Le radici del progresso europeo sono nel Nord?

Il progresso è un cammino ideale del pensiero nella storia della società e delle attività umane. Di solito porta ad un immediato miglioramento della vita rispetto al passato, seppure nei diversi modi ammessi a seconda della cultura che lo adotta. Inoltre è un processo storico, parallelo a quello della cultura stessa giacché non esiste società umana e la sua storia senza progresso.

Aldo C. Marturano, Storie di cavalieri e di lituani Con queste poche parole non vogliamo nemmeno tentare di darne una definizione perché non è il nostro campo di ricerca attuale, ma vogliamo invece rilevare che, giacché il progresso è percepibile “a fior di pelle”, come si dice, quando si confronta con la storia (pure personale), è bene capirne di più su come esso si origini facendo qualche riflessione in quest’ambito. E’ ovvio che perché ci sia un progresso, materiale o spirituale, occorre che ci sia qualcuno che abbia il tempo e i mezzi materiali e, ben inteso, intellettuali per provocarlo. Questa persona in grado di riflettere sugli eventi, sugli oggetti e sugli uomini poi deciderà di sua spontanea volontà di intervenire, sperimentando su quanto ha visto. E’ vero pure che l’intervento può avere esiti ambigui: positivi o negativi o, addirittura, finire in un vicolo cieco! Tuttavia essendo il progresso un cambiamento, una mutazione, non è importante che sia giudicato da chi lo “subisce” buono o cattivo, utile o dannoso. E’ un giudizio puramente soggettivo e, soprattutto, storico! Infatti è valido oggi e sarà sbagliato o superato domani, ma quel che conta è che il cambiamento avrà avuto comunque luogo.

Ciò premesso, chi può essere la persona o il gruppo (non importa quanto numeroso) che agisce sulla natura per sollecitare o suscitare un passo verso un progresso? E chi sceglie queste persone?

La storia c’insegna che il riflettere, il pensare, l’elucubrare e simili sono attività intellettuali che richiedono una concorrenza di circostanze diverse affinché si crei del “tempo libero” ossia un tempo di non occupazione né di preoccupazione. I greci antichi chiamavano questo tempo σχολή, ossia ozio in modo positivo, da cui la parola scuola etc. Solo quando il corpo ozia, l’intelligenza può riflettere e… sognare! E allora ci si può finalmente occupare intensivamente di completare un’indagine senza essere distratti dai problemi della sussistenza. Di qui nasce la scienza e da ogni scienza il progresso!
Procurarsi il tempo libero non per riposare dunque, ma per indagare, è il solito gran problema del ricercatore, del curioso, del filosofo perché, secondo la teoria di chi ne ha già tanto a disposizione, dacché altri lavorano per lui e gli tolgono le preoccupazioni dell’esistenza quotidiana, non tutti hanno diritto a godere del tempo libero. E a questo punto s’insinua la scelta politica e religiosa perché l’indagine, l’esperimento sono condotti sulla natura.
Le ideologie che hanno attraversato la storia hanno inventato tantissime teorie per difendere la natura e l’universo da tali umane curiosità, ma soprattutto in Europa è stata la Chiesa Cristiana (cattolica specialmente) che, dopo aver istituzionalizzato il tempo, ha affrontato il problema del “ficcare il naso nelle opere divine” in modo indiretto cioè prescrivendo quanto a lungo e in quali momenti della vita si può avere del tempo di “non-lavoro”! San Benedetto n’è stato uno dei massimi teorizzatori. L’ozio diventa un peccato capitale e si diffonde l’adagio che è pure il padre dei vizi. Non solo! E nel Medioevo “cristiano” nascono quindi tutta una serie di timori per colui che ha del tempo libero, ma non lo impiega come “Dio vuole” ossia pregando e facendo l’elemosina!
In altre parole per il Cristianesimo investigare per sapere di più sulle cose e sugli uomini è vietato!
Già la cacciata dall’Eden di Adamo ed Eva è l’esempio della volontà divina di proclamare che il sapere appartiene solo a “Dio”, fonte d’ogni scienza. Quest’entità suprema, avendo creato l’universo e sapendo bene come funziona, non permette a chiunque di carpirne i segreti. A che servirebbe? Tutto funziona a dovere…
Si sa però che l’uomo è curioso. Si sa che ognuno vorrebbe avere una vita sempre migliore, ma è Dio a concedere la felicità o il dolore a suo piacere, secondo piani imperscrutabili. Dunque accettare la natura com’è! Certo! Soltanto se Dio vuole, i segreti della natura sono rivelati e soltanto agli “autorizzati da lui in persona”!

Nel 910 è la nascita del grande complesso abbaziale di Cluny che assurge a pensatoio ufficiale “dell’Europa cristiana” e così il convento, il monastero, lo scriptorium saranno d’ora in poi i luoghi dove pensare e studiare poiché solo all’ecclesiastico Dio mette a disposizione del tempo libero e indulgere a curiosare nella natura delle cose! La Chiesa Cattolica, unica rappresentante di questo dio in Terra, fissa però i “limiti divini” dentro i quali la curiosità umana si deve muovere e li definisce come “principi etici ed universali” scaturiti dalla millantata eredità ricevuta da Cristo. Una situazione questa che quasi impedirà, secoli dopo, la scoperta dell’America…
Guardando una mappa dell’Europa ricostruita intorno al X-XI sec. d.C. ci accorgiamo che il territorio nel quale agisce l’ideologia cristiana ha una conformazione, spesso nascosta e alienata dagli studi “medievistici normali”, che è molto più limitato rispetto a quelli in cui agiscono… il Paganesimo e l’Islam! Accortici di ciò, è logico chiedersi: qual è l’atteggiamento di queste altre grandi ideologie nei confronti del progresso possibile e prevedibile? Incuriositi proprio su questo particolare aspetto e poiché l’esistenza della più numerosa ed estesa comunità pagana europea del X-XIV sec. d.C. è la multietnica “nazione” degli Slavi Orientali o Rus’ di Kiev, ci viene il dubbio che il suo ruolo sul resto del continente non c’è stato mai chiarito esaurientemente.

Nel cruciale periodo che va dal X al XIII sec. è un dato di fatto acquisito che lo sviluppo dell’Europa si sposti verso il Grande Nord. Perché mai? La risposta a nostro avviso è semplice: Da queste regioni proprio in questo periodo si sviluppano enormi volumi di traffico col resto del continente e quantità enormi di prodotti costosissimi e indispensabili, compresi gli esseri umani, si spostano verso il Sud europeo sotto forma di merce in compravendita e creano le circostanze particolari di cui parlavamo sopra riguardo al tempo libero. Il problema è l’uso che le élites cristiane ne faranno, visto che sono esse a comprarne e a goderne, essendosi classificate dei bellatores e degli oratores.

Le Terre Russe sono quindi il centro pagano maggiore europeo e, fra queste, Monsignor Grande Novgorod (così suonava la denominazione ufficiale della città-repubblica) è il maggior esportatore di ricchezze verso l’Occidente. Per di più, se si tiene conto dell’immenso territorio che dominava e delle popolazioni che qui abitavano, pagane anch’esse, la città rimase un’anomalia politica e religiosa fino al XV sec. Gelosa della sua libertà (in russo Volja) sacra e “pagana”, dei suoi costumi e dei suoi eccessi, ma prima d’ogni altra cosa tronfia della sua potenzialità di fornitrice di roba di lusso, era naturale che diventasse un elemento di sfida per le monarchie che si stavano consolidando intorno alla croce di Cristo nel continente, provocando addirittura contro se stessa la crociata dei Cavalieri Teutonici.

  1. Giovanni Caselli
    | Rispondi

    Ho riflettuto a lungo sul "progressismo" del nord e il "conservatorismo del "sud". Occorre risalire alle origini, ai cavalieri delle steppe e alla cultura Eurasiatica dalla quale provengono le popolazioni a nord delle Alpi. In quelle società le donne erano pari agli uomini e le società erano mobili, quindi progressiste per cultura, in continua trasformazione, ricettive delle novità, pratiche ed efficienti.

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