Lo zodiaco ermetico di Raoul dal Molin Ferenzona (seconda parte)

Questo articolo fa parte di una serie di tre.

Questa è la serie completa degli articoli:

  1. Lo zodiaco ermetico di Raoul dal Molin Ferenzona – Prima parte
  2. Lo zodiaco ermetico di Raoul dal Molin Ferenzona – Seconda parte
  3. Lo zodiaco ermetico di Raoul dal Molin Ferenzona – Terza parte

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esoterismo-e-fascismo() Questa vita raminga e pellegrina subisce una battuta d’arresto nel 1918. Ferenzona ha solo trent’anni e una crisi spirituale senza precedenti lo scuote da cima a fondo. Il Nostro si ritira nel Monastero dei Benedettini Monteolivetani di Santa Francesca Romana. Frutto di questo sconvolgimento è Zodiacale, data alle stampe l’anno successivo, che analizzeremo nella seconda sezione di questo saggio.

Tra il ’19 e il ’22 si stabilisce a Roma. L’esoterismo nella capitale, negli anni Venti, è più vivo che mai, e tale rimarrà sino ai Concordati, che strangoleranno gli studi tradizionali e decreteranno lo scioglimento di organizzazioni e centri studi legati a questi ambiti (22). Sir Raul frequenta le Accademie della Schola Philosophica Hermetica Classica Italica Fr+Tm+ di Miriam di Giuliano Kremmerz (23). Ma nemmeno manca di recarsi spesso nella Lega Teosofica Indipendente di Roma, fondata nel 1897 e diretta, nei primi anni Venti, da Decio Calvari. Importante punto di riferimento nella diffusione italiana delle idee teosofiche, tra i suoi habitué troviamo il neopagano Arturo Reghini, l’antroposofo Arturo Onofri, il futuro direttore dell’IsMEO Giuseppe Tucci, il filosofo Adriano Tilgher, il fondatore della psicosintesi Roberto Assagioli, il duca Giovanni Colonna di Cesarò e, ovviamente, Julius Evola (24). Non è la prima volta che Ferenzona mette piede nella sede del circolo teosofico romano: nel 1917 vi aveva esposto suoi lavori, tenendovi una conferenza intitolata Apparizioni artistiche relative e concordanze supreme.

Un “inventario” dell’ambiente esoterico romano del primo dopoguerra è riportato da Evola nella sua autobiografia spirituale, Il cammino del cinabro. Il suo giudizio su quell’ambiente ne separa le luci dalle ombre, non mancando di criticare quelle «correnti spurie contemporanee, teosofiche ed occultistiche, che intendevano rifarsi a quella antica sapienza, da esse proposta come un antidoto contro il materialismo moderno, ma anche contro la semplice religione dogmatica o devozionale. Si trattava però di miscugli, dove la parte predominante l’avevano i pregiudizi, divagazioni e la deteriore materia fornita da presunte rivelazioni e da una presunta chiaroveggenza» (25). Evola non manca tuttavia di riconoscere la presenza di personaggi «aventi effettivo valore, separabili dalle teorie a cui si appoggiavano. Ricorderò Decio Calvari, presidente della Lega Teosofica Indipendente di Roma, Giovanni Colazza, che ugualmente a Roma dirigeva un centro antroposofico, cioè steineriano, il poeta Arturo Onofri che, già appartenente al movimento d’arte d’avanguardia, dopo una crisi spirituale aveva aderito allo stesso indirizzo, l’orientalista olandese Bernard Jasink, il pittore e occultista Raul dal Molin Ferenzona» (26). Molti dei personaggi evocati dal filosofo romano erano abituali frequentatori del cenacolo animato da Decio Calvari. È molto probabilmente lì che Ferenzona ed Evola si incontrano (27). Alla fine del 1921, Ferenzona dona a Evola copia di quell’opera che segna la sua uscita dalla crisi avuta alla fine degli anni Dieci, con dedica. Una dedica in francese, ad opera di un artista italiano: forse il giovane artista fiorentino aveva avuto tra le mani la plaquette evoliana del 1920 La parole obscure du paysage intérieur, tradotta dall’autore stesso insieme a Maria de Naglowska…

il-cammino-del-cinabroDel panorama culturale romano il giovane Ferenzona carpisce ogni sfaccettatura: frequenta ambienti diversi, vuole conoscere personalmente Jiddu Krishnamurti, il “profeta” designato da Annie Besant quale reincarnazione del Cristo stesso. Tale incontro avrà luogo probabilmente negli anni Trenta, il filosofo indiano essendosi recato per la prima volta in Italia proprio al principio del 1930, per tenere una conferenza a Trieste (anche se non è certo che la conferenza ebbe poi luogo) (28). La sua attenzione non si focalizza unicamente sulla teosofia di stretta osservanza blavatskjana; agli amici consiglia le opere di Rudolf Steiner, del quale esegue parimenti un ritratto, ma legge anche Ernesto de Martino, studioso del mondo magico.

È a partire dagli anni Venti che la sua fama si consolida. L’artista fiorentino, momentaneamente stabilitosi a Livorno, esporrà continuamente i suoi lavori. Di particolare importanza, scrive Carlo Fabrizio Carli (29), è la sua partecipazione alla Seconda Esposizione Internazionale dell’Incisione, organizzata a Firenze da Vittorio Pica e Aniceto del Massa, collaboratore delle riviste Ignis e Atanòr e attivo nel Gruppo di Ur con lo pseudonimo di “Sagittario” (30).

Dagli anni Trenta riprende a viaggiare, questa volta rimanendo in Italia, da Torino a Genova, da Viareggio a Firenze, da Roma a Milano. Una convivenza piuttosto fugace, rotta per via di una serie di manie di persecuzione che lo accompagneranno sino alla fine dei suoi giorni.

Con l’avanzare progressivo dell’età, il temperamento irrequieto del fiorentino pare esplodere, travolgendone le facoltà mentali. Annunciata dalla continua presenza di misteriose voci che assillano i suoi lunghi silenzi, la follia si appresta a divenire protagonista dei suoi ultimi anni di vita, come raccontato da Giuseppe Sprovieri (31). Ricoverato in diverse case di cura, in preda a estenuanti delirium tremens, viene dimesso poco prima che la sua vita abbia termine. Si spegnerà a Milano, il 19 gennaio del 1946, per un enfisema polmonare.

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L’opera che il fiorentino donò ad Evola, tra quelle note, è la più complessa. Anzitutto per il suo carattere “polifonico”: è infatti una raccolta di acqueforti, preghiere e brevi racconti, dal sapore fiabesco e simbolico. Ferenzona adotta diverse modalità stilistiche, dando alla luce un libretto d’artista che farebbe gola a molti collezionisti. Zodiacale. Opera religiosa. Orazioni, acqueforti, aurê (Ausonia, Roma 1919), composta tra Roma e Berna, viene stampata in cento esemplari numerati contenenti le incisioni originali e altri recanti riproduzioni fotografiche. Come già accennato, si colloca altresì in un momento molto particolare della vita di Ferenzona. Nel 1918 il suo spirito, assetato di trascendenza, si sposta da un cattolicesimo assai ortodosso a un sincretismo atto ad unificare gli insegnamenti sapienziali di svariati culti. Accanto a tematiche di ascendenza cristiana ne troviamo altre teosofiche, ermetiche, alchemiche e qabbalistiche, solo per citarne alcune.

L’opera è divisa in dodici parti: a ogni segno zodiacale (32) è dedicata un’incisione, un’orazione (che il segno rivolge idealmente a Dio, cui è tra l’altro dedicato il volume) e una fiaba. A seguire, troviamo un epilogo, il tredicesimo capitolo: un uomo nuovo, percorse le dodici figure, si erge sulle ceneri di un Io che giace esangue, sorridendo «alla vecchia decadenza che gli agonizzava ai piedi» (33). Il realismo descrittivo dei primi anni del Novecento – intervallato da tendenze fiabesche e medievaleggianti, retaggio spiccatamente preraffaellita – non è più sufficiente a Sir Raul, che con Zodiacale raggiunge le vette di una composizione che potremmo definire alchemica. Qui l’inconscio dell’artista, luogo genetico dell’opera d’arte, è popolato da istanze archetipiche. L’acquafortista le sublima in geometria, fissandole in arabeschi onirici: opera al nero, percorrendo la propria notte interiore, facendone oggetto di una rappresentazione simbolica. Il suo ex libris reca il motto: indagare il mistero.

ex libris julius evolaUn’arte del tutto spirituale, insomma, nella quale l’Io dell’artista, in controtendenza rispetto a quel soggettivismo che impererà nel XX secolo, è tale solo nella misura in cui sappia tradurre graficamente un quid superiore, estinguendosi nella sua produzione artistica. Ed è un’arte magica, un esercizio affinché l’Io possa attingere a fonti altre da quelle cui si abbevera la ratio calcolante; un iter che prevede una catabasi nell’inconscio, nei domini inferiori, spesso incarnati dai tratti mostruosi e grotteschi che caratterizzano molte delle sue incisioni, e una risalita. Una sorta di ermetico Solve et coagula, quella conversione del Corpo in Spirito e di Spirito in Corpo, insomma, di cui hanno parlato parecchi esponenti del pensiero tradizionale, in primis Evola e Guénon (34). Entrambi i momenti sono essenziali, dunque, ma il ricorso all’inconscio non è fine a se stesso: la sua carica dissolutrice è sempre subordinata ad una costruzione archetipica. Ci si immerge nell’orrido e nel macabro, ma se ne esce. È in questa misura che non si può assolutamente vedere in Ferenzona un precursore dei surrealisti. La somiglianza non può che essere tecnica, in quanto, se è vero che in entrambi i movimenti è la forza dell’inconscio a plasmare le forme che popolano tele e manoscritti, è bene ricordare che, dove il surrealismo vede freudianamente nell’inconscio il ricettacolo delle rimozioni, nell’opera di Ferenzona esso è la dimora delle divinità. È un inconscio depurato da ogni tipo di caratterizzazione freudiana e affine, piuttosto, alle dottrine di Carl Gustav Jung. La scrittura automatica tanto osannata dai surrealisti nulla ha a che fare con la trascendenza di Zodiacale, che si getta nel sub-umano per poi raggiungere il super-umano. Affini, piuttosto, alle illustrazioni di William Blake e Arthur Rackham (35) (illustratore dei Grimm, di Shakespeare, Carroll e Poe), le tavole di Zodiacale sono le tappe di un viaggio iniziatico attraverso i segni zodiacali.

Sul valore numerologico del dodici e sulle sue ricorrenze in svariate tradizioni è stato scritto parecchio. Basti qui ricordare, in riferimento all’opera di cui stiamo parlando, che esso è il prodotto del tre – il trascendente, la trinità, la triade – e del quattro – la materia cosmica, i punti cardinali, gli elementi, ecc. Simbolo dell’intersezione tra fisico e metafisico, nel cosmo quadripartito non intravede che la triade. Ebbene, in Zodiacale la trinità assorbe interamente il quaternario, manifestandosi in esso ed attraverso di esso. Non casualmente, il Sagittario, nella sua orazione, loda la triplice forza divina che si manifesta attivamente «ne le Quattro Sorgenti perpetue de la Natura», che si muovono secondo quattro movimenti – «ascendono e discendono, avanzano e circolano» – «nei Quattro Angoli del Cielo», ma anche negli stati della materia, ossia «nel freddo e nel caldo, nel secco e ne l’umido» (36). Ma quattro sono anche le virtù che dovrà sviluppare l’uomo nuovo presentato nell’epilogo: «Sapere – Osare – Volere – Tacere», le verità già enunciate da Eliphas Levi (37).

I segni si rivolgono all’Uno per glorificarne l’onnipotenza, trascendente ed immanente a un tempo, che si rifrange nello Zodiaco, congiunzione di micro e macrocosmo. Un cammino siderale che investe il lettore ma altresì lo stesso autore. Molteplici sono le tracce biografiche di Ferenzona sparse tra le righe dell’opera – come fosse egli stesso a partecipare all’iter. Molte delle caratteristiche di quel Pag van der Thün presentatoci in Biografia di un pittore paiono ricalcare la vita del giovane artista – in primis, la necessità ossessiva di riprodurre la vita sulla tela senza svilirla e depotenziarla. Il personaggio presentatoci è condannato a vedere gli uccelli dipinti prendere vita e volare via non appena conclusi, abbandonando il suo studio e lasciando la tela intonsa. Laddove la forma artistica raggiunga la perfezione, sembra suggerirci l’autore, non può che prendere congedo dalla tela per trasferirsi su un piano superiore della realtà. Sappiamo che Ferenzona era solito ipnotizzare animali di piccola taglia per riprodurli. Inoltre, come ricorda Quesada, «i dipinti di Ferenzona più antichi (…) sono delle tavoletta alla fiamminga, come quelle di Pag van der Thün. Anche Ferenzona ebbe la mente sconvolta, e fu ricoverato a Santa Maria della Pietà a Roma» (38). Circostanza singolare: i due muoiono alla stessa età. (…)

Note

  1. Su questi aspetti si vedano i fondamentali volumi: Gianfranco de Turris (a cura di), Esoterismo e fascismo, Edizioni Mediterranee, Roma 2006; Fabrizio Giorgio, Roma renovata resurgat, Settimo Sigillo, Roma 2011.
  2. Su Kremmerz cfr. Fabrizio Giorgio, Roma renovata resurgat, cit., vol. I, pp. 165-187. Nel racconto Un viaggio di Zodiacale, i giocattoli di un bambino malato si recano in Paradiso, dove incontrano Paracelso, che dona loro un preparato capace di garantire guarigioni immediate. Solo due anni prima, la Società Editrice Partenopea aveva dato alle stampe uno studio di Salvatore Catalano intitolato Una conferenza sulla medicina mistica, con un’introduzione di Giuliano Kremmerz. Il medico parlava proprio delle miracolose guarigioni di Paracelso. Con ogni probabilità, da qui Ferenzona prese ispirazione.
  3. Cfr. Marco Rossi, La teosofia di fronte al fascismo, in Esoterismo e fascismo, cit., pp. 53-56.
  4. Julius Evola, Il cammino del cinabro, Edizioni Mediterranee, Roma 2014, p. 95. Considerazioni che Evola ebbe modo di ribadire in più occasioni, nei suoi articoli e nei suoi studi, specialmente nel fondamentale Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo, del 1932 (ultima ed. Edizioni Mediterranee, Roma 2008).
  5. Julius Evola, Il cammino del cinabro, cit., pp. 95-96.
  6. Sull’argomento cfr. Luca Siniscalco, Un idealista magico nella Lega Teosofica Indipendente, in Julius Evola, L’individuo e il divenire del mondo, Edizioni Mediterranee, Roma 2015.
  7. Cfr. Michele Beraldo, Krishnamurti nell’occhio della polizia politica, in Esoterismo e fascismo, cit., p. 71.
  8. Cfr. Carlo Fabrizio Carli, Raoul dal Molin Ferenzona, cit.
  9. Su di lui si veda Angelo Iacovella, Aniceto del Massa. Le tentazioni esoteriche di un “anarchico di Destra”, in Esoterismo e fascismo, cit.
  10. Ora in Raoul dal Molin Ferenzona. Oli, acquarelli, pastelli…, cit.
  11. Lo zodiaco, tra l’altro, costituirà il soggetto di molte altre opere di Ferenzona. Si vedano le dodici tempere – ognuna delle quali dedicata a un segno e a un mese dell’anno – raccolte nel già citato catalogo della mostra tenutasi a Roma nel 1997.
  12. Raoul dal Molin Ferenzona, Zodiacale, cit., p. 117.
  13. Cfr. Julius Evola, La tradizione ermetica, Edizioni Mediterranee, Roma 2009, p. 155; René Guénon, La Grande Triade, Adelphi, Milano 1980, pp. 55-64.
  14. Entrambi citati nel racconto R. S. L. Synhaeve. Significativa anche l’influenza del capolavoro di Louis Bertrand Gaspard de la Nuit. Oltre alle tematiche – alchimisti, kabbalisti, angeli… – i due volumi hanno in comune lo stile ellittico, allusivo e ermetico. In particolare, i personaggi principali de La viola da gamba del libro di Bertrand sono quelle stesse maschere che compariranno anche nel ferenzoniano Un viaggio, così come similari sono Il nano e Caput Mortiis. Numerosi gli elementi – la salamandra, l’alambicco, la storta – che accomunano Il gatto e l’oro e L’alchimista. Per poi non parlare dei Due angioli di Zodiacale, citazione de I due angeli di Bertrand. Tra l’altro, un anno dopo la composizione dell’opera religiosa Ferenzona realizzò un disegno ispirato proprio al mefistofelico personaggio principale dell’opera di Bertrand.
  15. Raoul dal Molin Ferenzona, Zodiacale, cit., p. 77.
  16. Ivi, p. 117. Parentela messa in luce in Raoul dal Molin Ferenzona. Secretum Meum, cit., p. 18.
  17. Mario Quesada, Indagare il mistero, cit., p. 4. Le assonanze tra Ferenzona e i suoi personaggi non si esauriscono qui. Rosario Stigma e Tullio Diacono, protagonisti di Due angioli e Caput-mortis, erano anche pseudonimi del giovane artista.

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