Il mondo alla rovescia

Julius Evola, Il mondo alla rovescia
Julius Evola, Il mondo alla rovescia

Siamo lieti di recensire la prima pubblicazione delle neonate Edizioni Arya di Genova, che, con la preziosa collaborazione di Renato Del Ponte in qualità di curatore, hanno raccolto saggi critici e recensioni inediti, scritti da Julius Evola tra il 1923 ed il 1959. Come scrive giustamente l’Editore, Nicola Crea, nelle note introduttive, il filosofo tradizionalista non può essere considerato il simbolo di una nicchia o di una setta, ma il difensore ideale, come egli stesso si definiva, di una “razza dello spirito”, di una visione del mondo atemporale, primordiale. La lucida introduzione del curatore evidenzia come Evola non possa essere più abbandonato alla mercè di critiche superficiali quanto partigiane, perché con la pubblicazione di quasi tutti i suoi scritti equivocare il suo pensiero rappresenterebbe un grave atto di malafede.

Il Mondo alla Rovescia è il titolo di un singolo articolo della raccolta dedicato al rapporto tra i sessi, inteso modernamente cioè in senso al quanto invertito ed antitradizionale, ma rende il titolo all’intera raccolta, perché offre subito al lettore la possibilità di comprendere la concezione di base di tutti i saggi, in cui l’autore disquisisce con la nota padronanza e profondità sulla crisi della società moderna, sviluppando delle precise messe a punto, soprattutto nell’ambito, non tanto della critica, quanto dell’affermazione positiva da contrapporre ad una civiltà che egli considera, giustamente, indirizzata verso un inevitabile declino. Condividiamo pienamente l’attenzione prestata dal Del Ponte verso alcuni temi che Evola sviluppa in diversi articoli; considerarli tutti sarebbe impossibile in una sintetica recensione come la nostra. Precisamente, in primo luogo, ci riferiamo a quelli rivolti come pungolo verso il Fascismo visto come vera avanguardia rivoluzionaria, tra le due guerre, da contrapporre, non solo militarmente, ma culturalmente, istituzionalmente e soprattutto spiritualmente al mondo malsano delle democrazie occidentali, del mercantilismo anglo-americano, nei saggi sull’architettura in rapporto al realismo, sulla teoria dello Stato, come recensione di un saggio C. Costamagna, e sulla Scuola di Mistica Fascista di Nicolò Giani, in cui il Politico non è più mera amministrazione della polis, ma vera ed autentica tensione ideale, mediatrice tra l’umano ed il Divino.

Come secondo tema ritroviamo una particolare attenzione al mondo della spiritualità pre-cristiana e romana in particolare, in cui, secondo noi, primeggia la recensione al testo purtroppo introvabile di Massimo Scaligero, La Razza di Roma, in cui si pone l’accento sul Mistero di tale manifestazione storica, nell’ambito non di rievocazione museale ed archeologica, ma di una eroica visione del mondo, di una visuale prettamente spirituale, quindi assolutamente verticale. Una recensione su cui, a nostro avviso, è necessario, inoltre, porre particolare attenzione è quella sullo scritto Rasse und Charackter di F.L. Clauss, nel quale Evola intravvede “un tentativo di rettificare in senso spirituale le vedute, in così larga parte inficiate di biologismo e materialismo della politica razzista del nazionalsocialismo” ed anche “un ulteriore passo in quest’ordine di ricerche, inquantochè con analisi spesso interessanti ed acute di una serie di casi…indica la via per isolare…l’attitudine spirituale tipica fondamentale”, con la speranza (vana?) che venga letta da qualcuno che si autostima affermato e competente saggista, in cui, nonostante i tanti saggi, articoli, testi a testimonianza contraria, alberga ancora l’accusa pangermanista nei confronti del filosofo romano.

Julius Evola, Il mistero del GraalChiuderemo la nostra recensione con delle precisazioni e con un sincero plauso. Le precisazioni sono rivolte ad un paio di note del curatore, che amichevolmente non condividiamo. In primis, ci riferiamo alle presunte carenze evoliane nella concezione del Rinascimento, che avrebbe rappresentato una “autentica e partecipata riscoperta della classicità da parte di alcune élites”. Non contestiamo che nella predetta epoca storica ci siano state delle élites portatrici di un tramando arcaico, – sulla conoscenza da parte di Evola di certi argomenti preferiamo non esprimerci, rientrando nell’insegnamento esoterico su cui, condividendo quando scritto dal Giuli, è preferibile tacere -, ma che lo stesso abbia influenzato correttamente il mondo della cultura, delle arti, della politica. In merito non possiamo non affermare come il Rinascimento abbia rappresentato una falsa risorgenza, in cui le forme primeggiavano sulle essenze, in cui lo stesso amore per la classicità denotava una predisposizione orizzontale verso la stessa, quasi fideistica, con la mancanza assoluta di verticalità trascendente, che non implica né passione né fede, ma pura e secca adesione…senza parlare del machiavellismo, del mercantilismo, dell’usura, dell’utile legato alle prime banche, fino a giungere ai Comuni, alleati con la Chiesa, contro l’Impero del Barbarossa. Chiesa Cattolica, inoltre, alla quale Evola reputiamo non si rivolga alla fine del saggio “Quel che muore e quel che nasce”, intendendo, anche in seguito a quanto scritto in diverse sue opere e particolarmente ne Il Mistero del Graal, “un’organizzazione sovraindividuale e tradizionale” solo l’Impero, l’unico in grado di costituire “una civiltà virile, gerarchica, sacrale e universale”.

Il nostro plauso finale va alle Edizioni Arya, e non solo per il merito di una così lodevole pubblicazione, come già rimarcato all’inizio, e per le altre già che si preannunciano, ma per aver dimostrato una profonda onestà intellettuale, merce davvero rara nel mondo d’oggi, anche nell’ambito del tradizionalismo. Tali Edizioni orgogliosamente pubblicizzano la loro appartenenza, nel testo e nel proprio sito (www.oicl.it), all’Ordo Militum Veritatis e, senza timore di un’apparente contraddizione, non hanno avuto remore nel pubblicare la polemica tra Evola e L. Benoist, recensore de Il Mistero del Graal su Etudes Traditionnelles, nella quale il tradizionalista italiano non si tira indietro nell’esprimere il suo giudizio, a cui noi aderiamo incondizionatamente, sulla massoneria, divergente da quello del Guénon, come un “sincretismo pseudo-iniziatico”. Alla ferma posizione evoliana in merito ed alla precisa identità delle Edizioni Arya non si può che guardare con rispetto.

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Julius Evola, Il mondo alla rovescia, Edizioni Arya, Genova 2008; 21 euro.

(pubblicato in Vie della Tradizione n. 148 Gennaio-Aprile 2008).

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Nato a Taranto nel 1977, è stato l’animatore nei primi anni del 2000 del Centro Studi Tradizionali Cuib Mikis Mantakas, con la correlata fanzine Camelot, a cui hanno offerto la loro preziosa collaborazione numerosi studiosi del tradizionalismo italiano. Attualmente, i suoi interessi, che spaziano dalla metapolitica alla Tradizione, dall’antichità classica alla dottrina ermetico-alchemica, lo coinvolgono in alcune collaborazioni di rilievo con riviste come Vie della Tradizione, Elixir, Arthos, Orientamenti, Orion. Suoi articoli sono apparsi anche su pubblicazioni come Ciaoeuropa, Graal, Hera, Simmetria ed Arketè.

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