Il padrone di casa

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il-padrone-di-casaL’opera narrativa che andremo a recensire è la prima prova in tale campo di un valente studioso di esoterismo e di storia delle religioni, quale è Alberto Samonà, impegnato anche nell’ambito del teatro con una rappresentazione dedicata a Giordano Bruno. Il padrone di casa non rappresenta una discontinuità d’indirizzo e di visione del suo Autore, ma, secondo il nostro personale giudizio, manifesta una profonda maturazione intellettuale e personale dello stesso, esplicitandosi nel racconto, come vedremo, tutta una serie di precisazioni alquanto importanti, che rendono, nell’insieme, il testo una produzione interiore e “vivente”, non frutto della mera apparizione e spettacolarizzazione del proprio Io, ma quasi un’indicazione antivirale contro di essa.

Il romanzo di Alberto Samonà si caratterizza per il suo svolgimento in un ciclo annuale completo, nelle sue dodici cadenzate unità, simbolo l’anno e le sue componenti dell’intera vita, con le sue diverse determinazioni, di un uomo, in cui il protagonista, un professionista siciliano appassionato di studi esoterici, con un passato militante nel mitico (per chi vi ha fatto parte come noi) Fronte della Gioventù, scrive ogni mese una missiva ad un’amica, Anna, partita per il Sud-America, in cui confida le proprie vicissitudini interiori. L’uomo, che nelle pagine del Samonà è attanagliato dalle fatidiche domande chi sono e dove mi reco, cerca di scandagliare la propria esistenza alla ricerca di un senso, alla ricerca di una personale consapevolezza, man mano che le esperienze stagionali affiorano e vengono vissute adeguatamente.

Da Gennaio a Dicembre si manifesta una graduale attivazione di se stessi, un’inevitabile introspezione delle diverse componenti psico-organiche che animano il composto umano, l’inesorabile quanto necessaria presa di coscienza dello stato di sonnambulismo in cui la gran parte dell’umanità è avvolta, tanto nelle occupazioni quotidiani della gente comune quanto nei voli pindarici di ciò che viene definito “l’intellettualismo della spiritualità”. Il grande pregio di questa narrazione, oltre nel linguaggio molto semplice e diretto, al quanto adeguato nell’esposizione di stati emozionali, consiste nella messa a nudo senza remore di tutti gli illusionismi della cosiddetta cultura tradizionalista, di tutta la vana importanza che nei suoi salotti si attribuisce alla vuota oratoria, al personalismo, all’esposizione della propria ed evanescente erudizione. In tal guisa viene esposto un preciso processo di riconoscimento di Sé, di ritrovata consapevolezza, che si acquisisce superando attivamente sia l’anonimato della vita cittadina dell’odierna società mercantilistica sia le fughe estatiche del neospiritualismo o del tradizionalismo da copertina patinata. Samonà ci aiuta a rimettere i piedi ben saldati per terra, ci aiuta a comprendere quanto essenziale sia la presenza a se stessi, in ogni circostanza, dalla più noiosa occupazione lavorativa allo studio del più complicato ed arcano testo di ermetismo, insegnandoci che il centro non è mai fuori o lontano dal protagonista di ogni singola esperienza umana.

Il padrone di casa è precisamente l’egemonikòn degli Stoici, è il Sovrano Interiore del microcosmo di ogni uomo, colui il quale deve riprendere le redini della propria biga, impedendo che i sottoposti cavalli impazziscano, rivolgendosi verso direzioni tra loro confliggenti. La lettura dello scritto di Alberto Samonà è, pertanto, da noi vivamente consigliata, anche per la possibilità che ad ognuno viene offerta di potersi identificare con una specifica esperienza, con una particolare circostanza stagionale o con un’emozionalità similare. Se può interessare la nostra specifica partecipazione emotiva alla lettura, possiamo testimoniare quanto vive siano risuonate in noi le parole che un Clown rivolge al protagonista nel mese di Agosto:”Se scegli di farti la domanda essenziale vedrai che persone che ritenevi fondamentali potrebbero perdere di importanza; i tuoi libri non avranno più senso; la fama di studioso dovrai lasciarla perdere e anzi ti accorgerai di come questa possa essere un ostacolo. E soprattutto, comprenderai in te stesso che nessuno ci dà niente gratuitamente, perché l’anima non è un regalo come tanti, ma si paga. Tutto ciò che otterrai – anima compresa – sarà frutto del tuo impegno, dei tuoi sforzi e di quanto sarai disposto a pagare, ma sappi anche che le rate le continuerai a pagare per tanto tempo”. In tale ottica, infine, il protagonista, in un mese che non c’è, riceve da Anna, la risposta a tutte le missive dei singoli mesi:”Da oggi i fogli che riempiremo saranno bianchi”. Non è un invito al disimpegno né all’isolamento personale, ma la necessità di comprendere e di rendere vivente, in ogni circostanza della propria esistenza, quella profondità che spesso non si nota e che appare solo ad alcuni sotto forma di lampeggiamenti brevi ed improvvisi.

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Recensione pubblicata su Vie della Tradizione Numero Speciale 152-153 Maggio – Dicembre 2009 Gli Scritti di Gaspare Cannizzo Parte II.

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Nato a Taranto nel 1977, è stato l’animatore nei primi anni del 2000 del Centro Studi Tradizionali Cuib Mikis Mantakas, con la correlata fanzine Camelot, a cui hanno offerto la loro preziosa collaborazione numerosi studiosi del tradizionalismo italiano. Attualmente, i suoi interessi, che spaziano dalla metapolitica alla Tradizione, dall’antichità classica alla dottrina ermetico-alchemica, lo coinvolgono in alcune collaborazioni di rilievo con riviste come Vie della Tradizione, Elixir, Arthos, Orientamenti, Orion. Suoi articoli sono apparsi anche su pubblicazioni come Ciaoeuropa, Graal, Hera, Simmetria ed Arketè.

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