Martin Walser e la “zampillante fontana”

Martin Walser, uno dei più noti narratori in lingua tedesca, nel suo ultimo romanzo Una zampillante fontana, narra la storia di una famiglia tedesca nel periodo, così decisivo per la Germania e per il mondo, fra il 1933 e il 1945. Il protagonista del romanzo, Johann, è un bambino che frequenta le scuole elementari, la cui famiglia gestisce un ristorante nel villaggio di Wasserburg. Attraverso gli occhi di Johann, e con le prese di coscienza che il protagonista assume attraverso il tempo, l’autore mostra la vita della società tedesca di quell’epoca. Il romanzo prende le mosse dall’inizio degli anni ’30, in una Germania martirizzata dal Trattato di Versailles e prostrata dallo scenario di corruzione e di degenerazione morale che caratterizzava la Repubblica di Weimar. In questo clima il partito nazionalsocialista acquisiva forti consensi e la stessa madre di Johann è indotta a entrare nel partito che appare ormai come il sicuro vincitore della lotta politica. Johann è favorevolmente impressionato dall’apparato propagandistico nazista: le bandiere al vento, le divise sgargianti, le pattuglie in motocicletta…

Martin Walser, Una zampillante fontana
Martin Walser, Una zampillante fontana

Nella narrazione di Johann si sente anche l’eco del nuovo clima culturale instaurato dal governo di Hitler: il maestro di scuola, un convinto nazista, insiste particolarmente sulle origini pagane del popolo tedesco, creando uno scontro ideologico col parroco locale e inducendo i settori più borghesi dell’opinione pubblica a considerare il movimento nazionalsocialista come il partito dei “senza Dio”.

Ma ben presto anche nel microcosmo di Wasserburg si comincia a sentire il pugno di ferro della dittatura: un bambino ebreo viene espulso dalla squadra di calcio, un artista del circo viene picchiato perché contrario all’Anschluss dell’Austria, più tardi il prozio di Johann sarà arrestato perché omosessuale. In seguito le vicende tragiche della guerra entreranno prepotentemente nella vita di Wasserburg; mentre il regime incoraggia i tedeschi a resistere in attesa che le armi segrete del Reich riescano a rovesciare le sorti del conflitto, i profughi delle città bombardate dagli alleati si riversano nel villaggio, il fratello maggiore di Johann muore in combattimento contro i russi, lo stesso Johann viene arruolato nella Wehrmacht e poi catturato dagli americani alla fine della guerra, e Wasserburg è occupata dai francesi.

La cruda descrizione dei disastri provocati dalla guerra non impedisce tuttavia a Walser di esprimere alcune riflessioni sulla complessità della storia e sulla buona fede degli storici che troppo spesso cedono alle sirene della correttezza politica: «Il passato è come un fondo di cui ci si può servire. Secondo il bisogno. Un passato completamente bonificato, radiografato, epurato, ratificato, totalmente adattato alle convenienze del presente. Eticamente, politicamente rivisto e corretto. Ben collaudato in anticipo dai nostri uomini più abili, dai più incensurabili, dai migliori».

Martin Walser
Martin Walser

Per quanto riguarda gli aspetti stilistici del libro, occorre rilevare che Walser ha scelto di far parlare i personaggi anche con la lingua dialettale, che allora era di uso comune e assai più diffusa del tedesco-scritto. Il traduttore italiano, il torinese Francesco Coppellotti, ha reso i pezzi in dialetto traducendoli in piemontese, una scelta efficace e decisa di comune accordo con lo stesso Walser. Queste opzioni linguistiche rinviano anche al titolo del libro: la “zampillante fontana” è l’espressione con cui Nietzsche definisce l’anima di Zarathustra, mentre nel libro di Walser la zampillante fontana è la metafora del linguaggio. Johann all’inizio del libro sta imparando a leggere e l’emozione della scrittura lo indurrà poi a scrivere poesie abbandonandosi alla fascinazione del linguaggio. Le considerazioni finali del libro sintetizzano in questo modo la maturazione anche letteraria di Johann: «Quando lui si mette a scrivere, ci deve già essere sulla carta ciò che desidera scrivere. Non dovrebbe fare altro che leggere quello che il linguaggio di per sé ha già vergato sulla carta. Il linguaggio, pensò Johann, è una zampillante fontana». Se dunque il titolo del romanzo è ispirato a Nietzsche, si vede come queste battute conclusive richiamino l’idea dell’essere attraversati dal linguaggio, elaborata da un altro gigante della cultura contemporanea: Martin Heidegger.

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Martin Walser, Una zampillante fontana, Sugarco Edizioni, 2008, pp.360, euro 24,00.

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Michele Fabbri ha scritto il libro di poesie Apocalisse 23 (Società Editrice Il Ponte Vecchio, 2003). Quella singolare raccolta di versi è stata ristampata più volte ed è stata tradotta in inglese, francese, spagnolo e portoghese. Dell’autore, tuttavia, si sono perse le tracce… www.michelefabbri.wordpress.com
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