Le manipolazioni della genetica

Massimo Fini, Il vizio oscuro dell'Occidente Il mondo va alla rovescia e non c’è niente da fare. Scattone che per dannunzianesimo infantile ha ucciso una giovane studentessa, è stato messo a insegnar filosofia ai ragazzi, mentre forse sarebbe lui a dover imparare qualcosa. Adriano Sofri che fu il mandante dell’assassinio di un commissario di polizia, fa il bibliotecario e ha rubriche, in cui dà lezioni di morale e politica a tutti, sul più diffuso settimanale di destra e sul più importante quotidiano di sinistra. Da anni si cerca di tirarlo fuori definitivamente di galera perché è una «risorsa intellettuale indispensabile alla cultura italiana». Che cosa abbia apportato Sofri alla cultura italiana non si sa, benché abbia il privilegio di stare in carcere, di non dover lavorare, mantenuto dalla collettività, e quindi un mucchio di tempo per pensare, leggere e scrivere. Ma non vedo in giro suoi libri significativi.

Francis Fukujama annunciò sedici anni fa «la fine della Storia»: poiché il comunismo era stato sconfitto il mondo non aveva altro da fare che godersi le bellurie del libero mercato. Abbiamo poi visto, con le Torri gemelle, che la Storia non solo non era finita, ma forse era appena cominciata.

Uno che ha preso un granchio così colossale dovrebbe starsene nascosto in Nuova Zelanda sotto una pecora merinos. Invece lo ritroviamo professore emerito alla John Hopkins University, intervistato in pompa magna dal Corriere della Sera, invitato come guru a importanti Convegni. Adesso Fukujama si occupa di ingegneria genetica. Vengono i brividi solo a pensarci. Per la verità Fukujama questa volta dice cose giuste ma per ragioni sbagliate o comunque marginali.

Secondo lui la tecnica genetica va limitata perché lede i diritti dell’embrione e quelli di tutti i cittadini all’uguaglianza. A parte che Fukujama sembra non rendersi conto che le mani della Scienza sulla genetica sono esattamente il prodotto, inevitabile, di quel «capitalismo su base tecnologica» che egli considera, insieme alla democrazia e alla «diffusione di una cultura generale del consumo», lo sbocco ineluttabile di un disegno finalistico della Storia e che scandalizzarsi dell’ingegneria genetica dopo aver salutato le manipolazioni umane sulla natura come lo zenit della cultura occidentale è come meravigliarsi che, avendo inventato la pallottola, si arrivi al missile, la faccenda dei diritti “democratici” è qui del tutto marginale.

Massimo Fini, Sudditi La questione è un’altra. E non è nemmeno quella di recuperare un senso religioso della vita che abbiamo perduto come pensa Giuliano Ferrara invitato, come Fukujama, al Convegno su «Natura umana e biotecnologie», tenutosi a Roma. Oltre al fatto che per Ferrara vale lo stesso discorso che riguarda Fukujama (non si può sostenere a spada tratta l’attuale modello di sviluppo e poi meravigliarsi delle sue conseguenze), per porre dei limiti alla ricerca scientifica o, per meglio dire, alle sue applicazioni, non c’è bisogno di appellarsi ai dubbi diritti dell’embrione o cercare di recuperare affannosamente l’immagine di Dio, basta usare la ragione che non è solo quella illuminista, che ci ha portato a questi punti; la ragione è esistita anche prima dell’Illuminismo, per esempio la ragione greca che aveva un senso del limite che oggi ci sarebbe molto utile. Ma anche senza ricorrere ai Greci troppo lontani, Francesco Bacone, che pur è considerato il padre della rivoluzione scientifica, ammonisce: «L’uomo è il ministro della Natura, alla Natura si comanda solo obbedendo ad essa». Per rispettare la Natura non è quindi necessario pensare che in essa si sia inverato un qualunque Dio, è sufficiente riflettere sul fatto che la Natura ha elaborato le sue leggi in milioni di anni.

Invece quando noi la manipoliamo tecnologicamente non siamo in grado di calcolare le varianti che mettiamo in circolo né tantomeno di gestirle. E tutta la storia della tecnologia usata in modo massivo, il che avviene a partire dalla Rivoluzione industriale, è lì a dirci che le nostre straordinarie invenzioni si sono, alla lunga, sempre rivolte contro di noi. Per cui con la tecnologia genetica potremo curare malattie oggi incurabili e fare gli uomini più alti, più belli e più sani ma poiché questo va contro le leggi della Natura e, come diceva Bacone», «non obbedisce ad essa», è certo che tutto ciò si risolverà, a tempi lunghi, in un boomerang, anche se al momento non possiamo valutare quale sarà e da dove verrà. Infine, e di passata, è assai curioso, per dir così, che noi oggi si cerchi di recuperare un senso religioso della vita proprio nel momento in cui cerchiamo di impedire ad altri, per esempio agli islamici, se occorre a suon di bombe, di vivere il loro. È curioso che noi si cerchi di recuperare il senso di una famiglia che il modello occidentale ha disgregato e distrutto proprio mentre cerchiamo di distruggere il senso della famiglia dei musulmani che è basato su un certo ruolo tradizionale della donna che è diverso da quello che ha assunto in Occidente. È curioso che noi si affermi il diritto a difendere la nostra identità proprio nel momento in cui aggrediamo quella degli altri. E così via. Stiamo inanellando contraddizioni una dietro l’altra. Non riusciamo più nemmeno ad usare la logica binaria e il principio aristotelico di non contraddizione che sono alla base del razionalismo occidentale e che presiedono alle macchine che usiamo, per esempio il computer, per diffondere le nostre sciocchezze.

Ma non a caso ho cominciato questo articolo dicendo che il mondo va alla rovescia. Finché a dettare «la linea», avendo a disposizione ogni mezzo di comunicazione, saranno dilettanti allo sbaraglio come Giuliano Ferrara o pastori mancati come Francis Fukujama, che non si rendono conto delle proprie aporie e tantomeno di quelle del modello di sviluppo che sostengono, sarà molto difficile, per non dire impossibile, che noi si riesca a cavar fuori le gambe dal pasticcio in cui ci siamo cacciati.

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Tratto da Il Gazzettino del 13 ottobre 2005.

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  1. Marco Z
    | Rispondi

    Caro Fini, non trova che sia un atteggiamento quantomeno bipolare anche l'usare il "noi" come civiltà e criticarne esiti e tendenze? Lo faccio notare solo perchè non credo nel concetto di responsabilità collettiva.

    Un' altra critica che mi sento di muovere è al concetto di boomerang. Leggendo un po' dei suoi scritti ci si rende conto che lei non è un catastrofista qualunque, e proprio per questo credo che sarà sensibile a posizioni discordi: è ben vero che i prodotti della rivoluzione industriale hanno permesso di slegare drasticamente l'attività umana dai ritmi di natura, e che un pianeta finito non può supportare una crescita infinita come questo capitalismo miope imperante ci fa credere (illuminante in questo senso il corso "Arithmetic,population,energy" di A.Bartlett), ma è altrettanto vero che ogni razionalismo deve fondarsi solo su una base sperimentale e consensuale, altrimenti l'argomento "l'apocalisse arriverà, non so quando ma arriverà" diventa equivalente a "non ci sono più le mezze stagioni". Un argomento estremo, per non chiamarlo colpo basso, è che in effetti se non ci fosse stato questo progresso tecnico selvaggio, moriremmo a 35 anni e avremmo ben altro a occupare le nostre giornate che bloggare i nostri malumori ideologici..

    Con la speranza di aver almeno in parte spiegato le mie ragioni le porgo i più cordiali auguri di buon lavoro.

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