Sapienza sacra ed esperienze estatiche. L’aurora della Grecia

Sapienza sacraUna delle caratteristiche più rilevanti dell’arcaica religiosità ellenica è il dinamismo di tutta una serie di veggenti, incantatori e movimenti estatici in grado di incidere profondamente anche sulle forme spirituali che nelle varie città sostanziavano la vita del popolo greco. Col passare del tempo molte delle correnti spirituali fluite dal sostrato religioso più antico delle popolazioni elleniche si ridefiniscono, alcune addirittura spariscono, ma altre vengono assorbite nelle varie misteriosofie che emergevano con forza accanto alla religione olimpica.

Erano organismi spesso strutturati su articolate basi iniziatiche in grado di assimilare le variegate forme della spiritualità magmatica dei primordi e di muoversi con una vitalità che permetterà loro di perpetuarsi per molti secoli. Il
fondo mistico-religioso che ha sostanziato queste “molteplici correnti nelle quali sotto forma diversa si espresse l’agitata religiosità dell’età arcaica” (M. P. Nilsson) non può essere considerato alla stregua di un evento provvisorio, poco rilevante o addirittura estraneo alla religione olimpica. Al contrario, ha permeato in profondità l’intero modo ellenico di affrontare i problemi spirituali e addirittura questa particolare formulazione estatica può essere rinvenuta anche in molti aspetti dello stesso culto ufficiale reso alle grandi divinità delle numerose pōleis.

L’intento del presente libro è quello di mostrare le forme religiose che sostanziavano alcuni dei movimenti spirituali dei
primordi, quelli più caratterizzati da un fondamento estatico che nella successiva storia ellenica sembra essere stato offuscato e poi persino privato delle proprie basi rituali, ma che in qualche modo si è potuto conservare in molti mythologemi e in alcune importanti cerimonie sacre cittadine.

Considerato il ruolo assolutamente incomparabile svolto dai poeti e dai compositori in questa civiltà (un’opera di conservazione e di trasmissione del patrimonio tradizionale che solo con molta approssimazione si può definire “quasi-sacerdotale”), dapprima era necessario affrontare il problema delle ispirazioni divine e degli aedi sacri che tocca figure fondamentali come Omero, Esiodo o il più tardo Pindaro, ma la cui funzione complessiva ha costituito da sempre la base essenziale della formulazione dei molti miti e delle svariate leggende che hanno arricchito l’antica Grecia. Si tratta di capire come le arcaiche forme di veggenza, per molti aspetti persino assimilabili a quelle del mondo vedico quali affiorano nelle possenti figure dei suoi Rşi e dei suoi Kavi, si siano potute incanalare e precisare nel typus classico dell’Aedo, uno speciale cantore di poemi, miti e leggende, forse il vero erede di quei prōtoi thēologesāntes, “i primordiali thēologoi” di cui parlerà con ammirazione Aristotele, la speciale classe di sapienti vicinissimi a quegli “Antichi che erano più sapienti di noi, vivevano più vicini agli dèi e ci tramandarono una rivelazione” celebrati anche da Platone (Phil. 16d). Questo arcaico personaggio in grado di coniugare veggenza, ispirazione e canto è stato presentato dalla tradizione non solo come un aedo di corte, ma anche come uno xénos, uno ‘straniero-pellegrino’ che girovagava di corte in corte o di città in città e sostanziava con il proprio canto e con le narrazioni mitiche i molti sacrifici agli dèi, gli importanti rituali e i tanti agoni sacri.

Il testo si occupa poi delle più antiche scuole mediche strutturate ancor prima che la riforma di Ippocrate cominciasse a diventare operativa. In particolare, appaiono interessanti per il loro sostrato spirituale quella quantità di consorterie che hanno organizzato gli straordinari guaritori dei tempi andati resi celebri per i poteri eccezionali che si vantavano di possedere e la cui formulazione in ‘corpi sociali’ e consorterie ‘quasi-religiose’ molto chiuse appare strutturata attorno ad una forma tutta speciale di misteriosofia. Le loro metodologie terapeutiche che coniugavano sapientemente formule incantatorie, efficacissime pozioni ottenute da estratti di radici o di erbe e una capacità di azione curativa nella quale spesso venivano utilizzati anche i serpenti, mostrano di scaturire da un mondo arcano, lontano, primordiale. La realtà spirituale dalla quale fuoriuscivano questi guaritori mostra di aver saputo coniugare perizia tecnica e conoscenze magico-oracolari secondo una formulazione dottrinale che difficilmente può essere accostata alla razionale sintesi che trionferà nella più conosciuta medicina ippocratidèa quale veniva praticata nelle scuole ‘classiche’ ancora al tempo di Aristotele.

Accanto a questi venerati guaritori e alle loro esclusive corporazioni si trovano numerosi maghi, artigiani, fabbri e metallurghi che hanno avuto una rilevanza notevolissima non solo sul piano tecnico-operativo, ma anche su quello magico-religioso. Indizi vari mostrano una loro funzione sociale e un’influenza spirituale insospettata, persino capace di rivendicare una speciale ed enigmatica autorità sovrana che durante tutta l’età del bronzo ha consentito la loro autorevole presenza accanto ai re non solo in Grecia, ma anche in molte civiltà del Mediterraneo orientale. La forza persuasiva di questi artigiani e fabbri ha toccato vari piani ed è giunta sino ad incidere sulle modalità simboliche e tecnicopratiche che hanno sostanziato la stessa antichissima monetazione. Sono stati questi arcaici fabbri ad orientare il sostrato sacrale delle iniziali forme di scambio, molto prima che le città ormai pienamente democratiche e ‘laicizzate’ avocassero a sé il possesso delle miniere, poi la facoltà di estrarre i minerali o di manipolarli e, infine, il diritto di coniare le monete. Non solo, ma la sapienza tecnico-magica di questi straordinari “maestri delle fornaci” e “manipolatori del fuoco” per molti aspetti appare solidale con la speciale spiritualità che sostanziava le antiche corporazioni di tessitori, vasai e artigiani del legno. Si tratta di una complessa realtà sociale ricca di forme rituali culminanti persino in esperienze estatiche che scaturivano da un mondo primordiale di malcerta definizione. È una realtà sacra che a poco a poco finirà per essere ordinata all’interno di alcuni elementi del culto olimpico e riuscirà ad orientare persino i rituali di Hephaistos, quelli di Athena Ergāne e i tanti mythologemi che intendevano raffigurare questo speciale ciclo spirituale scaturito dalla medesima dimensione magico-rituale che aveva alimentato l’attività dei primordiali artigiani.

I restanti tre capitoli del libro affrontano il problema delle iniziazioni guerriere. Dapprima abbiamo studiato i rituali iniziatici secondo il modello sopravvissuto nei mythologemi di Teseo, Achille e Odisseo. Si è privilegiata la descrizione di queste figure di eroi perché il problema della fenomenologia iniziatica è più facilmente identificabile nei miti e nelle leggende che li concernono e dalle quali si possono arguire con chiarezza anche le forme spirituali che hanno vivificato gli stessi itinerari rituali e molti aspetti dell’attitudine eroica così caratteristica di tutte le popolazioni elleniche. Il tema si è poi dovuto allargare verso l’individuazione di alcune confraternite sacre tese ad ordinare i giovani guerrieri che in Grecia hanno sostanziato non solo questo tipo di aggregazioni militari, ma anche gli stessi rituali iniziatici che ne scandivano il ritmo vitale fino a costituire il loro veritiero elemento di forza e di dinamismo. Dietro il velo di alcune consorterie mitiche emerge con vigore la probabile realtà storica di talune confraternite guerriere che in Grecia si erano organizzate su basi misteriosofiche e si erano strutturate come i similari organismi che in età arcaica vigoreggiavano nel mondo vedico e in quello iranico. Si tratterebbe di “società di mistero” o “di culto” composte da giovani guerrieri assimilabili ai celebri Männerbünde, secondo la fortunata definizione di Stig Wikander che ha inteso ampliare verso l’Iran e l’India le precedenti indagini di Otto Höfler sulle similari confraternite giovanili fiorenti fra gli antichi Germani. La solidarietà fra guerrieri arcaici e confraternite sacre affiora da tutta una serie di fatti, dati, simboli e cerimonie che fanno di queste figure di Eroi un aspetto essenziale della spiritualità ellenica dei primordi.

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Il presente brano, pubblicato con il gentile consenso dell’Autore, costituisce la Presentazione del libro di Nuccio D’Anna Sapienza sacra ed esperienze estatiche. L’aurora della Grecia (Cenacolo Adytum, Trento 2014, pp. 300, € 25).

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