La degenerazione della moneta

Michele Fabbri

Michele Fabbri, originario della subregione Romagna-Toscana, ha scritto i libri Trobar clus (Fermenti Editrice), Arcadia (Società Editrice Il Ponte Vecchio), Apocalisse 23 (Società Editrice Il Ponte Vecchio). Dopo la pubblicazione di Apocalisse 23 si sono perse le tracce dell’autore. Alcuni pensano che da allora Michele Fabbri abbia continuato a scrivere sotto falso nome…www.michelefabbri.wordpress.com

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3 Risposte

  1. ROSA RITA ha detto:

    interessantissimo!!!!!

  2. caterina maria ha detto:

    l'etimologia della parola moneta sembra corretta, ma l'economia ne indica l'origine utilitaristica, non c'è nessuna epifania del sacro. Del resto sacro e profano sono concetti del tutto relativi e storicamente determinati. E' degenerato il mercato finanziario non la moneta in se'.

  3. vate ha detto:

    Mai come adesso gli effetti della degenerazione della moneta stanno contrassegnando il susseguirsi dei nostri giorni. Il denaro avendo perduto ogni riferimento sta perdendo sempre più credibilità. La funzione esclusivamente strumentale e meramente utilitaristica alla quale si è ridotto, patisce essa stessa una crisi senza ritorno intrappolata in un percorso degenerativo alla cui origine stava però un valore intrinseco a ragion di conio, che da un lato ne permetteva la funzionalità mercantile e dall'altro manteneva l'accento sulla destinazione benefica di un influsso di valore.

    Così la moneta in quanto strumento è stata l'oggetto che meglio di tutti ha interpretato la trasmissione del valore, e tale virtuosità doveva pertanto rimanere ancorata ad un riferimento di garanzia che se agli albori impersonava indistintamente l'emanazione del bene tanto reale imperocché ideale, poi seguendo il processo degenerativo ha dovuto riferirsi ad un bene distinto, quindi materiale, ma comunque garante di una corruttibilità inferiore a quella del soldo in se stesso.
    Infatti il denaro mollando anche quest'ultimo riferimento è diventato puro numero, cioè sostanza allo stato liquido priva di qualsiasi solidità, come lo è la materia preferita dallo speculatore il quale è il corruttore vero del denaro giacché la sua opera principale è proprio quella di scardinare da tale simbolo ogni riferimento qualitativo.

    Tuttavia la moneta non è propriamente il simbolo del valore, ma il simbolo della potenza che il valore attira su di se; e senza contraddirsi può comunque essere interpretata come veicolo del valore, poiché quest'ultimo sebbene sia riconducibile ad un principio essenziale e causativo, la sua espressività va necessariamente associata al merito.
    D'altro lato invece proprio perché il denaro rappresenta l'ambivalenza di una potenza che da soggiogata può diventare libera da qualsivoglia riferimento di garanzia, si è ridotto a puro numero mantenendo comunque la funzionalità emblematica ad una potenza liberata.
    Infatti non vi è alcun dubbio che attualmente il soldo si comporta come una forza sfuggita di mano e non più gestibile neppure dai suoi liberatori il cui scopo era solo quello d'incanalarla nei propri forzieri. Ma questi non costituendo assolutamente alcun riferimento di valore mentre ne annunciano l'antitesi, succede che la potenza del denaro non possa che saturarsi d'illusione affinché per reazione imploderà su se stessa mandando in frantumi tutta un'epoca basata sulla concezione speculativa del denaro, epperò lasciando intatta la concretezza pre-epocale del valore.

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