Jean Paul Amoyal, un incontro con Chaim Soutine
Tags: assenzio, Chaim Soutine, Jean Paul Amoyal, Parigi
Jean Paul Amoyal
(Le Touquet, 1882 – Parigi, 1941)
alcolista, a La Pièce d’or,
Montmartre, intorno al 1930,
incontrando il pittore Chaim Soutine
* * *
Un tavolo di ghisa dal piano di pietra chiara, una sedia in fili di metallo ritorto. Là, in quell’angolo dopo la stufa, un angolo con poca luce, io trascorrevo le giornate e le sere.
Non bevevo per dimenticare, ma come chi cerchi per stesso un altro e migliore sangue.
Era mio destino non riuscire a possedere qualcosa, a consistere nel luogo in cui si è: la Vita.
Rivedo mio padre ubriaco che urla in viso alla mamma, dice che la odia, che siamo dei buoni a nulla, mi scuote le spalle, esce sbattendo la porta, non ritorna mai più, io ho dieci anni.
A volte una goccia di vino, appoggiato il calice, mi restava sul labbro, mi pareva un segno, come un bacio ricevuto dalla solitudine, da una realtà così povera eppure viva, ed ero felice.
Lui, lo vedevo ogni pomeriggio alla Pièce, sempre allo stesso tavolo, non distante.
Il viso largo e forte, un viso russo, le labbra carnose, capelli lisci e ondulati, gli occhi che ardevano come di un fuoco nero.
Non beveva del rosso, ma bicchieri su bicchieri di assenzio: chiedeva tanto, a quel liquido color smeraldo, di mutare la sua natura così carnale, di renderlo capace di attraversare e trasformare la materia, di aiutarlo a volare oltre il peso delle cose.
Mentre lo guardavo e leggevo queste cose in lui lo amavo, perché il suo destino mi sembrava più duro del mio e tanto più luminoso.
I nostri sguardi si incrociavano a volte, pienamente ma in una timidezza, indugiando nel gioco degli occhi.
Bevevamo. Il vino entrava in me e trasformava il mio niente in qualcosa, in un sentire più sottile, poi ricadeva in cristalli acidi nei reni, nel fegato, nelle arterie, lui alzava lentamente bicchieri, come in un rito, l’assenzio sembrava quasi scintillare, poi invadeva i labirinti del suo cervello, lo portava altrove, più in alto e più nel profondo.
Qualche volta con un tozzo lapis nero tracciava segni su dei riquadri di carta molto spessa, poi usciva deciso, senza barcollare.
Mi risolsi a seguirlo, un giorno.
Era quasi al tramonto, scendemmo la ripida scalinata di Rue des Saules.
Camminammo per strette e curve vie di pietra, giungendo infine davanti ad un grande portone di legno.
Si girò, mi riconobbe e con un gesto mi invitò a seguirlo.
Nel cortile un piccolo cane bianco e nero gli venne ai piedi scodinzolando.
Una donna, che seppi poi essere Gerda, la sua compagna, lo attendeva.
Entrammo in un edificio dalle enormi vetrate, al fondo del cortile.
Si tolse il cappotto e lo appoggiò su una panca, mentre la donna entrava in un piccolissimo locale, che faceva da cucina.
In piedi, lui mi guardò allargando un poco le braccia, aprendo i palmi come a dire: ecco qui, è tutto.
A terra, alle pareti, appesi ai travi del tetto, come una esplosione di luce e colori che fosse stata trattenuta al suo culmine perchè la realtà avesse potuto ancora sopravvivere, essere ancora riconoscibile senza schiantarsi e mutarsi in altro, vidi, a decine, i quadri.
Un bue squartato da cui con la carne e con il sangue grondava un mistero, alberi stravolti dopo la tempesta – alberi che forse avrebbero vibrato nel vento sulla stessa tela, nella notte, apparendo diversi l’indomani – un piccolo chierico la cui veste rossa era una fiamma che sembrava dargli vita e consumarlo ad un tempo, quella donna che entrava sino alle ginocchia in uno stagno sollevando la gonna con un gesto che diceva di ogni nostra miseria, di ogni nostro esilio, volti ed occhi, case e paesaggi liquidi, distorti, dove l’energia, la Presenza che sostiene ogni cosa e che non sappiamo ancora vedere era prossima ad apparire…
Non sarei mai più stato lo stesso.
Quando me ne andai era notte alta.
Vagai per ore guardando una Parigi infinita e accesa di luci là sotto, come vi precipitassi.
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Pingback di » Chaim Soutine. Catalogo della mostra – Libri e film
Ora: 8 ottobre 2009, 10:19
[...] d’istinto, Soutine cominciò la sua feconda attività nel 1925 con una serie di nature morte; trasferitosi a Parigi [...]