«Il deserto dei Tartari» di Valerio Zurlini

Francesco Lamendola

Francesco Lamendola, laureato in Lettere e Filosofia, insegna in un liceo di Pieve di Soligo, di cui è stato più volte vice-preside. Si è dedicato in passato alla pittura e alla fotografia, con diverse mostre personali e collettive. Ha pubblicato una decina di libri e oltre cento articoli per svariate riviste. Tiene da anni pubbliche conferenze, oltre che per varie Amministrazioni comunali, per Associazioni culturali come l'Ateneo di Treviso, l'Istituto per la Storia del Risorgimento; la Società "Dante Alighieri"; l'"Alliance Française"; L'Associazione Eco-Filosofica; la Fondazione "Luigi Stefanini". E' il presidente della Libera Associazione Musicale "W.A. Mozart" di Santa Lucia di Piave e si è occupato di studi sulla figura e l'opera di J. S. Bach.

Potrebbero interessarti anche...

2 Risposte

  1. Lotzen ha detto:

    Grazie Francesco, ancora una tua testimoninaza di estrema maturità, in un panorama moderno dove l' infantilismo, l' americanismo, e l' ignoranza fanno da padroni. Mi permetterei di aggiungere,( sapendo bene che quetsa mia aggiunta è irrilevante, ai fini di un giudizio globale su Zurlini), che il regista bolognese (cioè, Zurlini), risulta essere stato grandemente ispirato da Visconti. Nel guardare "Il deserto dei Tartari", e "La prima notte di quiete", non posso non pensare a quanto Visconti abbia influito su Zurlini, il quale arriva addirittura a proporre i vari attori tipicamente Viscontiani, quali Alain Delon, Sonia Petrovna, Helmut Griem, Giancarlo Giannini, Renato Salvatori, ecc. Zurlini è chiaramente affascinato dal fatto che, essendo Visconti un nobile, il regista milanese risulta particolarmente capace la dove si deve parlare di nobiltà, (ad esempio, "Il Gattopardo", "Ludwig", ecc.), scene di carattere militare, (ad es. "La caduta degli Dei"), e aspetti "romantici" ma sempre intrisi in una cupa atmosfera di morte, nichilismo, disperazione, ma tutto visto in senso "elegante"…., cioè ad una distanza enorme da come Pasolini vede la realtà. In sintesi, vedo Zurlini e Visconti da una parte, e dall' altra Pasolini. Sarebbe molto interessante sapere cosa tu, Francesco Lamendola, cosa tu pensi di Pasolini, dal momento che, ammirando Zurlini, sarà difficile per te amare anche un personaggio per molti versi opposto a Zurlini e Visconti, cioè, Pasolini.

  2. maurizio crucci ha detto:

    Confesso che quando vidi il film( avevo gia letto, con pazienza il libro) all'ultimo minuto tirai ,non da solo un sospiro di sollievo. Appariva finalmente il tanto atteso nemico! Nel romanzo non è questo il finale, ben più sconsolato.
    Zurlini ha veramente saputo trasfondere in quel film il senso del romanzo, l'attesa logorante , la speranza delusa, il bilancio negativo di tutta una vita e gli si perdona il tradimento finale
    Buzzati l'avrebbe approvato secondo me.
    PS E' vero che Zurlini ebbe una infelice relazione sentimentale, che lo rattristò molto ; quasi come quella che ebbe Pavese?
    PS Che bel film " Estate violenta, che splendidi attori

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *