J.R.R. Tolkien, la storia infinita

tolkienSono usciti recentemente due libri importanti su J.R.R. Tolkien e Il Signore degli Anelli: il primo è a cura di Gianfranco de Turris, tra i massimi esperti di esoterismo in Italia, il secondo a firma dei due enfant-prodige del libertarismo padano, Carlo Stagnaro e Alberto Mingardi (che si abbeverano alle “ulmiche” acque natali, l’uno del Tigullio e l’altro del Lario), due lettori entusiasti dello scrittore inglese fin dalla pubertà. Non solo l’approccio dei volumi è molto diverso ma in certi casi l’interpretazione di Tolkien risulta decisamente antitetica. “Albero” di Tolkien proposto da Gianfranco De Turris (edizioni Larcher) raccoglie contributi di vario genere che si concentrano soprattutto sul simbolismo usato dal Nostro ma, specie nella seconda parte, cercano di fare il punto anche sul rapporto tra Tolkien e le arti, dalla musica, al fumetto e al cinema (da segnalare tra l’altro il bell’intervento di Marco Respinti, redattore del Domenicale, sulle vere fonti letterarie dello scrittore inglese). Preziosissime, sulla base dell’esperienza specifica, le prospettive proposte nei loro contributi da Paolo Paron e Adolfo Morganti, protagonisti della Società Tolkeniana, rispettivamente impegnati a chiarire i concetti di Viaggio e di Regalità Sacra.

albero-di-tolkien E’ lo stesso studioso ausonico a sottolineare l’aspetto più importante della mitologia tolkeniana, sia nell’introduzione che nel contributo intitolato “Tra tradizione e modernità”. La Terra di mezzo sarebbe soprattutto un mondo alternativo alla dilagante tecnocrazia del Ventesimo secolo, colla volontà di contrapporre a quest’ultima un Mito, inteso come summa di miti nordici adattato alla modernità. L’Inghilterra stessa era priva di miti e aveva bisogno di miti in chiave di narrativa moderna. La guerra dell’anello diventa così l’epopea del contrasto tra potere e Divinità. Non è possibile peraltro secondo De Turris dare un’interpretazione politica alla saga, ma solo metapolitica: ogni presunto riferimento all’attualità dei totalitarismi contemporanei è da respingersi con risolutezza. Si tratta invece di un inno al riscatto della Natura rispetto alla Scienza. Uno dei quesiti che di solito il lettore si pone riguarda anche quale tipo di religiosità avesse in mente il Nostro. A questo proposito è Alberto Lombardo, giovane acculturatissimo e brillante studioso di tradizione e simbologia a darci una dritta: l’humus secondo lui è nettamente politeistico, va quindi rigettata l’ipotesi del monoteismo cattolico che emergerebbe da Il Signore degli Anelli, la cui figura corrisponderebbe secondo taluni allo stesso Satana, da combattere decisamente in chiave cristiana. In realtà, spiega Lombardo, l’intera opera tolkieniana trasuda di paganesimo celtogermanico, con riferimenti all’origine degli dei e del mondo e soprattutto al cosmo inteso come insieme di vari “livelli di creazione”, dagli animali agli elfi, dai nani ai semidei… sono infine assenti il sentimento del peccato e della colpa.

dizionario-delluniverso-di-tolkienDi orientamento esegetico completamente opposto lo sforzo di Carlo Stagnaro in La verità su Tolkien (edizioni Liberal), a partire dalla appassionata introduzione dei due vulcanici libertari: «E’ un cattolico tutto d’un pezzo… metteva l’uomo al centro del mondo, in virtù del privilegio… essere creato a immagine e somiglianza di Dio. Ma il merito maggiore del lavoro dei due sta nell’aver dimostrato che Tolkien poco ha a che fare con la destra estrema. Non è facile far dimenticare i campi “Hobbit” dei neofascisti e tuttora la sinistra ha buon gioco a far passare il tolkienismo negativo come figlio del satana dotato di manganello e quello positivo ecologista ante litteram. Capitoli come Il Medio Evo della Terra di mezzo e Un’epica cristiana chiariscono invece la vera natura dell’impegno letterario del padre degli Hobbit.

Tra le osservazioni più interessanti di Mingardi e Stagnaro la scoperta dell’analogia tra Il Signore degli Anelli ed I Promessi Sposi (pag. 127). Da segnalare infine la ricchissima bibliografia alla fine del libro. La vera opzione cultural-politica di Tolkien sarebbe secondo gli autori quella del libertarismo; prova ne risulterebbe il panorama offerto dalla stessa Terra di mezzo: «unita nella storia, vicina nel destino, eppure splendidamente divisa in stirpi e realtà diverse, cui sarebbe impensabile l’imposizione di un’unica legge».

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Tratto da La Padania del 14 settembre 2004.

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