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	<title>Commenti a: Omero nordico, le origini dell&#8217;Iliade e Odissea</title>
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	<description>Archivio di storia, tradizione, letteratura, filosofia</description>
	<lastBuildDate>Fri, 10 Feb 2012 17:38:46 +0000</lastBuildDate>
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		<title>Di: Daniele Ventre</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/omero-nordico-le-origini-delliliade-e-odissea.html/comment-page-2/#comment-3308</link>
		<dc:creator>Daniele Ventre</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 12:09:17 +0000</pubDate>
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		<description>A proposito, amici nordici: avete mai notato l&#039;alberello del rinnovamento di Gilgamesh, mangiato dal serpente? Forse anche Gilgamesh e i sumeri e gli Akkadi erano nordici? 
 
Daniele Ventre </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A proposito, amici nordici: avete mai notato l&#039;alberello del rinnovamento di Gilgamesh, mangiato dal serpente? Forse anche Gilgamesh e i sumeri e gli Akkadi erano nordici?</p>
<p>Daniele Ventre</p>
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		<title>Di: Daniele Ventre</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/omero-nordico-le-origini-delliliade-e-odissea.html/comment-page-2/#comment-3307</link>
		<dc:creator>Daniele Ventre</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 12:07:52 +0000</pubDate>
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		<description>Caro Frassino di Odino, 
 
I commenti che ho postato servono a chiarire quanta ignoranza si avalli in Italia, a partire da conoscenze approssimative e improprie. Vinci resta pseudoscienza, e dal mio punto di vista ho il dovere di informarvi del perch&#233;. 
 
Tanti saluti all&#039;asse del mondo.  
 
P. s. 
 
Vi serbe qualche miliardo di tonnellate di veleno per serpenti? 
 
Daniele Ventre </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Caro Frassino di Odino,</p>
<p>I commenti che ho postato servono a chiarire quanta ignoranza si avalli in Italia, a partire da conoscenze approssimative e improprie. Vinci resta pseudoscienza, e dal mio punto di vista ho il dovere di informarvi del perch&eacute;.</p>
<p>Tanti saluti all&#039;asse del mondo. </p>
<p>P. s.</p>
<p>Vi serbe qualche miliardo di tonnellate di veleno per serpenti?</p>
<p>Daniele Ventre</p>
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		<title>Di: GMR</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/omero-nordico-le-origini-delliliade-e-odissea.html/comment-page-2/#comment-3306</link>
		<dc:creator>GMR</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 30 Aug 2011 00:09:12 +0000</pubDate>
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		<description>Il merito di Ventre &#232; confermare gli archetipi indo-europei (e mediterranei), senza per questo tentare di renderli specifici unicamente delle brume nordiche. Questo &#232; l&#039;errore di Vinci, se ho ben capito: trasformare delle somiglianze tra miti nordici e caucasici in origini puramente nordiche. E i suoi seguaci sono aggiogati al mito nordico degli occhi azzurri e dei capelli biondi. E&#039; patetico considerare il Caucaso una terra non abbastanza nordica. Il sogno segreto di queste teorie esoteriche &#232; dimostrare l&#039;assoluta estraneit&#224; della razza nordica al resto dell&#039;umanit&#224;. </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Il merito di Ventre &egrave; confermare gli archetipi indo-europei (e mediterranei), senza per questo tentare di renderli specifici unicamente delle brume nordiche. Questo &egrave; l&#039;errore di Vinci, se ho ben capito: trasformare delle somiglianze tra miti nordici e caucasici in origini puramente nordiche. E i suoi seguaci sono aggiogati al mito nordico degli occhi azzurri e dei capelli biondi. E&#039; patetico considerare il Caucaso una terra non abbastanza nordica. Il sogno segreto di queste teorie esoteriche &egrave; dimostrare l&#039;assoluta estraneit&agrave; della razza nordica al resto dell&#039;umanit&agrave;.</p>
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		<title>Di: Paganitas ovvero Ygg</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/omero-nordico-le-origini-delliliade-e-odissea.html/comment-page-2/#comment-3162</link>
		<dc:creator>Paganitas ovvero Ygg</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Aug 2011 11:45:53 +0000</pubDate>
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		<description>Mi permetto di scrivere anche io un commento dopo aver letto articolo e commenti al seguito. 
 
Sicuramente la tesi di Vinci pu&#242; avere delle forzature teoriche ma non &#232; assolutamente campata in aria l&#039;idea che gli archetipi collettivi delle stirpi indoeuropee siano rimasti all&#039;interno dei poemi omerici, anzi si pu&#242; dire che ormai &#232; appurato. E trovare delle connessioni anche geografiche ha una sua coerenza magari non nella forma cos&#236; estrema proposta dal Vinci ma non mi sembra nemmeno il caso di bollare tutto come spazzatura. 
 
Mi rivolgo in conclusione nei confronti di alcuni commentatori, sicuramente di indubbia preparazione, con una domanda che pi&#249; che polemica si potrebbe dire maieutica: se effettivamente Vinci &#232; pseudoscientifico, improponibile, fantasioso ed altro, mentre le tesi opposte sono certe ed infalsificabili che bisogno c&#039;&#232; di costanti commenti contro questo articolo? Se io non credo negli ufo non vado mica nei forum degli ufologi per fare un esempio. 
 
Saluti nordici e solari :) </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Mi permetto di scrivere anche io un commento dopo aver letto articolo e commenti al seguito.</p>
<p>Sicuramente la tesi di Vinci pu&ograve; avere delle forzature teoriche ma non &egrave; assolutamente campata in aria l&#039;idea che gli archetipi collettivi delle stirpi indoeuropee siano rimasti all&#039;interno dei poemi omerici, anzi si pu&ograve; dire che ormai &egrave; appurato. E trovare delle connessioni anche geografiche ha una sua coerenza magari non nella forma cos&igrave; estrema proposta dal Vinci ma non mi sembra nemmeno il caso di bollare tutto come spazzatura.</p>
<p>Mi rivolgo in conclusione nei confronti di alcuni commentatori, sicuramente di indubbia preparazione, con una domanda che pi&ugrave; che polemica si potrebbe dire maieutica: se effettivamente Vinci &egrave; pseudoscientifico, improponibile, fantasioso ed altro, mentre le tesi opposte sono certe ed infalsificabili che bisogno c&#039;&egrave; di costanti commenti contro questo articolo? Se io non credo negli ufo non vado mica nei forum degli ufologi per fare un esempio.</p>
<p>Saluti nordici e solari :)</p>
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		<title>Di: Daniele Ventre</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/omero-nordico-le-origini-delliliade-e-odissea.html/comment-page-2/#comment-3147</link>
		<dc:creator>Daniele Ventre</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Aug 2011 10:17:59 +0000</pubDate>
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		<description>Comunque, in materia di Iliade ho fatto anche io qualcosina: l&#039;ho tradotta in esametri italiani (non dunque gli pseudoversi di una Rosa Calzecchi Onesti, per esempio). 
 
La mia traduzione ha recentemente vinto il primo premio della Fondazione Achille Marazza, ex aequo con la traduzione di Isole di Derek Walcott di Campagnoli (Adelphi) 
 
Mi permetto di segnalarla, la mia traduzione (Omero, Iliade, trad. di Daniele Ventre, pref. di Luigi Spina, ed. Mesogea, Catania-Messina 2010), tramite questo link del blog letterario Nazione Indiana: 
  &lt;a href=&quot;http://www.nazioneindiana.com/2011/08/01/iliade-libro-i-vv-1-303/#comment-154588&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;http://www.nazioneindiana.com/2011/08/01/iliade-l...&lt;/a&gt;  
 
Questo &#232; il link del premio Marazza, circa la mia traduzione: 
  &lt;a href=&quot;http://www.lietocolle.info/it/giulia_de_sarlo_traduttrice_vince_premio_marazza_giovani_sezione_traduzione.html&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;http://www.lietocolle.info/it/giulia_de_sarlo_tra...&lt;/a&gt;  
 
E questo &#232; il link dell&#039;editore 
  &lt;a href=&quot;http://www.mesogea.it/vmchk/omero/libro/la-grande/iliade.html&quot; rel=&quot;nofollow&quot;&gt;http://www.mesogea.it/vmchk/omero/libro/la-grande...&lt;/a&gt;  
 
Questo per dire che, quando parlo di Omero e dico che Vinci &#232; improponibile, lo faccio con diretta cognizione di causa. </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Comunque, in materia di Iliade ho fatto anche io qualcosina: l&#039;ho tradotta in esametri italiani (non dunque gli pseudoversi di una Rosa Calzecchi Onesti, per esempio).</p>
<p>La mia traduzione ha recentemente vinto il primo premio della Fondazione Achille Marazza, ex aequo con la traduzione di Isole di Derek Walcott di Campagnoli (Adelphi)</p>
<p>Mi permetto di segnalarla, la mia traduzione (Omero, Iliade, trad. di Daniele Ventre, pref. di Luigi Spina, ed. Mesogea, Catania-Messina 2010), tramite questo link del blog letterario Nazione Indiana:</p>
<p>  <a href="http://www.nazioneindiana.com/2011/08/01/iliade-libro-i-vv-1-303/#comment-154588" rel="nofollow">http://www.nazioneindiana.com/2011/08/01/iliade-l&#8230;</a>  </p>
<p>Questo &egrave; il link del premio Marazza, circa la mia traduzione:</p>
<p>  <a href="http://www.lietocolle.info/it/giulia_de_sarlo_traduttrice_vince_premio_marazza_giovani_sezione_traduzione.html" rel="nofollow">http://www.lietocolle.info/it/giulia_de_sarlo_tra&#8230;</a>  </p>
<p>E questo &egrave; il link dell&#039;editore</p>
<p>  <a href="http://www.mesogea.it/vmchk/omero/libro/la-grande/iliade.html" rel="nofollow">http://www.mesogea.it/vmchk/omero/libro/la-grande&#8230;</a>  </p>
<p>Questo per dire che, quando parlo di Omero e dico che Vinci &egrave; improponibile, lo faccio con diretta cognizione di causa.</p>
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		<title>Di: GMR</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/omero-nordico-le-origini-delliliade-e-odissea.html/comment-page-2/#comment-3123</link>
		<dc:creator>GMR</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Aug 2011 00:52:11 +0000</pubDate>
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		<description>Ho letto con molto piacere i commenti di Ventre </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ho letto con molto piacere i commenti di Ventre</p>
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		<title>Di: Daniele Ventre</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/omero-nordico-le-origini-delliliade-e-odissea.html/comment-page-2/#comment-2366</link>
		<dc:creator>Daniele Ventre</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 19:31:01 +0000</pubDate>
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		<description>In effetti l&#039;Odissea &#232; l&#039;intreccio di tutte le voci delle tradizioni mediterranee: l&#039;esordio (l&#039;uomo multiforme... che vide le citt&#224; e conobbe i pensieri di molti uomini) &#232; la traduzione in greco, parola per parola, dell&#039;esordio del poema sumero-accadico di Gilgamesh (per la presenza delle letterature semitiche nella letteratura greca un ottimo compendio &#232; il libro di Martin L. West, The East Side of Helicon); il tema principale &#232; collegato al rapporto fra una dea madre guerriera di origine per met&#224; semitica e per met&#224; indoeuropea (Atena) con il suo p&#224;redro (sposo divino), rappresentato da Ulisse, che come tutti i re sacri legati alle dee madri &#232; mutaforma, multiforme. Ulisse stesso, come multiforme, &#232; collegato all&#039;universale figura del mentitore astuto e poliedrico, noto fin nelle mitologie amerindiane nella forma dell&#039;uomo koyote. Da questo punto di vista, potrebbe essere figlio di un sostrato mediterraneo. D&#039;altro canto, la sua gara dell&#039;arco ha puntuali concomitanze con la prova dell&#039;arco che l&#039;eroe indoario Karna sostiene in presenza dei Pandava nel Mahabharata, dunque la componente guerriera di Ulisse accomuna quest&#039;eroe a un antichissimo archetipo indoeuropeo, rinvenibile anche in Eracle. Circe &#232; una dea-maga mediterranea: muta tutti gli uomini in porci, ma nulla pu&#242; contro Ulisse, che il mutamento lo ha dentro di s&#233; conaturato. Calipso &#232; invece la nasconditrice, la dea della morte degli indoeuropei, *Klu, assimilabile all&#039;inglese (diventato poi maschile) Hell: &#232; l&#039;aspetto infernale della dea madre. La storia di Ulisse, nel suo complesso, &#232; quella dell&#039;antico re sacro mediterraneo a cui tutte le grandi madri cercano di fare la festa, ma si salva per intervento del patriarca divino Zeus e della sua emissione femminile, la virago divina, Atena. E&#039; un eroe nato per tornare dall&#039;Ade, come gi&#224; il suo empio padre naturale di certi miti, Sisifo (non Laerte, che l&#039;Odissea troppo sospettamente tende a sottolineare come vero padre di Ulisse, tradendo una volont&#224; normalizzatrice e legittimatrice). Insomma, neolitico mediterraneo, et&#224; del bronzo semitica, et&#224; del bronzo indoeuropea, patriarcato che viene a patti con la grande Dea: l&#039;Odissea &#232; questo. E le brume nordiche di Vinci non c&#039;entrano un piffero. </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>In effetti l&#039;Odissea &egrave; l&#039;intreccio di tutte le voci delle tradizioni mediterranee: l&#039;esordio (l&#039;uomo multiforme&#8230; che vide le citt&agrave; e conobbe i pensieri di molti uomini) &egrave; la traduzione in greco, parola per parola, dell&#039;esordio del poema sumero-accadico di Gilgamesh (per la presenza delle letterature semitiche nella letteratura greca un ottimo compendio &egrave; il libro di Martin L. West, The East Side of Helicon); il tema principale &egrave; collegato al rapporto fra una dea madre guerriera di origine per met&agrave; semitica e per met&agrave; indoeuropea (Atena) con il suo p&agrave;redro (sposo divino), rappresentato da Ulisse, che come tutti i re sacri legati alle dee madri &egrave; mutaforma, multiforme. Ulisse stesso, come multiforme, &egrave; collegato all&#039;universale figura del mentitore astuto e poliedrico, noto fin nelle mitologie amerindiane nella forma dell&#039;uomo koyote. Da questo punto di vista, potrebbe essere figlio di un sostrato mediterraneo. D&#039;altro canto, la sua gara dell&#039;arco ha puntuali concomitanze con la prova dell&#039;arco che l&#039;eroe indoario Karna sostiene in presenza dei Pandava nel Mahabharata, dunque la componente guerriera di Ulisse accomuna quest&#039;eroe a un antichissimo archetipo indoeuropeo, rinvenibile anche in Eracle. Circe &egrave; una dea-maga mediterranea: muta tutti gli uomini in porci, ma nulla pu&ograve; contro Ulisse, che il mutamento lo ha dentro di s&eacute; conaturato. Calipso &egrave; invece la nasconditrice, la dea della morte degli indoeuropei, *Klu, assimilabile all&#039;inglese (diventato poi maschile) Hell: &egrave; l&#039;aspetto infernale della dea madre. La storia di Ulisse, nel suo complesso, &egrave; quella dell&#039;antico re sacro mediterraneo a cui tutte le grandi madri cercano di fare la festa, ma si salva per intervento del patriarca divino Zeus e della sua emissione femminile, la virago divina, Atena. E&#039; un eroe nato per tornare dall&#039;Ade, come gi&agrave; il suo empio padre naturale di certi miti, Sisifo (non Laerte, che l&#039;Odissea troppo sospettamente tende a sottolineare come vero padre di Ulisse, tradendo una volont&agrave; normalizzatrice e legittimatrice). Insomma, neolitico mediterraneo, et&agrave; del bronzo semitica, et&agrave; del bronzo indoeuropea, patriarcato che viene a patti con la grande Dea: l&#039;Odissea &egrave; questo. E le brume nordiche di Vinci non c&#039;entrano un piffero.</p>
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		<title>Di: stella matini</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/omero-nordico-le-origini-delliliade-e-odissea.html/comment-page-2/#comment-2365</link>
		<dc:creator>stella matini</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jan 2011 19:08:16 +0000</pubDate>
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		<description>l&#039;odissea secondo me &#232; un poema molto dettagliato rappresenta tutta la fantasia e l&#039;immaginazione dell&#039;uomo nella storia dalla maga circe alla bellissima ninfa calpiso  
non credo che sia giusto rinterpretare con parole e giudizi propri quindi non credo che neanche questo libro riprenda la vera odissea di omero che io credo mai nessuno potr&#224; copiare o capire totlmente perch&#232; ognuno ha delle opinioni e quindi dei pregiudizi e delle preferenze che nessuno mai &#232; riuscito a nascondere: 
se uno preferisce la maga circe alla ninfa calipso il capitolo sulla maga sar&#224; pi&#249; lungo e dettagliato rispetto a quelo della ninfa e questo non lo credo affatto giusto 
non credo neanche quindi che questo libro sia all&#039;altezza dell&#039;odissea che &#232; la fantasia delle fantasie dell&#039;uomo </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>l&#039;odissea secondo me &egrave; un poema molto dettagliato rappresenta tutta la fantasia e l&#039;immaginazione dell&#039;uomo nella storia dalla maga circe alla bellissima ninfa calpiso </p>
<p>non credo che sia giusto rinterpretare con parole e giudizi propri quindi non credo che neanche questo libro riprenda la vera odissea di omero che io credo mai nessuno potr&agrave; copiare o capire totlmente perch&egrave; ognuno ha delle opinioni e quindi dei pregiudizi e delle preferenze che nessuno mai &egrave; riuscito a nascondere:</p>
<p>se uno preferisce la maga circe alla ninfa calipso il capitolo sulla maga sar&agrave; pi&ugrave; lungo e dettagliato rispetto a quelo della ninfa e questo non lo credo affatto giusto</p>
<p>non credo neanche quindi che questo libro sia all&#039;altezza dell&#039;odissea che &egrave; la fantasia delle fantasie dell&#039;uomo</p>
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		<title>Di: Badile</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/omero-nordico-le-origini-delliliade-e-odissea.html/comment-page-2/#comment-1362</link>
		<dc:creator>Badile</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 10 Mar 2010 13:13:42 +0000</pubDate>
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		<description>Non ho fatto studi approfonditi sull&#039;argomento..MA SPERO CON TUTTO IL CUORE CHE IL LIBRO DI FELICE VINCI CONTRIBUISCA, IN QUALCHE MODO, A SCUOTERE GLI SCHIFOSI TORREGGIAMENTI DELLE ASFITTICHE TEORIE ACCADEMICHE. Detto ci&#242;, evviva gli studi approfonditi e la complessit&#224;! Per chi ha la fortuna di possedere tempo per ci&#242;..Grazie dei vostri appassionati commenti. </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Non ho fatto studi approfonditi sull&#039;argomento..MA SPERO CON TUTTO IL CUORE CHE IL LIBRO DI FELICE VINCI CONTRIBUISCA, IN QUALCHE MODO, A SCUOTERE GLI SCHIFOSI TORREGGIAMENTI DELLE ASFITTICHE TEORIE ACCADEMICHE. Detto ci&ograve;, evviva gli studi approfonditi e la complessit&agrave;! Per chi ha la fortuna di possedere tempo per ci&ograve;..Grazie dei vostri appassionati commenti.</p>
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	</item>
	<item>
		<title>Di: Daniele Ventre</title>
		<link>http://www.centrostudilaruna.it/omero-nordico-le-origini-delliliade-e-odissea.html/comment-page-1/#comment-1211</link>
		<dc:creator>Daniele Ventre</dc:creator>
		<pubDate>Fri, 18 Dec 2009 21:21:40 +0000</pubDate>
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		<description>Se lei legge il ponderoso saggio di Hertha von Dechend e Giorgio de Santillana &quot;Il mulino di Amleto. Saggio sul mito e sulla struttura del tempo&quot; edito da Adelphi, scoprir&#224; che tutte le popolazioni arcaiche, a partire dal neolitico, sono accomunate dalla cosmogonia basata sui solstizi e sugli equinozi e sulla conoscenza della precessione degli equinozi,  e si accorger&#224; che certi miti astrali trascendono il confine dell&#039;Indoeuropa. Essi si sono diffusi a partire dalla mezzaluna fertile intorno al 9000 a.C. insieme alla rivoluzione neolitica. Prova ne sia che strutture pre-indoeuropee come i megaliti sono gi&#224; orientate secondo il sorgere del sole in determinati momenti notevoli dell&#039;anno. Forme di miti astrali sussistevano poi gi&#224; nel mesolitico, se dobbiamo credere ai dati raccolti sulle grotte di Lascaux e di Altamira da Chantal J&#232;gues Wolkiewitz. E&#039; molto verosimile che i miti astrali e cosmogonici che accomunano semiti, indoeuropei, popoli uralo-altaici, sino-tibetani, eskimidi, eskimo-aleutinidi e amerindiani, avessero la loro origine in una zona a cavallo fra la Turchia e la Siria, dove, fra i dieci e gli ottomila anni prima di Cristo si assiste: 1) al sorgere dell&#039;ancestrale sito monumentale di Gobekli Tepe; 2) alla domesticazione dei primi animali da allevamento; 3) alla domesticazione di piante come il triticum hordaceum. La notazione degli archeo-astronomi, secondo cui i Veda attesterebbero configurazioni celesti relative al nord dell&#039;Europa, in realt&#224; va poi sfumata. Si tratta di configurazioni astrali (cifrate nei miti), che fanno riferimento al cielo di un&#039;area che va dal bassopiano sarmatico alla penisola di Kola. Potrebbero essersi diffusi, quei miti astrali, in un&#039;area pi&#249; ampia della zona a ridosso del circolo artico. Ne consegue che tutte le prove che potrebbero parlare per la teoria di Vinci, sono deboli o oggettivamente destituite di fondamento. Le prove dell&#039;ipotesi kurganica sono forti, perch&#233; sono, fra l&#039;altro, all&#039;origine di un programma dinamico capace di generare una teoria organica dall&#039;ampio potere esplicativo. Oltretutto, far&#242; notare che in Omero il pi&#249; interessante nome dei Greci &#232; non Akhai&#242;i, n&#233; Argheioi, ma Dana&#242;i, o meglio, alla micenea, Danaw&#242;i. Qualcuno ha collegato questo nome con il semitico (e dunque con tarde contaminazioni mediterranee), ma la vera spiegazione &#232; fornita da Sakellariou in un suo breve saggio degli anni &#039;80. D&#224;nao e i D&#224;nai sono collegati con l&#039;acqua: con la radice *Donu-, di Eri-dano, Api-dano, Danu-bio, Don, tutti nomi di fiumi a ridosso di un&#039;area compresa fra la Pianura Padana e i Balcani. Tale nome si trova anche nelle dee abissali celtiche e indoiraniche chiamate Danu. Il nome D&#224;nai ricorre nell&#039;Iliade un terzo delle volte, rispetto al nome Achei. Dunque &#232; pi&#249; raro, perch&#233; &#232; il nome pi&#249; arcaico. Per inciso, i fiumi dal nome in Dan-, in Grecia, si trovano fra l&#039;Epiro e l&#039;entroterra tessalico, e sappiamo che quella &#232; l&#039;Urheimat dei Protogreci. L&#236; infatti sopravvivono, fra l&#039;altro, forme di sacralit&#224; ancestrale altrove perdutesi in Ellade, come la consacrazione delle querce al dio delle tempeste (Zeus a Dodona, la presenza, fra Tessaglia ed Epiro, del mito dei Dri-opi, &quot;occhi delle querce&quot;, popolo mitico il cui nome, ispirato a tradizioni totemiche, &#232; linguisticamente paragonabile al nome dei dru-idi celtici). Ora la dea dell&#039;abisso, *Donu, essendo appunto una dea dalla forte fisionomia cultuale (non la solita Indrani o Varunani o Dione o Diana), fa parte di una tradizione non indoeuropea, assimilata molto presto, da parte delle civilt&#224; basso-danubiane, che fra l&#039;altro gli indoeuropei distrussero, spazzando via la loro avanzata civilt&#224; neolitica, dotata gi&#224; di scrittura, 1800 anni prima dei Sumeri (vedere, a tal proposito, gli studi sul Balkan Danube Script). Gli Idronimi con *Donu- *Dnu- sono praticamente assenti nelle aree extradanubiane ed extrabalcaniche. Qualunque sia l&#039;Urheimat degli indoeuropei (e ci sono sufficienti dati per ancorarla al basso corso del Volga, pi&#249; che al Baltico), in ogni caso il popolo protagonista dell&#039;Iliade, i Danai, signori delle acque, fra l&#039;altro noti anche agli Egizi come Denen, non possono, giocoforza, risalire oltre il basso Danubio.  Potremmo affermare, per amor di discussione, che i D&#224;nai sono venuti dopo, e che il mito dell&#039;ira di Achille fosse per&#242; nordico. Ebbene no. Achille il rosso, cos&#236; come il celtico Setanta-Cuchulainn e l&#039;ossetico Soslan e l&#039;indoario Arjuna, presuppongono strettamente l&#039;interazione con i guadi fluviali e con la dea delle acque dell&#039;abisso. Tali eroi pi&#249; o meno invulnerabilli sono poi collegati alla costellazione del Cane maggiore (e al suo astro, Sirio) che in una data epoca appariva rossa, e non azzurra, perch&#233; coperta da una nube interstellare, e nei Balcani era vista inseguire la costellazione della Vulpecula al suo sorgere eliaco -di qui la comparsa di Apollo, Febo (il radioso, come il sole, ma anche, per Burkert, il signore delle volpi), contro Achille etc. Siamo perci&#242; di fronte a un antichissimo mito eroico comune, legato peraltro a canoni etici e poetici ben noti (gloria immortale per chi muore giovane in battaglia, doppia determinazione dell&#039;eroe etc.) che non pu&#242; risalire oltre i Balcani, oltre l&#039;area in cui infuriarono le antichissime guerre che i protoindoeuropei combatterono, come scorribande e atti di brigantaggio, ai danni delle popolazioni basso-danubiane (si vedano, per le concomitanze di mitologie indoeuropee lontane fra loro, gli studi di Dum&#233;zil sulla fortuna e la sfortuna del guerriero e quelli di Bernard Sergent sulle corrispondenze fra Celti e Greci). Omero sul Baltico? No. Piuttosto, il mito-ciclo indoeuropeo sul Danubio (per cui vedi anche gli studi di C. Vieille). </description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Se lei legge il ponderoso saggio di Hertha von Dechend e Giorgio de Santillana &quot;Il mulino di Amleto. Saggio sul mito e sulla struttura del tempo&quot; edito da Adelphi, scoprir&agrave; che tutte le popolazioni arcaiche, a partire dal neolitico, sono accomunate dalla cosmogonia basata sui solstizi e sugli equinozi e sulla conoscenza della precessione degli equinozi,  e si accorger&agrave; che certi miti astrali trascendono il confine dell&#039;Indoeuropa. Essi si sono diffusi a partire dalla mezzaluna fertile intorno al 9000 a.C. insieme alla rivoluzione neolitica. Prova ne sia che strutture pre-indoeuropee come i megaliti sono gi&agrave; orientate secondo il sorgere del sole in determinati momenti notevoli dell&#039;anno. Forme di miti astrali sussistevano poi gi&agrave; nel mesolitico, se dobbiamo credere ai dati raccolti sulle grotte di Lascaux e di Altamira da Chantal J&egrave;gues Wolkiewitz. E&#039; molto verosimile che i miti astrali e cosmogonici che accomunano semiti, indoeuropei, popoli uralo-altaici, sino-tibetani, eskimidi, eskimo-aleutinidi e amerindiani, avessero la loro origine in una zona a cavallo fra la Turchia e la Siria, dove, fra i dieci e gli ottomila anni prima di Cristo si assiste: 1) al sorgere dell&#039;ancestrale sito monumentale di Gobekli Tepe; 2) alla domesticazione dei primi animali da allevamento; 3) alla domesticazione di piante come il triticum hordaceum. La notazione degli archeo-astronomi, secondo cui i Veda attesterebbero configurazioni celesti relative al nord dell&#039;Europa, in realt&agrave; va poi sfumata. Si tratta di configurazioni astrali (cifrate nei miti), che fanno riferimento al cielo di un&#039;area che va dal bassopiano sarmatico alla penisola di Kola. Potrebbero essersi diffusi, quei miti astrali, in un&#039;area pi&ugrave; ampia della zona a ridosso del circolo artico. Ne consegue che tutte le prove che potrebbero parlare per la teoria di Vinci, sono deboli o oggettivamente destituite di fondamento. Le prove dell&#039;ipotesi kurganica sono forti, perch&eacute; sono, fra l&#039;altro, all&#039;origine di un programma dinamico capace di generare una teoria organica dall&#039;ampio potere esplicativo. Oltretutto, far&ograve; notare che in Omero il pi&ugrave; interessante nome dei Greci &egrave; non Akhai&ograve;i, n&eacute; Argheioi, ma Dana&ograve;i, o meglio, alla micenea, Danaw&ograve;i. Qualcuno ha collegato questo nome con il semitico (e dunque con tarde contaminazioni mediterranee), ma la vera spiegazione &egrave; fornita da Sakellariou in un suo breve saggio degli anni &#039;80. D&agrave;nao e i D&agrave;nai sono collegati con l&#039;acqua: con la radice *Donu-, di Eri-dano, Api-dano, Danu-bio, Don, tutti nomi di fiumi a ridosso di un&#039;area compresa fra la Pianura Padana e i Balcani. Tale nome si trova anche nelle dee abissali celtiche e indoiraniche chiamate Danu. Il nome D&agrave;nai ricorre nell&#039;Iliade un terzo delle volte, rispetto al nome Achei. Dunque &egrave; pi&ugrave; raro, perch&eacute; &egrave; il nome pi&ugrave; arcaico. Per inciso, i fiumi dal nome in Dan-, in Grecia, si trovano fra l&#039;Epiro e l&#039;entroterra tessalico, e sappiamo che quella &egrave; l&#039;Urheimat dei Protogreci. L&igrave; infatti sopravvivono, fra l&#039;altro, forme di sacralit&agrave; ancestrale altrove perdutesi in Ellade, come la consacrazione delle querce al dio delle tempeste (Zeus a Dodona, la presenza, fra Tessaglia ed Epiro, del mito dei Dri-opi, &quot;occhi delle querce&quot;, popolo mitico il cui nome, ispirato a tradizioni totemiche, &egrave; linguisticamente paragonabile al nome dei dru-idi celtici). Ora la dea dell&#039;abisso, *Donu, essendo appunto una dea dalla forte fisionomia cultuale (non la solita Indrani o Varunani o Dione o Diana), fa parte di una tradizione non indoeuropea, assimilata molto presto, da parte delle civilt&agrave; basso-danubiane, che fra l&#039;altro gli indoeuropei distrussero, spazzando via la loro avanzata civilt&agrave; neolitica, dotata gi&agrave; di scrittura, 1800 anni prima dei Sumeri (vedere, a tal proposito, gli studi sul Balkan Danube Script). Gli Idronimi con *Donu- *Dnu- sono praticamente assenti nelle aree extradanubiane ed extrabalcaniche. Qualunque sia l&#039;Urheimat degli indoeuropei (e ci sono sufficienti dati per ancorarla al basso corso del Volga, pi&ugrave; che al Baltico), in ogni caso il popolo protagonista dell&#039;Iliade, i Danai, signori delle acque, fra l&#039;altro noti anche agli Egizi come Denen, non possono, giocoforza, risalire oltre il basso Danubio.  Potremmo affermare, per amor di discussione, che i D&agrave;nai sono venuti dopo, e che il mito dell&#039;ira di Achille fosse per&ograve; nordico. Ebbene no. Achille il rosso, cos&igrave; come il celtico Setanta-Cuchulainn e l&#039;ossetico Soslan e l&#039;indoario Arjuna, presuppongono strettamente l&#039;interazione con i guadi fluviali e con la dea delle acque dell&#039;abisso. Tali eroi pi&ugrave; o meno invulnerabilli sono poi collegati alla costellazione del Cane maggiore (e al suo astro, Sirio) che in una data epoca appariva rossa, e non azzurra, perch&eacute; coperta da una nube interstellare, e nei Balcani era vista inseguire la costellazione della Vulpecula al suo sorgere eliaco -di qui la comparsa di Apollo, Febo (il radioso, come il sole, ma anche, per Burkert, il signore delle volpi), contro Achille etc. Siamo perci&ograve; di fronte a un antichissimo mito eroico comune, legato peraltro a canoni etici e poetici ben noti (gloria immortale per chi muore giovane in battaglia, doppia determinazione dell&#039;eroe etc.) che non pu&ograve; risalire oltre i Balcani, oltre l&#039;area in cui infuriarono le antichissime guerre che i protoindoeuropei combatterono, come scorribande e atti di brigantaggio, ai danni delle popolazioni basso-danubiane (si vedano, per le concomitanze di mitologie indoeuropee lontane fra loro, gli studi di Dum&eacute;zil sulla fortuna e la sfortuna del guerriero e quelli di Bernard Sergent sulle corrispondenze fra Celti e Greci). Omero sul Baltico? No. Piuttosto, il mito-ciclo indoeuropeo sul Danubio (per cui vedi anche gli studi di C. Vieille).</p>
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