Il delirio delle libertà, per Luigi Iannone, porta verso un nuovo totalitarismo

Francesco Lamendola

Francesco Lamendola, laureato in Lettere e Filosofia, insegna in un liceo di Pieve di Soligo, di cui è stato più volte vice-preside. Si è dedicato in passato alla pittura e alla fotografia, con diverse mostre personali e collettive. Ha pubblicato una decina di libri e oltre cento articoli per svariate riviste. Tiene da anni pubbliche conferenze, oltre che per varie Amministrazioni comunali, per Associazioni culturali come l'Ateneo di Treviso, l'Istituto per la Storia del Risorgimento; la Società "Dante Alighieri"; l'"Alliance Française"; L'Associazione Eco-Filosofica; la Fondazione "Luigi Stefanini". E' il presidente della Libera Associazione Musicale "W.A. Mozart" di Santa Lucia di Piave e si è occupato di studi sulla figura e l'opera di J. S. Bach.

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4 Risposte

  1. vate ha detto:

    Vi è un bel laghetto formatosi in un cava dimessa dove vige il divieto di balneazione, non perché l'acqua sia inquinata, ma perché è privo di bagnino. Questo fa capire che vi sono ancora dei vincoli privatistici, ma quand'anche così fosse ciò che non si riesce a capire è cosa sia rimasto al mondo di pubblico ed ancor meno cosa significhi pubblico.
    Da un po' di anni nel veneto è vietato accendere il falò la notte dell'epifania quando manca la presenza dei vigili del fuoco. Molti borghi hanno dovuto rinunciare a quello che rimaneva di una tradizione più che millenaria.
    Il divieto di fare una cosa piacevole in un luogo dove non si disturba nessuno per una demagogia di prevenzione che sente l'obbligo di tutelare quei cittadini che potrebbero annegare o provocare terribili incendi, è tristemente ridicola. Fatto sta che in tali casi si denota un attentato gratuito a quel poco che resta della libertà dei singoli, imponendo delle regole sproporzionate prima di tutto perché non tengono minimamente conto (o forse proprio perché ne tengono conto) di cosa sia la libertà.
    Immergersi nell'acqua fresca e pulita in luoghi mantenutesi abbastanza naturali, consente un rapporto con l'elemento acqua insostituibile per l'attualizzazione dell'esperienza naturalistica vissuta come continuità con l'ambiente, che sprigiona il senso della libertà in quanto essendo noi stessi elementati, conoscendo gli elementi conosciamo noi stessi.
    Ancor peggio quando ci si accorge della sistematicità nel sopprimere tutto quello che, seppur residuale, poteva indicare la tradizione, come appunto il ritrovarsi attorno al fuoco allo scadere del vecchio anno, quasi ipnotizzati dalle sue fiamme che lanciano nel cielo la volontà delle comunità a dar man forte alla fatica del sole a sopraffare le tenebre e vincere l'inverno. Una festa quindi rivolta all'identità e solidarietà tra cosmo ed individuo che lo assume in se.
    La limitazione a certe cose, per quanto possano aver perduto la loro potenza, è un sottrarre spazio al piacevole in quanto l'effetto edonistico è pur sempre pedagogico; un diniego all'esperienza della consustanzialità tra essere ed ambiente. Così negando le opportunità di conoscersi nei modi più semplici e naturali, si nega la libertà di essere, cioè la libertà per definizione.
    Ma quello che è più penoso è che non si ha più la capacità di reagire alla sottrazione della libertà, al massimo scatta una reazione verbale ad incrementare le innumerevoli denunce che rimangono li, quasi vi fosse una comune rassegnazione, un accordo masochistico a subire l'annullamento di se stessi come un fatto meno importante dell'effimera sopravvivenza del cadavere di se stessi.
    Probabilmente siamo talmente addomesticati a questo che certe volte quasi ci scandalizziamo verso chi è stato capace di un gesto assoluto, di dare tutto ciò che umanamente possedeva per non perdere nulla della sua libertà. Troppo spesso non si tiene conto che essa coincide con la stessa possibilità di essere, ed ogni volta che rinunciamo anche soltanto ad una minima parte, andiamo a togliere valore alla realtà di noi stessi.

  2. augusto ha detto:

    L'eccesso di regole ed il loro uso intransigente nasce da uno stato ladro che sovraintende un paese di disonesti.
    Si pensa di affidare alla norma un potere di mascheramento del malaffare.
    Si confonde la giustizia con un assetto normativo stupido ed aggressivo.
    Negli altri paesi si interpreta con imparzialita' in accordo alla situazione, in Italia dato che non esiste moralita' e vera autorita', si applicano le disposizioni in modo becero.

  3. Noemi ha detto:

    Ci stanno uccidendo con la motivazione di fare il nostro bene. Ci hanno spinto in una realtà illusoria, intrattenendoci con giochi da ragazzi. Doppio il fine: alimentare degli ego fittizi e voraci a vantaggio del mercato; svolgere in pace i loro affari. Il rapporto con l’autorità – e non credo solo in Italia – è quello fra adulto e bambino. Ora, dopo aver annichilito le coscienze, ci dicono che se non righeremo dritto faremo una brutta fine e, per renderla già visibile, ci hanno messo le orecchie d’asino. In verità, già da tempo siamo stati trasformati in Lucignolo, in sudditi-asini.

  4. Fulvio ha detto:

    Forse in fondo ha ragione l'agente Smith…siamo diventati un virus per questo Pianeta…chissà però quale sarà la cura..se uomini che ritornino a una dimensione più naturale oppure una veloce estinzione…

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