Nel viaggio delle parole

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Old Book. Selective focusIl viaggio più lungo che l’uomo abbia intrapreso è nella parola, manifestazione non del cosa ma del come sia il mondo, epifania di ciò che non si lascia mai totalmente rappresentare, è più simbolo che segno.

E’ un viaggio che non ha fine poiché è impossibile risalirne l’inizio o, meglio, dirlo. Ogni volta che si è dato alla parola un volto nuovo e una nuova espressione il rapporto dell’uomo con il mondo e la sua storia sono cambiati.

Non ho avuto modo di seguire la loro nomade peregrinazione, ma sono figlia di mio nonno ed è da qui che intendo iniziare, dalla parola nonno. Fino a non troppo tempo fa era lui il vero patriarca della famiglia, la solida colonna portante del primo assetto sociale; da lui il passato prendeva forma e il presente sostanza, da lui le favole acquisivano il valore di propedeutica al soprannaturale. Il nonno aveva le spalle curve, gli occhi sempre velati, le mani fragili e nel petto un cuore saldo, senza paure e, forse per questo, più vicino al perdono. I nipoti del patriarca erano suoi stessi figli. Oggi il nonno é un ingombro inutile e, al posto della famiglia che gli siede attorno, ha una badante scocciata che non lo sta a sentire e non sa capire.

Bambino era colui che spensierato praticava, anima e corpo, il gioco spontaneo e crudele della crescita. A lui i genitori dicevano sì e più spesso no. Dopo le malefatte, puntuali cadevano giù i ceffoni, segni legittimi della propria individualità di cui andar fieri. Al bambino si dovevano le raccomandazioni di non interrompere mai gli adulti, di star seduti composti, di ringraziare sempre. Quello di oggi non dovrebbe più esser chiamato bambino: seppure in miniatura, è già un adulto pieno di impegni a cui far fronte, è smaliziato e privo dell’ingenuità la cui etimologia richiama la libertà.

La parola festa – non a caso, il Carnevale è un valido esempio – indicava il giorno agognato e conquistato della redenzione dagli affanni, dagli obblighi verso se stessi e verso gli altri; era un evento extra-ordinario in cui l’ordine consueto veniva rovesciato e in virtù del quale “una volta l’anno era lecito impazzire”. Questa parola ha smarrito l’eccezionalità: svincolati da qualsiasi tipo di ordine – sia sociale che privato – siamo ogni giorno fuori di testa e, se volessimo davvero vivere l’eccezione, sarebbe meglio pagare penitenza.

Terra, parola sulla quale si affacciavano gli occhi dei vecchi e dei giovani tutti, che, nonostante l’indigenza, la fame e la povertà dei tempi, era simbolo di appartenenza, di casa, di misura e di confine. Regno dei Cieli in Terra, propriamente. A seguito della civilizzazione, questa sacra parola, di cui siamo tutti ospiti, è stata ricoperta di cemento, di bruttura ed è divenuta sinonimo di mera funzionalità edificabile, non edificante. La terra che prima era rifugio adesso è prigione. Il paradiso è più lontano oggi che nella miseria più nera.

Ribellione è parola che, in primis, abitava nell’interiorità di un uomo le cui vicende erano plasmate non dagli eventi esterni, contrari o bizzarri che fossero, ma da una legge spirituale, che certamente non contemplava l’ammutinamento, il tradimento di se stessi. La ribellione adesso è più un fatto di massa e la volontà, la fede, l’audacia non c’entrano proprio nulla. Il più delle volte, e’ solo la spettacolarizzazione di chi non vuole, di chi non crede, di chi da solo non è.

Sono centinaia le parole che dovrebbero essere elencate e centinaia sono i significati, i rimandi, le memorie ancestrali a cui esse richiamano. Non so quando le parole torneranno a casa, forse quel silenzio in cui si danno e che le scandisce le une dalle altre, dovrebbe divenire più duraturo dando a loro un respiro e uno spazio proprio e a noi il modo di interrompere quel fatuo chiacchiericcio, proprio di chi non ha nulla da dire.

La parola è un dono, si muove circolarmente attraverso lo scambio: io so le parole che mi furono insegnate e le affido a qualcuno che, a sua volta, le destinerà a un nuovo passaggio. Vi sarà un loro ritorno e, quando avverrà, l’Invisibile tornerà ad abitare nelle parole, che avranno ancora il tratto del sublime e la vocazione all’ineffabile.

2 Responses

  1. Marina Erroi
    | Rispondi

    Ottimo e bellissimo articolo da leggere con il cuore.

  2. Agostino
    | Rispondi

    Gran bell'articolo……Complimenti!

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