La castellana di Mzacht

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Mihály Zichy, Shota Rustaveli presenta il suo poema alla Regina Tamara
Mihály Zichy, Shota Rustaveli presenta il suo poema alla Regina Tamara

La bella Regina

Molti secoli orsono le popolazioni del Gurgistan – o della Georgia – seguendo un atavico costume, erano in guerra fra loro. A nulla era servito il propagare fra quelle genti la religione di Cristo, invano Santa Nina aveva fondato chiese e conventi, invano aveva battezzato il paese col nome di San Giorgio. Forse sarebbe bastato chiedere a Dio che rendesse le bellissime donne locali meno attraenti, ma a questo Santa Nina, nelle sue estasi, non aveva mai pensato. Le georgiane, anzi, diventavano sempre più belle e raffinate e gli uomini continuavano a farsi la guerra per rubarsele a vicenda. Amore e guerra erano le uniche passioni dei felicissimi georgiani che potevano quotidianamente sfogarsi secondo i loro desideri.

Ora avvenne, non si sa esattamete in che anno, che nel castello di Mzacht, nella gola di Duryal, presso Tiflis, nascesse la più bella di tutte le georgiane, Tamara, che doveva diventare la prima regina di tutta la Georgia, finalmente unificata dalla sua saggia politica.

Tamara era squisitamente donna. Trovava giusto che le femmine fossero sempre più belle, ma sovranamente ingiusto che esse dovessero costituire una preda bellica degli uomini più forti; stimava onorevole che dalle più lontane contrade dell’Oriente giungessero pellegrini attirati dalle formosità delle georgiane, ma che fosse scandaloso che questi pellegrini, se non potevano ottenere una donna che desideravano, trasformassero la felice Georgia in un uragano di ferro e di fuoco. Perciò decise di costruire attraverso la valle di Daryal una diga di ferro per fermare gli stranieri. Poi, per calmare i bollenti entusiasmi dei suoi sudditi, promulgò strane leggi sulla legittimità dei matrimoni ed aprì le porte del suo castello. Principi e contadini, preti e libertini, tutto il popolo aveva il diritto di recarsi a visitare la Regina, proclamata la più bella donna della Georgia, ed ognuno poteva diventare il suo amante. Bastava chiedere: e il regale talamo accoglieva la sera stessa la bella regina e il suo innamorato.

Ma Tamara aveva letto le “Mille e una Notte” e certamente si credette destinata da Dio a vendicare le povere mogli del sanguinario Sciariar. Perciò decise che, si, ogni georgiano aveva il diritto di passare una notte con lei, ma che il mattino successivo avesse il capo mozzo. Incredibile a dirsi, per lunghi anni Tamara non dormì mai sola.

Pare che questa storia durasse circa dieci anni con enorme soddisfazione degli eunuchi, che, liberi dalle passioni amorose, lodavano la grande saggezza della loro Signora. Saggezza diplomatica rilevantissima perchè toglieva ai sudditi la scusa legale per farsi la guerra — le donne — ed inoltre eliminava ogni possibile invidia. Così la Georgia divenne un vero paradiso terrestre.

Rustaveli

In dieci anni Tamara doveva aver acquistata una certa esperienza in materia amorosa. I saggi dell’Oriente, dopo lunghe discussioni, vennero infatti alla conclusione che Tamara doveva possedere una grandiosa arte d’amare. E questa fu anche l’opinione di Sciato Rustaveli, il maggiore poeta del Paese. Costui chiese alla Regina la sua notte d’amore e, prima che sorgesse l’alba — proprio come Scehérazade —, aveva composta una celeberrima poesia «L’uomo nella pelle di Tigre», nella quale esaltava l’ars amatoria della sua meravigliosa Regina.

Tamara ne fu sedotta e permise ch’egli diventasse in eterno l’oggetto d’invidia dei suoi carissimi sudditi. Rustaveli, oltre ai sensi, aveva anche un cervello; e pare che questa materia grigia valesse da sola molto più di tutta quella che si trovava nelle tremila teste che, in dieci anni, dagli spalti del castello di Mzacht erano state gettate nel fiume Arayuva, allo spuntar del sole.

Tamara non commise mai l’errore di sposare Rustaveli. Ma la Regina e il suo poeta di corte vissero sempre uniti, come nelle favole, generando alcuni figli, capostipiti di tutte le famiglie principesche della Georgia, compressa quella degli ineffabili principi Mdivani.

I nemici di Rustaveli, per vendicarsi del suo straordinario successo, misero in giro la voce che ogni pomeriggio il poeta facesse dei lunghi bagni di zolfo in certe solfatare naturali: e che fossero le esalazioni di questo zolfo a permettere che un semplice poeta potesse tener testa a una grande amatrice come la Regina. E la leggenda rimase.

Lo Scià e i bagni di zolfo

Verso la fine del 1800 regnava sulla Persia Aga Mohammed Kahn, il quale, da fanciullo, per un tragico errore dovuto alla perfidia di una concubina ripudiata, era stato mutilato. Costui, quando venne a conoscere la storia delle solfatare della Georgia, non perse tempo. Armò un esercito e partì alla conquista delle preziose sorgenti terapeutiche. Non ebbe bisogno di combattere, perché i georgiani lo accolsero con tutti gli onori. Ma dopo sei mesi di bagni Aga Mohammed Kahn era nelle stesse condizioni di prima, condizioni estremamente pietose. Per di più la bellezza delle georgiane lo faceva andare particolarmente fuori dai gangheri. Allora chiamò a raccolta saggi e preti della Georgia e chiese loro:

– Come va questa storia?

Gli interpellati risposero che certamente Allah voleva punirlo dei suoi peccati e della sua mancanza di fede.

– Voi non siete peccatori? – chiese allora il furbissimo e furibondo Scià. – Voi avete molta fede?

– È certamente così! – risposero i preti e i saggi. – Pochi peccati abbiamo commessi e grande è la nostra fede.

Allora il signore dei Persiani fece mutilare preti e saggi e sorvegliò personalmente i loro bagni di zolfo. Ma certamente Allah aveva delle buone ragioni per non aiutare i suoi servi perché Aga Mohamed Kahn perse il lume della ragione, disse che lo avevano turlupinato e comandò ai suoi soldati di rendere tutti i georgiani simili a lui. Dopo di che ritornò tranquillamente a Teheran.

Le bellissime georgiane furono costernate dall’avvenimento e tanto fecero e tanto dissero che la diga di ferro eretta da Tamara fosse abbattuta, affiché potessero giungere gli stranieri. Essere non potevano prevedere che, poco di cent’anni dopo, sarebbe giunto nella felice Georgia, propria da quella parte, il bolscevismo.

Questa è la storia di Tamara, di Rustaveli e di Aga Mohammed Kahn, personaggio che la storia ha regolarmente registrato. Tamara è stata una grande Regina, Rustaveli un grande poeta. Quanto allo Scià persiano egli era notoriamente una specie di delinquente che si era messo in testa di essere più crudele di Tamerlano.

Quanto noi abbiamo raccontato non è invece registrato con tanti particolari dalla storia, vive nella leggenda. Forse gli amanti di Tamara non sono stati proprio tremila, forse la crudeltà di Aga Mohammed Kahn – a parte preti e saggi che se la meritavano abbondantemente – non è stata così totalitaria. Tuttavia questo raccontano le leggende. Comunque sia, è certo una bellissima storia. E come tale ho pensato bene di raccontarla.

* * *

Tratto da La Stampa del 24 Ottobre 1942 – Anno XX.

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Felice Bellotti è stato un giornalista italiano, autore di numerosi reportage di viaggio e di guerra e di una quindicina di libri. Alcune informazioni sulla sua vita si possono leggere sul blog Huginn e Muninn.

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