Mondialismo e resistenza etnica

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Mondialismo e resistenza etnica è un libro che raccoglie gli articoli che Alberto Lembo ha pubblicato sul quotidiano La Padania, integrati da alcune considerazioni dello stesso Lembo, e da una interessante prefazione dell’avvocato Carlo Taormina.

Lembo era deputato della Lega Nord quando ha pubblicato il libro, e in quanto rappresentante di un movimento di liberazione etnica, ha raccolto in questo volume le sue riflessioni sulla globalizzazione e sulle strategie di resistenza che possono opporsi a questo fenomeno mostruoso. Il libro si apre con una introduzione che illustra il senso del vincolo etnico e la definizione di società organica. I popoli indoeuropei hanno sempre manifestato un particolare legame con il territorio in cui erano insediati, e questo legame dava vita anche a culti religiosi legati ai boschi, ai monti, alla madre terra. Le strutture sociali tendenzialmente gerarchizzate degli indoeuropei si sono protratte per tutto il periodo medievale, durante il quale il potere del sovrano era mediato dalla struttura feudale della società, e il legame coi sudditi si esprimeva in una equivalenza naturale e immediata col territorio, anche perché la terra d’origine era percepita come madre del popolo su cui si affermava il vincolo d’autorità. Si formava in questo modo un modello di società organica ordinata in un complesso religioso, etnico, geo-politico: la corona del sovrano univa il suolo e il sangue in un complesso immateriale animato dall’autorità del regnante.

Nella sua configurazione ottimale, il principio di legittimità che fondava il potere del sovrano era radicato nel rispetto per le autonomie delle società originarie. Col passare del tempo si verifica un progressivo sfaldamento della società tradizionale e, a partire dalla Rivoluzione Francese, si assiste alla nascita di forme di governo che divengono sempre più centralizzate e che necessitano di uno stabile apparato amministrativo che spesso degenera in burocrazia parassitaria. La progressione totalitaria dell’accentramento ha pressochè cancellato la legittimità degli originari ambiti etnici in cui si esprimevano le forme di potere.

La società identitaria è espressione del popolo in quanto comunità di sangue: si tratta, quindi, di una comunanza bio-storica fra le generazioni fondata su caratteristiche di immediatezza, originarietà, oggettività, tipicità, compiutezza, integrità. La moderna società democratica, invece, ispirata al sentimento massonico del mondo, propone modelli culturali che tendono alla mediazione, alla soggettività, alla frammentazione. Nel corso del tempo le comunità etniche che formano la Padania sono state travolte da eventi che le hanno progressivamente inglobate in strutture istituzionali del tutto estranee alle loro tradizioni storiche: lo stato “nazionale” italiano e l’Unione Europea, che sono entità funzionali all’ideologia mondialista.

Lembo esamina l’apparato di potere che persegue la costruzione di un governo unico per il mondo. Al vertice della piramide mondialista c’è il B’nai B’rith, la potentissima massoneria ebraica che coordina l’azione delle associazioni giudaiche sparse fra le nazioni. Su istigazione del B’nai B’rith vengono approvate in tutti i paesi “democratici” le draconiane leggi contro il “razzismo”, che servono a stroncare qualsiasi tentativo di opporsi a livello politico e istituzionale alla deriva della società multietnica. Le altre pietre che formano l’edificio mondialista sono le logge massoniche e gli istituti culturali che elaborano le strategie di massificazione globale. I nomi dei principali sodalizi di questo tipo sono: Gran Kahal, Pilgrims Society, Round Table, Council on Foreign Relations, Royal Institute of International Affairs, Bilderberg Group, Brooking Institution, Pugwash Institute, Trilateral Commission (tra i facoltosi finanziatori di queste associazioni risaltano spesso i nomi dei Rothschild e dei Rockfeller…). L’attività di questi gruppi si sublima in quell’organismo di facciata che è l’ONU che, secondo la propaganda mondialista, dovrebbe prevenire i conflitti fra le nazioni, ma che in realtà non fa altro che tutelare gli interessi dei più forti (si pensi solo che lo stato d’Israele ha sistematicamente ignorato le risoluzioni ONU che ne condannano le operazioni militari…).

Le istituzioni internazionali modellate sull’esempio dell’ONU sono l’esatto contrario di quella unità nella diversità che ispirava gli imperi tradizionali, di cui un esempio straordinario è stato l’impero austro-ungarico, all’interno del quale popoli diversi convivevano in pace sotto la saggia amministrazione degli Asburgo. L’impero asburgico venne distrutto dai romanticismi guerrafondai che diedero vità a società cloroformizzate dalla retorica del patriottismo, e proprio l’Italia si è distinta in questo genere deleterio di operazione ideologica.

La retorica egualitaria liberal-marxista ha livellato gli uomini pretendendo di unirli in un astratto vincolo di fratellanza e annullando l’autentica solidarietà che si formava tra i membri delle comunità tradizionali, cementate dai valori della comune appartenenza. La mitologia satanica del meticciato universale è terreno fertile per le organizzazioni criminali, che prosperano nell’indifferenza, e talvolta con la complicità delle istituzioni “democratiche”. Nel contempo i cittadini vengono privati di diritti fondamentali come quello alla libertà d’opinione e quello alla legittima difesa, in modo da renderli inermi e remissivi di fronte all’arroganza degli elementi più prepotenti, spesso di origine straniera.

Il fenomeno aberrante della globalizzazione può e deve essere ostacolato, e la storia recente ha anche registrato i successi di aspirazioni autonomiste: Repubbliche Baltiche, frammentazione della ex Jugoslavia, Repubblica Ceca, Slovacchia, rivendicazioni identitarie in Palestina, Catalogna, Scozia, Galles…Queste nuove entità statuali si rivelano particolarmente efficaci nella lotta alla globalizzazione, perché in un certo senso “accorciano il fronte” rendendolo più difendibile, mentre i vecchi stati nazionali sono troppo legati alle logiche della globalizzazione. Il caso italiano è davvero emblematico: lo stato italiano ha unito popoli profondamente differenti, al punto che la maggior parte del meridione d’Italia è controllata da organizzazioni criminali che tentano di ramificarsi anche al Nord, infettando la Padania con fenomeni mafiosi che in passato le erano del tutto estranei.

L’indipendenza della Padania si pone, quindi, come traguardo irrinunciabile per i popoli che la abitano, pena la dissoluzione nel magma degradante della società multirazziale. La propaganda immigrazionista, padrona assoluta dei mass-media, cerca di inculcare l’idea che la società multietnica porterà a un fantomatico arricchimento culturale, ma la realtà è ben diversa: la metastasi orrenda della società meticcia produce disgregazione sociale, criminalità dilagante e soprattutto, immettendo sul mercato del lavoro mano d’opera a basso costo, abbassa lo stipendio dei lavoratori dipendenti. Il sogno delle oligarchie mondialiste, infatti, è di ridurre l’umanità a una massa informe e priva di qualsiasi coscienza identitaria. In tale contesto i ricchi usurocrati potranno permettersi di vivere in clausure lussuose circondate da sterminate bidonvilles in cui individui senza razza, senza religione, senza famiglia, senza lavoro, si riveleranno troppo ottusi per ribellarsi o, addirittura, abbrutiti dalla miseria e dall’ignoranza, diventeranno alleati dei loro sfruttatori (si pensi, ad esempio, ai movimenti di matrice progressista che affermano di voler contrastare la globalizzazione, e che sono invece attivamente impegnati nella costruzione della società multirazziale, rivelandosi docili schiavi dei poteri oligarchici).

Chi si batte veramente contro la globalizzazione si pone obiettivi ambiziosi, e sa di avere di fronte nemici formidabili (e Lembo afferma, giustamente, che il nemico più pericoloso è quello psicologico: la rassegnazione). Tuttavia l’incubo della collettività neototalitaria proposta dal mondialismo può essere dissolto. Lembo ritiene che il fronte del Male possa essere sconfitto, purchè si arrivi a una rivoluzione culturale che ribadisca il concetto di sovranità etnica, e ricorda che «al centro della storia, c’è sempre l’uomo, con la sua volontà di vivere e di lottare, per elevarsi al di sopra della sfera biologica, ed al di là del solo appagamento fisiologico dei bisogni materiali, al quale la logica del mondialismo capitalista vorrebbe ridurlo. E, data l’essenza di animale sociale dell’uomo, ci sono sempre gli aggregati tradizionali in cui egli vive: la famiglia, la comunità locale, il popolo, vera speranza per il nostro futuro di uomini liberi e vero nemico di ogni agente del mondialismo massonico».

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Alberto Lembo, Mondialismo e resistenza etnica, Edizioni di Ar, Padova, 1999, pp.128, € 9,00.

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Michele Fabbri, originario della subregione Romagna-Toscana, ha scritto i libri Trobar clus (Fermenti Editrice), Arcadia (Società Editrice Il Ponte Vecchio), Apocalisse 23 (Società Editrice Il Ponte Vecchio). Dopo la pubblicazione di Apocalisse 23 si sono perse le tracce dell’autore. Alcuni pensano che da allora Michele Fabbri abbia continuato a scrivere sotto falso nome…www.michelefabbri.wordpress.com
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2 Responses

  1. Michele Fabbri
    | Rispondi

    questo pezzo è ora pubblicato nel libro:

    Brigit

    TERRA DI MEZZO

    Società Editrice Il Ponte Vecchio

  2. Philiaeuropa
    | Rispondi

    Un bel testo !
    Che poi la lega ne sa qualcosa dei B’nai B’rith … Forse nel 2000 era un po diverso. Ora i massoni sionisti hanno anche cambiato metodo usando appunto anche i scontri etnici fra i poveri dei "bidonvilles" dell Occidente. Solve et Goagula semper !

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