L’Italia nel XX secolo

È noto quale squallido indottrinamento la scuola italiana imponga agli studenti. Purtroppo, nei decenni passati una destra troppo colpevole ha quasi completamente abbandonato il mondo dell’editoria, dell’università e della scuola nelle mani dei suoi avversari politici e culturali, lasciando così campo aperto alle dottrine più degradanti e mistificatorie. Non soltanto i libri di storia su cui studiano le generazioni da almeno tre decenni, ma anche quelli di filosofia, letteratura, educazione civica e via dicendo riflettono univocamente una stessa concezione del mondo e dell’uomo: materialista, economicista, storicista e antitradizionale. Lo si vede in ogni dominio: il marxismo, la psicanalisi e l’evoluzionismo sono i dogmi interpretativi, e ogni modello realmente alternativo a quest’ottica degradante viene severamente bandito con anatemi e crucifige. La scuola italiana è pressoché completamente in mano a un corpo docente di levatura sessantottina, e ciò significa che cambiamenti radicali sono improbabili nel breve e nel medio periodo, dovendosi oggi fare affidamento solo su una graduale opera di esautorazione di questa asfittica cultura dominante, osteggiandola in tutti i campi e soprattutto contrapponendole un’autentica e rigorosa visione del mondo, inconciliabile e alternativa. Si tratta di riuscire ad affermare, con il coraggio che è richiesto dalle idee nobili, principi e valori che precedono il culto del degrado e della sovversione oggi imperanti in ogni dominio, per restituire dignità e valore alla nostra cultura.

È con questo spirito che Rutilio Sermonti, un uomo indubbiamente di destra e ancora più indubbiamente coraggioso e battagliero, si è accinto a scrivere L’Italia nel XX secolo, una “Storia dell’Italia moderna per gli studenti che vogliono la verità”, come recita il sottotitolo di questo interessante libro stampato recentemente dalle Edizioni all’Insegna del Veltro di Parma. Sermonti non ha peli sulla lingua: rivisita con piglio critico cento anni di “storia patria” secondo la sua visione politica – e, diciamolo francamente, questo costituisce già di per sé una notevole novità in campo storiografico. Le poco più di duecento pagine del volume contengono almeno altrettante confutazioni di luoghi comuni, spesso stese con quella vivacità di chi sa di affermare tesi controcorrente ed ha una forte motivazione ideale. Certo, alcune pagine arrivano a vibrare di una tensione “nazionalista” che difficilmente si potrebbe condividere in toto: ma in generale il libro è scritto davvero bene, e ha il pregio fondamentale della rivisitazione in chiave critica.

Già nelle premesse sull’unificazione dell’Italia Sermonti scrive che questa fu attuata in maniera troppo brusca e che apparve «alla maggioranza dei sudditi come un fatto imposto dall’esterno». Non mancano le critiche alla disastrosa epoca del giolittismo e alla conduzione della campagna di aggressione della Libia, sfociata in diversi episodi sanguinosi che si sarebbe ben potuto evitare con una politica estera più assennata.

Circa la Grande Guerra, Sermonti ricostruisce le tendenze e i fervori che portarono a quella autentica carneficina nel cuore di Europa, e scrive – io credo assai giustamente – che «ciò si doveva soprattutto alla mentalità ottocentesca degli alti comandi, tutti provenienti da scuole di guerra fondate sull’esperienza del secolo precedente, in cui le offensive erano affidate a masse di fanterie, che attaccavano a ondate puntando a travolgere il nemico coll’impeto finale dell’arma bianca (baionetta), coadiuvate con manovre e cariche di cavalleria. Già al declino dell’Ottocento, invero, l’introduzione dei fucili a retrocarica, presto con caricatore multiplo, aveva cominciato a consigliare vivamente di cambiare sistema».

Il fatto che Sermonti sia un uomo di destra non deve far pensare che nel libro si trovi un’apologia sciocca e acritica del fascismo. Anzi, l’autore mette ben in luce, nel capitolo dedicato al Ventennio, le tante correnti e anche le peculiarità irriducibili del movimento mussoliniano, le sue pieghe nascoste, i suoi pregi e i suoi difetti in una visione circolare e non semplicistica, come è invece quella demonizzante oggi imperante. Ampio spazio è riservato alla rilettura del conflitto e di quel drammatico sogno di riparazione dell’onore nazionale infranto che si incarnò a Salò.

Le pagine scorrono via, poi, nella parte dedicata alla “Repubblica antifascista”, con l’asservimento definitivo dell’Italia a interessi extranazionali ed anche extraeuropei. Si entra così nell’epoca della svendita e del saccheggio di una nazione, che culminano con le note vicende di “Tangentopoli”.

Il libro si conclude con una visione assai disincantata del presente, tra un excursus sullo strapotere dei media e il lavaggio dei cervelli e un paragrafo davvero significativo sul diktat dell’integrazione razziale che grava, come una gigantesca spada di Damocle, sul destino di tutti noi Europei.

In conclusione, questo libro di Sermonti è un primo, importante e coraggioso contributo alla rivisitazione della storia contemporanea secondo i parametri di un’autentica libertà intellettuale.

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R. Sermonti, L’Italia nel XX Secolo, Edizioni all’insegna del Veltro, Parma, 2001, euro 15,43.

Tratto da La Padania del 9 marzo 2002.

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Alberto Lombardo è stato tra i fondatori del Centro Studi La Runa e ha curato negli anni passati la pubblicazione di Algiza e dei libri pubblicati dall'associazione. Attualmente aggiorna il blog Huginn e Muninn, sul quale è pubblicata una sua più ampia scheda di presentazione.

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