Le radici dell’Europa

Adriano Scianca

Adriano Scianca, nato nel 1980 a Orvieto (TR), è laureato in filosofia presso l'Università La Sapienza di Roma. Si occupa di attualità culturale, dinamiche sociologiche e pensiero postmoderno in varie testate web o cartacee. Cura una rubrica settimanale sul quotidiano Il Secolo d’Italia. Ha recentemente curato presso Settimo Sigillo il libro-intervista a Stefano Vaj intitolato Dove va la biopolitica?. Scrive o ha scritto articoli per riviste come Charta Minuta, Divenire, Orion, Letteratura-Tradizione, Eurasia, Italicum, Margini, Occidentale, L'Officina. Suoi articoli sono stati tradotti in spagnolo e pubblicati su riviste come Tierra y Pueblo e Disidencias. E’ redattore della rivista web Il Fondo, diretta da Miro Renzaglia.

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Una risposta

  1. Trombini Ivone (masc ha detto:

    EUROPA,

    LE SUE VERE RADICI

    E JOSÉ ORTEGA Y GASSET

    Definiamo innanzi tutto la radice: “Parte di solito infissa nel terreno dal quale trae alimento mediante gli appositi apparati di cui è provvista”. Qualcun’altro dice: “È l’organo generalmente destinato ad approfondirsi nel terreno, dove svolge funzioni di vario tipo, tra le quali le più impor tanti sono: fissazione di tutta la pianta, assorbimento delle acque e dei sali minerali, accumulo di sostanze di riserva”. La radice, quindi, differenzia un prodotto da tutti gli altri.

    Cercare di attribuirsi meriti che spettano ad altri è senz’altro un’operazione eticamente squa lificante ed i credenti possono anche considerarla un peccato, forse non mortale, ma almeno ve niale sì.

    Questo sussiste anche quando quello che si vuole attribuire a sé stessi sono radici, e quando le radici sono quelle di tutto un continente i cui frutti si sono poi estesi anche in almeno altri tre continenti —le Americhe e l’Australia— la colpa ed il peccato assumono una consistenza maggiore.

    Cercherò di spiegare quali siano le vere radici dell’Europa riferendo quanto nel 1908, quan do aveva appena venticinque anni di età, José Ortega y Gasset —uno dei maggiori pensatori del ‘900, autore tra l’altro di Spagna invertebrata— scriveva su El Imparcial. E non era in polemica con qualcuno che cercava di appropriarsi di radici altrui ma cercava soltanto di stimolare in tutti i modi i suoi connazionali ad uscire da quell’inveterato tradizionalismo nel quale pigramente vive va la società spagnola che dopo il suo Secolo d’Oro, il secolo XVI per la Spagna, non aveva pro dotto niente che avesse una consistente valenza esistenziale. Ortega approfitta di un’Assemblea per il progresso delle scienze che auspicava l’entrata della Spagna nello spirito della civiltà euro pea per esprimere il suo pensiero su cosa sia l’Europa oltre che un’espressione geografica, su co sa significhi essere europei.

    E qui trascrivo il suo pensiero, lucidissimo ed irrefutabile perché non credo sia possibile con trapporgli un ragionamento più valido.

    Europa, essere europei vuol dire semplicemente non essere Asia, non essere Africa; non essere asiatici e non essere africani, continenti nei quali la vita è stata, ed ancora è, profonda mente differente da quella europea.

    ¿ A che cosa è dovuta questa differenza? Questa differenza è la SCIENZA. Ortega dice: “Europa=SCIENZA. Ogni altra cosa è comune con il resto del pianeta”.

    L’Europa ha avuto la scienza che invece è mancata al resto del pianeta. Il percorso per spie gare quest’affermazione è il seguente: ROMA ha conquistato la GRECIA ed è rimasta conquistata dalla sua cultura che ha portato a Roma adattandola alla propria indole. La cultura greca era il pensiero; Socrate ed il pensiero greco ci hanno portato due cose: la definizione ed il metodo in duttivo che messe insieme costituiscono la scienza. Centocinquanta anni prima di Gesù, nella ca sa di Scipione Emiliano si parlava greco. Le benestanti famiglie romane dell’epoca avevano al lo ro servizio collabotori provenienti dal mondo ellenico che trasfondevano nella società romana la cultura frutto del pensiero greco. Quello che differenzia l’Europa —sorta sulle ceneri dell’Im pero romano— dagli altri continenti allora noti è dunque la SCIENZA, non le religioni. Gli altri continenti sono rimasti soltanto con le religioni, tutte meritevoli della massima stima. Si tenga presente che Confucio ha detto cinquecento anni prima di Gesù molte cose che poi ha det to anche Gesù che ritentengo non fosse stato a conoscenza di quello che prima di lui aveva det to Confucio.

    Il cristianesimo, venuto dopo, ha piantato sue solide radici in un’Europa che ave va già scelto la via della RAGIONE, e si è abbarbicato a queste radici europee, riuscen do anche a dissecare qualche suo filamento e dedicandosi con molto zelo a cercare di dissecarne tanti altri: si pensi a cosa è successo a Galileo ed a troppe altre cose, ad esempio l’ignominia delle Crociate. Se le radici dell’Europa fossero state cristiane non avrebbe cer to trionfato la scienza e quindi avremmo seguito più o meno il cammino delle civiltà asiatiche ed africane, avremmo cioè limitato il nostro ambito vitale alla religione, e so no invece convinto che siano estremamente contenti che sia stata scelta la ragione tutti gli euro pei —anche quelli che per cercare il voto politico dei cristiani e l’appoggio del clero esprimono ogni tanto il loro straziante rammarico per la mancata attribuzione al cristianesimo delle radici dell’Europa nella sua Costituzione—. E qui si potrebbero fare tante osservazioni sull’atteggiamen to del cristianesimo nei confronti della scienza sia nel passato che nel presente.

    Forse l’atto di maggior grandezza che si possa attribuire a Giovanni Paolo II è l’aver chiesto perdono per le passate nefandezze perché, come ancora José Ortega y Gasset dice da qualche parte: “Per riconoscere un proprio errore è necessario un minimo di grandezza”.

    In definitiva, il seme che ha dato vita alle radici dell’Europa, creando quindi la base su cui poggia la sua cultura e la sua vita, è anteriore al cristianesimo. Dopo, il cristiane simo ha piantato le sue radici nell’humus creatosi attorno a quel seme primordiale.

    L’Africa e l’Asia stanno scoprendo adesso (salvo il Giappone che ha iniziato un secolo fa) i be nefici della forma di vita europea e per uscire dalla loro arretratezza materiale non sono ricorsi ad una religione estranea, perché ne hanno sempre avute a sufficienza, ma alla SCIENZA figlia del pensiero greco e madre della tecnica che tanto beneficio ha apportato ai popoli dell’Europa e del mondo occidentale in genere che da essa derivano. Non è certo per caso che tutte le parole riguardanti la scienza derivano dal greco. In Europa, ed anche nei continenti popolati dagli euro pei, sono avvenute tutte quelle scoperte ed invenzioni che hanno reso molto più facile la vita del l’umanità. Certo, dopo si può discutere anche dell’apporto del cristianesimo nella vita dei popoli europei. Ci saranno da rilevare senz’altro esiti positivi ma non si dovranno scordare quelli negati vi ed i limiti, imposti soprattutto dalla natura umana, pensando alla possibilità dell’esistenza di un Hitler —i cui soldati, pur dopo quasi duemila anni di cristianesimo, portando scritto sul cintu rone DIO È CON NOI hanno provocato circa 50.000.000 di morti contando anche i sei milioni di ebrei sterminati nei campi di concentramento— ed uno Stalin che si era addirittura formato an che in un seminario cristiano. Non voglio certo dare al cristianesimo la colpa di questi due casi estremi ma soltanto rilevare i limiti dei suoi benefici. Questo nulla toglie a Gesù che è stato senza dubbio uno dei più grandi, e forse il più grande, essere umano apparso sulla terra.

    Non avrei scritto tutto questo se non ci fosse quel continuo piagnucolio sulla mancata attri buzione al cristianesimo delle radici europee perché è importante che di questo studio sulle radi ci dell’Europa siano messe al corrente anche le persone che non si dedicano a letture impegnati ve come sono considerate quelle di un filosofo —e Ortega è soprattutto un impareggiabile saggi sta che ha riversato negli articoli per i giornali e nei saggi il suo pensiero dedicato alla vita del l’uomo (tema fondamentale della sua filosofia è il Prospettivismo e la Razon vital, cioè la ragione che si preoccupa soprattutto della vita dell’uomo).

    ivone.trombini@libero.it

    Via Duca d’Aosta, 65 –34170 Gorizia (I)

    Tel. 0481.535.793

    non studioso dell’opera di Ortega

    ma appassionato lettore della sua

    impareggiabile saggistica

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