Pianificare la società multietnica vuol dire pianificare la catastrofe

Francesco Lamendola

Francesco Lamendola, laureato in Lettere e Filosofia, insegna in un liceo di Pieve di Soligo, di cui è stato più volte vice-preside. Si è dedicato in passato alla pittura e alla fotografia, con diverse mostre personali e collettive. Ha pubblicato una decina di libri e oltre cento articoli per svariate riviste. Tiene da anni pubbliche conferenze, oltre che per varie Amministrazioni comunali, per Associazioni culturali come l'Ateneo di Treviso, l'Istituto per la Storia del Risorgimento; la Società "Dante Alighieri"; l'"Alliance Française"; L'Associazione Eco-Filosofica; la Fondazione "Luigi Stefanini". E' il presidente della Libera Associazione Musicale "W.A. Mozart" di Santa Lucia di Piave e si è occupato di studi sulla figura e l'opera di J. S. Bach.

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6 Risposte

  1. Nicola Andreini ha detto:

    Ottimo ed esauriente!

  2. Marco Zorzi ha detto:

    Un articolo molto acuto intellettualmente e molto leggibile per la chiarezza e la scorrevolezza che lo caratterizza, (come del resto tutti gli articoli di Lamendola).
    C'è un gruppo in Facebook che è nato proprio in funzione della condivisione dei contenuti di questo articolo, in particolare per chi si sente di appartenere pienamente ad un'area ideologica di sinistra, ma non accetta loscempio in corso del nostro paese causato da queste nuove invasioni barbariche: http://www.facebook.com/pages/Di-sinistra-e-antir
    Ancora complimenti all'autore, e per fortuna che ci sono persone così lucide, nel mare di insulsaggine e alienazione in cui siamo sprofondati.

  3. mainikka ha detto:

    Ciò non toglie che il pianeta è destinato ad assistere ancora a lungo a questi spostamenti di popoli e ad affrontare, si spera con mezzi più adeguati, tale fenomeno: contrastarlo e/o impedirlo è un'utopia non meno illusoria del credere alla possibilità di una convivenza serena e pacifica.
    E comunque ne parlo più espressamente qui: http://mainikka.altervista.org/category/intercult

  4. stella ha detto:

    Finchè l'80%della ricchezza totale continuerà a rimanere nelle mani del 20% della popolazione mondiale
    (occidentale) lasciando le briciole al resto del mondo, e finchè pochi avranno accesso alle risorse escludendo i più e tenendo molti nella fame, nella miseria e nel degrado, sarà un'utopia fermare i giovani immigrati.
    Non saranno le politiche immigratorie va risolvere la questione finchè non si metteranno in atto serie politiche redistributive a livello mondiale. Non aiuti ma POLITICHE! Nel frattempo imparare a convivere vedendo le risorse e non solo i disagi.
    La responsabilità è dei ricchi non dei miserabili!

  5. fransej ha detto:

    L'articolo è ben scritto e ragionevole, ma richiede qualche correzione. Leggo che la disponibilità ad integrarsi nel paese d'immigrazione dipende " dal proprio retroterra culturale e dalla disposizione d'animo con cui si è affrontata l'emigrazione ". No, non solo: dipende anche da come si viene trattati nel nuovo paese di residenza, Soprattutto, ad accettare in pieno le tesi dell'articolo si dovrebbe concludere che gli immigrati non accettano mai, neanche in parte, la cultura del loro nuovo paese. Se così fosse, con tutti i popoli che sono passati in Italia nel corso dei millenni, nella penisola dovrebbero esistere cento etnie diverse, e gli Stati Uniti come nazione non esisterebbero. Violente o pacifiche, le migrazioni esistono da sempre e frequentemente hanno portato a fusioni e integrazioni varie. Bisogna peraltro dire che le società multietniche, quelle cioè nelle quali non si è verificata la fusione dei diversi gruppi, finora sono esistite prevalentemente grazie ad autorità " imperiali " di tipo assoluto, le sole in grado di mantenere la pace tra i gruppi( si veda l' Unione Sovietica, ad esempio ). Per convivere con gli immigrati, l'Europa dovrà favorire una loro almeno parziale assimilazione ai paesi d'insediamento, pur senza pretendere la completa rinuncia alle loro culture originarie. Dovrà, perché la rinuncia alla crescita economica è improbabile che si realizzi.

  6. Renzo ha detto:

    Un solo aggettivo per descrivere la società multietnica: TRISTE!

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