La destra è al governo, la cultura all’opposizione

Ci hanno insegnato che il tempo è una freccia, che procede sempre in avanti verso un radioso avvenire. Falso. Il tempo è circolare, torna su se stesso, è l’eterno ritorno del già detto, del già fatto, del sempre uguale, è quel passato che non passa mai.

Stanno ritornando gli anni Settanta per il clima ideologico e politico fazioso e intollerante. È inquietante ma è così. Chi ha vissuto quel periodo ne riconoscerà tutti i sintomi, anni in cui essere «di destra» era una colpa e ti imprimeva addosso uno stigma negativo per cui venivi emarginato, non potevi parlare in pubblico, e se scrivevi su giornali «di destra» eri guardato male. Ma quelli, si dirà, erano gli anni peggiori della cosiddetta contestazione, erano gli «anni di piombo», gli anni del «conflitto a bassa intensità»…

Una sfilata di antifascisti negli anni '70. Slogan e partecipanti sono rimasti sempre gli stessi.
Una sfilata di antifascisti negli anni ’70. Slogan e partecipanti sono rimasti sempre gli stessi.

Ora però quel disgraziato e sanguinoso periodo è da quasi quaranta anni alle nostre spalle. È trascorsa ben più di una generazione eppure sembra che si stia replicando nel modo più paradossale. Infatti, è dal 1993 che la Destra politica non è più una anomalia, è da allora che non è più strano vedere sindaci ed assessori e poi ministri e sottosegretari prima del Msi, poi di An. Tutto normale? Affatto! La Sinistra non ha mai accettato il ritorno alla normalità democratica, l’ha sempre mal sopportata, soprattutto da quando il leader del centrodestra è Silvio Berlusconi. Questo ha fatto sì che col tempo si sia vieppiù incarognita ed oggi l’antiberlusconismo, a braccetto con l’antifascismo, anziché attenuarsi, sia più violento che mai. Ma essere antiberlusconiani vuol dire essere anche ostili a tutto quanto sia – venga dalla Sinistra etichettato – «di destra». Il risultato è un drastico ritorno al passato: non si possono tenere conferenze e presentazioni di libri di autori sgraditi (Marcello Veneziani e Giampaolo Pansa ne sanno qualcosa) o di argomenti tabù (come a Palermo quello dedicato a Casa Pound, nonostante il responsabile culturale di Casa Pound scriva sul Secolo d’Italia, giornale antiberlusconiano).

E non si possono tenere nemmeno concerti. È accaduto negli ultimi tempi almeno due volte, in quel di Sassuolo e di Milano, alla Compagnia dell’Anello, la storica formazione musicale di Mario Bortoluzzi che si è vista annullare la sede di due manifestazioni all’ultimo istante per la pressione che politici e giornalisti locali hanno fatto su chi aveva loro concesso i locali. Con l’accusa di essere un gruppo «nazista»! E non l’ha difeso nessuno, o quasi: certo nessuno si è indignato sulla «grande stampa» per un episodio così grave. E accade a chi scrive su giornali di destra di subire trattamenti preferenziali da parte di politici e magistrati (ne sanno qualcosa il Giornale e Libero) rispetto a identiche situazioni in cui cadono le testate di sinistra. E capita (si vedano testimonianze sul Foglio) che chi comincia a scrivere sulle sue pagine provochi imbarazzo ad amici e conoscenti. Siamo tutti (è successo anche a me) considerati «lacchè di Berlusconi»!

Questa situazione nasce da una serie di concause: oltre quelle già dette ci sono anche gli effetti collaterali del neo-antifascismo finesco, cioè codificato dal presidente della Camera e seguito dai politici del Fli e dal suo quotidiano, che si presentano come una Destra Nuova mentre invece non sono altro che una Sinistra Vecchia con la bava alla bocca nei confronti di chi è rimasto veramente di destra. Insomma, è stato creato un nuovo «arco costituzionale» di cui Fli fa parte e chi non sta col Fli ne è escluso. E così, mancando una sponda politica che li difenda in qualche modo, ecco che giornalisti, scrittori, musicisti che non hanno accettato il verbo del nuovo messia di Montecarlo sono più facilmente attaccabili e discriminabili (ma non per questo cambiano idea).

Certo, c’è anche quel senso inaccettabile di superiorità antropologica, quel «complesso dei migliori» così efficacemente, ma inutilmente, denunciato da Luca Ricolfi nell’ormai lontano 2005, che porta la Sinistra ad un vero e proprio razzismo culturale. Ma, e lo si deve dire assai chiaramente, c’è anche l’incancellabile colpa di un centrodestra che dal 1994, pur messo in guardia, non ha fatto nulla per creare un retroterra culturale alle proprie vittorie politiche, da un lato non occupandosi affatto di cultura (Forza Italia) e dall’altro cadendo succube della «sindrome di Stoccolma» culturale (Msi/An) una volta giunto al potere nazionale e locale, come ho scritto a suo tempo su queste pagine e come ha di recente benissimo evidenziato il professor Roberto Chiarini.

Che la libertà di pensiero e di parola sia conculcata in questo disgraziato Belpaese lo possono urlare sfacciatamente personaggi come Santoro, Grillo, Saviano, Fazio, Travaglio, Dandini, Lerner, Spinelli, Di Pietro e tutto l’Idv, Eco e compagnia brutta, ma non so con quale faccia tosta o peggio, visto che possono dire e fare impunemente tutto ciò che vogliono spalleggiati dalla «grande stampa» e con la manleva dei magistrati. E lo possono anche molto, molto sopra le righe senza problemi. Aleggia invece una censura palese e occulta, una discriminazione morale e quasi personale per chi parla, scrive, canta avendo idee di destra.

Tutto ciò avviene a quasi vent’anni, dalla discesa in campo del Cavaliere che «sdoganò» la Destra partitica. C’è evidentemente qualcosa che non funziona e il Centrodestra politico dovrebbe fare l’esame di coscienza ed un mea culpa se la situazione, nel 2011, è ancora questa. Anzi, è peggiorata.

* * *

Tratto da Il Giornale del 10 aprile 2011.

Segui Gianfranco de Turris:

Giornalista, vicedirettore della cultura per il giornale radio RAI, saggista ed esperto di letteratura fantastica, curatore di libri, collane editoriali, riviste, case editrici. E' stato per molti anni presidente, e successivamente segretario, della Fondazione Julius Evola.

10 Risposte

  1. Alessio Mulas
    | Rispondi

    Gianfranco De Turris, da buon osservatore quale è, ha colto il problema. Io credo che il razzismo culturale – come è stato qui definito – della sinistra italiana sia opponibile solo con una più coesa e disponibile cultura di destra. L'immagine che ha oggi il cittadino medio è quella dell'uomo di destra autoritario ma senza cultura; basti guardare chi scende in piazza al fianco del Pdl: vecchietti e donne di mezza età. Mentre la sinistra arruola i giovani (collettivi universitari e maramaglia varia). Il rilancio della destra italiana va fatto a partire da maggiore trasparenza per i giovani; è necessario diffondere la cultura di destra creando dei miti letterari che siano propri a tale parte politica. Un giovane di sinistra può andare fiero di aver tra le mani le lettere dal carcere di Gramsci, un giovane di destra da che può iniziare? Da Evola, Juenger, d'Annunzio, Croce et cetera?

    Diversamente da de Turris, io credo che il progetto del Presidente della Camera sia davvero originale: si deve avere il coraggio di uscire da una destra ormai vecchia e senza idee, fatta da anziani e buffoni. Se poi questo progetto sia riuscito o no, è discutibile. Ma la dinamicità di Fli e la sua attenzione ai giovani è lodevole. Nazione, famiglia, meritocrazia, legalità: in questo credono molti giovani italiani, su questo la destra italiana deve dare risposte. Lo dico da diciassettenne.

  2. Centro Studi La Runa
    | Rispondi

    Mi lasci osservare che FLI non ha la minima credibilità per rappresentare valori di alcun tipo; il suo presidente, oggi antifascista dichiarato (il che è già di per sé sufficientemente squalificante), è un transfugo di ogni idea, e di lui si può solo sapere cosa afferma di pensare oggi, non certo quel che penserà o dirà domani; non si può escludere che le sue attuali idee diverranno in futuro (per sua stessa bocca) "male assoluto". Per non parlare della qualità, se possibile ancor più misera, dei dirigenti di cui si è attorniato.

    E' indubbio che ci sia bisogno di una cultura di destra forte e radicata nei principi. Ma andare a cercarla nell'immondezzaio non è una buona idea.

  3. Alessio Mulas
    | Rispondi

    Che il presidente sia transfugo d'ogni idea non è discutibile, così come che abbia attorno a sé dirigenti di misera qualità. La questione non è poi così semplice, dato che di disertori d'infimo livello ultimamente la politica ne è piena. Lo stesso antifascismo che promuove Fini è proposto anche da esponenti del Pdl, salvo poi sapere che tengono il poster del duce o il costume da bagno con una sua qualche celebre frase. In merito al "male assoluto", la sua frase era riferita all'antisemitismo fascista e non al fascismo stesso.

    È il troppo pragmatismo, decorato di compromessi, a rovinare i partiti, grandi o piccoli che siano; e rovinati lo sono sia il Fli e che il Pdl.

    Io, a destra, non vedo assolutamente niente di buono.

  4. ieromante
    | Rispondi

    Vi seguo con piacere pur non essendo assolutamente di destra. Ma mi spiegate cosa c'entrate voi con Berlusconi? Non è "immondezzaio" anche lui e il suo partito? Ma esiste davvero una destra partitica che vi attrae? Io vedo solo feccia, piegata al dollaro, alla figa e tendenzialmente becero-razzista. Il peggio insomma che la destra ha partorito nel '900.

  5. Centro Studi La Runa
    | Rispondi

    Non ho una visione così misera della "cultura di destra" da suggerire che sia da ricercarsi nei pressi del PDL. Osteggiare il partito di Montecarlo non significa abbracciare quello di Cologno Monzese.

  6. Alessio Mulas
    | Rispondi

    Lo comprendo bene, ma data la destinazione editoriale di questo articolo…

  7. Centro Studi La Runa
    | Rispondi

    Spesso ripubblichiamo articoli tratti da quotidiani o periodici, quando contengano elementi validi al di là della contingenza che li ha occasionati. Mi pare che questo di Gianfranco de Turris risponda al requisito. A mio avviso comunque non era e non è nelle intenzioni del suo autore invitare al passaggio "dalla padella nella brace".

  8. Alessio Mulas
    | Rispondi

    Ne sono sicuro, non ho messo in dubbio alunché.

  9. emilio michele faire
    | Rispondi

    Il problema della destra politica italiana – pertanto inesistente – è il passaggio dal giovanilismo evoliano/missino/chiamalo come vuoi agli interessi dei bottegai e al non si sa cosa. Letteralmente: non si sa cosa.

    Come è infatti possibile essere – umanamente, antropologicamente, idealmente – vicini a Berlusconi e alla falsità in ogni livello che gli è a mio parere propria?

    Per passare, con l'età, da Junger e Evola a Verdini, occorre avere problemi seri e, forse, una non grande consistenza interiore.

    E' come quei comunisti extraparlamentari di un tempo che, presa la specializzazione in odontoiatria, diventavano poi elettori del PRI d'allora e mettevano la testa a posto.

    Deprimente.

    Io non sono "politicamente" di destra ma siti di qualità come questo dovrebbero non stancarsi mai di ribadire cosa E' davvero il pensiero di destra. EMF

  10. gigi
    | Rispondi

    Già,il problema è avere una causa per cui battersi e non solo capi da difendere; anche quando siano ormai indifendibili. Avere idee da sostenere e non solo idee da contrastare; essere liberi nel liberare le proprie energie, quelle altrui e lì, nel campo del confronto, decidere; dispiegate le forze,a ragion veduta. Al Frigido,paganesimo sconfitto,ci sembrerebbe ingiustamente; lo Stato Sociale delle conquiste popolari gettato nel fango delle steppe russe;anche qui ingiustamente? Consolarsi dell'ingiustizia della Storia, commiserarsi, o prendere atto che la Storia non è un atto di Fede? Fede nei capi? fede cieca? e se sbagliano; o i capi non potranno mai sbagliare?

    Ma noi non dovremmo essere quei liberi che non si lasciano piegare ma, casomai, piegano? Liberi anche di riconoscere quando sbagliamo e non trascinare i nostri popoli nella rovina, pur di tentare di sopravvivere nella falsa opinione. Difendere Rubi, pronipote del Rubicone?

    Scritto di getto, mi scuso per eventuali ( già!) approssimazioni …..

Lascia una risposta