Il Labirinto di San Pietro in Pontremoli

RENATO DEL PONTE, Il Labirinto di San Pietro in Pontremoli nel pellegrinaggio simbolico del Medioevo. Saggio di iconologia universale, Edizioni del Tridente, Treviso 2015, pp. 48, € 10,00.

“Il fascino dei simboli labirintici, tra i più arcaici e ricchi di significati interconnessi, è innegabile per le singolari implicazioni che tali tracciati espressero e continuano a suggerire nelle attestazioni archeologiche, nelle tradizioni popolari, nei riti, nei miti, nell’arte e nella poesia contemporanea oltre che nella ricerca psicanalitica.

Se la primordialità e la straordinaria diffusione dei meandri e delle doppie spirali incisi sui reperti litici ne attesta la valenza emblematica di un vero e proprio linguaggio immaginale – da ritenersi una sorta di ponte verso l’astrazione verbale – il labirinto è, comunque, un enigma dalle molteplici, variegate interpretazioni, implicante l’allusione a sfaccettature semantiche rapportabili tra loro per affinità”[1].

il-mistero-del-labirintoCosì ci ricorda giustamente Emanuela Chiavarelli nella sua ultima opera dedicata ai labirinti e che ha curato la prefazione di questa nuova edizione[2], la quarta, riveduta ed ampliata di questo saggio di Renato Del Ponte dedicato al labirinto di San Pietro in Pontremoli, nel quale ne ripercorre la storia. Dalla fondazione del monastero di San Pietro de conflentu, dipendente dall’antica abbazia benedettina dei Santi Piero e Colombano di Brugnato, fino alla quasi completa distruzione avvenuta nel 1944 in seguito ad un bombardamento alleato, ed alla successiva lenta ricostruzione (1961) su basi completamente moderne ed in grande economia. La lastra di arenaria raffigurante il nostro labirinto “fu negli anni cinquanta sottratta alle macerie a cura di Augusto C. Ambrosi e da questi conservata, insieme con l’architrave di San Pietro, nell’antiquarium del Castello del Piagnaro e quindi restituita negli anni 60 alla nuova chiesa” (p. 16).

Grazie all’intervento dell’autore sarà acconsentita, nel 1990, l’esposizione della lastra – fino ad allora nascosta nella sagrestia “quasi ci se ne vergognasse” –  in una posizione più consona “all’entrata della chiesa, in piena evidenza sopra l’acquasantiera ed opportunamente illuminata in modo da palesare nuovamente la propria ricchezza di significati”[3].

Il presente saggio non si limita solo alla ricostruzione delle vicissitudini storiche della chiesa di San Pietro e del suo labirinto ma affronta anche le tematiche simboliche ed iconologiche di questo prezioso e pregevole manufatto. Ci viene precisato innanzitutto, usando le parole del grande studioso si storia delle religioni Karol Kerényi, che una vera “soluzione al problema non esiste”[4]. Rimandando a quanto esposto nel libro, ci troviamo di fronte ad un simbolo “archetipico”. Il labirinto si palesa come “un percorso – sia in senso letterale sia in senso lato – «iniziatico» (da in-ire = «essere dentro»), ma in cui, naturalmente, è la peregrinazione dell’anima e la relativa palingenesi interiore quella che conta. È quindi contemporaneamente un segreto e un mistero” (p. 19).

labirinto-pontremoliNei suoi scritti Renato Del Ponte rivela costantemente “la straordinaria capacità di rintracciare, nel passato, la presenza di una sacralità archetipica, eternamente risorgente, che si rivela a sprazzi sia nei luoghi di intrinseca, divina potenza, sia nell’arcano, eterno linguaggio dei simboli la cui fluida polisemia suggerisce, di volta in volta, possibilità interpretative sempre nuove, adeguate ai progressivi mutamenti etici.

Il saggio sul Labirinto di San Pietro in Pontremoli risulta una preziosa attestazione di come l’autore riesca a sostenere la tematica della ricerca interiore con il supporto di una rigorosa metodologia scientifica”[5]. Il suo excursus spazia dalle Crociate e lo spirito che le animava e la loro successiva decadenza, ai percorsi dei pellegrinaggi per Compostela e della via Francigena per Roma; dall’Omphalos, il “Centro del Mondo” delle varie tradizioni, all’Enea virgiliano e al Lusus Troiae; dalla “Danza Macabra” alla suggestiva e notissima incisione di Albrecht Dürer Il Cavaliere, la Morte e il Diavolo (naturalmente il nostro non vuole e non deve essere un elenco esaustivo). Alcune di queste tematiche sono state sviluppate per l’attuale edizione in alcune postille: la prima Su Albrecht Dürer e sulle origini di Pontremoli, la seconda Sul “Settimo Sigillo” di Ingmar Bergman e per concludere Il simbolismo della “Danza Macabra” e il Labirinto.

Dobbiamo ringraziare le benemerite Edizioni del Tridente per aver voluto pubblicare questa nuova accurata edizione, riccamente illustrata, degna dei contenuti del libro.


[Da: Arthos, 24 n. s., pp. 94-95]

[1] E. Chiavarelli, Il mistero del labirinto: alla ricerca della “parola perduta”, Roma 2015, p. 27.

[2] I ed.: “Archivio Storico per la Province Parmensi”, quarta serie, vol. XLII – Anno 1990, Parma 1991; II ed.: “Arthos”, nuova serie, vol. I, Anno III (gennaio-giugno 1999), pp. 145-158; III ed.: “E… Viandare”, Anno I (ottobre 2003), Lizzano in Belvedere, pp. 74-83.

[3] E. Chiavarelli, Del Ponte e il labirinto di San Pietro in Pontremoli, prefazione all’Opera recensita, [pp. 5-10], p. 6.

[4] K. Kerényi, Labyrinth-Studien-Labyrinthos, als Linienreflex einer mythologischen Idee, Zürich 1950, p. 11.

[5] E. Chiavarelli, Del Ponte e il labirinto di San Pietro in Pontremoli, cit., p. 5.

Segui Mario Enzo Migliori:

Nato a Prato nel 1953. Collabora alle seguenti riviste di studi storici e tradizionali: Arthos; La Cittadella; Vie della Tradizione; ha collaborato a Convivium ed a Mos Maiorum. Socio della Società Pratese di Storia Patria; dell'Istituto Internazionale di Studi Liguri e del Centro Camuno di Studi Preistorici. E' stato tra i Fondatori del Gruppo Archeologico Carmignanese.

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