Le nuove frontiere della sovversione per la nascita dell’uomo-ibrido (quinta ed ultima parte) – partenogenesi umana ed uteri artificiali, verso l’anarchia generativa

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Questo articolo fa parte di una serie di cinque.

Questa è la serie completa degli articoli:

  1. Le nuove frontiere della sovversione: la nascita dell’uomo-ibrido (prima parte) – la teoria del gender imposta ai bambini.
  2. Le nuove frontiere della sovversione per la nascita dell’uomo-ibrido (seconda parte) – la diffusione del genderismo in Europa
  3. Le nuove frontiere della sovversione: la nascita dell’uomo-ibrido (terza parte) – i libretti dell’UNAR per diffondere il genderismo nelle scuole italiane
  4. Le nuove frontiere della sovversione: la nascita dell’uomo-ibrido (quarta parte) – L’Italia nell’abisso del genderismo
  5. Le nuove frontiere della sovversione per la nascita dell’uomo-ibrido (quinta ed ultima parte) – partenogenesi umana ed uteri artificiali, verso l’anarchia generativa

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fecondazione

L’opera di disfacimento di alcune delle strutture portanti delle comunità tradizionali, come visto, viene portata avanti anche tramite la diffusione a tappeto del genderismo e della pornografia, la mercificazione e la materializzazione della sessualità, l’utilizzo in chiave strumentale dell’omosessualità al fine di livellare e parificare ciò che non può esserlo, relativizzando e depotenziando ciò che costituisce la regola e la normalità. Accanto a tutto questo, le avanguardie della sovversione si avvalgono, tra gli altri, di un altro strumento particolarmente pericoloso per le sorti dell’umanità: quello dello scientismo e taluni suoi deliranti progetti.

Lo scienza profana, caratteristica del mondo moderno e contemporaneo, quale degenerazione materialistica delle scienze sacre tradizionali, lavora da tempo, tra le altre cose, alla messa a punto di nuove tecniche in grado di rivoluzionare le modalità naturali di fecondazione e di riproduzione dell’essere umano. Gli scienziati odierni costituiscono in effetti un esempio paradigmatico di strumento, più o meno inconsapevole, manipolabile dalle forze contro-tradizionali. Nel contesto di cui ci occupiamo, osserviamo come parte del lavoro di talune branche della scienza “post-umana” potrà infatti condurre a forme di estrema manipolazione dell’essere umano, in grado di facilitare ulteriormente l’avvento della nuova razza ibrida di cui è parlato a lungo nei precedenti articoli, affiancando al lavaggio del cervello delle nuove generazioni delle vere e proprie mutazioni biologiche ed antropologiche dell’essere umano.

Ad esempio, da tempo alcuni scienziati cercano di creare embrioni umani con materiale genetico di più individui, oppure di ricavare spermatozoi dalle cellule staminali del midollo osseo femminile, o ancora ovuli dalle cellule staminali embrionali maschili: il tutto in vista di futuri agghiaccianti concepimenti “naturali” da parte di persone dello stesso sesso. E si lavora anche allo sviluppo di forme di partenogenesi umana (cioè di riproduzione umana senza fecondazione), di forme di riproduzione del tutto asessuate, nonché di uteri artificiali esterni, che consentirebbero “gestazioni” extracorporee (uteri di cui peraltro, nel 2008, in Australia, gli scienziati del Dipartimento di medicina del New South Wales hanno creato il primo “prototipo”, servendosi di un banale contenitore di plastica).

Una delle personalità di spicco di questa nuova frontiera dello scientismo moderno è la genetista di cittadinanza inglese ma di chiare origini asiatiche Aarathi Prasad, scienziata con un dottorato di ricerca in genetica molecolare all’Imperial College di Londra ed autrice di programmi scientifici per Bbc e Channel Four, divenuta famosa nell’ambiente, tra le altre cose, per il suo libro “Storia naturale del concepimento. Come la scienza può cambiare le regole del sesso”, in cui la Prasad sfodera tutto il peggiore repertorio dello scientismo contro-tradizionale, intriso di sovversione all’ennesima potenza, di femminismo della peggior specie e di prometeici deliri di onnipotenza.

Nel corso dei secoli, i ruoli sessuati assegnati in base al genere sono stati usati per opprimere le donne e giustificare i pregiudizi contro gli omosessuali. Se possiamo fare figli senza ricorrere al sesso, le strutture familiari che abbiamo imparato a considerare tradizionali potrebbero cambiare e diventare irriconoscibili”: questo il chiarissimo, cristallino biglietto da visita della Prasad, del tutto in linea con quanto visto a proposito delle rivendicazioni genderiste: lo scopo è dichiaratamente quello di rendere irriconoscibili le strutture familiari tradizionali. Alla faccia dei complotti segreti: qui è tutto sbandierato alla luce del sole!

La tesi ripresa dalla Prasad è che l’idea della donna come “madre per natura” debba essere superata, onde entrare in una nuova era della procreazione in cui le regole saranno dettate dalla scienza, finalmente in grado di offrire agli individui-monadi una onnipotenza finora sconosciuta: il concepimento diventerebbe “una pratica trasversale”, “che va al di là dei sessi, dei generi e dell’età”.

Basta dunque con l’idea della donna “incubatrice ambulante” e “portatrice passiva”: la Prasad si lancia in una delirante interpretazione storica, anche dal punto di vista linguistico, dell’idea di concepimento e di maternità, reputandola per l’appunto una sorta di costruzione, di sovrastruttura opprimente ed innaturale (e si ritorna al post-marxismo di cui si è ampiamente parlato nei precedenti articoli) elaborata ad hoc per opprimere i soggetti “più deboli”, come donne e omosessuali.

In conseguenza di ciò, occorrerebbe superare le “tradizionali” tecniche riproduttive, e fornire alle donne (e non solo …) nuove tecniche per superare la loro condizione di “sottomissione” ed aprire le porte ad un vero e proprio “stadio post-umano” della riproduzione. Per fare questo, la Prasad illustra le nuove frontiere dello scientismo, cui si era accennato poc’anzi: in primo luogo la partenogenesi, cioè il concepimento verginale senza fecondazione, evento già possibile o frequente in alcune specie animali (api, vespe, tacchini, squali, ecc.) che renderebbe del tutto superflui gli spermatozoi maschili: come accaduto per la topolina Kaguya, concepita in un laboratorio dell’università di Tokyo nel 2004, basterà fondere due cellule riproduttive femminili per ottenere un ovulo da impiantare nell’utero. Per avere figli maschi si ricorrerà ad appositi cromosomi creati in laboratorio: gli scienziati sarebbero già particolarmente attivi al riguardo, preoccupati per il declino del cromosoma Y che “sta lentamente e inesorabilmente morendo; oggi gli restano solo 45 geni degli oltre 1400 che aveva quando prese avvio la specie umana”.

Per liberarsi poi del tutto dell’ “impaccio” di un “ingombrante” utero da portare per nove lunghi mesi e per risparmiarsi i dolori del parto, le donne potranno poi ricorrere, in un futuro probabilmente non molto lontano, ad appositi uteri artificiali esterni, cui si accennava, che porteranno avanti la gestazione in sede extracorporea.

E’ interessante osservare che il titolo originale del libro della dottoressa Prasad è “Like a virgin: How Science Is Redesigning the Rules of Sex”; è evidente, in particolare, il giochino di parole (“Like a virgin”) che chiama in causa ed accosta in modo volutamente e provocatoriamente blasfemo la cantante Madonna, alias Veronica Ciccone, autrice dell’omonima celebre canzone nel 1984, che diede il titolo all’intero album in cui era compresa (e che di recente è stata oggetto di una cover da parte della “cantante” Suor Cristina, tanto per rimanere in tema di obbrobri di quest’epoca), e la Vergine Maria, onde evocare il nuovo “parto virginale” immaginato dalla scienza: una versione rovesciata e sacrilega del parto divino di Maria.

Da notare un dato significativo al riguardo: con l’ignoranza tipica di tutti coloro che parlano a sproposito di questioni religiose e teologiche senza conoscerne i fondamenti (cosa peraltro comune oggi a molti che si reputano cristiani), in moltissime recensioni al libro della Prasad e comunque, più in generale, laddove si parli di queste “innovative” tecniche di riproduzione, è ormai quasi una regola quella di accostare candidamente la partenogenesi all’Immacolata Concezione mariana, descrivendo la prima come una versione scientifica o comunque come una sorta di renovatio della seconda. In tal modo, al di là della blasfemia in sé nell’accostamento di due sfere completamente inconciliabili tra loro, quella della peggiore scienza profana e quella della dottrina sacra, si cade nel frequentissimo quanto gravissimo errore di credere che il dogma cattolico dell’Immacolata Concezione si riferisca al concepimento virgineo di Gesù, quando invece esso si riferisce al concepimento di Maria come creatura priva del marchio del cd. “peccato originale” che, secondo la teologia cattolica, grava su tutti gli uomini dopo la Caduta dell’Adamo Primordiale dall’Eden, che sancisce l’inizio della sequenza delle età rovesciate della storia umana (e qui subentra più specificamente l’Unità Trascendente delle forme religiose e spirituali regolari, emanazioni, ierofanie del Logos, dell’Uno atemporale ed Assoluto). Un altro chiaro segno del livello di degrado, anche dottrinario, cui si è giunti in quest’epoca di estrema decadenza.

In questo clima di “autarchia generativa”, ovviamente uno spazio dev’essere garantito anche alla prospettiva delle “pari opportunità riproduttive”: indicativo è stato uno dei primi “successi” della scienza degenerata in materia, e cioè il tragicomico caso di Thomas Beatie, che nel 2008 è stato il primo transgender al mondo a “partorire” una bambina, dopo essere diventato un maschio – conservando però l’utero – con l’aiuto di un ovulo della prima moglie Nancy e lo sperma di un donatore esterno. L’uomo (che negli anni successivi ha peraltro avuto tranquillamente altri due figli con la stessa “tecnica”, e che di recente è stato accusato di stalking nei confronti proprio della prima moglie), disse a suo tempo: “Avere un bambino non è né maschile né femminile. È semplicemente umano”. Entusiastici i toni con cui la stampa politicamente corretta si approcciò all’epoca al caso Beatie, toni puntualmente rispolverati proprio in sede di recensione e commento del libro della Prasad: si pensi all’articolo proposto lo scorso anno su “La Repubblica”, dall’agghiacciante titolo “Siamo tutti madri”, dove si poteva leggere: “«Avere un bambino non è né maschile né femminile. È semplicemente umano», ha dichiarato (Beatie, nds) allora ai giornali. E nello stesso anno, in Australia gli scienziati del Dipartimento di medicina del New South Wales, hanno creato il primo utero artificiale servendosi di un oggetto comunissimo ed economicissimo come un contenitore di plastica. Con buona pace della sacralità dell’utero materno. Da quel momento anche i maschietti possono far propria una rivendicazione femminista come «l’utero è mio e me lo gestisco io». E forse in un futuro neanche troppo lontano, il vero uomo sarà quello che affronta coraggiosamente i dolori del parto”.

Un altro chiaro esempio di rovesciamento e parodia dell’ordine sacro, pienamente accolto dai più o meno consapevoli zerbini al servizio delle (contro)élites della sovversione.

Tra i “sogni” della dottoressa Prasad, quello della partenogenesi, in particolare, al di là del dato tecnico-scientifico, potrebbe diventare realtà in un futuro non troppo lontano anche dal punto di vista del riconoscimento giuridico, necessaria “copertura” affinché certe tecniche possano diffondersi indisturbate. Infatti, la Corte di Giustizia dell’Unione Europea, in una sentenza del 18 dicembre 2014, in sede di pronuncia su una domanda pregiudiziale nell’ambito di una controversia più ampia di cui vedremo fra breve i contenuti, ha statuito che “un ovulo umano non fe­condato, il quale, attraverso la partenogenesi, sia stato in­dotto a dividersi e a svilupparsi, non costituisce un «em­brione umano»” ai sensi della direttiva 98/44/Ce sulla protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche; in tal senso, sarebbe pertanto brevettabile a fini industriali.

Il ragionamento sotteso alla decisione della Corte, su cui si tornerà tra breve, è che un ovulo umano non fecondato, ma attivato per partenogenesi, non potrebbe essere qualificato come embrione umano in quanto privo della capacità di svilupparsi in un essere umano completo, condizione che deve essere verificata caso per caso dal giudice nazionale, come si legge nella decisione:

“L’art. 6, par. 2, lett. c), della direttiva 98/44/Ce, sulla protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche deve essere interpretato nel senso che un ovulo umano non fe­condato, il quale, attraverso la partenogenesi, sia stato in­dotto a dividersi e a svilupparsi, non costituisce un «em­brione umano», ai sensi della suddetta disposizione, qua­lora, alla luce delle attuali conoscenze della scienza, esso sia privo, in quanto tale, della capacità intrinseca di svi­lupparsi in essere umano, circostanza che spetta al giudice nazionale verificare”.

Questa barriera posta dalla Corte su suggerimento dell’Avvocato Generale Villalon, come vedremo, costituisce l’ultimo baluardo in grado di bloccare possibili degenerazioni nella manipolazione per partenogenesi degli ovuli femminili. Ma non è dato sapere per quanto tempo tale limite (cioè quello della necessità che sia appurato che l’ovulo attivato per partenogenesi non possa diventare un essere umano completo) potrà sussistere, soprattutto qualora il pressing esercitato sulle istituzioni UE dalle multinazionali e dai potentati che agiscono alle loro spalle, e già pienamente inseriti nei gangli degli organismi europei, dovesse salire di intensità.

Nello specifico, la International Stem Cell Corporation (ISC) aveva richiesto due brevetti presso l’Ufficio brevetti del Regno Unito (Comptroller General of Patents) per due invenzioni che prevedono l’ottenimento di cellule staminali embrionali umane da ovociti non fecondati, ma attivati tramite partenogenesi. L’Ufficio aveva obiettato che le invenzioni non sarebbero state brevettabili ai sensi della direttiva 98/44/CE sulla protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche, alla luce dei criteri di interpretazione stabiliti dalla Corte di Giustizia UE nella sentenza Brüstle-Greenpeace del 2011. In tale decisione la Corte aveva infatti interpretato le norme comunitarie sui brevetti per le invenzioni biotecnologiche per definire il concetto di “embrione umano” e, di conseguenza, la portata del divieto di brevettare il corpo umano nei vari stadi della sua formazione. Il concetto di “embrione umano” ai fini della direttiva era stato interpretato dalla Corte in senso estremamente ampio, includendovi anche ovuli umani non fecondati che siano stati indotti a dividersi e svilupparsi attraverso partenogenesi o altre tecniche.

La ISC aveva obiettato che la sentenza in questione non sarebbe stata applicabile al caso in oggetto in quanto la sua invenzione riguardava ovociti che, essendo attivati per partenogenesi, conterrebbero solamente cellule staminali cd. pluripotenti, che non sono in grado di svilupparsi in esseri umani completi, poiché non hanno il potenziale per produrre tessuti extraembrionali, come possono fare invece le staminali cd. totipotenti, in grado di produrre tutte le cellule differenziate in un organismo, e che costituiscono l’ammasso di cellule originato dallo zigote (il frutto della fecondazione dell’ovulo da parte dello spermatozoo) a seguito della sua divisione.

L’Ufficio brevetti aveva comunque deciso di respingere le domande presentate dalla ISC, la quale aveva quindi impugnato la decisione dinanzi al giudice del rinvio, che aveva sospeso il procedimento e sottoposto una questione pregiudiziale alla Corte di Giustizia UE, chiedendo appunto “se gli ovuli umani non fecondati, stimolati a dividersi e svilupparsi attraverso la partenogenesi, e che, a differenza degli ovuli fecondati, contengono solo cellule pluripotenti e non sono in grado di svilupparsi in esseri umani, siano compresi nell’espressione “embrioni umani” di cui all’articolo 6, paragrafo 2, lettera c) della direttiva 98/44 sulla protezione giuridica delle invenzioni biotecnologiche”.

L’Avvocato Generale presso la Corte di Giustizia Cruz Villalon, nel luglio 2014, aveva espresso il parere che gli ovuli umani non fecondati e stimolati a dividersi e svilupparsi per partenogenesi (cd. “partenoti”) non potessero intendersi come “embrioni umani” ai sensi della direttiva, essendo privi del DNA paterno, e pertanto incapaci di “dar avvio al processo di sviluppo di un essere umano” se non dopo importanti manipolazioni genetiche che però, allo stato attuale delle conoscenze scientifiche, sarebbero puramente teoriche per gli esseri umani, dato che gli esperimenti eseguiti in materia hanno avuto successo solo su partenoti animali geneticamente manipolati. Secondo l’Avvocato Generale la Corte, nel precedente caso Brüstle-Greenpeace, si era avvalsa di una conoscenza scientifica ancora incompleta e non era consapevole che, in assenza di profonde manipolazioni genetiche, un partenote non può sviluppare un essere vivente completo (animale o umano che sia).

In ogni caso, le tecniche in grado di condurre i partenoti allo sviluppo di un essere vivente completo erano esplicitamente escluse nelle domande di brevetto ISC oggetto del presente caso e tra l’altro, secondo l’opinione dell’Avvocato Generale, la mera possibilità di una successiva manipolazione genetica che alteri la caratteristiche fondamentali di un partenote, non cambierebbe la natura del medesimo prima della manipolazione, cioè la sua incapacità di sviluppare un essere vivente.

In previsione della possibilità che in futuro vengano sviluppate tecniche di manipolazione genetica in grado di rendere i partenoti ottenuti da ovuli umani capaci di svilupparsi in esseri umani, l’Avvocato Generale, come visto, aveva consigliato alla Corte di Giustizia di rispondere alla questione pregiudiziale in maniera condizionata, precisando che si doveva riconoscere che i partenoti non sono compresi nella nozione di “embrioni umani” di cui alla Direttiva 98/44/CE “fintantoché non siano capaci di svilupparsi in un essere umano e non siano stati geneticamente manipolati per acquisire siffatta capacità”. Precisazione che la Corte ha seguito per l’appunto nella sua pronuncia.

Certamente, al di là di tale precisazione della Corte e al di là del fatto che le domande di brevetto riguardavano tecniche volte all’ottenimento di cellule staminali dagli ovuli attivati tramite partenogenesi, la decisione apre comunque un primo, sia pur piccolo e condizionato vulnus in materia che potrebbe condurre, in un futuro più o meno lontano, ad ulteriori, pericolose aperture, qualora, come accennato, il livello di pressione esercitato da determinati gruppi di potere dovesse superare certi limiti di guardia.

Paolo G.

FONTI PRINCIPALI:

 

http://ilmiolibro.kataweb.it/booknews_dettaglio_recensione.asp?id_contenuto=3750014

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/03/14/parto-la-scienza-puo-cambiare-le-regole-del-sesso-figli-possibili-in-uteri-artificiali/911682/

http://www.tempi.it/separeremo-la-donna-dalla-maternita-e-sara-emozionante-nascere-in-un-contenitore-di-plastica

http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/2014/01/24/siamo-madri-tutti.html

http://dilei.it/notizie/thomas-beatie/4199/

http://www.sib.it/it/news-ed-eventi/news/1204.html

http://www.foroitaliano.it/corte-giust-18-dicembre-2014-causa-c-36413-iv-90-nozione-di-embrione-umano-ai-sensi-della-direttiva-comunitaria-in-materia-di-invenzioni-biotecnologiche-partenogenesi/

http://www.nextquotidiano.it/lovulo-umano-brevettabile/

http://www.oltreildiritto.it/sanita-salute/ovulo-umano-e-partenogenesi-dalla-corte-ue-si-alla-brevettabilita-delle-cellule-staminali/

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