Il nazionalsocialismo

Nel Settembre del 1919 Adolf Hitler aderisce al minuscolo «Partito dei Lavoratori Tedeschi» (DAP). Nel Febbraio del 1920 – divenutone il dirigente di maggior rilievo – lo rilancia come «Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi» (NSDAP). Il programma reclama l’abolizione dei vincoli del Trattato di Versailles, la unificazione di tutti i Tedeschi in un solo Reich, la degradazione degli ebrei a cittadini stranieri, la statalizzazione delle grandi imprese, la partecipazione agli utili, la creazione di un «sano ceto medio» etc. ll nuovo partito si afferma soprattutto in Baviera. La sua base si recluta tra ex-combattenti, studenti e piccolo-borghesi sensibili agli appelli patriottici e spaventati dai moti comunisti. Per proteggere le proprie riunioni dalle azioni di disturbo delle sinistre, Hitler fonda le SA, squadre d’azione con funzione anticomunista. Col favore del governo regionale bavarese, monarchico e conservatore, e con la complicità di esponenti dell’esercito e della polizia bavarese, il movimento hitleriano si sviluppa fino al Novembre del 1923 – mese in cui i Nazionalsocialisti tentano di impadronirsi della Baviera per marciare su Berlino. ll putsch è represso e il partito è sciolto.

fascismoAlla sua uscita di prigione Hitler fonda di nuovo lo NSDAP (1925), il quale – grazie ai fratelli Strasser – incomincia a diffondersi nella Germania del Nord. Alla fine del 1925 gli iscritti sono 27.000, alla fine del 1926 49.900, alla fine del 1927 72.000. Nel 1928 il Partito conquista 12 seggi in Parlamento. È con la crisi economica del 1929 – che fa crescere fino a 6 milioni il numero dei disoccupati -, che il Partito Nazista diventa un partito di massa. Nelle elezioni del Settembre 1930 i Nazisti ottengono 107 deputati e, in quelle del Luglio 1932, 230.

Confluiscono nel Nazismo:

a) ex-combattenti e nazionalisti che vogliono liberare la Germania dalle umilianti condizioni del Trattato di Versailles;

b) i giovani, attratti dal dinamismo del nuovo partito e dal mito del Terzo Reich;

c) la media e piccola borghesia minacciata dalla crisi economica, dalla concentrazione del capitale e dai progressi del partito comunista;

d) i disoccupati o buona parte del sottoproletariato.

L’ascesa del Nazismo si compie sullo sfondo della crisi degli altri partiti:

1) I socialdemocratici, responsabili – agli occhi della borghesia tedesca – dell’umiliazione nazionale del 1918;

2) i comunisti, impediti dalla politica di Stalin di far fronte comune coi socialdemocratici;

3) i partiti borghesi, incapaci di costituire una solida maggioranza di governo.

Il 30 Gennaio 1933, il Presidente del Reich von Hindenburg incarica Hitler di formare un governo di coalizione con i conservatori nazionalisti (DNVP). L’incendio del Reichstag, le elezioni del Marzo 1933 – in cui i Nazisti ottengono il 43,8 per cento dei voti – permettono al Partito Nazionalsocialista di sciogliere le organizzazioni avversarie e di impadronirsi di tutto il potere. Resistono più a lungo alla «nazificazione»:

1) gli operai di molte zone industriali organizzati dai sindacati;

2) molti ambienti cattolici ostili a certe tendenze neopagane;

3) singole frange della vecchia classe conservatrice infastidita dal populismo del Regime.

Dopo la eliminazione della opposizione interna di sinistra nella purga del 30 Giugno 1934, lo stato nazista si avvia ad assumere la sua fisionomia definitiva. Esso si fonda:

a) sullo scioglimento dei partiti politici e sulla loro sostituzione col Partito Nazionalsocialista quale partito della nazione tedesca;

b) sulla sospensione delle autonomie regionali e il coordinamento dei Länder ad opera dell’autorità del Reich centrale;

c) sulla unificazione delle polizie regionali in un’unica polizia dipendente dal Reichsführer SS Himmler.

d) sulla creazione di campi di concentramento per gli avversari politici del regime;

e) sulla unificazione delle organizzazioni dei lavoratori nel Fronte del Lavoro e su una legislazione del lavoro basata su principi di solidarismo tra imprenditori e lavoratori;

f) sulla creazione di numerose forme d’assistenza ai lavoratori (case, assistenza medica, l’organizzazione ricreativa «Forza e gioia», la Volkswagen, «macchina del popolo») tali da dare un senso di sollievo dopo la crisi economica;

g) sulla mobilitazione dei giovani nella Gioventù Hitieriana e sul servizio del lavoro annuale e obbligatorio imposto ai giovani di famiglia borghese per una migliore conoscenza degli operai e dei contadini.

La rapida diminuzione del numero dei disoccupati, la rapida eliminazione degli elementi più turbolenti del Partito annidati nelle SA, guadagnano al regime hitleriano le simpatie della classe media e dei militari. Una propaganda sistematica illustra le realizzazioni del regime e la Gestapo sorveglia gli oppositori.

Mentre il regime si consolida, si lasciano individuare le seguenti tendenze:

a) un sostanziale interclassismo che porta alla ribalta della vita tedesca la piccola borghesia prima mortificata;

b) una tendenza a proteggere i piccoli commercianti e i piccoli risparmiatori;

c) una tendenza a conservare al contadinato una posizione di privilegio con le leggi sulla proprietà ereditaria (Reichserbhofgesetz) e sul maggiorascato;

d) la tendenza delle SS – la milizia del partito – a considerarsi una specie di stato nello stato e ad accrescere i suoi poteri.

Su questa complessa realtà sociale si stende l’uniformità dello stato totalitario con la sua propaganda ribadente i seguenti valori:

a) la grandezza tedesca che si è manifestata dapprima nel Sacro Romano impero (il primo Reich), poi nell’Impero prussiano-bismarckiano (il secondo Reich) e che ora ha trovato una terza incarnazione nel Terzo Reich nazionale e sociale;

b) la, purezza della stirpe tedesca (rappresentata soprattutto dal tipo nordico) a protezione della quale si toglie agli ebrei la cittadinanza germanica e si prendono svariate misure eugenetiche;

c) lo spirito militare – incarnato nella tradizione prussiana – e lo spirito contadino, esaltato nel mito del «sangue e della terra».

Comunque, il Terzo Reich acquista un senso solo come preparazione alla rivincita. Fin dalle origini del partito, lo scopo di Hitler è quello di sconfessare il trattato di Versailles e rovesciare il verdetto della Prima Guerra Mondiale. Gli obiettivi di politica estera del Nazionalsocialismo sono:

a) l’unione col Reich dell’Austria, dei Sudeti, di Memel e di Danzica;

b) la riconquista dell’antica posizione di predominio della stirpe tedesca nell’Europa centrale e danubiana;

c) la guerra contro la Russia bolscevica con la conquista di uno spazio vitale all’Est.

La revisione delle clausole del trattato di Versailles incomincia con la reintroduzione del servizio militare obbligatorio (marzo 1935) e continua con la rimilitarizzazione della Renania. Nel 1938 – dopo essersi assicurato l’amicizia dell’Italia — Hitler annette l’Austria, dove fin dal 1918 molte voci si erano levate a favore dell’unione con la Germania. Uguale favore incontrano le truppe tedesche entrando nel territorio dei Sudeti. Con ciò, più di dieci milioni di Tedeschi sono stati riuniti al Reich. Ma qui si vede che il principio dello spazio vitale ha il sopravvento su quello di nazionalità: nel Marzo 1936 Hitler si annette la Boemia e la Moravia. Il pericolo di guerra, nuove persecuzioni antiebraiche, talune misure di eugenetica e di eutanasia ridestano una certa opposizione, rappresentata soprattutto:

a) dai militari, che valutano il rischio di un conflitto mondiale;

b) dalle Chiese, ostili alla politica razziale;

c) da taluni circoli dell’alta borghesia e dell’aristocrazia che disprezzano il nazismo come un regime di parvenus.

Tuttavia, il regime mantiene il controllo della situazione e può dare il via alle ostilità contro la Polonia. Scoppiata la guerra mondiale, l’annientamento della Polonia, la tempestiva occupazione della Norvegia, la sensazionale vittoria sulla Francia rinforzano il regime nazista creandogli intorno un clima di successo e fiducia. Intanto, l’occupazione dell’Europa occidentale e settentrionale, e poi di quella danubiana-balcanica, creano una nuova situazione caratterizzata:

a) dalla leadership della Germania Nazista rispetto agli altri fascismi europei;

b) dal lento albeggiare dell’idea d’un «Nuovo Ordine» europeo;

c) dalla formulazione di questo «Nuovo Ordine» non in termini di uguaglianza, ma – come vuole la logica del nazionalismo – secondo il rango di ogni stirpe: Neuordnung Europas aus Rasse und Raum («riorganizzazione delPEuropa sui principi del sangue e dello spazio»).

Nel 1941 la Germania attacca la Russia. La guerra alla Russia trae origini – oltre che dalla esigenza di eliminare l’esercito sovietico prima che gli Anglosassoni siano pronti a uno sbarco – dalla volontà di annientare il bolscevismo conquistando l’ambito spazio vitale all’Est. La guerra contro la Russia crea una nuova situazione caratterizzata:

a) dal perfezionamento del fronte dei fascismi guidati dalla Germania nella «Crociata antibolscevica»;

b) dalla culminazione della lotta ideologica contro il bolscevismo – motivo comune a tutti i fascismi – e di quella antiebraica, poiché nella concezione di Hitler ebraismo e bolscevismo si equivalgono;

c) dallo sviluppo delle Waffen SS con reclutamento di volontari dapprima soltanto «germanici», poi anche «europei».

Quindi la posizione del Nazionalsocialismo si evolve attraverso i tre stadi seguenti: stadio pantedesco (riunione dei Tedeschi dell’Austria e dei Sudeti nel Reich); stadio pangermanico (sincronizzazione di Danesi, Norvegesi, Olandesi e Fiamminghi col Reich); stadio europeo (egemonia del Reich sull’Europa come il Sacro Romano Impero di Nazione Germanica nel Medioevo). La dichiarazione di guerra all’America nel Dicembre 1941 apre un ulteriore capitolo nella storia della guerra, le cui principali caratteristiche sono:

a) il configurarsi del conflitto come un duello tra la concezione fascista da una parte, e quella democratica e comunista dall’altra;

b) la pressione esercitata da questa nuova dimensione ideologica sui regimi «nazionali» alleati della Germania;

c) la concezione dell’«Ordine Nuovo» come una specie di «dottrina di Monroe dell’Europa» contro le ingerenze russo-americane.

Così il Nazionalsocialismo approda – attraverso l’idea di razza e di spazio – ad una visione globale del problema europeo. Questa visione prevede la egemonia dei popoli più importanti per sangue e numero e un’ideologia dell’Europa in funzione dell’egemonia tedesca. Intanto, la guerra va esasperando i tratti del regime – ma qui, a differenza dell’Italia non emerge alcuna contraddizione, sebbene una spietata coerenza. La coerenza di uno stato che accentua la sua fisionomia totalitaria attraverso:

a) la crescita della milizia di partito – le SS – ad un fattore determinante in tutti i settori della vita civile e militare;

b) la crescita della sorveglianza e il moltiplicarsi dei campi di concentramento;

c) l’eliminazione di buona parte della vecchia classe dirigente che cospira contro il regime.

Peraltro, anche il totalitarismo nazista resta molto lontano da quello sovietico. La pianificazione totale dell’economia ai danni dell’individuo, la subordinazione dei beni di consumo alla produzione bellica non saranno mai del tutto attuati – nel che è anche da ravvisarsi una delle cause della sconfitta.

A differenza del Fascismo, il Nazionalsocialismo non ha trovato una monarchia sul suo cammino e ha potuto spingersi più oltre nella costruzione di uno stato totalitario. Peraltro, anche in Germania l’iniziativa privata non sarà mai minacciata, e il «totalitarismo» nazista si esprimerà soprattutto nel controllo della vita politica e spirituale. Ma anche il controllo spirituale trova un limite nella libertà di culto alle Chiese, che il Nazismo non oserà mai minacciare apertamente.

Attraverso il Nazismo, l’idea fascista – che era sorta e si era precisata in Italia – acquista rilevanza europea. La posizione centrale della Germania, la tradizione del Reich come potenza egemonica e ordinatrice, la ideologia della razza e dello spazio aiutano il fascismo tedesco a incanalare i fascismi in una prospettiva europea. Questa ideologia si precisa nella guerra contro l’America e la Russia come una «dottrina di Monroe» dell’Europa, una dottrina che proprio dalla catastrofe del Reich e dalla successiva spartizione dell’Europa in zone d’influenza russa e americana ha acquistato in credibilità.

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Una Risposta

  1. Matteo
    | Rispondi

    Spett. Centro Studi La Runa,
    ho trovato molto interessanti le notizie sopra riportate sul movimento nazionalsocialista. Fanno esse parte di un libro, oppure di un semplice articolo pubblicato dal valente dott. Adriano Romualdi? Invero, sarei interessato ad avere una pubblicazione cartacea che, pur senza essere un ponderoso volume, tocchi le principali tematiche del Terzo Reich, visto che la storiografia ufficiale poco ci insegna al riguardo. Mi è gradito porgere distinti saluti.
    Matteo Lanaro.

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