San Michele, l’arcangelo dell’Oriente

arcangelo-micheleLa Chiesa cattolica annovera un numero impressionante di santi e di beati oggetto di devozione popolare. La maggior parte di questi sono legati a culti locali, trasmessi nel tempo di generazione in generazione e contrassegnati da specifiche tradizioni e credenze, che fanno del singolo culto un che di specifico e irripetibile, strettamente connesso alla cultura popolare di cui sono, molto spesso, la manifestazione più genuina.

Vi sono però alcuni santi che hanno una posizione di assoluto rilievo all’interno delle gerarchie celesti, al punto che anche la Chiesa riconosce loro apertamente un primato e una rilevanza particolari. A questo stretto novero appartiene certamente San Michele, uno degli unici tre arcangeli di cui si conosca il nome (con Gabriele e Raffaele), che in aramaico significa “Chi è come Dio?”. Si tratta evidentemente di una domanda retorica che presuppone la risposta: nessuno. Ecco dunque il grido di battaglia – il nome, appunto – con cui San Michele debellò Lucifero e gli angeli suoi seguaci. Per queste sue gesta spesso viene rappresentato con una spada infuocata o nell’atto di sottomettere un drago, manifestazione del demonio. Un altro suo attributo è la bilancia, con la quale pesa le azioni buone e quelle malvagie dei defunti.

Il culto micaelico è di origine antichissima (e precristiana), e diffuso particolarmente in Oriente. Il controverso imperatore Costantino volle dotare la città che portava il suo nome, e che sarebbe divenuta capitale della romanità bizantina, del primo santuario dedicato a Michele, il Michaelion. Nel volgere di breve tempo il culto di Michele si diffuse, e mentre nel VI secolo a Costantinopoli le chiese dedicate a San Michele erano ormai una decina, nel IX secolo erano divenute addirittura trenta.

Gilles Jeanguenin, San Michele Durante tutto il corso dell’alto medioevo il culto micaelico si diffonde a macchia d’olio nel mondo di cultura romana, spesso travalicandone anche i confini. A Roma la prima chiesa dedicata all’arcangelo risale al 494; già nel corso del IV secolo il culto è diffuso a Milano, Piacenza, Genova, Ravenna, Venezia e Spoleto, come testimoniano le primissime chiese dedicategli in quell’epoca. Sono però soprattutto tre luoghi a legarsi indissolubilmente al Santo: un santuario in una grotta sul monte Gargano, luogo di tre leggendarie apparizioni (tramandateci da un testo medievale intitolato Liber de apparitione sancti Michaelis in monte Gargano); una grotta sul monte Tancia, che era stata un luogo pagano e che i Longobardi dedicarono a Michele nel VII secolo; e il celeberrimo e meraviglioso Mont-Saint-Michel in Normandia, ove secondo la leggenda il santo apparve per la prima volta il 16 ottobre 708. “Da Roma e dall’Italia meridionale la devozione all’arcangelo si diffuse verso l’Est in epoca carolingia, lungo l’itinerario dei monaci celti fino alle Alpi bavaresi, di cui i santuari dedicati a san Michele occupano le cime”, scrive Gilles Jeanguenin, autore di un recente saggio intitolato San Michele. Il principe degli angeli.

Dal libro si apprendono inoltre molte altre interessanti notizie: esso è un sostanzioso compendio di dati biblici, teologici, liturgici e storiografici. Festeggiato prevalentemente il 29 settembre, San Michele è peraltro oggetto di svariati culti locali legati a diverse ricorrenze calendariali. A testimonianza della diffusione del suo culto sta tra l’altro il fatto che egli è protettore nazionale della Germania, patrono delle città di Bruxelles, Jena, Andernach, Colmar, Saragozza e molte altre. In Italia sono 60 le località di cui è patrono; tra queste Caserta, Cuneo, Albenga, Alghero e Vasto.

Alfredo Cattabiani, Santi d'Italia (2 vol.) Si tratta senza dubbio di un santo sui generis, per le caratteristiche guerriere che lo contraddistinguono: è un santo tipicamente “militare” (sebbene in Italia sia curiosamente patrono anche delle forze di polizia, che militari non sono più da tempo). Un inno liturgico in suo onore recita, tra l’altro: “Per la tua gloria milita questa armata di principi che si contano a migliaia / alla sua testa Michele, vincitore, spiega la Croce, vessillifero della salvezza / È lui che precipita nelle profondità dell’inferno il crudele dragone / è lui che dall’alto del cielo fulmina quest’empio capo con i suoi seguaci ribelli / Marciamo dietro ai passi di così nobile condottiero…”.

Pare davvero il tributo di uno spirito medievale a una sorta di Sigfrido cristiano.

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Pubblicato col titolo San Michele, dall’Oriente all’Europa sul quotidiano La Padania il 29 ottobre 2003.

Gilles Jeanguenin, San Michele. Il principe degli angeli, Jaca Book, Milano 2003, pp. 64, € 7,00.

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Alberto Lombardo è stato tra i fondatori del Centro Studi La Runa e ha curato negli anni passati la pubblicazione di Algiza e dei libri pubblicati dall'associazione. Attualmente aggiorna il blog Huginn e Muninn, sul quale è pubblicata una sua più ampia scheda di presentazione.

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