I vari tipi di dualismo esistenti nella dimensione religiosa

In questo articolo prenderemo in considerazione i vari tipi di dualismo esistenti nella dimensione religiosa: ontologico, cosmologico, etico, escatologico, antropologico, quello tra un passato felice ed un presente infelice (gli storici delle religioni definiscono questo tipo di dualismo con l’espressione “nostalgia delle origini”) ed infine il dualismo cosmogonico basato sulla contrapposizione tra creazione ed emanazione.

Cominceremo col prendere in considerazione il dualismo ontologico: tale dualismo è riscontrabile in una religione se i credenti sostengono l’esistenza di una divinità buona e di un principio divino malvagio, dotati dello stesso potere creatore ed entrambi coeterni. Un tipico esempio di religione nella quale è riscontrabile in maniera molto evidente il dualismo ontologico è lo zoroastrismo.

Vogliamo evidenziare che non è sufficiente che esista un dio buono ed un’entità soprannaturale e metafisica cattiva dalla cui azione deriva la presenza del male nel mondo per parlare di dualismo ontologico. Per esempio nella religione cristiana, sebbene esista un conflitto tra il Dio biblico che rappresenta il bene e il Diavolo, che è il principio metafisico dal quale derivano il male e la corruzione del mondo, non è riscontrabile un dualismo ontologico, per almeno tre motivi. In primo luogo, il Diavolo non è coeterno a Dio ma è stato creato dallo stesso Dio (prima di ribellarsi a Dio Satana e gli altri demoni erano angeli e in quanto tali facevano parte della gerarchia della creazione a un livello superiore rispetto agli esseri umani); in secondo luogo il Diavolo, proprio perché creatura di Dio, non possiede gli stessi poteri del suo creatore, non è di natura divina e – conseguentemente – occupa un gradino inferiore rispetto a Dio nella scala gerarchica dell’universo (nel dualismo ontologico, invece, sia il Principio del Male sia quello del Bene sono di natura divina ed inoltre nessuno dei due è subordinato all’altro: per questo motivo si trovano sullo stesso livello nella scala gerarchica universale e pertanto nessuno dei due riuscirà mai ad eliminare l’altro); in terzo luogo nella religione cristiana il Diavolo non può essere considerato un principio creatore, poiché sia l’uomo sia l’universo sono stati creati da Dio (nel dualismo ontologico sia il Dio del Bene sia quello del Male sono co-creatori dell’uomo e dell’intero universo. Per esempio secondo lo zoroastrismo l’uomo possieda due anime, una che gli permette di fare il bene – creata dal Principio divino del Bene – ed una cattiva che lo spinge a compiere azioni malvagie, creata dal Principio divino del Male). Infine nelle religioni caratterizzata dal dualismo ontologico la lotta tra il Dio del Bene e quello del Male durerà per l’eternità, mentre nella religione cristiana la lotta tra Dio e il Diavolo durerà solo fino alla Parusia, ovvero fino alla seconda venuta di Gesù alla fine dei tempi che segnerà la sconfitta definitiva del Diavolo e di tutti i demoni.

Il dualismo cosmologico è caratteristico della credenza religiosa secondo la quale l’universo è costituito da due elementi, ovvero materia e spirito. Secondo tale dualismo nell’universo (ivi compreso il nostro pianeta) sono riscontrabili la materia, che per sua natura è soggetta a corruzione e degradazione, e una dimensione spirituale che al contrario non è soggetta né a corruzione né alla degradazione dovuta al trascorrere del tempo. Per le religioni in cui è riscontrabile il dualismo cosmologico (cristianesimo, religione ebraica ed altre) nell’universo esistono cioè una dimensione fisica e una dimensione metafisica.

Il dualismo etico, riscontrabile in moltissime religioni, si basa sul principio che gli esseri umani abbiano la possibilità di compiere sia azioni buone sia malvagie (questo dualismo è riscontrabile nel cristianesimo, nell’ebraismo, nella religione islamica, nell’induismo, nello zoroastrismo e nella religione olimpica greca nonché nella religione romana).

Nell’ambito del dualismo etico è possibile individuare una distinzione di fondamentale importanza tra le religioni che credono che gli esseri umani siano completamente liberi di scegliere e quelle che credono che le azioni buone e quelle malvagie dipendano solo in parte dal libero arbitrio. Per esempio nell’ambito della religione cristiana esiste una contrapposizione tra cattolicesimo e i luteranesimo: mentre i cattolici, pur riconoscendo che il Peccato Originale abbia determinato negli esseri umani l’inclinazione a commettere il male, sono convinti dell’esistenza del libero arbitrio, che con l’aiuto della Grazia Divina dà la possibilità agli uomini di scegliere di compiere azioni buone, i luterani negano in maniera assoluta l’esistenza del libero arbitrio anche dopo la venuta di Gesù cosicché ritengono che gli esseri umani possano compiere solamente azioni malvagie. In una sua opera di fondamentale importanza intitolata De servo arbitrio Lutero parla esplicitamente di “servo arbitrio” in contrapposizione al concetto cattolico di libero arbitrio e sostiene che gli uomini si salvano o si dannano non per il fatto che compiano azioni buone o malvagie ma solamente per la forza della loro fede (Lutero scrive “pecca fortiter sed crede fortius”. Con questa frase intende affermare che a causa delle conseguenze del peccato originale commesso da Adamo ed Eva l’uomo può compiere solo il male e di conseguenza Dio decide di salvare o di condannare gli esseri umani alla dannazione eterna tenendo conto esclusivamente della forza e dell’intensità della loro fede nella parola divina).

In due nostri libri intitolati Bibbia e Corano principali somiglianze e La crisi della religione cattolica abbiamo insistito sul fatto che il problema di conciliare libero arbitrio e Grazia Divina nella soteriologia cattolica non si presenta di facile soluzione, tanto che sin dagli inizi della storia del cristianesimo è stato oggetto di vivaci e violente discussioni tra i teologi. A nostro avviso la soluzione più semplice ed anche più logica per risolvere il problema di conciliare libero arbitrio e necessità della Grazia Divina è quella proposta dai semipelagiani, i quali sostenevano che l’uomo col suo libero arbitrio chiede per liberamente l’aiuto della Grazia Divina per compiere il bene, che Dio concede non a tutti ma solo a coloro che gliela chiedono. Purtroppo tale soluzione, a nostro avviso molto ragionevole, proposta dai semipelagiani è stata considerata eretica dalla Chiesa Cattolica soprattutto a causa della durissima opposizione di Agostino alla soteriologia dei semipelagiani. Come abbiamo sostenuto nell’opuscolo intitolato Le eresie ed il neopaganesimo dei cattolici contemporanei il rifiuto della soluzione proposta dai semipelagiani, dovuto in gran parte all’influenza di Agostino, è stato un grave errore, poiché ha lasciato insoluto il problema di conciliare Grazia e libero arbitrio. Tra l’altro l’intransigente opposizione di Agostino alle affermazioni dei semipelagiani era in gran parte dovuta alle vicende personali dello stesso Agostino, che lo avevano portato (a nostro avviso) a sottovalutare involontariamente l’importanza del libero arbitrio.

Anche il dualismo escatologico è riscontrabile in molte religioni (cristianesimo, ebraismo, islam, induismo, religioni misteriche del mondo classico, religione dell’antico Egitto e buddismo). Esso si basa sulla credenza che coloro che si sono comportati bene durante la loro vita saranno in qualche modo premiati dopo la morte, mentre coloro che hanno compiuto azioni malvagie subiranno delle punizioni dopo la morte.

La varietà di premi e punizioni che aspettano gli individui dopo la morte dipende dal fatto che nell’ambito del dualismo escatologico esiste una forte differenza tra religioni che affermano che sia i buoni sia i malvagi risorgeranno dopo la morte e quelle che credono che dopo la fine di questa vita sia i buoni sia i cattivi si reincarneranno. Le religioni che credono nella risurrezione (ad esempio la religione cristiana e quella islamica) sostengono che i buoni andranno per l’eternità in un luogo ove condurranno un’esistenza felice, senza più reincarnarsi sulla Terra, mentre i malvagi subiranno una punizione che durerà per l’eternità, poiché saranno costretti a vivere la loro esistenza ultraterrena in un luogo ove troveranno solamente dolori e sofferenze (la religione cattolica crede anche nell’esistenza del Purgatorio, ma in ogni caso anche le anime che finiscono in Purgatorio dopo un determinato periodo di tempo andranno in Paradiso, ove riceveranno il premio eterno che consiste nel raggiungimento della felicità eterna).

Molto diversa è l’escatologia delle religioni che credono non nella resurrezione ma nella reincarnazione. Per tali religioni (ad esempio buddismo e induismo) le anime che hanno compiuto azioni buone in vita avranno la possibilità di reincarnarsi in corpi che permetteranno loro di condurre un’esistenza più felice di quella precedente, mentre le anime che hanno compiuto azioni malvagie si reincarneranno in corpi nei quali saranno costrette a condurre un’esistenza più infelice e più frustrante. Per esempio se un uomo ricco e potente avrà compiuto azioni malvagie sarà costretto a reincarnarsi nel corpo di un uomo privo di potere ed appartenente ad una famiglia povera.

Nella società contemporanea è in continuo aumento il numero delle persone che credono nella reincarnazione e non nella risurrezione. In due libri intitolati I miti della società contemporanea ed Una lettura sociologica della realtà contemporanea abbiamo cercato di spiegarne i motivi. A nostro avviso i principali sono due: in primo luogo molti sono convinti che una sola vita non sia sufficiente per conquistarsi la salvezza o la dannazione eterna, e ritengono quindi più logico credere che a tutte le anime venga data la possibilità di incarnarsi molte volte; in secondo luogo, molti sono convinti che esistano prove quasi scientifiche della reincarnazione, poiché alcuni individui sottoposti ad ipnosi hanno raccontato di essersi reincarnati molte volte sul nostro pianeta in varie epoche storiche.

Il  dualismo antropologico si basa sulla convinzione che gli esseri umani siano costituiti di due parti, ovvero il corpo e l’anima. Questo dualismo è presente in tutte le religioni, sia in quelle che credono nella reincarnazione sia in quelle che credono nella risurrezione.

Un altro tipo di dualismo riscontrabile in molte religioni è quello che si basa sulla convinzione che il genere umano si trovi a vivere in una condizione esistenziale collettiva peggiore di quella esistente alle origini della storia dell’umanità. Un primo esempio significativi di tale dualismo si trova nella religione cristiana, in quella ebraica e in quella islamica, ove si afferma che i nostri progenitori Adamo ed Eva prima del peccato originale vivevano nel Paradiso Terrestre, dove conducevano una vita felice e non erano soggetti alla morte. Come secondo esempio di tale dualismo citeremo uno dei miti più importanti e famosi della religione greca olimpica, quello del vaso di Pandora. Secondo tale mito l’umanità agli inizi della propria storia conduceva un’esistenza felice. Tuttavia Pandora ebbe l’idea di aprire il vaso nel quale Giove aveva rinchiuso tutti i mali che potevano colpire il genere umano, cosicché una volta che Pandora aprì tale vaso i mali entrarono nel mondo e resero infelice la vita del genere umano.

Prenderemo ora in considerazione l’ultimo tipo di dualismo presente nella dimensione religiosa, ovvero il dualismo cosmogonico basato sulla contrapposizione tra creazione ed emanazione, che sono le due modalità utilizzate dalla divinità per dare origine all’universo e alla razza umana.

Le religioni che credono che il meccanismo utilizzato dalla divinità per dare origine all’universo e al genere umano sia la creazione presuppongono che esista una notevole distanza tra Dio e l’universo, nel senso che Dio è l’unica entità dotata di essenza divina, mentre tutto ciò che esiste nell’universo (ivi compreso l’uomo) non è di natura divina. Al contrario, le religioni che credono che la divinità abbia utilizzato il meccanismo dell’emanazione sostengono che l’intero universo e il genere umano condividano in maniera più o meno marcata la natura divina, non esistendo una netta differenza tra divinità e universo. Per far meglio comprendere il concetto utilizzeremo questa metafora: secondo i sostenitori dell’emanazione Dio è come una sorgente luminosa la cui luce si irradia in tutto l’universo e in tutte le creature che abitano nell’universo. Le creature che si trovano più vicine alla sorgente luminosa, che altro non è che Dio, possiedono un livello di divinità maggiore di quelle che si trovano più lontane dalla sorgente luminosa. La luce divina illumina meglio e con maggiore potenza le parti dell’universo e gli esseri che si trovano più vicini ad essa.

Tutte le religioni che credono all’emanazione hanno una concezione panteistica e monistica dell’universo, mentre le religioni che credono che alla creazione considerano Dio totalmente diverso dal creato dal momento che solamente Dio è di natura divina.

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Riferimenti bibliografici

G. Pellegrino, Bibbia e Corano principali somiglianze, Edisud, Salerno, 2002.

G. Pellegrino, La crisi della religione cattolica, New Grafic Service, Salerno, 2005.

G. Pellegrino, Le eresie e il neopaganesimo dei cattolici contemporanei, New Gerafic Service, Salerno, 1999.

G. Pellegrino, I miti della società contemporanea, New Grafic Service, Salerno, 2004.

G. Pellegrino, Una lettura sociologica della realtà contemporanea, New Grafic Service, Salerno, 2003.

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