Massoneria: il secolo scozzese

Categorie: Italiano, Storia moderna 0

Il passaggio dalla massoneria operativa a quella speculativa è una delle chiavi di interpretazione della storia mondiale ed è un tema sul quale si sono accavallate ipotesi per lo più fantasiose e non suffragate da alcun dato oggettivo.

La ricerca storica più significativa al riguardo è stata fatta da David Stevenson: The Origins of Freemasonry. Lo studio di Stevenson verte in particolare su quel grande “buco nero” della storia massonica che possiamo definire come il “secolo scozzese”.  Nel 1602 muore in Scozia William Schaw, ultimo Gran Maestro di una massoneria integralmente operativa, e nel 1717 a Londra nasce la massoneria speculativa come la conosciamo oggi. Che cosa è accaduto in quel secolo, e perché proprio la Scozia sembra essere stata il luogo della mutazione che ha reso l’antica associazione degli scalpellini una delle forze più potenti del mondo?

Stevenson inizia la sua indagine partendo dalla figura chiave di William Schaw, che era stato nominato supervisore delle opere architettoniche dal re di Scozia. Schaw è autore di due statuti massonici del 1598 e del 1599 che si caratterizzano per la conferma degli “antichi doveri” dei costruttori medievali, ma anche per un particolare richiamo all’arte della memoria, ovvero a tecniche per sviluppare la capacità di ricordare associando le stanze di una casa immaginaria con gli oggetti idealmente presenti all’interno di quelle stanze. C’era grande interesse all’epoca per queste tecniche, nelle quali eccelleva Giordano Bruno, e in un tempo in cui gli apparati di censura erano particolarmente occhiuti sviluppare abilità di questo genere era di vitale importanza.

Un elemento non secondario è il fatto che Schaw era cattolico e perfino sospettato di essere un agente dei Gesuiti, cosa che poteva essere molto pericolosa nelle isole britanniche lacerate dai conflitti fra cattolici e protestanti e fra le varie chiese riformate. Sappiamo anche che Schaw firmò documenti massonici della famiglia Sinclair, che nel XV secolo aveva fatto costruire la celebre cappella di Rosslyn. In un clima del genere c’era terreno fertile per le società segrete…

La massoneria nei secoli medievali aveva sviluppato un ampio repertorio di parole in codice, di segni di riconoscimento segreti, di iniziazioni riservate agli affiliati e questi segni segreti erano utilizzati a scopo professionale, per tutelare i “segreti del mestiere”. Questo patrimonio culturale si tramandava nelle associazioni di muratori, anche quando queste si avviavano alla decadenza. Nel corso del XVI secolo si cominciano a utilizzare massicciamente i mattoni prefabbricati per le costruzioni e il lavoro del muratore diventa quindi un lavoro generico che non richiede specifiche abilità: l’arte degli scalpellini come associazione di mestiere tende a scomparire in tutta Europa, tuttavia in Scozia sembra mantenere una certa vitalità.

In particolare nel corso del XVII secolo sappiamo che nelle logge scozzesi entrano figure non operative: uomini di varia estrazione sociale che in qualche modo erano interessati all’aspetto esoterico delle associazioni di mestiere. Verso la fine del ‘600 nelle logge scozzesi i massoni non operativi erano in larga maggioranza. Nelle logge l’Ermetismo rinascimentale si fondeva con le dottrine dei Rosacroce e si cominciava a parlare della “Parola Massonica” che generava la capacità della “seconda vista”. Testimonianze sulla Parola Massonica si hanno fin dal 1630, e questi temi fanno capolino verso la fine del secolo anche nella celebre opera sulle fate di Robert Kirk (The Secret Commonwealth of Elves, Fauns and Fairies) nella quale il reverendo scozzese parlava della Parola Massonica come di un mistero rabbinico legato alle colonne del tempio: Boaz e Jachin, una delle più celebri leggende della massoneria.

Le logge massoniche si prestavano, coi loro affascinanti rituali, alla diffusione di idee che tramandate apertamente potevano generare ostilità o diffidenza, e il clima fortemente conflittuale di quell’epoca favoriva il sorgere di società segrete. Inoltre il “lavoro di loggia” tendeva a diventare un nuovo modo di fare società, non più caratterizzato dalle appartenenze fisse delle identità etniche o religiose o delle parentele e dei titoli nobiliari, ma dal legame di una amicizia interclassista che era suggellata dalla “fratellanza” massonica.

L’indagine di Stevenson ci mostra i passaggi attraverso cui l’antica massoneria ha assunto carattere speculativo, ma la ricerca resta saldamente ancorata alla storia documentata e non azzarda interpretazioni che non siano appoggiate a prove sicure.

Tuttavia resta la domanda: perché proprio in Scozia?

La Scozia è un territorio del tutto marginale rispetto alle grandi elaborazioni culturali che si svolgevano nell’Europa continentale o nella stessa Inghilterra.

La figura più significativa che frequentò le logge scozzesi in quel periodo è quella di Sir Robert Moray (1608-1673), uomo dagli interessi estremamente vasti sia in capo scientifico che letterario e tra i fondatori della Royal Society, storica associazione inglese dedicata al sapere scientifico. L’influenza di Moray nella nascita del concetto moderno di massoneria è decisiva: basti dire che come simbolo utilizzò il pentacolo, la stella a cinque punte la cui diffusione in campo iconografico ha segnato in maniera inconfondibile tutta la storia contemporanea!

Proviamo quindi a prendere in considerazione la leggenda della filiazione della massoneria dall’Ordine del Tempio. Di per se stessa la massoneria medievale non ha alcuna connessione documentata coi Templari, quindi non c’è ragione di metterla in relazione coi monaci guerrieri. Tuttavia sappiamo che la famiglia Sinclair nel medioevo ha avuto rapporti coi Templari, e la cappella di Rosslyn è famosa per un’iconografia del tutto inusuale per l’epoca tra cui spiccano la stella a cinque punte, e una celebre scultura che rappresenta un uomo col cappio al collo, un’immagine forse ispirata alle accuse mosse ai Templari nel processo del 1307 e che sembra prefigurare un rituale massonico. Non ci sarebbe nulla di strano se transfughi templari avessero trovato protezione presso i Sinclair tramandando in quei luoghi leggende, simboli e rituali che poi sarebbero stati recepiti nel clima sincretista del XVII secolo. Dunque i rapporti del cattolico William Schaw con la famiglia cattolica Sinclair potrebbero essere l’anello di congiunzione che ha traghettato simboli templari e simboli della tradizione operativa verso il mondo della massoneria speculativa. Questo spiegherebbe l’importanza della Scozia nella storia massonica, nonché il ruolo della simbologia templare nella nascita della massoneria speculativa, di cui si comincia a parlare già nel ’700 e che sarà un caposaldo delle teorie cospirative di Barruel, nonché delle improbabili fantasie romanzesche di Dan Brown…

A completare il quadro ci sarebbe il pastore scozzese James Anderson, che nel 1723 scrive le Costituzioni Massoniche, e che effettua una sorta di pellegrinaggio a una loggia di Edimburgo in compagnia di John Theophilus Desaguliers, Gran Maestro della Grand Lodge of London. A proposito di questi due personaggi non si può fare a meno di citare l’autorevole testimonianza di René Guénon il quale affermava che furono proprio loro a far sparire tutti gli antichi documenti sui quali riuscirono a mettere le mani affinché non ci si accorgesse delle deviazioni da loro introdotte, pur nella continuità degli antichi simbolismi. L’infiltrazione protestante nel simbolismo eminentemente cattolico della massoneria era in tal modo compiuta, e secondo Guénon questo processo sarebbe giunto a conclusione tra la fine del ‘600 e i primi anni del ‘700, quando massoni operativi lavoravano ancora con Cristopher Wren, il geniale architetto che costruì la cattedrale londinese di St Paul.

Ancora uno scozzese, Andrew Michael Ramsay, sarà il primo a diffondere il Verbo massonico sul continente facendo conoscere la massoneria speculativa in Francia nel 1724, ed è ben nota l’importanza del “rito scozzese” nelle istituzioni massoniche…

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David Stevenson, The Origins of Freemasonry, Cambridge University Press 1988, p. 246.

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Michele Fabbri ha scritto il libro di poesie Apocalisse 23 (Società Editrice Il Ponte Vecchio, 2003). Quella singolare raccolta di versi è stata ristampata più volte ed è stata tradotta in inglese, francese, spagnolo e portoghese. Dell’autore, tuttavia, si sono perse le tracce… www.michelefabbri.wordpress.com
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