Polizia ideologica

Gianfranco de Turris

Giornalista, vicedirettore della cultura per il giornale radio RAI, saggista ed esperto di letteratura fantastica, curatore di libri, collane editoriali, riviste, case editrici. E’ stato per molti anni presidente, e successivamente segretario, della Fondazione Julius Evola.

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Una risposta

  1. fabio ha detto:

    Interessante l’articolo di Gianfranco De Turris e foriero di innumerevoli riflessioni sul tempo che stiamo vivendo. Non ho nè risposte nè ricette da proporre a proposito ma credo che in buona parte si tratti del fatto che questo paese non ha mai fatto veramente i conti con la propria storia. Del resto è anche opportuno affermare che i conti con la storia si fanno quando ci si attrezza adeguatamente per poterli fare, cioè, si cresce, o almeno, si tenta di crescere culturalmente. Continuare a mantenere in piedi un dualismo ideologico per il quale da una parte stava tutto il bene e dall’altra tutto il male è ottuso, falso e, soprattutto, facile; le banalizzazioni non richiedono nè acume nè cultura. Alcuni intellettuali, Pansa, per citarne uno, hanno provato a proporre altre chiavi di lettura della storia contemporanea con libri come “Il sangue dei vinti” ma abbiamo visto quali siano state le reazioni da parte di una certa sinistra. Quanto a Flores D’Arcais, di cui non ne ho mai apprezzato il pensiero e le posizioni, non credo sia la persona giusta dalla quale aspettarsi un barlume di obbiettività rispetto ai temi in questione. Il fascismo molto spesso viene tirato in ballo a vanvera, costituisce l’invocazione di chi non ha argomenti politicamente validi per sostenere il confronto con i grandi problemi dell’attualità e, non di meno, sa poco anche del comunismo. Siamo in un’epoca di improvvisati che rimasticano argomentazioni vecchie e semplicistiche ma comode. A mio modesto giudizio la sinistra attuale ha un disperato bisogno di rispolverare il vecchio fascio perchè solo così riesce a ritrovare un minimo di identità, l’unione contro qualcosa o qualcuno è l’unico argomento che, oggi, tiene o tenta di tenere insieme questa cosa che si chiama PD e quant’altro. Per vent’anni la sinistra italiana ha confuso la “Politica” con la guerra a Berlusconi. La sinistra ha perso la sua identità ma la sua natura rimane quella inscritta nel DNA dell’ideologia comunista che non è riformista ma di lotta e rivoluzionaria. Se la sinistra perde il nemico di turno si accanisce contro se stessa, come un sistema immunitario impazzito. Può darsi che anche questa sia una semplificazione ma quello che sta accadendo nel PD tra ex rottamatori ed ex rottamati dà da pensare. Il fascismo, per il quale non ho nessuna simpatia, è parte integrante della nostra storia, che ci piaccia o no e, come tale, è da considerarsi come un parto della nostra cultura, nel senso antropologico del termine. Renzo De Felice, grande studioso del fascismo, affermò che il più grande lascito del fascismo è stato l’antifascismo( perdonatemi l’eventuale imprecisione letteraria). L’italiano ha semplificato, piegato alle proprie convenienze e sostenuto in maniera squilibrata, violenta e irrazionale il primo come il secondo. Personalmente, sono portato a pensare che se in questo paese vige ancora un barlume di democrazia (lo dico sapendo quanto sia discutibile sostenerlo) è grazie solo all’architettura costituzionale imbastita dai Padri Costituenti della nostra Costituzione. Se è vero che Essa limita la prassi decisionistica del Parlamento e dell’Esegutivo è altrettanto vero che tale equilibrio fondato proprio sui limiti ci mette al riparo da cose peggiori. In una Nazione nella quale il senso della collettività e della Cosa Pubblica è così scarso (vedi livelli di corruzione) ci andrei piano con la manica larga del potere. A me, ad esempio, non sembra opportuno che un Presidente del Senato in carica fondi partiti e/o si schieri nell’agone politico come sta avvenendo adesso. Per concludere: l’anti politica è anche figlia della mancanza di cultura, tuttavia, la politica ufficiale condotta da ignoranti, nani e ballerine è già, di per sè l’antitesi della politica.

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