Il crepuscolo dei filosofi nello sputtanamento del «copia e incolla»

Francesco Lamendola

Francesco Lamendola, laureato in Lettere e Filosofia, insegna in un liceo di Pieve di Soligo, di cui è stato più volte vice-preside. Si è dedicato in passato alla pittura e alla fotografia, con diverse mostre personali e collettive. Ha pubblicato una decina di libri e oltre cento articoli per svariate riviste. Tiene da anni pubbliche conferenze, oltre che per varie Amministrazioni comunali, per Associazioni culturali come l’Ateneo di Treviso, l’Istituto per la Storia del Risorgimento; la Società “Dante Alighieri”; l'”Alliance Française”; L’Associazione Eco-Filosofica; la Fondazione “Luigi Stefanini”. E’ il presidente della Libera Associazione Musicale “W.A. Mozart” di Santa Lucia di Piave e si è occupato di studi sulla figura e l’opera di J. S. Bach.

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Una risposta

  1. “I mediocri imitano, i geni copiano. Imitare vuol dire rifarsi al modello e infatti gli imitatori sono tutti mediocri. Copiare vuol dire appropriarsi del modello. Rimasticarlo.”

    “Il vero intellettuale parla per esperienza propria, non per imitazione degli altri; le sue parole sono cariche di vita: insisti su te stesso, non imitare mai.”

    Il primo è il 'camerata' Giorgio Albertazzi, il secondo il ‘trascendentalista‘ Ralph Waldo Emerson – che così 'chiosa': "Il male: la cieca ubbidienza, la volontà di imitazione, di omologazione.” D'altronde, si sa: il Male ('diabolos': il divisore, l'ostacolatore) è "cupio imitandi": vuole sempre imitare, duplicare, dissolvere…

    Copiare, mai imitare! Ma se si vuole: citare (e io in questo mi supero… D'altronde: "sono vasto, contengo moltitudini…")

    Nicola Perchiazzi

    Dal caos la stella danzante

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