Quel grande punto interrogativo di nome William Shakespeare

Francesco Lamendola

Francesco Lamendola, laureato in Lettere e Filosofia, insegna in un liceo di Pieve di Soligo, di cui è stato più volte vice-preside. Si è dedicato in passato alla pittura e alla fotografia, con diverse mostre personali e collettive. Ha pubblicato una decina di libri e oltre cento articoli per svariate riviste. Tiene da anni pubbliche conferenze, oltre che per varie Amministrazioni comunali, per Associazioni culturali come l'Ateneo di Treviso, l'Istituto per la Storia del Risorgimento; la Società "Dante Alighieri"; l'"Alliance Française"; L'Associazione Eco-Filosofica; la Fondazione "Luigi Stefanini". E' il presidente della Libera Associazione Musicale "W.A. Mozart" di Santa Lucia di Piave e si è occupato di studi sulla figura e l'opera di J. S. Bach.

Potrebbero interessarti anche...

5 Risposte

  1. Pietro ha detto:

    Mi piacerebbe sapere il pensiero di kenneth branagh e se ha intenzione di regalarci un opera a proposito
    Incredibile la storia di de vere nel anonymus , ma poco convincente nell,analogia della sua vita con le opere di shake-peare

  2. mosley ha detto:

    Sfortunatamente tutti gli interrogativi espressi sono spiegabili, ma proprio tutti. E’ possibile che Shakespeare fosse una sola altra persona, ma non in base a questi soliti “indizi”. In merito all´analfabetismo, di una donna poi, si legga Massimo Fini “La ragione aveva torto” e il significato dell`analfabetismo nell`antico regime. Paradossali le sviste di chi si picca di essere tradizionalista. Ogni singola personalita’ italiana dei secoli in cui si facevano le lingue contemporanee veniva scritta con varie e diverse forme, il paragone con i nostri tempi e’ incredibile. In secondo luogo, ma visto che siamo in Italia, dove non ci sono certo molti poliglotti, chiunque conosca qualche lingua sa che specialmente in inglese, ma anche in tedesco, la trascrizione e’ praticamente affidata al caso a meno che la persona non si conosca bene (Osborne e Osbourne, stessa dizione plausibile poi per Hitler e Hieddler e Hietler e Hüddler). Diversamente si puö dire di tutto, anche convincente (e impossibile allo stesso tempo) che Shakespeare fosse il napoletanissimo Guglielmo Scrollalanza, ma qui siamo nel tabloid, o in RAI

  3. mosley ha detto:

    l´inglese si stava facendo, ben piu’ del fiorentino, nello scontro-incontro tra il vecchio anglosassone e il franco-normanno, senza dimenticare il sostrato celtico e il latino globish (global english) dell`epoca.
    PS: voleva essere: “ma visto che siamo in Italia (…) non conta dal momento che…”.
    Per il resto degli artisti e scrittori (NON guide spirituali) con difetti in campo economico, ecc….che stranezza…

  4. mosley ha detto:

    che il “guantaio di Stratford-on-Avon” non possa essere il vero autore delle opere che “certamente appartengono ad una personalità artistica dalla statura gigantesca” e’ un ragionamento che non appartiene ai secoli in questione, assolutamente inter-classisti, se vogliamo !! “indeuropei” e di alta mobilitä sociale assoluta. Oppure si tratta banalmente di una mentalitä “Vomero vs. Quartieri Spagnoli” (ma potrebbe anche riguardare altri lidi) che non appartiene ad altre terre. Non solo M. Fini ma tutti i vari qualificati in merito sanno che il classismo industrial-borghese non esisteva, (il “monarchismo” contemporaneo e’ cameriere della borghesia industriale finaziaria). I Carlo Magno sposavano la figlia del mugnaio, e gli analfabeti avevano la cultura di un poeta, acculturati oralmente da una serie di possibilita’ che oggi non siamo neanche in grado di immaginare. Tutti condividevano la stessa cultura, la stessa civilta’ e lo stesso sentire. Si era lontani dal bracciante o dall`operaio che venivano allontanati dalla tavola dei padroni.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *