L’equivoco dello Stato laico (prima parte)

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Mai come in questo periodo l’equivoco del cosiddetto “Stato laico” rischia di rappresentare una vera trappola senza uscita in grado di far saltare le ultime, sia pur fragilissime mura poste a tutela della Tradizione.

Dietro le istanze laiciste oggi sempre più prepotenti, infatti, si nascondono ed agiscono le avanguardie più estreme e penetranti del fronte della sovversione, che nella parte finale di questa fase ciclica stanno raggiungendo l’apice della loro pericolosità, utilizzando e sfruttando per i loro scopi soggetti più o meno consapevoli del ruolo che, di fatto, vengono a ricoprire.

Se ci si ferma a riflettere sugli ossessivi e sistematici assalti alla diligenza in nome dei diritti degli omosessuali e più in generale dei gruppi LGBT, finalizzati all’affermazione del concetto deviato di “identità neutra”, o sul terribile mix di sessualità degradata, materialismo sfrenato, edonismo (tecnologico e non), individualismo narcisistico, consumismo patologico, livellamento anti-gerarchico, commistioni etniche, omologazioni forzate e così via, che ogni giorno continuano ad erodere le già indebolite fondamenta tradizionali delle comunità umane, l’uomo e la donna che abbiano avviato un processo di interiore rivolgimento rispetto al mondo circostante possono comprendere facilmente a quale livello di pervertimento si sia giungendo, in modo sempre più rapido. Invece, tutt’intorno, in modo apparentemente incredibile – ma in fondo inevitabile, se ci si ferma a riflettere circa l’ineluttabilità del processo di involuzione della storia umana – c’è solo indifferenza e cecità pressoché generale.

Dietro il paravento del liberalismo e del razionalismo di Stato, di destra o di sinistra che sia, del livellamento relativistico di tutto e tutti, della necessità di parificare qualsiasi realtà, agisce un processo sovversivo potentissimo, il più insinuante della storia da noi conosciuta. Questo processo opera in modo subdolo, sfruttando la potentissima cassa di risonanza rappresentata dai moderni mezzi di comunicazione – in primis, ormai, internet ed i social network – , per inoculare gradualmente nelle menti ottenebrate delle masse dei veri e propri “germi” antitradizionali, che vengono dapprima assimilati in modo inconsapevole e successivamente, dopo che si sia creato un terreno fertile nel subconscio, con convinzione sempre maggiore.

Di tutto ciò non sembrano rendersi conto non solo coloro che, per natura, non possono che rimanere ciechi dinnanzi a fenomeni di questo tipo, ma anche – ed è questo l’aspetto più inquietante – coloro che dovrebbero saper leggere ed interpretare certi segnali, e che invece non lo fanno, o perché ormai incapaci, o per il timore di essere impopolari, o ancor peggio, perché non vogliono. Il riferimento è ai pochi centri spirituali e religiosi sopravvissuti e in particolare, per l’Occidente, alla Chiesa Cattolica, attanagliata dalla più grave crisi della sua storia. Una crisi sostanziale, di contenuto, dottrinaria, di cui i riflessi a livello liturgico e più in generale esteriore sono solo le tracce più visibili.

Il contro-dogma del laicismo assoluto (un ottimo esempio di rovesciamento verso il basso di un concetto teologico) impone, oggi, di considerare ogni realtà esistente in natura, in qualsivoglia ambito (sociale, etico, politico, ecc.), come necessariamente lecita in quanto tale e, quindi, meritevole di piena parificazione e riconoscimento, in primo luogo etico-morale e, di conseguenza, anche giuridico.

gli-uomini-e-le-rovineGli Stati e le strutture sovranazionali odierne, basandosi totalmente su princìpi materialistici e rigettando completamente l’idea stessa di un dato spirituale con una valenza assoluta ed onnicomprensiva, relegano quanto possa avere attinenza con l’etica ed il sacro (nei limiti entro cui questo concetto può essere oggi inteso) alla sfera privata dei singoli, alla loro “coscienza”. Senza guide, senza riferimenti, perché, si sa, secondo il mito dell’egualitarismo antigerarchico e livellatore, ogni individuo è una monade perfettamente autosufficiente. Gli organismi politici dovrebbero limitarsi, “laicamente”, a porre tutto e tutti sullo stesso piano, a “non discriminare” niente e nessuno (e così facendo si finisce invece, inevitabilmente, per discriminare, a rovescio, chi ha la colpa di essere troppo “normale”). Nel frattempo, però, le coscienze dei singoli vengono sapientemente orientate da chi di dovere, naturalmente sotto gli occhi e le orecchie dello Stato che ormai, sempre più laicamente, se ne laverà le mani, nonché di quei centri spirituali, come la Chiesa Cattolica, che non sono più in grado di rappresentare una guida ed un riferimento severo, rigoroso e plasmante per i propri fedeli, avendo accettato di aprire quelle fessure, diventate ormai crepe sempre più estese, attraverso cui il fumo di Satana ha cominciato a penetrare nelle sacre stanze, per poi invaderle del tutto.

E dal materialismo puramente mercantilistico, proprio della prima fase successiva alla nefasta separazione tra potere politico e spirituale, si è ora passati ad un materialismo a trecentosessanta gradi, che ammanta ogni aspetto della vita comunitaria, generando gli effetti che sono sotto gli occhi di tutti.

Tra l’altro, nel momento stesso in cui i dati extrasensibili cessano di esistere, per dogma di Stato, dalla struttura stessa del medesimo, e la sfera spirituale residua solo quale faccenda privata dei singoli, essa regredisce allo stadio più basso dell’esperienza essoterica, quello caratterizzato dal riflesso meccanico, dalla consuetudine sconsacrata, dalla forma senza sostanza, finanche dalla mera superstizione. Non c’è più traccia di quella sostanza liturgica e dottrinaria che, per forza di cose, non può essere autoprodotta dalla comunità “democratizzata” dei meri fedeli abbandonati a sé stessi. Fedeli che, invece, restano inevitabilmente esposti, senza armi di difesa, alle seduzioni ed alle influenze disgregatrici di altre forze plasmanti, cui il campo viene lasciato libero: le forze distruttrici della contro-tradizione.

In un quadro a tinte fosche come questo, dinnanzi all’esplosione delle istanze più marcatamente sovversive, chi, pretendendo di rimanere all’interno del sistema dello “Stato laico”, cerchi di dare delle risposte contrarie, finisce per trovarsi in un vicolo cieco. Un esempio: dinnanzi alla richiesta sempre più pressante di equiparare in tutto le coppie omosessuali a quelle eterosessuali, quale può essere la risposta del perfetto “laico” che, cattolico o meno che sia, avverta un istintivo senso di disagio? Generalmente, anche perché in un contesto laico non si può fare altrimenti, ci si appella alla Costituzione, la quale all’epoca in cui fu scritta, ovviamente, non poteva che fare implicitamente riferimento al matrimonio come all’unione di un uomo e di una donna. Tuttavia questo argomento è un perfetto boomerang, perché, anche senza necessità di cambiare il testo costituzionale, esso può facilmente essere letto in senso estensivo, per adattarlo ai “tempi nuovi” ed alla nuova mentalità, nei punti dove sia necessario: laddove si parla di matrimonio, infatti, il riferimento è ai “coniugi” o ai “genitori”, concetto potenzialmente adattabile, con un po’ di “insana fantasia”, anche a coppie dello stesso sesso. E, d’altronde, il famigerato articolo 3, che afferma il principio di uguaglianza piana ed orizzontale, è un aggancio perfetto per tutte le istanze laiciste (“tutti i cittadini … sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso … di condizioni personali e sociali”). Quanto alla capacità di procreare che caratterizzerebbe il matrimonio costituzionalmente inteso, ci si sentirà dire che questo “piccolo problema” può essere superato facendo ricorso alle moderne tecniche di fecondazione o con l’adozione, e che comunque una connessione esplicita tra procreazione e matrimonio nella Costituzione non c’è. D’altronde, anche con riferimento alla stessa fecondazione eterologa, il discorso è il medesimo: nessun principio costituzionale viene formalmente o sostanzialmente leso da questa pratica che, anzi, potrebbe trovare nell’articolo 3, di nuovo, un saldo fondamento.

Se pertanto si rimane su un piano puramente materialistico e vagamente naturalistico – nel senso più deteriore ed impreciso del termine – tutto può essere fatto e tutto può essere accettato: ogni fenomeno riscontrabile “in natura” può essere accettato ed equiparato agli altri. Affidarsi, per respingere determinate istanze, alla Costituzione, alle leggi, alle sentenze o a qualsiasi altro prodotto giuridico di uno Stato laicizzato, positivistico, razionalistico e quindi antitradizionale per antonomasia quale è quello odierno, significa darsi la zappa sui piedi, mostrare contraddizioni ed incertezze, prestare il fianco alle argute argomentazioni del nemico: significa, in poche parole, perdere in partenza[1].

Il pensiero va anche ad alcuni movimenti politici che si collocano nella più che frammentata e confusa area della cd. “destra radicale”, i quali, partendo proprio dal principio intoccabile dello Stato laico, finiscono per ritenere più che lecito accettare, se non tutte, alcune di queste istanze.

La verità è che, per opporsi alla deriva relativistica e livellatrice, occorrerebbe superare quel confine divenuto ormai invalicabile e lasciare che la sfera del sacro, dello spirituale, persino del metafisico, riacquisti il suo spazio. Occorrerebbe abbattere lo steccato eretto tra elemento politico ed elemento religioso-spirituale, e concepire di nuovo la comunità di popolo, lo Stato ed i centri spirituali in modo organicamente unitario e gerarchicamente onnicomprensivo. Solo così si potrebbe ritrovare l’orientamento perduto, solo così si potrebbero individuare le risposte e le si potrebbe fondare su dati incontrovertibili, perché fondati su leggi non umane. Riemergerebbero i princìpi e le regole assolute, si tornerebbe a capire cosa è giusto e normale e cosa non può esserlo, ciò che è armonia ed equilibrio, ordine e giustizia, e cosa non lo è. Differenziare e circoscrivere; inquadrare e separare; individuare e distinguere; plasmare e ricostruire: tutto tornerebbe possibile.

Ma in quale modo, dal punto di vista teorico, si può superare il contro-dogma dello Stato laico senza configurare uno Stato confessionale, cercando comunque di valorizzare l’elemento religioso quale mezzo indispensabile per suscitare quella tensione ideale necessaria per approdare ad una forma spiritualizzata di Stato? [2] E, una volta risolto tale problema, quali possibilità ci sono oggi, concretamente, di realizzare un progetto di questo tipo? Nel prossimo articolo si cercherà, facendo riferimento all’analisi compiuta a suo tempo da Julius Evola, di dare qualche risposta.

Note

[1] Julius Evola, ne Gli uomini e le rovine, osservava infatti: “uno Stato che non abbia una dimensione spirituale e una legittimazione dall’alto non può nemmeno chiamarsi Stato e si trova in una condizione di inermità di fronte a tutti gli argomenti messi dalla polemica razionalista, rivoluzionaria, societaria e sovvertitrice”.

[2] Ancora Evola: “Deve anzitutto restar fermo che lo Stato laico, in qualsiasi sua forma (…), contradice ogni più alto ideale politico. Uno Stato clericale o clericaleggiante è però altrettanto inaccettabile. Il fattore religioso è un indispensabile elemento nella visione della vita che può dar forma ad un movimento ricostruttivo, per via della dimensione eroica a questo necessaria (…). Non vi è superamento delle soluzioni proprie ad una sociologia utilitaristica e contrattualistica e non può esistere un clima di alta tensione politica senza un simile riferimento diretto ad una realtà più che umana. Tuttavia per un tale orientamento una determinata confessione religiosa potrà valere solo come un sostegno, semplicemente nei termini di un’azione suscitatrice”.

Una Risposta

  1. ekaros
    | Rispondi

    Purtroppo questa è la triste realtà dell’odierno periodo storico, oscuramento ciclico iniziato diversi secoli prima, che oggi sta raggiungendo il suo massimo sviluppo, fino alla completa rottura e all’esaurimento delle forze in esso sviluppatesi…
    E tutto corre verso la dissoluzione…
    Una notte una voce lontana sussurrò: Tu che mi ascolti, a te pongo domanda,
    sei forse un dio tu che vivo puoi uscir dalla tua tomba?
    E dal profondo del mio io uscì una voce:
    Una presente realtà or sono,
    che dal disfacimento terreno arde libera e attiva,
    e sottilmente ride dei vani moti,
    perenni moti da cui mai più è toccata…

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