Il sesto impostore

Nell’età medievale si è a lungo favoleggiato dell’esistenza di un libro leggendario, I tre impostori nel quale sarebbero svelate le falsità e le mistificazioni dei tre fondatori delle religioni monoteiste: Mosè, Gesù Cristo e Maometto. Sfortunatamente, non risulta che un tale libro sia stato scritto, ma certamente la leggenda pura e semplice della sua esistenza rivela un sentimento più diffuso di quanto crederemmo, un atteggiamento di rivolta dell’Europa contro la religione monoteista impostale obtorto collo.

Sebbene I tre impostori sia stato attribuito a vari personaggi, colui che ne è stato indicato più spesso come autore, è stato l’imperatore Federico II, e anche questa attribuzione è piuttosto significativa. Federico II, stupor mundi, che scandalizzò per la sua indipendenza di giudizio, che si prese una scomunica (una delle tante) per aver riportato “i luoghi santi” meta ambita delle crociate, per l’ultima volta in mani europee senza versare nemmeno una goccia di sangue, semplicemente con una trattativa col califfo (e quando mai si era visto che una crociata non fosse “santificata” da una bella strage di “infedeli”!). Fu praticamente l’unico imperatore del Sacro Romano Impero (a parte il pallido precedente di Ottone III) che, essendo anche re di Sicilia e facendo dell’Italia il centro della sua azione politica, sembrò aver fatto rinascere per davvero l’impero romano. Per di più, nella sua persona il sangue svevo degli Hohenstaufen si congiungeva con quello normanno degli Altavilla; era dunque l’uomo più indicato per incarnare lo spirito dell’Europa insofferente sotto il giogo cristiano.

Io ho sempre pensato che se un tale libro dovesse essere scritto per davvero nella nostra epoca, l’elenco degli impostori, fondatori di pseudo-religioni da smascherare, di necessità si allungherebbe, costoro dovrebbero salire di necessità almeno a cinque, quanto meno occorrerebbe aggiungere all’elenco Karl Marx e Sigmund Freud, ma come vedremo, ce n’è anche un sesto, molto meno noto, ma il cui “pensiero”, messo in pratica da adepti volonterosi quanto poco dediti alla propaganda, sta tuttavia avendo effetti dirompenti e disastrosi a livello planetario.

Che almeno il quarto e quinto impostore abbiamo le stesse origini etnico-religiose (oggi non è consentito usare la parola “razziali”) nel contesto semitico-mediorientale da cui provengono i primi tre fondatori di “grandi religioni”, questo ritengo sia difficile considerarlo una semplice coincidenza.

Varie volte mi sono riproposto di scrivere qualcosa sugli errori e/o le mistificazioni che stanno alla base della Weltanschauung marxista, ma ho finito sempre per lasciar perdere, non perché mi sembrasse un compito del quale non ero all’altezza, ma proprio perché quel che ho da dire in proposito mi è sembrato fin troppo ovvio ma, dato che questa “ovvietà” sembra ancora sfuggire a moltissimi, decidiamoci ad affrontare l’argomento.

C’è prima di tutto una constatazione empirica: dovunque i discepoli di Marx hanno preso il potere, i sistemi politico-sociali che sono riusciti a costruire si sono rivelati dei moloc oppressivi e sanguinari che non hanno prodotto altro che oppressione, paura e miseria, hanno riempito di oppositori le carceri, i gulag e i manicomi, e non hanno migliorato per nulla le condizioni di vita delle classi lavoratrici, ma le hanno semmai abbassate al livello della disperazione e della fame.

Il crollo dell’Unione Sovietica e dei regimi satelliti ad essa collegati, ci ha offerto lo spettacolo fin allora assolutamente inedito nella storia, di un sistema crollato per implosione interna, sotto il suo stesso peso.

Oh, certo, conosciamo la replica standard degli odierni epigoni di Marx: quei regimi non erano il “vero” socialismo, così come non lo sono quelli che tuttora sopravvivono in Cina, a Cuba, in Corea del nord, in Vietnam. Possiamo davvero credere che esista una musica stupenda che però tutte le volte che viene suonata – da musicisti stonati con strumenti scordati, evidentemente – si trasformi in un’orrida cacofonia? Non è più credibile che essa sia una cacofonia orrenda ab origine?

Marx amava molto definire la sua utopia “socialismo scientifico”. Di scientifico, essa in verità non aveva nulla. La dialettica hegeliana interpretata non più come movimento di pensiero, ma posta a fondamento del reale è incompatibile non solo con la scienza moderna (il che sarebbe ancora poco, visto che, come vedremo meglio più avanti, la scienza moderna è anch’essa una costruzione ideologica che si presta facilmente alla manipolazione), ma con due millenni e mezzo di pensiero e con la logica come si è sviluppata da Aristotele in poi.

Stretto nella sua pastoia hegeliana, nella sua esigenza di “dialettizzare” la storia, a Marx è sfuggito qualcosa di fondamentale che sarebbe dovuto essere ovvio per chiunque: a “rivoluzione” realizzata, passato il controllo effettivo dei mezzi di produzione nelle mani dei “rivoluzionari”, anche se la proprietà teorica di essi viene data alle masse, costoro diventano a tutti gli effetti una “nuova classe”, una nuova oligarchia che viene a detenere nelle sue mani un potere enorme, tutto il potere politico e sociale, ed è nella natura del potere assoluto la tendenza ad abusarne. E’ probabilmente un tratto sintomatico che per questa “nuova classe” non si sia trovato nemmeno un nome meno pudico e ipocrita di “nomenklatura”, che nella terminologia del bolscevismo pre-rivoluzionario indicava la lista dei “compagni di sicura fede”.

La maggiore ironia è forse data dal fatto che Marx ed Engels con il termine “ideologia” intendevano l’insieme delle idee false presenti in una data cultura e che subito dopo di loro si sia cominciato a parlare di ideologia marxista. Il marxismo è esattamente questo, ideologia, una mistura di vaghe aspirazioni morali, di asserzioni dalle credenziali scientifiche molto dubbie, di buoni propositi di quel tipo di cui è lastricata la via dell’inferno.

Forse alcuni di voi che avranno sentito parlare della psicanalisi credono che essa sia una branca della psicologia scientifica; beh, in questo caso devo deludervi: di scientifico, la psicanalisi non ha nulla! Condivide almeno questo col marxismo, che la sua pretesa di basarsi sulla scienza è completamente infondata. Nella psicanalisi non esistono né sono mai esistiti protocolli sperimentali, ricerche condivise, verifiche da parte di ricercatori terzi e (si suppone) imparziali; solo la parola indiscutibile del maestro, Sigmund Freud, in effetti somigliante molto di più a un guru che a un qualsiasi scienziato vissuto prima, contemporaneamente o dopo di lui.

Freud aveva organizzato il “movimento psicanalitico” come una vera e propria setta composta da adepti che dovevano essere disposti a giurare sulle sue parole, sacre e intangibili, e fu pronto a stroncare qualsiasi manifestazione di originalità di pensiero. Sono storici, a questo proposito, gli scontri, culminati con l’espulsione/scomunica dei reprobi che ebbe con Carl Gustav Jung che ne sarebbe dovuto essere il delfino, e con Alfred Adler.

Che esista una certa parte della mente umana che sfugge o tende a sfuggire al controllo razionale dell’io cosciente e si manifesta nei sogni, negl stati allucinati, o quando la ragione non riesce a controllare le pulsioni istintive, questo nessuno l’ha mai negato, lo sapeva bene già Platone venticinque secoli prima di Freud, che paragonava l’anima umana a un cocchio dove l’auriga (la ragione) deve controllare gli istinti nobili (cavallo bianco) e quelli bassi (cavallo nero); ma tutta l’educazione classica era concepita allo scopo di rafforzare la ragione e tenere sotto controllo gli istinti passionali, la cui esistenza ci si guardava bene dal negare.

La “novità” di Freud consiste nell’aver ridotto il ruolo della ragione a una piccola isola luminosa persa nell’oceano tenebroso delle reazioni inconsce, e di aver visto nell’uomo solo gli impulsi bassi ed egoistici. “Freud ha scoperto il porco nell’uomo”, ha detto qualcuno, “E ne ha fatto un porco triste”.

Vi è mai capitato di discutere con uno psicanalista? Se lo avete fatto, saprete che è come camminare sulle sabbie mobili, non si trova mai un terreno solido dove poggiare i piedi. Tutto simboleggia qualcos’altro in un gioco di rimandi senza fine, finché non si arriva alla sessualità. Ad esempio “cavolo” è una parola che è usata spesso come eufemismo al posto della più incisiva allusione all’organo maschile. Quindi, state attenti, se vi piacciono i cavoli, magari i crauti o l’insalata di cavolfiore, può essere che siate degli omosessuali latenti, e lo stesso si potrebbe pensare di una donna cui piacciono i fichi. Il contenuto “scientifico” della psicanalisi è pressappoco questo. E dal punto di vista terapeutico?

La psicanalisi “cura”, gli psicanalisti “curano” (e a tariffe di solito inferiori a quelle dei santoni che “curano” con l’imposizione delle mani, ma comunque non proprio popolari e stracciate) i pazienti per anni e talvolta decenni, ma non risulta abbiano mai guarito nessuno, né ottenuto altro beneficio se non quello dell’effetto placebo temporaneo che deriva al paziente dalla convinzione di essere curato. E’ noto il detto che una “terapia” psicanalitica “può concludersi con la morte del paziente, ma mai con la rinuncia dell’analista a curare”.

Karl Marx e Sigmund Freud sono il quarto e il quinto impostore di cui ci occupiamo, e credo si tratti di due personaggi noti alle persone di media cultura della nostra civiltà, ma il sesto chi è?

Prima di dirvi il suo nome che è molto probabile vi risulti del tutto sconosciuto, è necessario un discorso preliminare. In altre epoche, le imposture si basavano sulla presunzione di una diretta rivelazione divina; nell’epoca moderna lo stesso ruolo è tenuto dalla “scienza” e dalla “scientificità” costantemente invocate da imposture come il marxismo e la psicanalisi, anche se il reale contenuto scientifico dell’uno e dell’altra è rigorosamente nullo.

In teoria la scienza non dovrebbe essere, o dovrebbe essere solo in seconda istanza un “corpus” di dottrine, teorie, conoscenze; dovrebbe essere prima di tutto un metodo per l’accertamento dei fatti, per elaborare delle teorie e sottoporle a verifica, verifica delle teorie mediante la riproducibilità degli esperimenti che dovrebbe essere possibile a chiunque. In pratica, però le cose non funzionano in questo modo, perché l’armamentario sperimentale è diventato sempre più complesso e costoso, non certo alla portata di chiunque, e l’elaborazione teorica di particolari sempre più complessi all’interno di un quadro generale, richiede conoscenze “tecniche” sempre più specifiche. Questo fa sì che i controlli siano oggi molto più allentati che nel passato, e vere e proprie truffe hanno modo di “passare”, truffe che riescono tanto più a farla franca quanto più sembrano accordarsi ai desideri della classe (economica, politica e culturale) dominante.

Un esempio in questo senso è stata la famosa “decifrazione” del DNA umano compiuta nel 2001 da Craig Venter: Venter aveva asserito di aver mappato il DNA di 200 persone di tutte le popolazioni del mondo, e di aver ottenuto risultati davvero sorprendenti: le differenze genetiche all’interno della nostra specie sarebbero state inferiori a quelle che si riscontrano in una tribù di antropoidi composta da una quindicina di individui strettamente imparentati; in più essa avrebbe confermato l’origine africana dell’homo sapiens. “Tutti gli uomini sono fratelli”, alla lettera; ce n’era di che mandare in solluchero coloro che erano alla ricerca di pretesti per farci digerire la globalizzazione e la trasformazione di qualsiasi società in un “frullato” di popoli ed etnie. L’insistenza sulla nostra presunta origine africana, sembrava poi un invito rivolto a noi Europei ad accogliere a braccia aperte i “fratelli” provenienti dall’altra sponda del Mediterraneo, che in fondo avevamo solo un po’ preceduto nella migrazione.

Coincideva troppo con i desideri dei nostri padroni che ci vogliono imporre la globalizzazione incontrando la minor resistenza possibile, troppo per non essere una bufala, e difatti lo era, anche se ci sono voluti dieci anni per scoprirlo, e infine lui stesso ha confessato: era tutto falso, Venter non aveva mappato nessun altro DNA oltre al proprio. Tutto sommato non si è trattato altro che di un grossolano falso materiale; non è lui il sesto impostore di cui ci dobbiamo occupare. Venter ci serve soprattutto per capire quanto sia facile compiere delle mistificazioni in campo scientifico.

Immaginate di voler creare un’impostura veramente in grande stile; non potreste basarvi, come ha fatto Venter, su di una falsificazione materiale, dovrebbe essere qualcosa di abbastanza teorico da non poter essere colti con le mani nel sacco. Dovrebbe in ogni caso trattarsi di un’impostura a base (presunta) scientifica, perché se andate a raccontare in giro che Dio vi parla direttamente, oggi è difficile farsi prendere sul serio, potete magari finire al manicomio, a meno che non siate il presidente Bush. La cosa migliore sarebbe riuscire ad appoggiare la vostra impostura a una teoria scientifica largamente accettata, che il pubblico dei profani abbia sentito nominare, ma che sia abbastanza esoterica perché pochi ne abbiano una comprensione profonda.

Recentemente, mi è capitato, per puro caso, di imbattermi in quello che è il nocciolo della sesta impostura mentre stavo facendo una ricerca in internet per tutt’altri motivi. Io vi chiedo di avere pazienza perché dovremo ripassare alcuni concetti scientifici che forse risulteranno ostici ad alcuni di voi, ma – credetemi – ne vale la pena.

Penso che tutti voi abbiate almeno sentito nominare i principi della termodinamica. Sono alcuni principi che, formulati inizialmente per lo studio degli scambi di calore, hanno finito per diventare un po’ una base di tutta la fisica.

Il primo principio della termodinamica è il principio della conservazione dell’energia.

Il secondo principio riguarda l’impossibilità di trasferire calore da un corpo più freddo a uno più caldo e quindi, poiché lo scambio termico fra due corpi equivale a lavoro, la tendenza alla degradazione dell’energia utilizzabile (entropia).

Il terzo principio, o teorema di Nernst, dà una misura dell’entropia.

A questi tre principi è stato successivamente aggiunto un quarto principio, che logicamente li precede, ed è perciò stato denominato “principio zero”, che afferma che se due corpi sono in equilibrio termico, cioè non può avvenire nessun trasferimento di calore dall’uno all’altro, essi sono alla stessa temperatura.

Un ambito, come si vede, molto tecnico e legato alla fisica di base, che non si vede che genere di rapporti potrebbe avere con la dimensione umana, culturale, sociale, politica, ma non bisogna mai mettere limiti né alla provvidenza né all’inventiva umana, soprattutto quando quest’ultima è volta a finalità negative.

Howard Thomas Odum
Howard Thomas Odum (1924, Chapel Hill, North Carolina–2002 Gainesville, Florida)

Questi principi sono rimasti “la termodinamica” per tutto il XIX e per gran parte del XX secolo, fino a quando nel 1987 è entrato in scena il nostro sesto impostore, Howard Thomas Odum, che ha aggiunto un “quarto” (in realtà, come abbiamo visto, quinto) principio della termodinamica che, stranamente, invece degli scambi di calore della fisica di base, riguarda l’ecologia, l’economia, la politica.

L’idea di Odum è quella di unificare termodinamica, ecologia, economia riducendo energia, beni e risorse a una sola unità di misura rappresentata dall’energia solare accumulata nei sistemi viventi e nei combustibili fossili. Questo docente dell’Università della Florida, servendosi di un suggerimento di David Scienceman, uno studente australiano in visita, introdusse i concetti di emergia (embodyed Energy, energia incorporata) e empotenza, ossia l’energia incorporata che può essere trasformata in lavoro in un momento dato. Fino a qui può sembrarci solo una speculazione astratta e molto ardita, ma sostanzialmente innocua, ma state a sentire! Vi riporto la citazione così come si trova su Wikipedia:

“Si ottiene un’economia “completa”, che include l’energia, l’emergia, i servizi e i flussi di denaro; questo metodo poggia principalmente sul principio della potenza massima, così come inteso da H. T. Odum. Da un certo punto di vista, l’uso di questo principio nell’analisi dell’economia globale implica il fatto che essa si possa muovere verso un’efficienza ottimale solo se la competizione non è frenata da differenze culturali, geografiche, di comunicazione o di legislazione”.

In realtà ci rendiamo conto, non senza sorpresa, di avere qui a che fare con il concetto chiave che sembra aver guidato, e tuttora guida la politica degli Stati Uniti verso il resto di questo pianeta, di aver “beccato” né più né meno che l’ideologo della globalizzazione, ma è probabile che il presunto “quarto principio della termodinamica” abbia rappresentato la linea guida della politica americana dalle due guerre mondiali in poi ben prima di essere esplicitamente formulato: arrivare a un mondo dove lo sviluppo del mercato non fosse più frenato da differenze culturali od etniche, o dalla diversità delle legislazioni e delle strutture degli stati, da ridursi a fantocci a sovranità limitata e ovviamente esemplati sul modello americano. Tutti noi ricordiamo, io penso, le tracotanti dichiarazioni del comandante delle truppe NATO in Kossovo che all’indomani dell’aggressione contro la Serbia dichiarò:

“Non ci sarà più posto in Europa per popoli non ibridati, è per questo che gli Stati Uniti hanno combattuto dalla seconda guerra mondiale”.

Non ci sono dubbi che il cosiddetto quarto principio della termodinamica sia il principio ispiratore della politica americana.

Non occorrerebbe nemmeno sottolineare che le credenziali scientifiche di questa concezione che è prettamente ideologica sono, quanto meno, assai discutibili.

La stessa Wikipedia ammette (pudicamente) che si tratta di un “problema aperto”:

“Il principio della massima empotenza è generalmente considerato il quarto principio della termodinamica; in realtà, come molti studiosi hanno notato, affinché ciò accada esso deve soddisfare due requisiti fondamentali: innanzitutto deve essere uno strumento utile a fornire una misura quantitativa del fenomeno analizzato: nel caso di questo principio, significa che esso deve fornire una misura dell’empotenza; in secondo luogo deve esistere un certo numero di equazioni matematiche in grado di dimostrare la relazione, verificabile sperimentalmente, tra l’empotenza e le altre grandezze termodinamiche”.

In altre parole, mancano le condizioni minime della validità scientifica: la possibilità di esprimere matematicamente il concetto, ed evidenze sperimentali.

Ovviamente ci possiamo e ci dobbiamo chiedere, se la teoria fosse corretta e l’obiettivo della potenza massima fosse realmente perseguibile, se varrebbe la pena o sarebbe giustificato farlo: ridurre la grande complessità culturale costruita dalla storia a una pappa informe, così come non può essere giustificato l’obiettivo del massimo profitto se comporta la riduzione dei lavoratori in uno stato di schiavitù subumano.

Tuttavia, un occhio appena un po’ esercitato comprende di vedere che abbiamo a che fare con una costruzione non scientifica ma prettamente ideologica.

Prima di tutto, noi sappiamo che i saperi sono disposti lungo una scala (che non è una gerarchia di valore fra le diverse scienze) che è storica e logica, di crescente complessità e specificità, che va dalle entità puramente astratte (logica e matematica) agli enti fisici (fisica, appunto) alle interazioni fra molecole (chimica), alla materia vivente (biologia), al comportamento individuale (psicologia) e di gruppo (sociologia, economia); il salto dalla fisica di base all’economia e alla dimensione sociale è veramente troppo ampio, e dà al “quarto principio” lo scivoloso aspetto di un ragionamento per analogia, di una metafora, e con le metafore – si sa – si può arrivare dove si vuole, tranne che alla correttezza scientifica.

Ma soprattutto, delle termodinamica si sono occupati anche gli studiosi di scienza dell’informazione e i biologi, e le implicazioni che ne hanno tratto sembrano contrastare in maniera schiacciante con la teoria di Odum. Il concetto di entropia si applica allo stesso modo all’informazione che all’energia: la dispersione del segnale equivale alla degradazione energetica che avviene con la conversione dell’energia cinetica in calore, e a loro volta i sistemi viventi sono informazione codificata (DNA) e decodificata (strutture proteiche). Il concetto di sistema vivente non si limita all’individuo, sono sistemi viventi le società (e l’essere umano non è l’unico animale sociale); in questo caso l’informazione è presente in forma codificata come informazione circolante, e in forma decodificata come istituzioni politiche, sociali, economiche perché un altro concetto che possiamo considerare equivalente a quello di informazione decodificata è complessità strutturale. Qui si vede bene la connessione fra l’informazione e l’energia, proprio perché nel corso della storia della vita, i sistemi viventi hanno sviluppato una crescente complessità in vista di un utilizzo ottimale dell’energia disponibile.

Quando noi mescoliamo insieme acqua calda e acqua fredda, con la perdita della differenza di temperatura fra i due liquidi, abbiamo una perdita di energia potenziale che non può essere recuperata se non impiegando altra energia, abbiamo una dissipazione, un aumento dell’entropia; la stessa cosa avviene con il mescolamento di culture e popolazioni imposto dalla globalizzazione: esso non tende alla potenza massima ma alla degradazione entropica. Alcuni teorici dell’informazione, giustamente allarmati, hanno definito la globalizzazione “il tritacarne”, precisamente nel senso in cui un organismo le cui parti sono state tritate e mescolate in un tritacarne rappresenta un’evidente perdita di complessità strutturale e di informazione rispetto all’animale vivo.

Il minimo che si può dire, è che il cosiddetto quarto principio della termodinamica è in totale contrasto con il secondo, e con il terzo che ne è un corollario; non è scienza, ma pura e semplice ubbia ideologica.

Sulla vita di Karl Marx e quella di Sigmund Freud abbiamo informazioni abbastanza dettagliate, mentre non sappiamo praticamente nulla di quella dei primi tre impostori, Mosè, Gesù e Maometto. Tutto quanto i vangeli ci raccontano di Gesù è privo di riscontri storici, è elaborazione leggendaria creata a posteriori per conciliarsi con il ruolo teologico che gli è stato attribuito. Quella di H. T. Odum appare avvolta nello stesso mistero, forse perché un domani si possa intessere attorno al sesto impostore lo stesso tessuto leggendario che si converrà al profeta del nuovo millennio.

Ecco quanto riporta la (solitamente informatissima) Wikipedia al riguardo:

“Howard Thomas Odum (Chapel Hill, 1924 – Gainesville, 2002) è stato un ecologo statunitense.

È noto per il suo lavoro pionieristico sugli ecosistemi e per il suo provocatorio approccio alla termodinamica, improntato alla teoria dei sistemi”.

E non una parola di più, a parte una fitta bibliografia.

Sul rapporto fra ideologia e realtà, si discute da quasi due secoli. Certamente un’ideologia rispecchia certe tendenze presenti almeno in certi segmenti della realtà storica e sociale nella quale nasce, ma ha anche il potere di orientare la realtà nella misura in cui influenza o determina i comportamenti e le decisioni degli uomini; inefficace nel raggiungere gli scopi che si prefigge, è tuttavia spaventosamente efficace nel lasciare il suo segno nella storia: i disastri e la gigantesca montagna di cadaveri che il comunismo si è lasciato dietro, ne sono una spaventosa testimonianza.

Vi sono forse alcuni intellettuali che ritengono di avere il dono della scienza infusa, che da quando hanno avuto il dono della parola e dello scrivere hanno sempre potuto insegnare senza dover mai imparare alcunché o ricredersi su qualcosa. Di certo, io non vedo il mio ruolo in questo modo, e potrei anzi dire che, da questo punto di vista la mia vita è un interminabile apprendistato.

Tempo fa, un lettore che si è firmato come “Max” ha posto un’obiezione seria e importante al mio articolo La tirannide democratica pubblicato sul sito del Centro Studi La Runa, proprio in ordine al tema della globalizzazione:

“Mi si permetta una osservazione , quando viene espresso il concetto che l’importazione di masse extracomunitari serve a meticciare e imbarbarire i popoli europei per finalità di mercato globale e arricchimento delle banche e magari delle grandi industrie non sarebbe forse un po’ azzardato? Se, come il sig. Calabrese afferma, importiamo nostro malgrado materiale umano che vale meno degli europei e che andrà a far scadere complessivamente l’organizzazione, gli apparati , l’efficienza di paesi di grande tradizione industriale e amministrativa come le nostre nazioni provocando necessariamente impoverimento, fallimento e decadenza come potranno pretendere di arricchirsi le banche e i poteri forti ? Sarebbe come se si stessero paradossalmente dando la mazzata sui piedi! Un autentico suicidio”.

Sono sincero, gli diedi una risposta che non soddisfece me per primo.

Oggi sono in grado, dopo la scoperta del “quarto principio” del “profeta” H. T. Odum, di dargli una risposta più adeguata: “Max” ha con ogni probabilità ragione nel sostenere che coloro che dirigono la politica americana e l’economia mondiale stanno facendo delle scelte che, oltre che esiziali per noi, si riveleranno controproducenti anche per loro, ma noi non dobbiamo sottovalutare il potere dell’ideologia di sostituirsi alla percezione della realtà. Il precedente più chiaro in questo senso, è rappresentato forse dalla collettivizzazione dell’agricoltura praticato dai comunisti dovunque abbiano preso il potere. Invariabilmente, essa ha provocato il crollo della produzione agricola e li ha costretti a dipendere per la loro stessa sopravvivenza, dall’importazione delle eccedenze agricole dei Paesi “capitalisti”, eppure non hanno mai rinunciato a tale misura prescritta dall’ideologia.

Noi non dobbiamo fare l’errore di credere che coloro che si sono arrogati nelle loro mani il destino del nostro pianeta abbiano una comprensione della realtà adeguata al potere di cui dispongono.

E’ recentissima, ad esempio, la notizia che gli Stati Uniti hanno deciso di potenziare il loro arsenale nucleare (ma l’attuale presidente degli Stati Uniti non ha avuto il premio nobel per la pace?). Essere in grado di distruggere dieci volte il nostro pianeta non gli basta, sentono il bisogno di poterlo fare undici volte! Una simile decisione avrebbe avuto senso ai tempi della Guerra Fredda, dell’equilibrio del terrore basato sul principio della mutua distruzione assicurata, ma è una risposta del tutto inadeguata ai problemi attuali, alla “guerra asimmetrica” infinita che blocca i marine americani in alcune aree del pianeta, a un nemico che colpisce all’improvviso con armi ben più rudimentali e scompare prima di diventare a sua volta un bersaglio, ai pantani iracheno e afgano che consumano uomini e risorse senza che il colosso a stelle e strisce riesca venire a capo di nulla e sapendo benissimo di avere l’unica alternativa di ritirarsi e ammettere la propria sconfitta. Esemplare, il caso del cosiddetto ritiro dall’Irak, che è stato un bluff, poiché in Irak sono rimasti quattromila americani, senza i quali il regime collaborazionista sarebbe sostituito nel giro di una notte da uno stato islamico. In queste condizioni, non solo l’ulteriore riarmo nucleare è perfettamente inutile, ma può solo contribuire ad aggravare lo sperpero di risorse.

Non c’è dubbio che alla lunga l’impero americano finirà per crollare proprio come quello sovietico. Il problema è quando, e dopo aver inferto quanti danni all’intera umanità.

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Una Risposta

  1. max
    | Rispondi

    Ciao sono Max e ringrazio per la menzione, sono lusingato !
    Bellissima la spiegazione : "………noi non dobbiamo fare l'errore di credere che coloro che si sono arrogati nelle loro mani il destino del nostro pianeta abbiano una comprensione della realtà adeguata al potere di cui dispongono ". Forse in questo concetto semplice e chiaro è sintetizzata l'essenza del problema. Questa combriccola di cervelli debosciati alla guida di banche internazionali e realtà sociopolitiche importanti come USA e Inghilterra , pensando solo al loro piccolo egoista particolare, e non si rendono veramente conto degl'immensi danni che stanno arrecando alla lunga a tanti popoli.
    Costoro soggiacciono a teorie simil-darwiniste in base alle quali si sentono i più forti e magari aventi più diritti degli altri solo perche hanno i soldi , il potere e magari la scienza.
    Darwin potrebbe essere il settimo impostore.
    Cordiali saluti da Max.

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