Nietzsche fascista era il primo della lista

Per il vecchio inquisitore Lukacs, Nietzsche fascista era il primo della lista: il capofila di una schiera – peraltro ben nutrita – di autori che infrangevano il dogma della evoluzione lineare della specie da l’illuminismo al positivismo al marxismo e che pertanto, meritavano di essere consegnati a una fucilazione intellettuale senza appello. Ad un’altra generazione di intellettuali, parve opportuno che Nietzsche, anima luciferica dell’età guglielmina, fosse sottoposto alla stesso trattamento della Germania debellata: che fosse totalmente “denazificato”.

I comunisti intransigenti che in Nietzsche vedevano il reazionario imbellettato di citazioni classiche, paradossalmente trovavano consensi su l’altra sponda della destra radicale: in fondo, Lukacs ammetteva la statura intellettuale dell’autore e riteneva che la sua opera fosse fascista dalla prima all’ultima pagina. A differenza dei professorini dell’azionismo italiano, egli non negava che il fascismo avesse avuto una cultura, anzi nell’album di famiglia dei regimi reazionari incollava le figure dei più illustri pensatori dell’Europa: Schopenhauer, Schelling, e appunto Nietzsche. Viceversa, la riabilitazione del pensatore sassone sotto vesti esistenzialiste e post-moderne avrebbe solleticato gli intellettuali delle nuove destre: l’opera di Nietzsche, liberata dalle ombre della politicizzazione, diventava il porto franco in cui si incontravano persone precedentemente infrequentabili; grazie all’appiglio di una citazione era possibile accarezzare un’idea diversa, senza temere il tradimento della Weltanschauung di origine.

Domenico Losurdo, Nietzsche, il ribelle aristocratico. Biografia intellettuale e bilancio critico Ovviamente, ogni tentativo di riportare a un ordine il magma ribollente delle intuizioni nietzschiane pativa i limiti della semplificazione: se era ridicolo accusare di filo-nazismo un pensatore morto quando Hitler era un ragazzino austriaco, altrettanto forzato era indicare in lui il profeta del Reich come talvolta si faceva nei giornaletti ciclostilati nelle sezioni della destra.

L’interpretazione di Nietzsche come fine esistenzialista che sgrava il pensiero da ogni contenuto forte e perentorio, che riconsegna l’uomo alla sua naturale “animalità” ha anch’essa i suoi limiti, se non altro perché cozza con alcune frasi dure e visionarie del filosofo, che hanno il sapore della metafisica più sfrenata… e poi diciamo la verità: la storia messa in giro dal professor Vattimo che Übermensch debba essere tradotto come “oltre-uomo” è un po’ come la corazzata Potemkin: una boiata pazzesca. Avete presente il vecchio inno: “Deutschland, Deutschland, über alles“? Sareste capaci di tradurlo “Germania, Germania, oltre tutto?”

Manlio Sgalambro, Nietzsche (Frammenti di una biografia per versi e voce) Vero è che Nietzsche, pur vivendo nel secolo che volle ricondurre l’uomo all’interno di un giardino zoologico, e pur accogliendo organicamente nel suo pensiero molte delle suggestioni del secolo, mai cessò di desiderare ardentemente un superamento dell’umano da parte dell’umano stesso. Egli negò che questo superamento fosse il regalo di un dio e che per innalzarsi più in alto nella gerarchia degli esseri si dovesse rinnegare la terra: per questo odiò il cristianesimo. Né d’altra parte accettò che il superamento della condizione umana potesse essere il frutto di qualche meccanismo storico: per questo i marxisti e tutte le anime belle del progressismo avrebbero odiato lui.

Alla fin fine come si potesse superare l’umano neanche Nietzsche lo sapeva. Forse per questo impazzì? Sarebbe superstizioso asserirlo, ma anche banale negare del tutto l’ipotesi. Nietzsche rimane a mezz’aria, inafferrabile da qualunque parte lo si tiri, ma divinamente inespresso e in concluso.

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Il superuomo non è un animale
(brani tratti dalla Prefazione a Così parlò Zarathustra, 3, 4, 5)

Io vi insegno il superuomo. L’uomo è qualcosa che deve essere superato. Che avete fatto per superarlo?

Finora tutti gli uomini hanno creato qualcosa al di sopra di loro stessi: e voi volete essere il deflusso di questa grande marea, e ritornare all’animale piuttosto che superare l’uomo?

Friedrich Nietzsche, Genealogia della morale Che cos’è la scimmia per l’uomo? Oggetto di riso o dolorosa vergogna. E proprio questo deve essere l’uomo per il superuomo: oggetto di riso o dolorosa vergogna. Voi avete percorso il cammino dal verme all’uomo e molto in voi è ancora verme. Ecco, io vi insegno il superuomo! Il superuomo è il senso della terra. In verità l’uomo è una sporca corrente: bisognerebbe essere un mare per poter accogliere una sporca corrente senza divenire impuri. Ecco io vi insegno il superuomo: egli è questo mare. L’uomo è una fune sospesa tra l’animale e il superuomo – una fune sopra l’abisso. Quel che è grande nell’uomo è che egli è un ponte e non una meta: quel che si può amare nell’uomo è che egli è transizione e tramonto.

Io amo coloro che non cercano oltre le stelle una ragione per tramontare e sacrificarsi: bensì si sacrificano alla terra perché divenga un giorno del superuomo.

Io amo colui che vive per conoscere e che vuole conoscere perché un giorno viva il superuomo. Così egli vuole il proprio tramonto. Io amo colui la cui anima si sperpera, che non si attende gratitudine o contraccambio: perché egli dona sempre e non vuole risparmiarsi.

Io amo colui che giustifica i venturi e assolve i passati.

Friedrich Nietzsche, Crepuscolo degli idoli ovvero come si filosofa col martello Io amo colui che ha l’anima così traboccante da dimenticare sé stesso e tutte le cose che sono in lui. lo amo colui che ha lo spirito libero e il cuore libero: così il suo cervello è un viscere del suo cuore e il suo cuore lo spinge al tramonto.

Io amo tutti coloro che sono come gocce grevi, che cadono ad una ad una dalla nube oscura sospesa sopra gli uomini: essi annunziano che viene la folgore e periscono come annunziatori. Ecco io sono un annunziatore della folgore e una goccia greve della nube: ma questa folgore si chiama superuomo.

È tempo che l’uomo si ponga un fine. È tempo che l’uomo pianti il germe della sua massima speranza.

Ahimè! Si avvicina il tempo in cui l’uomo non scaglia più la freccia del suo desiderio al di là dell’uomo.

Ahimè! Si avvicina il tempo in cui l’uomo non genererà più stelle. Ahimè! Si avvicina il tempo dell’uomo più disprezzabile, quello che non sa più disprezzarsi.

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Voi amate la vita!
L’accusa di Osama, il comandamento di Nietzsche

Massimo Fini, Nietzsche. L'apolide dell'esistenza Durante i funerali in Italia, ma probabilmente anche in altre parti d’Europa, si segue senza avvedersene un protocollo rigidissimo fatto di frasi immutabili: “Questa è la vita”, “Oggi ci siamo e domani non ci siamo più”. E non vi è spirito irriverente che osi denunciare la irrealtà delle affermazioni. Questa è la vita? No, semmai questa è la morte; non confondiamo. E lei signora, a sessantacinque anni suonati, non ha alcuna intenzione di andarsene da un momento all’altro… Ovviamente nessuno infrange con un illuminismo posticcio questo rituale bonario, al quale è comodo partecipare senza troppo credervi: le vedove italiane d’altra parte non sono note per il lanciarsi sulla pira del defunto e le signore che sulla bara discettano della fugacità dell’ esistenza, il giorno dopo si concentrano dal parrucchiere sul matrimonio di “Jacky” Elkan. Ma l’insistenza di questo repertorio di idee fisse in un momento altamente indicativo per lo stile di civiltà come quello del lutto lasciano riflettere su come sia radicata nell’inconscio collettivo dell’Occidente – che pure passa per vitalista e godereccio – una tendenza alla svalutazione della vita.

Contro questa tendenza a calunniare l’esistenza biologica si è battuto per tutta la sua vita – non facile! – Friedrich Nietzsche. Per questo l’Occidente consapevole di sé gli serba oggi gratitudine e lo riconosce come figlio prediletto. L’etica di Nietzsche, basata non sulle proibizioni, ma sulle esaltazioni delle qualità dell’uomo, si fonda proprio sul principio opposto alla retorica da cimitero: dire sì alla vita.

Friedrich Nietzsche, Aurora. Pensieri sui pregiudizi morali L’uomo occidentale è chiamato alla fedeltà alla terra: alla gratitudine per ciò che l’esistenza terrestre permette e alla responsabilità attiva nei confronti di ciò che accade sulla solida terra. Alcuni ironizzano sul nome aulico scelto da Nietzsche per diffondere il suo messaggio: Zarathustra. Ma davvero il filosofo riprende il cuore del messaggio di Zarathustra. “Zarathustra insegna ad amare la terra”, sintetizza Pio Filippini-Ronconi, il grande orientalista romano che il Persiano lo conosce bene e che pure in giovinezza aveva letto Nietzsche.

Che la tendenza a screditare la vita sia derivata da Socrate (col suo intelletto astratto) o da Cristo, come di volta in volta affermò Nietzsche, oggi in fondo non importa. Al contrario, urge capire che alle porte dell’ Occidente premono adesso schiere di dichiarati spregiatori della vita. Lo sceicco Laden lo ha detto: “Voi amate la vita, come noi amiamo la morte”. Ha ragione, eminenza! Noi amiamo la vita e ce ne vantiamo. Ce lo ha insegnato Friedrich Nietzsche…

2 Responses

  1. Diego
    | Rispondi

    Carissimi, guardate che non è vero che Nietzsche non riuscì mai a trovare la via per il superuomo. Il pensiero di Nietzsche non è affatto sospeso o inconcluso. Anzi è il più coerente e compiuto della storia della filosofia. Il problema semmai è chi legge abbia orecchi per sentire quello che ha da dire… E non è nemmeno vero che impazzì perchè non resse – se ragioniamo così siamo ancora nella pastorale. Piuttosto, se volete – se vogliamo – sforzarci di comprendere il senso del superuomo è proprio alla sua follia che dobbiamo guardare. La sua follia è il vero testamento di Nietzsche. E ci parla con una forza che solo la sordità delle nostre orecchie può farci non udire.

    Un'altra cosa: fin quando amare la vita e dire sì alla vita vorrà dire amare e dire sì alla "mia" vita siamo nel cristianesimo e nell'ascesi, cioè propriamente nella negazione della vita. Dire sì alla vita (che fa tutt'uno con l'eterno ritorno), vuol dire in primo luogo accettare il fatto che noi non siamo niente (o meglio: nient'altro che vita) – e in questo senso la vita sovrasta ogni cosa. Abbracciarla, vuol dire secondo me accettare anche la morte (per il semplice fatto che è vita). Fino a che non accetteremo la morte continueremo a negare la vita – o meglio la volontà di potenza.

  2. Emanuele
    | Rispondi

    e poi diciamo la verità: la storia messa in giro dal professor Vattimo che Übermensch debba essere tradotto come “oltre-uomo” è un po’ come la corazzata Potemkin: una boiata pazzesca. Avete presente il vecchio inno: “Deutschland, Deutschland, über alles“? Sareste capaci di tradurlo “Germania, Germania, oltre tutto?”

    ahahahahah, ma che c'entra.

    già qui si misura l'insipienza filosofica di chi se la canta e se la suona da solo. ^_-

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