Le nuove frontiere della sovversione per la nascita dell’uomo-ibrido (seconda parte) – la diffusione del genderismo in Europa

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Questo articolo fa parte di una serie di cinque.

Questa è la serie completa degli articoli:

  1. Le nuove frontiere della sovversione: la nascita dell’uomo-ibrido (prima parte) – la teoria del gender imposta ai bambini.
  2. Le nuove frontiere della sovversione per la nascita dell’uomo-ibrido (seconda parte) – la diffusione del genderismo in Europa
  3. Le nuove frontiere della sovversione: la nascita dell’uomo-ibrido (terza parte) – i libretti dell’UNAR per diffondere il genderismo nelle scuole italiane
  4. Le nuove frontiere della sovversione: la nascita dell’uomo-ibrido (quarta parte) – L’Italia nell’abisso del genderismo
  5. Le nuove frontiere della sovversione per la nascita dell’uomo-ibrido (quinta ed ultima parte) – partenogenesi umana ed uteri artificiali, verso l’anarchia generativa

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Come si è cercato di illustrare nel precedente articolo, le forze della sovversione, accanto alla graduale ma massiccia introduzione di pornografia e sessualità deviata fra le masse ed alla sistematica legalizzazione dei matrimoni e delle adozioni da parte dei gay, stanno fruttando l’arma della diffusione a tappeto della teoria del gender, fin dalla scuola, per facilitare l’opera di indebolimento e ibridazione dell’essere umano e sconvolgere definitivamente ogni forma di ordine tradizionale.

Questo processo è stato avviato da tempo, e si sta cercando di farlo radicare sempre più, per quanto non stiano mancando delle forti resistenze, seppure nel completo silenzio dei mezzi di comunicazione.

Diamo uno sguardo a quanto sta accadendo, nell’indifferenza e nell’ignoranza più generale, in due tra i paesi più importanti dell’Europa, per storia, cultura, tradizione, quali Francia e Germania, e nell’area scandinava. Premettendo che le stesse tecniche di subdola diffusione del genderismo e delle degenerazione sessuale sono in atto praticamente in ogni paese europeo.

In Germania, il suddetto processo di ibridazione e perversione è in atto da diversi anni. Un particolare ruolo in materia ha avuto Ursula von der Leyen, Ministro degli Affari Sociali, delle Donne, della Famiglia e della Salute della Bassa Sassonia nel 2003, poi scelta da Angela Merkel nel 2005 quale Ministro della Famiglia e confermata nel dicastero nel 2009. La von der Leyen ha iniziato, coadiuvata da una schiera di solerti tecnici e collaboratori, un’opera di devastazione a tappeto della gioventù tedesca proponendo e diffondendo il cd. “Gender mainstreaming”, adoperandosi perché la distinzione sessuale tra uomo e donna e l’eterosessualità come norma venissero rimosse e di conseguenza i modi di vita omosessuale, bisessuale e transessuale fossero considerati equivalenti alla sessualità di uomo e donna.

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Ursula von der Leyen

In Germania, si sa, per tradizione le cose vengono fatte con una precisione ed una meticolosità tutta particolare. E purtroppo ciò vale anche per le nefandezze tipiche di quest’epoca: e così, è stato creato qualche anno fa il “Gruppo di Lavoro Interministeriale per il Gender Mainstreaming”, che dipende dal ministero per la Famiglia e che elabora le strategie utili a far cambiare direzione alle finanze dello Stato e destinarle alla creazione dell’uomo sessualmente variabile.

Il lavoro “scientifico” e l’attività di consulenza per la ristrutturazione della società è prestato dal “Centro di Competenza Gender” presso l’università Humboldt di Berlino, centro che viene finanziato in buona misura dal ministero per la Famiglia.

Il ministero per la Famiglia ha cominciato a lanciare così messaggi molto chiari: “Il termine ‘gender’ indica i ruoli socialmente e culturalmente definiti dalla sessualità di uomini e donne. Questi, diversamente dalla sessualità biologica, vengono appresi, dunque sono anche modificabili”. Questa “modificabilità” conduce al cd. “social engineering”, finalizzato alla creazione di un nuovo uomo, sessualmente variabile.

Per ottenere ciò lo Stato deve “impossessarsi” dei bambini, statalizzarne l’educazione secondo dei contro-valori antitradizionali, “sessualizzandoli” ed ibridandoli il prima possibile. A quest’opera satanica provvede, con la già citata solerzia tutta teutonica, la BZgA, la “Centrale Federale per l’Istruzione Sanitaria”. La sezione che si occupa dell’istruzione sessuale è sottoposta al ministero per la Famiglia, mentre tutto il resto è subordinato al ministero dell’Istruzione.

La BZgA distribuisce gratuitamente i propri scritti a genitori, insegnanti, educatori, scuole e studenti. Sono vademecum per l’educazione sessuale infantile, da un anno di età (!) in poi, che lasciano letteralmente di stucco, proponendo giochi erotici tra genitori e figli, parlando di masturbazione, contraccezione (dai nove anni questi bambini dovrebbero diventarne esperti!), aborto (presentato come un’innocua opzione da sottoporre alla libera scelta del singolo), omosessualità, bisessualità, transessualità, erotismo libero. Alcune guide offrono e promuovono stili di vita omosessuale, proponendo giochi di ruolo a tema, invitando dei “rappresentanti” di progetti omosessuali a prendere parte a lezioni, proiezioni cinematografiche e giornate di studio sul tema. Una “sessualizzazione” selvaggia che omologa ogni forma di sessualità, la descrive e la propaganda fin dai primissimi anni di vita, mirando a trasformare questi bambini in futuri animali dediti al soddisfacimento sfrenato delle proprie pulsioni.

Ursula von der Leyen fu obbligata, proprio per l’opera della signora Gabriele Kuby, di cui si è parlato nel precedente articolo, a ritirare il libro di educazione sessuale Corpo, amore, il gioco del dottore, in cui si proponevano tra l’altro “giochini erotici esplorativi” fra genitori e figli.

Negli anni a venire in Germania la definizione del sesso è diventata facoltativa, e nell’atto di nascita se ne può omettere la precisazione, lasciando vuota la relativa casella. Accanto ai classici ‘m’ o ‘f’ può dunque apporre una bella ‘x’ per indicare il genere ‘intersessuale’.

Il governo regionale di Verdi e Spd del Land tedesco di Baden-Wurttemberg, nel gennaio 2014, ha deciso di adottare per il 2015 un nuovo curriculum intitolato “Educazione alla diversità sessuale”. Sia la Chiesa cattolica che quella luterana hanno parlato di “ideologizzazione e indottrinamento, nel delicato settore dell’identità sessuale e degli stili di vita personali e familiari connessi”.

Il 22 marzo scorso, un gruppo di genitori ha organizzato a Colonia una manifestazione di protesta. I circa 1000 intervenuti, con tanto di bambini al seguito, sono stati bloccati da una violenta contro-protesta di beceri propagandisti pro-LGBT/gender, che hanno cominciato ad insultare i genitori, lanciando bombe di vernice e attaccando fisicamente i manifestanti, con sputi, lancio di uova e sacchetti con feci e vernice. I cavi per gli altoparlanti sono stati strappati, rendendo impossibile far parlare dal palco i relatori, e sono state strappate anche pagine della Bibbia, usate poi come carta igienica, appallottolate e gettate addosso ai genitori. Alcuni uomini del servizio d’ordine sono stati accecati da spray al pepe. Sembra che la polizia sia rimasta sostanzialmente inerte, ed abbia anzi invitato gli organizzatori a porre fine alla manifestazione per evitare ulteriori guai.

E’ stata intanto lanciata una petizione che ha raccolto 200mila firme fra genitori e insegnanti che intendono bloccare i demoniaci progetti ministeriali, chiarendo che “dietro questo obiettivo di prevenire la discriminazione” si nasconde “l’ideologia dell’arcobaleno”.

In Francia il giacobinismo come paradigma dello statalismo degenere, quello al servizio del laicismo materialistico e delle avanguardie antispirituali, sta risorgendo sotto una veste se possibile ancor peggiore di quella che l’ha caratterizzato ai tempi della Rivoluzione.

Dapprima, alcuni anni fa, sono state approvate le leggi che hanno sancito la nascita dei reati d’opinione, prevedendo il carcere per chi nega l’esistenza e la quantificazione di taluni genocidi della storia; poi sono seguite le prime leggi antireligiose, che hanno stabilito il divieto di introdurre simboli religiosi nelle scuole.

Dall’arrivo dell’anticristo Francois Hollande e del governo socialista di sua “emanazione”, la situazione è poi precipitata.

La recente legalizzazione dei matrimoni e delle adozioni da parte di omosessuali è solo la punta del classico iceberg; in realtà in Francia è in atto una vera e propria opera demoniaca, dai tratti talvolta sorprendenti per la loro sfrontatezza. In particolare, l’opera di sessualizzazione forzata e di genderizzazione dell’infanzia è il punto di forza di quest’opera di devastazione.

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Vincent Peillon

Per cominciare ricordiamo, tanto per capire con chi siamo a che fare, le parole di Vincent Peillon, primo Ministro dell’Educazione francese sotto la presidenza Hollande (cui, come vedremo, è succeduta una degna “discepola”, pronta a portare avanti con solerzia il lavoro iniziato dal predecessore) promotore di numerosi provvedimenti pro-gay e autore del significativo libro “La Rivoluzione francese non è ancora terminata”. Si tratta di un vero e proprio proclama dell’anticristo, in cui si può leggere: “Non si potrà mai costruire una paese libero con la religione cattolica (…). Non si può fare una rivoluzione unicamente in senso materiale, bisogna farla nello spirito. Adesso abbiamo fatto la rivoluzione essenzialmente politica, ma non quella morale e spirituale. Quindi abbiamo lasciato la morale e la spiritualità alla Chiesa cattolica. Dobbiamo sostituirla (…). Non si può nemmeno più adattare il protestantesimo in Francia come han fatto nelle altre democrazie, bisogna inventare una religione repubblicana. Questa nuova religione è la laicità, che deve accompagnare la rivoluzione materiale, ma che è in realtà la rivoluzione spirituale”. Il mezzo per portare a compimento questa “rivoluzione” è la scuola: “La rivoluzione implica l’oblio per tutto ciò che precede la rivoluzione. E quindi la scuola gioca un ruolo fondamentale, perché la scuola deve strappare il bambino da tutti i suoi legami pre-repubblicani per insegnargli a diventare un cittadino. È come una nuova nascita, una transustanziazione che opera nella scuola e per la scuola, la nuova chiesa con i suoi nuovi ministri, la sua nuova liturgia e le sue nuove tavole della legge”. Le parole di Peillon sono talmente chiare che non hanno bisogno di commenti. Più che parlare di guerre occulte, qui ci si trova davanti ad una guerra dichiarata esplicitamente, con argomenti inquietanti ma ampiamente noti a chi conosca le basi del pensiero tradizionale e di certe dinamiche storiche e metafisiche: Peillon ha parlato di nuova spiritualità che deve sostituire quella esistente, di portare a compimento la rivoluzione francese creando la nuova religione della laicità, quella della repubblica giacobina, aggiornata e rivista; ha chiesto espressamente e sfacciatamente di “strappare il bambino da tutti i suoi legami pre-repubblicani” e ha parlato di “nuova chiesa con i suoi nuovi ministri, la sua nuova liturgia e le sue nuove tavole della legge”, di “nuova nascita” e di “transustanziazione”: l’utilizzo di termini che hanno un preciso significato in ambito spirituale tradizionale (nuova/seconda nascita, transustanziazione, nuova spiritualità) in chiave rovesciata, cioè per condurre al concetto invertito del termine, e la propugnazione di una nuova chiesa (satanica?), con ministri, leggi e liturgie, sono segnali chiarissimi di chi siano e del ruolo che, coscientemente o meno, stiano ricoprendo questi servi della sovversione.

In linea con questo discorso, Peillon ha fatto affiggere in tutte le scuole una “Carta della laicità” e ha proposto di inserire nel programma scolastico l’insegnamento della “morale laica”. Come già sottolineato a suo tempo (http://www.azionetradizionale.com/2013/10/10/hollande-come-i-massoni-sara-solo-una-coincidenza/), l’idea della creazione di una religione laica è di provenienza massonica: in un articolo pubblicato sul suo blog personale nel 2012, Jean-Michel Quillardet, ex Gran maestro del Grande Oriente di Francia, proponeva infatti di “scrivere una Carta della laicità in seno alla scuola della Repubblica (…) da inserire nel regolamento interno degli istituti e da affiggere nei locali scolastici”. Detto, fatto: Quillardet aveva proposto un testo che è quasi identico a quello che Peillon ha fatto affiggere quest’anno nelle scuole, sia nel riferimento alla stretta neutralità politico-religiosa degli insegnanti, sia nel divieto di mostrare simboli religiosi a scuola (divieto introdotto a livello legislativo già da alcuni anni). Il leader massonico proponeva nello stesso articolo di “inserire nei programmi l’insegnamento della laicità, che si inscrive perfettamente nel quadro dell’insegnamento della morale laica”.

Nel luglio 2013, peraltro, l’attuale Gran Maestro del Grande Oriente di Francia, José Gulino, aveva scritto ad Hollande per denunciare la ‘Manif pour tous’ ed in particolare le manifestazioni dei ‘Printemps francais’ e dei ‘Veilleurs Debut’ (…), le cui manifestazioni rimetterebbero “in questione la laicità, che permette la libertà di coscienza e la concordia universale”. Gulino, a proposito dei gruppi di protesta, ha infatti parlato di” gruppuscoli che mettono in pericolo la libertà di espressione e di pensiero” e si è poi tradito, utilizzando un’espressione molto significativa, attribuita con una sorta di “transfert” al “nemico”: “davanti a questa rinascita della bestia immonda”, i massoni francesi si aspettano da Hollande “risposte a questa crisi che mette in pericolo i valori repubblicani”. “Bestia immonda” è un’altra espressione che non può uscire casualmente dalla bocca di determinate personalità. A buon intenditor poche parole, di nuovo.

La “Manif pour tous” citata da Golino è, com’è noto, un’associazione nata con lo scopo di mobilitare i cittadini francesi di tutte le confessioni religiose, politiche e culturali e risvegliarne le coscienze in merito alle problematiche riguardanti le recenti leggi su omofobia e transfobia, teoria del gender, matrimoni e adozioni a coppie omosessuali. Dalla Manif, che ha visto nascere di recente una costola anche in Italia, sono nati anche ‘Printemps francais’ e i ‘Veilleurs Debout’ (questi ultimi, protestano con lunghissime veglie di protesta, pacifiche quanto di grande impatto simbolico).

Il governo francese perseguita da tempo questi gruppi con violenze, vessazioni, rastrellamenti ed arresti continui, violando, nell’impunità più generale, ogni minimo principio di legge. Per essere perquisiti, arrestati e tradotti davanti ai Tribunali è sufficiente partecipare ad una pacifica manifestazione contro la legge su matrimoni e adozioni da parte dei gay. Anzi, basta indossare una T-shirt con slogan di sostegno alla famiglia naturale (ad esempio “anti-mariage pour tous”) o addirittura con l’immagine di un uomo e di una donna che tengono per mano un bimbo. Gli stessi poliziotti, imbarazzati per delle condotte evidentemente lesive della libertà personale, hanno fatto capire di essere costretti ad obbedire a dei precisi ordini giunti dall’alto.

Un caso clamoroso ha visto protagonista un giovane ufficiale della Riserva Operazionale dell’Armata di Terra, arrestato il 25 Maggio 2013 agli Champs-Élysées di Parigi nel corso del “rastrellamento” dei partecipanti alla manifestazione contro il matrimonio-gay operato e rilasciato solo dopo 24 ore di detenzione. L’ufficiale, giunto dalla provincia ed estraneo al corteo, si stava dirigendo alla tomba del Milite Ignoto, ma è stato arrestato probabilmente perché, pur da spettatore, mostrava di non condividere “la violenza con la quale le nostre forze dell’ordine agivano contro questi giovani”, come ha scritto nella lettera aperta poi inviata al Presidente della Repubblica. In questa lettera, tra le altre cose, si potevano leggere delle parole che, per certi versi, possono far tornare alla mente, con le dovute proporzioni, le dolorose vicende che hanno visti imprigionati e uccisi tanti eroi che si sono sacrificati per difendere l’Europa durante la Seconda Guerra Mondiale: “Queste ventiquattro ore di detenzione hanno avuto almeno il merito di permettere uno scambio con i miei codetenuti (…). I numerosi quadri dirigenti e studenti universitari che mi circondavano mi facevano pensare a quelle élites che si mettono in carcere per paura che diventino vettori di coscienza. Disonorato da questi metodi, sono profondamente offeso e vi prego di voler, gentilmente, ritirare le mie decorazioni che mi rendevano fiero d’incarnare l’Amore profondo della Nostra Patria e i doveri che esse implicano”.

Persino i gruppi omosessuali contrari all’ideologia gender e ai gruppi LGBT e alle loro politiche sovversive, come “Homovox” , subiscono vessazioni, ingiurie e limitazioni delle libertà personali.

Nathalie de Williencourt, portavoce di Homovox, che si oppone alla legge francese su matrimoni ed adozioni gay, appoggiando anche le iniziative di “Manif pour Tous”, ha rilasciato dichiarazioni molto significative: “La coppia omosessuale è diversa da quella eterosessuale. Ed è diversa per un semplice dettaglio: non può dare origine alla vita”. “Il nostro movimento rivendica … che gli omosessuali siano trattati diversamente dagli eterosessuali, perché siamo differenti. Non possiamo chiedere l’uguaglianza per situazioni che sono differenti. Non è l’uguaglianza ad essere importante, ma la giustizia. C’è un’uguaglianza giusta e un’uguaglianza ingiusta”. “Noi crediamo che i bambini abbiano il diritto ad avere un padre e una madre, possibilmente biologici, che possibilmente si amino. Un figlio nasce dal frutto dell’amore di suo padre e di sua madre e ha il diritto di conoscerli”. “Noi non vogliamo il matrimonio, che è riservato all’uomo e alla donna in quanto possono procreare. È così da secoli”. “La pace si costruisce dentro la famiglia e per avere pace nella famiglia bisogna donare ai bambini il quadro più naturale e che più infonde sicurezza per crescere e diventare grandi. Cioè la composizione classica uomo-donna”.

Il fatto che movimento Homovox venga censurato e represso in Francia è una dimostrazione lampante di come il tema dell’omosessualità e dei fantomatici “diritti” dei gruppi LGBT sia una delle teste d’ariete sfruttate dalle forze della sovversione per abbattere le mura a difesa della Tradizione, a dispetto in primo luogo di quegli omosessuali che non vogliono essere strumentalizzati e che, per primi, riconoscono l’importanza e la necessità del diversificare: “Non è l’uguaglianza ad essere importante, ma la giustizia. C’è un’uguaglianza giusta e un’uguaglianza ingiusta”: non è Platone a parlare, ma una donna che, proprio perché si trova in una particolare condizione, mostra di capire l’essenza ultima delle cose molto più chiaramente di quanto non possano (o non vogliano) fare tutti gli altri burattini o manovali al servizio delle forze oscure che stanno scatenando il putiferio in quest’epoca di inarrestabile declino.

L’anticristo Hollande ed il governo socialista ha più volte dichiarato il suo odio verso il cattolicesimo, che poi è un odio ideologico verso qualunque forma di spiritualità tradizionale, in modo più o meno esplicito. Tempo fa ha annullato la visita ad un museo per non dover parlare di un quadro di soggetto cristiano, ed ha costretto le autorità navali a chiamare “inaugurazione” quello che da sempre è il “battesimo” di una nuova nave, nello specifico la nave Jules Verne.

Al suo insediamento ha dichiarato di ispirarsi a Jules Ferry, politico ottocentesco teorico di un’umanità “senza Dio e senza re”. Ha dato asilo politico alle tristemente note Femen, gruppo satanico-femminista, arrivando persino a dare alla Marianna francese, sui francobolli, il volto della leader del gruppo sovversivo, Irina Shevchenko, protagonista di innumerevoli atti blasfemi.

Per motivi puramente elettoralistici (più dell’80% dell’elettorato musulmano francese ha votato per Hollande nel 2012), il presidente francese ha poi fatto un continuo e volgare uso strumentale in chiave anti-cristiana e materialistica dell’islamismo: fenomeno peraltro non nuovo negli ambienti di sinistra, soprattutto italiani, che può facilmente contribuire – insieme alle “guerre di civiltà” volutamente costruite ad arte in campo geopolitico dall’Occidente della “democrazia” a stelle e strisce e dei suoi vassalli contro un presunto “nemico islamista” appositamente costruito a tavolino, sul modello Salafita o della terrificante ISIS – allo sviluppo di situazioni critiche in grado di condurre, a loro volta, a fenomeni di rottura sulla falsariga del cd. “colpo di rimbalzo”, una delle tecniche della guerra occulta ricordata anche da Julius Evola.

In tal senso, ad esempio, Hollande ha voluto ricordare soltanto i 100 mila soldati musulmani che hanno combattuto tra le fila francesi durante la prima Guerra Mondiale, ma non ha reso omaggio ai caduti cristiani, ed ha sistematicamente ignorato tutte le festività cristiane, non mancando al contrario di fare ipocritamente gli auguri ai musulmani per il Ramadan e persino ai cinesi per l’anno nuovo.

Le decisioni prese dall’esecutivo sui temi etici, dal matrimonio gay, fino alla fecondazione assistita e all’ideologia di genere insegnata nelle scuole, al di là dei disastri economici, hanno in realtà alienato gran parte dei consensi islamici al partito socialista, e l’atteggiamento ipocrita di Hollande non lo aiuterà nel suo volgare tentativo di galleggiare nella melma in cui sta facendo affondare la Francia.

Ma oltre ad Hollande e Peillon il governo dell’anticristo in Francia si avvale di molti altri solerti manovali: ricordiamo Cecile Duflot, ministro delle politiche territoriali e urbanistiche, che ha espressamente detto a suo tempo che se la Chiesa non metterà a disposizione dello Stato i suoi locali, questi ultimi saranno requisiti con una “dimostrazione di autorità”; o il Ministro della Giustizia, Christiane Taubira, promotrice della legge sui matrimoni gay e solerte sostenitrice della maternità surrogata per consentire alle coppie gay di avere figli.

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Manuel Valls e Francoise Hollande

Ma una particolare menzione meritano Najat Vallaud-Belkacem, che è succeduta a Peillon (sulla quale si tornerà più avanti) e Manuel Valls, ex ministro degli Interni, divenuto poi capo del governo francese dopo la debacle elettorale dei socialisti alle amministrative della scorsa primavera, e recentemente reincaricato di formare un nuovo governo dopo alcune necessarie “epurazioni european-friendly”, verrebbe da dire, dato che sono stati sostituiti alcuni ministri indigesti al consesso UE, ed in particolare ad Angela Merkel, per le loro posizioni fortemente critiche verso le politiche economiche di austerity propugnate ad arte dai burocrati europei al servizio della finanza apolide mondialista.

Anche Valls ha più volte ha festeggiato con i musulmani il Ramadan (salvo poi inimicarseli sostenendo fortemente il divieto di indossare il velo; si veda sopra per il significato strumentale di tali condotte), ignorando sistematicamente le festività dei cristiani, di cui però ha saputo tener conto nel momento in cui, da ministro degli Interni, ha provveduto ad emanare le disposizioni per cui basta indossare una maglietta della ‘Manif Pour Tous’ per essere arrestati. Suoi sono stati infatti gli ordini dall’alto dati alla Polizia francese per perseguitare i gruppi anti-gender e utilizzare gas lacrimogeni sui bambini, gli anziani, le donne incinte e le famiglie scese in strada a Parigi il 24 marzo 2013 per contestare la legge sui matrimoni gay. Da ministro degli Interni, ricordiamo poi la sua circolare inviata a tutti i sindaci di Francia all’indomani dell’approvazione della legge sul matrimonio gay, in cui si ricordava che fare obiezione di coscienza era proibito e che, rifiutandosi di celebrare nozze gay, si sarebbe finiti in carcere. Valls ha inoltre confermato su Le Monde il suo pieno favore alla pratica del cd. “utero in affitto”: “Sono convinto profondamente che la sinistra debba incarnare il progresso”; per questo ritiene “naturale” l’apertura della fecondazione assistita “alle coppie di donne” e non solo: “Se l’utero in affitto venisse regolato, sarebbe accettabile. Chi è di principio ostile perché teme la commercializzazione del corpo dico che questa è una evoluzione inevitabile. Sono favorevole a una evoluzione legislativa”. Peraltro, come vedremo fra breve, una recente pronuncia della Corte Europea per i diritti dell’uomo, nei confronti della quale Hollande e Valls hanno deciso artatamente di non fare ricorso, potrebbe consentire la legalizzazione anche di quest’ulteriore pratica sovversiva in Francia.

Con queste premesse, il governo socialista ha iniziato brillantemente la sua opera devastatrice, stabilendo che l’anno scolastico 2013-14 sarà “l’anno della mobilitazione per l’uguaglianza”. Sono state pertanto elaborate diverse misure che vanno dal programma “ABCD dell’uguaglianza” alle elementari, alla “lotta contro l’omofobia” nei licei. Il tutto con l’obiettivo finale, come spiega il sito del Ministero per gli affari sociali, di “decostruire gli stereotipi di genere”.

In 600 classi di 275 scuole elementari ha preso pertanto il via quest’anno il programma “ABCD dell’uguaglianza”, elaborato da Peillon, che dovrebbe poi essere esteso a tutte le scuole l’anno prossimo. L’obiettivo è “educare alla cultura dell’uguaglianza fra i sessi” fin dall’età di sei anni per “eliminare pregiudizi e stereotipi che possono essere alla base di discriminazioni”.

Tra i testi che Peillon ha voluto inserire tra quelli consigliati agli insegnanti nell’ambito del programma ABCD, risalta “Tous à poil”, cioè “Tutti nudi”: nelle illustrazioni del libro tutti si spogliano completamente e si mostrano allegramente insieme: i vecchi, il poliziotto, i vicini, la maestra e ovviamente i bambini. Così si insegna ad essere “disinibiti”, per raggiungere “l’uguaglianza attraverso il nudismo”.

Ai bambini viene già insegnato che il concetto di genere non è naturale ma psicologico, e sarà quindi facile indottrinarli anche al concetto che la maternità è una situazione relativa: non è il portare un bambino in grembo che fa di una donna una madre, ma è il fatto di “volerlo”. E se a desiderare il bambino è una coppia di omosessuali, i veri genitori saranno loro, non la persona che ha materialmente dato alla luce il bambino: un altro passo, secondo gli intellettuali francesi, verso la liberazione dalla “tirannia dell’anatomia”.

In linea con quest’orientamento, il principale sindacato francese degli insegnanti delle elementari ha consigliato ai professori di non utilizzare libri che “veicolano stereotipi di genere” ma quelli che “escono dai sentieri già battuti e dai cliché bambini/bambine proponendo ai piccoli di riflettere sulla loro identità sessuale”. In particolare, sono consigliati quattro libretti dai titoli piuttosto eloquenti: “Ho due papà che si amano”, “Signora Zazie (ha il pistolino?)”, “La nuova gonna di Bill”, e “Papà porta la gonna”.

Il rispetto e l’uguaglianza” tra i sessi saranno obiettivi educativi anche nei licei. In particolare l’attivissimo Peillon, nella lettera a tutti i rettori del 4 gennaio scorso, aveva consigliato di diffondere “con la più grande energia” la campagna di comunicazione di “Ligne Azur”. “Linea azzurra” è “un servizio anonimo di aiuto a distanza per tutte le persone che si interrogano sulla salute sessuale (orientamento/attrattiva, identità e pratiche)”. Sul sito Internet del servizio si può leggere che “l’eterosessualità non è la sola via” e invita tutti, per conoscersi meglio e definire il proprio orientamento, a fare un questionario a risposta multipla in cui si parla volgarmente di sessualità, androginia, transessualismo, pratiche sessuali di ogni genere e si chiede autodefinirsi sessualmente.

Questo programma è la prima fessura dalla quale si cerca di introdurre l’ideologia di genere nella scuola: con la scusa di promuovere l’uguaglianza dei sessi, si cerca di negarli”, dice Olivier Gosset, presidente dell’associazione “Einsegnants pour enfance”, di cui si parlerà fra breve. “Gli esercizi che questo programma propone incitano i bambini a sperimentare il cambio di sesso. L’esercizio ‘Danser le Petit Chaperon rouge’ propone ad esempio ai piccoli di mimare il celebre conte di Perrault e chiede ai bambini di fare le bambine e alle bambine di fare il personaggio del lupo. Come si vede, è la nozione di arbitrarietà dei generi che viene utilizzata per lottare contro le disuguaglianze”.

A Peillon, dopo la breve parentesi di Benoit Hamon dal marzo all’agosto scorso, come si accennava in precedenza, è subentrata Najat Vallaud-Belkacem, ex portavoce del governo e ministro per la parità. La continuità con l’operato di Peillon è fuori discussione, e infatti la nomina ha subito scatenato le proteste della destra transalpina e della Manif pour tous. La giovane politica 36enne si è finora segnalata più che altro per le sue posizioni estreme in favore dell’ideologia gender e del matrimonio omosessuale, di cui è una convinta sostenitrice. Laurente Wauquiez, ministro dell’Insegnamento superiore ai tempi del governo Sarkozy, l’ha definita «un’estremista pro gender» e Ludovine de la Rochère, portavoce della Manif, ha detto che la Belkacem “è imbevuta di utopia antropologica, è immersa nella lotta dei sessi come altri lo sono nella lotta di classe”. In effetti, nel 2012 la Belkacem propose di “scrivere sui libri di testo l’inclinazione sessuale di ogni personalità di rilievo” perché questo avrebbe aiutato “le coppie gay con figli, per far vedere che la loro esistenza è in realtà ordinaria”. In occasione dell’inaugurazione del suddetto programma “ABCD dell’uguaglianza”, fece poi visita nelle classi scolastiche, accompagnata da Peillon, per sponsorizzare il matrimonio omosessuale come “avanzamento” della società, illustrando il programma che deve «educare alla cultura dell’uguaglianza fra i sessi» fin dalla più tenera età per «eliminare pregiudizi e stereotipi che possono essere alla base di discriminazioni», proprio negli stessi giorni in cui Peillon ammoniva le scuole di ispirazione cattolica a non propagandare le loro idee in classe, perché la scuola in Francia deve rimanere “neutra”.

Fu la stessa Belkacem a promettere severe sanzioni contro il sindaco della cittadina di Arcangues, che si era rifiutato di celebrare le nozze omosessuali di una coppia che poi lo aveva denunciato, ed a proporre di sopprimere le “connotazioni di genere” nei nomi dei mestieri, specie nell’ambito della sanità.

Nell’estate 2013 la giovane politica francese aveva già presentato un progetto di legge per favorire “l’uguaglianza tra uomini e donne”. Tra le tante disposizioni previste, c’era anche quella che obbligava i provider di internet a denunciare tutto ciò che sulla rete aveva un contenuto sessista o omofobo. Nell’ottobre dello stesso anno era tornata alla carica con una nuova proposta, questa volta sui “diritti all’aborto e alla contraccezione” che a suo dire erano “vittime di attacchi insidiosi”: per questo aveva deciso di aprire un sito governativo per “sponsorizzare l’interruzione di gravidanza” nonché controllare la rete “per vedere quanto i movimenti anti-aborto sono presenti”.

Insomma, da Peillon alla Belkacem, è come cadere dalla padella alla brace.

Occorre poi ricordare che lo scorso giugno, come sopra accennato, la Corte europea per i diritti dell’uomo, altro organismo-strumento nelle mani delle forze sovversive, ha condannato la Francia imponendole di riconoscere i figli di coppie francesi nati all’estero con la tecnica dell’utero in affitto, ancora proibita in patria, perché “vietare totalmente il riconoscimento di un legame di filiazione tra un padre e i suoi figli biologici è contrario alla convezione europea dei diritti dell’uomo”. Hollande e Valls hanno deciso che la Francia non farà ricorso. La loro decisione ha una chiara motivazione: in questo modo il governo socialista potrà finalmente legalizzare l’utero in affitto (e, in futuro, l’incesto), come i gruppi LGBT gli chiedono da anni di fare, senza assumersi davanti al popolo francese la diretta responsabilità di una decisione così importante. Come osservato da Muriel Fabre-Magnan, professore di Diritto all’università Parigi 1, “continuare a proibire l’utero in affitto in Francia mentre si obbliga a riconoscere i figli nati dalla stessa pratica all’estero costituisce un incoraggiamento inammissibile a violare la legge” e discrimina coloro che non hanno i mezzi di pagarsi un viaggio all’estero dove la pratica è legale. Di conseguenza, si dovrà legalizzare anche in Francia la formula dell’utero in affitto, per non mantenere una palese, incostituzionale disparità. Ma il giurista evidenzia un’altra conseguenza della accettazione della sentenza: “La decisione della Corte europea obbliga a cancellare la proibizione dell’incesto, più precisamente il divieto di stabilire una filiazione incestuosa”. Oggi la legge francese prevede che un figlio nato da incesto, ad esempio tra un padre e una figlia, sia riconosciuto come figlio o del padre o della madre in modo tale che non risulti come figlio incestuoso. Ma se la Corte obbliga a non privare un bambino dei suoi legami biologici davanti alla legge, la conseguenza è chiara: “Sarà obbligatorio riconoscere il legame di filiazione di un bambino [nato da incesto che lo lega] a suo padre e sua madre, perché sono entrambi genitori biologici”.

Si passerà dunque “a riconoscere l’incesto come legittimo davanti alla legge. Anche l’anonimato di chi dona i gameti”, nel caso della fecondazione eterologa o dell’utero in affitto, “dovrà essere soppresso e il legame di filiazione stabilito con il donatore di sperma o di ovociti”.

Questa è insomma, la drammatica realtà che caratterizza attualmente la Francia, che per l’ennesima volta nella sua storia diventa terreno fertile per l’attecchimento dei germi sovversivi più antitradizionali.

Non solo i gruppi organizzati, ma anche molte famiglie francesi si stanno ribellando a questa deriva: ad esempio, da tempo circa 18.000 studenti francesi restano a casa un giorno al mese, come iniziativa di protesta che ha costretto il governo, in qualche caso, a rallentare la propaganda di genere negli istituti del paese.

Anche gli insegnanti non allineanti stanno cercando di opporsi: nel 2013 è nata infatti la già citata “Enseignants pour enfance”. Si tratta di un’organizzazione di insegnanti con l’obiettivo di impedire che l’ideologia di genere possa penetrare nella scuola francese. Il tutto dopo che, come detto dal suo presidente Olivier Gosset, “il 4 gennaio 2013 il ministro dell’Educazione Vincent Peillon ha inviato una lettera a tutti i presidi, che cominciava così: ‘Il governo si è impegnato a lavorare sui giovani per cambiare la loro mentalità’, parlando poi chiaramente di ‘identità di genere’. È allora”, aggiunge Gosset, “che abbiamo capito che dovevamo avvertire i genitori e vigilare sugli alunni, perché stavamo per diventare strumenti di propaganda”. L’associazione comprende circa 250 membri e una trentina di simpatizzanti, genitori di alunni o amici che la sostengono da esterni.

Infine, diamo un’occhiata al Nord Europa che, da tempo, è sede di gravi fenomeni di degenerazione. Il protestantesimo che da secoli ha attecchito in quelle terre, con l’aggravarsi del declino antropologico tipico dell’era in cui viviamo, ha prodotto conseguenze irreparabili in termini di sviluppo di modernissime, efficientissime società improntate ad un piatto egualitarismo e ad un individualismo laicista di rara aggressività. Il distacco, l’impersonalità, lo stile asciutto tipico dei popoli nordici, con il progressivo ritrarsi dell’elemento spirituale – già minato dalla diffusione delle dottrine protestanti, solo apparentemente in linea con un presunto luciferismo/prometeismo di matrice gnostica, a sua volta mal interpretato – è degradato in una gelida avversione laicista a qualunque concetto di tradizione o di normalità, spesso ai limiti dell’inverosimile.

In particolare soffermiamoci sulla Svezia, dove, dopo l’approvazione nel 1998 della legge secondo cui le scuole “devono garantire pari opportunità a femmine e maschi”, alcuni asili pubblici sono divenuti piccoli laboratori della sovversione. Nella biblioteca del“Nicolaigarden”, asilo finanziato dai contribuenti, sono quasi del tutto assenti fiabe tradizionali, come “Cenerentola” o “Biancaneve”, perché ritenute dannose per i loro rigidi stereotipi maschili e femminili. In linea con l’infezione genderista in atto, abbondano i racconti i cui protagonisti sono genitori single, figli adottivi o coppie dello stesso sesso. Le bambine vengono spinte a non giocare con cucine-giocattolo e a preferire i mattoncini del Lego, che non devono essere considerati giochi solo per maschi. Quando un alunno si fa male, gli insegnanti devono coccolarlo come farebbero con le bambine. Ed anche i maschi possono, anzi devono giocare con le bambole (alcune delle quali sono ovviamente di colore).

Gli insegnanti del Nicolaigarden hanno espressamente detto che avevano notato “molte differenze nel modo di interagire con i maschietti o con le bambine”e che sostanzialmente tali differenze andavano annullate: il progetto in salsa gender consiste appunto nell’omologare i comportamenti, per far sparire ogni presunta diversificazione tra maschi e femmine, che sarebbe il mero frutto di convenzioni imposte dalla società. Persino l’uso delle parole “bambino” o “bambina” è sostituito da un più neutro (appunto) “ragazzi”.

Questo modello sovversivo ha avuto così tanto successo tra le famiglie svedesi, ormai contaminate dal virus anti-tradizionale, che da qualche anno alcuni insegnanti hanno aperto una succursale, oggi frequentata da 40 bambini, chiamandola “Egalia” (per sottolineare questa forma di uguaglianza perversa), sita nel distretto di Sodermalm, isoletta densamente popolata poco a sud del centro di Stoccolma.

Anche in questo caso l’obiettivo è la lotta alla “discriminazione sessuale” in nome della dittatura gender. I bimbi, tutti da 1 a 6 anni, non vengono chiamati a seconda del loro sesso ma sono appellati indistintamente con il nome “friend”, amico/a, e per dire “lui” o “lei” viene usato il pronome neutro “hen”, inesistente nel vocabolario svedese ma usato nei circuiti femministi ed omosessuali. In questo luogo “si impara a non discriminare interessi e diritti partendo dal sesso del singolo individuo”: i giochi ed i libri sono mischiati, nella tipologia e nei colori, senza creare aree spiccatamente femminili separate da zone maschili, e non ci sono adesivi colorati azzurri e rosa né fiocchetti sui grembiulini. Anche qui si leggono libri che raccontano anche e soprattutto “storie diverse”, come l’amore tra due giraffe maschi. Un esperto di differenze di genere segue gli iscritti ed istruisce le maestre, tutto all’insegna della totale parità. “La società si aspetta che le bambine siano femminili, dolci e carine e che i bambini siano rudi, forti e impavidi. Egalia dà invece a tutti la meravigliosa opportunità di essere quel che vogliono”, dichiarava una delle insegnanti.

L’asilo vanta una lista d’attesa lunghissima: ha solo 33 posti, troppo pochi rispetto alle richieste della zona, e vanta un numero molto basso di defezioni.

E’ dunque questo il tragico volto degenerato della nuova scuola d’infanzia svedese.

A questo quadretto (contro)educativo si affiancano altre tragicomiche notizie di cronaca degli ultimi anni, che consentono di inquadrare ancor meglio la situazione semplicemente grottesca che caratterizza la Svezia e, in generale, le ormai totalmente pervertite società nordeuropee: si pensi alla proposta di legge volta a vietare ai maschi di rimanere in piedi davanti al water, per migliorare l’igiene dei bagni pubblici e ridurre la differenza tra i sessi. Oppure alla vicenda della multinazionale Toytop, che detiene anche la Toys R Us svedese, che era stata rimproverata dal garante per la pubblicità per aver diffuso in Danimarca un catalogo di giocattoli troppo sessista, semplicemente perché era pieno di pericolosissime immagini di bambine vestite da principessa e bambini vestiti da supereroi. Catalogo prontamente modificato, con immagini di bambini che allattano bambolotti e di bambine che sparano con fucili.

E cosa dire di quanto accaduto in una scuola elementare del paesino svedese di Laxa, in cui durante la recita di Natale un bimbo che aveva “osato” vestirsi da omino-biscotto di pan di zenzero era stato rimproverato dalle maestre e costretto a non indossare il costume, perché il colore marrone dell’omino sarebbe stato un elemento razzista(!?) e perché, essendo il pan di zenzero pieno di sostanze potenzialmente allergeniche, sarebbe stato irrispettoso nei confronti dei bambini che sono allergici a certe spezie.

E, ancora, si pensi alla proposta di legge per modificare la dizione “donna incinta” con quella di “persona incinta”, per non discriminare i transessuali che hanno cambiato sesso e che sono quindi diventati uomini dopo essere state donne …

Sembra davvero di trovarsi dinnanzi ad un quadro partorito dalla mente di qualche folle pittore surrealista, eppure è la realtà. Queste sono le formae mentis di molti uomini e donne nordiche di quest’epoca: ai limiti dell’incredibile, un passo oltre l’estremo limite del nulla.

* * *

(Aggiornamento del 15 dicembre 2014)

Aggiornamenti su genderismo e sessualizzazione dei bambini in Europa

La diffusione a macchia d’olio del genderismo e della sessualizzazione forzata dell’infanzia in Europa prosegue a grandi falcate, al punto che diventa praticamente impossibile seguire le vicende che ogni giorno continuano a caratterizzare quella che rappresenta delle principali teste d’ariete con cui si stanno abbattendo a poco a poco le mura poste a difesa della Tradizione in Europa.

Meritano però particolare attenzione e riflessione un paio di recenti aggiornamenti, la cui gravità è, ancora una volta, di immediata percezione per le menti che non siano state ancora totalmente obnubilate dal virus della sovversione.

Partiamo dalla cara, vecchia Germania, un tempo baluardo della Tradizione Europea e che, come visto, rappresenta oggi uno dei principali avamposti delle forze tifoniche dell’era contemporanea.

Nella solita, immancabile ignoranza ed indifferenza generale, veniamo a scoprire che in territorio tedesco decine e decine di genitori vengono sistematicamente arrestati dalla polizia, arrivando a trascorrere in carcere anche fino a 40 giorni, perché si rifiutano di far seguire ai loro figli i corsi di educazione sessuale previsti nelle scuole elementari. Corsi in cui si fa propaganda martellante al genderismo e si approfondisce e si mostra ogni forma di sessualità in modo esplicito e diretto, generando ansia, fastidio e smarrimento nei più piccoli, che sempre più spesso si rifiutano di continuare a seguire queste “lezioni”: in una scuola delle cittadina di Borken, di recente, alcuni bambini si sono sentiti male per la crudezza di ciò che veniva mostrato loro: crisi circolatorie, iperventilazione, svenimenti. Si veda al riguardo qui:

http://www.stern.de/panorama/notarzt-einsatz-in-borken-sechs-kinder-kollabieren-im-sexualkunde-unterricht-2031130.html.

Nei seguenti articoli si ricostruisce interamente l’agghiacciante situazione in cui si trovano centinaia di famiglie tedesche:

http://www.tempi.it/germania-scandalo-genitori-incarcerati-figli-corsi-gender-scuola

http://www.tempi.it/germania-io-finito-in-carcere-perche-mia-figlia-ha-saltato-due-ore-di-ideologia-gender-e-ora-tocca-a-mia-moglie

Intanto, in Francia, ha aperto i battenti lo scorso ottobre e rimarrà aperta fino alla prossima estate una mostra, “Zizi sexuel” che si tiene presso i padiglioni del Museo della Scienza e dell’Industria di Parigi (la parola francese “zizi” si può tradurre in italiano come “pisellino”, il cui significato in tale contesto è palese). La mostra è rivolta ai bambini tra i 9 e 14 anni ed ha lo scopo di “introdurli” alla scoperta di tutte le forme di sessualità, con messaggi, immagini ed approfondimenti espliciti e finanche pornografici. Il ministero dell’Educazione francese ha patrocinato e finanziato l’iniziativa ed ha anche invitato migliaia di classi a questa mostra, spesso all’insaputa dei genitori: la sessualizzazione infantile di Stato viene quindi sfacciatamente legalizzata nella Francia dell’anticristo Hollande, che nonostante tutto continua a rimanere al suo posto, con relativo governo al seguito. Si vedano ad esempio, tra gli altri, questi link:

http://www.lanuovabq.it/it/articoli-francia-qui-la-pedofilia-e-finanziata-dallo-stato-10764.htm (dove si può leggere anche un’altra sconcertante notizia di cronaca in tema, relativa ad un fatto verificatosi nella città norvegese di Trodheim, nell’istituto scolastico Breidablkk).

http://www.cite-sciences.fr/fr/au-programme/expos-temporaires/zizi-sexuel/decouvrir-lexposition/

(il sito web che descrive l’esposizione parigina)

Il demonio si sta dunque scatenando, ma al momento chi di dovere è fermo al palo, accecato, incapace di vedere e di capire.

LINK PRINCIPALI:

 

GERMANIA:

 

http://www.tempi.it/perversione-pubblica

 

http://www.azionetradizionale.com/2008/02/21/il-nuovo-diritto-sessuale-germanico/

 

http://www.nuovamedicinagermanica.it/component/option,com_acajoom/act,mailing/task,view/listid,2/mailingid,57/Itemid,99999999/

 

http://www.tempi.it/germania-genitori-attaccati-dagli-attivisti-lgbt-insulti-sputi-e-sterco-su-chi-non-vuole-il-gender-a-scuola

 

FRANCIA:

 

http://www.associazionelatorre.com/2013/07/francia-ministro-delleducazione-sostituire-la-religione-cattolica-video/

 

http://www.tempi.it/francia-hollande-cristianofobia-cristiani-chiesa-rivoluzione-francese

 

http://www.sanpiox.it/public/index.php?option=com_content&view=article&id=968:francia-peillon-senza-freni-non-esiste-una-paese-libero-con-la-religione-cattolica&catid=53&Itemid=50

 

http://www.tempi.it/francia-peillon-educazione-bisogna-sostituire-la-religione-cattolica-con-una-religione-repubblicana

 

http://www.segnideitempi.org/la-carta-della-laicita-voluta-da-hollande-e-tale-e-quale-a-quella-della-massoneria-sicuramente-una-coincidenza/cultura-e-societa/la-carta-della-laicita-voluta-da-hollande-e-tale-e-quale-a-quella-della-massoneria-sicuramente-una-coincidenza/

 

http://www.zenit.org/it/articles/presidente-hollande-si-riprenda-le-mie-decorazioni

 

http://www.ariannaeditrice.it/articolo.php?id_articolo=45607

 

http://www.tempi.it/francia-via-anno-uguaglianza-a-scuola-incitano-i-bambini-di-sei-anni-a-scegliere-orientamento-sessuale

 

http://www.tempi.it/tutti-nudi-il-libro-consigliato-dal-governo-hollande-alle-scuole-per-insegnare-ai-bambini-a-essere-disinibiti

 

http://www.avvenire.it/famiglia/Pagine/studenti-a-casa-contro-il-gender.aspx

 

http://www.tempi.it/francia-gli-insegnanti-si-mobilitano-per-salvare-la-scuola-da-hollande-e-dal-gender-noi-non-facciamo-propaganda

 

SVEZIA:

 

http://www.repubblica.it/speciali/repubblica-delle-idee/edizione2012/2012/11/15/news/egalia_ecco_l_asilo_che_ha_abolito_maschi_e_femmine-46707984/

 

http://www.tempi.it/svezia-spopola-egalia-lasilo-dove-ogni-bambino-sceglie-il-suo-sesso#.UKY9juMSW2x

 

http://www.tempi.it/egalia-lasilo-del-sessualmente-corretto-dove-non-esistono-piu-maschi-e-femmine

 

http://www.corriere.it/esteri/11_giugno_29/svezia-asilo-genere-neutro-eva-perasso_99c37d42-a23b-11e0-b1df-fb414f9ca784.shtml

 

http://www.ilnodogordiano.it/?p=1929

 

http://www.tempi.it/fate-la-pipi-seduti-pazzotica-proposta-di-legge-svedese-per-cancellare-la-differenza-tra-uomini-e-donne#.UYpnv8rRpBx

 

http://www.tempi.it/mamma-mi-compri-un-giocattolo-per-bambini-neutri#.UYe7LCtOpyQ

 

http://www.pianetamamma.it/la-famiglia/il-bimbo-nella-societa/bambole-per-lui-camion-per-lei-il-catalogo-dei-giochi-unisex.html

 

http://www.pianetamamma.it/foto_gallery/bambino/giocattoli-svedesi-unisex/ (con alcune foto tratte dal catalogo “unisex” di giocattoli della svedese Toytop)

 

http://www.tempi.it/secondo-le-maestre-svedesi-lomino-di-pan-di-zenzero-e-razzista#.UYe69StOpyQ

 

http://www.tempi.it/in-svezia-non-vogliono-piu-dire-donna-incinta-ma-solo-persona-incinta-per-non-offendere-i-trans#.UYe64ytOpyQ

 

18 Risposte

  1. Rudolf05
    | Rispondi

    @Kaspar Hauser. L’imposizione del meticciato è uno dei cavalli di battaglia del sistema demoNcratico. Qui tutte le ex Nazioni europee sono bersaglio proivilegiato: Da una parte la campagna mondialista spinge ed eccita folle di diseredati ad assalire l’europa, con promesse hollivudiane di benessere economico (strumento di eiscatto sociale per tutti questi immigrati, a prescindere dalla provenienza). Dall’altro lato, questa invasione produce nuovi schiavi utili al sistema stesso per meticciare razialmente e culturalmente le Nazioni europeee, per fornire schiavi alle multinazionali o alle aziende delocalizzate e non ultimo, ad abbassare il livello di vita degli autoctoni. parlare di cultura di provenienza è ridicolo poichè i portatori di questa ‘cultura’ in realtà sono degli stradicati, sono già ‘cittadini del mondo’ al momento del loro imbarco e sono portatori al più di folklore locale. Una comunità falsa determinata dalla infinita parcellizzazione dei suoi componenti, e dalla spinta all’indivuslismo narcisista. Altro che Popolo o integrazione. Ma integrazione …de che? Da un ‘popolo’ cosi c’è poco da spettarsi. L’Isma europeo? Se togli la Repubblica Araba di Siria, che vivaddio resiste agli attacchi della feccia, c’è poco altro.

  2. Alessandro
    | Rispondi

    Rudolf, purtroppo i fantocci arrestati in Islanda hanno fatto solo una manciata di mesi di carcere e leggendo un po’ il rischio di un nuovo default non è scongiurato. Senza contare che culturalmente stanno subendo l’influenza statunitense.
    Stesso discorso per l’Argentina dove da una parte il tentativo di staccarsi dal potere del dollaro crea speranza ma vedere la totale dipendenza in campo agricolo (uno dei paesi con le maggiori piantagioni Ogm al mondo) e le possibili rivoluzioni colorate indotte dalle Ong mi fanno dubitare anche di questo.

    Ovviamente non si può pretendere tutto.. Forse arroccarsi in un paese da 200 anime si resisterà un po’ di più..

    Comunque grazie per la risposta.

  3. Rudolf05
    | Rispondi

    Un noto testo dice quasi testualmente: ‘non cercare la pagliuzza nell’occhio altrui, quando hai una trave nel tuo’.
    Credo che dovremmo dar meno retta alla propaganda di Usrael e ragionare di più con la nostra coscienza.

    Tanti cari auguri, comunque sia

  4. Tommaso
    | Rispondi

    Interessante articolo, con decine di riferimenti ma non ci sono i relativi link, manca la “bibliografia” come faccio a sapere che ciò che è scritto è vero?
    See lo so, dato che Paolo G. non s’è “sbattuto” devo sbattermi io, così ho cercato qualcosa, ad es. ABCD “Tous à poil” esiste, ma gl’altri titolo non li ho trovati, magari ci sono anche, ma se li avesse linkati o almeno, scritti in lingua originale (francese) li avrei potuti trovare, invece le mitiche foto con “bambini che allattano bambolotti” della Toytop non ci sono ne sul sito danese, ne sul .com.
    Un articolo così ricco di citazioni DEVE avere i riferimenti linkati, chi legge articoli di controinformazione, non è un compagnuccio che crede a tutto ciò che gli dice il partito, che non pensa, perchè lo fa già per lui il partito, chi legge un articolo come il tuo pretende, che ogni cosa sia verificabile, è proprio un’altra “forma mentis” una mente “scientifica” ovvero: credo in ciò che posso verificare (possibilmente senza “sbattermi” troppo che ho poco tempo libero) poi, fai come credi, c’è stata un deputata (m5s) che dopo aver visto un documentario fasullo sulle sirene (quelle di Ulisse) ha fatto un’interrogazione parlamentare, c’è gente che si beve di tutto. Ma articoli come questo meritano la citazione delle fonti.

  5. Paolo G.
    | Rispondi

    La critica è giusta a livello sostanziale, ma certo che nei modi siamo piuttosto fuori strada.
    Andiamo con ordine: è’ vero, questo tipo di articoli dovrebbero avere in nota l’indicazione dei vari link e di qualche dato bibliografico, ed è una mancanza. Per vari motivi non sono riuscito ad inserirli, ho fatto solo generico riferimento alle fonti principali in testa all’articolo, mentre già nel primo articolo c’era qualche link indicato nel testo. Anche nei prossimi articoli, la cui base era pronta ma dev’essere aggiornata, ci sarà lo stesso inconveniente, tranne nell’ultimo. Se mi sarà possibile cercherò di correggere la cosa, anche magari per quest’articolo.
    Faccio comunque presente che anche i link non risolvono sempre e comunque il problema sollevato, perché molte volte l’articolo di riferimento, sua volta, necessiterebbe dell’indicazione della sua fonte, e così via fino a risalire ad un’origine che talvolta può rimanere incerta o non essere volutamente rivelata. Anche in molti siti di controinformazione è riscontrabile lo stesso problema. Comunque la mia fonte principale è il sito http://www.tempi.it/ : lì è presente un motore di ricerca per parole chiave, dove basta inserire qualche termine specifico (gender, genderismo, valls, peillon, von der Leyen, ecc.) per avere una sequenza di articoli di riferimento in ordine cronologico a ritroso, dove sarà possibile trovare qualche altra fonte magari dalla stampa francese o altro, ad esempio.
    Faccio inoltre presente che c’è un ottimo testo in materia, ‘Unisex – la creazione dell’uomo senza identità’ di G. Marletta e E. Perucchietti, edito da Arianna quest’anno, citato nel mio primo articolo, dove troverà molta bibliografia e link precisi. Lo consiglio.
    Ultima cosa: come detto, la critica è giusta ma non accetto che mi si dica che siccome io non mi sono “sbattuto”, perché, magari, chissà faccio la vita comoda, sono un superficiale o chissà cosa, chiedo al lettore di “sbattersi” al posto mio. Purtroppo di tempo ne ho poco anch’io e, mi creda, non è stato facile raccogliere tutto questo materiale e scrivere questi articoli. Faccio quel che posso per dare un contributo, senza pretese di perfezione né altro. Ho commesso un errore, ma di certo non perché sono uno che se ne frega dei lettori e della verità. Prima di sparare insulti a vanvera bisognerebbe riflettere un attimo, soprattutto se si è tutti dall’altra parte della barricata. Si fa presente l’errore, con educazione, senza sparare a zero sugli altri.

  6. Rudolf05
    | Rispondi

    Paolo G.
    Ottimo articolo, lo ripeto.
    E puntualissima anche la sua precisazione. Va chiarito al colto ed all’inclita che qui nessuno è stipendiato per scrivere articoli, Anzi: chi lo fa, agisce spesso a proprio rischio e pericolo. Ovvio che le fonti sono importanti e persino indispensabili. ma un articolo pubblicato in questa sede vuol soprattutto essere essere uno sprone per approfondire adeguatamente (e con le note) i problemi in sedi più specifiche. Se sarà possibile nei prossimi articoli avere le note bibliografiche, ne godremo, altrimenti farà lo stesso. Buon lavoro.

  7. Nebel
    | Rispondi

    Ci sono madri che ricevono critiche perchè permettono ai propri figli maschi di giocare al soldato, di sparare con pistole giocattolo, di far loro brandire una spada di plastica. E queste madri osano anche giocare con loro alla guerra!! E’ dura, oggi, essere genitori…..

  8. paolo
    | Rispondi

    Con un certo ritardo, di cui mi scuso, ho provveduto a recuperare ed inserire in calce a quest’articolo le fonti, sicuramente importanti, che erano mancanti nella versione iniziale dell’articolo, cosa che aveva ingenerato qualche polemica. Da notare anche la fonte dove si possono visualizzare alcune foto tratte dal catalogo di giocattoli della società svedese Toytop. Un ringraziamento, seppure tardivo, a Rudolf05 per l’incoraggiamento sincero e la stima, che sicuramente ricambio, e all’amministratore del sito per la sempre generosa disponibilità e collaborazione. Un caro saluto a tutti

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