Il revisionismo di Antonio Serena

Francesco Lamendola

Francesco Lamendola, laureato in Lettere e Filosofia, insegna in un liceo di Pieve di Soligo, di cui è stato più volte vice-preside. Si è dedicato in passato alla pittura e alla fotografia, con diverse mostre personali e collettive. Ha pubblicato una decina di libri e oltre cento articoli per svariate riviste. Tiene da anni pubbliche conferenze, oltre che per varie Amministrazioni comunali, per Associazioni culturali come l'Ateneo di Treviso, l'Istituto per la Storia del Risorgimento; la Società "Dante Alighieri"; l'"Alliance Française"; L'Associazione Eco-Filosofica; la Fondazione "Luigi Stefanini". E' il presidente della Libera Associazione Musicale "W.A. Mozart" di Santa Lucia di Piave e si è occupato di studi sulla figura e l'opera di J. S. Bach.

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15 Risposte

  1. giovanni fonghini ha detto:

    Io ho superato i 50 anni di età, quindi ricordo bene sin da adolescente, molto prima dei successi editoriali di Pansa sulla guerra civile, i racconti e le pubblicazioni sulle atrocità compiute a danno dei soldati fascisti e dei loro familiari ad opera dei partigiani, quasi sempre comunisti. Tantissime furono le vittime, poche illustri e tante altre non illustri, che pagarono lo scotto di essersi arruolati nelle fila dell'esercito della RSI. Molti tra "I Balilla che andarono a Salò", dal titolo di un libro generazionale di Carlo Mazzantini, fecero una scelta scomoda e coraggiosa animati da grandi ideali e da un grande amore per la loro Patria. Purtroppo i soloni del pensiero democratico e antifascista si arrogarono il diritto di giudicare ciò che era bene e ciò che era male. Il regime fascista, nonostante i suoi enormi meriti soprattutto in campo sociale, fu catalogato come "male assoluto" e questo legittimò le atrocità compiute sulle vittime fasciste. Io non credo alla memoria condivisa, ma vorrei almeno, a 65 anni dal termine della guerra, che si giungesse al rispetto reciproco delle altrui opinioni e si decretasse a tutte le vittime della guerra civile la Pietas che a loro civilmente si deve.

  2. paola ha detto:

    A distanza di 66 anni c'è ancora chi tenta di nascondere le atroci verità sulla guerra civile: i crimini commessi dai partigiani, dai comunisti e dagli americani nel nome di una libertà esportata poi in tutto il mondo: Vietnam, Afghanistan, Russia, Ungheria, Libia ecc. ecc. Gulag, lager e bombe atomiche cia cia cia…

    Paola

  3. Paolo Zanelli ha detto:

    Serena è uno degli storici più coraggiosi e intelligenti sul mercato. Altro che lo sponsorizzato Pansa che ripete cose già dette da altri.

    Paolo zanelli

  4. imperio ciro ha detto:

    nell'aprile 1945 avevo 18 anni, ricordo come se fosse oggi l'uccisione di un innocuo fascista nella piazza di un paese del milanese.

    Giovani, tra i quali un povero poliomelitico, uccisi come bestie solo perchè militari richiamati alle armi. Regolamenti di conti per fatti personali.

  5. Bisni 1 ha detto:

    A proposito del recupero delle salme sopra Revine Lago nessuno dei componenti del Gruppo Speleo che allora parteciparono al recupero ti conosce neanche come socio negli anni successivi, quindi ti sarei grato dirmi (se vuoi) chi ti ha passato le notizie peraltro non proprio del tutto esatte.

  6. Punto PDL SBT ha detto:

    onore a Giorgio Pisanò che per primo documentò i crimini dei partigiani

    • Italo Agnoli ha detto:

      Credo che tra Pansa e Serena ci sia una differenza di fondo: il primo ha fatto il revisionismo ben sapendo a quali critiche sarebbe andato incontro, il secondo è uomo di parte che si preoccupa di mettere bene in evidenza i lati più negativi della lotta partigiana trascurando che sempre, dico sempre, e la storia insegna, la reazione si manifesta in modo più violento della provocazione.
      Ad ogni modo, per parlare di religiosi nella guerra civile, l'unica immagine di prete che imbraccia il mitra mi risulta quella di padre Antonio di Gesù ovvero Augusto Pio Intrecciagli che ha fatto parte delle squadre nazifasciste che hanno partecipato alla rappresaglia del Grappa, con ben noti epiloghi, a fine settembre 1944.
      Poichè è giusto conoscere bene la storia invito a leggere l'opera di Lorenzo Capovilla e Giancarlo De Santi dal titolo: Sui sentieri dei partigiani nel massiccio del Grappa nonchè le diverse pubblicazioni di Don Giorgio Morlin sui giorni della liberazione di Caerano San Marco e Montebelluna; personaggi e scritti sicuramente obiettivi, ad avviso del sottoscritto particolarmente interessato alla conoscenza della storia moderna.

  7. paolo ha detto:

    Quel che rimane per me un grave errore di fondo è quello di pensare che quelle dei partigiani siano state sempre e comunque “reazioni” a fronte di “provocazioni”. Ogni volta che si fa violenza da sinistra, ci dev’essere sempre un motivo che giustifica questo comportamento, e questo è inammissibile. Bisogna capire una volta per tutte che l’odio, la crudeltà cieca ed il calcolo politico furono nella maggior parte dei casi il motore di quella violenza. Anche per la questione delle foibe si vuole sempre ricondurre il tutto, al di là del riduzionismo o del negazionismo che non mancano mai, ad una serie di vendette personali. In realtà si sa bene che si trattò di un piano ben organizzato e finalizzato alla cancellazione dell’etnia italiana in certe zone: un genocidio studiato a tavolino, rientrante nel progetto di far avanzare il mondo slavo verso occidente cancellando la presenza tedesca ad est dell’Oder e di quella italiana sulla sponda orientale dell’Adriatico. Basta ripensare a quanto detto dall’ex braccio destro di Tito Milovan Gilas: “Li ammazzammo non perché fossero fascisti, ma perché erano italiani”. (continua)

  8. paolo ha detto:

    (…) E così, a parte vendette o “reazioni” per torti, omicidi e quant'altro possa essere accaduto in precedenza, la stragrande maggioranza dei crimini partigiani furono compiuti da una parte per il puro gusto sadico di torturare e massacrare il nemico politico e di classe e tutti coloro che con esso potevano essere vagamente collegati, donne comprese, e dall’altra per preparare il terreno per una possibile rivoluzione comunista anche in Italia. Era la grande occasione di togliersi dai piedi non solo i “fascisti”, ma anche preti, politici non comunisti, commercianti, borghesi, imprenditori, gente che col fascismo non aveva niente a che fare, ma che faceva parte di quel ‘ceto’ che rifiutava il progetto rivoluzionario comunista. Un piano iniziato prima della fine della guerra, con la nota strage di Porzus, dove furono trucidati partigiani cattolici e azionisti socialisti.

  9. Giorgio Vitali ha detto:

    I METODI DI QUESTI SIGNORI SONO SEMPRE GLI STESSI. SONO GLI EREDI DEI PIRATI CHE INFSTAVANO L'ATLANTICO NEL SEICENTO. AL LOO SERVIZIO, LLORA COME OGGI (Libia, Siria, Kosovo, Afghanistan, Iraq) BANDE DI DELINQUENTI E SACCHEGGIATORI. NOMINALMENTE COMUNISTI. gv.

  10. scan der berg ha detto:

    Partigiani, ma quali partigiani? Erano solo degli imboscati; la famiglia dei mie presso Bologna aveva più paura di questi cosiddetti partigiani che dei tedeschi e non sono sicuramente di destra. Poi, quali sarebbero le azioni condotte da questi eroi prima dell'avvento degli americani. Giusto punire i nazisti per i 5 in più delle fosse ardeatine, ma tutti gli altri? Non hanno forse causato la loro morte coloro che hanno messo quella bomba in via Rasella, ben sapendo quali sarebbero state le conseguenze?

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