Il cellulare sessista

orwellDue importanti firme del giornalismo italiano – Mario Gerevini e Massimo Sideri – si sono messi in coppia per denunciare una intollerabile provocazione sul massimo organo italiano del “politicamente corretto”, il Corriere della Sera. Qui il 31 ottobre 2016 in sessanta-righe-sessanta hanno denunciato un fatto inaudito: il cellulare che possiedono le signore risponde, pensate un po’, al maschile “sono occupato”, invece di “sono occupata”. Per i due illustri colleghi è un fatto su cui non si poteva assolutamente tacere e che andava pubblicamente denunciato per le opportune sanzioni, fossero solo morali.

Da ciò un profluvio di considerazioni sociologico-moralistiche, appunto, e una serie di ipotesi alquanto surreali che forse non tengono conto di una banalità che non è passata per la mente ai due indignatissimi autori presi dalla loro foga: la registrazione della voce è univoca dato che non vi sono cellulari rosa e azzurri da vendere separatamente a maschietti e femminucce. A meno che il proprietario/a non si registri personalmente i messaggi di servizio. Però, state sicuri che si arriverà anche a questo e nei negozi vi saranno vetrinette per i telefonini “da uomo” e per quelli “da donna”, in modo da accontentare i fanatici del gender.

È uno degli ultimi casi, forse il più paradossale ma che sarà presto superato, di dove sia giunto certo conformismo genderista. Ma non c’è da meravigliarsi, il quotidiano di Via Solferino da organo della borghesia italiana è diventato organo della “correttezza” su tutti i piani, superando in questo anche La Repubblica: non solo politico, storico e filosofico, ma anche umanitario, morale, religioso, sessuale, linguistico e alimentare (vegetariani e vegani sono gli eroi dei nostri giorni).

la-cultura-del-piagnisteoIl Corriere è in mano ad una lobby di giornaliste (femministe storiche e giovani adepte) che fanno sulle sue pagine il bello e brutto tempo. Non c’è argomento “femminile” che non sia sparato su sette colonne, non c’è una qualsiasi “impresa” di donna che non vada in prima pagina per ovvia che essa sia, non c’è che un linguaggio adatto alla nuova temperie e imperversano sindaca e assessora con risultati spesso grotteschi. Aspettiamo medica, rettora, presidenta, insegnanta, giudicia. Ma anche leona, cana, tigra, elefanta. Il problema irrisolvibile sono infatti i nomi che terminano in e, ma il collettivo femminista interno e comitato di redazione sapranno brillantemente risolverlo.

Il fatto che i due esimi giornalisti arrivino addirittura a denunciare il “baco maschilista” nel sistema Android è significativo dell’aria che tira negli ambienti che, con la loro professione, condizionano l’opinione pubblica e vogliono indirizzarla coattivamente verso il gender correct (lo chiamano così) che presto diventerà Lgbt correct. Anche loro, denunciando questo terribile episodio, portano un personale contributo al conformismo generale, usando toni accusatori che nulla hanno a che vedere con la recente conquista dei “diritti” linguistici imposti dall’alto a suon di ricatti moralistici. E infatti i due illustri autori parlando financo di “giallo delle responsabilità”, interpellano persino Google e concludono che nessuno vuole restare col “cerino in mano” per una colpa che solo loro considerano tale, cioè aver registrato una voce al maschile in un cellulare che viene comprato e poi usato sia da uomini che da  donne… Insomma, una sciocchezza in sé che fa indignare i paladini maschi del politicamente corretto femminile creando un caso nazionale ed enfatizzando oltre ogni buon senso una faccenda minima in modo da non passare più sotto silenzio in seguito, dal loro punto di vista, altre occasioni similari e denunciare al mondo l’infame complotto maschilista che non vuole riconoscere la dignità delle donne e dei Lbgt ignorandone l’identità. Di questo passo ogni denuncia è possibile e guai a chi non si conforma… Gerevini & Sideri li aspettano al varco, anche se bisogna che si chiedano che annuncio telefonico si debba registrare per i cellulari che vengono acquistati dalle lesbiche, dagli omosessuali e soprattutto dai transessuali.

Hanno peraltro già fatto scuola. Il Codacons, che una ne fa e cento ne pensa per arrivare all’onore delle cronache, ha chiesto provvedimenti alla Federazione calcio contro l’allenatore del Torino che ha apostrofato i suoi giocatori con un “non si può essere maschi in casa e femmine in trasferta” (Il Giornale, 3 novembre). Una insopportabile offesa alla dignità femminile…

E siamo solo inizio, cari miei.

Segui Gianfranco de Turris:

Giornalista, vicedirettore della cultura per il giornale radio RAI, saggista ed esperto di letteratura fantastica, curatore di libri, collane editoriali, riviste, case editrici. E' stato per molti anni presidente, e successivamente segretario, della Fondazione Julius Evola.

2 Risposte

  1. SEPP
    | Rispondi

    Oppure questa e’ la fine.
    Io sto alla finestra.

  2. Viride
    | Rispondi

    Su alcuni siti ho visto gente usare l’asterisco invece della desinenza maschile o femminile. Per esempio: car* italian*, ma quanto siete sessist*? Capito? Così si evita di discriminare le femminucce. Con l’aria che tira non mi sorprenderei se questa cosa fosse presto adottata anche da alcun* giornalist* della carta stampata, magari sotto suggerimento della Boldrini.

Lascia una risposta