Una Sede occupata: il “Sedeprivazionismo” dalle “Tesi di Cassiciacum” al Mater Boni Consilii

E se il Papa non fosse Papa? Che ne sarebbe nel Cattolicesimo, cosa sarebbe la Chiesa?

E’ questa la domanda di fondo che caratterizza quella (certamente non grande) fetta di credenti che non riconoscono l’attuale Primato petrino e che formano il piccolo (se considerato relativamente al corpus della Chiesa universale) insieme denominato dei “sedevacantisti”.

Di per sé la definizione di “sedevacantismo” è piuttosto semplice e sta ad indicare il pensiero di quei “Cattolici tradizionalisti dissidenti, che hanno sostenuto o sostengono che i Papi  post-conciliari non sarebbero tali in quanto eretici o per mancanza di una successione formale al Ministero pontificio[1]. In quest’ottica, naturalmente, la Sede pontificia risulterebbe “vacante” fino al ripristino di una legittima successione pontificia.

Meno semplice è tentare di tracciare una mappa di tutti i gruppi, gruppuscoli e confraternite varie che, in forme diverse, spesso notevolmente divergenti e addirittura, in alcuni casi, in aperto dissenso l’uno con l’altro, si rifanno a tali teorie: si va dai sedevacantisti “simpliciter”, che ritengono i Papi da Paolo VI in poi eretici, ai “conclavisti”, che considerano i conclavi successivi all’inizio del Concilio Vaticano II non validi, dagli “apocalittici” che vedono la fine del mondo vicino ai seguaci di vari “antipapi”[2].

In questa sorta di microcosmo di posizioni diverse, una spicca non solo per la sua originalità ma anche per la sua profondità intellettuale: quella dei “sedeprivazionisti”.

Michel Guerard des Lauriers (1898 – 1988)

Il “Sedeprivazionismo” è, in termini ultra-semplificatori, l’idea che la Sede papale sia occupata materialmente ma non formalmente e, tra le tante correnti, è quella che, forse più di ogni altra, può vantare una chiara data di nascita, con la pubblicazione delle “Tesi di Cassiciacum” nel 1979 ed una figura di fondatore, nella persona dell’ex-teologo dell’Ordine domenicano Monsignor Guérard Des Lauriers.

Per tentare di analizzare in profondità questa complicata ipotesi teologica, partiamo proprio da una ricognizione biografica su Monsignor Des Lauriers[3].

Nato nei pressi di Parigi nel 1898, Des Lauriers, dopo aver servito nell’esercito durante la I Guerra Mondiale e aver completato studi matematici presso la prestigiosissima École Normale Supérieure fino a raggiungere il titolo di “aggregato”, nel 1927 entra nel noviziato domenicano di Amiens, dove assume il nome di Fra’ Louis-Bertrand,  e, nel 1931, viene ordinato Sacerdote, laureandosi in teologia due anni dopo.

Nel 1933, grazie alle sue grandi doti di analisi dottrinale, gli viene affidata la cattedra di Epistemologia e filosofia al Seminario domenicano di Saulchoir, nel quale opererà per quasi quarant’anni, con una sola parentesi tra 1939 e 1941 dovuta al richiamo nell’esercito francese e all’ottenimento del dottorato in matematica alla Sorbona.

Saulchoir è, in quel periodo, un grande centro di rinnovamento della Chiesa in cui, sotto la guida di teologi come Marie-Dominique Chenu e Yves Congar e con studenti come Edward Shillebeeckx, si sta sviluppando quella che diverrà nota come “Nouvelle Theologie”, che include la richiesta di un esame storico delle fonti cristiane e di un superamento della filosofia neo-tomistica imperante. Si tratta, certamente, di un approccio che mal si conforma alla mentalità ultra-rigorosa e strettamente e tradizionalisticamente tomista di Geurard Des Lauriers[4] che, infatti, alla fine degli anni ’40, insieme a quello che, probabilmente, può essere considerto il maggiore teologo neo-tomista contemporaneo, Padre Réginald Garrigou-Lagrange, arriva a denunciare Padre Congar al Sant’Uffizio accusandolo di “neo-modernismo”.

In questo senso Des Lauriers è in piena sintonia con la visione teologica della Santa Sede del tempo e, infatti, ne diviene uno dei teologi più importanti: nel 1950 collabora ai lavori per la proclamazione dell’Assunzione di Maria[5], dal 1954, è chiamato da Papa Pio XII alla preparazione dei nuovi dogmi mariani riguardanti la Madonna mediatrice di tutte la Grazie e co-redentrice[6] e, per tutto il decennio, è uno dei più irriducibili oppositori della teologia di Padre Teilhard de Chardin[7].

All’apice del “successo”, Des Lauriens, a metà degli anni ’50, sta per essere nominato Cardinale da Pio XII, ma De Gaulle, che sicuramente non apprezza la visione fortemente teo-centrista nei rapporti Stato – Chiesa del Frate domenicano, si oppone risolutamente e, con la morte di Papa Pacelli, la cosa finisce in niente.

In ogni caso, nel 1961, il Domenicano viene chiamato alla cattedra di mariologia all’Università Lateranense ed è da questa posizione che vive la grande svolta della Chiesa del Concilio Vaticano II: una svolta che, in piena coerenza con le sue idee, sempre chiaramente espresse[8],  non approva e, anzi, osteggia con tutte le sue forze.

Non è un caso che, nel 1969, sia una delle maggiori menti teologiche alla base di quel Breve Esame Critico del Novus Ordo Missae, presentato a Paolo VI dai Cardinali Bacci e Ottaviani, che, per certi versi, diventerà pietra miliare del tradizionalismo cattolico.

Proprio a causa del suo ruolo nella stesura del Breve Esame Critico nel 1970 viene allontanato, insieme a quindici altri docenti dissenzianti sui risultati del Vaticano II, dall’Università Lateranense e si ritira nel Convento di Saulchoir che, però, lascia, avendo ottenuto regolare permesso dai Superiori, due anni dopo per unirsi a Lefebvre e alla sua San Pio X (ritenuta baluardo dell’ortodossia distrutta dal Concilio) come docente al Seminario di Ecône.

Monsignor Lefebvre, però, non ha mai sostenuto l’invalidità dell’elezione papale e ben poco apprezza le tesi che Guérard Des Lauriers va via via sviluppando sulla “vacanza formale” della Sede apostolica, tanto che, nel 1977, allontana il Frate domenicano dall’insegnamento.

Si arriva, così, al 1979, anno in cui Des Lauriers inizia la pubblicazione sui “Quaderni di Cassiciacum” (da Cassago, il luogo di meditazione di Sant’Agostino) di quella che sarà la sua opera teologica fondamentale: la Tesi di Cassiciacum sulla vacanza formale della Sede Apostolica almeno a partire dal 7 dicembre 1965[9].

Rendere conto in forma succinta di uno dei testi più complessi della teologia politica neo-tomista contemporanea è impresa a dir poco difficile.

Tentando di semplificare quanto possibile[10], si può affermare che la base filosofica del trattato riposa nella distinzione tomista tra “forma” e “materia”: la “forma” può essere definita come l’essenza ontologica dell’ente (ad esempio l’anima per l’uomo), mentre la “materia” è ciò che è distinto dalla forma e deriva la propria esistenza dalla forma stessa (ad esempio l’insieme corpo-anima nell’uomo).

Se trasliamo questa distinzione riferendola all’ambito papale, otteniamo una separazione tra la persona fisica del Papa (elemento del “materialiter”) e il Carisma pontificio (elemento del “formaliter”).

Monsignor Des Lauriers spiega chiaramente questo distinguo con un esempio storico. Il Cardinal Pacelli viene eletto da un Conclave valido, ma non è ancora Papa, pur essendo, al contrario degli altri Cardinali, il solo ad avere una disposizione ultima a divenire Papa: è, dunque, come persona fisica eletta,  ipso facto Papa “materialiter”, a meno che un ostacolo nascosto (“obex”) non abbia ipotecato la regolarità dell’elezione “ab initio”. Nel momento in cui il Cardinal Pacelli accetta l’elezione, riceve la Comunicazione esercitata da Cristo in favore di Pietro e dei suoi successori, divenendo Vicario di Gesù Cristo e, dunque, Papa “formaliter”, sempre ammesso che nel momento in cui afferma di accettare l’elezione non ponga interioremente e occultamente un “obex” che impedisca il passaggio tra “materia” e “forma”[11]: qualora si fosse accertato che un “obex” era esistito nell’atto dell’accettazione, il Cardinal E. Pacelli non sarebbe stato in alcun momento Papa “formaliter”.

Ora, posto che Papa Leone XIII ha chiaramente espresso il principio che “la Chiesa deve giudicare dell’intenzione in quanto questa è manifestata esteriormente[12] e che, per logica, se un Papa ha l’intenzione “sine obex” di ricevere la Comunicazione di Cristo non dovrà poi porsi in contraddizione con le esigenze di tale Comunicazione, è, di conseguenza, lecito affermare che, almeno a partire dal 7 dicembre 1965, giorno di chiusura del Concilio Vaticano II e della sua ratifica da parte di Papa Paolo VI (ma, stanti le idee “ecumeniche” di Papa Giovanni XXIII, forse anche in precedenza), sussista una “vacanza formale” della Sede apostolica e che tale Sede sia occupata in modo illegittimo e sacrilego da “occupanti” (Paolo VI, Giovanni Paolo I, Giovanni Paolo II ed ora Benedetto XVI) che non sono Papi “formaliter” e che, quindi, si pongono in stato di Scisma capitale.

Appare, infatti, evidente che gli “occupanti” siano andati contro le esigenze della Comunicazione di Cristo nel momento in cui si sono operati al degradamento del “bonum” affidato da Gesù alla Chiesa: l’“Oblazione Pura” rappresentata dalla Messa di San Pio V e il Deposito rivelato.

E che ciò sia accaduto, è, sulla base dell’Infallibilità del Magistero straordinario solenne e del Magistero ordinario universale, evidente nel momento in cui un autentico Vicario di Gesù Cristo, quando si pronuncia secondo una di queste due forme, non può sostenere qualcosa in opposizione e contraddizione con una Dottrina già rivelata, cosa avvenuta proprio il 7 dicembre 1965, quando Paolo VI ha promulgato, impegnando il Magistero ordinario universale, una proposizione concernente la “libertà religiosa” in contrapposizione con la Dottrina infallibilmente definita da Pio IX nell’enciclica Quanta Cura[13].

È, in conseguenza di tutto ciò, obbligatorio concludere che Papa Montini (che per Des Lauriens rimane solo “Cardinal Montini”) avesse posto “ab initio” un “obex” nella ricezione della Comunicazione da Gesù Cristo e non fosse dunque Papa “formaliter”.

Ciò non significa che egli e i suoi successori non siano Papi “materialiter”, visto che non si ha notizia di un “obex” occulto all’atto della loro scelta e che la loro nomina deriva da Conclavi validi, per cui rimangono intatti i loro poteri e le loro facoltà in quanto Papi “materialiter”: così, ad esempio, contrariamente a quanto affermato da altri “sedevacantisti”, i Vescovi e Cardinali da loro nominati sono validamente tali e costituiscono altrettanto validamente quella Gerarchia ecclesiastica senza la quale non sarebbe possibile eleggere nuovi Pontefici.

Di fatto, però, un Papa che sia tale unicamente “materialiter” deve essere ignorato come eretico (ferma restando la necessità di carità di pregare per lui[14]) e, conseguentemente i nuovi Riti sacramentali e la “nuova Messa” sono invalidi in quanto promulgati da persone senza l’autorità per farlo e che hanno compiuto tale atto contravvenendo alle disposizioni della Chiesa e dei Pontefici del passato (che avevano espressamente vietato sotto pena d’anatema la modifica dei suddetti Riti e della Santa Messa di San Pio V).

Fondamentale è il fatto che, in virtù di quanto sopra, i sedevacantisti abbiano pieno diritto di consacrare nuovi Vescovi senza mandato pontificio, essendo ciò necessario alla prosecuzione della “Missio Christi” e all’Ordinazione valida di nuovi Sacerdoti che celebrino una Messa regolare e amministrino Sacramenti validi, in contrapposizione alle eresie moderniste (la cui accettazione costituisce peccato grave).

Fin qui, sinteticamente, il pensiero di Guérard Des Lauriers, che, coerentemente con queste posizioni, ha accettato nel 1981 di essere ordinato (secondo la Chiesa validamente ma illecitamente) Vescovo da Monsignor Pierre Martin Ngô Đình Thục, un discusso Prelato vietnamita già vicino ai “Palmariani” di Clemente Domínguez y Gómez (più tardi autoproclamatosi antipapa  con il nome di Gregorio XVII), già scomunicato nel 1976 per aver ordinato cinque Vescovi contro la volontà della Santa Sede e poi reintegrato nella Chiesa e, infine, dal 1981 (dopo anni di celebrazioni secondo il “Novus Ordo”) votato alla causa sedevacantista. A sua volta, Monsignor Des Lauriens, prima della morte, sopraggiunta nel 1988, ha ordinato un Sacerdote (l’Abbé Ubert Petit nel 1984) e consacrato tre Vescovi (Monsignor Gunter Storck nel 1984, Monsignor Robert McKenna nel 1986 e Monsignor Franco Munari nel 1987), naturalmente tutti sedeprivazionisti e tutti scomunicati (come Des Lauriens stesso) “latae sententiae”.

Al di là delle vicende personali di Guérard Des Lauriens, comunque, è importante notare che le distinzioni tra Papato materiale e Papato formale da lui compiute sono filosoficamente fondate e hanno antecedenti illustri che risalgono addirittura a San Roberto Bellarmino, il Dottore della Chiesa che, nel De Romano Pontefice del 1610 scriveva: “Bisogna osservare che nel Pontefice coesistono tre elementi: Il Pontificato stesso (precisamente il primato), che è una certa forma: la persona che è il soggetto del Pontificato (o primato) e l’unione dell’uno con l’altro…[15] e toccano eminenti teologi quali il Cardinal Mazzella, il Cardinal Van Noort, il Cardinal Zubizarreta e molti altri[16].

Va, altresì, notato che il sedeprivazionismo è l’unica forma di sedevacantismo che fornisce una soluzione concreta alla supposta crisi attuale della Chiesa, nel momento in cui, in caso di Sede vacante, lascia possibilità d’intervento al’insieme gerarchizzato dei Vescovi titolari di Diocesi e  professanti integralmente la Fede cattolica, che formano la “persona morale” della Chiesa: essi possono intervenire rivolgendo al Papa “materiale” una ingiunzione e convocando un Conclave, durante il quale, se il Papa persiste nell’errore decade dalla sua funzione anche materialiter e se, invece, abiura, può, su decisione del Conclave stesso, essere portato ad un ruolo di Papa formale così come conferitogli dall’elezione al Soglio di Pietro da parte di un Conclave valido (in conformità con la bolla di Paolo IV).

Il problema risiede nell’incertezza sull’esistenza attuale della “persona morale” della Chiesa, dal momento che solo i Vescovi sedevacantisti possono essere ritenuti certamente parte della chiesa, visto che gli altri, seguendo un Papa materiale e, dunque, eretico, risultano eretici essi stessi. Qualora non esista più “persona morale” della Chiesa, non vi è più alcuna soluzione canonica e le speranze riposano unicamente in un intervento diretto di Cristo su intercessione di sua Madre[17].

In realtà, ancora più in profondità, molto probabilmente tutta l’interpretazione sull’esistenza attuale di un Papato materiale o formale dipende dalla nozione (o meglio, dal discusso Dogma) dell’“infallibilità papale”: se, infatti, poniamo tale nozione come assoluta e riguardante qualunque intervento magisteriale del Pontefice, logicamente non possiamo ritenere, pena la totale anarchia dottrinale, che Cristo abbia ritrattato una posizione precedentemente espressa tramite il Papa (come quella sull’intangibilità rituale). Tale evenienza sarebbe, invece, annullata nel caso si ritenesse che le affermazioni di Pio IX non fossero  “ex cathedra” ma frutto unicamente di opinioni personali, nel qual caso decadrebbe l’obex che porta alla negazione dell’esistenza attuale del “Papato formale”.

Naturalmente i sostenitori del Sedeprivazionismo sono del primo avviso e, dunque, rientrano a pieno titolo nel campo sedevacantista, seppur “attenuato”. Ciò, stante il fatto che, allo stato attuale delle cose, nessun Cardinale o Vescovo residenziale è disposto a iniziare il processo canonico ipotizzato da padre Guérard des Lauriers, e che i “sedeprivazionisti” si oppongono sia a chi riconosce la legittimità del Papa (come la Fraternità San Pio X), sia a chi non lo considera Papa neppure materialmente (“sedevacantisti simpliciter”), sia, infine, a chi vuole convocare un conclave ed eleggere un Papa senza previe monizioni canoniche (conclavisti), fa di questo gruppo un nucleo assolutamente minoritario nell’ambito del Cattolicesimo, essenzialmente raggruppato intorno ad un Istituto creato alla fine degli anni ’80.

Come visto, infatti, il 25 novembre 1987, a Raveau (in Francia), Monsignor Des Lauriers aveva consacrato Vescovo Don Franco Munari, un Sacerdote italiano che, con Don Curzio Nitoglia, Don Giuseppe Murro e Don Francesco Ricossa, aveva lasciato la Fraternità Sacerdotale San Pio X nel 1985, considerando le posizioni dottrinali lefebvriane di riconoscimento di Papa Giovanni Paolo II come Pontefice ambigue e nocive.

Intorno a Don Munari e i suoi collaboratori era nato l’“Istituto Mater Boni Consilii”, con sede prima a Nichelino poi a Verrua Savoia (entrambi in provincia di Torino), che riunisce oggi i seguaci italiani (la maggioranza a livello mondiale) della “Tesi di Cassiciacum”.

L’Istituto non è un Ordine religioso ma, conformemente al canone 707 del Codice di Diritto Canonico (pio-benedettino), è un Sodalizio di fedeli istituito per compiere più facilmente le opere approvate dalla Chiesa ed è, dunque aperto ai fedeli cattolici di ambo i sessi, sia Chierici che laici. In sostanza, l’Istituto intende rappresentare, in questi tempi considerati “di disorientamento”, uno strumento per perseverare nella fedeltà assoluta al Deposito della Fede rivelata da Dio e proposta dall’infallibile Magistero della Chiesa cattolica ma, ovviamente non è mai stato canonicamente approvato ed eretto dalle autorità ecclesiastiche.

Il 26 ottobre 1990, per ragioni personali, Don Munari ha lasciato l’Istituto e il Sacerdozio, che, però, ha continuato ad esistere e a provvedere alla formazione di Sacerdoti sedeprivazionisti attraverso il suo Seminario di Verrua.

Dopo oltre un decennio di assenza di un proprio Vescovo e di ricorso per le Ordinazioni sacerdotali e le Cresime a Vescovi stranieri (sedeprivazionisti e non in comunione con il Papa), il 16 gennaio 2002 il vescovo statunitense domenicano Robert McKenna, anch’egli, come visto, elevato all’Episcopato da Guérard des Lauriers, ha conferito la Consacrazione episcopale a un giovane membro dell’Istituto, il Sacerdote belga Geert Stuyver (nato a Gand nel 1964 e ordinato al Sacerdozio dallo stesso McKenna nel 1996), residente a Dendermonde (Belgio), da dove svolge il suo Ministero per conto dell’Istituto Mater Boni Consilii anche in Francia e nei Paesi Bassi.

Oggi, a oltre vent’anni dalla propria nascita, l’Istituto Mater Boni Consilii,  che oltre alla casa di Verrua Savoia possiede residenze di propri Sacerdoti a Roma e San Martino dei Mulini (Rimini), oltre che in Francia, Belgio e Argentina, dispone in tutto di una decina di Sacerdoti, che celebrano esclusivamente secondo il “Missale Romanorum” di San Pio V (omettendo il nome del Papa) in una quindicina di località, e complessivamente di ventiquattro membri. Dal 2004, inoltre, l’Istituzione, che ha anche una propria casa editrice (che, in alcuni casi, pubblica testi di chiaro sapore anti-israelita) ed un proprio periodico (“Sodalitium”) segue la cura pastorale di un distaccamento italiano delle Suore francesi di Cristo Re, che ospitano anche le prime Suore e novizie del ramo femminile dell’Istituto Mater Boni Consilii[18].


[1] C.G. Brown, Sedevacantism: A False Solution to a Real Problem, Angelus Press 2003, p.7

[2] Ivi, p.12ss.

[3] Cfr., qui e in seguito, G.Murro, La Vie de Monseigneur Guérard des Lauriers, Centro Librario Sodalitium 1988, passim

[4] R. Guérard Des Lauriers, Teologia di San Tommaso e Grazia Attuale, Etiolles 1945, passim e A. Guérard Des Lauriers, Teologia Storica e Sviluppo, Etiolles, 1946 passim

[5] R. Guérard Des Lauriers, Virgo Fidelis, Ed. Vaticana 1950 e G. Des Lauriers, Magnificat, Ed. Vaticana 1950

[6] R. Guérard Des Lauriers, L’Immacolata Concezione, Chiave dei Privilegi di Maria, Ed. Vaticana, 1955

[7] R. Guérard Des Lauriers, Il Fenomeno Umano del P. Teilhard de Chardin, Giustiniana 1954, passim e A. Guérard Des Lauriers, “La démarche du P. Teilhard de Chardin, réflexions d’ordre épistemologique” in “Divinitas”, III/1959, pp. 221-268

[8] Ad esempio in R. Guérard Des Lauriers, “Mater Ecclesiae”, in “Divinitas”, VIII/1964, pp.350-416 e in A. Guérard Des Lauriers, “La preuve de Dieu et les cinq voies”, in “Divinitas”, X/1966, pp. 5-229

[9] R. Guérard Des Lauriers,“Le Siège Apostolique est-il Vacant?”, Cahiers de Cassiciacum, n. 1, Association St. Herménégilde, Nizza 1979

[10] Per un’analisi più dettagliata e puntuale si veda: D. Sanborn, Il Papato Materiale, Centro Librario Sodalitium 2005, passim

[11] “Intervista a Mons. Guérard des Lauriers o.p.’’ in Sodalitium, XIII, 1987

[12] G. Pecci (SS. Leone XIII), Apostolicae Curae, Ed. Vaticana 1896

[13] G.M. Mastai Ferretti (SS. Pio IX), Quanta Cura, Ed. Vaticana, 1864

[14] R. Guérard Des Lauriers, La Via Regale. La Carità della Verità, Centro Librario Sodalitium 1985-2008, pp. 46ss.

[15] R.Bellarmino, De Romano Pontefice, II, 29 in Opera Omnia, Vol. II, Nabu Press 2010, pp.296ss.

[16] D. Sanborn, Citato, pp. 21ss

[17] “Intervista a Mons. Guérard des Lauriers o.p.’’ in Sodalitium, XIII, 1987

[18] Cfr. Sito ufficiale dell’Istituto: www.sodalitium.it

Segui Lawrence Sudbury:
Nato a Londra nel 1968 ma italiano di adozione, si laurea a 22 anni con il massimo dei voti in Lettere Moderne presso l'UCSC di Milano con una tesi sui rapporti tra cultura cabbalistica ebraica e cinematografia espressionista tedesca premiata in Senato dal Presidente Spadolini. Successivamente si occupa di cinema presso l'Istituto di Scienze dello Spettacolo dell'UCSC, pubblicando alcuni saggi ed articoli, si dedica all'insegnamento storico, ottiene un Master in Marketing a pieni voti e si specializza in pubblicità. Dal 2003 si interessa di storia e simbologia religiosa: nel 2006 pubblica Il Graal è dentro di noi, nel 2007 Non per mano d'uomo? e nel 2009 L’anima e la svastica. Nel 2008 ottiene, negli USA, "magna cum laude", un dottorato in Studi Religiosi a cui seguono un master in Studi Biblici e un Ph.D in Storia della Chiesa, con pubblicazione universitaria della tesi dottorale dal titolo Nicea: what it was, what it was not (2009). Collabora con riviste cartacee e telematiche (Hera, InStoria, Archeomedia) e portali tematici, è curatore della rubrica "BarBar" su www.storiamedievale.org e della rubrica "Viaggiatori del Sacro” su www.edicolaweb.net. Sito internet: http://www.lawrence.altervista.org.

2 Responses

  1. vincenzo russo
    | Rispondi

    La svolta modernista del Concilio Vaticano II è stata la causa della distruzione della Chiesa Cattolica di sempre.
    Pertanto il mondo occidentale, avendo perso l’amicizia di Dio, non ha più protezione morale e militare da tutti gli anticristi e falsi profeti delle false confessioni religiose di ogni tipo.
    Infatti l’occidente non essendo più, benedetto e fecondato dal vero cattolicesimo di sempre, geme sotto gli attacchi di tutti gli estremismi e di tutti i terrorismi religiosi e geopolitici.
    La colpa di tutto ciò è dei massoni modernisti e dei comunisti, che hanno invaso la chiesa Vaticana, così come era stato preannunciato dalla Madonna alla Salette prima, e a Fatima dopo.
    Se si fosse consacrata la Russia al sacro cuore di Maria il mondo sarebbe stato convertito e salvato da tutte le pene e da tutte le guerre, che ci hanno afflitto fin’ora e che continuano ad affliggerci.
    Ma la colpa di tutto ciò è anche dei cattolici tradizionalisti, i quali non hanno mai scomunicato la chiesa Vaticana, espellendola dalla vera Chiesa Cattolica, fin dal conclave del 1958. Quando fu prima eletto papa il cardinale conservatore Siri e poi questi fu costretto a dimettersi per fare posto all’antipapa comunista Giovanni XXIII.
    Pertanto io dico a tutti i cattolici tradizionalisti, perché si sveglino dalla loro accidia mortale:
    Visto che sapete bene, che il conciliabolo vaticano II è opera del diavolo modernista massonico e comunista.
    Il quale demonio ha creato proprio con esso conciliabolo, l’abominio della desolazione nel cuore del vaticano.
    Perché non comprendete anche di essere proprio voi tutti tradizionalisti e soprattutto voi padri lefebvriani, i veri eredi degli accidiosi padri del coetus internazionalis patrum, i quali non seppero difendere la vera fede antica durante il concilio?
    Si ve lo ripeto per l’ennesima volta : ”i veri responsabili dello spandersi di questa eresia del vaticano II, siete proprio voi tutti i tradizionalisti di ogni tipo e distinzione, ad eccezione forse dei soli sedevacantisti apocalittici”. In altre parole Voi tutti avete commesso peccato di omissione, così come è condannato da Gesù al capitolo 25 del vangelo di Matteo, laddove in contrasto con l’agire delle vergini sagge, si biasima l’accidia dei servi malvagi e infedeli.
    Infatti voi tutti tradizionalisti e soprattutto i lefebvriani vi beate di inutili diatribe epistolari con il vaticano, e non fate nulla per riprendere e completare il Concilio Vaticano I, per formulare il nuovo sillabo aggiornato come era allora intenzione di fare nella chiesa del 1958, per condannare lo spirito sincretista di Assisi, per scomunicare tutti questi falsi papa, sconfessandone la presunta santità attribuitagli dal Vaticano apostata e massone, e per indire un conclave per l’elezione di un vero papa cum dignitate.
    Ora li fuori c’è un mondo intero da convertire e battezzare, nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo e voi pensate solo alla messa in latino.
    La chiesa vaticana ha abbandonato tutti questi obblighi comandati da Cristo e secondo l’insegnamento massonico, propugna invece la comunione tra tutte le fedi dichiarandole tutte una via che conduce ugualmente a Dio.
    E voi tradizionalisti cosa fate? Non eleggete il vero Pietro cum dignitate, vero erede di Pio XII, non scomunicate la chiesa vaticana, ma vi gingillate intorno al solo problema della messa in latino.
    Magari chiedete pure al Vaticano di riammettervi in comunione con esso e il permesso di celebrare in latino. Non capite che i preti e i papa vaticanisti hanno nascosto queste profezie al mondo, perché accusavano proprio loro di eresia e annunciavano i loro peccati, la loro adesione alla massoneria, la loro apostasia, il loro tradimento contro Cristo?
    Non capite che in ogni tempo sono proprio e sempre i sacerdoti, che tradiscono Dio per primi?
    Ma andare a convertire, battezzare e amministrare i sacramenti, in modo, forma, sostanza e intenzioni conformi al vero cattolicesimo è impossibile senza un vero papa intronizzato.
    Anche Voi tradizionalisti dunque siete senza autorità impartita dall’alto, tanto quanto i preti del vaticano, seguaci del concilio vaticano II.
    Dio comanda di farle le cose da Lui ordinate e non solo di dirle in contrapposizione a chi le ha bandite, anche dai propri ordinamenti scritti e vissuti.
    Senza scomunicare il vaticano e l’antipapa, e senza eleggere il vero papa, non c’è alcuna Chiesa Cattolica efficientemente consacrata.
    La colpa di questa accidiosa condotta di dire, ma di non fare ciò che si conosce giusto è dei sacerdoti vaticanisti e tradizionalisti che siano. I preti temono per se stessi di dichiararsi non consacrati efficacemente e costretti alla disoccupazione. Sono aiutati a non prendere questa strada dai loro vescovi, anch’essi orgogliosi e superbi conduttori della baracca chiesuola sconsacrata. Questi alti prelati odiano scoprire di non essere loro i candidati a salvare il mondo. Tremano all’idea che le parole di Cristo, che annunciano che Satana non praevalebunt sulla Chiesa, saranno realizzate da Cristo stesso, dalla Madonna e dai due Testimoni che saranno resuscitati a tempo debito. Sanno ma nascondono, che Cristo interverrà personalmente per abbattere il falso profeta, (l’antipapa vaticano), e l’anticristo. Sanno ma nascondono che il non praevalebunt sarà quindi si realizzato, ma non da loro spretati e sconsacrati. Per questo motivo l’antipapa Giovanni XXIII odiò San Pio da Pietralcina, e nascose le profezie della Madonna, dicendo che non riguardavano il suo pontificato. Aveva in mente di salvare Lui il mondo, cambiando la Chiesa vera in una chiesuola politicamente corretta con il concilio apostata Vaticano II, gradito all’ Unione sovietica. I preti modernisti o conservatori che siano fingono tutti di non sapere più che la Chiesa di Cristo e composta di una parte visibile e di una parte invisibile, fatta di santi vivi e di santi morti.
    Pertanto non è al Vaticano che si applica il non praevalebunt, ma all’intero corpo mistico della Chiesa nel suo insieme visibile e invisibile
    Ovviamente ora si dovrebbero rimettere le cose di Dio in mano a Cristo, ma per fare ciò preti e vescovi si dovrebbero prima ridurre allo stato laicale, dichiararsi penitenti, sconfessare se stessi come prelati non più veramente in essere, e ammettere che la stessa messa in latino non ha alcun valore, senza che vi sia un vero Pietro eletto validamente dallo Spirito Santo.
    Attualmente siamo dunque tutti nel peccato di apostasia, sia che ci dichiariamo cattolici tradizionali, che cristiani seguaci del vaticano II.
    Pietro non c’è comunque per nessuno e siamo tutti invalidati a professare Cristo Salvatore e a predicare e battezzare nel suo nome.
    COSA FARE DUNQUE ORA PER ALLORA?
    -Si deve indire il continuo del Concilio Vaticano I.
    -Tutti si devono ridurre allo stato laicale, nessuno pensi più di essere un sacerdote validamente ordinato a meno di esserlo stato prima del 1958 e di essere fin da allora in dissenso manifesto, sia con i tradizionalisti ignavi, che con i vaticanisti apostati e scismatici.
    -Tale concilio deve dichiararsi Concilio dei cattolici laici, ancora fedeli alla tradizione professata dalla Vera Chiesa di Cristo, solo fino alla morte di Pio XII.
    -Successivamente al continuum del concilio Vaticano I si deve indire quindi il conclave per l’elezione di un vero papa cum dignitate, vero successore di Pio XII.
    Vi allego qui il mio manifesto cattolico, per ricordare le cose profetiche e storiche chieste nelle profezie bibliche e mariane e ciò che urge mettere in atto, ORA PER ALLORA.

  2. vincenzo russo
    | Rispondi

    Il manifesto della fede cattolica lo trovi sulla pagina web: http://www.webalice.it/iltachione come appendice separata della teoria unificata dell’Universo fisico e mentale, col suo proprio titolo e copertina a se stante, sul quale devi cliccare perché si apra il testo.

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