L’illusione fascista

lillusione-fascistaHa scritto un nostro collaboratore, in un precedente numero della rivista, che uno dei fenomeni più interessanti della prima metà del nostro secolo fu l’attrazione esercitata su gruppi di intellettuali dai movimenti fascisti. È un fenomeno che per la Francia è stato analizzato dal Sérant (Romanticismo fascista, Il Borghese, 1971), per la Germania dal Mosse (Le origini culturali del Terzo Reich, Mondadori, 1968), dal Mohler (Die konservative Revolution in Deutschland, Stuttgart, 1950), dal von Kemplerer (Germany’s New Conservatism, Oxford, 1957), per l’Inghilterra dall’Harrison (The Reactionaries, London, 1966), mentre in Italia numerosi sono gli studi che tendono a porre in evidenza le relazioni tra il dannunzianesimo, i gruppi de La Voce e di Lacerba e di quello che sarà poi il movimento fascista. Un fenomeno europeo, dunque, per il quale sull’alba del secolo numerosi intellettuali volsero le spalle ai miti della democrazia per accettare – spesso anche con coraggioso impegno personale – le soluzioni autoritarie.

Il libro dell’Hamilton – che nell’edizione originale si intitola The Appeal of Fascism – vuol essere un’analisi dei motivi per i quali numerosi intellettuali subirono, a un certo punto, «il fascino del fascismo». Esso ci mostra i futuristi predicanti una nuova Italia modernizzata e guerriera; d’Annunzio e Corradini profeti dell’imperialismo; Papini e Prezzolini critici della democrazia e del socialismo. Ci mostra Malaparte portavoce dello squadrismo; Pirandello tesserato fascista; e lo stesso Croce rassegnato, in un primo tempo, al Fascismo perché – spiegava nella famosa intervista al Giornale di Italia – «c’è ora, nello spirito pubblico, il desiderio di non lasciar disperdere i benefici del Fascismo, e di non tornare alla fiacchezza e all’inconcludenza che lo hanno preceduto». In quanto a Giovanni Gentile, egli aderì al fascismo perché gli sembrava che realizzasse quella dimensione “etica” dello Stato teorizzata da Hegel nella Filosofia del Diritto.

culturaIn Germania, la Destra aveva radici culturali assai più profonde. Esse risalivano al Romanticismo, una creazione tipicamente tedesca, che con le idee di nazionalità, organicità e storicità è la matrice della Destra europea, così come l’Illuminismo francese è quella della Sinistra. Dai primi romantici sostenitori della Santa Alleanza – attraverso Treitschke, Lagarde, Nietzsche – si arriva fino al razzismo o al pangermanesimo dell’anteguerra. Dopo la guerra, con la cosiddetta “rivoluzione conservatrice” degli intellettuali tedeschi, un importante settore della cultura tedesca contesta la Repubblica di Weimar preparando il nazionalsocialismo. I nomi di Oswald Spengler, Ernst Jünger, Arthur Moeller van den Bruck, Ernst von Salomon, Hans F. K. Günther, Othmar Spann e Benn sono quelli di maggior spicco.

In Francia, fin dal principio del secolo era attiva l’Action Française, con la sua critica delle idee della Rivoluzione Francese. Nel primo dopoguerra l’influenza di Maurras cominciò a diminuire, anche se i suoi insegnamenti antidemocratici non andarono perduti nei suoi discepoli come Brasillach e Rebatet. I due nomi più importanti della nuova destra degli Anni ’30 sono comunque quelli di Céline e Drieu La Rochelle, il primo per l’aspetto letterario, il secondo per quello letterario e politico.

In Inghilterra, scrittori come Henry Williamson e Percy Whindam Lewis simpatizzarono con la British Union of Fascists di Oswald Mosley. Chesterton, Belloc e Bernard Shaw non nascondevano la loro ammirazione per Mussolini; un poeta come Roy Campbell combatteva nella guerra civile spagnola dalla parte di Franco. Thomas S. Eliot, pur non essendo un fascista, era un conservatore molto a destra, e il suo amico Ezra Pound finì addirittura per parlare da Radio Roma contro l’America in guerra.

Di tutti questi personaggi e delle loro idee l’Hamilton ci dà un quadro abbastanza sommario. Non si può pretendere di più da una rapida panoramica qual è il suo libro, ma troppo spesso si ha l’impressione che l’autore pretenda di “liquidare” i personaggi con un paio di citazioni sbrigative. Il fascismo non è stata un farsa, né un’ebbrezza o una repentina e passeggera confusione degli spiriti. Rappresentò uno stato d’animo nel quale tutta una generazione europea si riconobbe in un bisogno di ordine, di disciplina, di spiritualità. Che vi siano stati degli eccessi, degli sbandamenti, e dei pentimenti non ci autorizza a semplificare le cose, senza di che non è possibile fare storia, e tanto meno storia della cultura.

Del resto, che l’Hamilton sia portato ai giudizi frettolosi, rispecchianti le sue simpatie e le sue antipatie, è evidente da troppi passi del libro. Così, a pag. 23, la guerra italo-turca diventa l’«invasione della Libia», a pag. 27 apprendiamo che «gli abitanti della Venezia Giulia e degli altri territori strappati all’Austria… facevan capire chiaramente che preferivano essere governati dall’Austria piuttosto che dall’Italia»; a pag. 146 veniamo a sapere che i nazionalisti tedeschi «avevano cercato di opporsi al plebiscito in Alta Slesia» (tutto il contrario: furono i Polacchi a disturbare il plebiscito in Alta Slesia perché la maggioranza stava con la Germania) e – sempre nella stessa pagina – l’intervento dei Corpi Franchi a fianco dei Lettoni contro i Russi diventa la «repressione delle province baltiche»! Rinunciamo a portare altri esempi, ma potremmo addurne a manciate.

L’Hamilton ci ha dato un lavoro che dimostra una buona preparazione generale per un autore in fondo giovane (31 anni). Non farà male tuttavia ad approfondire un po’ di più i particolari e a purgarsi dei suoi pregiudizi di inglese radicaleggiante.

La verità storica non può essere surrogata da disinvolti pregiudizi, anche se questi pregiudizi – purtroppo – sono di moda.

* * *

Alastair Hamilton, L’Illusione fascista, Mursia, Milano 1972, pp. 321.

Tratto da L’Italiano, ottobre 1973, pp. 655-656.

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Una Risposta

  1. Kaspar Hauser
    | Rispondi

    E a questi vanno aggiunti Ewers e Strobl,i due scrittori di lingua tedesca più conosciuti(insieme a Meyrink)dediti al filone fantastico-horror, nel periodo tra le due guerre.Ma anche un poeta come l’irlandese Yeats(premio Nobel 1923 ) simpatizzava per Mussolini e il Fascismo.E su Simenon ,vi erano accuse riguardo le sue simpatie per Vichy.Infine uno scrittore come Tolkien,era sì antinazista,ma ancor più era ferocemente anti-comunista,e soprattutto filo-franchista durante la guerra di Spagna(ed in una lettera emerge la sua ammirazione per un personaggio come Roy Campbell,citato da Romualdi).Ma l’elenco dei grandi scrittori collocabili a destra ,in quel periodo storico sarebbe veramente lunghissimo:Hamsun,Conrad,Lovecraft,Blunck,etc

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