Il femminino cristiano

Icona di Maria Maddalena della Chiesa ortodossa
Icona di Maria Maddalena della Chiesa ortodossa

Ad un’analisi comparata il Cristianesimo si presenta, insieme alle altre “Religioni del Libro”, come il sistema spirituale più fortemente improntato alla “mascolinizzazione della Divinità”: le sue basi si fondano su un rigido monoteismo maschile (derivato dall’Ebraismo), la Rivelazione avviene per mezzo di un Messia uomo e la presenza divina nel contingente si esplica attraverso un “pneuma”, lo Spirito Santo, che ha anch’esso, pur nella sua indifferenziazione sessuale, connotazioni prettamente maschili sia all’interno della sfera grammatico-semantica sia nell’immaginario popolare.

Insomma, lungo tutto l’arco storico dello sviluppo cristiano il femminino sacro appare, dal punto di vista prettamente teologico, completamente assente.

Né c’è da stupirsene: in fondo il Cristianesimo deriva dalla religione di un popolo come quello ebraico la cui cultura sociale si connota come assolutamente androcentrica, con una rigida separazione tra uomo e donna e, soprattutto, con una forte gerarchizzazione dei ruoli, tale per cui la sfera del Sacro viene vissuta come rigorosamente limitata, dal punto di vista della funzione cultuale, alla parte maschile, sia in ambito sacerdotale prima della distruzione del Tempio (il levitismo risulta propriamente destinato alla sfera solare-mascolina), sia, dopo la diaspora, in ambito di studio e insegnamento (il rabbinato è esclusivamente maschile sia nell’Israelitismo tradizionale che in quello classico, mentre l’Israelitismo riformato che, in alcune sue accezioni accoglie la componente femminile  sia nelle Bar Sheva che nella struttura rabbinica non è, in fondo, che una costruzione moderna, databile al XIX secolo, in cui l’inserzione delle donne nella funziona sacrale risulta, più che altro, una concessione alle mutate condizioni sociali).

Come se questo non bastasse, la riflessione proto-teologica e la propagazione della fede cristiana avvengono, inizialmente, ad opera di Paolo di Tarso, proveniente dalla tradizione farisaica e quindi evidentemente legato ad un’ottica di separazione delle funzioni tale per cui giunge a ricordare alle donne che nell’assemblea liturgica devono tenere il velo e “devono tacere” (1 Corinti 14:34), rimanendo sottomesse al marito (pur in un’ottica di sostanziale pari dignità)[1]. C’è addirittura chi è arrivato ad accusare Paolo di evidente misogenia, in particolare per la sua volontaria scelta celibataria, in netta contrapposizione con la consuetudine rabbinica[2].

In realtà, tratti di misogenia (o, comunque, di esclusione femminile) sono rinvenibili lungo tutto l’arco storico cristiano, indipendentemente dalla suddivisione in diverse Denominazioni.

Così, pur essendo le donne, fin dall’inizio della Chiesa paleocristiana, membri importanti del movimento, gran parte delle informazioni sul loro lavoro viene trascurato all’interno del Nuovo Testamento, evidentemente scritto e interpretato da uomini. In età patristica, gli uffici di insegnante e ministro sacramentale sono riservati agli uomini nella maggior parte delle Chiese d’Oriente e Occidente: Tertulliano, il grande padre latino del II secolo, scrive che “Non è permesso ad una donna parlare in chiesa. Né può insegnare, battezzare, fare offerte, né rivendicare per sé alcuna funzione propria di un uomo, meno di tutti l’ufficio sacerdotale[3], mentre Origene (185-254 d.C.), dichiara che “anche se è concesso alla donna di mostrare il segno della profezia, tuttavia non le è permesso di parlare in un’assemblea[4].

Come naturale sviluppo di questa concezione, sia nella Chiesa cattolica che in quella ortodossa orientale, il sacerdozio e i ministeri ad esso legati (Vescovo, Patriarca, Papa) vengono limitati agli uomini: il primo Consiglio di Orange (441) arrivò, infine, a proibire in toto anche l’ordinazione delle donne al diaconato.

E’ vero che con l’istituzione del monachesimo cristiano altri ruoli influenti si resero disponibili per le donne (a partire dal V secolo, i conventi cristiani fornirono l’opportunità ad alcune di sfuggire dalla vita strettamente matrimoniale, acquisendo alfabetizzazione e cultura e giocando un ruolo religiosamente più attivo), ma la posizione femminile, nonostante gli apporti teologici di figure come Santa Caterina da Siena e Santa Teresa d’Avila (in seguito dichiarate Dottori della Chiesa Cattolica Romana), rimase comunque defilata e, in fin dei conti, sempre sottomessa.

Le cose non cambiarono con la Riforma, anzi, con l’abolizione luterana dei conventi femminili, visti come “luoghi di schiavitù”, si tolse alle donne anche l’unica possibilità di partecipazione attiva alla vita ecclesiastica, mentre la posizione tradizionale di supremazia maschile e di ambito sacrale riservato unicamente alle componente virile (almeno fino al XX secolo e con eccezioni all’interno di alcuni gruppi come i Quaccheri e i Movimenti pentecostali), rimase inalterata: John Knox (1510-1572)  giunse a negare alle donne il diritto di governare anche in ambito civile[5], il teologo battista John Gill (1690-1771) commentò 1 Corinzi affermando che, sulla base di Genesi 3:16. “la ragione per cui le donne non devono parlare in chiesa, o predicare e insegnare pubblicamente, o essere interessate nella funzione ministeriale è perché questo è un atto di potere e autorità, di regola e di governo e quindi contrario a quella soggezione che Dio nella sua legge impone alle donne rispetto agli uomini[6] e John Wesley (1703-1791), fondatore del Metodismo, pure permettendo che le donne potessero parlare pubblicamente nelle riunioni della Chiesa se “sotto uno straordinario impulso dello Spirito[7], sostanzialmente confermò la leadership maschile.

Dopo questa brevissima disamina (che, per altro, tace i numerosissimi commenti di autorevoli guide di tutte le Chiese cristiane sulla “diabolicità” femminile, causa prima di cacce alle streghe protrattesi fino al XVIII secolo), potrebbe sembrare impossibile che, in nuce, nascoste da innumerevoli tentativi di negazione, esistano, alla base del Cristianesimo, parallele all’idea di una divinità mascolina, anche consistenti tracce di culto del femminino sacro.

Se, però, sgombriamo la mente da ogni sovrastruttura, non risulta difficile vedere come vi siano diverse divinità femminili che possono vantare il titolo di “dea cristiana”: Maria, la madre di Gesù, è la prima figura che viene in mente, ma c’è anche Maria Maddalena, la “Dea dei Vangeli” che la Chiesa ha rifiutato di riconoscere come moglie di Cristo e, probabilmente, co-Messia (e va notato che vi sono addirittura teorie, in realtà poco provate, riguardo al fatto che, “Maria”, cioè in ebraico “Miriam”, potrebbe non essere un nome, ma un titolo delle sacerdotesse della Dea a Siloe[8]) e sussiste il fatto, quantomeno strano, che il termine ebraico per “Spirito Santo”, “Ruah”, sia femminile…

È così impossibile pensare allo Spirito Santo come una dea cristiana e non un membro di una misteriosa invisibile Trinità tutta maschile? O, più provocatoriamente, non è possibile ipotizzare, parallelamente alla Trinità maschile, una Trinità femminile di Dio-madre (simboleggiata da Maria), Dio-figlia (Maria Maddalena) e Dio-spirito (Ruah)?

In fondo, lo Spirito Santo compare al battesimo di Gesù in forma di colomba, cioè dell’animale che è stato a lungo un simbolo della Dea nel Vicino Oriente antico e che mai prima di quel momento viene utilizzato per simboleggiare un Essere divino maschio.

Altrove, d’altra pare, si è già analizzato come l’idea di una divinità femminile non fosse, in realtà, così aliena alla cultura ebraica il cui il Cristianesimo si forma. Possiamo aggiungere che nel Vecchio Testamento, una “dea Sophia” è più volte menzionata nei Proverbi, nel Cantico dei Cantici e nel Siracide e se anche nel Cristianesimo greco-romano, probabilmente a causa dei pericoli dello gnosticismo, le immagini bibliche di un Dio al femminile vennero presto soppresse, nelle parti in cui si parla di Ruah troviamo che è proprio questo “spirito” che all’inizio della creazione crea vita abbondante nelle acque, che in seguito rende il grembo di Maria fecondo e che, in tutta la Bibbia ha il compito di prendersi cura dei fedeli, di consolarli e di guarirli, incarnando tutti gli aspetti che, atavicamente, sono propri della Dea Madre.

È, dunque, possibile ipotizzare che la tradizione patriarcale dominante abbia solamente prevalso su altre tradizioni, portando ad una visione della donna come destinatario passivo della creazione di Dio e di Maria come prototipo dell’umanità redenta, in una totale eclisse della concezione di Dio come madre.

Così i Cristiani di tutto il mondo si sono abituati a pensare il “Padre Nostro” come preghiera per eccellenza, non rendendosi conto che essa affronta solo il lato maschile della Divinità e rifiutando di ammettere la possibilità che il Signore avesse una moglie, come apparirebbe logico pensare, ad esempio leggendo nella Genesi che Dio Padre, in alcuni passi, si rivolge chiaramente a qualche compagno, ad esempio con espressioni quali “Facciamo l’uomo a nostra immagine e somiglianza[9]“. In un numero notevole di tradizioni religiose il pensare (come, comunque, hanno fatto alcuni mistici ebraici) ad una sessualizzazione della creazione non comporterebbe alcun problema, ma se davvero dobbiamo ritenere, proprio sulla base del versetto della Genesi citato, che esista una similitudine profonda tra Divinità e esseri umani, è proprio sulla base della sessualizzazione umana che non risulterebbe poi così scandaloso interpretare l’atto creativo come un atto sessuale tra una divinità maschile fecondante e una divinità femminile fecondata, che, conseguentemente, formerebbero una prima coppia divina.

Ma torniamo al testo evangelico propriamente detto. Nel tentativo di svelare il mistero delle “Marie” del Nuovo Testamento, è importante notare, anzitutto, che i Vangeli sono nati in un secondo tempo, come registrazione di una storia orale: anche senza addentrarci nello specifico cronologico, è un fatto che gli studi più recenti[10] confermino quanto sia improbabile che qualcuno degli scrittori del Nuovo Testamento in realtà conoscesse il Gesù storico dal momento che le prime testimonianze evangeliche, le Epistole di Paolo, furono scritte intorno al 51-57 d.C. e gli altri libri vennero probabilmente redatti alla fine del I secolo. Molti dei racconti biblici su Maria madre di Dio e Maria Maddalena furono, dunque, scritti 50 anni o più dopo la morte di Gesù e se a ciò si aggiunge che tutti gli studiosi concordano sul fatto che evidentemente l’attuale Bibbia ha subito aggiunte, eliminazioni e modifiche di traduzione nel corso dei secoli e che, in realtà, i suoi testi come li conosciamo oggi non possono dirsi interamente compilati fino al IV secolo d.C., non è difficile comprendere come si possa essere ingenerato un passaggio tra piano simbolico e piano letterale, con una modifica anche sostanziale dei significati. Diventa, allora, fondamentale cercare di re-inserire i racconti evangelici nel loro contesto storico-culturale per formulare ipotesi sulla visione protocristiana.

Proprio sulla base di documenti storici altri, non legati direttamente al dato religioso, veniamo a scoprire che Erode Antipa divenne signore del Paese attraverso l’antico rito dello “Sposalizio Sacro” con l’Alto Regina Marianna, una sacerdotessa della Triplice Dea Mari-Anna-Ishtar, che era popolarmente adorata al tempo di Cristo e che aveva come santuario le tre torri del tempio o “Magdala”[11]. Non è forse una informazione che ci mette una “pulce nell’orecchio”? Non viene forse naturale riflettere su ciò che sappiamo realmente (o su quanto poco sappiamo) delle “Marie” del Nuovo Testamento?

È nel tentativo di riempire i numerosi “buchi” delle nostre conoscenze in materia che, nel tempo, sono state sviluppate una serie teorie, seppur non sempre basate su prove circostanziali, riguardo a queste enigmatiche figure.

Una delle più ardite (e inquietanti) tra esse riguarda la possibilità che Maria madre di Dio e Maria Maddalena fossero la stessa persona[12]. La presenza, piuttosto insistita, di una visione della divinità come madre e sposa allo stesso tempo all’interno della teologia delle religioni precristiane mediorientali può, teoricamente, permettere una indagine in questo senso né osta l’apparente contraddizione nella visione teologica più strettamente dogmatica tra verginità della madre di Dio e concezione popolare della Maddalena come peccatrice redenta, nel momento in cui, negli stessi corpi teologici, troviamo più volte il titolo di “vergine” conferito a dee sessualmente attive o a loro rappresentanti simboliche (ad esempio, a Babilonia, le prostitute sacre del Tempio sono spesso chiamate “vergini” con chiaro riferimento ad una verginità morale sebbene non fisica)[13]. Va, inoltre, notato come l’unione rituale di una sacerdotessa del tempio e di un re “disposto a morire per il suo popolo”, abbia come risultato, all’interno del mondo mesopotamico (da cui, è il caso di ricordarlo, gli Ebrei derivano) i cosiddetti “nati da vergine” o “figli divini”[14], esattamente con gli stessi termini con cui Cristo viene identificato. Su queste basi, è ipotizzabile, quantomeno a livello di possibilità e sulla scorta di risultanze storico-sociali coeve (ad esempio il matrimonio con Giuseppe, che negli apocrifi viene indicato come un vecchio che sposa una bambina, così come d’uso proprio per le bambine dedicate nei templi per preservarne la purezza fino all’età adulta), che Maria madre di Dio fosse stata dedicata a un tempio della Dea quando era piccola, divenendo una sacerdotessa atta al matrimonio ierogamico. Nel momento in cui un numero piuttosto notevole di prove indica, come vedremo, la possibilità che la Maddalena fosse una sacerdotessa del Tempio, potremmo anche arrivare a pensare ad una identità tra le due figure, identità che, comunque, rimane non provabile storicamente.

Molto più provabile è, invece, appunto, la qualifica sacerdotale della Maddalena. Quattro elementi evangelici possono essere interpretatiti senza forzature in questo senso.

Il primo è proprio il suo titolo di “Maddalena”, quasi identico a “Magdala”, che si è osservato in precedenza essere il nome della triplice torre del tempio della dea Mari-Anna-Ishtar, cosicché letteralmente, “Maria di Magdala” significherebbe “Maria del Tempio della Dea”, cosa che, di per sé, non contrasta neppure con la tradizione cristiana che vuole Maria come originaria della città di “Migdal”, nota come “il villaggio di colombe”, perché Migdal era il luogo in cui venivano allevate le colombe sacre proprio per il tempio della dea[15].

In secondo luogo, Maria viene popolarmente conosciuta come una prostituta, così come le sacerdotesse della dea erano definite “prostitute sacre”, o, in forma più alta, “hierodulae”. Queste prostitute erano considerate malvagie dai leader ebraici del tempo (non tanto su base sessuofobica ma come rappresentanti di una divinità altra ed eretica rispetto a Geova) e numerosi commentari rabbinici le additano al disprezzo pubblico[16], il che spiegherebbe perché l’associarsi di Gesù ad una donna di questo tipo provocherebbe il biasimo dei suoi discepoli.

In terzo luogo, Maria Maddalena è identificata in Marco e Luca come la donna posseduta da sette demoni che Gesù scaccia da lei. Ebbene, i “sette demoni” erano da sempre parte di un rituale simbolico del tempio della dea conosciuto come “la discesa di Inanna”, una delle cerimonie più antiche a noi note, registrata anche nell’Epopea di Gilgamesh e spesso praticata nel tempio di Gerusalemme di Mari-Anna-Ishtar[17].

Infine, forse l’elemento più interessante in questo senso è l’unzione di Gesù con olio sacro da parte della Maddalena, un evento che (stranamente) viene registrato in tutti e quattro i Vangeli del Nuovo Testamento a indicarne la sua pregnanza di significato: l’unzione della testa del Gesù con olio (come descritta in Marco 14:3-4) è un simbolo inconfondibile delle “Nozze Sacre”, la più importante cerimonia eseguita dalle sacerdotesse del tempio della dea madre.

L’immagine più comune, al di fuori del dogma cattolico, relativa alla Maddalena, è comunque quella di “sposa di Cristo” e non vi è di che stupirsi: molti dei Vangeli gnostici (venerati, in fase iniziale, dalla Chiesa cristiana e poi estromessi dal cannone) ritraggono Maria Maddalena come “discepolo più amato di Cristo“, riferendo che Gesù spesso la baciava sulla bocca e che arrivò a chiamarla “donna che sa tutto“, tanto che alcuni discepoli andarono da lei per conoscere gli insegnamenti di Cristo dopo la morte di quest’ultimo[18]. Nei Vangeli, la Maddalena è raffigurata seduta ai piedi di Gesù ad ascoltare i suoi insegnamenti (Luca 10:38-42) e come colei che unge con olio i piedi del Cristo asciugandoli con i suoi capelli (Giovanni 11:2, 12:3) e se tre dei Vangeli riportano che era ai piedi della croce, tutti e quattro i Vangeli affermano che era presente alla tomba di Gesù e il Vangelo di Giovanni sottolinea che dopo la risurrezione Cristo apparve a Maria Maddalena per prima: statisticamente Maria Maddalena è menzionata nel Nuovo Testamento di gran lunga più spesso che Maria madre di Dio.

Margaret Starbird[19] ha dimostrato con numerose prove che, sulla base di questi dati, Maria Maddalena fosse a lungo (almeno fino al XIV o XV secolo) percepita da molti Cristiani come sposa di Cristo e madre di suo figlio e, soprattutto, come essa fosse una principessa di Betania, della linea genealogica di Beniamino (e la nobiltà di sangue era una dei requisiti essenziali per divenire sacerdotessa del tempio).

Ciò fa sì che anche dal punto di vista politico una “ierogamia” tra una principessa-sacerdotessa della dea e un discendente della linea davidica avrebbe avuto senso. Da tempo molti studiosi hanno ampiamente documentato[20] il fatto che Gesù fosse sostenuto dai gruppi nazionalisti che volevano rovesciare i Romani e mettere un “figlio di Davide” sul trono di Gerusalemme (e, infatti, vi sono consistenti elementi per ritenere che Egli fu crocifisso non per bestemmia, cosa che sarebbe stata assurda da parte dei Romani, ma per sedizione, come dimostrano sia il tipo di punizione comminata, tipica per gli insorti, sia il “titulus crucis”) e se davvero una fazione forte di zeloti avesse voluto Gesù sul trono, di certo avrebbe visto di buon occhio che fosse sposato con una moglie “adatta”. In quest’ottica la Starbird suggerisce che le nozze di Cana fossero, in realtà, la storia simbolica del matrimonio ierogamico di Gesù con Maria di Betania: potrebbe non essere casuale che “Cana” sia la radice di “zelota” in ebraico (“Cananaios”)  e la trasformazione dell’acqua in vino potrebbe rappresentare la nuova alleanza per il popolo di Gerusalemme tra stirpe di David e seguaci del culto della dea[21]. D’altra parte, la ierogamia, una cerimonia per rinnovare la terra, era, a volte, seguita dalla morte simbolica del Redentore/re/sposo, chiamato a sacrificare il proprio sangue per il popolo e ciò era particolarmente presente proprio nel culto di Ishtar, in cui lo sposo della dea, veniva unto (una pratica pre-ierogamica già attestata nell’Epopea di Gilgamesh), sacrificato simbolicamente, scendeva agli inferi, riceveva le lamentazioni della sposa (vicariamente la sacerdotessa di Ishtar) e risorgeva a nuova vita per la salvezza dei fedeli. In questo quadro, avrebbe un forte significato anche il fatto che il Cristo preconizzi il proprio sacrificio proprio nel momento nell’unzione da parte di Maria (Marco 14:8-9)[22].

Di fatto, vi sono forti evidenze di un culto congiunto di Maria Maddalena e della Madonna (e non è senza significato il fatto che la Maddalena fosse sempre dipinta a destra della Madonna, segnalandone, così una importanza maggiore) almeno fino alla campagne contro gli Albigesi e vi è addirittura chi pensa che Notre Dame fosse dedicata a lei e non alla Madre di Dio[23].

Che senso avrebbe avuto un culto così diffuso e prolungato nel tempo (l’ultimo tempio dedicato alla Maddalena, nel sud della Francia, fu distrutto solo nel 1781) se Maria di Magdala fosse stata “solo” una santa come altre, una seguace di Cristo come moltissime presenti nella schiera di discepoli che accompagnava Gesù?  Non possiamo, piuttosto, pensare ad una tradizione sotterranea, combattuta dalla Chiesa ufficiale, che vedeva nella Maddalena una co-redentrice, il lato femminino della redenzione e la sposa ierogamica di Cristo?

Una ulteriore traccia di questo culto, costretto dalla Chiesa alla clandestinità, è presente nella devozione alla Madonna Nera, che ha prosperato in numerose aree d’Europa. Perché una Madonna nera? Molte speculazioni sono state fatte a tale proposito ma quelle che appaiono più verosimili hanno base scritturale: la sposa del Cantico dei Cantici dice: “Sono nera ma bella, o figlie di Gerusalemme” (Cantico dei Cantici 1:5), mentre, riguardo ai principi caduti di Gerusalemme, troviamo “Ora il loro aspetto è più nero di fuliggine, sono riconosciuti per le strade” (Lamentazioni 4:8): insomma, ancora una volta abbiamo a che fare con uno sposalizio e con la nobiltà davidica… Se poi teniamo conto che numerosi studi[24] hanno teso a collegare le “Vergini nere” al culto di Iside (spesso rappresentata come “nera” perché in lutto per la morte del dio Osiride), molto popolare al tempo di Cristo, di nuovo ci troviamo a fare i conti con aspetti del culto della dea e del “femminino sacro” che, scacciati dalla “porta” del Cristianesimo, sembrano essere rientrati dalla “finestra”, attraverso allusioni, dissimulazioni, tracce rimaste nonostante gli sforzi censori della Chiesa ufficiale.

Intendiamoci, sempre e solo di tracce si parla (e spesso tracce diversamente interpretabili) e, conseguentemente, di possibilità, ipotesi di ricerca, labili indizi.

Eppure, tali indizi esistono e apparirebbe assurdo non tenerne conto solo in virtù di una forzata “mascolinizzazione del Divino” che sembra contrastare con la visione religiosa di tutti gli altri popoli antichi, inclusi quelli dai quali proprio il Cristianesimo ha avuto origine.

Note


[1] Ef. 2, 25-33

[2] K.M. Rogers, The Troublesome Helpmate, University of Washington Press 1966, pp. 48 ss.

[3] Tertuliano, De Virginibus Velandis, Cap.91.

[4] Origene,  Fragmenta ex Commentariis in Epistulam I ad Corinthios, II.16.

[5] J. Knox, Il Primo Squillo di Tromba Contro il Mostruoso Governo delle Donne, Unicopli 2003, passim.

[6] J. Gill, An Exposition of the New Testament, Vol.II, Cap.6.

[7] J. Wesley, Notes on the New Testament, Vol.2.

[8] R.E. Friedman, The Hidden Face of God, HarperOne, 1996, pp. 63 ss.

[9] Gen. 1:26.

[10] Da Loisy a Kirby a Kirsop Lake, etc.

[11] K. Hassel, The Formation of the Christian Gospel, Michigan State University Press 1999, pp. 119 ss.

[12] Come si ipotizza, ad esempio, in R. Klunbach, The Virgin Prostitute, Elman Publisher 1994, passim.

[13] J. Bronson, The Roots of the Mystery, Routger Press 1997, passim.

[14] Ivi.

[15] A.C. Williman, Mary of Magdala, BSSB Publishing 1990, passim.

[16] G. Davis, Ishtar, Benson&Bridget 1993, pp. 71-72.

[17] Ivi, pp. 83 ss.

[18] L. Picknett, Maria Maddalena. La Dea Occulta del Cristianesimo, L’età dell’Acquario 2005, passim.

[19] M. Starbird, The Woman with the Alabaster Jar, Inner Tradition 2001, passim.

[20] Fin dai tempi di S.G.F. Brandon, Jesus and the Zealots, Manchester University Press 1967, passim.

[21] B. Underwierd, The Christian Goddess, Eerdeman 2006, pp. 119 ss.

[22] M. Starbird, Citato, pp. 94 ss.

[23] G. Coubiard, Notre Dame, Maupass 1994, passim.

[24] Barnes, Mitula, Prozniewski , etc.

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Nato a Londra nel 1968 ma italiano di adozione, si laurea a 22 anni con il massimo dei voti in Lettere Moderne presso l'UCSC di Milano con una tesi sui rapporti tra cultura cabbalistica ebraica e cinematografia espressionista tedesca premiata in Senato dal Presidente Spadolini. Successivamente si occupa di cinema presso l'Istituto di Scienze dello Spettacolo dell'UCSC, pubblicando alcuni saggi ed articoli, si dedica all'insegnamento storico, ottiene un Master in Marketing a pieni voti e si specializza in pubblicità. Dal 2003 si interessa di storia e simbologia religiosa: nel 2006 pubblica Il Graal è dentro di noi, nel 2007 Non per mano d'uomo? e nel 2009 L’anima e la svastica. Nel 2008 ottiene, negli USA, "magna cum laude", un dottorato in Studi Religiosi a cui seguono un master in Studi Biblici e un Ph.D in Storia della Chiesa, con pubblicazione universitaria della tesi dottorale dal titolo Nicea: what it was, what it was not (2009). Collabora con riviste cartacee e telematiche (Hera, InStoria, Archeomedia) e portali tematici, è curatore della rubrica "BarBar" su www.storiamedievale.org e della rubrica "Viaggiatori del Sacro” su www.edicolaweb.net. Sito internet: http://www.lawrence.altervista.org.

16 Risposte

  1. Giuliano S.
    | Rispondi

    Uno dei commentatori vedo che ha mosso dei dubbi sulla storicità persino di alcuni padri "preniceni". Mi sembra un po' arduo da sostenere. Si potrebbe discutere forse sull'effettiva attribuzione del loro pensiero o delle loro opere, ma non credo sulla loro "storicità"….Già su una figura come Paolo, mi sembra più naturale porsi dei dubbi, ma allora dovremmo fare altrettanto anche con le figure degli apostoli e dello stesso Gesù, come infatti, coerentemente, avete scritto. Io piuttosto -dato che non è certo facile risolvere la questione della storicità- credo sia già utile concentrarsi su cosa ha rappresentato il cristianesimo di Paolo, sulle sue opzioni teologiche, e sul fatto se esso abbia o meno influenzato o modificato la forma – se non anche il contenuto- della rivelazione cristiana.Vorrei ricordare che quello che più di tutti gli apostoli ha contribuito a definire dottrina e teologia, non conobbe neanche Gesù di persona e non ascoltò mai la sua predicazione. Che vi sia un vizio di fondo?

  2. Luna
    | Rispondi

    è facilissimo, quando si possiede una buona base teologica (i grandi classici, ovviamente, gli aquino, gli ambrogio… mica la posta di famiglia cristiana…), capire perché nel cristianesimo non c’è una Dea, ma neanche un dio madre, non c’è una sessualità gaudente in maria (tutta immacolata… sine macula… sennò avrebbe trasmesso l’infezione del peccato originale al feto di cristo… doveva essere purificata da ogni lordura muliebre… ché la femminilità è un elemento vile e sinistro – Berdjaev dixit) e – visto che vi piace tanto citarla – maria maddalena, che non è nessuno, evangelicamente parlando, perché ha un ruolo di servizio al grande rabbunì maschio (ovviamente a gesù piacevano tanto le donne prostrate a lavare i suoi piedi con le lacrime… non era lui che si prostrava ai piedi delle femmine… non era lui a pregare un dio madre che sei nei cieli… non era lui a chiamare 12 apostolesse vere… e non era da lui nascere anche femmina, dopo che si è fatto maschio…)
    Sarebbe interessante riportarvi per intero sia i brani di aquiniana memoria (ché l’aquino, perché a dio competono attributi maschili, veri e/o figurati… oh, lo spiega benissimo… lo spiega benissimo perché a dio competono solo attributi maschili…) sia quelli di quelle teologhe ex cristiane che spiegano chiaramente come il cristianesimo non sia affatto una religione per donne… perché ciò che è femminile (e femminilità) nel cristianesimo è una parodia grottesca di quello che è la vera femminilità; ma ahimé temo che i commenti risulterebbero lunghi, lunghissimi, perché la diffamazione cristiana della femmina, nella storia, attraversa secoli e secoli, ed è ancora presente, ché gente come de Rosa ed Enzo Bianchi ancora idolatrano il dio barbuto nell’alto dei cieli… non lo ammettono proprio un dio madre… anche se siamo nel 2015, niente da fare… solo le immagini maschili vanno bene, quando si parla di dio… dargli attributi femminili sarebbe abbassarlo… e per quanto riguarda maria, oh, maria, nel suo ruolo di ancella del signore, (ancella in quanto donna, of course… e viceversa… tanto il concetto non cambia, vero?) siamo ben lontani dalla proclamazione di un femminile sessuale, sessuato, potente… direi tutto l’opposto: del resto lei incarna la creatura femminile (uterina procreativa, ma non clitoridea… in quanto solo l’utero le serviva per restare incinta col sommo feto maschile cristico… questo grande dono che rende così degna la sua vita, così degna di essere vissuta, ovviamente, perché una donna non si può realizzare in altro… solo nello sgravare figli, meglio se maschi…) passiva, docile, servizievole… è il maschio gesù che ha attributi divini, di potenza… re dei re…
    maria maddalena? co-messia? e sia! se così vi piace pensarlo… dimostratemi che avesse un ruolo di potenza, una regina delle regine, una signora delle signore… insomma dimostratemi la sua potenza, il suo essere leader, il suo essere donna completa e divina (ipostatica) e non piuttosto una prostituta prostrata ai piedi del grande rabbunì maschio… che rivela un dio padre, e mai madre…

    No, decisamente. il cristianesimo non è una religione per donne. Ben altri culti lo sono. e chi studia teologia cristiana a fondo queste cose le sa, e poi prende le sue decisioni spirituali, nel valutare se vale la pena stare appresso a questa androcrazia fallica e spermatica che riduce la femmina a mero contenitore di un feto maschio, sotto la sua dipendenza, a lui sottomessa e cooperante con lui, ovviamente, in accordo con quanto il rabbunì maschio rivela/ordina/profetizza…
    (vedi le tante encicliche e scritti mariani, anche del ‘900, sul ruolo di maria in rapporto a cristo… non certamente Dea, non certamente con attributi sessuali di potenza, non certamente vera donna, non certamente indipendente da questo maschio cristico… anzi, maria fu creata solamente per questo, per essere l’utero che per 9 mesi si porta il feto e lo nutre, perché la funzione, l’unica ragione di essere della femmina è questa qui… il servizio e la procreazione… non fu creata certamente per comporre poesie, scrivere trattati filosofici, scientifici, dipingere o scolpire, comporre grandi sinfonie, realizzarsi nella cultura e nella sapienza…) no, fu creata solo per due cose: essere madre del feto di cristo (cristianamente parlando) essere eternamente vergine e frigida (cattolicamente parlando).

    Saluti.

    • Valter
      | Rispondi

      cara Luna, condivido pienamente lo “spirito” del tuo intervento; a quanti seriamente cercano la soluzione posta dal quesito: che senso ha la vita? il Cristianesimo (di Gesù il Cristo e non della Chiesa) ricorda che le categorie maschio femmina sono espressioni temporali: identificarsi in esse – da parte dei “maschi” … come dalle “femmine” – significa porsi da una “parte” e non nel Tutto: superare questa dicotomia è l’unico messaggio reale di Liberazione (non di “Salvezza”, che sono due stati diversi dell’essere): Mc 12:25 Quando risusciteranno dai morti, infatti, non prenderanno moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. (e per “angeli” si intende “intelligenze ipostatiche”). ma comprendo, e ammiro.
      valter

  3. Luna
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    ciao Valter. ho capito la tua posizione, e sì, certo, siamo qui solo di passaggio, in attesa di diventare cibo per vermi (tutti: ricchi-poveri, grassi-magri, belli-brutti ecc e uso volutamente parole spicce) ma credo sia un po’ deprimente come modo di intendere la vita… io, da Pagana, preferisco gustarmi la Bellezza della vita (quel poco che posso gustarmi, non vivo come Paris Hilton in un paradiso di soldi e shopping e feste) e celebrare questo, e siccome sono anche donna, preferisco celebrare anche il lato femminile dell’esistenza, la bellezza della femminilità, la gioia che si condivide con chi ti apprezza e stima. Questo non posso farlo nel cristianesimo, non c’è esaltazione di sé da questo punto di vista, men che meno un archetipo femminile di Dio. quindi siccome a me non sta bene riferirmi a questo Dio nel suo aspetto di padre (per quanto spirito… senza sesso… la metafora è sempre paterna, no? è solo padre, padre nostro che sei nei cieli) preferisco vivere in modo pagano il rapporto con la Divinità e con me stessa e gli altri.

  4. Valter
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    cito le tue parole: “ho capito la tua posizione… siamo qui solo di passaggio, in attesa di diventare cibo per vermi … ma credo sia un po’ deprimente come modo di intendere la vita…; sono rimasto sorpreso da questa frase e sono andato a rileggermi quello che avevo scritto tanta era la mia perplessità per una concezione così diametralmente opposta a quella in cui credo: e pur rileggendomi non riesco a comprendere dove puoi aver colto un simile atteggiamento, ma pazienza: per farla breve (almeno il più possibile) il “Cristianesimo” che io conosco è molto diverso da quello che tu giustamente condanni; peccato che “quello” non è il Cristianesimo di Gesù (il) Cristo; ma arrivare a questa conoscenza non è certo possibile su questi pur utili strumenti; preferirei saperti tenace oppositrice del vero cristianesimo ma in piena coscienza – perché questo ti darebbe il merito di una volontà cosciente e di quello che ne consegue (un’individuazione) – piuttosto che vittima inconsapevole (ma forse proprio per questa scusata), di una contraffazione altrui …; la tua avversione comunque è segno che sei più vicina ai contenuti che non alle forme … siamo in cammino … e i simili si attraggono (così dicono “gli antichi”). ciao

    • Luna
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      No Valter, senti, io sono una donna. Io rifiuto totalmente l’idea di aver bisogno di un salvatore maschile. Tu sei libero di considerare cristo un grande modello, se ti fa piacere imitarlo e adorarlo, ma una donna (o almeno quelle come me) sono anche stufe di vedere che in 2000 anni il concetto di dio (che esista o meno ora non entro in argomento, non è questo il punto centrale del discorso…) è virato sempre e solo al maschile. Rispondendoti, come rispondono certe teologhe ex cristiane degli anni ’70, che analizzarono la virilità di cristo, io credo che la maschietà di cristo e il suo aver rivelato un dio padre sono un ostacolo non solo alla promozione della donna ma anche alla spiritualità della donna che resta negata e soffocata da questi orpelli mascolini che vengono imposti a forza nel rapporto con dio. Io ho scelto di rapportarmi al Divino con forme femminili, Diana, Artemide, Kali, Lilith, Brigid, Cerridwen e migliaia di altre Dee, perché quei concetti, soprattutto rivisti in chiave moderna, mi (ci) danno la possibilità di sentire una Madre e una Creatrice Femminile, di magnificare me stessa (noi stesse) e il corpo femminile, di amarmi (-ci) in quanto donna e di dare dignità e valore alla mia (nostra) spiritualità. Questo non è possibile farlo stando appresso a gesù visto come dio o mediatore tra l’umanità e dio, perché è maschio, non ha assunto natura femminile, quindi è incompleto e non va bene per le donne, a meno che queste donne non rifiutino espressamente il potere e la dignità femminile e accettino il ruolo subalterno che comunque c’è, nei rapporti che tale gesù ha stretto con le donne (sempre prostrate ai suoi piedi, sempre umili, sempre piangenti, sempre discepole, sempre in ascolto del rabbunì maschio che le educa alla paternità di dio)… e non solo nella teologia cattolica, che con certi nomi dei suoi esponenti raggiunge vette di idolatria fallica che sono mostruosi… no, non ci sto a questa “virilizzazione” di tutto e del prendere solo il maschio come misura di tutte le cose. Il Neo Paganesimo mi e ci permette di avere un ruolo attivo, dinamico, di rendere sacro il nostro corpo, le sue forme, il suo ciclo mestruale, di avere archetipi femminili nelle tante Dee da seguire, imitare, amare.
      Questa cosa non me la può dare il cristianesimo, perché non c’è una Dea, ha un mediatore maschio che lascia molto a desiderare in certe cose (perché non prega anche un dio madre nostra che sei nei cieli? perché non assume anche un’incarnazione anche femminile?) e la cui virilità è una zavorra e un ostacolo per la spiritualità femminile.
      Capisco che sei uomo, e che è appagante stare appresso a una religione così androcentrica come il cristianesimo, anche se lo ritenete “spirituale”, tutti i suoi simboli e linguaggio è tutto al maschile. Parli di andare al di là dei generi, ma il tuo dio è sempre e solo padre, e il mediatore cristo è sempre e solo maschio, addirittura maschio carnale.
      Poi non credo tu sia cattolico, comunque sai bene che il femminile di maria (sia la maria dei vangeli che la maria teologica cattolica) è un femminile mutilato e postulato dai maschi, i tanti maschi misogini di questa religione che è da 2000 anni che è in mano ai maschi, che sviluppa concetti virili di dio e che ha oppresso e opprime le donne. Neanche maria è un concetto che va bene per le donne, anzi, è un concetto anti-donna e opprimente, nei concetti come eterna verginità, mancanza di sessualità attiva, concetto di “serva del signore” ecc. e io, come altre donne, non ci stiamo più a tutto questo.
      Il Neo Paganesimo mi ha potenziato psicologicamente e fisicamente, tanto che oso dirti che il mio unico rimpianto è averlo conosciuto troppo tardi, nella mia vita. Se già lo avessi conosciuto a 14, 16 anni la mia vita sarebbe già stata migliore addirittura in quel periodo. Ora sono adulta, uscita dall’adolescenza da un bel po’, e ti posso assicurare che il Neo Paganesimo, così come lo vivo io e le mie amiche, e molte altre Pagane moderne, è la medicina per tutti i mali, fisici e morali, che il cristianesimo ha portato alle donne.
      un mediatore maschile, scandalosamente solo maschile (poteva benissimo farsi anche femmina e ci avrebbe risparmiato secoli e secoli di misoginia) che prega un dio spirito scandalosamente solo paterno. no, non ci sto a questa maschilizzazione di tutto. Io sono donna, mi affermo quando prego e mi rivedo nelle Dee, non nel dio padre e nel suo messia maschio. Trovo irritante che questo supposto mediatore universale che doveva “andare bene per l’intera umanità” abbia assunto su di sé la sola virilità. Dov’è la femminilià, in questo dio? Perché non si fa pregare anche come femmina? solo il maschio e la maschietà andavano bene, come metafore per parlare di questo dio cristiano?
      No, non ci sto a questa abdicazione della mia dignità e della bellezza dell’Essere Donna. Se tale dio rifiuta la femminilità, e si rivela solo come maschio fisico in gesù e padre trascendente, io non ci sto e non gli do la mia fede e il mio cuore. A dire che ci avesse magnificato ed elevato, ma no, ha portato solo misoginia e androcentrismo. Sono (siamo) stanca di vedere che il mondo è stato costruito a misura di maschio, sopprimendo la femminilità e lo sguardo femminile alle cose. Io sono femmina, il rapporto con il Divino lo vivo a immagine di femmina, accostandoci alle nostre care Dee. Non vedo perché devo abdicare alla mia femminilità mettendomi a pregare un dio padre con barba e suo figlio maschio mediatore o dio egli stesso quando sono loro i primi ad avere elevato e privilegiato la maschietà. Se la tengano loro, se tanto era attributo da dio farsi e rivelarsi come maschio, onde per cui, questo dio se lo tengano i maschi. Per le donne ci sono altre alternative.

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