L’esemplarità evoliana. Il ritorno de “Il cammino del cinabro”

il-cammino-del-cinabroIn un momento di incertezze esistenziali e politiche, in un’epoca di transizione come l’attuale, nella quale molti hanno perso la speranza e non si adoperano neppure per individuare possibili vie d’uscita dall’insostenibile stato presente delle cose, che impatto può avere un libro che presenta la storia di un’esistenza esemplare? Più in particolare, un testo che tratteggia un percorso speculativo e spirituale sempre alla ricerca di un esito pratico, pur nelle differenza delle fasi interne che lo hanno costituito? Ci riferiamo a Il cammino del cinabro di Julius Evola, da poco nelle librerie per le Edizioni Mediterranee in una nuova edizione ampliata da immagini e documenti inediti (per ordini: ordinipv@edizionimediterranee.net; 06/3235433). Si tratta del diciottesimo volume dell’edizione critica dell’opera del filosofo romano, la cui pubblicazione è iniziata nel 1994, grazie alla meritoria abnegazione di Gianfranco de Turris, curatore della collana.

Ci chiedevamo dell’impatto di questo testo sulla realtà intellettuale contemporanea. Il quesito è pertinente se l’autore del saggio introduttivo, Geminello Alvi, noto economista e saggista, nonché nipote di Ciro Alvi, l’editore che di Evola pubblicò scritti significativi, esordisce con queste parole: “Può l’Italia presente pensare una vita come quella di Evola? Direi di no, neppure potrebbe litigarci. Per gli italiani questo resoconto… resta inconcepibile” (p. 25). L’esperienza speculativa e pratica di Evola è, infatti, il totalmente altro rispetto alla vita intesa quale “viltà in atto”. Nulla ha da spartire la generazione attuale, prona agli altari dei “diritti dell’uomo” e dei potentati finanziari, con il gusto della coerenza e dell’estremo che connotò di sé il percorso del pensatore tradizionalista. Evola è non semplicemente inattuale, ma postumo e imperdonabile rispetto alla contemporaneità vacua, gaia e liquida. Proprio per questo dobbiamo confidare nell’ottimismo della ragione cui, in chiusura della nota editoriale, fa riferimento de Turris nell’augurarsi che le pagine del Cammino possano chiarire, in termini definitivi, la centralità di Evola nel pensiero novecentesco, liberandolo dagli equivoci e dai pregiudizi che ancora limitano l’esercizio del suo possibile magistero. Riteniamo che la situazione attuale dovrebbe favorirne la ricezione.

Il libro venne terminato entro la metà del 1962. Uscì per le edizioni Scheiwiller nel marzo 1963 in prima edizione, allo scopo di rispondere alle critiche suscitate dalla pubblicazione, presso lo stesso editore, di Cavalcare la tigre. Evola, per i suoi precedenti politici, era considerato autore impubblicabile e pericoloso. La storia editoriale de Il cammino è organicamente ricostruita da Andrea Scarabelli, che ha consultato il Fondo Scheiwiller presso l’Università di Milano, in un saggio informato, inserito nel libro, a beneficio del lettore. Evola pensava che il testo dovesse essere pubblicato postumo ma acconsentì, comunque, alla stampa per fare, una volta per tutte, chiarezza in merito alle sue effettive posizioni. Il volume è, infatti, una guida attraverso i libri del filosofo, non una semplice autobiografia. Semmai, è più corretto definirlo un’autobiografia “spirituale”, dalla cui analisi è possibile trarre indicazioni utili a ben comprendere il percorso speculativo e la visione del mondo del tradizionalista. Più in particolare, dalle sue pagine si rilevano il filo conduttore e la coerenza interna che tengono insieme tutte le altre opere.

Il cammino del cinabro è, pertanto, lettura propedeutica agli scritti di Evola. Qui il pensatore romano ci guida in prima persona, dagli esordi artistici al confronto serrato con l’idealismo, dalla scoperta dell’ermetismo all’incontro con Guénon, dallo yoga alla morfologia della storia, dal Graal agli studi sulla razza, dalla filosofia politica alla metafisica del sesso. La nuova edizione è arricchita da un apparato organico e ampio di note, biografiche e bibliografiche, che approfondiscono, spiegano e chiariscono i passaggi teorici presenti nel testo, gli incontri fondamentali dell’autore, i tratti salienti dei movimenti culturali di cui si parla. Tanto più utile, quindi, questa edizione per i giovani, così lontani dal conoscere i protagonisti della cultura del secolo da poco trascorso, soprattutto quelli di orientamento tradizionale e spiritualista. Ogni capitolo è corredato da una bibliografia specifica di tipo “orientativo”, che consente di ampliare le letture rispetto ai singoli argomenti affrontati dall’autore. Ciò che davvero impreziosisce il volume è l’appendice documentaria e fotografica, unica nel suo genere. Si tratta di documenti inediti o poco noti che chiariscono passaggi significativi dell’esperienza evoliana o momenti particolari della vita del filosofo. Le foto aiutano a contestualizzare anche il privato del pensatore, mostrandolo nel periodo dell’infanzia in famiglia, nel suo studio romano, tra le produzioni artistiche o sulle vette innevate. Ciò rende la nuova edizione una “biografia non autorizzata”, utilissima nel presente momento culturale, connotato da amnesia generalizzata.

Sappia il lettore che Il cammino è la risposta di Evola non soltanto nei confronti di chi gli era pregiudizialmente ostile, ma anche verso chi, per eccessivo entusiasmo o incomprensione, ne travisava il pensiero, facendo ricadere su di lui colpe e/o giudizi che non gli appartenevano. Questo libro chiarisce la distanza teorica che divise il pensatore, sostenitore di una sorta di Ur-fascismo, di una “Destra ideale”, dal fascismo storicamente realizzato in Italia e dal nazismo. La sua fu azione di rettifica intellettuale e politica nei confronti delle esperienze totalitarie, condotta in sintonia con le tesi rivoluzionario-conservatrici e con il “fronte segreto della Destra” europea, che tentò di coordinare all’epoca di Diorama. Il libro affronta anche momenti biografici particolari, l’incidente di Vienna tra tutti, che lasciò il pensatore paralizzato per il resto della vita. Sposiamo, al riguardo, la tesi di de Turris. Anche il dramma dell’immobilità, stoicamente accettata da Evola, ha svolto un ruolo positivo: egli è diventato simbolo “…di coraggio intellettuale e morale” (14), nello scrivere le opere degli anni Cinquanta e: “..forse, sottolineo forse, non le avrebbe scritte nello specifico modo in cui le scrisse se non fosse stato costretto all’immobilità” (p. 14). Le parole con le quali Alvi chiude il saggio introduttivo, sono, per questa ragione, il giusto tributo ad una vita esemplare: “Che sentendosi morire volesse imporsi con la schiena spezzata di farsi mettere dritto, e così attendere d’essere aspirato a vite da quel Sole ch’era la Grazia, fu ultimo splendente gesto immenso” (p. 28). Il nostro augurio è che le pagine de Il cammino accompagnino nuove generazioni lungo i sentieri della Tradizione.

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Giovanni Sessa è nato a Milano nel 1957 e insegna filosofia e storia nei licei. Suoi scritti sono comparsi su riviste e quotidiani, nonché in volumi collettanei ed Atti di Convegni di studio. Ha pubblicato le monografie Oltre la persuasione. Saggio su Carlo Michelstaedter (Roma 2008) e La meraviglia del nulla. Vita e filosofia di Andrea Emo (Milano 2014). E' segretario della Scuola Romana di Filosofia Politica, collaboratore della Fondazione Evola e portavoce del movimento di pensiero "Per una nuova oggettività".

2 Risposte

  1. Carlo
    | Rispondi

    Già acquistato e letto dopo una lunga attesa per la pubblicazione.
    Grazie mille a De Turris ed a tutti i suoi collaboratori per lo splendido lavoro.

  2. ekaros
    | Rispondi

    Le evoliane forze,
    che dal vetusto imper alte s’irradian,
    tempo non han,
    e superiori vibran oltre l’uman confine,
    dove limite e morte lor dominio hanno…

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