Il crepuscolo del parlamentarismo

Carl Schmitt
Carl Schmitt

Fatta eccezione per i cosiddetti istant books, pochi libri “invecchiano” tanto rapidamente quanto quelli di dottrina politica. Idee che sino a un decennio prima apparivano innovative, sagge ed equilibrate presto degradano nel demodé, quali relitti di una mentalità sorpassata. Gli sporadici intellettuali di sinistra che si dichiarano marxisti oggigiorno, per esempio, ci suscitano più tenerezza e persino compassione dei terzomondisti veltroniani dell’ultima ora. Insomma, il tempo è giudice severo e solo i “classici”, i teorici politici di maggiore spessore mantengono attualità. Un esempio illuminante in questo senso è quello di Carl Schmitt. Nel 1923, agli albori di quella fallimentare esperienza che fu la Repubblica di Weimar, il politologo tedesco pubblicava il saggio La condizione storico-spirituale dell’odierno parlamentarismo. Il libro è stato riproposto oggi, oltre ottant’anni dopo, in lingua italiana dall’editore Giappichelli, curato dalla professoressa Giuliana Stella.

Carl Schmitt, La condizione storico-spirituale dell'odierno parlamentarismo Schmitt esaminava in modo chirurgico la crisi dell’istituzione parlamentare: la discussione in Parlamento aveva ormai smarrito il suo fondamento spirituale. Non soltanto interessi economici di parte corrompono ogni aspetto della vita pubblica, e il “mestiere” del politico è guardato come quello di uno spregevole affarista; non solo la pubblicità delle discussioni è divenuta un vuoto simulacro, dal momento che le scelte fondamentali vengono prese in sede di commissioni o di ristretti circoli svincolati dal Parlamento; ma la stessa discussione non è più in alcun modo dialogo teso alla composizione, o alla “ricerca della verità” (come postulavano i teorici illuministi), bensì una vacua rappresentazione teatrale di posizioni contrapposte e irriducibili.

Il vuoto lasciato dalla crisi del parlamentarismo apre lo spazio a forze nuove. La democrazia, che non deve essere confusa col parlamentarismo, si radicalizza sino alle sue estreme conseguenze, ossia il cesarismo e la dittatura. Per la precisione «la dittatura non è un’antitesi della democrazia, ma, essenzialmente, superamento della divisione dei poteri, ossia superamento della costituzione, ossia superamento della distinzione di legislativo ed esecutivo». All’epoca in cui Schmitt scriveva irrompevano sulla scena nuove forme e teorie politiche. Con Bakunin, e soprattutto con Sorel, il socialismo aveva travalicato il marxismo e il razionalismo, e tratto dal mito un nuovo, enorme potere. Il fascismo, che allora era appena giunto a governare in Italia e che di lì a poco sarebbe divenuto un fenomeno europeo, negava la democrazia fondando una propria rivoluzionaria “visione del mondo”. In Irlanda, rilevava Schmitt, tra gli insorti del 1916 vi erano tanto il poeta nazionalista Padraig Pearse quanto il socialista James Connoly: due buoni amici. Insomma la crisi del parlamentarismo si estendeva in tutta Europa sino a minacciare le fondamenta stesse del sistema basato sulla discussione.

Oggi possiamo rileggere quelle pagine con mutata coscienza, ma troveremo nell’analisi di Schmitt una diversa, sorprendente attualità. Nell’intero Occidente – espressione, questa, di per sé vaga e discutibile – si è da lungo tempo rinunciato al faticoso compito di munire il parlamentarismo di un nuovo principio metafisico, cioè a porre la questione fondamentale dell’identità politica: anzi, la distanza tra istituzioni e governati raramente è stata così grande. L’opera schmittiana è un monito e un presagio: in assenza di grandi cambiamenti, pare avvertirci lo studioso tedesco, sono da attendersi grandi sconvolgimenti. Tutte le soluzioni, allora, saranno possibili.

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Carl Schmitt, La condizione storico-spirituale dell’odierno parlamentarismo, Giappichelli, Torino 2004, pp. 120, € 10,00.

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Alberto Lombardo è stato tra i fondatori del Centro Studi La Runa e ha curato negli anni passati la pubblicazione di Algiza e dei libri pubblicati dall'associazione. Attualmente aggiorna il blog Huginn e Muninn, sul quale è pubblicata una sua più ampia scheda di presentazione.

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