La «migrazione dorica»

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17 Risposte

  1. mainikka ha detto:

    ‎"Il genio spirituale indoeuropeo – quale si manifesta fin nei primordi, sta appunto nel rifiuto della fratellanza promiscua del regno della Madre. Contro la promiscuità stanno la Famiglia e lo Stato, contro la fratellanza universale e bastarda la stirpe e la razza."
    … ma, viste le tragedie storiche che questo 'genio spirituale' ha prodotto e continua a produrre, io mi chiedo se oggi non sia possibile rivedere ragionevolmente il fondamento (= Ordine?) su cui si basano Famiglia e Stato e valutare un possibile recupero equilibrato di questa 'fratellanza promiscua' (= Disordine?).

  2. runen ha detto:

    La Sua è l'opinione della stragrande maggioranza dei nostri contemporanei. Questa associazione fa parte della strapiccola minoranza.

  3. mainikka ha detto:

    opss.. mi accorgo solo ora dell'inopportuno refuso: 'stoiche' per 'storiche'.. se vi fosse possibile apportare la correzione mi fareste un grande favore! e grazie per la risposta.

  4. Titus ha detto:

    Che pena che fa Romualdi… che articolo ridicolo… siamo ancora all'imbecillità degli indoeuropei "nordici". Mi sa che sarebbe cosa dovuta l'aggiornarsi un attimino.
    E' PROVATO che i Romani ed i Greci della civiltà classica NON fossero "nordici" (la razza "nordica" neanche esiste), ma bensì, ancor più rispetto ai tempi odierni, di razza MEDITERRANEA. Quella foto di Pericle che avete messo mi sembra eloquente… è un mediterraneo puro. Cosi come lo era Platone. Così come lo era Aristotele (si rammenti quando in un sua opera raffronta i Greci ai popoli del nord e a quelli africani, asserendo che sia l'uno che l'altro fossero esteticamente inferiori alle genti dell'Ellade). Così come lo era Leonida. Così come lo era Giulio Cesare ecc.
    Si rimembri come i Romani solevan pensare che chi avesse gli occhi chiari fosse di natura infida e vile. E potrei continuare a lungo. Ma ciò sarebbe vano perché la genetica oggi ci conferma che sia gli Italiani che i Greci non sono mutati rispetto a tremila anni fa, ANZI, possiedono – purtroppo – maggiori quantità di sangue barbaro nelle vene se paragonati ai loro progenitori.
    Venendo ai Dori nello specifico: è bene che sappiate che i popoli geneticamente più vicini ad essi sono quello CALABRESE e quello PUGLIESE, cosa che oltretutto era già nota ai conoscitori delle migrazioni greche; ma oggi ciò grazie agli alberi filogenetici è un fatto definitivamente accertato. Inoltre è stato scoperto che qualcosa come il 60% degli abitanti del Sud Italia è di origine greca.
    Quindi se avesse intenzione di conoscere i discendenti dei Dori è bene che andiate a farvi un giro dalle parti di Κρότων, Crotone, una delle tante importanti città fondate dagli Elleni, piuttosto che andare in cerca di qualche biondino efebico e malaticcio della Groenlandia.

    .

  5. mainikka ha detto:

    grazie per la correzione; ora vorrei, se mi permette, fare un'osservazione circa la Sua risposta: ogni passaggio storico ha cause indiscusse ed effetti inevitabili e idealizzare il passato non ha mai arrecato grandi vantaggi… però la grande opportunità che abbiamo è la riflessione sulla Storia, in vista di una valutazione critica del presente nonché di uno sforzo per riequilibrare vecchie dinamiche non più adatte ai nuovi contesti, onde cercare di evitare certi gravi errori nel futuro.
    ma il tono e la terminologia usati in questo articolo (fratellanza promiscua bastarda cui si contrappone il concetto di stirpe e razza; la sottolineatura del popolo (?) Indoeuropeo come la razza nordica, l'uomo bianco fautore dell'Ordine (?) maschile; l'esaltazione del simbolo solare della svastica contro il livellamento (?) del disordine matriarcale e altro ancora) mi lasciano perplessa e anzi mi spaventano non poco: sono io che fraintendo o siamo davvero ancora lontani dall'aver imparato qualcosa di buono dalla Storia?

    • Titus ha detto:

      Ecco, invece questa di mainikka mi sembra la solita nauseante, laida, retorica democratico-progressista.
      Si metta l'anima in pace: le razze esistono. E su questo non si discute. Così come non si discute sul fatto che quando in Grecia fiorivano Omero ed i lirici – che mi sembra lei apprezzi – , si innalzavano maestosi templi, si forgiavano la filosofia e le scienze, nell'Africa sub-sahariana si praticava (e si pratica) il cannibalismo e si viveva in capanne di fango.
      Non si discute sul fatto che i neri africani nei test d'intelligenza facciano punteggi sempre inferiori a tutti gli altri popoli della Terra anche quando appartenenti ai ceti benestanti. Su tutto questo non si discute. Se ne potrà cominciare a discutere, forse, quando ci sarà una Divina Commedia scritta in lingua Tonga.

      Riguardo la Storia: mi scusi, ci potrebbe dire che cosa ha imparato lei da essa? Che la globalizzazione e le multinazionali sono i solidi valori su cui è saggio fondare la propria "democratica" esistenza? Che l'Occupaz… ehm, volevo dire: che la Liberazione (!?) americana ha salvato il mondo? Che siamo tutti uguali? Che bisogna sbavare sui piedi del "progresso"? Che Veltroni è sexy?

      E non è un fascista chi le parla.

      • mainikka ha detto:

        mi dispiace, Titus, perdoni la mia ignoranza ma non sono in grado di comprendere che cosa c'entri la sua risposta con quanto scritto da me sopra.. soprattutto alla luce del suo precedente commento, che mi sembrava in sintonia con la mia critica all'articolo di Romualdi.

        • Titus ha detto:

          Allora mi scuso per il fervore della risposta, dato che esso era stato scatenato dall'aver creduto di aver intuito, tra le righe, la ben conosciuta morale pronta a demonizzare tutto quel che abbia avuto a che fare con i regimi europei della prima metà del Novecento. Concordo invero con lei nell'affermare – se è questo ciò che lei afferma – che in quel periodo vi fu un'esasperazione deleteria, a volte ingiustificata, ma soprattutto profondamente IDEOLOGIZZATA – ossia ANTI-SCIENTIFICA – del fatto biologico-razziale; esasperazione che a noi, peraltro, mai è appartenuta toutcourt, ma ci pervenne per (de)merito di personaggi immotivatamente sofferenti di filo-germanismo. Paradossalmente una politica simile avrebbe molto più senso in questo momento storico, momento in cui tra la completa misconoscenza della popolazione l'Europa è condannata all'estinzione nel giro di un ventennio. Ma nessuno ne parla (ne PUO' farlo)…

          In conclusione condivido con lei anche il rifiuto di quel paradigma bachofenamente farraginoso che opporrebbe radicalmente il "regno della Madre" a quello "del Padre", difatti questo esasperato voler "far fuori" la donna a tutti i costi finisce con l'avere forti consonanze col – da loro profondamente stigmatizzato – pensiero semita.

          P.S.: complimenti per il buon gusto del suo blog.

  6. Paganitas ha detto:

    Articolo molto interessante. Una civiltà come quella indoeuropea è riuscita a creare quello che abbiamo visto riuscendo ad imporre sempre una morale aristocratica.

  7. andetios ha detto:

    Quanta ideologia e quanta ignoranza!
    Romualdi nemmeno sapeva che i veneti antichi avevano anche Pora Reitia Sainaitei Vebelei … e che in Europa non esistevano soltanto i greci e i romani.
    Eppo questi indoeuropei che non sono altro che fantasmi nati dalle forme brumose dei linguisti … e pensare che un mucchio di persone ha consumato mesi se non anni della propria vita a scrivere un fraccone di insemenze su queste irrealtà.

  8. HISTRO ha detto:

    Articolo molto interessante, anche se, pure a mio avviso, basato sulla ricorrente sovrapposizione nordismo-indoeuropeo; credo invece stiano emergendo sempre più elementi (p.es di carattere linguistico sulla idronomia europea, come anche di carattere genetico sulla eredità, in maggior parte di provenienza paleolitica) che spingerebbero l'origine delle nostre lingue indoeuropee in tempi molto più antichi di quelli che il solo ricorso al biondismo (che, in sè, sembrerebbe fenomeno relativamente recente, risalente a non più di 8-10.000 anni fa) può supportare.

  9. HISTRO ha detto:

    CONTINUA: Secondo tale ottica, noi indoeuropei avremmo quindi una profondità temporale ben più ampia (collegata alla prima colonizzazione dell'Europa) di quella attribuibile ad invasori relativamente recenti, le nostre lingue non sarebbero "satate fuori" dal nulla o quasi e le popolazioni preindoeuropee sarebbero piuttosto delle genti "peri-indoeuropee", ovveri vicine e coeve, ma non antecedenti o di "substrato" (rif. il linguista Mario Alinei e la "teoria della continuità"). Personalmente trovo questa prospettiva molto più interessante e "radicante" nei confronti della nostra terra e della nostra eredità, piuttosto di quella che ci collega a pastori-guerrieri-patriarcali-invasori del Calcolitico o giù di lì (che probabilmente saranno anche arrivati, ma al massimo avranno portato un'ultima ondata indoeuropea su genti apparteneti in fonso allo stesso ceppo e stanziate in sito da 20-30.000 anni). Non rtrovate ? Un saluto a tutti.

    • HISTRO ha detto:

      Grazie per i riferimenti. Vorrei solo aggiungere che, a mio avviso, attribuire una maggiore profondità temporale alle lingue indoeuropee non necessariamente andrebbe a contrastare con l'idea-base di un'origine boreale (di contro all'attuale impostazione afrocentrica che tra gli antropologi è maggioritaria) perchè tale origine andrebbe in fondo attribuita a tutte le popolazioni mondiali, non solamente ai relativamente recenti gruppi di razza nordica in senso stretto (gli "alti-biondi-occhi azzurri-dolicocefali"): questi, infatti, rappresenterebbero solamente gli ultimi ad essersi mossi dalle regioni artiche, mentre tutti gli altri sarebbero migrati, a varie ondate, in tempi precedenti, "involvendo" in modi e misure diverse. Il tutto, quindi, secondo una visuale, a mio avviso, monofiletica (rif. al concetto di "Manvantara" o ciclo globale di un'umanità, sul quale insiste Guenon, ma significativamente non Evola) e ciclico-involutiva (cioè antidarwiniana). Un saluto.

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