Julius Evola. Antimodernità, Tradizione e scienza dell’Io

vie-della-tradizione-168-169Gli Atti del convegno di Napoli del 2014

È da poco uscito il numero doppio (168-169) della storica rivista Vie della Tradizione, che raccoglie gli Atti del Convegno tenutosi a Napoli il 21 giugno del 2014 per commemorare il quarantennale della morte di Julius Evola (per ordini: annacan@inwind.it, 347/6603062, euro 32,00). L’evento fu organizzato dalle associazioni Il Cervo bianco ed EreticaMente, con il patrocinio della stessa rivista, della Fondazione Evola, delle Edizioni all’Insegna del Veltro e della rivista Fenix e ad esso presero parte noti esegeti del pensatore tradizionalista. Vie della Tradizione è punto di riferimento per la cultura libera del nostro paese fin dal 1971, quando vide la luce grazie alla generosa disponibilità del suo fondatore-direttore Gaspare Cannizzo. Ad essa hanno collaborato, oltre lo stesso Evola, gli studiosi più illustri del tradizionalismo integrale. Oggi è diretta da Anna Cannizzo, figlia del fondatore, che si è assunta l’onere, coadiuvata da Manlio Triggiani, di proseguire sulla strada indicatale dal padre. Leggendo il denso numero che presentiamo, il lettore avrà contezza che l’obiettivo perseguito è stato raggiunto.

Apre il volume lo scritto di Claudio Mutti, Le missioni di Evola all’Est. In esso vengano analizzati i rapporti che il filosofo intrattenne in Austria con gli esponenti della Scuola organicista di Vienna e con il principe K. A. Rohan, mentre a proposito della Romania, l’autore ricorda gli incontri con Lovinescu e Vâlsan, guénoniani, ma soprattutto quello con il fondatore della Guardia di Ferro, Codreanu. Mircea Eliade, inoltre, nel 1938 condusse Evola a casa di Nae Ionescu, maestro della “giovane generazione” degli intellettuali transilvani. Il tradizionalista italiano conobbe anche Marcel Avramescu, fondatore della rivista Memra, che in Evola vedeva una sorta di pensatore individualista ed antitradizionale. L’azione del filosofo romano era mirata a creare un fronte aristocratico europeo e per questo frequentò anche ambienti ungheresi, grazie alla collaborazione con l’“Associazione per la cultura” della contessa Edina Zichy di Budapest. Tra le altre, Evola tenne una conferenza nel 1942 presso il Museo Nazionale della Capitale magiara, durante la quale discusse del Mistero del Graal. Nel 1938 fu anche a Praga per intercessione di Spann: qui sostenne la necessità di concedere ampia autonomia alla regione dei Sudeti, all’interno dello Stato cecoslovacco. Il pensatore cercò quindi di esercitare un’effettiva influenza intellettuale e politica nell’area della Mitteleuropa.

Andrea Scarabelli nel suo contributo Lungo la via del cinabro: storia di un’equazione personale, sostiene che Evola si pose “nella fase ultima dei processi moderni per favorirne il trapasso in domini altri” (p. 18). Egli comprese che l’Occidente ha avuto uno sviluppo spirituale dualistico: privilegiando la sua anima affermativa ha annullato la trascendenza, facendo prevalere la Via religiosa, è giunto ad esperire la paralisi dell’azione. Come uscire da tale vicolo cieco? Prospettando una Via di trascendenza immanente che egli già in abbozzo elaborò in uno scritto non firmato apparso in Krur con il titolo significativo di Volontà in avanti, indicante la sua equazione personale attiva ed antimistica.

Giandomenico Casalino nel saggio, J. Evola. La scienza del sé e la via sapienziale al sacro, sostanzialmente individua l’ubi consistam della proposta evoliana nell’aver colto le ragioni per le quali il complesso della Tradizione ermetica sia in fieri presente nella stessa sofia classica. Inoltre, a giudizio dell’autore, il “sapere hegeliano è il riemergere, in piena modernità, non solo del più autentico stile di pensiero ellenico… ma… della sua anima più arcaica” (p. 32-33). Estremamente articolato ed organico risulta lo scritto di Stefano Arcella, Il rapporto tra Evola e Colazza, mirato a cogliere risonanze antroposofiche nell’opera del tradizionalista a partire dalla esegesi del Mithraismo. Gli scritti di Leo-Colazza in Ur (Barriere, Ritmi umani e cosmici) avrebbero aperto ad Evola la dimensione della “partecipazione vivente, sentita, ad un tutto cosmico, fatto di vibrazioni” (p. 43). Ma, soprattutto nel saggio su Mithra, Evola discutendo di autorealizzazione, vale a dire di un cammino che il ricercatore svolge in solitudine, senza alcun riferimento ad una formale prassi iniziatica, sarebbe in ciò stato prossimo alla dottrina antroposofica valorizzante la Volontà. Pagine importanti Arcella dedica alla visualizzazione immaginativa e alla ritmicità, tratto peculiare del Ritus romano, così come all’animazione dei centri sottili, alle pratiche della luce e alla liberazione delle facoltà. In essa si realizza il “pensare che osserva il pensare di cui Steiner parlava nella Filosofia della Libertà” (p. 59). Il tema è naturalmente presente anche in numerose pagine dell’Evola filosofo.

Nunziante Albano torna a discutere della presenza di Evola in Austria e Germania analizzando una velina della polizia politica italiana datata 25 febbraio 1930. Egli ricorda come Evola in un articolo comparso nel 1934 su Regime Fascista attaccasse il demagogico “governo del popolo” instaurato in Germania dai nazisti, e subito dopo evoca la nostalgia di un Hohenzollern per le gerarchie naturali dell’aristocrazia, confidatagli durante una passeggiata in una notte romana. L’autore ipotizza trattarsi del Kronprinz, leader dei monarchici tedeschi delusi dalla deriva nazista. L’ipotesi confermerebbe la volontà di Evola di creare un fronte delle Destre europee, lontano dalle prospettive del nazionalsocialismo.

Roberto Incardona affronta il tema della misteriosofia antica e della Tradizione romana, soffermandosi, in particolare, a rilevare la differenza essenziale che distingue i Piccoli Misteri, di origine ctonia, dai Grandi misteri uranici. Questi stanno “sotto il segno della trascendenza, di ciò che non è vita nemmeno in senso cosmico, ma super-vita, essere” (p. 99). Rileva infine il ruolo centrale che l’esegesi dei Misteri di Mithra ha avuto nella concezione evoliana della Tradizione. Daniele Laganà coglie invece le corrispondenze che tengono insieme l’idealismo magico di Evola alla metafisica del sesso. Ciò che sul piano speculativo induce a porre l’identità di soggetto ed oggetto, viene riproposto sul piano realizzativo nelle pratiche legate al segreto della Magia erotica, con la quale si sperimenta la coincidentia oppositorum. Luca Valentini si intrattiene sull’influenza esercitata, in termini iniziatici, da Giuliano Kremmerz su Evola. Pur diffidando dell’esistenza di catene iniziatiche attive, il pensatore riconobbe una certa autorevolezza alle organizzazioni kremmerziane.

Chiude il volume, l’interessante intervista di Triggiani a Gianfranco de Turris, Segretario della Fondazione Evola. Questi, oltre a far il punto sulla centralità del tradizionalista nel dibattito culturale contemporaneo, risponde alle critiche più diverse che all’evolismo sono state rivolte nel corso degli anni, mostrando l’imprescindibile attualità ed originalità delle tesi del pensatore romano. Dalla lettura di Vie della Tradizione si esce certi, non solo della complessità della produzione evoliana, ma del fatto che negli ultimi anni, in termini esegetici, si sono compiuti passi in avanti di assoluto rilievo, al di là del pregiudizio ideologico e della sterile agiografia.

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Giovanni Sessa è nato a Milano nel 1957 e insegna filosofia e storia nei licei. Suoi scritti sono comparsi su riviste e quotidiani, nonché in volumi collettanei ed Atti di Convegni di studio. Ha pubblicato le monografie Oltre la persuasione. Saggio su Carlo Michelstaedter (Roma 2008) e La meraviglia del nulla. Vita e filosofia di Andrea Emo (Milano 2014). E' segretario della Scuola Romana di Filosofia Politica, collaboratore della Fondazione Evola e portavoce del movimento di pensiero "Per una nuova oggettività".

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