Quella rivoluzione fatta dai soldati

Ernst von Salomon (Kiel, 25 settembre 1902 – Stoeckte, 9 agosto 1972)
Ernst von Salomon (Kiel, 25 settembre 1902 – Stoeckte, 9 agosto 1972)

Adriano Romualdi nel suo testo sulla Rivoluzione Conservatrice tedesca aveva identificato nel multiforme mondo ideologico e culturale sviluppatosi tra il 1918 e il 1932 i prodromi di quanto di lì a poco sarebbe accaduto sul piano politico in Germania. La sconfitta bellica e il trattato di Versailles avevano privato il Reich di alcuni territori orientali e avevano imposto l’umiliante occupazione di alcune regioni occidentali. Ciò a cui puntavano Francia e Inghilterra con la pace firmata nel 1918 era la creazione di un centro Europa molle, sfaldato e incapace di contrastare le politica estera e gli interessi delle nazioni vincitrici. Dopotutto l’Italia non era in una situazione troppo diversa.

L’importanza culturale e politica delle tendenze operanti in quegli anni vivaci è stata per altro sottolineata anche dal filosofo Giorgio Locchi (Definizioni, SEB, anche on line), il quale ha voluto evidenziare come fu proprio da una situazione caotica e multiforme che alla fine si creò una sorta di sintesi politica in grado di governare il paese.

Uno dei grandi protagonisti del dopo guerra tedesco e autore fondamentale per chi si interessi di cultura non conformista è Ernst von Salomon, conosciuto in Italia per il suo bellissimo libro I Proscritti. A fornire un ulteriore strumento di approfondimento ci pensano oggi le Ritter Edizioni con la pubblicazione del saggio Freikorps, Lo spirito dei Corpi Franchi (16 euro, 120pp.) agile libretto che ripercorre le vicende che videro impegnati numerosissimi soldati nazionalisti tedeschi ai confini della patria e all’interno, col solo scopo di salvare l’unità del Reich e difenderne l’integrità politica e territoriale. L’autore mette in luce la visione politica composita e spesso imprecisa dei Corpi Franchi, formati da uomini pronti al combattimento e mossi da un forte istinto di rivalsa, ma poco interessati alla costruzione di un progetto politico di largo respiro. «L’immagine di questi corpi è un caleidoscopio; erano disseminati su tutto il territorio del Reich e compivano le missioni più disparate». Fu così che la debole e decadente Repubblica di Weimar impiegò in modo non sempre ufficiale e limpido questi manipoli di combattenti ovunque ve ne fosse la necessità. Involontariamente e senza darsene troppo pensiero, furono proprio i soldati nazionalisti a tutelare il governo affarista del dopoguerra, pure avversandolo apertamente. Ciò che li spinse al sacrificio, nonostante tutto, era l’amore per la nazione ferita e minacciata.

Von Salomon narra le lotte che infiammarono i confini orientali del Reich dalla Prussia, alla Curlandia fino alla Lettonia, dove furono i volontari nazionalisti a proteggere le comunità di tedeschi ancora presenti e a contrastare l’avanzata dei bolscevichi. «Quelle compagnie tenevano testa, dando fastidio ovunque con battaglie continue e senza nome, dal mar Baltico all’Alta Slesia, sulle vaste pianure e nelle fitte foreste, combattendo per ogni casa, per ogni sinuosità del terreno, e l’uomo, che era ancora più grande del suo destino, ricostruiva sistematicamente la linea di difesa: l’avanzata più ardita e disperata del dopoguerra tedesco aveva inizio». Ai confini orientali, a causa dell’intervento inglese e per il lassismo di Weimar, si posero i semi delle rivalità future tra Polonia e Germania.

Rimpatriati, i Freikorps vennero reinseriti nelle forze di ordine pubblico col compito di bloccare le ribellioni che qua è là divampavanoin tutto il Paese. Ma molti accorsero anche ad Occidente, nelle zone di occupazione francese, dove contrastarono con una vera e propria guerriglia l’avvilente presenza straniera. Quando nel 1924 i combattimenti cessarono e i soldati erano stati già da tempo abbandonati dal potere centrale, la lotta cambiò forma, ma proseguì. Si precisarono i contorni di una battaglia che ben presto divenne anche politica e che si compose di molteplici “Leghe nazionali”, associazioni, movimenti e partiti in cui confluirono molti appartenenti ai Freikorps.

«Nulla doveva essere più temibile del fatto che non rientrassero più in scena come intermediari di un potere, bensì come potere stesso, un potere tra molti altri, ma dotato di un’audacia guerriera».

Nati nel caos delle trincee della Grande Guerra, temprati nelle confuse battaglie del dopoguerra, i volontari prepararono il terreno per una rivoluzione che potesse riscattare l’onore e la dignità della Germania. Rivendicarono la volontà imperialista di riconquista e la necessità di fare piazza pulita di affaristi e traditori di ogni risma. Questa è la storia di Ernst von Salomon e di chi, come lui, scelse di lottare per le proprie idee.

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Tratto da Linea del 23 febbraio 2011.

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Nato nel 1984 a Belluno. Specializzando in Filosofia con una tesi su Oswald Spengler e Martin Heidegger. Collabora con il Secolo d'Italia, Letteratura-Tradizione e Divenire, rivista dell'Associazione Italiana Transumanisti. Ha tradotto e curato il saggio di Guillaume Faye su Heidegger, Per farla finita col nichilismo.

3 Risposte

  1. Giovanni
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    Nel libro "I proscritti" una figura che spicca è quella titanica incarnata da Erwin Kern, un uomo che le idee le aveva chiarissime

  2. Mountcòcch&eg
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    1. "rivoluzione dei soldati" suona golpe fatto dai militari di leva in sudamerica. "soldato" è quasi offensivo e sicuramente sminuisce i Freikorps (che sono sempre esistiti nel mondo tedesco). Non si tratta di esercito di stato moderno che prende il soldo, si va ben oltre il proprio dovere.

    Inoltre, ben diversamente dagli eserciti moderni "bancari", il comandante era il miglior soldato e il più carismatico, spesso un ufficiale inferiore o sottufficiale sulla carta, che veniva incoronato all'unisono dal primo nucleo del Corpo Franco, in una """""democrazia"""" scandinava" o Althing propria della civilizzazione bianca e molto lontana da forme totalizzanti di origine asiatica.

    2. I Freikorps in questione non sono mai stati abbandonati veramente dalla Germania, che non è quella post-1968.

    3. Gli stessi Freikorps sono abbondamentemente socialdemocratici in un epoca in qui la socialdemocrazia era nazionalsocialdemocrazia, Noske è l'uomo di ferro della situazione, dietro alla regia degli attacchi più spericolati, oggi sarebbe definito dalla plebe "nazifascista". Schumacher nel 1945 gli dirà "scordati di pensare a una carriera nella nuova SPD".

    4. Non vi è mai stata una volontà imperialista e di conquista nei Freikorps, che nè nell'ideologia nè nelle possibilità materiali potevano aspirare ad essa. I Freikorps sono un dovere civico di "buoni tedeschi", con uno spontaneismo trasversale che poche etnie fuori dalla Germania conoscono, sulla base di manifesti fatti in casa dalla scritta "chi ama la tal città si arruoli nel corpo franco X".

  3. Mountcòcch&eg
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    Una rivoluzione (e non eversione conservatrice dall'interno) è quella nazionalsocialista, sia in senso etico che in ogni singolo campo. Non così può esserlo l'esperienza (continuata da 1000 anni) dei corpi franchi che difendono semolicemente la propria terra e i proprio confini.

    In questo senso, si può indicare come rivoluzione quella dei francesi e degli scandinavi che si battono a Berlino nel 1945.

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