La concezione dell’uomo e del mondo nel romanticismo italiano

In questo articolo esporremo e commenteremo la concezione dell’uomo e del mondo nel romanticismo italiano, cercando di individuare i parallelismi e le eventuali differenze tra la concezione italiana e quelle del romanticismo europeo.

Partiamo col prendere in considerazione il pensiero di Vittorio Alfieri, che può essere considerato a tutti gli effetti un preromantico. Come abbiamo messo in evidenza in un articolo intitolato I principali elementi del pensiero di Vittorio Alfieri, i romantici ebbero una grandissima ammirazione per Vittorio Alfieri, in quanto molte delle idee di Alfieri erano già tipicamente romantiche. Alfieri aveva infatti una concezione eroica dell’uomo, tanto che prese a modello personaggi storici le cui biografie compaiono ne Le vite parallele di Plutarco. Nella sua “Vita” Alfieri riferisce che quando leggeva Plutarco cominciava a piangere ed urlare, poiché avrebbe voluto vivere nello stesso periodo storico e aver potuto compiere azioni eroiche come gli eroi di Plutarco.

Alfieri era convinto di vivere invece in un periodo nel quale era ormai impossibile l’eroismo, ritenendo che nella sua epoca dominavano incontrastate viltà, slealtà e ipocrisia, così che passò la maggior parte della sua esistenza chiuso in una tragica solitudine. Per Alfieri i veri uomini dovevano essere molto simili ai personaggi delle Vite Parallele.

Questa concezione eroica dell’uomo si ritrova anche nel romanticismo italiano, in quello tedesco e in quello inglese. Per quanto riguarda l’Italia troviamo una concezione eroica dell’uomo in tutti e tre i maggiori esponenti del romanticismo, ovvero Alessandro Manzoni, Giacomo Leopardi ed Ugo Foscolo (sebbene quest’ultimo in alcune opere deve essere considerato un romantico e in altre un neoclassico). Faremo una breve considerazione anche su una delle opere più importanti del romanticismo italiano, Le fantasie di Giovanni Berchet.

Per quanto riguarda la concezione dell’uomo di Manzoni prenderemo in considerazione le tragedie Adelchi e Il Conte di Carmagnola. La figura di Adelchi domina incontrastata nell’omonima tragedia di Manzoni. Prima di scrivere il libro Manzoni compì studi accurati sul periodo storico che vide lo scontro tra i Longobardi, che allora dominavano l’Italia, e i Franchi che vi erano giunti, chiamati dal Papa, per sconfiggere i Longobardi. Prima di compiere tali studi Manzoni era convinto che i Longobardi non fossero oppressori stranieri dell’Italia, ma avessero difeso gli italiani dall’invasione dei Franchi. Tuttavia Manzoni cambiò idea al riguardo e giunse alla conclusione che sia i Longobardi sia i Franchi furono stranieri oppressori del popolo italiano. Pertanto la vittoria dei Franchi significò per gli italiani solamente il passaggio da una dominazione straniera all’altra. Manzoni giunse alla conclusione che per liberarsi dai domini oppressivi stranieri gli italiani dovevano conquistare la libertà con il loro valore e con i loro sacrifici, senza illudersi che un popolo straniero potesse regalare loro la libertà, che è qualcosa che ogni popolo deve conquistarsi con le proprie forze e con il comportamento eroico dei singoli. Manzoni tuttavia non cambiò il suo giudizio su Adelchi, figlio dell’ultimo re longobardo, e continuò a considerarlo una figura eroica priva di colpa pur appartenendo a un popolo oppressore degli italiani: Adelchi assurge a prototipo dell’uomo eroico che paga per colpe non sue e trova il coraggio di morire eroicamente in battaglia.

Anche ne Il Conte di Carmagnola Manzoni ci presenta il protagonista come un uomo eroico e coraggioso che viene ingiustamente condannato a morte con l’accusa infamante di tradimento sebbene innocente. Manzoni evidenzia il grande coraggio con cui il Conte di Carmagnola affrontò il suo tragico ed ingiusto destino. Adelchi e il Conte di Carmagnola sono due eroi tipicamente romantici, che affrontano con coraggio, fierezza e dignità il loro tragico destino.

Per quanto riguarda Giacomo Leopardi, a prima vista sembrerà difficile sostenere che il poeta di Recanati presenti nelle sue opere una concezione eroica dell’uomo; ma se pensiamo alla sua ultima opera, La ginestra, ci renderemo conto che anche Leopardi è un autore romantico che esalta la concezione eroica. Infatti il messaggio della Ginestra è sinteticamente esprimibile con queste parole: come la ginestra è un fiore che riesce a sopravvivere anche nelle condizioni più difficili e più dure, allo stesso modo gli uomini devono affrontare con coraggio e fierezza il loro triste destino, derivante dal fatto che la natura è una matrigna cattiva nei riguardi del genere umano.

Un’altra opera nella quale Giacomo Leopardi propone una concezione eroica (non solo dell’uomo in generale, ma addirittura di se stesso) è la canzone “All’Italia”, nella quale il poeta di Recanati si dice pronto a morire per liberare l’Italia dal dominio straniero.

Per quanto riguarda invece Ugo Foscolo nessuno può mettere in dubbio il fatto che tale autore del romanticismo italiano sia un convinto assertore di una concezione eroica dell’uomo, che deve essere in grado di fronteggiare con coraggio e con orgoglio anche le situazioni più difficili. Forse la figura più eroica che possiamo trovare nelle opere di Ugo Foscolo è quella dello Jacopo Ortis del romanzo epistolare Le ultime lettere di Jacopo Ortis. Jacopo Ortis è un tipico esempio di eroe romantico che decide di sfuggire ad una situazione umiliante e frustrante per lui inaccettabile con l’unico modo che gli resta a disposizione, ovvero il suicidio. Jacopo Ortis si uccide per due motivi: in primo luogo non accetta che Venezia, la sua patria, sia caduta sotto il dominio oppressivo degli austriaci in seguito al trattato di Campoformio; in secondo luogo non accetta che la donna da lui amata sia costretta a sposare un altro uomo. Jacopo Ortis è quindi il prototipo dell’uomo eroico che con il suicidio sfugge a due situazioni inaccettabili.

L’ultimo autore del romanticismo italiano che prenderemo in considerazione è Giovanni Berchet, il quale ne Le fantasie, una delle sue opere più importanti, dimostra di dare grande importanza al fatto che gli uomini devono dimostrare coraggio ed eroismo per difendere la loro patria dagli stranieri oppressori. Quest’opera di Berchet è molto significativa, in quanto si basa su una radicale opposizione tra un passato eroico e glorioso ed un presente nel quale il coraggio e l’eroismo sono scomparsi, sostituiti dalla viltà e dalla corruzione. Giovanni Berchet è senza dubbio il fondatore della poesia patriottica romantica italiana che riveste una grande importanza sia nell’ambito del romanticismo italiano sia in quello del Risorgimento. Quest’anno in cui si festeggia il 150° anniversario dell’unità d’Italia ci sembra opportuno e doveroso ringraziare i poeti patrioti come Berchet che tanta importanza ebbero nel risvegliare il popolo italiano dal suo torpore e diedero anche nuove motivazioni a coloro che combattevano per liberare l’Italia dal dominio austriaco.

Nelle Fantasie troviamo come tema principale la radicale opposizione tra un passato glorioso ed un presente umiliante, dominato dalla viltà e dalla corruzione di gran parte degli italiani. Il passato glorioso al quale fa riferimento Berchet è il medioevo, e più precisamente il periodo in cui i comuni italiani seppero unirsi tra loro e riuscirono, grazie al coraggio e all’eroismo dei loro cittadini a sconfiggere Federico Barbarossa che voleva privare della libertà i comuni italiani. Berchet contrappone l’eroismo dimostrato dagli italiani in quel periodo alla viltà, alla corruzione ed alla debolezza della maggior parte degli italiani del suo tempo. Il poeta esprime il suo odio per lo straniero oppressore, la nostalgia per la concezione eroica della vita, lo sdegno per la corruzione imperante nel suo tempo e la malinconia derivante dal dover constatare a che punto gli italiani dell’ottocento fossero gli indegni discendenti degli uomini eroici che seppero sconfiggere Federico Barbarossa.

Anche nel romanticismo tedesco e inglese la concezione eroica dell’uomo riveste una grande importanza. Tale concezione prende il nome di titanismo romantico. Nell’articolo Il preromanticismo e l’inizio del romanticismo in Germania abbiamo messo in evidenza che il romanticismo ebbe un ruolo molto importante nella liberazione della Germania dal dominio straniero. Emblematico è l’esempio del poeta romantico tedesco Teodoro Korner, al quale Manzoni dedica l’ode Marzo 1821. Korner morì combattendo per l’indipendenza della Germania, per cui è un classico esempio di poeta-soldato che non si limita ad incitare i suoi connazionali a combattere contro lo straniero oppressore, ma sacrifica la sua vita per la sua patria.

Ben diversa invece era la situazione in Inghilterra, dove scrittori e poeti appartenenti al romanticismo non dovevano affrontare il problema di contribuire alla liberazione della loro patria dal dominio straniero. Tuttavia, come abbiamo sottolineato nell’articolo The romantic period in England, anche nel romanticismo inglese troviamo quel titanismo che contraddistingue il romanticismo in tutte le nazioni in cui tale movimento culturale si affermò. Basterà ricordare per esempio il comportamento di Byron, il quale morì combattendo per l’indipendenza della Grecia e costituisce per tale motivo l’ennesimo esempio di poeta-soldato che è una delle figure più significative ed emblematiche del romanticismo europeo.

Un’altra importante caratteristica dell’uomo romantico è senza dubbio il vittimismo, che è l’esatto opposto del titanismo: nella concezione romantica dell’uomo titanismo e vittimismo si alternano continuamente. Il vittimismo romantico nasce dalla consapevolezza dei romantici che la realtà nella quale vivevano era molto diversa da quella desiderata, per cui spesso l’uomo romantico resta deluso dalla piega presa dagli eventi, sia nella sfera pubblica sia in quella privata.

Nel romanticismo italiano la concezione vittimistica dell’uomo è molto presente in Giacomo Leopardi e Giovanni Berchet. In Leopardi il vittimismo appare evidente nelle Operette morali, ma anche in altre opere. Il pessimismo cosmico che contraddistingue il pensiero di Leopardi è senza dubbio un esempio eclatante di vittimismo romantico. Leopardi sostiene che tutti gli uomini sono infelici perché la Natura si dimostra matrigna nei confronti degli esseri umani, al punto che è la stessa Natura a causare l’infelicità umana. Per questo nessun uomo può sfuggire al tragico destino esistenziale, sia che si tratti del più umile, sia che si tratti del più ricco e potente.

In Berchet la nostalgia, il rimpianto, la malinconia, ed il tema sempre ricorrente dell’esilio sono la prova che anche questo autore risente del vittimismo romantico. In Berchet la concezione vittimistica trova la sua ragion d’essere nel fatto che il poeta è costretto a vivere in un’epoca storica in cui dominano la viltà, la corruzione e l’incapacità di ribellarsi al dominio straniero.

Per quanto riguarda il romanticismo tedesco, un’opera nella quale la concezione vittimistica è molto evidente è I dolori del giovane Werther di Goethe. Il protagonista si suicida a causa di problemi amorosi, di fronte ai quali non vede altra via d’uscita. Nel romanticismo europeo il suicidio può essere considerato in alcuni casi una conseguenza del titanismo ed in altri del vittimismo. Infatti se da un lato con il suicidio l’uomo romantico dimostra di non volersi arrendere alla triste realtà (titanismo), dall’altro il suicidio è anche un’ammissione implicita di resa davanti ad una realtà contro la quale sa di non poter combattere, in quanto si sente solo in un mondo totalmente ostile.

La terza caratteristica della concezione romantica dell’uomo è il modo in cui è affrontata la solitudine, dovuta all’autoemarginazione a causa del disagio oppure all’isolamento da parte degli altri, che non condividono il modo di pensare e di agire. Un esempio di solitudine dovuta in parte a libera scelta e in parte a circostanze dipendenti dal comportamento di altre persone è quella in cui visse gran parte della sua vita Vittorio Alfieri. Così come Alfieri visse con orgoglio e con fierezza, ma anche con rabbia, la sua condizione di uomo solo, allo stesso modo nel movimento romantico italiano ci furono persone che seppero affrontare con fierezza e coraggio la loro solitudine.

L’eroe romantico è quasi sempre un uomo solo, che tuttavia non si lascia mai prendere dalla disperazione e accetta con coraggio la sua solitudine. Ciò è vero anche per i romantici italiani. Un esempio è senza dubbio Jacopo Ortis, che prima di suicidarsi si rende conto che tutto è perduto: la donna amata è perduta in quanto sposerà un altro, ma è irreparabilmente perduta anche la libertà della patria, caduta sotto il dominio straniero.

Anche nel romanticismo tedesco e in quello inglese l’eroe romantico resta spesso solo. Tuttavia in Germania la solitudine è vissuta in maniera diversa da come viene vissuta dagli eroi del romanticismo italiano, poiché viene addirittura esaltata e si parte dal presupposto che un vero uomo romantico non deve risentire del fatto di trovarsi solo contro tutto e tutti. Anche nel romanticismo inglese la solitudine è più esaltata di quanto non avvenga nel romanticismo italiano.

Un’altra caratteristica della visione del mondo riscontrabile nei romantici italiani è la grande importanza attribuita alla libertà individuale, che non deve però essere intesa solamente come libertà politica, ma anche e soprattutto come libertà morale dalle passioni, dai vizi e dai compromessi. Per i romantici italiani la libertà politica, per quanto importantissima, è parte della libertà morale. I romantici italiani furono influenzati, anche in questo, dalle idee di Vittorio Alfieri. Anche nel romanticismo tedesco si dà grande importanza sia alla libertà morale sia a quella politica (anche perché la Germania come l’Italia si trovava sotto la dominazione straniera), ma i romantici tedeschi non pensano che la libertà politica sia parte di quella morale.

Nel romanticismo italiano viene rivalutata l’importanza del sentimento, che nel precedente periodo illuministico era stato ricusato in quanto si attribuiva importanza solamente alla ragione, considerata unica guida delle azioni degli esseri umani. I romantici, senza rinnegare l’importanza della ragione, sostengono che ragione e sentimento abbiano la stessa importanza e debbano quindi collaborare nelle decisioni che gli uomini sono chiamati a prendere. Questa convinzione è presente anche nel romanticismo inglese e in quello tedesco (non dimentichiamo che in Germania nasce la filosofia dell’idealismo che ha come principali esponenti Hegel, Ficthe e Schelling).

Il conflitto tra ideale e reale è una caratteristica che riveste grande importanza nel romanticismo italiano, poiché poeti e scrittori si rendono conto che la realtà è molto diversa, se non addirittura inconciliabile, con i loro ideali: il mondo in cui vivono è molto diverso da quello in cui vorrebbero vivere. L’uomo romantico non può far niente per modificare una realtà che non gradisce, e per questo vive in maniera tragica il conflitto tra ideale e reale. Anche nel romanticismo tedesco ed inglese questo conflitto è spesso vissuto in maniera tragica.

Anche i problemi amorosi rivestono una grande importanza, in quanto anche l’amore viene sottoposto a quel processo di idealizzazione che caratterizza la visione del mondo romantica. Spesso quindi le storie d’amore vissute dai romantici non hanno un lieto fine e creano gravi problemi esistenziali. Nel romanticismo italiano Leopardi è senza dubbio l’autore romantico che subisce più di tutti le conseguenze derivanti dalle delusioni amorose, ma anche lo stesso Foscolo – che a differenza di Leopardi ebbe numerose storie d’amore con donne bellissime – deve accettare che una delle donne che aveva amato maggiormente non accetti di diventare la sua donna ma preferisca sposare Monti (Foscolo disprezzava in massimo grado il Monti, che considerava un opportunista sempre pronto a cambiare idea: tanto che lo definì “una banderuola al vento”).

Anche nel romanticismo inglese e tedesco l’amore non sempre ha un lieto fine: per la Germania è sufficiente citare I dolori del giovane Werther; in tale romanzo il protagonista si suicida proprio a causa dei problemi amorosi. In Inghilterra John Keats deve a sua volta fare i conti con i problemi amorosi.

Un altro elemento molto importante del romanticismo italiano è rappresentato dall’amore per la patria, tanto che la poesia patriottica è uno dei generi più importanti del romanticismo italiano. Anche Goffredo Mameli, l’autore dell’inno nazionale italiano, fu un poeta romantico oltre che un patriota che diede la propria vita per liberare l’Italia dal dominio straniero. Goffredo Mameli è il classico esempio di poeta-soldato, una figura tipica del romanticismo non solo italiano ma anche europeo (si pensi ai già citati Byron in Inghilterra e Teodoro Korner in Germania). Il patriottismo dei romantici italiani è presente soprattutto in due generi letterari, che rivestirono grande importanza nel Risorgimento, in quanto rafforzarono notevolmente lo spirito patriottico del popolo italiano. Si tratta della lirica patriottica romantica e del romanzo storico. Della lirica patriottica abbiamo già parlato in precedenza in relazione all’opera di Giovanni Berchet, mentre per quanto riguarda il romanzo storico dobbiamo dire che il più importante romanzo storico della letteratura romantica italiana è I promessi sposi di Alessandro Manzoni, sebbene si possano citare altri romanzi storici molto pregevoli quali La disfida di Barletta di Massimo D’Azeglio e le Confessioni di un italiano di Ippolito Nievo. Il romanzo storico rivestì grandissima importanza anche nel romanticismo inglese, nel quale raggiunse un livello artistico altissimo grazie a Walter Scott.

In conclusione possiamo dire che il romanticismo italiano ebbe il merito di facilitare il Risorgimento italiano, non solo rafforzando lo spirito patriottico degli italiani, ma fornendo loro ideali, valori, motivazioni, che sono indispensabili in tutti i sistemi sociali per far si che gli uomini compiano azioni degne di lode e ammirazione.

Come abbiamo messo in evidenza nei libri Una lettura sociologica della realtà contemporanea e I miti della società contemporanea molti dei problemi che affliggono l’uomo moderno trovano la causa principale nella “obsolescenza dei valori”, che rappresenta in tutti i sistemi sociali ed in tutte le epoche una vera e propria piaga sociale, soprattutto se tali sistemi non sono in grado di sostituire quei valori e quegli ideali con altri nuovi abbastanza forti per sostituire adeguatamente i vecchi. Purtroppo, come sanno i sociologi, in gran parte del mondo contemporaneo ciò non è avvenuto, con le conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti. In quasi tutte le nazioni europee il romanticismo ha avuto il merito di proporre valori che sono riusciti a sostituire in maniera adeguata quelli dell’illuminismo, evitando in tal modo una crisi che avrebbe determinato la perdita degli “orizzonti di senso” che invece si è verificata nel mondo di oggi.

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Riferimenti bibliografici
G. Pellegrino, The romantic period in England, albiorix.it, articoli
G. Pellegrino, I principali elementi del pensiero di Vittorio Alfieri, centrostudilaruna.it
G. Pellegrino, Il preromanticismo e l’inizio del romanticismo in Germania, centrostudilaruna.it
G. Pellegrino, Una lettura sociologica della realtà contemporanea, New Grafic Service, Salerno, 2003.
G. Pellegrino, I miti della società contemporanea, New Grafic Service, Salerno, 2005.

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