style="text-align: justify;">Le ferite erano troppo fresche, Marzabotto, Lidice, Oradour erano tropo recenti. Auschwitz, Buchenwald e Dachau erano ancora rossi di sangue innocente. Qualcuno doveva pagare: anche un poeta sordo e quasi novantenne che i suoi connazionali avevano tanto amato, del quale erano stati tanto orgogliosi e al quale si erano poi rivolti, per cinque anni, per chiedergli di intercedere a favore dei loro congiunti caduti nelle mani della <em>Wehrmacht </em>o, peggio, della <em>Gestapo</em>. Il sentimento patriottico (un patriottismo giovane, perché la Norvegia era divenuta uno Stato indipendente solo nel 1905, con re Haakon VII), offeso ed esacerbato dalla lunga umiliazione, schiumava e chiedeva vendetta. I Norvegesi avevano salutato il ritorno dall&#8217;esilio del loro re e del loro governo, che avevano visti partire in fretta e furia nel 1940, a bordo delle navi britanniche, sotto l&#8217;incalzare dei Tedeschi. Adesso la maggior parte di loro pensava che <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> aveva avuto il torto, semplicemente, di vivere troppo a lungo. Se fosse morto qualche anno prima, sarebbe sceso nella tomba onorato e rimpianto. Ora doveva prepararsi a farlo vilipeso e maledetto.</p>
<p style="text-align: justify;">Arrestato sotto l’accusa di collaborazionismo dopo la partenza dei Tedeschi, era stato dapprima confinato in un ospedale a Grimstadt, poi in un ospizio per anziani a Landvik, infine in una cinica, per essere sottoposto a perizia psichiatrica. Il processo ebbe inizio solamente nel dicembre del 1947, a due anni e mezzo dalla fine della guerra; ma gli animi non si erano affatto rasserenati, era ancora troppo presto; e quel vecchio imbarazzante non si decideva a morire.</p>
<p style="text-align: justify;">Rifiutando l’avvocato, volle difendersi da sé. Sostenne di aver collaborato con i Tedeschi per evitare alla sua patria il destino del vinto, il destino della Polonia; e anche perché sperava di vederle assegnato un posto d’onore, a guerra finita, accanto al vincitore. Ricordò di aver fatto quanto poteva per aiutare tutti coloro che, durante gli anni dell’occupazione, avevano cercato e chiesto il suo aiuto. Ma non rinnegò la sua buona fede e, cosa più grave di tutte – agli occhi dei giudici – non mutò giudizio sulla Germania, non sputò sullo sconfitto. Fu condannato a una forte ammenda e lasciato libero. Aveva ormai ottantotto anni.</p>
<p style="text-align: justify;">Ritornato a Nöhrlom nel 1948, ebbe ancora la lucidità di scrivere un ultimo libro importante, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788881120079" target="_blank"><em>Per i sentieri dove cresce l&#8217;erba</em></a>, sorta di diario degli anni dell’internamento, prima di spegnersi il 19 febbraio del 1952. Aveva novantadue anni e mezzo e non aveva fatto alcuna autocritica, fino all’ultimo.</p>
<p style="text-align: justify;">Storici e studiosi di letteratura si sono interessati al suo caso, al suo collaborazionismo, al suo processo; e, in genere, hanno cercato di individuare le premesse necessarie di quanto poi accadde già nella sua poetica e nella sua concezione del mondo degli anni dei suoi primi capolavori, nell’ultimo decennio dell’Ottocento. Secondo tale modo di vedere, quella di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> sarebbe stata la cronaca di una catastrofe annunciata perché, mezzo secolo prima dell’invasione della Norvegia da parte dell’esercito tedesco, la sua avversione per l’urbanesimo, per il liberalismo, per la democrazia e la sua esaltazione panica e superomistica della vita degli istinti non avrebbe potuto avere esiti diversi da quelli che poi ebbe, fra il 1940 e il 1945. Anton Reininger, ad esempio (nell’introduzione a <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916367" target="_blank"><em>Pan</em></a>, ed. cit., pp. 11-12), sostiene con la massima linearità una simile impostazione della “questione <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>”.</p>
<p style="text-align: justify;">“Quando nel 1940 le truppe tedesche occupano la Norvegia, ha inizio il periodo più tragico nella vita dello scrittore. Egli si mette a disposizione del governo collaborazionista e deve perciò affrontare alla fine della guerra un processo per tradimento. Quasi novantenne scrive il suo ultimo libro, <a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788881120079" target="_blank"><em>Per i sentieri dove cresce l’erba</em></a>, la commovente testimonianza di una vecchiaia umiliata dalla storia. Ma anche adesso, parimenti ai suoi eroi, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> rifiuta di assumersi la propria responsabilità. Chi si sa al servizio della vita non può riconoscete le categorie politiche e storiche, sentite quali sovrastrutture di importanza secondaria.</p>
<p style="text-align: justify;">“Combattendo le proprie inclinazioni anarchiche e desiderando superare le proprie lacerazioni di intellettuale fluttuante fra le classi sociali, ma in ogni caso antiborghese, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> si era infine rifugiato nelle semplificazioni di una <em>Weltanschauung </em>che con gli anni si allontanava sempre di più dalla realtà sociale e ai suoi sviluppi effettivi, per sostituirle la fantasmagoria di un’utopia regressiva”.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=9788870910582" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-2036 alignright" style="margin: 10px;" title="processo-a-hamsun" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/processo-a-hamsun-143x300.jpg" alt="" width="143" height="300" /></a>Sulla stessa lunghezza d’onda si colloca il bilancio che dell’intera vicenda fa lo scrittore svedese Per Olov Enquist (nato nel 1934), nel suo libro <em>Processo a <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span></em> (traduzione italiano Milano, <a title="Iperborea" href="http://www.libriefilm.com/category/editori/iperborea">Iperborea</a>, 1996, pp. 34-36):</p>
<p style="text-align: justify;">“Infine rimane la domanda più importante: perché?</p>
<p style="text-align: justify;">“Non per emettere sentenze, che non è più necessario, né per giustificare, che è ancor meno necessario. Ma per noi stessi, come riflessione.</p>
<p style="text-align: justify;">“<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> era un intellettuale, un grande scrittore, uno dei migliori premi Nobel che ci sia dato leggere;  perché possiamo ancora leggerlo, e i suoi romanzi sopravvivranno a quelli della maggior parte dei premi Nobel. Solo che volle giocare anche un ruolo politico.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;I posteri hanno definito quel ruolo &#8216;traditore della patria&#8217;. Una delle questioni che sorgono, allora, è quella del vero rapporto di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> con la sua patria. Forse ne amava la terra. Ma il concetto di &#8216;norvegese&#8217; è complesso, nel caso di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>. Lo definivano sempre un grande nazionalista e patriota, ma era davvero nazionalista, o piuttosto il contrario? Gli piaceva davvero la nazione che si chiamava Norvegia?</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Che ne amasse la terra è palese. Ma la nazione? L&#8217;innamoramento per il sogno hitleriano di un&#8217;Europa a egemonia tedesca non lo colse così di sorpresa.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;No, un semplice nazionalista non lo era proprio. Amava la terra, ma non per questo la nazione; ma si può davvero fare una distinzione del genere? Nel caso di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>, credo di sì. <em>Il risveglio della terra</em> è un sogno di vita naturale, ma non certo un inno alla nazione norvegese. Molto di ciò che contribuì a creare l&#8217;immagine di un <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> nazionalista (per esempio l&#8217;aver riacquistato la Casa editrice Gyldendal alla Norvegia) aveva altri significati. Gli scrittori e gli intellettuali serbi che hanno creato il nazionalismo della Grande Serbia gettando le basi della tragedia alla quale stiamo assistendo, sono piuttosto agli antipodi di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Nazionalismo è il vocabolo impreciso e inutilizzabile dell&#8217;enigma <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>. Ma questa ambiguità è uno dei fili conduttori per capire le ragioni del suo comportamento.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il grande problema non è tuttavia personale, né riguarda solo <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>. Il problema non è che egli scelse di giocare un ruolo politico, ma che trasferì la propria autorità da un campo in cui, attraverso l&#8217;impegno, l&#8217;assiduità, l&#8217;ostinazione, il talento e la vivacità intellettuale, era arrivato fin dove era possibile arrivare &#8211; cioè il campo della scrittura &#8211; a un campo, quella della politica, nel quale non fu in grado di penetrare i problemi. Le virtù sulle quali aveva costruito la propria autorità erano in qualche modo troppo nobili per la politica. Oppure non ne ebbe l&#8217;energia. O credette di essere troppo vecchio. O era troppo sordo, troppo stanco, o troppo arrogante, o troppo orgoglioso.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;L&#8217;orgoglio! Scelse di guardare lontano, e di non abbassare gli occhi sulla realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il grande sogno europeo di Hitler gli pareva un&#8217;idea brillante, alla peggio una costruzione puramente teorica, ma ad ogni modo un&#8217;utopia affascinante. Come fosse la realtà, e come sarebbe stata, e la totale mancanza di strumenti democratici all&#8217;interno del nazionalsocialismo, e tutto il resto, dal terrore all&#8217;oppressione al razzismo alle camere a gas, lui non lo vide, perché aveva lo sguardo puntato troppo in alto.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Questa sindrome di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> è senza tempo. L&#8217;altra manifestazione di questa sindrome è la torre d&#8217;avorio della scrittura: disinteresse per l&#8217;esterno, presunzione e un&#8217;indolenza la cui alternativa è l&#8217;isolamento. L&#8217;altra faccia dell&#8217;orgoglio.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Anche questo fa parte della sindrome di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>, ed è una malattia piuttosto diffusa nel nostro tempo. Ma in fondo non è che un altro lato dello stesso problema.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Essere capaci di vedere lontano, e al tempo stesso guardare vicino, ecco l&#8217;alternativa. Non è facile. Ma chi ha mai detto che dovrebbe esserlo. E questa difficoltà è alla fine l&#8217;unica cosa che ci rimane.&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun"><img class="alignleft size-medium wp-image-1251" style="margin: 10px;" title="Knut Hamsun" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/hamsun70-600-300x214.jpg" alt="" width="300" height="214" /></a>Questo è un perfetto esempio di quella che si potrebbe definire una prosa &#8220;politicamente corretta&#8221;. Enquist esordisce affermando di non voler rubare il mestiere al giudice e finisce per indossare i panni dello psichiatra. Si gloria perfino di aver isolato il bacillo di una nuova malattia, sinora sconosciuta alla Scienza: la &#8220;sindrome di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>&#8220;; una malattia dalla portata universale e, secondo lui, particolarmente virulenta ai nostri giorni. In effetti, l&#8217;operazione culturale portata avanti dallo scrittore svedese è analoga a quella condotta dai giudici americani di Ezra Pound: l&#8217;imputato è solo parzialmente colpevole, perché affetto da una serie di evidenti turbe psichiche. E ne fa anche l&#8217;elenco: presbiopia, disinteresse per il mondo esterno, presunzione, indolenza, solitudine, orgoglio. Peccato che tutti questi sintomi ricordino assai più l&#8217;armamentario del moralista di professione che quello del medico.</p>
<p style="text-align: justify;">No, non ci siamo.</p>
<p style="text-align: justify;">Si dice di non voler giudicare, e poi si presenta all&#8217;imputato il conto, salatissimo, delle sue negligenze: avrebbe ben dovuto sapere delle camere a gas e tutto il resto. Ma non si chiese ai Russi se sapevano di Katyn, né agli Inglesi se sapevano dell&#8217;inferno di Dresda, quando centinaia di migliaia di profughi dell&#8217;Est, in gran parte donne e bambini, furono arsi vivi alle bombe incendiarie di Churchill. Bambini che cercavano di dimenticare la guerra almeno per qualche ora, festeggiando il Carnevale del 1945 in una città dove si erano rifugiati per sfuggire all&#8217;Armata Rossa; una città che non presentava alcun obiettivo strategico, né industriale, né militare. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>, inoltre, non era tedesco; non aveva vissuto in Germania durante la guerra; e molte cose poteva non saperle davvero, come non le sapevano milioni di Europei.</p>
<p style="text-align: justify;">Né ci convince la tesi di Anton Reininger, secondo il quale la vera colpa di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> fu non tanto quella di aver sbagliato, schierandosi con una parte politica malvagia, quanto quella di non aver voluto assumersi la propria responsabilità davanti alla storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Che cosa significa assumersi la propria responsabilità? <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> se la assunse in pieno, la rivendicò con imbarazzante fierezza: per questo fu processato, condannato e moralmente &#8220;cancellato&#8221; dai suoi compatrioti. Andò incontro a una vera e propria <em>damnatio memoriae</em>, unico fra tutti gli intellettuali del Novecento. Non cercò di riciclarsi e di passare dalla parte del vincitore, come fece Curzio Malaparte e come fecero tanti, tanti altri in ogni parte del mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">O forse &#8220;assumersi la propria responsabilità&#8221; vuol dire fare piena e incondizionata abiura delle proprie idee? È questo il prezzo che si chiede a un intellettuale, nella condizione in cui venne trovarsi <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> nel 1945, per essere &#8220;perdonato&#8221; e riammesso, in qualche modo, nel consorzio degli uomini civili? Se è così, evidentemente egli giudicò che fosse un prezzo troppo alto, e si rifiutò di pagarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Con ciò, non intendiamo autonominarci avvocati difensori di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;">Vogliamo solo dire che un artista può benissimo fare delle scelte politiche sbagliate, ma bisogna essere abbastanza onesti da riconoscere che, nell&#8217;Europa fra il 1914 e il 1945, furono davvero in molti ad avere le idee alquanto confuse. E se, oggi, alcuni di noi credono di poter tracciare una linea netta fra chi aveva avuto ragione e chi aveva avuto torto, facciano pure, ma sappiano che ciò è solo una deformante semplificazione della realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">La realtà, in quei trent&#8217;anni terribili, fu spaventosamente complessa. I torti e le ragioni si sovrapposero e s&#8217;intrecciarono in un groviglio pressoché inestricabile. Oggi si dimentica troppo facilmente, ad esempio, che 3 milioni e mezzo di Tedeschi dei Sudeti erano veramente stranieri in patria nella Cecoslovacchia di Versailles; e che Danzica era veramente una città tedesca, tedeschissima (la patria di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/arthur-schopenhauer" target="_blank">Schopenhauer</a></span>, come Königsberg era stata la patria di Kant) e non polacca. Inoltre, gli storici odierni tendono a dare per scontato, con una specie di senno del poi, che la democrazia liberale avrebbe potuto risolvere i problemi dell&#8217;Europa fra le due guerre, se solo questa non si fosse lasciata prendere dalla tentazione delle &#8220;scorciatoie&#8221; totalitarie. Ma la democrazia liberale, di fatto, non fu di alcun aiuto alla Repubblica di Weimar, quand&#8217;essa dovette fare i conti con alcuni milioni di disoccupati provocati dal crollo della borsa di Wall Street. E a chi facesse notare che gli Stati Uniti, ove la crisi era nata, seppero rimettersi in piedi senza ricorrere al totalitarismo, si può rispondere che l&#8217;economia tedesca già due volte era caduta e altrettante si era rialzata (nel 1919 e nel 1923), e che quasi certamente nessuna democrazia avrebbe retto a una simile prova per la terza volta in dieci anni; che la Repubblica di Weimar dipendeva in larga misura dei prestiti statunitensi, che appunto nel &#8217;29 vennero a cessare; e che il vero motore della ripresa americana non fu affatto il New Deal rooseveltiano, come la <em>vulgata </em>liberale vorrebbe far credere, bensì l&#8217;intervento nella seconda guerra mondiale, che fu il volano della ripresa economica d&#8217;oltre Atlantico.</p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun"><img class="alignright size-medium wp-image-1837" style="margin: 10px;" title="hamsun_nature" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/hamsun_nature-176x300.jpg" alt="" width="176" height="300" /></a>Ma lasciamo perdere tutto ciò. Troppo lungo sarebbe il discorso, e qui non vogliamo tentare una interpretazione complessiva delle cause dell&#8217;avvento dei totalitarismi e dello scoppio della seconda guerra mondiale. Vogliamo semplicemente ricordare, a quanti avessero la memoria un po&#8217; corta, che nella primavera del 1940 (e, in diversa misura, anche negli anni successivi), moltissimi Europei non percepirono la guerra come uno scontro tra le forze del Bene (le democrazie occidentali, poi affiancate dall&#8217;Unione Sovietica) e quelle del Male (i totalitarismi del Patto Tripartito), bensì come uno scontro tra forze ugualmente malvagie, nel quale era inevitabile inserirsi per tutelare almeno alcuni valori essenziali e, nel caso dei piccoli popoli, l&#8217;indipendenza e la sopravvivenza nazionale. E lo stesso discorso può farsi allargando lo sguardo dall&#8217;Europa al mondo. Il nazionalista indiano Chandra Bose o il Gran Muftì di Gerusalemme si rivolsero per ricevere aiuti a Hitler e Mussolini (e ai Giapponesi, nel primo caso), perché convinti che la vittoria della Gran Bretagna avrebbe significato la schiavitù dei loro rispettivi popoli &#8211; e, nel caso dei Palestinesi, qualche cosa di peggio. Con ciò non si vuole &#8220;riabilitare&#8221; personaggi sicuramente discutibili, come lo fu il Gran Muftì, animato da un implacabile antisemitismo; si vuol solo dire che le cose non erano semplici e non erano riconducibili a un&#8217;alternativa secca fra libertà e schiavitù, fra civiltà e barbarie, come poi si è cercato di far credere.</p>
<p style="text-align: justify;">Tornando ad <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>, e anche ad altri intellettuali che fecero delle scelte politiche analoghe, forse la cosa migliore sarebbe riconoscere che non era cosa facile essere cittadini d&#8217;Europa in quegli anni e che gli intellettuali, e specialmente gli artisti &#8211; proprio per la loro peculiare <em>forma mentis</em> &#8211; non seppero vedere meglio degli altri, né da lontano, né da vicino.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni ebbero la ventura di trovarsi, a giochi fatti, dalla parte &#8220;giusta&#8221;, ossia quella del vincitore. Pablo Picasso, ad esempio, è passato alla storia dell&#8217;arte come l&#8217;autore del quadro-denuncia <em>Guernica</em>, ossia come un artista che saputo antivedere gli orrori del nazismo fuori della Germania. Ma la storia si è dimenticata di domandargli di render conto degli orrori dello stalinismo, dei quali &#8211; nella sua robusta fede marxista &#8211; non parve accorgersi minimamente.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span> e Pablo Picasso: ecco un tipico esempio di come il tribunale dei vincitori abbia adoperato, a guerra finita, due pesi e due misure. Col risultato &#8211; sia detto per inciso &#8211; che i quadri di Picasso, anche quelli decisamente brutti, sono stati contesi dalle gallerie di tutto il mondo come capolavori assoluti di un grande genio; mentre i romanzi di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>, anche quelli decisamente belli, sono stati coperti sovente da una immeritata patina di oblio.</p>
<p style="text-align: justify;">Forse la morale di tutto il &#8220;caso <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>&#8221; è proprio questa.</p>
<p style="text-align: justify;">La storia non fa sconti a nessuno, se ci si viene a trovare dalla parte sbagliata quando giunge la resa dei conti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma della onestà morale e intellettuale di ciascuno, fa fede anzitutto la propria coscienza.</p>
<p style="text-align: justify;">* * *</p>
<p style="text-align: justify;">Tratto, col gentile consenso dell&#8217;autore, dal sito <em><a href="http://www.ariannaeditrice.it/">Arianna Editrice</a></em>.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/patriota-o-traditore-il-processo-a-knut-hamsun.html' addthis:title='Patriota o traditore? Il processo a Knut Hamsun ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Paganisme et philosophie de la vie chez Knut Hamsun et David Herbert Lawrence</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Mar 2009 10:38:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Robert Steuckers</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Conférence prononcée lors de la quatrième université d'été de la F.A.C.E., Lombardie, juillet 1996 (Analyse de Akos Doma, Die andere Moderne)]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/paganisme-et-philosophie-de-la-vie-chez-knut-hamsun-et-david-herbert-lawrence.html' addthis:title='Paganisme et philosophie de la vie chez Knut Hamsun et David Herbert Lawrence '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/hamsun48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Knut Hamsun" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/letteratura48x48.png" width="48" height="48" alt="" title="Letteratura" /><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/buddha.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Religione" /><br/><p><a href="http://www.amazon.de/gp/product/3416025857?ie=UTF8&amp;tag=centrostudi0e-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1638&amp;creative=6742&amp;creativeASIN=3416025857"></a></p>
<div id="attachment_1989" class="wp-caption alignleft" style="width: 310px"><a href="http://www.amazon.de/gp/product/3416025857?ie=UTF8&amp;tag=centrostudi0e-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1638&amp;creative=6742&amp;creativeASIN=3416025857"><img class="size-medium wp-image-1989" title="die-andere-moderne" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/die-andere-moderne-300x300.jpg" alt="Die Andere Moderne" width="300" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">Akos Doma, Die Andere Moderne</p></div>
<p style="text-align: justify;">Le philologue hongrois Akos Doma, formé en Allemagne et aux Etats-Unis, vient de sortir un ouvrage d&#8217;exégèse littéraire, mettant en parallèle les œuvres de <a title="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> et de Lawrence. Leur point commun est une &#8220;critique de la civilisation&#8221;, concept qu&#8217;il convient de remettre dans son contexte. En effet, la civilisation est un processus positif aux yeux des &#8220;progressistes&#8221; qui voient l&#8217;histoire comme une vectorialité, pour les tenants de la philosophie de l&#8217;<em>Aufklärung</em> et les adeptes inconditionnels d&#8217;une certaine modernité visant la simplification, la géométrisation et la cérébralisation. Mais la civilisation apparaît comme un processus négatif pour tous ceux qui entendent préserver la fécondité incommensurable des matrices culturelles, pour tous ceux qui constatent, sans s&#8217;en scandaliser, que le temps est plurimorphe, c&#8217;est-à-dire que le temps de telle culture n&#8217;est pas celui de telle autre (alors que les tenants de l&#8217;<em>Aufklärung</em> affirment un temps monomorphe, à appliquer à tous les peuples et toutes les cultures de la Terre). A chaque peuple donc son propre temps. Si la modernité refuse de voir cette pluralité de formes de temps, elle est illusion.</p>
<p style="text-align: justify;">Dans une certaine mesure, explique Akos Doma, <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> et Lawrence sont héritiers de Rousseau. Mais de quel Rousseau? Celui qui est stigmatisé par la tradition maurrassienne (Maurras, Lasserre, Muret) ou celui qui critique radicalement l&#8217;<em>Aufklärung</em> sans se faire pour autant le défenseur de l&#8217;Ancien Régime? Pour ce Rousseau critique de l&#8217;<em>Aufklärung</em>, cette idéologie moderne est précisément l&#8217;inverse réel du slogan idéal  qu&#8217;elle entend généraliser par son activisme politique: elle est inégalitaire et hostile à la liberté, même si elle revendique l&#8217;égalité et la liberté. Avant la modernité du XVIIIième siècle, pour Rousseau et ses adeptes du pré-romantisme, il y avait une &#8220;bonne communauté&#8221;, la convivialité règnait parmi les hommes, les gens étaient &#8220;bons&#8221;, parce que la nature était &#8220;bonne&#8221;. Plus tard, chez les romantiques, qui, sur le plan politique, sont des conservateurs, cette notion de &#8220;bonté&#8221; est bien présente, alors qu&#8217;aujourd&#8217;hui on ne l&#8217;attribue qu&#8217;aux seuls activistes ou penseurs révolutionnaires. L&#8217;idée de &#8220;bonté&#8221; a donc été présente à &#8220;droite&#8221; comme à &#8220;gauche&#8221; de l&#8217;échiquier politique.</p>
<p style="text-align: justify;">Mais pour le poète romantique anglais Wordsworth, la nature est &#8220;le théâtre de toute véritable expérience&#8221;, car l&#8217;homme y est confronté réellement et immédiatement avec les éléments, ce qui nous conduit implicitement au-delà du bien et du mal. Wordsworth est certes &#8220;perfectibiliste&#8221;", l&#8217;homme de sa vision poétique atteindra plus tard une excellence, une perfection, mais cet homme, contrairement à ce que pensaient et imposaient les tenants de l&#8217;idéologie des Lumières, ne se perfectionnera pas seulement en développant les facultés de son intellect. La perfection de l&#8217;homme passe surtout par l&#8217;épreuve de l&#8217;élémentaire naturel. Pour Novalis, la nature est &#8220;l&#8217;espace de l&#8217;expérience mystique, qui nous permet de voir au-delà des contingences de la vie urbaine et artificielle&#8221;. Pour Eichendorff, la nature, c&#8217;est la liberté et, en ce sens, elle est une transcendance, car elle nous permet d&#8217;échapper à l&#8217;étroitesse des conventions, des institutions.</p>
<div id="attachment_1991" class="wp-caption alignright" style="width: 224px"><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/david-lawrence"><img class="size-medium wp-image-1991 " title="lawrence-2" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/lawrence-2-214x300.jpg" alt="David Herbert Lawrence" width="214" height="300" /></a><p class="wp-caption-text">David Herbert Lawrence</p></div>
<p style="text-align: justify;">Avec Wordsworth, Novalis et Eichendorff, les thématiques de l&#8217;immédiateté, de l&#8217;expérience vitale, du refus des contingences nées de l&#8217;artifice des conventions, sont en place. A partir des romantiques se déploie en Europe, surtout en Europe du Nord, une hostilité bien pensée à toutes les formes modernes de la vie sociale et de l&#8217;économie. Un Carlyle, par exemple, chantera l&#8217;héroïsme et dénigrera la &#8220;<em>cash flow society</em>&#8220;. C&#8217;est là une première critique du règne de l&#8217;argent. John Ruskin, en lançant des projets d&#8217;architecture plus organiques, assortis de plans de cités-jardins, vise à embellir les villes et à réparer les dégâts sociaux et urbanistiques d&#8217;un rationalisme qui a lamentablement débouché sur le manchestérisme. Tolstoï propage un naturalisme optimiste que ne partagera pas Dostoïevski, brillant analyste et metteur en scène des pires noirceurs de l&#8217;âme humaine. Gauguin transplantera son idéal de la bonté de l&#8217;homme dans les îles de la Polynésie, à Tahiti, au milieu des fleurs et des vahinés.</p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> et Lawrence, contrairement à Tolstoï ou à Gauguin, développeront une vision de la nature sans téléologie, sans &#8220;bonne fin&#8221;, sans espace paradisiaque marginal: ils ont assimilé la double leçon de pessimisme de Dostoïevski et de Nietzsche. La nature, pour eux, ce n&#8217;est plus un espace idyllique pour excursions, comme chez les poètes anglais du Lake District. Elle n&#8217;est pas non plus un espace nécessairement aventureux ou violent, ou posé a priori comme tel. La nature, chez <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> et Lawrence, est avant tout l&#8217;intériorité de l&#8217;homme, elle est ses ressorts intérieurs, ses dispositions, son mental (tripes et cerveau inextricablement liés et confondus). Donc, a priori, chez <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> et Lawrence, cette nature de l&#8217;homme n&#8217;est ni intellectualité ni pure démonie. C&#8217;est bien plutôt le réel, le réel en tant que Terre, en tant que Gaïa, le réel comme source de vie.</p>
<p style="text-align: justify;">Face à cette source, l&#8217;aliénation moderne nous laisse deux attitudes humaines opposées: 1) avoir un terroir, source de vitalité; 2) sombrer dans l&#8217;aliénation, source de maladies et de sclérose. C&#8217;est entre les deux termes de cette polarité que vont s&#8217;inscrire les deux grandes œuvres de <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> et de Lawrence: <em>L&#8217;éveil de la glèbe</em> pour le Norvégien, <em>L&#8217;arc-en-ciel</em> pour l&#8217;Anglais.</p>
<p style="text-align: justify;">Dans <em>L&#8217;éveil de la glèbe</em> de <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a>, l&#8217;espace naturel est l&#8217;espace du travail existentiel où l&#8217;Homme œuvre en toute indépendance, pour se nourrir, se perpétuer. La nature n&#8217;est pas idyllique, comme celle de certains pastoralistes utopistes, le travail n&#8217;est pas aboli. Il est une condition incontournable, un destin, un élément constitutif de l&#8217;humanité, dont la perte signifierait dés-humanisation. Le héros principal, le paysan Isak est laid de visage et de corps, il est grossier, simple, rustre, mais inébranlable, il est tout l&#8217;homme, avec sa finitude mais aussi sa détermination. L&#8217;espace naturel, la <em>Wildnis</em>, est cet espace qui tôt ou tard recevra la griffe de l&#8217;homme; il n&#8217;est pas l&#8217;espace où règne le temps de l&#8217;Homme ou plus exactement celui des horloges, mais celui du rythme des saisons, avec ses retours périodiques. Dans cet espace-là, dans ce temps-là, on ne se pose pas de questions, on agit pour survivre, pour participer à un rythme qui nous dépasse. Ce destin est dur. Parfois très dur. Mais il nous donne l&#8217;indépendance, l&#8217;autonomie, il permet un rapport direct avec notre travail. D&#8217;où il donne sens. Donc il y a du sens. Dans <em>L&#8217;arc-en-ciel</em> (The Rainbow)  de Lawrence, une famille vit sur un sol en toute indépendance des fruits de ses seules récoltes.</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/gp/product/2253933120?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=6746&amp;creativeASIN=2253933120"><img class="size-medium wp-image-1542 alignleft" title="hamsun-eveil-de-la-glebe" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/hamsun-eveil-de-la-glebe.jpg" alt="Knut Hamsun, L'éveil de la glèbe" width="240" height="240" /></a></p>
<p style="text-align: justify;"><a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> et Lawrence, dans ces deux romans, nous lèguent la vision d&#8217;un homme imbriqué dans un terroir (<em>ein beheimateter Mensch</em>), d&#8217;un homme à l&#8217;ancrage territorial limité. Le <em>beheimateter Mensch </em>se passe de savoir livresque, n&#8217;a nul besoin des prêches des médias, son savoir pratique lui suffit; grâce à lui, il donne du sens à ses actes, tout en autorisant la fantaisie et le sentiment. Ce savoir immédiat lui procure l&#8217;unité d&#8217;avec les autres êtres participant au vivant.</p>
<p style="text-align: justify;">Dans une telle optique, l&#8217;aliénation, thème majeur du XIXième siècle, prend une autre dimension. Généralement, on aborde la problématique de l&#8217;aliénation au départ de trois corpus doctrinaux:</p>
<p style="text-align: justify;">1. Le corpus marxiste et historiciste: l&#8217;aliénation est alors localisée dans la seule sphère sociale, alors que pour <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> ou Lawrence, elle se situe dans la nature intérieure de l&#8217;homme, indépendemment de sa position sociale ou de sa richesse matérielle.<br />
2. L&#8217;aliénation est abordée au départ de la théologie ou de l&#8217;anthropologie.<br />
3. L&#8217;aliénation est perçue comme une anomie sociale.</p>
<p style="text-align: justify;">Chez Hegel, puis chez Marx, l&#8217;aliénation des peuples ou des masses est une étape nécessaire dans le processus d&#8217;adéquation graduelle entre la réalité et l&#8217;absolu. Chez <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> et Lawrence, l&#8217;aliénation est plus fondamentale; ses causes ne résident pas dans les structures socio-économiques ou politiques, mais dans l&#8217;éloignement par rapport aux racines de la nature (qui n&#8217;est pas pour autant une &#8220;bonne&#8221; nature). On ne biffera pas l&#8217;aliénation en instaurant un nouvel ordre socio-économique. Chez <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> et Lawrence, constate Doma, c&#8217;est le problème de la coupure, de la césure, qui est essentiel. La vie sociale est devenue uniforme, on tend vers l&#8217;uniformité, l&#8217;automatisation, la fonctionalisation à outrance, alors que nature et travail dans le cycle de la vie ne sont pas uniformes et mobilisent constamment les énergies vitales. Il y a immédiateté, alors que tout dans la vie urbaine, industrielle et moderne est médiatisé, filtré. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> et Lawrence s&#8217;insurgent contre ce filtre.</p>
<p style="text-align: justify;">Dans la &#8220;nature&#8221;, surtout selon <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> et, dans une moindre mesure selon Lawrence, les forces de l&#8217;intériorité comptent. Avec l&#8217;avènement de la modernité, les hommes sont déterminés par des facteurs extérieurs à eux, tels les conventions, l&#8217;agitation politicienne, l&#8217;opinion publique qui leur donnent l&#8217;illusion de la liberté, alors qu&#8217;elles sont en fait l&#8217;espace de toutes les manipulations. Dans un tel contexte, les communautés se disloquent: chaque individu se contente de sa sphère d&#8217;activité autonome en concurrence avec les autres. Nous débouchons alors sur l&#8217;anomie, l&#8217;isolation, l&#8217;hostilité de tous contre tous.</p>
<p style="text-align: justify;">Les symptômes de cette anomie sont les engouements pour les choses superficielles, pour les vêtements raffinés (<a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a>), signes d&#8217;une fascination détestable pour ce qui est extérieur, pour une forme de dépendance, elle-même signe d&#8217;un vide intérieur. L&#8217;homme est déchiré par les effets des sollicitations extérieures. Ce sont là autant d&#8217;indices de la perte de vitalité chez l&#8217;homme aliéné.</p>
<p style="text-align: justify;">Dans le déchirement et la vie urbaine, l&#8217;homme ne trouve pas de stabilité, car la vie en ville, dans les métropoles, est rétive à toute forme de stabilité. Cet homme ainsi aliéné ne peut plus non plus retourner à sa communauté, à sa famille d&#8217;origine. Pour Lawrence, dont les phrases sont plus légères mais plus percutantes: <em>&#8220;He was the eternal audience, the chorus, the spectator at the drama; in his own life he would have no drama&#8221;</em> (Il était l&#8217;audience éternelle, le chorus, le spectateur du drame; mais dans sa propre vie, il n&#8217;y avait pas de drame). <em>&#8220;He scarcely existed except through other people&#8221;</em> (Il existait à peine, sauf au travers d&#8217;autres gens). <em>&#8220;He had come to a stability of nullification&#8221;</em> (Il en était arrivé à une stabilité qui le nullifiait).</p>
<p><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun"><img class="size-medium wp-image-1993 alignright" style="margin: 10px;" title="hamsun" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/hamsun-238x300.jpg" alt="Knut Hamsun" width="238" height="300" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Chez <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> et Lawrence, l&#8217;<em>Entwurzelung</em> et l&#8217;<em>Unbehaustheit</em>, le déracinement et l&#8217;absence de foyer, de maison, cette façon d&#8217;être sans feu ni lieu, est la grande tragédie de l&#8217;humanité à la fin du XIXième et au début du XXième. Pour <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a>, le lieu est vital pour l&#8217;homme. L&#8217;homme doit avoir son lieu. Le lieu de son existence. On ne peut le retrancher de son lieu sans le mutiler en profondeur. La mutilation est surtout psychique, c&#8217;est l&#8217;hystérie, la névrose, le déséquilibre. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> est fin psychologue. Il nous dit: la conscience de soi est d&#8217;emblée un symptôme d&#8217;aliénation. Déjà Schiller, dans son essai <em>Über naive und sentimentalische Dichtung</em> (= De la poésie naïve et sentimentale), notait que la concordance entre le sentir et le penser était tangible, réelle et intérieure chez l&#8217;homme naturel mais qu&#8217;elle n&#8217;est plus qu&#8217;idéale et extérieure chez l&#8217;homme cultivé (&#8220;La concordance entre ses sensations et sa pensée existait à l&#8217;origine, mais n&#8217;existe plus aujourd&#8217;hui qu&#8217;au seul niveau de l&#8217;idéal. Cette concordance n&#8217;est plus en l&#8217;homme, mais plane quelque part à l&#8217;extérieur de lui; elle n&#8217;est plus qu&#8217;une idée, qui doit encore être réalisée, ce n&#8217;est plus un fait de sa vie&#8221;).</p>
<p style="text-align: justify;">Schiller espère une <em>Überwindung </em>(= un dépassement) de cette césure, par une mobilisation totale de l&#8217;individu afin de combler cette césure. Le romantisme, à sa suite, visera, la réconciliation de l&#8217;Etre (<em>Sein</em>) et de la conscience (<em>Bewußtsein</em>),  combattra la réduction de la conscience au seul entendement rationnel. Le romantisme valorisera et même survalorisera l&#8217;&#8221;autre&#8221; par rapport à la raison (<em>das Andere der Vernunft</em>): perception sensuelle, instinct, intuition, expérience mystique, enfance, rêve, vie pastorale. Wordsworth, romantique anglais, exposant &#8220;rose&#8221; de cette volonté de réconciliation entre l&#8217;Etre et la conscience, plaidera pour l&#8217;avènement d&#8217;&#8221;un cœur qui regarde et reçoit&#8221; (<em>A Heart that watches and receives</em>). Dostoïevski abandonnera cette vision &#8220;rose&#8221;, développera en réaction une vision très &#8220;noire&#8221;, où l&#8217;intellect est toujours source du mal qui conduit le &#8220;possédé&#8221; à tuer ou à se suicider. Sur le plan philosophique, dans le même filon, tant Klages que Lessing reprendront à leur compte cette vision &#8220;noire&#8221; de l&#8217;intellect, tout en affinant considérablement le romantisme naturaliste: pour Klages, l&#8217;esprit est l&#8217;ennemi de l&#8217;âme; pour Lessing, l&#8217;esprit est la contre-partie de la vie, née de la nécessité (&#8220;<em>Geist ist das notgeborene Gegenspiel des Lebens</em>&#8220;).</p>
<p style="text-align: justify;">Lawrence, fidèle en un certain sens à la tradition romantique anglaise de Wordsworth, croit à une nouvelle adéquation de l&#8217;Etre et de la conscience. <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a>, plus pessimiste, plus dostoïevskien (d&#8217;où son succès en Russie et son impact sur les écrivains ruralistes comme Belov et Raspoutine), n&#8217;a cessé de croire que dès qu&#8217;il y a conscience, il y a aliénation. Dès que l&#8217;homme commence à réfléchir sur soi-même, il se détache par rapport au continuum naturel, dans lequel il devrait normalement rester imbriqué. Dans les écrits théoriques de <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a>, on trouve une réflexion sur le modernisme littéraire. La vie moderne, écrit-il, influence, transforme, affine l&#8217;homme pour l&#8217;arracher à son destin, à son lieu destinal, à ses instincts, par-delà le bien et le mal. L&#8217;évolution littéraire du XIXième siècle trahit une fébrilité, un déséquilibre, une nervosité, une complication extrême de la psychologie humaine. &#8220;La nervosité générale (ambiante) s&#8217;est emparée de notre être fondamental et a déteint sur notre vie sentimentale&#8221;. D&#8217;où l&#8217;écrivain se définit désormais comme Zola qui se pose comme un &#8220;médecin social&#8221; qui doit décrire des maux sociaux pour éliminer le mal. L&#8217;écrivain, l&#8217;intellectuel, développe ainsi un esprit missionnaire visant une &#8220;correction politique&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Face à cette vision intellectuelle de l&#8217;écrivain, <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> rétorque qu&#8217;il est impossible de définir objectivement la réalité de l&#8217;homme, car un &#8220;homme objectif&#8221; serait une monstruosité (<em>ein Unding</em>), construite à la manière du meccano. On ne peut réduire l&#8217;homme à un catalogue de caractéristiques car l&#8217;homme est changeant, ambigu. Même attitude chez Lawrence: &#8220;<em>Now I absolutely flatly deny that I am a soul, or a body, or a mind, or an intelligence, or a brain, or a nervous system, or a bunch of glands, or any of the rest of these bits of me. The whole is greater than the part</em>&#8221; (Voilà, je dénie absolument et franchement le fait que je sois une âme, ou un corps, ou un esprit, ou une intelligence, ou un cerveau, ou un système nerveux, ou une série de glandes, ou tout autre morceau de moi-même. Le tout est plus grand que la partie). <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> et Lawrence illustrent dans leurs œuvres qu&#8217;il est impossible de théoriser ou d&#8217;absoluiser une vision claire et nette de l&#8217;homme. L&#8217;homme, ensuite, n&#8217;est pas le véhicule d&#8217;idées préconçues. <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> et Lawrence constatent que les progrès dans la conscience de soi ne sont donc pas des processus d&#8217;émancipation spirituelle, mais une perte, une déperdition de vitalité, de tonus vital. Dans leurs romans, ce sont toujours des figures intactes, parce qu&#8217;inconscientes (c&#8217;est-à-dire imbriquées dans leur sol ou leur site) qui se maintiennent, qui triomphent des coups du sort, des circonstances malheureuses.</p>
<p style="text-align: justify;">Il ne s&#8217;agit nullement là, répétons-le, de pastoralisme ou d&#8217;idyllisme. Les figures des romans de <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> et de Lawrence sont là: elles sont traversées ou sollicitées par la modernité, d&#8217;où leur irréductible complexité: elles peuvent y succomber, elles en souffrent, elles subissent un processus d&#8217;aliénation mais peuvent aussi en triompher. C&#8217;est ici qu&#8217;interviennent l&#8217;ironie de <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> et la notion de &#8220;Phénix&#8221; chez Lawrence. L&#8217;ironie de <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> sert à brocarder les idéaux abstraits des idéologies modernes. Chez Lawrence, la notion récurrente de &#8220;Phénix&#8221; témoigne d&#8217;une certaine dose d&#8217;espoir: il y aura ressurection. Comme le Phénix qui renaît de ses cendres.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>Le paganisme de <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> et de Lawrence</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Si cette volonté de retour à une ontologie naturelle est portée par un rejet de l&#8217;intellectualisme rationaliste, elle implique aussi une contestation en profondeur du message chrétien.</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/gp/product/2867144027?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=6746&amp;creativeASIN=2867144027" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-1540 alignright" title="hamsun-durance" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/hamsun-durance.jpg" alt="Michel d'Urance, Hamsun" width="240" height="240" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">Chez <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a>, nous trouvons le rejet du puritanisme familial (celui de son oncle Hans Olsen), le rejet du culte protestant du livre et du texte, c&#8217;est-à-dire un rejet explicite d&#8217;un système de pensée religieuse reposant sur le primat du pur écrit contre l&#8217;expérience existentielle (notamment celle du paysan autarcique, dont le modèle est celui de l&#8217;<em>Odalsbond </em>des campagnes norvégiennes). L&#8217;anti-christianisme de <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> est plutôt a-chrétien: il n&#8217;amorce pas un questionnement religieux à la mode de Kierkegaard. Pour lui, le moralisme du protestantisme de l&#8217;ère victorienne (en Scandinavie, on disait: de l&#8217;ère oscarienne) exprime tout simplement une dévitalisation. <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> ne préconise aucune expérience mystique.</p>
<p style="text-align: justify;">Lawrence, lui, perçoit surtout la césure par rapport au mystère cosmique. Le christianisme renforce cette césure, empêche qu&#8217;elle ne se colmate, empêche la cicatrisation. Pourtant, la <a title="religiosité" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religiosité</a> européenne conserve un résidu de ce culte du mystère cosmique: c&#8217;est l&#8217;année liturgique, le cycle liturgique (Pâques, Pentecôte, Feux de la Saint-Jean, Toussaint et Jour des Morts, Noël, Fête des Rois). Mais celui-ci a été frappé de plein fouet par les processus de désenchantement et de désacralisation, entamé dès l&#8217;avènement de l&#8217;église chrétienne primitive, renforcé par les puritanismes et les jansénismes d&#8217;après la Réforme. Les premiers chrétiens ont clairement voulu arracher l&#8217;homme à ces cycles cosmiques. L&#8217;église médiévale a cherché au contraire l&#8217;adéquation, puis, les églises protestantes et l&#8217;église conciliaire ont nettement exprimé une volonté de retourner à l&#8217;anti-cosmisme du christianisme primitif. Lawrence: &#8220;But now, after almost three thousand years, now that we are almost abstracted entirely from the rhythmic life of the seasons, birth and death and fruition, now we realize that such abstraction is neither bliss nor liberation, but nullity. It brings null inertia&#8221; (Mais aujourd&#8217;hui, après près de trois mille ans, maintenant que nous nous sommes presque complètement abstraits de la vie rythmique des saisons, de la naissance, de la mort et de la fécondité, nous comprenons enfin qu&#8217;une telle abstraction n&#8217;est ni une bénédiction ni une libération, mais pure nullité. Elle ne nous apporte rien, si ce n&#8217;est l&#8217;inertie). Cette césure est le propre du christianisme des civilisations urbaines, où il n&#8217;y a plus d&#8217;ouverture sur le cosmos. Le Christ n&#8217;est dès lors plus un Christ cosmique, mais un Christ déchu au rôle d&#8217;un assistant social. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Mircea Eliade</a></span> parlait, lui, d&#8217;un &#8220;Homme cosmique&#8221;, ouvert sur l&#8217;immensité du cosmos, pilier de toutes les grandes <a title="religions" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/religione">religions</a>. Dans la perspective d&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/mircea-eliade/">Eliade</a></span>, le sacré est le réel, la puissance, la source de la vie et la fertilité. Eliade: &#8220;Le désir de l&#8217;homme religieux de vivre une vie dans le sacré est le désir de vivre dans la réalité objective&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong><em>La leçon idéologique et politique de <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> et Lawrence</em></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Sur le plan idéologique et politique, sur le plan de la <em>Weltanschauung</em>,  les œuvres de <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> et de Lawrence ont eu un impact assez considérable. <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> a été lu par tous, au-delà de la polarité communisme/fascisme. Lawrence a été étiquetté &#8220;fasciste&#8221; à titre posthume, notamment par Bertrand Russell qui parlait de sa &#8220;madness&#8221; (&#8220;Lawrence was a suitable exponent of the Nazi cult of insanity&#8221;;  Lawrence était un exposant typique du culte nazi de la folie). Cette phrase est pour le moins simpliste et lapidaire. Les œuvres de <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> et de Lawrence s&#8217;inscrivent dans un quadruple contexte, estime Akos Doma: celui de la philosophie de la vie, celui des avatars de l&#8217;individualisme, celui de la tradition philosophique vitaliste, celui de l&#8217;anti-utopisme et de l&#8217;irrationalisme.</p>
<p><a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/gp/product/2253049638?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=6746&amp;creativeASIN=2253049638"><img class="size-medium wp-image-1541 alignleft" title="hamsun-la-faim" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/hamsun-la-faim.jpg" alt="Knut Hamsun, La Faim" width="240" height="240" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">1. La philosophie de la vie (<em>Lebensphilosophie</em>) est un concept de combat, opposant la &#8220;vivacité de la vie réelle&#8221; à la rigidité des conventions, jeu d&#8217;artifices inventés par la civilisation urbaine pour tenter de s&#8217;orienter dans un monde complètement désenchanté. La philosophie de la vie se manifeste sous des visages multiples dans la pensée européenne et prend corps à partir des réflexions de Nietzsche sur la <em>Leiblichkeit </em>(la corporéité).</p>
<p style="text-align: justify;">2. L&#8217;individualisme. L&#8217;anthropologie de <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> postule l&#8217;absolue unicité de chaque individu, de chaque personne, mais refuse d&#8217;isoler cet individu ou cette personne hors de tout contexte communautaire, charnel ou familial: il place toujours l&#8217;individu ou la personne en interaction, sur un site précis. L&#8217;absence d&#8217;introspection spéculative, de conscience, d&#8217;intellectualisme abstrait font que l&#8217;individualisme hamsunien n&#8217;est pas celui de l&#8217;anthropologie des Lumières. Mais, pour <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a>, on ne combat pas l&#8217;individualisme des Lumières en prônant un collectivisme de facture idéologique. La renaissance de l&#8217;homme authentique passe par une réactivation des ressorts les plus profonds de son âme et de son corps. L&#8217;enrégimentement mécanique est une insuffisance calamiteuse. Par conséquent, le reproche de &#8220;fascisme&#8221; ne tient pas, ni pour Lawrence ni pour <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">3. Le vitalisme tient compte de tous les faits de vie et exclut toute hiérarchisation sur base de la race, de la classe, etc. Les oppositions propres à la démarche du vitalisme sont: affirmation de la vie/négation de la vie; sain/malsain; organique/mécanique. De ce fait, on ne peut les ramener à des catégories sociales, à des partis, etc. La vie est une catégorie fondamentalement a-politique, car tous les hommes sans distinction y sont soumis.</p>
<p style="text-align: justify;">4. L&#8217;&#8221;irrationalisme&#8221; reproché à <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> et à Lawrence, de même que leur anti-utopisme, procèdent d&#8217;une révolte contre la &#8220;faisabilité&#8221; (<em>feasability: Machbarkeit</em>),  contre l&#8217;idée de perfectibilité infinie (que l&#8217;on retrouve sous une forme &#8220;organique&#8221; chez les Romantiques de la première génération en Angleterre). L&#8217;idée de faisabilité se heurte à l&#8217;essence biologique de la nature. De ce fait, l&#8217;idée de faisabilité est l&#8217;essence du nihilisme, comme nous l&#8217;enseigne le philosophe italien contemporain Emanuele <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emanuele-severino" target="_blank">Severino</a></span>. Pour <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emanuele-severino" target="_blank">Severino</a></span>, la faisabilité dérive d&#8217;une volonté de compléter le monde posé comme étant en devenir (mais non un devenir organique incontrôlable). Une fois ce processus de complétion achevé, le devenir arrête forcément sa course. Une stabilité générale s&#8217;impose à la Terre et cette stabilité figée est décrite comme un &#8220;Bien absolu&#8221;. Sur le mode littéraire, <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> et Lawrence ont préfiguré les philosophes contemporains tels Emanuele <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emanuele-severino" target="_blank">Severino</a></span>, Robert Spaemann (avec sa critique du fonctionalisme), Ernst Behler (avec sa critique de la &#8220;perfectibilité infinie&#8221;) ou Peter Koslowski (cf. NdSE n°20), etc. Ces philosophes, en dehors d&#8217;Allemagne ou d&#8217;Italie, sont forcément très peu connus du grand public, d&#8217;autant plus qu&#8217;ils critiquent à fond les assises des idéologies dominantes, ce qui est plutôt mal vu, depuis le déploiement d&#8217;une inquisition sournoise, exerçant ses ravages sur la place de Paris. Les cellules du &#8220;complot logocentriste&#8221; sont en place chez les éditeurs, pour refuser les traductions, maintenir la France en état de &#8220;minorité&#8221; philosophique et empêcher toute contestation efficace de l&#8217;idéologie du pouvoir.</p>
<p style="text-align: justify;">Nietzsche, <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> et Lawrence, les philosophes vitalistes ou &#8220;anti-faisabilistes&#8221;, en insistant sur le caractère ontologique de la biologie humaine, s&#8217;opposent radicalement à l&#8217;idée occidentale et nihiliste de la faisabilité absolue de toute chose, donc de l&#8217;inexistence ontologique de toutes les choses, de toutes les réalités. Bon nombre d&#8217;entre eux &#8211; et certainement <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> et Lawrence &#8211; nous ramènent au présent éternel de nos corps, de notre corporéité (<em>Leiblichkeit</em>).  Or nous ne pouvons pas fabriquer un corps, en dépit des vœux qui transparaissent dans une certaine <a title="science fiction" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/temi/fantastico"><em>science-fiction</em></a> (ou dans certains projets délirants des premières années du soviétisme; cf. les textes qu&#8217;ont consacrés à ce sujet Giorgio Galli et Alexandre Douguine; cf. NdSE n°19).</p>
<p style="text-align: justify;">La faisabilité est donc l&#8217;<em>hybris </em>poussée à son comble. Elle conduit à la fébrilité, la vacuité, la légèreté, au solipsisme et à l&#8217;isolement. De <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> à <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emanuele-severino" target="_blank">Severino</a></span>, la philosophie européenne s&#8217;est penchée sur la catastrophe qu&#8217;a été la désacralisation de l&#8217;Etre et le désenchantement du monde. Si les ressorts profonds et mystérieux de la Terre ou de l&#8217;homme sont considérés comme des imperfections indignes de l&#8217;intérêt du théologien ou du philosophe, si tout ce qui est pensé abstraitement ou fabriqué au-delà de ces ressorts (ontologiques) se retrouve survalorisé, alors, effectivement, le monde perd toute sacralité, toute valeur. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> et Lawrence sont les écrivains qui nous font vivre avec davantage d&#8217;intensité ce constat, parfois sec, des philosophes qui déplorent la fausse route empruntée depuis des siècles par la pensée occidentale. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/martin-heidegger">Heidegger</a></span> et <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/emanuele-severino" target="_blank">Severino</a></span> en philosophie, <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> et Lawrence au niveau de la création littéraire visent à restituer de la sacralité dans le monde naturel et à revaloriser les forces tapies à l&#8217;intérieur de l&#8217;homme: en ce sens, ils sont des penseurs écologiques dans l&#8217;acception la plus profonde du terme. L&#8217;<em>oikos </em>et celui qui travaille l&#8217;<em>oikos </em>recèlent en eux le sacré, des forces mystérieuses et incontrôlables, qu&#8217;il s&#8217;agit d&#8217;accepter comme telles, sans fatalisme et sans fausse humilité. <a title="Hamsun" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a> et Lawrence ont dès lors annoncé la dimension géophilosophique de la pensée, qui nous a préoccupés tout au long de cette université d&#8217;été. Une approche succincte de leurs œuvres avait donc toute sa place dans le curriculum de 1996.<br />
<strong><br />
* * *<br />
</strong><br />
Conférence prononcée lors de la quatrième université d&#8217;été de la F.A.C.E., Lombardie, juillet 1996.</p>
<p style="text-align: justify;">Analyse: Akos DOMA, <em>Die andere Moderne. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span>, D.H. Lawrence und die lebensphilosophische Strömung des literarischen Modernismus</em>, Bouvier, Bonn, 1995, 284 p., DM 82, ISBN 3-416-02585-7.</p>
<p style="text-align: justify;">[Synergies Européennes, <em>Vouloir</em>, Aout, 1997]</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/paganisme-et-philosophie-de-la-vie-chez-knut-hamsun-et-david-herbert-lawrence.html' addthis:title='Paganisme et philosophie de la vie chez Knut Hamsun et David Herbert Lawrence ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Il mistero Hamsun</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Feb 2009 10:18:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alain De Benoist</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Knut Hamsun è stato il rinnovatore della lingua norvegese ed il più grande scrittore scandinavo del 20° secolo]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-mistero-hamsun.html' addthis:title='Il mistero Hamsun '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/hamsun48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Knut Hamsun" /><br/><p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916367"><img class="alignright" style="border: 0pt none; float: right; margin-left: 6px; margin-right: 6px;" src="../immagini/knuthamsunpan.bmp" border="0" alt="Knut Hamsun, Pan" align="right" /></a>Esiste un mistero <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span>. Quasi tutte le sue opere sono state tradotte in francese, molte sono state fonte di ispirazione per films e telefilms, i suoi romanzi non possono essere considerati nè invecchiati nè passati di moda e purtuttavia il pubblico francese ancora ignora questo autore.</p>
<p style="text-align: justify;">Premio Nobel per la Letteratura nel 1920, spesso accostato a Dickens, a Ibsen o ancora a Gorki, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span> non è stato solamente il rinnovatore della lingua norvegese ed il più grande scrittore norvegese del 20° secolo &#8211; il che sarebbe già abbastanza. Nella sua prefazione all&#8217;edizione americana di <em>Fame</em>, Isaac Bashevis Singer (che tradusse <em>Victoria </em>in yiddish) scrisse che &#8220;tutta la letteratura moderna di questo secolo prende spunto da lui&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span>, è vero, era un nemico del mondo moderno: una delle grandi costanti della sua opera è l&#8217;autentica avversione che egli prova nei confronti della borghesia che considera come l&#8217;accesso alla società industriale, alla modernità capitalista e urbana, al regno del denaro al quale egli oppone il suo realismo lirico. Ma sarebbe sbagliato vedere in lui un romanziere &#8220;populista&#8221; o un semplice cantore bucolico della terra &#8220;che non mente mai&#8221;. Certo, la natura ricorre spesso nella sua opera. Ma si tratta di una natura selvaggia, tanto selvaggia che vi ci abitano uomini e bestie. Ed il suo stile narrativo, ereditato dalle tradizioni orali, è uno stile dove la natura, il paesaggio, le stesse cose inanimate, lungi dal giocare un semplice ruolo deocorativo, interagiscono con i comportamenti, i sentimenti e le idee.</p>
<p><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun"><img class="size-full wp-image-1837 alignleft" style="margin: 10px;" title="hamsun_nature" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/hamsun_nature.jpg" alt="Knut Hamsun" width="350" height="596" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Io sono un realista nel senso più ampio del termine, diceva <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span>, quasi a dire che egli mostra le profondità dell&#8217;animo umano&#8221; Egli voleva infatti descrivere &#8220;la vita incosciente dell&#8217;anima tutta intera&#8221;, ed è per questo che la sua descrizione dei sentimenti rappresenta l&#8217;accesso ad una vita interiore di una ricchezza e di una complessità prodigiosa. Probabilmente questo suo modo di intendere rappresentò una stranezza al mondo contemporaneo, in cui tutto ciò che muove gli esseri sembra provenire dall&#8217;esterno.</p>
<p style="text-align: justify;">Lui stesso era un profondo avversore del narcisismo attuale. Anticonformista, indifferente agli onori, fuggiva dalla sua casa il giorno di un suo compleanno per schivare la curiosità pubblica. Il suo gusto lo portava verso le piccole comunità rurali, tra le quali le isole Lofoten care alla sua infanzia.</p>
<p style="text-align: justify;">I suoi personaggi non sono tanto mossi dall&#8217;indignazione sociale o dall&#8217;impegno, ma da una tensione interiore, un&#8217;esigente complessità che considera la loro natura specifica. Non sono degli uomini comuni e purtuttavia non sono neppure degli eroi. Lontano dal rappresentare un&#8217;unica specie, nella stessa misura in cui essi appartengono (senza giungere a riconoscersi) ad una modernità generatrice più di angosce che di libertà, essi sono degli esseri straziati, spesso solitari, pieni di dissonanze e contraddizioni. La loro natura rappresenta un approdo leale e fiero, ma costeggiano l&#8217;abisso e le difficoltà che essi incontrano sono spesso insormontabili.</p>
<p style="text-align: justify;"><a rel="nofollow" href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916987" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/knuthamsunfame.bmp" border="0" alt="Knut Hamsun, Fame" width="95" height="146" align="left" /></a>Si può certo parlare di &#8220;visione scura&#8221; per descrivere l&#8217;opera di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>. Per esemplificare sarebbe troppo facile parlare di una sorta di pessimismo scandinavo, attraverso il Nord dei fiordi di madreperla e le notti bianche dell&#8217;estate boreale. Nei romanzi di <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>, l&#8217;amore e la sensualità sono spesso presenti. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> ama tutto ciò che lo cinge, tutto ciò che fa senso, al punto che non è esagerato affermare che l&#8217;amore sia l&#8217;anima vera della sua opera. Ma questo amore è inseparabile da una visione tragica, perché i suoi personaggi si urtano sempre, non solo attraverso i loro propri limiti, ma anche attraverso la menzogna e la falsità. Come in <em>Victoria</em> dove gli amanti sono invisi da una società dove le carezze distruggono i corpi, o come in <em>Benoni </em>e <em>Rosa</em>, dove l&#8217;amore si rivela una forza crudele, sotto l&#8217;effetto della quale i cuori sono raramente in sintonia. L&#8217;amore è inoltre inseparabile dall&#8217;odio, così come la gioia e la volontà di vivere sono indisocciabili dalla consapevolezza dell&#8217;umana precarietà. In <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> i sentimenti opposti si fondono gli uni negli altri senza mai coagularsi, in modo che le età della vita si succedono al ritmo delle stagioni. Complementarietà dei contrari.</p>
<p style="text-align: justify;">Nato nel 1859, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span> è morto quasi centenario nel 1952. Germanofilo dall&#8217;epoca di Bismarck è restato lì tutta la sua vita. Ciò gli valse di conoscere nel 1945, all&#8217;età di 86 anni una sorte comparabile a quella di Ezra Pound: condannato a pagare allo Stato un&#8217;ammenda che lo ridusse alla miseria, fu internato in un ospedale psichiatrico per aver &#8220;collaborato&#8221;. Ancor oggi non esiste una via o uno stabilimento pubblico che porti il suo nome in Norvegia e neppure è mai stato oggetto di un timbro commemorativo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quello che Henry Miller descriveva come un &#8220;aristocratico dello spirito, non è stato pertanto un politico ma un musicista delle parole. &#8220;Il linguaggio, diceva, deve coprire tutta la gamma della musica&#8221;, lo scrittore deve sempre ricercare &#8220;la parola che vibra&#8221;, il termine esatto &#8220;che può ferire il mio animo fino al singhiozzo&#8221;. E&#8217; per questo che non sciveva mai facilmente, ma al contrario difficilmente, nel dolore. La scrittura rappresentava per lui una maniera di restare vivo.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/il-mistero-hamsun.html' addthis:title='Il mistero Hamsun ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>Knut Hamsun. Bibliografia italiana</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Jan 2009 16:14:46 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alberto Lombardo</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Rassegna cronologica di tutte le opere dello scrittore norvegese Knut Hamsun pubblicate in lingua italiana]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/knut-hamsun-bibliografia-italiana.html' addthis:title='Knut Hamsun. Bibliografia italiana '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/hamsun48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Knut Hamsun" /><br/><p><img class="size-medium wp-image-1250 alignright" style="margin: 10px;" title="Knut Hamsun" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/knuthamsun-233x300.jpg" alt="Knut Hamsun" width="233" height="300" /></p>
<p style="text-align: justify;">La seguente bibliografia italiana dello scrittore norvegese <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span> (Vågå, 4 agosto 1859 – Nørholm, 19 febbraio 1952) è stata compilata con la massima cura attraverso ricerche d&#8217;archivio e tramite il raffronto di diverse banche dati. E&#8217; tuttavia possibile che errori o mancanze siano sfuggite ai ripetuti controlli: prego chi dovesse notarne di scrivere un breve commento in calce a questo articolo. I testi sono indicati in ordine cronologico di pubblicazione italiana.</p>
<p>* * *</p>
<p><strong>1899</strong><br />
1. Era pazzo?, ed. Remo Sandron (romanzo).</p>
<p><strong>1908</strong><br />
1. Alle porte della gloria, in &#8220;Nuova Antologia&#8221;, vol. 220, 1908, pp. 12-47 e 218-253.</p>
<p><strong>1919</strong><br />
1. Scoperte e massacri: scritti sull&#8217;arte, Vallecchi, pp. 326.</p>
<p><strong>1920</strong><br />
1. Pan, Gennaro Giannini, pp. 184.</p>
<p><strong>1925</strong><br />
1. Victoria. Storia di un amore, ed. Giuseppe Morreale, pp. 150.</p>
<p><strong>1926</strong><br />
1. Vittoria, Sonzogno, pp. 189.<br />
2. Pan, Sonzogno, pp. 205.<br />
3. La fame, Sonzogno, pp. 237.</p>
<p><strong>1927</strong><br />
1. Sulla soglia del regno, Alpes, &#8220;La collezione del teatro&#8221;, pp. 224.</p>
<p><strong>1929</strong><br />
1. Sotto la stella d&#8217;autunno, Delta, &#8220;Scrittori italiani e stranieri&#8221;, pp. 240.<br />
2. Pan, Delta, &#8220;Scrittori italiani e stranieri&#8221;.</p>
<p><strong>1930</strong><br />
1. L&#8217;ultima gioia, Carabba, &#8220;Antichi e moderni&#8221;, pp. 255.</p>
<p><strong>1931</strong><br />
1. Misteri, Sonzogno, &#8220;Collezione di grandi autori&#8221;, pp. 310.</p>
<p><strong>1932</strong><br />
1. Un vagabondo suona in sordina, Slavia, &#8220;Occidente&#8221;, pp. 270.</p>
<p><strong>1933</strong><br />
1. Fame, Mediolanum, pp. 254.</p>
<p><strong>1934</strong><br />
1. Figli dei loro tempi, Rizzoli, &#8220;I grandi narratori&#8221;, pp. 278.<br />
2. Vittoria: storia di un amore, Carabba, &#8220;Scrittori italiani e stranieri&#8221;, pp. XVI + 155.</p>
<p><strong>1938</strong><br />
1. Victoria. Storia di un amore, Corbaccio, pp. 193.</p>
<p><strong>1939</strong></p>
<p>1. Il cerchio si chiude, Mondadori, &#8220;Medusa&#8221;, pp. 365.<br />
2. Un salvataggio, in Mary Rinehart Roberts, I muri parlano: romanzo, Mondadori, Milano, pp. 317.</p>
<p><strong><img class="alignright size-medium wp-image-3949" title="hamsun" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/hamsun1-206x300.jpg" alt="" width="206" height="300" />1940</strong><br />
1. Il cerchio si chiude, nuova edizione di 1939.1.<br />
2. La regina di Saba, Tipografia Airoldi, &#8220;Apollon&#8221;, pp. 165.</p>
<p><strong>1942</strong><br />
1. Vagabondi, Mondadori, &#8220;Medusa&#8221;, pp. 488.<br />
2. La nuova terra, Longanesi, &#8220;La gaja scienza&#8221;, pp. 373.</p>
<p><strong>1943</strong><br />
1. Pan. L&#8217;estrema gioia, Mondadori, &#8220;Medusa&#8221;.</p>
<p><strong>1944</strong><br />
1. Storia di un amore, Gentile, &#8220;Il Divano&#8221;, pp. 182.</p>
<p><strong>1945</strong><br />
1. Il risveglio della terra, Eli, &#8220;Oceano&#8221;, pp. 440.<br />
2. Quelli di Sirilund, Edizioni Librarie Italiane, &#8220;Oceano&#8221;, pp. 316.<br />
3. Oltre la vita, in Salvatore De Carlo (cur.), Storie di uomini e donne, De Carlo, pp. 915 (pp. 827-915).</p>
<p><strong>1946</strong><br />
1. Augusto, Rizzoli, &#8220;Il sofa delle muse&#8221;, pp. 427.<br />
2. L&#8217;amore è difficile, Longanesi, &#8220;La gaja scienza&#8221;, pp. 276 (contiene i romanzi Rosa e Benoni).<br />
3. La gioia suprema, De Carlo, &#8220;Elite&#8221;, pp. 179.<br />
4. Il potere del denaro, ELI, pp. 312.</p>
<p><strong>1947</strong><br />
1. Victoria, Jandi-Sapi, &#8220;Italiani e stranieri&#8221;, pp. 163.</p>
<p><strong>1949</strong><br />
1. Quelli di Sirilund, Nuova edizione di 1945.2.</p>
<p><strong>1952</strong><br />
1. Fame, Martello, pp. 206.</p>
<p><strong>1954</strong><br />
1. Il risveglio della terra, Eli, &#8220;Oceani&#8221;, pp. 440.<br />
2. Vittoria, Orlando Cibelli.</p>
<p><strong>1955</strong><br />
1. Pan. L&#8217;estrema gioia, Mondadori, &#8220;I Capolavori della Medusa&#8221;, pp. 325.</p>
<p><strong>1961</strong><br />
1. Pan, Mondadori, &#8220;I libri del Pavone&#8221;, pp. 366.</p>
<p><strong>1962</strong><br />
1. Io, traditore, Edizioni del Borghese, pp. 288.</p>
<p><strong>1965</strong><br />
1. Fame; Pan; La regina di Saba; Un fantasma, Fabbri, &#8220;I premi Nobel per la letteratura&#8221;, pp. 440.</p>
<p><strong>1966</strong><br />
1. I capolavori, a cura di Clemente Giannini, Casini, &#8220;I grandi maestri&#8221;, pp. 637.<br />
2. I frutti della terra, Casini, &#8220;I libri del sabato&#8221;, pp. 359.<br />
3. Pan e altri racconti, Sansoni, &#8220;I capolavori Sansoni&#8221;, pp. 538.<br />
4. Un amore, G. Zibetti, &#8220;Biblioteca universale Zibetti&#8221;, pp. 157 (Titolo orig. Victoria).</p>
<p><strong>1968</strong><br />
1. Viaggio nel Caucaso, Reporter, Roma, pp. 158.<br />
2. Fame, Club degli Editori, pp. XXXVI + 787.<br />
3. Fame; Pan; Victoria; Il risveglio della terra, Utet, &#8220;I Nobel&#8221;, pp. 787.</p>
<p><strong>1969</strong><br />
1. Fame, Fabbri, &#8220;I grandi della letteratura&#8221;, pp. 319.</p>
<p><strong>1971</strong><br />
1. Pan. L&#8217;estrema gioia, Nuova edizione di 1955.1.</p>
<p><strong>1974</strong><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916987" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/knuthamsunfame.bmp" alt="Knut Hamsun, Fame" width="95" height="146" border="0" /></a><br />
1. Fame, Adelphi, &#8220;Piccola biblioteca Adelphi&#8221;, pp. 186.</p>
<p><strong>1979</strong><br />
1. Vagabondi, Nuova edizione di 1942.1.<br />
2. Misteri, Rizzoli, &#8220;Il ramo d&#8217;oro&#8221;, pp. 480.</p>
<p><strong>1980</strong><br />
1. La nuova terra, Nuova edizione di 1942.2.</p>
<p><strong>1981</strong><br />
1. Nuova edizione di 1974.1<br />
2. Pan, Mondadori, &#8220;Oscar&#8221;, pp. 161.</p>
<p><strong>1983</strong><br />
1. Fame e Cespugli, Istituto Geografico De Agostini, &#8220;Capolavori della narrativa&#8221;, pp. 198.<br />
2. Io, traditore, Edizioni Ciarrapico. Con un&#8217;introduzione di <a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/adriano-romualdi">Adriano Romualdi</a>.</p>
<p><strong>1985</strong><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8845916367" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/knuthamsunpan.bmp" alt="Knut Hamsun, Pan" width="95" height="150" border="0" /></a><br />
1. Schiavi dell&#8217;amore, L&#8217;argonauta, &#8220;Collana di letteratura&#8221;, pp. 101.</p>
<p><strong>1986</strong><br />
1. Fame, Fabbri, &#8220;Ex libris Fabbri&#8221;, pp. 319.</p>
<p><strong>1987</strong><br />
1. Nuova edizione di 1966.1</p>
<p><strong>1988</strong><br />
1. Fame, Arnoldo Mondadori, pp. 187.</p>
<p><strong>1989</strong><br />
1. Misteri, Biblioteca Universale Rizzoli, &#8220;BUR&#8221;, pp. 354.</p>
<p><strong>1991</strong><a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8870910822" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin: 10px;" src="../immagini/hamsunreginadisaba.bmp" alt="Knut Hamsun, La regina di Saba" width="80" height="160" border="0" /></a><br />
1. Nuova edizione di 1988.1<br />
2. Frammenti di vita, Mondadori, &#8220;Oscar narrativa&#8221;, pp. 147.</p>
<p><strong>1992</strong><br />
1. Sognatori, Iperborea, pp. 132.</p>
<p><strong>1995</strong><br />
1. Per i sentieri dove cresce l&#8217;erba, Fazi, &#8220;Le porte&#8221;, pp. 192.<br />
2. Sotto la stella d&#8217;autunno, Iperborea, pp. 160.<br />
3. Victoria, Corbaccio, &#8220;Scrittori da tutto il mondo&#8221;, pp. 135.</p>
<p><strong>1997</strong><br />
1. Sognatori, Edizioni Angolo Manzoni, &#8220;Corpo 16&#8243;, pp. 160.<br />
2. Per i sentieri dove cresce l&#8217;erba, Nuova edizione di 1995.1.</p>
<p><strong>1999</strong><br />
1. La regina di Saba, Iperborea, pp. 56.<br />
2. La vita culturale dell&#8217;America moderna, Arianna, &#8220;Segnavia&#8221;, pp. 184.<a href="http://www.internetbookshop.it/ser/serdsp.asp?shop=2317&amp;isbn=8870911411" rel="nofollow" target="_blank"><img class="alignright" style="border: 0pt none; margin-right: 10px; margin-left: 10px;" src="../immagini/unvagabondosuona.bmp" alt="Knut Hamsun, Un vagabondo suona in sordina" width="95" height="191" border="0" /></a></p>
<p><strong>2001</strong><br />
1. Pan, Adelphi, &#8220;Biblioteca Adelphi&#8221;, pp. 190.</p>
<p><strong>2002</strong><br />
1. Fame, Adelphi, &#8220;Gli Adelphi&#8221;, pp. 186.</p>
<p><strong>2005</strong><br />
1. Un vagabondo suona in sordina, Iperborea, pp. 216.</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/knut-hamsun-bibliografia-italiana.html' addthis:title='Knut Hamsun. Bibliografia italiana ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;itinéraire de Knut Hamsun</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Jan 2009 16:39:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Robert Steuckers</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli su Knut Hamsun]]></category>
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		<description><![CDATA[Hamsun est le témoin d'extraordinaires mutations et, surtout, un homme qui s'insurge contre la disparition inéxorable du fond européen]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/litineraire-de-knut-hamsun.html' addthis:title='L&#8217;itinéraire de Knut Hamsun '  ><a class="addthis_button_facebook_like" fb:like:layout="button_count"></a><a class="addthis_button_tweet"></a><a class="addthis_counter addthis_pill_style"></a></div><img src="http://www.centrostudilaruna.it/category-icons/hamsun48x48.jpg" width="48" height="48" alt="" title="Knut Hamsun" /><br/><p style="text-align: justify;"><img class="alignleft size-medium wp-image-1250" style="margin: 10px;" title="Knut Hamsun" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/knuthamsun-233x300.jpg" alt="" width="233" height="300" /><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span>: une vie qui traverse presque un siècle entier, qui s&#8217;étend de 1859 à 1952, une vie qui a cheminé entre les premières manifestations des rythmes industriels en Norvège et l&#8217;ouverture macabre de l&#8217;ère atomique, la nôtre, celle qui commence à Hiroshima en 1945. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> est donc le témoin d&#8217;extraordinaires mutations et, surtout, un homme qui s&#8217;insurge contre la disparition inéxorable du fond européen, du <em>Grund</em> où tous les génies de nos peuples ont puisé: le paysannat, l&#8217;humanité qui est bercée par les pulsations intactes de la Vie naturelle.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>&#8220;une fibre nerveuse qui m&#8217;unit à l&#8217;univers&#8221;</em></p>
<p style="text-align: justify;">Ce siècle d&#8217;activité littéraire, de rébellion constante, a permis à l&#8217;écrivain norvégien de briller de toutes les façons: tour à tour, il a été poète idyllique, créateur d&#8217;épopées puissantes ou d&#8217;un lyrisme de situation, critique audacieux des dysfonctionnements sociaux du &#8220;stupide XIXème siècle&#8221;. Dans son œuvre à facettes multiples, on perçoit pourtant d&#8217;emblée quelques constantes majeures: une adhésion à la Nature, une nostalgie de l&#8217;homme originel, de l&#8217;homme face à l&#8217;élémentaire, une volonté de se libérer de la civilisation moderne d&#8217;essence mécaniciste. Dans une lettre qu&#8217;il écrivit à l&#8217;âge de vingt-neuf ans, on décèle cette phrase si significative: &#8220;Mon sang devine que j&#8217;ai en moi une fibre nerveuse qui m&#8217;unit à l&#8217;univers, aux éléments&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> nait à Lom-Gudbrandsdalen, dans le Sud de la Norvège, mais passe son enfance et son adolescence à Hammarøy dans la province du Nordland, au large des Iles Lofoten et au-delà du Cercle Polaire Arctique, une patrie qu&#8217;il n&#8217;a jamais reniée et qui sera la toile de fond de toute son imagination romanesque. C&#8217;est une vie rurale, dans un paysage formidable, impressionnant, unique, avec des falaises gigantesques, des fjords grandioses et des lumières boréales; ce sera aussi l&#8217;influence négative d&#8217;un oncle piétiste qui conduira bien vite le jeune Knut à vivre une vie de vagabond sympathique, d&#8217;itinérant qui expérimente la vie sous toutes ses formes.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Le destin d&#8217;un &#8220;vagabond&#8221;</em></p>
<a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/gp/product/2867144027?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=6746&amp;creativeASIN=2867144027" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-1540" title="hamsun-durance" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/hamsun-durance.jpg" alt="Michel d'Urance, Hamsun" width="240" height="240" /></a>
<p style="text-align: justify;">Knut Pedersen (c&#8217;est le vrai nom de <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span>)  est le fils d&#8217;un paysan, Per Pedersen, qui, à quarante ans, décide de quitter la ferme qui appartenait à sa famille depuis plusieurs générations, pour aller se fixer à Hammarøy et y devenir tailleur. Ce changement, cette sortie hors de la tradition familiale, hors d&#8217;un contexte plusieurs fois centenaire, provoque la disette et la précarité dans cette famille ébranlée et le jeune Knut, à neuf ans, se voit confié à cet oncle sévère, dont je viens de parler, un oncle dur, puritain, qui hait les jeux, même ceux des enfants, et frappe dru pour se faire obéir.  C&#8217;est donc à Vestfjord, chez cet oncle puritain, prédicateur, amateur de théologie moralisante, que <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Knut Hamsun</a></span> rencontrera son destin de vagabond.</p>
<p style="text-align: justify;">Pour échapper à la rudesse et à la brutalité de ce prédicateur évangélique qui cogne pour le bien de Dieu, qui brise les rires, lesquels, sans doute, ont à ses yeux l&#8217;avant-goût du péché, le jeune Knut se replie sur lui-même et a recours à la forêt du Grand Nord, si chiche, mais entourée de paysages tellement féériques&#8230; La dialectique hamsunienne du moi et de la nature prend corps aux rares moments où l&#8217;oncle ne fait pas trimer le garçonnet pour récupérer la dépense de quelques œufs et d&#8217;une tranche de pain noir.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La première oeuvre: Mystères</em></p>
<p style="text-align: justify;">Cette vie, entre la <em>Bible </em>et les calottes, Knut l&#8217;endurera cinq ans; à quatorze ans en effet il plie bagage et retourne à Lom, dans son Sud natal, où il devient employé de commerce. La vie itinérante commence: <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> acquiert son &#8220;propre&#8221;, celui d&#8217;être un &#8220;vagabond&#8221;. De quinze à dix-sept ans, il errera dans le Nord et y vendra aux autochtones toutes sortes de marchandises, comme Edevart, personnage de son célèbre roman <em>Les Vagabonds</em>.  A dix-sept ans, il apprend le métier de cordonnier et écrit son premier ouvrage: <em>Mystères</em>.  Il devient une célébrité locale et passe au grade d&#8217;employé, puis d&#8217;instituteur. Un riche marchand le prend sous sa protection et lui procure une somme d&#8217;argent afin qu&#8217;il puisse continuer à écrire. Ainsi naît en 1879, une deuxième œuvre, <em>Frida</em>,  que refusent les éditeurs. L&#8217;espoir de devenir écrivain s&#8217;évanouit, malgré une tentative d&#8217;entrer en contact avec Björnson&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Commence alors une nouvelle période de vagabondage: <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> est terrassier, chanteur des rues, contremaître dans une carrière, etc&#8230;, et ses seules joies sont celles des bals du samedi soir. En 1882, à 23 ans, il part en Amérique où la vie sera aussi difficile qu&#8217;en Norvège et où <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> sera tour à tour porcher, employé de commerce, aide-maçon et marchand de bois. A Minneapolis, il vivra des jours meilleurs dans un foyer de prédicateurs &#8220;unitariens&#8221;, des Norvégiens, immigrés, comme lui, en Amérique. Cette position lui permet de donner régulièrement des conférences sur divers thèmes littéraires: là son style s&#8217;affirme et cet homme jeune, de belle allure, énergique et costaud, transforme ses déboires et ses rancœurs en sarcasmes et en un humour féroce, haut en couleurs, où pointe ce génie, qui ne sera reconnu que quelques années plus tard.</p>
<p style="text-align: justify;"><em>La faim dans une mansarde de Copenhague</em></p>
<a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/gp/product/2253049638?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=6746&amp;creativeASIN=2253049638"><img class="size-medium wp-image-1541" title="hamsun-la-faim" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/hamsun-la-faim.jpg" alt="Knut Hamsun, La Faim" width="240" height="240" /></a>
<p style="text-align: justify;">Après un bref retour en Norvège, il revient en Amérique et vit à Chicago où il est receveur de tramway. Ce deuxième séjour américain ne dure qu&#8217;une bonne année et, c&#8217;est définitivement désillusionné qu&#8217;il rentre en Scandinavie. Il s&#8217;installe à Copenhague, dans une triste mansarde, avec la faim qui lui tenaille le ventre. Cette faim, cette misère qui lui collait à la peau, va le rendre célèbre en un tournemain. Amaigri, à moitié clochardisé, il présente une esquisse de roman, écrit dans sa mansarde danoise, à Edvard Brandes, le frère de Georg Brandes, ami danois et juif de Nietzsche, grand pourfendeur du christianisme paulinien, présenté comme ancêtre du communisme niveleur. Georg Brandes fait paraître cette esquisse anonymement dans la revue &#8220;Ny Jord&#8221; (&#8220;Terre Nouvelle&#8221;) et le public s&#8217;enthousiasme, les journaux réclament des textes de cet auteur inconnu et si fascinant.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;ère des vaches maigres est définitivement terminée pour <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>, âgé de 29 ans. <em>La Faim</em> décrit les expériences de l&#8217;auteur confronté avec la faim, les fantasmes qu&#8217;elle fait naître, les nervosités qu&#8217;elle suscite&#8230; Cet écrit d&#8217;introspection bouleverse les techniques littéraires en vogue. Il conjugue romantisme et réalisme. Et <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> écrit: &#8220;Ce qui m&#8217;intéresse, c&#8217;est l&#8217;infinie variété des mouvements de ma petite âme, l&#8217;étrangeté originale de ma vie mentale, le mystère des nerfs dans un corps affamé!&#8230;&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Quand <em>La Faim </em>paraît sous forme de livre en 1890, le public découvre une nouvelle jeunesse de l&#8217;écriture, un style tout aussi neuf, impulsif, capricieux, d&#8217;une finesse psychologique infinie, transmis par une écriture vive, agrémentée de tournures surprenantes où s&#8217;exprime l&#8217;humour sarcastique, vital, construit de paradoxes audacieux, qu&#8217;<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> avait déjà dévoilé dans ses premières conférences américaines. <em>La Faim</em> dévoile aussi un individualisme nouveau, juvénile et frais. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> écrit que les livres doivent nous apprendre &#8220;les mondes secrets qui se font, hors du regard, dans les replis cachés de l&#8217;âme, &#8230; ces méandres de la pensées et du sentiment dans le bleu; ces allées et venues étranges et fugaces du cerveau et du cœur, les effets singuliers des nerfs, les morsures du sang, les prières de nos moelles, toute la vie inconsciente de l&#8217;âme&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">La fin du siècle doit laisser la place à l&#8217;individualité et à ses originalités, aux cas complexes qui ne correspondent pas aux sentiments et à l&#8217;âme de l&#8217;homme moderne. Cas complexes qui ne sont pas figés dans des habitudes pesantes, des routines bourgeoises mais vagabondent et voient, grâce à leur sécession complète, les choses dans leur nudité. Ce rapport direct aux choses, ce contournement des conventions et des institutions, permet l&#8217;audace et la liberté de s&#8217;accrocher à l&#8217;essentiel, aux grandes forces telluriques et interdit le recours aux petits plaisirs stéréotypés, au tourisme conventionnel. L&#8217;individu vagabondant entre son moi et la Terre omniprésente n&#8217;est pas l&#8217;individu-numéro, perdu dans une masse amorphe, privée de tous liens charnels avec les éléments. Dans <em>La Faim</em>, l&#8217;affamé se détache donc totalement de la communauté des hommes; son intériorité se replie sur elle-même comme celle de l&#8217;enfant <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> qui vagabondait dans la forêt, errait dans le cimetière ou se plantait au sommet d&#8217;une colline pour boire les beautés du paysage. L&#8217;affamé ne développe aucune rancœur ni revendication contre la communauté des hommes; il ne l&#8217;accuse pas. Il se borne à constater que le dialogue entre lui et cette communauté est devenu impossible et que seule l&#8217;introspection est enrichissante.</p>
<p style="text-align: justify;">De ces impressions d&#8217;affamés, de l&#8217;impossibilité du dialogue individu/communauté, découle toute l&#8217;anthropologie que nous suggère <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>. Car il est sans doute inutile de passer en revue sa biographie, d&#8217;ennumérer tous les livres qu&#8217;il a écrits, si l&#8217;on passe à côté de cette anthropologie implicite, présente partout dans son œuvre. Si on néglige d&#8217;en donner une esquisse, fût-elle furtive, on ne comprend rien à son message métapolitique ni à son engagement militant ultérieur aux côtés de Quisling.</p>
<a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/gp/product/2253933120?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=6746&amp;creativeASIN=2253933120"><img class="size-medium wp-image-1542" title="hamsun-eveil-de-la-glebe" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/hamsun-eveil-de-la-glebe.jpg" alt="Knut Hamsun, L'éveil de la glèbe" width="240" height="240" /></a>
<p style="text-align: justify;">La société urbaine, industrielle, mécanisée, pense et affirme <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>, a détruit l&#8217;homme total, l&#8217;homme entier, l&#8217;<em>odalsbonde</em> de la tradition scandinave. Elle a détruit les liens qui unissent tout homme total aux éléments. Résultat: le paysan, arraché à sa glèbe et jeté dans les villes perd sa dimension cosmique, acquiert des manies stériles, ses nerfs ne sont plus en communion avec l&#8217;immanence cosmique et s&#8217;agitent stérilement. Si l&#8217;on parlait en langage heideggerien, on dirait que la déréliction urbaine, moderniste, culbute l&#8217;homme dans l&#8217;&#8221;inauthenticité&#8221;. Sur le plan social, la rupture des liens directs et immédiats, que l&#8217;homme resté entier entretient avec la nature, conduit à toutes sortes de comportements aberrants ou à l&#8217;errance, au vagabondage fébrile de l&#8217;affamé.</p>
<p style="text-align: justify;">Les héros hamsuniens, Nagel de <em>Mystères</em>, surnommé l&#8217;&#8221;étranger de l&#8217;existence&#8221;, et Glahn de <em>Pan</em>, sont des comètes, des étoiles arrachées à leur orbite. Glahn vit en communion avec la nature mais des lubies urbaines, incarnées dans l&#8217;image d&#8217;Edvarda, femme fatale, lui font perdre cette harmonie et le conduise au suicide, après un voyage aux Indes, quête aussi fébrile qu&#8217;inutile. Tous deux vivent le destin de ces vagabonds qui n&#8217;ont pas la force de retourner définitivement à la terre ou qui, par stupidité, quittent la forêt qui les avait accueillis, comme le fit <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> à l&#8217;époque de son bref rêve américain.</p>
<p style="text-align: justify;">Le véritable modèle anthropologique de <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>, c&#8217;est Isak, le héros central de <em>L&#8217;Eveil de la Glèbe</em>: Isak demeure dans ses champs, pousse sa charrue, développe son exploitation, poursuit sa tâche, en dépit des élucubrations de son épouse, des sottises de son fils Eleseus qui végète en ville, se ruine, et disparaît en Amérique, de l&#8217;implantation temporaire d&#8217;une mine près de son domaine. Le monde des illusions modernes tourbillone autour d&#8217;Isak qui demeure imperturbable et gagne. Son imperméabilité naturelle, tellurique, à l&#8217;égard des manies modernes lui permet de léguer à son fils Sivert, le seul fils qui lui ressemble, une ferme bien gérée et porteuse d&#8217;avenir. Ni Isak ni Sivert ne sont &#8220;moraux&#8221; au sens puritain et religieux du terme. La nature qui leur donne force et épaisseur n&#8217;est pas une nature idéale, construite, à la mode de Rousseau, mais une âpre compagne; elle n&#8217;est pas un modèle éthique mais la source première vers laquelle retourne le vagabond que le modernisme a détaché de sa communauté et condamné à la faim dans les déserts urbains.</p>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;est donc dans le vagabondage, dans les expériences existentielles innombrables que le vagabond <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> a vécu entre ses 14 et ses 29 ans, dans la conscience que ce vagabondage a été causé par ces illusions modernistes qui hantent les cerveaux humains de l&#8217;âge moderne et les poussent sottement à construire des systèmes sociaux qui excluent sans merci les hommes originaux; c&#8217;est dans tout cela que s&#8217;est forgée l&#8217;anthropologie de <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>.</p>
<p style="text-align: justify;">Avant de faire éditer <em>La Faim</em>, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> avait publié un réquisitoire contre l&#8217;Amérique, pays de l&#8217;errance infructueuse, pays qui ne recèle aucune terre où retourner lorsque l&#8217;errance pèse. Cet anti-américanisme, étendu à une hostilité générale envers le monde anglo-saxon, demeurera une constante dans les sentiments para-politiques de <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>. Sa critique ultérieure du tourisme de masse, principalement anglo-américain, est un écho de ce sentiment, couplé à l&#8217;humiliation du fier Norvégien qui voit son peuple transformé en une population de femmes de chambre et de garçons de café.</p>
<p style="text-align: justify;">Si ce pamphlet anti-américain, <em>La Faim</em>, <em>Pan</em>, <em>Victoria</em>, <em>Sous l&#8217;étoile d&#8217;automne</em>, <em>Benoni</em>, etc., sont les œuvres d&#8217;un premier <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>, du vagabond rebelle et impétueux, du déraciné malgré lui qui connait sa blessure intime, le roman <em>Un vagabond joue en sourdine</em> (1909), qui paraît quand <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> atteint l&#8217;âge de cinquante ans, marque une transition. La vagabond vieux d&#8217;un demi-siècle regarde son passé avec tendresse et résignation; il sait désormais que l&#8217;époque des sentiments enflammés est passée et adopte un style moins fulgurant et moins lyrique, plus posé, plus contemplatif. En revanche, le souffle épique et la dimension sociale acquièrent une importance plus grande. L&#8217;ambiance trouble de <em>La Faim</em>, le lyrisme de <em>Pan</em> cède la place à une critique sociale pointue, dépourvue de toute concession.</p>
<a rel="nofollow" href="http://www.amazon.fr/gp/product/2253132438?ie=UTF8&amp;tag=centrostudila-21&amp;linkCode=as2&amp;camp=1642&amp;creative=6746&amp;creativeASIN=2253132438" target="_blank"><img class="size-medium wp-image-1544" title="hamsun-romans" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/hamsun-romans.jpg" alt="Knut Hamsun, Romans" width="240" height="240" /></a>
<p style="text-align: justify;">C&#8217;est aussi à 50 ans, en 1909, que <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> se marie pour la seconde fois (un premier mariage avait échoué)  avec Marie Andersen, de 24 ans sa cadette, qui lui donnera de nombreux enfants et demeurera à ses côtés jusqu&#8217;à son dernier souffle. La vagabond devient sédentaire, redevient paysan (<span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> achète plusieurs fermes, avant de se fixer définitivement à Nörholm), retrouve sa glèbe et s&#8217;y raccroche. L&#8217;événement biographique se répercute dans l&#8217;œuvre et l&#8217;innocence anarchique se dépouille de ses excès et pose son &#8220;idéal&#8221;, celui qu&#8217;incarne Isak. La trame de <em>L&#8217;Eveil de la Glèbe</em>, c&#8217;est la conjugaison du passé vagabond et de la réimbrication dans un terroir, la dialectique entre l&#8217;individualité errante et l&#8217;individualité qui fonde une communauté, entre l&#8217;individualité qui se laisse séduire par les chimères urbaines et modernes, par les artifices idéologiques et désincarnés, et l&#8217;individualité qui accomplit sa tâche, imperturbablement, sans quitter la Terre des yeux. La puissance de ces paradoxes, de ces oppositions, vaut à <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> le Prix Nobel de Littérature. <em>L&#8217;Eveil de la Glèbe</em>, avec son personnage central, le paysan Isak, constitue l&#8217;apothéose de la prose hamsunienne. On y retrouve cette volonté de retour à l&#8217;élémentaire que partageaient notamment un <a title="Junger" href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/ernst-junger">Friedrich-Georg Jünger</a> et un <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.libriefilm.com/category/autori/jean-giono" target="_blank">Jean Giono</a></span>. La modèle anthropologique hamsunien correspond aussi à l&#8217;idéal paysan du &#8220;mouvement nordique&#8221; qui agitait l&#8217;Allemagne et les pays scandinaves depuis la fin du XIXème siècle et que, plus tard, les nationaux-socialistes Darré et von Leers incarneront dans la sphère politique.</p>
<p style="text-align: justify;">Dans les années 20 s&#8217;affirment donc trois opinions politisables chez <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>: 1) son anti-américanisme et son anglophobie, 2) sa hargne à l&#8217;égard des journalistes, propagateurs des illusions modernistes (Cf. <em>Le Rédacteur Lynge</em>) et 3) son anthropologie implicite, représentée par Isak. A cela s&#8217;ajoute une phrase, tirée des vagabonds: &#8220;Aucun homme sur cette terre ne vit des banques et de l&#8217;industrie. Aucun. Les hommes vivent de trois choses et de rien de plus: du blé qui pousse dans les champs, du poisson qui vit dans la mer et des animaux et oiseaux qui croissent dans la forêt. De ces trois choses&#8221;. Le parallèle est facile à tracer ici avec Ezra Pound et son maître, l&#8217;économiste anarchisant Silvio Gesell (3), en ce qui concerne l&#8217;hostilité à l&#8217;encontre des banques. La haine à l&#8217;endroit du mécanicisme industriel, nous la retrouvons chez Friedrich-Georg Jünger (4). Et <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> n&#8217;anticipe-t-il pas Baudrillard en stigmatisant les &#8220;simulacres&#8221;, constituant le propre de nos sociétés de consommation?</p>
<p style="text-align: justify;">Devant cette offensive du modernisme, il faut, écrit <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> à 77 ans, dans <em>La boucle se referme</em> (1936), demeurer en marge, être une énigme constante pour ceux qui adhèrent aux séductions du monde marchand.</p>
<p style="text-align: justify;">Les quatre thèmes récurrents du discours hamsunien et la présence bien ancrée dans la pensée norvégienne des mythes romantiques et nationalistes du paysan et du viking, conduisent <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> à adhérer au Nasjonal Sammlung de Vidkun Quisling, le leader populiste norvégien. Celui-ci opte en 1940 pour une alliance avec le Reich qui occupe le pays à la vitesse de l&#8217;éclair lors de la campagne d&#8217;avril, parce que la France et l&#8217;Angleterre étaient sur le point de débarquer à Narvik et de violer simultanément la neutralité norvégienne afin de couper la route du fer suédois. Pendant toute la guerre, Quisling veut former un gouvernement norvégien indépendant, inclus dans une confédération grande-germanique, alliée à une Russie débarrassée du soviétisme, au sein d&#8217;une Europe où l&#8217;Angleterre et les Etats-Unis n&#8217;auront plus aucun droit d&#8217;intervention.</p>
<p style="text-align: justify;"><img class="size-medium wp-image-1251 alignleft" style="margin: 10px;" title="Knut Hamsun" src="http://www.centrostudilaruna.it/wp-content/hamsun70-600-300x214.jpg" alt="" width="300" height="214" />La &#8220;collaboration&#8221; de <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> a consisté à défendre par la plume cette politique, cette version-là du nationalisme norvégien, et à expliquer son engagement lors d&#8217;un congrès d&#8217;écrivains européens à Vienne en 1943. <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> sera arrêté en 1945, interné dans un asile d&#8217;aliénés, puis dans un hospice de vieillards et enfin traduit en justice. Pendant cette période pénible, <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span>, nonagénaire, rédigera son dernier ouvrage, <em>Sur les sentiers où l&#8217;herbe repousse</em> (1946). Une lettre de <span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> au Procureur Général du Royaume mérite encore notre attention car le ton qu&#8217;il y adopte est hautain, moqueur, condescendant: preuve que l&#8217;esprit, les lettres, le génie littéraire, transcendent, même dans la pire adversité, le travail méprisable et médiocre de l&#8217;inquisiteur.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class='bm_keywordlink'><a href="http://www.centrostudilaruna.it/sezioni/autori/knut-pedersen-hamsun">Hamsun</a></span> le Rebelle, vieux et prisonnier, refusait encore de courber l&#8217;échine devant un Bourgeois, fût-il le magistrat suprême du royaume. Un exemple&#8230;</p>
<div class="addthis_toolbox addthis_default_style " addthis:url='http://www.centrostudilaruna.it/litineraire-de-knut-hamsun.html' addthis:title='L&#8217;itinéraire de Knut Hamsun ' ><a href="http://www.centrostudilaruna.it//addthis.com/bookmark.php?v=250&amp;username=xa-4d2b47597ad291fb" class="addthis_button_compact">Share</a><span class="addthis_separator">|</span><a class="addthis_button_preferred_1"></a><a class="addthis_button_preferred_2"></a><a class="addthis_button_preferred_3"></a><a class="addthis_button_preferred_4"></a></div>]]></content:encoded>
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