I moderati: male del secolo. In libreria un celebre pamphlet di Bonnard

I partiti legati all’establishment, sia di centro-destra che di centro-sinistra, sono in gara tra loro nel contendersi la qualifica di forza politica rappresentativa dei moderati. La moderazione sembra essersi trasformata nella panacea dei mali che ci affliggono. Rispetto a questo tema era di diverso avviso un raffinato scrittore francese, Abel Bonnard. Questi, nel 1936, già Accademico di Francia, dette alle stampe un fortunato libro in argomento, tradotto in Italia da Volpe alla vigilia della contestazione sessantottina. Il testo è stato di recente riproposto dalla casa editrice milanese OAKS, con il titolo I Moderati (per ordini: info@oakseditrice.it, euro 14,00). L’autore, monarchico convinto, detestava cordialmente la III Repubblica. Durante i moti del febbraio del 1934, occasionati dall’affare Stavisky, che videro coalizzate contro il parlamentarismo destra e sinistra estreme, si augurò che il “regime” repubblicano avesse finalmente termine. Si illudeva. Poco dopo l’uscita del libro, il governo del “Fronte popolare” di Blum pose termine alle sue residue speranze.

Bonnard ascrisse le ragioni di questa ennesima sconfitta, a problemi interni al mondo conservatore, genericamente di destra, che viveva di rimpianti, essendo fondamentalmente incapace di agire politicamente nel presente e, tantomeno, di progettare il futuro. L’aggettivo sostantivato moderato non ha solo immediato riferimento politico, ma rinvia ad uno specifico tipo umano, mirabilmente descritto da Bonnard. Moderato è chi si adatta al disastro dell’oggi “ultimo avanzo di una società che i suoi avversari non hanno mai cessato di odiare e quindi non sogna che venire a patti con quello stesso avversario” (p. 8). I moderati sono essenzialmente “le femmine della politica: desiderano subire una piacevole violenza” (p. 8). Alle spalle del moderatismo vi è soltanto una civiltà che muore: la sua valenza non può pertanto essere che quella di un fuoco fatuo, incapace di produrre calore e, perciò, destinato a spegnersi. Se ne accorsero gli scrittori ribelli francesi come Drieu e Brasillach, per i quali, il ritorno della monarchia poteva essere propiziato dall’improvvisa comparsa sulla scena di Francia di un nuovo Ugo Capeto. Ma ciò rappresentava un’evidente impossibilità. Non rimaneva, per agire politicamente, che il “socialismo fascista”, dal quale fu irretito, durante la Repubblica di Vichy, lo stesso Bonnard. Alla fine della guerra, per tale adesione, fu costretto a dieci anni di esilio, si spense a Madrid nel 1968. Nel libro l’autore discute la situazione storica francese, ma la tipologia umana tratteggiata è universale. Le sue pagine sono di scottante attualità.

La partita politica dei nostri giorni, infatti, non passa più dalla contrapposizione dicotomica destra-sinistra, ma si fonda sullo scontro tra stabilizzatori dell’ordine globalizzato e “populisti” identitari. Ha colto nel segno Stenio Solinas, nell’informata e stimolante prefazione, a ricordare che in Italia non è mai esistita, a differenza che in Francia, la possibilità della nascita di un partito politico autenticamente conservatore. Oggi, anche da noi, i moderati hanno quale obiettivo prioritario la modernizzazione culturale-istituzionale, da realizzarsi nel quadro dei principi di fondo della post-modernità liquida. Renzismo e berlusconismo sono due espressioni del moderatismo nazionale che rischiano di trovare sintesi nel “Partito della Nazione”. Il moderatismo italiota è senza idee, senza stile, è “incitamento all’arricchimento in nome dell’arricchimento” (p. 15). Il moderatismo è un male atavico da cui, soprattutto la “destra”, deve liberarsi. Le pagine di Bonnard sono indispensabili per riflettere su tale obiettivo.

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Giovanni Sessa è nato a Milano nel 1957 e insegna filosofia e storia nei licei. Suoi scritti sono comparsi su riviste e quotidiani, nonché in volumi collettanei ed Atti di Convegni di studio. Ha pubblicato le monografie Oltre la persuasione. Saggio su Carlo Michelstaedter (Roma 2008) e La meraviglia del nulla. Vita e filosofia di Andrea Emo (Milano 2014). E' segretario della Scuola Romana di Filosofia Politica, collaboratore della Fondazione Evola e portavoce del movimento di pensiero "Per una nuova oggettività".

  1. Fabio
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    Interessante l’articolo di Sessa e, a maggior ragione, lo deve essere anche il libro di Bonnard. Se posso permettermi una riflessione vorrei dire che ad oggi il moderatismo, vero o presunto, di destra e sinistra non riesce ad oltrepassare il concetto di “riformismo”. Quest’ultimo, a mio parere, si configura come carta di riconoscimento dell’ideologia modernista: il cambiamento per il cambiamento, la riforma, qualunque essa sia, come prova del nove che si è moderni e progressisti. Il cambiamento, attraverso le riforme che, in quanto tale, deve significare necessariamente un avvenuto progresso. A mio parere, questa modalità concettuale altro non è che la trasmigrazione delle teorie evoluzionista di matrice darwiniana nell’ambito della politica e della storia dell’uomo. Il moderato, così inteso, diventa il sacerdote del politicamente corretto, il custode di un pensiero debole che non costituisce l’antitesi del pensiero forte ma solo una triste mancanza di pensiero. Dunque, sono d’accordo con la constatazione che il vero assente dallo scenario politico europeo e, forse, mondiale è proprio il conservatore, intendendo colui che non si oppone al cambiamento di determinati assetti sociali ma si oppone al travisamento o alla “rottamazione” dei principi classici che li hanno sorretti. Per concludere: l’idolatria del mercato, della finanza e della globalizzazione tradiscono un conclamato fastidio verso una visione “moderata” della realtà sociale in quanto ci si affida totalmente a quelli che sono meri meccanismi matematici e di domanda e offerta. I moderati come lupi inconsapevolmente travestiti da agnelli e l’inconsapevolezza è, appunto, quella sostanziale mancanza di pensiero di cui dicevo.
    Saluti

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