Centro Studi La Runa

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Ole Ripdal

29 gennaio 2010 (14:28) | Autore:

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Ole Ripdal
(Gudvagen, 1882 – Oslo, 1956)
medico
visitando la casa d’infanzia sul fiordo di Sogne, giugno 1954

a Ingmar Bergman

Madre, l’erba è cresciuta tra le connessure del pavimento del terrazzo, l’azzurro delle facciate ha stinto e già si confonde con il cielo di giugno, pronto a fare tutto svanire in un respiro.

Nessuno più abita la casa.

Tocco il legno del parapetto delle scale lungo il quale mio fratello Terje scivolava gridando, vedo le porte, il lavatoio della cucina, i segni sull’intonaco del soffitto della nostra stanza di bambini, arabeschi che come per magia resistono dopo così tanti anni (là una spada, la sagoma di un uomo con un buffo cappello, un fiore) e fissando i quali entravamo nel sonno.

Sul cerchio di questo tavolo, che ti sopravvive, ci presentavi con le tue mani una verità così alta e semplice da restare per sempre ineguagliata: la caraffa colma di puro latte, la coppa di fragole.

Il tuo volto sorridente, i tuoi occhi, luminosi come quelli di chi ama, ci guidavano e proteggevano.

Dove sei ora, madre?

Esco al giardino, apro un poco le braccia.

Vorrei cadere a terra e raccogliere il passato tra le mani, farlo rivivere per abitarlo di nuovo e allontanare ciò che sta venendo, la sera della mia vita.

Come un bambino, ho paura.

Guardo il fiordo.

Sottile, scintillante corda dell’infinito che tocca ed apre le nostre terre, entra in noi per chiamarci a lui.

Più calmo il cuore sente che presto, risalendo quel raggio, riuscirà nel mare senza limiti dell’Essere.

Là ti rivedrò, madre.


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