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Le origini misteriche della razza padrona

13 aprile 2010 (09:52) | Autore:

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Elemento decisivo per comprendere l’identità ideologica del Nazionalsocialismo è il sostrato di contro-cultura esoterica e millenarista presente in Germania e Austria tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento. Qui si ebbe l’improvviso rampollare di una sintesi dirompente tra pangermanesimo völkisch, filosofia romantico-idealistica, settarismo paramassonico “di frangia” e razzialismo teosofico.

Questo bruciante composto culturale si colloca come preciso antefatto ideologico del Nazionalsocialismo sotto la veste, generalmente oggi riconosciuta dagli storici, di neo-gnosticismo. Dell’antica Gnosi, quei prodromi intellettuali, così come il loro tardo prodotto politico, conservarono infatti il fondamento dualistico: Bene e Male si disputano le sorti dell’universo in una lotta titanica mai doma, il principio della luce essendo costantemente insidiato da quello della tenebra, egemone nel mondo delle cose fisiche. Uniti a questa impostazione, l’afflato magico-misterico, l’idea di custodire un arcano sapere proveniente dai dispersi mondi dell’Origine e l’annuncio escatologico di un Salvatore sovrumano, scaturito dalle profondità della comunità dei giusti e dei puri, furono tasselli essenziali dell’antico gnosticismo. Ripresi tali e quali in epoca moderna, prima dalla cultura esoterista e pangermanica del tardo Ottocento, poi da quell’ideologia politica dell’integralismo pan-ariano che si appalesò in pieno Novecento nei brevi anni del Terzo Regno.

Il pensiero ariosofico che si rese visibile nell’Austria tedesca a cavallo dei secoli XIX e XX reca essenzialmente il nome di Guido von List. Colui che, assieme al più giovane Lanz von Liebenfels, gettò le basi per un’organica sistemazione culturale di fondamenti sin lì sparsi di sapere, mai posti prima apertamente alla base di precise rivendicazioni non solo metafisiche, ma storiche e politiche. List parlò con chiarezza di nuove aristocrazie di dominatori arii, un Ordine selezionato atteso da un destino di potenza materiale, che altro non sarebbe stato che il riflesso terreno di più ardite sintesi cosmiche tra poteri di armonia e di bellezza, alla fine usciti vittoriosi dalla lotta ultraterrena. Riverberi di teosofia e di misteriosofia pagana lavorati con materiali dialettici formularono la visionaria certezza che si fosse a una svolta di epoche. List, in questo senso, appare, con tutto il suo complesso formulario logico e insieme irrazionalistico, come uno dei maggiori annunziatori dell’eschaton, cioè l’era dell’avvento finale di un Regno di liberazione del germanesimo dai ceppi che la Chiesa cristiana gli aveva imposto per secoli, costringendolo all’occultamento.

La recente uscita di due brevi testi di Guido von List contribuisce a fare chiarezza su un personaggio conosciuto tardi in Italia, e che solo da poco vede riconosciuti dagli storici i suoi titoli di profeta ideologico del Nazionalsocialismo. Si tratta de La religione degli Ariogermani e Urgrund (il fondamento primordiale dell’esistenza), pubblicati in unico volume dalle Edizioni Settimo Sigillo. L’ampia introduzione di Marcello De Martino fa luce sulla griglia ideologica di List, stabilendone i nessi con il pensiero neoplatonico, con l’hegelismo e con la moderna indoeuropeistica.

Si tratta essenzialmente di una riedificazione di miti. Attingendo agli antichi testi del germanesimo, List reimpastava – e a volte liberamente reinterpretava – gli archetipi culturali, storici e razziali, pervenendo alla formulazione di una rinnovata mitopoiesi aria. Il sostrato neo-gnostico e gli apporti teosofici sono del resto ben evidenti in List.

Egli, alla maniera della leader teosofica Blavatsky e, prima ancora, dell’illuminista eretico Fabre D’Olivet (il primo moderno a elaborare una genesi “boreana” della razza bianca), si diceva convinto di un’origine nordica della civiltà mondiale, che da insediamenti iperborei si sarebbe irraggiata ai quattro angoli del pianeta, dando vita ovunque alle civiltà storiche superiori.

De Martino evidenzia assai bene gli apporti culturali di cui List si servì. Che non furono soltanto occultistici e teosofici. Ma anche neo-platonici e infine hegeliani. Soprattutto per la struttura triadica che List attribuiva alla realtà ancestrale. La Triade divina si esprimeva nel ciclo di nascita-crescita-morte con rinascita: questo il segreto dell’essere che vive e si rinnova in natura. E questo anche il riposto motore delle ritornanti epifanie della storia. Antichissima elaborazione greca, questa visione ternaria era presente ad esempio in Proclo e fu poi, in epoca moderna, alla base della dialettica hegeliana. Si richiamano così i conosciuti riflessi che questo schema ebbe in epoca rinascimentale, nella filosofia ermetica neo-pagana (ad esempio Ficino), laddove la stessa Trinità cristiana non fu che una derivazione da più arcaiche suggestioni pagane. Tale visuale metafisica – in cui trovava posto l’idea di una divinità estensibile anche all’uomo, attraverso un fitto intreccio di Logos e spiriti intermedi, come nella religione persiana antica – era inserita da List in una concezione di tipo cosmologico, naturalistico e magico-teurgico, al cui apice si avevano simbologie di creazione non solo numerali, ma solari: tra queste, somma era la Triskelis, elaborazione dello swastica, che rappresenta il moto di creazione della materia in movimento, altrimenti da lui chiamato Feuerquirl, la trottola di fuoco.

Ne La religione degli Ariogermani, List ripete la sua convinzione centrale che la religione primigenia della razza aria, definita Wihinei, distaccandosi dalla Kala, il sacro linguaggio delle epoche primeve, si sarebbe divaricata in due tronconi, uno segreto ed elitario, rappresentato dall’armanesimo, ed uno popolare e devozionale, il wotanismo. L’uno e l’altro, tuttavia, a diversi livelli, rimasero ugualmente in possesso dell’arcana sapienza, pur ristretta entro recinti occulti. In particolare, della storia List dava una sua speciale spiegazione, asserendo l’esistenza di un filo sotterraneo di collegamento, lungo il quale sarebbe corsa la tradizione misterica aria attraverso i secoli, conservandosi sostanzialmente inalterata. In questo modo, lo spirito dell’arcaica gerarchia sapienziale, l’Armanenschaft, sarebbe sopravvissuto reincarnandosi volta a volta nei Rosa-Croce, nel sapere magico-alchemico rinascimentale, negli Ordini cavallereschi, in talune espressioni ereticali e neo-pagane della Massoneria tradizionalista. E persino nella Kabala, da List ascritta non già al giudaismo, che se ne sarebbe appropriato in epoche più tarde, ma agli scienziati ermetici attivi nel regno visigoto della Spagna alto-medievale. Tutti questi ambienti, rigidamente devoti alla superiore Armantreue, la fedeltà armanista, sarebbero stati i gelosi custodi di una conoscenza mai veramente sepolta. L’araldica, per dire, oppure addirittura il sistema di costruzione delle antiche case germaniche “a graticcio”, non sarebbero stati per List che metodi escogitati nei secoli dalla cultura popolare ariogermanica per esprimere esotericamente quel sacrale linguaggio delle rune che non poteva esprimersi altrimenti, in presenza delle repressive misure ovunque attuate dalla Chiesa nei confronti delle rimanenze pagane.

Più ancora delle speculazioni gnostiche, a volte logiche, altre volte francamente capziose, ma più spesso di suggestiva fantasia, List interessa per la sua ricostruzione dei primordi della civiltà indogermanica, da lui collocata a fondamento della civiltà tout court. Giustamente De Martino, sulla scorta dei giudizi già dati dal Mosse, che lo avvicinò al visionarismo di altri mistici dell’arianesimo come Alfred Schuler, fa di List un intuitivo, ma indubbio anticipatore di approcci decisamente più scientifici, del tipo di quelli di Dumézil, che, sia pure per altre vie, raggiunse grosso modo le medesime conclusioni di List.

L’Ottocento conobbe la nascita degli studi di indoeuropeistica. Ebbe in Schlegel, Schopenhauer e Max Müller gli anticipatori filosofici e linguistici dell’unità delle culture pre-storiche che fondarono la civiltà europea e indoiranica, identificata con la civiltà mondiale. Dietro di loro, un vasto mondo di eruditi – con metodi più o meno scientifici – si appassionò al tema e redasse complessi sistemi di ricostruzione della perduta unità delle genti arie. List riconobbe nell’organizzazione sociale degli ariogermani una suddivisione in tre ordini, non dissimile da quella che poi verrà sistematizzata dagli studi di Dumézil: «La classe intellettuale aveva pertanto la guida e il controllo del popolo e dello Stato: da questa derivavano gli scaldi e i giudici, quali custodi dei riti, così come i re, i conti e i duchi; ma tutti costoro appartenevano anche alla classe contadina», si legge nell’Urgrund. Ma anche ne Il segreto delle rune, List si disse convinto che la suddivisione della società aria in tre ranghi funzionali – maestri, guerrieri e produttori – non era che il riflesso del sistema gerarchico che vige in natura, secondo l’andamento, sopra ricordato, del “crescere-lavorare-morire per rinascere”.

La Arktogaia, cioè a dire la Urheimat, la patria primordiale della gente aria, List la individuò nel Nord estremo: «Il nostro mito originario ci rivela con estrema chiarezza che le regioni settentrionali della terra, compreso il Polo Nord, non solo erano abitate, ma che lo stesso Polo Nord fu la culla della razza originaria dolicocefala, dalla pelle bianca, dai capelli biondi e dagli occhi azzurri: questi era l’homo europaeus, l’Ariano». Tutto sommato, non diversamente concluderanno i loro studi specialisti di ogni tendenza, da Tilak a Benveniste, da Dumézil a Devoto o Bucci.

Si tratta di un composito sistema che, partito da analisi linguistiche dei testi arcaici, quali l’Edda o la Voluspà, l’Avesta o il Codice di Manu, pervenne nei primi decenni del Novecento alla saldatura con la galassia del pangermanesimo filosofico-politico, attiva in Germania e nell’Austria tedesca. Qui si creò la sintesi tra erudizione individuale e associazionismo tradizionalista, rappresentato da ambienti della divulgazione ideologica, come la berlinese Guido von List-Gesellschaft, il Reichshammerbund, il Germanenorden o la Thulegesellschaft. Come sappiamo, l’ultima, in modo particolare, costituì l’anello di congiunzione tra i sodalizi elitari ariogermanici e la militanza propriamente politica della nascente NSDAP.

La promessa millenarista dichiarata da queste cerchie (ma secondo un millenarismo estraneo alla tradizione giudeocristiana, rifacentesi piuttosto all’apocalittica iranica e mazdea) era che presto una nuova Età dell’Oro sarebbe sorta, in cui l’arianesimo sarebbe uscito dal suo cerchio occulto, manifestandosi apertamente. Di lì a qualche decennio, il Terzo Reich passerà all’attuazione pratica di tale profezia, proponendosi l’erezione di nulla di meno che un impero teocratico pan-ariano su base popolare.

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Tratto da Linea del 29 agosto 2008.


Commenti

Commento di silverhorse
Ora: 23 settembre 2013, 21:32

Ho cercato disperatamente l’origine della diseguaglianza fra gli uomini del Gobineau ma mi hanno detto che nn lo stampano piu’. Mi sapreste dire gentilmente dove posso trovarlo?

Commento di Centro Studi La Runa
Ora: 23 settembre 2013, 21:49

Qui: http://www.edizionidiar.it/gobineau-arthur/

Commento di silverhorse
Ora: 24 settembre 2013, 18:28

Grazie mille!

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